lunedì 10 febbraio 2020

Ciao Guagno!

Guagno

Oggi è una giornata molto triste: niente dischi, niente radio questa sera. Guagno se ne è andato ed è difficile capire cosa fare, quali parole trovare.
Quando me l'hanno detto stamattina, perdona il mio egoismo, ho subito pensato a tutte le volte che ci siamo salutati con un "ci becchiamo dopo il concerto!" e poi ci siamo persi, o a tutte le volte che scambiavamo qualche battuta su un disco appena uscito, senza parlare d'altro, come magari avremmo fatto tanti anni fa. Il vuoto che ci lasciano dentro certe persone è solo nostro e del nostro tempo sprecato.
Oggi qui è tutto un condividere e postare canzoni che hai amato o in cui hai suonato. Penso che apprezzeresti, eri tutto nella musica. Le prime prove con i Last Europa Kiss, la sorprendente crescita dei Brothers In Law, l'approdo negli Havah: eri diventato bravo, e non si poteva che ammirare la tua determinazione dietro la batteria. Eri tutto nella musica, si capiva da come sorridevi sopra o davanti a un palco, o magari al mixer per un dj-set. Eri tutto nella musica, ma forse la musica non è riuscita a essere tutto, o almeno non fino alla fine. Il vuoto che rimane qui si riempie di interrogativi increduli, di domande tra la rabbia, l'amarezza e i sensi di colpa. Non servono a niente, perché li conosco già e non parlano di te, di quello che sentivi tu.
Sulla pagina Facebook dei BiL ho ritrovato questa foto di una sera in cui eravate venuti in radio a polaroid. Non è più importante o più bella di altre. Ma stai sorridendo, stavate suonando, c'era un album nuovo da presentare, nuovi concerti da aspettare. Eri qui. Sembra incredibile, oggi, ma lo davamo per scontato. Stai sorridendo e c'era musica: e il resto che manca, quello che oggi manca a noi, a me, quello di cui dovevamo parlare, quello di cui avevamo bisogno, devo impararlo da qui, da te. Ciao Guagno!




venerdì 7 febbraio 2020

Some days we are not sure where we're going

The Innocence Mission - See You Tomorrow


Oh, I will not move on.
I'll be here on the lawn
in the same coat I have had,
although I ask that I could correct
every time of mistake and every regret.
And there's so much that I haven't yet.


Musica che dondola appena, che accompagna i riflessi del pomeriggio inchinato verso l’imbrunire, musica che conforta e abbraccia. Musica che si posa come neve, che sfiora e raccoglie, un gesto gentile e amichevole: quanto di più raro possa accadere di incontrare oggi. Musica che comprende. L’ascolto di See You Tomorrow, il nuovo album di The Innnocence Mission, è un’esperienza emotiva che mi porta altrove, che mi fa ritrovare risposte dimenticate al perché ascolto ancora questa musica. Musica di meraviglie che è quasi impossibile fermare a parole: devi andarci, devi vedere, devi sentirti trattenere il fiato per non frantumare ogni incantesimo.

This day is going.
I feel something new about you
every day of the world.


La poesia degli Innocence Mission sembra fragile: racchiude un elenco variabile di annotazioni meteorologiche, riverberi del tempo che passa e cura, memorie di luoghi e colori, viene a ricordarci che siamo umani. Abbiamo bisogno, come tutti, di carezze, di speranze, di comprensione, di sapere nel profondo che ciò che attraversiamo ha senso. Ogni racconto sembra immerso in un’aria di sogno lieve, ma che racchiude, al tempo stesso, la consapevolezza di quanto abbiamo bisogno di sentirci vivi e non soli. Come canta l'incantevole fino alle lacrime On Your Side: "Some days we don't know where we have gone. / But I'm always on your side". Questo smarrimento ci accomuna, ma allo stesso modo può unirci l'arte.

You have seen these things.
You have been in this painting.


