giovedì 18 aprile 2019

Indiepop Jukebox - Aprile 2019

JEANINES - JEANINES (SLUMBERLAND RECORDS)

▶️ È passato un anno da quando mi sono innamorato dei primi demo dei Jeanines e finalmente sta per arrivare un intero album! Il duo di New York, formato da Alice Jeanine insieme a Jedediah Smith dei super My Teenage Stride (nonché, più di recente, Mick Trouble), non poteva che debuttare su altra label che la Slumberland. Chitarre che arrivano da qualche scantinato della C86-era, ritmo indiavolato, melodie di una dolcezza Talulah Gosh e pure una cover dei Siddeleys in scaletta! Il singolo che anticipa le sedici canzoni dell'album (intitolato semplicemente come loro) è questa strepitosa Either Way ("Even though I don't know where I stand / I thought that you could take my hand"). Come ha scritto BrooklynVegan, "It’s a banger for folks who call Dolly Mixture songs bangers", e potete scommetere che questo blog è uno di quelli:




Nah - Apple Blossoms

▶️ Ormai presenza fissa di questa piccola rubrica, il duo diviso tra Münster e Amsterdam dei NAH è tornato giusto in tempo per l'inizio della primavera con un nuovo singolo intitolato, in maniera molto appropriata, Apple Blossoms. Tra l'altro, come b-side troviamo una canzone intitolata proprio Primavera, più bossanoveggiante e lieve, a completare il quadro. Estella Rosa e Sebastian Voss tornano su atmosfere ancora una volta molto luminose e molto Elefant Records, e anche se "We’ve noticed we’re no longer / on the blooming side of life", alla fine, sulla brezza di una fisarmonica "your smile transformed the coldness into warmth".




The Death of Pop - Six

▶️ Il quintetto londinese The Death Of Pop è in giro dal 2013 e ha già all'attivo diversi EP e cassette per Discos De Kirlian e Art is Hard Records. Per celebrare questo sesto anno di attività, ha fatto uscire per l'etichetta francese Hidden Bay Records una compilation su cassetta intitolata, per l'appunto, Six, che raccoglie vecchi brani suonati con nuovi arrangiamenti. Definiscono il loro suono "janglegaze", mescolando influenze diverse e ricordandomi, in alcuni momenti, alcune belle invenzioni pop dei nostri vecchi Love The Unicorn.




LIPS - LIPS EP

▶️ Provengono da Falmouth, cittadina sulla costa della Cornovaglia, e hanno appena debuttato su una piccola ma storica etichetta indiepop come la Sunday Records di Chicago: si chiamano Lips e la maniera con cui costruiscono le loro canzoni un po' sognanti e un po' fuzzy intorno alla voce celestiale di Rachel Anstis mi ricorda a volte gli Alvvays, come per esempio nella traccia d'apertura Apartment. Il loro primo EP vola via in un attimo, come un ricordo d'estate, tra reminiscenze di Sundays ed echi shoegaze. Un inizio molto, molto promettente:




Bee Bee Sea -  Be Bop Palooza

▶️ Non si possono certo definire indiepop, ma dal vivo sono sempre talmente divertenti e questo nuovo singolo è così clamoroso, che mi sembrerebbe davvero un peccato escludere da questa playlist i Bee Bee Sea e la loro nuova e contagiosa Be Bop Palooza. Questa volta il trio di Castel Goffredo ha deciso di staccarsi dal più schietto garage rock e puntare verso un glam da festa, con tanto di falsetti e stop-&-go irresistibili. Obiettivo centrato ancora una volta!




TORREY - SISTER

▶️ Non ho trovato molte informazioni in giro su di loro, so soltanto che si chiamano Torrey, sono un quartetto e vengono da San Francisco. Niente facebook, appena un account instagram con un'unica foto e una pagina bandcamp con questo loro primo EP di sei tracce, intitolato Sister. Mostrano un'indole che qualche anno fa avrebbe immediatamente fatto scrivere nelle recensioni "surf rock", e in genere mi riportano alla mente un'epoca in cui relazionarsi all'indie era più semplice e diretto (ma te la ricordi Best Coast). Se amate il lato più pop di Courtney Barnett o Angel Olsen (ma perché citare solo nomi femminili? Aggiungiamo anche, per esempio, il sottovalutato Fred Thomas), penso apprezzerete questa prima prova dei Torrey, in attesa di saperne di più.





▶️ Grazie a Benty per avermi fatto conoscere questi Knifeplay, band di Philadelphia che suona un curioso misto di shoegaze e indie rock dalle venature folk, in cui le atmosfere a volte si fanno sognanti, a volte più dark e torbide. Nati nel 2012 per iniziativa del frontman e autore, Tj Strohmer, arrivano dopo diversi EP e cassette a questo Pearlty, il loro primo album vero e proprio. Le dieci tracce alternano momenti in cui il rumore libero dei feedback prende il sopravvento, ad altri in cui si dilatano introspezioni notturne, quasi slow-core. L'insieme mi affascina e ottiene un curioso effetto "Anni Novanta" che su di me funziona sempre:




SUPER PARADISE - 6:30

▶️ Un'altra band italiana andata a cercare migliore fortuna all'estero: riappaiono i Super Paradise, formati a Milano da Francesco Roma e Nicolò Spreafico e poi emigrati da qualche anno a Londra, dove la formazione si è allargata fino a diventare oggi un quintetto. Tre anni fa i Super Paradise avevano pubblicato addirittura con la Jigsaw Records un interessante album piuttosto divertente e sfrontato, andando a recuperare suoni belli arroganti tipo Bloc Party, Hot Hot Heat e Franz Ferdinand, e infilando senza alcun timore anche una cover di All My Friends degli LCD Soundsystem. Ora riemergono, con la formazione leggermente rimaneggiata, presentano questo nuovo singolo 6:30 (prodotto da Euan Hinshelwood, già al lavoro con Young Husband e Wesley Gonzales) e il suono sembra avere preso una piega ancora più roboante. Il comunicato stampa li presenta come "dream-garage" ma io direi che hanno preso una direzione più Japandroids / No Age: musica che punta a dissolversi in pura magniloquenza rumorosa.
«The main inspiration came from "6:30” as a Caribbean dance move. But I like that it could also mean 6:30am, dawn. End of the night, end of the dance. It’s always a bit of a weird time. You could still be out after an insane night, yet you’ll walk past people who are doing the complete opposite on their way to work. There’s a bit of uncertainty about it».


venerdì 12 aprile 2019

"Noi che a Milano ci andiamo per la moda e la radio" (aprile 2019)

ASTRAGAL - Musica Per AperiTweevi VS Radio Raheem (2019/04/10)



"Musica Per AperiTweevi" VS Radio Raheem (2019/04/10)

1. Astragal - Bloomer
2. High Sunn - Polaroids
3. The Bodines - William Shatner
4. Kiwi Jr. - Swimming Pool
5. Yo La Tengo - Somebody's Baby (Jackson Browne cover)
6. Rat Fancy - Making Trouble
7. Unlikely Friends - Ontario (The Posies cover)
8. The Monochrome Set - The Monochrome Set
9. Neverever - Wedding Day
10. Television Personalities - Honey For The Bears
11. Heathers - Wedding Song
12. Terry Malts - Off My Back
13. Comet Gain - Labour
14. Mccarthy - Something Wrong Somewhere
15. Cats On Fire - Draw In The Reins
16. Cuffs - You Can Come True
17. Orange Juice - You Old Eccentric
18. Gary Olson - The Old Twin

: )

mercoledì 10 aprile 2019

Addio al Matta

Mattatio Club - Carpi (MO) - opening party flyer

Da qualche parte in rete esistono un paio di tremende foto di me in condizioni impresentabili mentre metto i dischi e brindo alla festa di inaugurazione del Mattatoio Culture Club di Carpi, in provincia di Modena. Me ne vergogno ancora abbastanza, ma ci sono affezionato lo stesso, perché fu una festa memorabile, perché era un momento complicato e quella festa segnava la nascita di un posto nuovo, diverso e speciale. Piccolo, ma dallo sguardo lungo. Era l'inizio dell'estate del 2007. Da allora, in quella sala stretta dalle pareti di legno ho visto alcuni dei miei concerti preferiti di sempre: così a memoria potrei citare Car Seat Headrest (il mio primo stage diving! e quando mai capiterà di rivederlo così da vicino!), Fanfarlo e A Classic Education insieme sul minuscolo palco e noi con loro, Pains Of Being Pure At Heart, Motorama, Cats On Fire, svariate reunion dei Lomas... Ognuno potrebbe aggiungere i suoi.
Ieri Marco ha annunciato sulla pagina facebook del locale che quella storia è arrivata a una fine. Le consuete motivazioni burocratiche contro cui sembra impossibile lottare, la miopia di chi non capisce che "il Matta" è sempre stato qualcosa di più di "un posto per concerti" in mezzo alla pianura emiliana.
Sono sicuro che ritroveremo presto lo spirito del Matta da qualche altra parte e che avremo anche nuove foto di cui vergognarci, del resto la Bassa rinasce sempre. Ma almeno per oggi lasciatemi dire che quel posto un po' mi mancherà. Grazie per tutta la musica che avete suonato, per avere lasciato che ne suonassi un poco persino io, per tutte le persone fantastiche che si incontravano lì, per tutti gli infiniti giri a banco di questi anni.

[foto di Andrea]

(mp3) Ex-Otago - Amato The Greengrocer
(mp3) The Calorifer Is Very Hot! - Evolution on Stand-by

martedì 9 aprile 2019

I like you in blue

The Hannah Barberas Get Physical

Dopo svariate uscite digitali, The Hannah Barberas decidono di raccogliere quasi tutta la loro produzione in un CD intitolato, guarda caso, The Hannah Barberas Get Physical, pubblicato dalla Subjangle, piccola ma già molto attiva etichetta nata dal blog Janglepophub. Oltre alle migliori tracce dei loro precedenti EP, la formazione londinese aggiunge anche tre inediti in coda, e confeziona così un'ottima ed esaustiva istantanea della propria musica. Un indiepop che, come raccontano loro, è molto "varied, but always catchy, fun and fast". Ci sono momenti come Now (Is Here At Last) che sembrano piuttosto Smithsiani, altri candidamente Tender Trap (Spellbound o la nuova I Like You In Blue), e anche una piccola perla un po' Zombies / Beach Boys come Cafe Song, in cui prevale con assoluta naturalezza un'aria Sixties che forse gli Hannah Barberas potrebbero tentare di più. Al centro della scaletta, la deliziosa cover di Go Go Pepper, di una band giapponese degli Anni Novanta che non avevo mai sentito nominare, i Tip Top Planets, e che sentite queste promesse mi riprometto di approfondire.
Formati da componenti del sottobosco indie di Londra provenienti da Father e The Postcards, con l'aggiunta decisiva della voce femminile di Lucy Fir, nati quasi per caso per partecipare a una compilation natalizia della Emotional Response, The Hanna Barberas hanno per fortuna deciso di proseguire assieme e ora sono una delle più interessanti e brillanti novità della nostra piccola scena twee. Se il prossimo disco, com'è ragionevole aspettarsi, riuscirà a essere un po' meno discontinuo mantenendo la stessa freschezza, gli Hannah Barberas potrebbero diventare uno dei nostri nuovi "cartoni" preferiti!





