venerdì 24 gennaio 2020

Empty parks

Pia Fraus - Empty Parks

Quando in un'intervista di un paio d'anni fa hanno chiesto a Rein Fuks, fondatore dei Pia Fraus, di descrivere la musica della sua band, le prime due parole che ha usato sono state "foggy" e "dreamy". Il suono dei Pia Fraus per me è sempre stato legato a un certo sentimento autunnale, a una bruma densa e vorticosa di riverberi ed echi dentro cui le voci, i feedback delle chitarre e i tappeti di synth si amalgamano in un colore coeso, dalle sfumature malinconiche ma in cui non sono mai mancati lampi accesi (spesso enfatizzati nei tanti remix che i Pia Fraus hanno da sempre commissionato ad artisti come Hood, Ulrich Schnauss, Vanishing Twin, Airiel e His Name Is Alive, solo per citarne alcuni).
La band proveniente da Tallinn, Estonia, ha ormai superato il ventennale di carriera, e ora ha pubblicato il sesto lavoro, Empty Parks: per loro stessa ammissione, è il loro album più pop di sempre. Il loro classico shoegaze sembra oggi più addolcito, in qualche modo rasserenato: vedi per esempio il singolo Love Sports o The New Water, in cui emergono influenze di Stereolab, oppure la luminosa Sweet Sunday Snow, che avrebbe potuto essere di certi giovani Radio Dept. oppure degli Yo La Tengo in vacanza nel Nord Europa.
Traccia dopo traccia, tutto Empty Parks rivela una formidabile compattezza, e senza dubbio parte del merito va al produttore che ha messo le mani su questo disco. Stavolta, infatti, i Pia Fraus (che in passato avevano anche collaborato con Norman Blake dei Teenage Fanclub) hanno potuto registrare ai Soma Electronic Music Studios di Nevada City, California, insieme a John McEntire. "Un sogno adolescenziale che è diventato realtà", è stato il commento molto schietto di Fuks. Grazie anche alla sua presenza, Empty Parks rivela una band che, nonostante si possa considerare una veterana della scena indipendente europea, continua a trovare stimoli nuovi e raggiunge questa invidiabile freschezza.



lunedì 20 gennaio 2020

"Noi che a Milano ci andiamo per la moda e la radio" (gennaio 2020)

Musica Per AperiTweevi VS Radio Raheem

"Musica Per AperiTweevi" VS Radio Raheem
Triennale di Milano (2020/01/16)




01 - Ducks Unlimited - Annie Forever
02 - Floristry - Days Of Being Wild
03 - The Springfields - Sunflower
04 - Wildhoney - Naive Castle
05 - Westkust - Touch
06 - Shrimp Tractor - Heaven Knows
07 - The Frenchmen - Unlucky Day
08 - Pants Yell! - Rue de La Paix
09 - Mick Trouble - Shut Your Bleeding Gob You Git
10 - Lo-Fi Legs - Lifesucker
11 - Amida - Absolute Reality
12 - Kiwi jr - Comeback Baby
13 - Clearance - Face The Frontier
14 - The Babies - Here Comes Trouble
15 - Hater - Plain Clothes Darling
16 - Comet Gain - You Can't Hide Your Love Forever

Save a little lovin' for a late night drive

Hank Midnight - Parkside

Una chitarra suona piano davanti alla finestra mentre il pomeriggio si spegne a poco a poco. La voce che canta in un falsetto leggero sussurra parole di commiato: "So long to the city I understand / never owed no one nothing". Ma, passate le lacrime come passa questo vento freddo dall'Atlantico, non rimane davvero tristezza dentro le strofe: la città lascia che tu l'attraversi, lascia che tu creda di averla solo per te per un momento, e sa che arriverà la stagione in cui guarderai altrove. "I've been searchin' for somethin' more / For too many years now".
Parkside è un piccolo EP di cinque canzoni scritte da Hank Midnight prima di abbandonare New York, chiudere una casa e voltare pagina nella propria vita. L'atmosfera sospesa di certe canzoni, che racchiudono silenzi eloquenti, restituisce bene la sensazione di questo passaggio. Nella scrittura di Hank Midnight è stata già notata una certa influenza di Van Morrison, ma io aggiungerei anche che si possono riconoscere anche sfumature del più vicino M Ward.
«Parkside is a farewell record to New York and to the period of my life which I spent there. I wrote these songs while living in an apartment on Parkside Avenue in Brooklyn, and I recorded them while moving out: as the place got emptier, the songs began to come alive». In qualche modo, si instaura una corrispondenza tra il vuoto della casa e gli spazi larghi di certi arrangiamenti, a volte appena accennati, come le percussioni che emergono soltanto alla fine di Nothing o i synth di Late Night Drive. La voce del cantautore del New Jersey rimane avvolta tra gli echi, ed è come se facessero da cornice alla solitudine di quell'istante prima del crepuscolo. Un nuovo amore, fuori da quella porta, però lo aspetta. Il nostro punto di vista rimane all'interno della casa, a guardare quella danza partita dalla cucina e arrivata giù in strada: chissà dove arriveranno. "Let's write a song to the clinking of glasses".