La musica degli Innocence Mission sembra fatta di elementi semplici. Karen e Don Peris, accompagnati da Mike Bitts al contrabbasso, si circondano di pianoforti e chitarre acustiche, melodica e mellotron, archi e fisarmoniche e sporadiche, misurate percussioni. Eppure, riescono a creare un folk pop acustico a dir poco sontuoso, che ha i suoi evidenti numi tutelari in Pink Moon e Astral Weeks, ma che possiamo accostare anche all'opera dei Clientele, di certi Trembling Blue Stars o dei primi Camera Obscura. Nomi del calibro di Sufjan Stevens e Iron & Wine hanno omaggiato gli Innocence Mission con eccezionali cover, e personalmente canzoni come This Boat oppure The Brothers Williams Said vorrei tantissimo che tornasse a scriverle anche uno come Jens Lekman.
La mia preferita della scaletta forse è We Don't Know How to Say Why, che nella sua asciuttezza un po' austera e incalzante diventa quasi un'impossibile versione unplugged di qualche inedito Joy Division o New Order suonata davanti al camino. Lo so, il post-punk qui non c'entra nulla, ma quando la melodia si impenna su "And scenes from a distance / easily makes us cry" provo quell'identico brivido.

Now that everything's different,
I wave to you, do you think
you will recognize?

La formazione di Lancaster, Pennsylvania è attiva dagli Anni Ottanta ed è arrivata al suo undicesimo album, il secondo per Bella Union, dopo Sun On The Square del 2018. Gli Innocence Mission sembrano vivere da sempre in un mondo tutto loro, in cui l'angelica voce di Karen Peris e le sue melodie luminose ordinano un universo di bellezza. Queste canzoni, forse, sono semplicemente una porta per accedervi.






giovedì 6 febbraio 2020

Been in the dark


"polaroid - un blog alla radio" S19E12 @ NEU RADIO

Seablite – Skeleton Couch
Go Get Mum – Moving Day
Jeanines – Been In The Dark
Anna Burch – Not So Bad
European Sun – The Future Is Female
Devendra Banhart – Kantori Ongaku
Nap Eyes – Mark Zuckerberg
Khruangbin & Leon Bridges – Texas Sun
Diet Cig – Night Terrors
Elsa Lester – Cactus
Okay Kaya – Psych Ward

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mercoledì 5 febbraio 2020

Première: Signorine Taytituc - "2015"!

Signorine Taytituc - 2015

Un nuovo disco delle Signorine Taytituc nel 2020? Possibile? Sarà la classica operazione commerciale, la solita reunion per raccogliere soldi facili alle spalle dei tanti fan nostalgici? So che sarebbe quasi scontato pensarlo, ma non si tratta di nulla di tutto questo.
Oggi esce 2015 delle Signorine Taytituc, ed è come scoprire una piccola capsula del tempo, un'istantanea di una fase del trio bolognese che torna a vedere la luce. E qui a polaroid ne siamo molto felici. L'Erica, la Claudia e la Serena la spiegano così:
Questo disco non è un vero e proprio album. Nel 2015 registrammo alcuni pezzi, tre dei quali uscirono poi nel nostro ultimo "vero" lavoro, lo split insieme alle She Said Destroy! [NB: all'epoca fu molto divertente presentarlo in radio!]. I rimanenti cinque sono rimasti nascosti fino ad ora, non perché non ci piacessero, ma perché la pigrizia e la distanza non aiutano a concretizzare. Queste canzoni sono rappresentative del nostro ultimo periodo, in cui abbiamo deciso di riverberare qualunque cosa. Sono i pezzi che suonavamo nei nostri ultimi live ed era ora di farveli (ri)ascoltare.
È vero: rispetto all'epoca in cui descrivevano la loro musica come "samba energetica" e citavano i Descendents tra le loro influenze, oppure ad altri momenti in cui spingevano più verso un power pop ruvido, queste Signorine ultimo periodo, così sature di echi, ricordano quasi una band di San Francisco amica di Go Sailor, Tiger Trap, Aislers Set e ovviamente All Girl Summer Fun Band. Ma se, da un lato, le melodie sembrano arrivare da distanze siderali, dall'altro, basso e batteria incalzano come sempre, e la musica delle Signorine Taytituc continua a racchiudere in un colpo solo energia e delicatezza, rabbia e allegria. In fondo, è bello che dopo tutti questi anni sia arrivato questo 2015 a mettere la firma in questo modo su quel notevole percorso:
È sempre difficile dare il titolo a un disco, perché deve già dire molte cose sul suo ascolto, ma abbiamo scelto 2015 di getto: certo, è l'anno in cui i pezzi sono stati registrati, ma è anche l'anno in cui Claudia ha deciso di trasferirsi a vivere all'Isola d'Elba e noi Signorine Taytituc ci siamo dovute fermare. Non ci siamo mai sciolte, quella è stata una nostra scelta, non ci piaceva l'idea e abbiamo preferito "tenerci in sospeso". Ora abbiamo tutte altri progetti più o meno avviati, ma sogniamo sempre di poter suonare di nuovo insieme, presto. Ci manchiamo molto.