venerdì 5 aprile 2019

Première: ascolta "Friends, Everywhere" dei Costa Brava!

Costa Brava - 'Friends, Everywhere'

Domenica sera, 7 aprile, al Freakout Club è in calendario un piccolo evento per la scena indie rock bolognese: i Costa Brava tornano finalmente a suonare dal vivo e, soprattutto, presentano un nuovo album, Friends, Everywhere, in uscita per la nostra cara More Letters Records. Oggi sono molto orgoglioso di farvelo ascoltare qui su polaroid, in anteprima, come fanno i blog quelli belli.
Da quando vidi il loro concerto di debutto, e da quando ci regalarono un memorabile live in radio, sono cambiate un bel po' di cose, e non solo per loro. Così ho pensato di girare ai Costa Brava qualche domanda: leggetevi l'intervista qui sotto mentre fate partire il player Bandcamp. E poi ci si vede a banco domenica!


Cominciamo dalla domanda più scontata. Dato che questo nuovo disco vede la luce dopo una lunga pausa, sia di uscite che di concerti, potete fare un riassunto delle puntate precedenti dei Costa Brava, per chi magari arriva a conoscervi soltanto ora? Da dove nasce il progetto, come si è consolidata la formazione attuale e cosa è successo in mezzo?
Costa Brava
Volendo fare un riassuntone della storia dei Costa Brava, si può dire innanzitutto che siamo nati nell'autunno del 2012, credo. L'aria che tirava era millenaristica. Serena e Claudia, che suonavano nelle Signorine Taytituc, si ritrovavano a corto della loro batterista Erica, in Olanda per motivi di studio. Io stesso non stavo suonando granché in quel periodo: la mia band dell'epoca, gli Ossah, era un po' in stallo. Una mattina Serena mi chiese se mi andava di formare un trio insieme a lei al basso e a Claudia alla batteria, l'intento era naturalmente quello di suonare pop e, per essere sincero, non aspettavo altro.
Il nome del gruppo mi venne in mente dopo aver ascoltato il brano di Ted Leo La Costa Brava. Sulle orme de I ragazzi che amavano il vento (un'antologia di versi di Byron, Keats e Shelley), decidemmo allora di scrivere delle canzoni sul mare, sui paesaggi, sulle condizioni meteorologiche. Naturalmente di mezzo ci andarono a finire anche delle canzoni malinconiche e qualche solita canzone d'amore. Per tutto il 2013 suonammo in giro e purtroppo, per cause contingenti, decidemmo di scioglierci sullo scorcio delle stesso anno, senza ancora aver registrato nulla e con grande dispiacere da parte di tutti e tre.
In seguito Serena e Claudia ripresero a suonare con le Signorine Taytituc incidendo tra l'altro un bellissimo split insieme alle She Said Destroy!. Per quanto mi riguarda, formai i Mt. Zuma, band con la quale continuo a suonare tuttora. Claudia poi decise di trasferirsi a vivere all'Isola d'Elba, lasciando così Bologna.
Nel 2017 però sentii squillare il telefono e vidi che era Serena a chiamarmi. Mi contattava perché, dopo aver riascoltato delle nostre vecchie registrazioni fatte in casa anni prima, aveva pensato che sarebbe stato molto bello se ora, passato così tanto tempo, quelle canzoni fossero venute alla luce.
Non avevo mai pensato esplicitamente a riformare i Costa Brava, probabilmente per salvaguardarmi da un possibile dispiacere. Quella telefonata di Serena è stata dunque l'inizio (o il ri-inizio) di tutto. Per tanto tempo ci siamo trovati io e lei a casa sua a riprovare alcuni nostri vecchi pezzi in acustico, poi abbiamo deciso di scrivere dei pezzi nuovi e di chiamare Edoardo (con me nei Mt. Zuma) per supportarci alla batteria. Siamo figli di una telefonata, ed è il massimo.