martedì 4 febbraio 2020

These are things I shouldn’t say

The Radio Dept. - The Absence of Birds

Like the drum beat
Like the noise
Loves the concrete
I hope this voice while it still lingers
This song
Escapes the tape
To reach your distant ears where it belongs


C'è un'assenza che scintilla in alcune delle migliori canzoni dei Radio Dept., o forse nella stessa intera idea di band che si sono costruiti negli ultimi due decenni. C'è tutta una poesia dell'elusività che appartiene, con una nettezza nordica, unicamente ai Radio Dept, e che mi ha travolto dal primo momento in cui li abbiamo visti, ancora acerbi e impacciati, e che sono riusciti a far crescere e maturare insieme a loro.
Oggi è uscita una nuova canzone e io, ancora una volta, sono stato travolto dalla commozione. Con tutto quello che di negativo, confuso e sconfortante ci è arrivato addosso, in pochissimo tempo, dall'inizio di questo 2020, era quasi inevitabile che mi venissero gli occhi lucidi a leggere: "Hi everyone, in about 10 minutes we will announce the release of our new single". Ne avevo bisogno. Non ho ancora smesso di farlo suonare in loop. Ho mandato immediatamente messaggi imbarazzanti a tutti, pieni di emoticon con lacrime e feste. Ho ricevuto una risposta bellissima: "come fanno a rimanere sempre così puri?". Non lo so, è un suono che fa parte di me, non riesco ad avere distanza critica: "Just playing through these tapes / Til it gets light outside".
The Absence Of Birds è una di quelle loro canzoni morbide, una di quelle meno politiche ma non per questo meno emozionanti, sulla linea di Against The Tide oppure I Want You Feel The Same. E infatti, racconta il trio di Malmö, anche questa "is a song about missing someone. And about forcing the hand of chance to make new and unexpected things happen". Sono ancora qui, come "strange things will happen" oppure "this thing was bound to happen". Succede ancora. Mancano gli uccelli nel cielo, ma la canzone si solleva da quella strada, "just wish I was close to you", e i Radio Dept. sono ancora qui.

venerdì 31 gennaio 2020

Indiepop Jukebox (gennaio 2020)

Non La - Not In Love

▶️ Avevo incrociato gli sgangherati ma entusiasmanti canadesi Thee Ahs a un Indietracks Festival svariati anni fa, e ora scopro che uno di loro, DJ On ha debuttato con un progetto solista chiamato Non La. On, che si divide tra Vancouver e Taiwan, ha fatto parte anche di altre band come Maneater, TV Ugly e Megamall, ma in questa nuova forma sembra concentrarsi su un queer pop decisamente festaiolo. Il primo singolo, Light In My Loafers, era "an ode to Grindr and gay hook-up app culture. A song dedicated to every faceless, sculpted torso I've met over the years". Ma la nuova e scatenata Come On, tratta dall'album, Not In Love (in uscita, non a caso, il prossimo 14 Febbraio, giusto per San Valentino), racconta la fatica di parlare con franchezza anche a chi si ama, e di esprimere in maniera diretta i propri desideri. Not In Love esce in vinile per Kingfisher Bluez (già casa di Peach Pit, Alison Crutchfield, King Gizzard...) in cassetta per la Lost Sound Tapes (Flying Fish Cove, Rose Melberg, Lisa Prank...)




The Telephone Numbers – I Took A Walk

▶️ Thomas Rubenstein, già nei Lovebirds, e Glenn Donaldson (Reds Pinks And Purples, Art Museums, Skygreen Leopards...) insieme per un progetto che non sappiamo se estemporaneo o destinato a durare, ma che di certo, con questa prima uscita, ha già richiamato una certa attenzione. The Telephone Numbers hanno per ora soltanto tre canzoni su Bandcamp e nient'altro, ma la qualità della scrittura, affine a quella delle ultime produzioni di Donaldson ma in qualche modo più luminosa (alcuni hanno percepito sfumature Field Mice e Felt), è davvero notevole. Del resto non era lecito attendersi nulla di meno da due autori di questa esperienza.





▶️ Un paio di anni fa, l'album d'esordio dei Peel Dream Magazine Modern Meta Physic mi aveva colpito parecchio: era un interessante e raffinato lavoro di rielaborazione della lezione Kraut da un punto di vista indiepop, con evidenti omaggi alla poetica degli Stereolab. Era una musica che si avviluppava e affascinava. Ora la band del newyorkese Joe Stevens sta per tornare con Agitprop Alterna (confermando un grande gusto per i titoli), ancora una volta su Slumberland (e in Europa su Tough Love Records), e il primo clamoroso singolo Pill sembra scombinare le carte in tavola, facendo virare il suono verso i colori saturi dei My Bloody Valentine o di certi giovanili Primal Scream:




 Strawberry Generation - Afloat

▶️ I giovani Strawberry Generation fanno base a Providence, Rhode Island, ma vedono in formazione ragazzi provenienti da Singapore, Belgio e Stati Uniti. Il nome poi deriva da un modo di dire cinese, non molto lusinghiero verso le generazioni più giovani, accusate di essere troppo "soffici". Insomma, dietro un suono indiepop cristallino (a me ricorda i Très Oui e certe cose più jangling e vivaci dei Drums) c'è uno sguardo globale e anche un po' ironico. Gli Strawberry Generation pubblicheranno il loro esordio Afloat per la storica label di Chicago Sunday Records il prossimo 14 febbraio. Per ora si può ascoltare questa dolcissima Hannah:




Honey Cutt - Vacation

▶️ Dopo un EP e un album a nome Baby!, Kaley Honeycutt è approdata alla prestigiosa Kanine Records e ha cambiato denominazione al progetto, diventando Honey Cutt. Il trio di Boston pubblicherà Coasting il prossimo 13 marzo, e si possono già ascoltare un paio di anteprime. Vacation è semplicemente adorabile, un po' Alvvays e un po' Snail Mail, ma dietro quel ritmo scanzonato rivela di essere una canzone "about having autonomy and not being dependent on others for your happiness". Non è facile cantare la difficoltà di essere felici e scrollarsi di dosso quei ragazzi che sembrano tanto carini ma poi finiscono per rappresentare una zavorra nella tua vita in un ritornello così diretto e colorato: "I want a vacation from all the nice guys / I'm turning off my phone / I'm throwing it in the water".




Remington Super 60 - New EP

▶️ Conosciamo i Remington Super 60 da ormai vent'anni e sappiamo cosa possiamo aspettarci da loro: un pop elegante e sinuoso nipote di Bacharach, melodie languide che si stendono su tappeti elettronici, quella leggerezza sintetica che mi ricorda certe produzioni Anni Novanta, tipo High Llamas, i primi Cardigans o un po' quell'estetica Bungalow Records. Dopo alcuni singoli apparsi in rete negli ultimi mesi, ora arriva questo New EP, pubblicato in cassetta dalla sempre prolifica Z Tapes, a tirare le fila delle ultime produzioni. Sei tracce in cui la voce angelica di Elisabeth Thorsen sembra arrivare da un sogno scintillante, sciogliendosi letteralmente in tracce come Fake Crush, Dreaming Of Summer o Dina Hender. Questo New EP conferma la band norvegese di Christoffer Schou come una sicurezza nel piccolo mondo indiepop.




 Jeanines - Things Change

▶️ Dopo avere realizzato uno dei miei dischi preferiti dello scorso anno, tornano finalmente a farsi sentire i newyorkesi Jeanines! In occasione del loro primo mini-tour europeo, previsto il prossimo mese di marzo (i PopFest di Madrid e Parigi, più una toccata e fuga a Londra - ciao ciao Italia), Alicia Jeanine e Jed Smith pubblicano un nuovo 45 giri intitolato Things Change, questa volta con la WIAIWYA. Quattro nuove tracce anticipate da Been In The Dark, canzone che concentra in meno di due minuti tutta la loro frenetica malinconia, fatta di chiaroscuri alla Talulah Gosh, Shop Assistants e Aislers Set. Alicia Jeanine spiega così le sfumature più cupe del loro carattere: "I'm kind of obsessed with mortality and how weird the passage of time is, so I think my lyrics reflect that. I definitely lean into that kind of melancholy state of mind when trying to think of lyrics, while trying to avoid cliches!" 