Nel comunicato che accompagna l’uscita di Friends, Everywhere citate l’ispirazione di una “linea emiliana” pop punk lo-fi. Fate anche il nome delle Black Candy, e già con questo vi siete conquistati il mio totale amore, ma se vogliamo aggiungere un po’ di cattiveria alla domanda, vorrei chiedervi se, secondo voi, oggi esiste ancora qualcosa del genere, se e dove (band, scene, locali...) si è tramandato qualcosa di quello spirito.
Costa Brava
L'espressione “linea emiliana” pop punk lo-fi mi è venuta in mente semplicemente ripensando ad alcune band tra Modena, Ferrara, Bologna (e non solo) che per noi sono state dei punti di riferimento. Il nome delle Black Candy non poteva mancare tra le nostre influenze e, anzi, potrei addirittura dire che era a loro che pensavamo quando ci formammo nel 2012. Christine, Straight To Your Hands, Red Skirt Issue, Revolution Winter (poi coverizzata dai Tunas nel loro terzo album), Rix-O-Tic Is A Dinosaur sono delle canzoni che ancora oggi, nonostante le ascolti a scadenze regolari, mi fanno commuovere tutte le volte. Le Black Candy sono state molto importanti non solo per noi Costa, ma per moltissimi altri (Tunas, Bob Corn, ecc. e anche per te Enzo!) e penso che il motivo principale sia, oltre ad una mirabile capacità compositiva, anche e soprattutto la loro sincerità disarmante. Inoltre, il loro richiamarsi a tratti anche al movimento politico, musicale e sentimentale della Revolution Summer di Washington DC è stato, almeno per quanto mi riguarda, recepito forte e chiaro. Tu chiedi se secondo noi esiste ancora qualcosa del genere: certamente. Alcuni avvenimenti, come tra gli altri lo sgombero di Atlantide, per quanto riguarda Bologna, e in generale il sempre minore spazio che riescono a conquistarsi e a salvaguardare i centri sociali e occupati, tuttavia, mi fanno tentennare nel dare questa risposta. Ci sono, comunque, molti luoghi e progetti che mettono ancora al primo posto quella sincerità di cui dicevo poco sopra, e tanta gente che si impegna perché ciò sia ancora possibile. Per quanto riguarda le band, per esempio le In.versione Clotinsky mi piacciono molto, ho appena felicemente scoperto che i Clever Square faranno uscire finalmente un nuovo disco il prossimo maggio, ci sono i nuovissimi Mersch (ex Operazione San Gennaro) dove suona Amarezza delle Black Candy appunto, le Tacobellas il cui primo disco è uscito da pochissimo, Ferro Solo con il suo importante primo concept-album e poi tanti altri gruppi validissimi in Emilia e in Romagna (tra i miei preferiti i Chow, gli X-ray Picnic e i Flyin' Zebra) che mescolano una innegabile vena espressiva pop a un background punk e ad una attitudine d.i.y.

È corretta l’impressione che, con il tempo e gli anni, certe irruenze nella vostra musica si sono ammorbidite e smussate? In questo album le ballate e i suoni acustici si dividono equamente lo spazio con i pezzi più tirati: dipende dagli ascolti, che non sono più gli stessi di dieci anni fa, o da qualcosa di nuovo che volevate raccontare in queste nuove canzoni?
Costa Brava - 'Friends, Everywhere'
Sicuramente i nostri ascolti in questi anni sono cambiati, così come sono naturalmente cambiate moltissime cose. Tuttavia i riferimenti cui guardano anche le nuove canzoni dei Costa, mi viene da dire che sono gli stessi. Se ai tempi della nostra prima formazione con Claudia alla batteria risultavamo più irruenti, forse uno dei motivi era proprio la nostra batterista! Claudia era ed è molto energica e aveva alle spalle degli ascolti che l'avvicinavano di più per esempio al rockabilly e al rock'n'roll, e tutto questo si riverberava sulle dinamiche dei nostri pezzi, che quindi risultavano un po' più “tirati”. Con Edoardo alla batteria anche il nostro sound è cambiato, e ha finito per assecondare di più la melodia. È vero anche che probabilmente questa “smussatura” è ricollegabile alla stessa tematica del disco, perché fin da subito è andata formandosi l'idea di voler creare una sorta di concept-album sulle amicizie a distanza, una tematica che, almeno per quanto ci riguarda, ci sembrava andasse trattata con molta delicatezza e gentilezza. Se da una parte infatti ci sono alcune canzoni più veloci e contente, che a posteriori potrei dire rappresentino i momenti volitivi e di reale allegria conseguenti alla constatazione che è possibile mantenere amicizie anche se lontane, basate su ricordi lieti e divertenti passati insieme quando si era vicini (e su telefonate e videochiamate!); dall'altra parte ci sono ballate e pezzi più lenti ad esprimere non tanto la solita malinconia sempre dietro il maledetto angolo, quanto gli inevitabili momenti di pausa, di quiete, di silenzio che costituiscono una parte altrettanto importante di una relazione a distanza.