 Seablite - High​-​Rise Mannequins

▶️ Dopo avere realizzato uno dei miei dischi preferiti dello scorso anno (REPRISE), tornano finalmente a farsi sentire anche i Seablite, anche loro con un nuovo EP di quattro tracce, anche se non tutte inedite. Una versione di Skeleton Couch, infatti, era presente sul loro primo demo, ma qui, come tutto il resto del High​-​Rise Mannequins EP, è stata registrata ex novo insieme ad Alicia Vanden Heuvel, già componente di Aislers Set, Poundsign, Still Flyin' e chissà quante altre formazioni della scena di San Francisco. L'uscita in 10 pollici è una collaborazione tra la statunitense Emotional Response e la spagnola Meritorio Records, per cui spese di spedizione abbattute: acquisto essenziale.

martedì 28 gennaio 2020

You were the worst and you knew

ELSA LESTER - Back From Vacation

Un paio di estati fa mi sono preso una cotta per Elsa Lester, giovane cantautrice olandese che si era da subito guadagnata lusinghieri paragoni con Courtney Barnett. Nella piccola intervista che le avevo fatto mi ero anche lanciato a citare nomi illustri come Lois, Flatmates o All Girl Summer Fun Band e lei aveva candidamente risposto "I don’t know any of them, haha!", preferendo ricordare band più vicine nel tempo, come Twin Peaks, Petite League o Frankie Cosmos. Un buon esempio della sua energia e della sua freschezza.
Ora finalmente Elsa è tornata ed è appena uscito un nuovo EP intitolato Back From Vacation (santo cielo: qualcuno si ricorda che eravamo in vacanza meno di un mese fa?), con cinque tracce concise e dirette, ancora una volta stracolme di melodie a presa rapida. La mia preferita è Money Boy, che tra queste canzoni è forse quella che più ricorda la già citata Barnett. La forma asciutta e vigorosa ben si adatta al racconto piuttosto carico di rabbia che elenca tutte le ragioni per cui il "former friend" si è rivelato una grossa delusione. Il senso di rivincita è evidente tra le strofe: "Look at me now / Skipping around my new favorite town / I got better fast". Di segno opposto il delizioso singolo Sweet Ghost Inc., adorabile cronaca di timidezze, insicurezze e vari disagi post-adolescenziali: "I don’t know if I’ll ever feel better / You know what, I’ll just sleep on a ground pad". Nella scanzonata Cactus e nella fulminea Jurassic Heart la voce della Lester sembra quasi quella di una Kim Deal che si diverta a impersonare un'impossibile versione twee di sé stessa. In un attimo si arriva già al finale, la spoglia ballata in tre quarti I'm Sad, che torna a esprimere il bisogno di comunicare: "Why can’t you read me and say 'I know you’re sad'? / I’m nervous and I can never speak". Qualche nota di piano abbellisce una tristezza delicata, che sembra quasi non volere apparire o essere troppo invadente.
La poesia di Elsa Lester è fatta di quella semplicità che ti conqusita al primo ascolto, e dopo questo EP non vedo già l'ora che arrivi un intero album.




venerdì 24 gennaio 2020

Empty parks

Pia Fraus - Empty Parks

Quando in un'intervista di un paio d'anni fa hanno chiesto a Rein Fuks, fondatore dei Pia Fraus, di descrivere la musica della sua band, le prime due parole che ha usato sono state "foggy" e "dreamy". Il suono dei Pia Fraus per me è sempre stato legato a un certo sentimento autunnale, a una bruma densa e vorticosa di riverberi ed echi dentro cui le voci, i feedback delle chitarre e i tappeti di synth si amalgamano in un colore coeso, dalle sfumature malinconiche ma in cui non sono mai mancati lampi accesi (spesso enfatizzati nei tanti remix che i Pia Fraus hanno da sempre commissionato ad artisti come Hood, Ulrich Schnauss, Vanishing Twin, Airiel e His Name Is Alive, solo per citarne alcuni).
La band proveniente da Tallinn, Estonia, ha ormai superato il ventennale di carriera, e ora ha pubblicato il sesto lavoro, Empty Parks: per loro stessa ammissione, è il loro album più pop di sempre. Il loro classico shoegaze sembra oggi più addolcito, in qualche modo rasserenato: vedi per esempio il singolo Love Sports o The New Water, in cui emergono influenze di Stereolab, oppure la luminosa Sweet Sunday Snow, che avrebbe potuto essere di certi giovani Radio Dept. oppure degli Yo La Tengo in vacanza nel Nord Europa.
Traccia dopo traccia, tutto Empty Parks rivela una formidabile compattezza, e senza dubbio parte del merito va al produttore che ha messo le mani su questo disco. Stavolta, infatti, i Pia Fraus (che in passato avevano anche collaborato con Norman Blake dei Teenage Fanclub) hanno potuto registrare ai Soma Electronic Music Studios di Nevada City, California, insieme a John McEntire. "Un sogno adolescenziale che è diventato realtà", è stato il commento molto schietto di Fuks. Grazie anche alla sua presenza, Empty Parks rivela una band che, nonostante si possa considerare una veterana della scena indipendente europea, continua a trovare stimoli nuovi e raggiunge questa invidiabile freschezza.