Il secondo pezzo, Ambassador, di cui tra poco uscirà il videoclip, è una delle vostre canzoni di più vecchia data e ad ascoltarla sembra avere un carattere quasi emo e infila tra i versi addirittura una citazione degli Smiths: come è finita lì e qual è la storia dietro questa canzone?
Costa Brava
Ambassador è una dei nostri pezzi più vecchi, è vero, insieme a Disaster Blue e a To the Dog I Never Had, che sono infatti anche le canzoni più malinconiche del disco, frutto senza dubbio di un altro periodo della nostra vita. La storia della composizione di Ambassador mette infatti le radici in particolare nelle contingenze della mia vita nel 2012. In un periodo di scorno infatti, mi ritrovai a voler parlare di una comunissima esigenza che mi premeva, l'esigenza di uscire di casa, di vedere amici e gente in generale, giusto per distrarmi da quei faticosissimi rovelli che mi impegnavano fin troppo.
Guardandomi intorno, decisi di fare di questa canzone una sorta di patchwork, prendendo da varie parti diverse ispirazioni e citazioni e collegandole insieme, alla bell'e meglio, senza alcuna pretesa di coerenza e organicità. E così mi rivolsi a tre fonti in particolare che in quel momento avevo sotto mano. La prima fu il cortometraggio di Stanlio e Ollio Anniversario di Nozze (Twice Two, 1933) dove Stanlio e Ollio sono sposati rispettivamente con Ollio e Stanlio donne. In una scena Stanlio-donna supplica suo marito Ollio di portarla via, fuori da quella casa infernale dove avevano organizzato una impossibile cena a quattro: “Come Ollie dear! Let's go to the Ambassador! Where we can get something good to eat!” (e subito in risposta da Ollio-donna proviene un bel: “I hope you choke!”). Il titolo del pezzo e una parte del testo viene proprio da qui.
La seconda fonte cui guardai è il pezzo Life Is White del secondo bellissimo album dei Big Star: “Your life is white, and I don't think I like you hanging around”.
E infine, mi rivolsi alla canzone malinconica per eccellenza, che ben si adattava alla mia situazione in quel momento, ovvero There Is A Light That Never Goes Out degli Smiths, una band a cui sono grato per tanti motivi. Ecco, in questa canzone era già stato detto (e pure molto bene) ciò che avrei voluto esprimere, ma che per vari motivi non riuscivo a fare: “Take me out tonight, cause I want to see people and I want to see lights”.
Unendo insieme questi tre elementi che, forse con un'interpretazione un po' forzata, mi sembrava a posteriori parlassero sostanzialmente della stessa cosa, è nata Ambassador.
Insomma, è andata che in quel momento del 2012, in cui non stavo granché e non sapevo bene come dirlo, ho preferito usare le bellissime parole di qualcun altro.


Friends, Everywhere by Costa Brava - limited C30 black cassette out now on More Letters Records

giovedì 4 aprile 2019

Do you feel it all come through?

WESTKUST - WESTKUST

C’è una parola che mi torna sempre in mente quando ascolto la musica dei Westkust, e che per me continua a descriverla e a racchiuderne ancora l’idea dopo tutti questi anni: vertiginosa. Che siano le chitarre a volte sognanti, a tratti più cupe e rabbiose, degli esordi oppure le vette supersoniche del nuovo album, vertiginosa resta la loro maniera abbastanza inconfondibile di aggiornare un genere che ormai ha già attraversato svariate ondate di revival e oblio come lo shoegaze.
La band di Göteborg racconta che questo nuovo album, intitolato semplicemente Westkust, ha dovuto superare un ulteriore scoglio, l’ennesimo radicale cambio nella formazione. Tre su cinque se ne sono andati per seguire gli altri progetti paralleli (in primo luogo Makthaverskan e Guggi Data). Decisiva è stata la partenza di Gustav Andersson, che divideva le voci insieme a Julia Bjernelind. Ora sono un quartetto, alla chitarra è tornato Brian Cukrowski e Julia risplende più che mai nelle sue melodie iperdrammatiche.
Ma quello che continua a resistere, immutabile e incrollabile nonostante ogni avversità, e ha resistito lungo l’intera storia dei Westkust, è l’ispirazione di un suono che riesce sempre ad avere quell’attitudine “contro tutto e contro tutti”. Sono canzoni che si buttano avanti a testa bassa, che spingono la tensione ogni volta al limite, che puntano verso l’alto e svettano, appunto, vertiginose. “With you in my arms I can beat them down / And then I walk among the clouds” canta con arroganza Junior. Il singolo Cotton Skies è immerso in un paesaggio frenetico: “The days move faster than they ever did before”. Ma Do You Feel It rassicura “I’ll never fall asleep / I will go on”. I testi forse non sono così importanti per i Westkust ma trasmettono comunque tenacia e ostinazione, la stessa tenacia e ostinazione che satura la musica dei Westkust, tanto che a volta le canzoni sembrano traboccare di feedback e riverberi, incapaci di trattenere l’urto della musica. Eppure, alla fine, la forza dei Westkust si mostra in questo loro restare sempre in piedi, quasi vivessero ogni canzone come una lotta, in questo disco più sfrenata e gioiosa che mai.

PS: Questo disco è anche un modo splendido di congedarsi dalla Luxury, etichetta a suo modo fondamentale che sta per chiudere e che sarà difficile rimpiazzare nella scena indie rock e indiepop svedese.



martedì 2 aprile 2019

No more a nervous man

The Boys With The Perpetual Nervousness - Dead Calm

Avere un nome lungo e bizzarro che cita i Feelies e rimanda a tutta un'idea di rock anfetaminico, e poi suonare dalla prima all'ultima nota come il migliore pop scozzese figlio dei Teenage Fanclub (a loro volta figli delle chitarre jangling dei Byrds), con belle armonie vocali che ricordano qui e là altri classici tipo Crosby Still & Nash: potresti anche dire che il "trucco" di questi The Boys With the Perpetual Nervousness sta tutto qui. Eppure, ascoltando e riascoltando le dieci canzoni del loro album d'esordio, ironicamente intitolato Dead Calm (pubblicato dalla eccellente label spagnola Pretty Olivia Records), abbandonandosi a queste melodie morbide e nitide, ti rendi conto che l'unico "trucco" che in realtà ti interessa è quello di una scrittura così sicura e impeccabile. Il trucco di darti i brividi (l'attacco di Close The Doors) e di farti sentire a casa (il ritornello di Runaway). Il motivo è che dietro al progetto, nato quasi per gioco, ci sono due musicisti tutt'altro che esordienti, ovvero Andrew Taylor dei Dropkick (da Edimburgo) e Gonzalo Marcos degli El Palacio de Linares (da Madrid). Un'amicizia di lunga data, uno scambio di favori tra dischi e organizzazioni di tour li ha portati a trovarsi una sera assieme in studio di registrazione. Queste canzoni, a quanto raccontano, sono nate così: in maniera spontanea e immediata. E infatti, la spontaneità e l'immediatezza sono due qualità che riconosci subito, appena la musica comincia. E ogni nervosismo, come per magia, svanisce. Non è un trucco: è solo magnifico indiepop.