lunedì 20 gennaio 2020

"Noi che a Milano ci andiamo per la moda e la radio" (gennaio 2020)

Musica Per AperiTweevi VS Radio Raheem

"Musica Per AperiTweevi" VS Radio Raheem
Triennale di Milano (2020/01/16)




01 - Ducks Unlimited - Annie Forever
02 - Floristry - Days Of Being Wild
03 - The Springfields - Sunflower
04 - Wildhoney - Naive Castle
05 - Westkust - Touch
06 - Shrimp Tractor - Heaven Knows
07 - The Frenchmen - Unlucky Day
08 - Pants Yell! - Rue de La Paix
09 - Mick Trouble - Shut Your Bleeding Gob You Git
10 - Lo-Fi Legs - Lifesucker
11 - Amida - Absolute Reality
12 - Kiwi jr - Comeback Baby
13 - Clearance - Face The Frontier
14 - The Babies - Here Comes Trouble
15 - Hater - Plain Clothes Darling
16 - Comet Gain - You Can't Hide Your Love Forever

Save a little lovin' for a late night drive

Hank Midnight - Parkside

Una chitarra suona piano davanti alla finestra mentre il pomeriggio si spegne a poco a poco. La voce che canta in un falsetto leggero sussurra parole di commiato: "So long to the city I understand / never owed no one nothing". Ma, passate le lacrime come passa questo vento freddo dall'Atlantico, non rimane davvero tristezza dentro le strofe: la città lascia che tu l'attraversi, lascia che tu creda di averla solo per te per un momento, e sa che arriverà la stagione in cui guarderai altrove. "I've been searchin' for somethin' more / For too many years now".
Parkside è un piccolo EP di cinque canzoni scritte da Hank Midnight prima di abbandonare New York, chiudere una casa e voltare pagina nella propria vita. L'atmosfera sospesa di certe canzoni, che racchiudono silenzi eloquenti, restituisce bene la sensazione di questo passaggio. Nella scrittura di Hank Midnight è stata già notata una certa influenza di Van Morrison, ma io aggiungerei anche che si possono riconoscere anche sfumature del più vicino M Ward.
«Parkside is a farewell record to New York and to the period of my life which I spent there. I wrote these songs while living in an apartment on Parkside Avenue in Brooklyn, and I recorded them while moving out: as the place got emptier, the songs began to come alive». In qualche modo, si instaura una corrispondenza tra il vuoto della casa e gli spazi larghi di certi arrangiamenti, a volte appena accennati, come le percussioni che emergono soltanto alla fine di Nothing o i synth di Late Night Drive. La voce del cantautore del New Jersey rimane avvolta tra gli echi, ed è come se facessero da cornice alla solitudine di quell'istante prima del crepuscolo. Un nuovo amore, fuori da quella porta, però lo aspetta. Il nostro punto di vista rimane all'interno della casa, a guardare quella danza partita dalla cucina e arrivata giù in strada: chissà dove arriveranno. "Let's write a song to the clinking of glasses".

giovedì 16 gennaio 2020

Never bored

polaroid - un blog alla radio S19E10 podcast @ NEU RADIO

"polaroid - un blog alla radio" S19E10 @ NEU RADIO

Crayon Fields - All The Pleasures Of The World
Colombre - Non ti prendo la mano
Baseball Gregg - Never Bored (feat. Jimmy Kraft & mnngg)
The Voidz - Did My Best
Big Baby - String Of Pearls
Disq - Daily Routine
Dropkick - Feeling Never Goes Away
Human Colonies - Cloudchaser
Processions - Runaways
Ladroga - Brava abbastanza
The Innocence Mission - On Your Side