domenica 31 marzo 2019

A drive in progress, my style, my substance

The Stroppies – Whoosh (Tough Love Records)

Una sola è la preghiera che rivolgo a Voi, canuti e sgualciti Dei dell'Indie Rock, e in eterno la ripeterò: non lasciate che io perda mai l'irresistibile desiderio di saltare in piedi e tirare pugni al cielo quando mi arriva addosso per la prima volta una canzone come Nothing At All degli Stroppies. Non lasciate mai, prodigiosi Spiriti del DIY, che io smetta di avere questa pelle d'oca quando queste chitarre a bassa fedeltà scalciano sopra il ritmo nervoso, e ogni battuta sembra accelerare dopo la precedente per tenere il passo del mio cuore. È necessario. È necessario come questo brivido. È necessario come l'insensatezza di questi versi: "mistime my move / it's aimed at nothing less / go on surprise me / it's nothing at all". Perché in quell'insensatezza io mi ritrovo e ritrovo tutto quello di cui ho bisogno (musica che agita e pensa e sorride). È necessario come il momento in cui gli Stroppies confessano "I never looked for / meaning in a song", perché immediatamente ogni "meaning" si manifesti e dia sostanza e forza a queste dieci canzoni. È necessario come il nonsenso nel titolo di questo album, Whoosh, che "conjures up images of something absurd and transient - two things fundamental in the experience of listening to or making good pop music". Jangling pop, kiwi pop, post-punk: possiamo trovarci tutti più o meno d'accordo su come modulare definizioni vecchie e nuove, ma quello che fa la differenza è la maniera in cui una canzone gentile, forse appena un po' lunatica o distratta, come My Style, My Substance può riuscire a prenderti per le spalle e sollevarti da terra quando entra il ritornello e quell'organo Flying Nun dissolve la tensione. Quella che fa la differenza è la giustapapposizione tra le voci di Gus Lord e Claudia Serfaty: a tratti sardonico lui; serena, quasi distaccata lei. Quello che fa la differenza è la giocosa leggerezza con cui gli Stroppies possono permettersi di cantare "on my way home / I built a language": grazie, era proprio il linguaggio di cui avevo bisogno! Non per nulla le parole che chiudono il disco recitano: "I can push my ideas faster yeah! / I'm switched on!". Da una specie di supergruppo formato da gente passata per Twerps, Boomgates, The Stevens, Blank Statements e altri, non potevamo aspettarci niente di meno che uno dei dischi dell'anno. I logori e antiquati Dei dell'Indie Rock ancora una volta hanno esaudito la mia preghiera.




sabato 30 marzo 2019

Think about you a lot

Spice Boys & Boys - Think About You A Lot

Ieri è uscito il secondo e ultimo album degli Spice Boys, band indie rock di Umeå che aveva annunciato lo scioglimento subito dopo la pubblicazione dell'esordio Glade, poco più di un anno fa. Quanto meno gli Spice Boys, è il caso di dirlo, ci lasciano col botto: Speed 2 raccoglie sette tracce una più incalzante dell'altra, con suoni che sanno farsi sporchi e caotici, come in Concentrate, o quasi shoegaze, come nel singolo Dream Vendor. Ma è il gran finale, la traccia da oltre sette minuti che chiude il disco, ad appassionarmi in questo radioso weekend di primavera: è l'epica I Think You About  A Lot, che vede il featuring di Boys, ovvero Nora Karlsson, e che giustamente precisa subito"but I don't think about you all the time". Una ballatona grondante di echi e di archi che sembra arrivare da qualche lontano passato dei Flaming Lips e che continua a fluttuare, espandendosi e avviluppandosi, proiettandosi sempre più in alto, un po' come se fosse la stessa canzone a non voler davvero lasciar andare via per sempre gli Spice Boys. Addio ragazzi, siete stati una delle mia band preferite di casa PNKSLM, spero torniate presto con qualche nuovo progetto.

Speed 2 esce in vinile 12 pollici, "just 100 copies on white vinyl being made (no represses)".



venerdì 29 marzo 2019

Just look at that girl with the lights comin' up in her eyes

SIDNEY GISH - SOMEBODY'S BABY (JACKSON BROWNE COVER)

Per la terza volta, negli ultimi tempi, una serie di coincidenze porta Jackson Browne tra i miei ascolti. Sarà il caso di prestare attenzione. Oggi è la volta della mia amata Sidney Gish che all'improvviso, a oltre un anno dal suo album No Dogs Allowed, fa uscire una cover di Somebody's Baby (canzone che tra le altre, aveva avuto una fenomenale interpretazione anche degli Yo La Tengo la bellezza di trent'anni fa). Il singolo fa parte di una raccolta intitolata Animal Kingdom, curata da Cavetown, ovvero il giovane cantautore britannico Robin Skinner.
Qualche mese fa, il progetto era stato presentato così su Reddit: "Animal Kingdom is a series of five two-track singles (splits) that'll be releasing intermittently for the next few months. The first of these five splits, Sandy, has just been released, featuring one track credited to Cavetown and one track credited to Simi. Together these splits will form to create a cohesive 10-track mixtape. The project appears to have been described as both a 'mixtape' and a 'series' - half of the tracks in this series will be credited to Cavetown, and half will be credited to a series of guests that Robin will produce for".
La versione di Sidney Gish (b-side del singolo che chiude la compialtion) regala una sensualità più leggera, quasi estiva, alla canzone di Browne, e lascia che la storia, tutta giocata nell'attimo che precede un approccio, stemperi la tensione verso un ritmo in levare e suoni di synth in punta di piedi. Non posso far altro che sperare che questa cover sia l'anticipazione di un nuovo, attesissimo, disco.

giovedì 28 marzo 2019

Love is a wave, hate is included

BLUE ORCHIDS - LOVE IS A WAVE

Spesso si ricordano i Blue Orchids "soltanto" per essere una band nata da ex componenti della prima formazione dei Fall, mettendo così in secondo piano oltre tre decenni di una carriera che, per quanto irregolare e dagli esiti alterni, ha mostrato una tenace coerenza e anche una certa intransigenza che mi sembrano semplicemente ammirevoli. Gente come Martin Bramah e Una Baines, ma penso anche al loro contemporaneo Vic Godard con i suoi Subway Sect, a cui i Blue Orchids si possano accostare, è fatta di una stoffa di altri tempi, più robusta e duratura.
Nel 2018 i Blue Orchids hanno pubblicato Righteous Harmony Fist e, a quanto pare, hanno già pronto un seguito. Nel frattempo, a giugno faranno uscire un album di cover intitolato The Magical Record Of Blue Orchids. Anzi, per la precisione, nove cover più un testo originale e inedito di Mark E. Smith intitolato Addicted To The Day messo ora in musica da Bramah. Lo stesso Bramah ha raccontato alla webzine Louder Than War la genesi del disco:
On this album we use other people’s words to tell a story not originally intended by the various writers. We weave a thread of our own intent through these disparate fragments binding them in a commonality of purpose to coax into coalescence a conception.
This is the telling of a Faustian story as old as the soul of Man but told in the exalted language of psych/garage rock.
Tra le varie cover, ce n'è una molto cara a questo blog: Love Is A Wave dei Crystal Stilts, a cui i Blue Orchid restituiscono un vecchio favore:
Some six years ago, Crystal Stilts - with infinite taste - covered Blue Orchids' Low Profile and did a fine job strengthening its elegiac tone without losing the song's subtle message of inspiration, making it among the best cover of a Blue Orchids tune ever. So taken by this version was Martin Bramah that when he was putting together a sort of concept album of covers by (mostly) obscure 60s bands, he couldn't resist doing a cover of Crystal Stilts' Love Is A Wave which slows the song down a bit to bring its lovely melody to fore and make even more obvious that a well-written song is adaptable to many forms.
A dire il vero, a un primo ascolto la cover mi sembrava un po' legnosa e troppa asciutta, tanto ero abituato al suono profondo e frenetico della band newyorkese. A poco a poco, però, ho imparato ad apprezzare come i Blue Orchids siano riusciti a estrarre da questo piccolo classico (almeno per me) un'anima più semplice e Sixties, di una spensieratezza quasi Kinks.



martedì 26 marzo 2019

"polaroid - un blog alla radio": SPECIALE SXSW 2019!

'polaroid - un blog alla radio' SPECIALE SXSW 2019!

Una settimana è durato il nostro SXSW 2019 e una settimana (abbondante) è servita per riprendersi dal jet-lag sentimentale e mettere assieme un po’ di pezzi, canzoni, band e indirizzi. Il nuovo podcast di “polaroid – un blog alla radio" fa scalo a Bologna sulle pagine di NEU Radio e vi porta questa specie di foto di gruppo mossa, scattata alla fine del celebre festival texano.
Ci sono un sacco di cose che non sono riuscito a registrare: una corsa in monopattino giù per East Austin, Bob Boilen di NPR che passa davvero alla nostra serata dopo un maldestro invito, l’euforia contagiosa dei Baseball Gregg, la blogger arrivata da New York per Birthh, i capelli di Giungla che volano controluce mentre lei suona scatenata sopra la barca in mezzo al fiume, incontrare facce di regaz bolognesi come Pier Danio Forni Jr. degli Husky Loops a banco dall’altra parte del mondo, gli occhi Mark E. Smith che ha Grian Chatten dei Fontaines D.C. (devastanti) al centesimo concerto in cinque giorni, i messicani estasiati che pogano senza senso mentre Deerhunter suona solo feedback, incontrare finalmente Lorenzo di Petite League, Sidney Gish che mi fulmina con lo sguardo da dietro il microfono quando io innamorato perso azzardo un coro sul ritornello “these sweet instincts / ruin my life”, i cuochi che sfornano hamburger a ritmo continuo sulla “nostra” terrazza in cima al grattacielo, ricordarsi di mettere in playlist le Black Candy, sempre e ovunque, la mamma di una delle Pantones che lavora sorridente e orgogliosa al banchetto del merchandising, l’arcobaleno del Cheer Up Charlie’s, i daini tra gli alberi di notte dietro casa, l’ultimo concerto (i Tallies, dolcissimi!) recuperato per fortuna poche ore prima dell’aeroporto, come se ancora non bastasse...
Tra margaritas, tacos, showcase, barbecue, birre e concerti, ricorderò l’edizione 2019 del SXSW anche per le molte voci che attraversano questa puntata: Nur e Chiara dell’Italia Music Export, Costanza, Erica e Nicola dei Be Forest, Sara di Her Skin, Samuele e Alessandro di We Were Never Being Boring e tutti gli altri che hanno sopportato il mio entusiasmo, le discutibili selezioni musicali dei miei dj-set e le mie chiacchiere sconclusionate tra le strade e i locali della città texana. Grazie di cuore a tutti. “Ciao Austin!




Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes / Mixcloud


sabato 23 marzo 2019

How does it feel getting younger as days go by?

Golden Daze : Simpatico

Sembra quasi un delitto, appena all'inizio della primavera, innamorarsi così tanto di un disco che riesce a mettere in musica alla perfezione una sensazione da languida fine estate. Eppure mi è successo, e dentro le morbide canzoni di Simpatico mi abbandono e non provo nessun rimorso. I Golden Daze già dal nome sembrano abbracciare senza mezze misure un suono sognante, immerso nella luce ricca e sentimentale di quegli attimi che stanno per sciogliersi dentro un tramonto. Simpatico, seconda prova del duo ora residente a Los Angeles formato da Ben Schwab e Jacob Loeb (e che fino a qualche anno fa si faceva chiamare Golden Days), è un disco che eredita in eguale misura le atmosfere impalpabili dei Beach House (evidente, per esempio, in Amber) e la malinconica indolenza dei Real Estate (vedi la title-track), ma riesce a mescolare tutti queste suggestioni in un racconto che, pur procedendo per frammenti e piccole immagini, risulta superiore alla semplice somma dei propri elementi.
Non per niente, Simpatico è prodotto dai Golden Daze insieme a Vinyl Williams, mentre al mixer siede Jarvis Taveniere dei Woods, altro nome che può tornare utile per descrivere questa musica. Quelle armonie vocali che sembrano disfarsi come miraggi (ecco come suonerebbero i Clientele se al posto dell'eleganza british avessero quella disinvoltura West Coast), gli arrangiamenti che accumulano strati su strati per poi dissolversi tra i riverberi ("its overall tone slightly resembling the Brian Wilson-via-High Llamas school of ornate melancholia", secondo la All Music Guide), e quell'aria di fondo vagamente Anni Settanta, a tratti un po' Nick Drake ma senza tormenti, disegnano i contorni di un puro piacere da pigro pomeriggio d'estate, sempre sul punto di allontanarsi, di tramutarsi in ricordo indelebile mentre è ancora presente.
Drift, la mia canzone preferita dell'album (e che potrebbe quasi sembrare la cover di una traccia dimenticata di Chelsea Girl), a un certo punto descrive quell'attimo sospeso con questi versi: "It's just a hollow mood / too much of a good thing too soon / it's all returned to you in time". Mentre nelle note del disco, dopo i ringraziamenti, compare una piccola poesia tra virgolette (una citazione? Non sono riuscito a trovare la fonte), che si chiude con "I don't remember what I said, only how I felt". Ecco, tra questi due poli, tra il tempo che restituisce ogni cosa e i ricordi che a poco a poco svaniscono senza perdere di importanza, riesce a trovare un meraviglioso equilibrio di poesia questo album.



venerdì 22 marzo 2019

"Noi che a Milano ci andiamo per la moda e la radio" (marzo 2019)






Musica Per AperiTweevi VS Radio Raheem (2019/03/19)
"Post-SXSW blues" playlist:


01 - Fontaines D.C. - Too Real
02 - Deeper - Message Erased
03 - Disq - Communication
04 - Sasami - Morning Comes
05 - Illuminati Hotties - Shape Of My Hands
06 - The Chills - Snow Bound
07 - The Beths - You Wouldn't Like Me
08 - Ratboys - GL
09 - YOY - Infinite (feat. Birthh)
10 - Gurr - She Says
11 - Black Midi - Savage Gary's DbDbDb
12 - Sidney Gish - Sin Triangle
13 - Sports Team - Margate
14 - Gurr - Hot Summer
15 - Priests - Right Wing
16 - Giungla - In My Head
17 - Be Forest - Gemini
18 - Her Skin - Angles


mercoledì 13 marzo 2019

A hundred wishes

polaroid - un blog alla radio - S18E09

"polaroid - un blog alla radio" S18E09 @ NEU RADIO

Sambassadeur – Foot Of Afrikka
Business Of Dreams – Ripe For Anarchy
Astragal – Moderne Luxury
Qlowski – Golden Boy
Swimming Tapes – Pyrenees
Unlikely Friends – Your Asterisk
Flying Fish Cove – Sleight Of Hand
[in collegamento dentro Radio Sverso con Andrea “Benty” Bentivoglio per la rubrica “Troppa Braga“]
Teenage Fanclub – Everything Is Falling Apart
Tallies – Have You
Baseball Gregg – Waiting (feat. Sleap-e)
Heartlings – A Hundred Wishes


Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes / Mixcloud