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mercoledì 15 gennaio 2020

I hope the feeling never goes away

Dropkick - The Scenic Route

Vigorose chitarre power pop e melodie dolcissime a profusione, tanto che a volte sembra quasi di trovarsi di fronte a qualche inedito dei Teenage Fanclub: se poi aggiungi che la band in questione proviene anche dalla Scozia, per un attimo ti viene il sospetto che questi Dropkick possano essere un segreto side project di Blake e soci. Invece, è da più o meno vent'anni che Andrew Taylor porta avanti questa prolifica band, avendo a messo a punto un suono e una scrittura davvero notevoli e infallibili.
Se non ho sbagliato i conti, il prossimo album The Scenic Route dovrebbe essere addirittura il quattordicesimo per la band di Edimburgo, e sta per uscire per la label spagnola Bobo Integral. Da un lato, certe ispirazioni sono evidenti (lo stesso Taylor, in un'intervista di qualche anno fa, citava tra i propri "dischi da isola deserta" Tom Petty, Wilco ed Elvis Costello), ma dall'altro, il blog Austin Town Hall sottolineava qualche giorno fa anche certe sfumature più morbide, che in queste canzoni possono ricordare le atmosfere dei Lucksmiths. Insomma, in ogni caso, un eccellente risultato!
Il singolo d'apertura, Feeling Never Goes Away, è quello che scopre subito le carte, con armonie vocali super ottimiste, i riff di chitarra canzone dopo canzone sono sempre più scintillanti (Matter Of Time oppure Tomorrow), ma i Dropkick sanno giocare bene anche di sottrazione, come nella beatlesiana Broken o nella malinconica ballata di chiusura You'll Always Be There. Insomma, è l'inizio di un nuovo anno, ma dalle parti della Scozia, per noi che amiamo questa musica, il tempo sembra non essere passato.




venerdì 10 gennaio 2020

Let me buy some poems

NO MUSEUMS - MOTHS

In un'intervista di qualche anno fa, Michael Betmanis, voce e fondatore del progetto No Museums, spiegava: "I don’t think of my work as being album-by-album. It’s more like a long trail of smoke of where I happen to be at the time. I have a hard time even remembering which songs are on which album".
Per questo motivo, non deve stupire troppo se ora, ad appena sei mesi di distanza dal precedente The Artifact is Nothing, i prolifici No Museums hanno già pubblicato un nuovo album. In qualche modo, fa tutto parte della stessa estetica, figlia di un approccio all'indie rock che trova nei Guided By Voices uno dei riferimenti principali, e che appartiene al DNA di questa band sin da quando si chiamava Twin Library. Non a caso, anche queste dieci canzoni (la maggior parte intorno ai due minuti), sembrano spesso rendere omaggio a Pollard e soci.
Mi pare che questo nuovo Moths spinga meno sul lato più elettrico della scrittura di Betmanis (meno irruenza Wedding Present, dunque) e prediliga atmosfere dai contorni più incerti e slabbrati, accentuate anche dai testi suggestivi ma opachi, pieni di immagini inafferrabili. Un suono che non si rapprende ma che resta mobile, capace di mutare ora verso un indiepop teso (A Rotten Summer), ora verso un folk cupo (We Keep Pulling The Sleighs), sfiorando toni alla New Year (The Bell Horse), per poi di sferrare il colpo decisivo con chitarre trascinanti (An Engine Submerged).
Non resta che continuare a seguire la lunga e ricca "scia di fumo" dei No Museums.




giovedì 9 gennaio 2020

Chapter Bushfire Benefit

Chapter Bushfire Benefit compilation

Gli incendi colossali continuano a devastare l'Australia e tra le diverse iniziative benefiche di queste settimane segnalo anche la compilation della label Chapter Music, intitolata Chapter Bushfire Benefit. In pratica è un semplice Best Of ma raccoglie 28 canzoni di molte band care anche a questo piccolo blog (The Stevens, Twerps, Goon Sax, Dick Diver...). Tra gli altri, sono presenti anche gli storici Crayon Fields, con la title track dalla ristampa del decennale di All The Pleasures Of The World.
Gli incassi raccolti saranno devoluti a Wildlife Victoria, Fire Relief Fund for First Nations Communities e Gippsland Emergency Relief Fund. Ovviamente, un download da Bandcamp non cambierà da solo il futuro e non ribalterà il climate change ma, come si dice in questi casi, ogni piccolo aiuto che ognuno può dare (così come ogni ulteriore presa di coscienza della gravità della situazione in cui abbiamo messo la Terra) è prezioso e importante.

mercoledì 8 gennaio 2020

Radio città radio

Vogliono zittire Radio Città del Capo?

«Sabato scorso la redazione di Radio Città del Capo ha lanciato un appello. [...] i lavoratori e le lavoratrici dell’emittente bolognese denunciano un possibile smantellamento che la proprietà non solo nega, ma addirittura afferma essere un incremento della produzione. Per capire il perché di due narrazioni opposte occorre andare a monte, dove si scopre che è in corso uno scontro a livello societario...»
Come ha scritto, con una battuta su Twitter, Paolo Noto (anche lui voce della RCdC che fu): "siccome Bologna è strana, ed è un po' il suo bello, una puntuale e lucida storia degli ultimi anni (e non solo) di Radio Città del Capo arriva dal direttore di Radio Fujiko”.
Infatti, "Perché Radio Città del Capo è in difficoltà", firmato da Alessandro Canella, è un articolo chiaro, corretto e completo. Per chi però fosse interessato a trovare ulteriori approfondimenti, forse meno diplomatici ma più coinvolti e "caldi", diciamo così, Paolo Soglia (che di Radio Città del Capo è stato anche direttore) ha postato su Facebook alcuni messaggi secondo me abbastanza importanti: quiqui e qui ("Tre domande che nessuno fa su Radio Città del Capo"), mettendo in discussione la legittimità di continuare a utilizzare un nome storico dell'etere bolognese e non solo.
La storia, purtroppo, è parecchio mesta, e non tanto per quelli che come me, e più di me, avevano dato il loro contributo a quella radio (per fortuna, abbiamo quasi tutti trovato di meglio da fare, per esempio dentro NEU Radio e le sue mille nuove voci), ma è parecchio mesta, credo, soprattutto per la nostra città, che si ritrova un po' più povera. Penso a cosa era il panorama radiofonico di Bologna quando sono arrivato qui, all'inizio dei Novanta, a tutto quello che mi aveva insegnato e fatto scoprire, e a cosa si è ridotto oggi. Mi domando che cosa potranno mai pensare le matricole dell’Anno 2020 di questo “mito di Bologna”, sempre più museo di sé stessa, sempre meno curiosa o "strana", appunto. Con quale voce oggi la città parla a loro, se parla ancora?

martedì 7 gennaio 2020

Blush

PROCESSIONS - Blush

La scorsa estate, con poche righe su facebook, il frontman dei Processions Phil Alfonso aveva dichiarato che la band era ormai ufficialmente sciolta. Alla formazione shoegaze di San Antonio restavano alcune date di supporto ai Foliage e poi sarebbe partito un nuovo progetto. Durante quel tour, però, i texani ebbero un brutto incidente, ne uscirono tutti illesi (nonostante la perdita del van e di buona parte della strumentazione) ma in qualche modo lo sfortunato episodio convinse Phil a tenere viva l'idea della band. "I was ready to cancel playing music but after this accident happened and Foliage and I survived... I knew I had to keep going. From here on out Processions is a solo project. I won’t quit and I will be writing a new EP".
Così ora, in attesa delle nuove produzioni per il 2020, arriva la ristampa su cassetta (curata dalla sempre attivissima Z Tapes) del primo EP Blush, con l'aggiunta di bonus track e tracce dal vivo, e per quanto mi riguarda è un recupero davvero molto interessante.
I Processions definiscono la propria musica in maniera molto semplice e schietta: "icy atmospheric ambient guitars paired with punk aggression". E in queste dieci canzoni tutto lo spettro del loro suono si dispiega in maniera molto chiara: dalla malinconia più languida e avvolgente (Ghosts oppure C-Section) ai momenti più aggressivi e trascinanti (l'apertura di Runaways). "We make post-punk music you can dance to" è il risoluto motto dei Processions, e sono molto contento che nel nuovo anno ci siano anche loro.