giovedì 16 gennaio 2020

Never bored

polaroid - un blog alla radio S19E10 podcast @ NEU RADIO

"polaroid - un blog alla radio" S19E10 @ NEU RADIO

Crayon Fields - All The Pleasures Of The World
Colombre - Non ti prendo la mano
Baseball Gregg - Never Bored (feat. Jimmy Kraft & mnngg)
The Voidz - Did My Best
Big Baby - String Of Pearls
Disq - Daily Routine
Dropkick - Feeling Never Goes Away
Human Colonies - Cloudchaser
Processions - Runaways
Ladroga - Brava abbastanza
The Innocence Mission - On Your Side

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mercoledì 15 gennaio 2020

I hope the feeling never goes away

Dropkick - The Scenic Route

Vigorose chitarre power pop e melodie dolcissime a profusione, tanto che a volte sembra quasi di trovarsi di fronte a qualche inedito dei Teenage Fanclub: se poi aggiungi che la band in questione proviene anche dalla Scozia, per un attimo ti viene il sospetto che questi Dropkick possano essere un segreto side project di Blake e soci. Invece, è da più o meno vent'anni che Andrew Taylor porta avanti questa prolifica band, avendo a messo a punto un suono e una scrittura davvero notevoli e infallibili.
Se non ho sbagliato i conti, il prossimo album The Scenic Route dovrebbe essere addirittura il quattordicesimo per la band di Edimburgo, e sta per uscire per la label spagnola Bobo Integral. Da un lato, certe ispirazioni sono evidenti (lo stesso Taylor, in un'intervista di qualche anno fa, citava tra i propri "dischi da isola deserta" Tom Petty, Wilco ed Elvis Costello), ma dall'altro, il blog Austin Town Hall sottolineava qualche giorno fa anche certe sfumature più morbide, che in queste canzoni possono ricordare le atmosfere dei Lucksmiths. Insomma, in ogni caso, un eccellente risultato!
Il singolo d'apertura, Feeling Never Goes Away, è quello che scopre subito le carte, con armonie vocali super ottimiste, i riff di chitarra canzone dopo canzone sono sempre più scintillanti (Matter Of Time oppure Tomorrow), ma i Dropkick sanno giocare bene anche di sottrazione, come nella beatlesiana Broken o nella malinconica ballata di chiusura You'll Always Be There. Insomma, è l'inizio di un nuovo anno, ma dalle parti della Scozia, per noi che amiamo questa musica, il tempo sembra non essere passato.




venerdì 10 gennaio 2020

Let me buy some poems

NO MUSEUMS - MOTHS

In un'intervista di qualche anno fa, Michael Betmanis, voce e fondatore del progetto No Museums, spiegava: "I don’t think of my work as being album-by-album. It’s more like a long trail of smoke of where I happen to be at the time. I have a hard time even remembering which songs are on which album".
Per questo motivo, non deve stupire troppo se ora, ad appena sei mesi di distanza dal precedente The Artifact is Nothing, i prolifici No Museums hanno già pubblicato un nuovo album. In qualche modo, fa tutto parte della stessa estetica, figlia di un approccio all'indie rock che trova nei Guided By Voices uno dei riferimenti principali, e che appartiene al DNA di questa band sin da quando si chiamava Twin Library. Non a caso, anche queste dieci canzoni (la maggior parte intorno ai due minuti), sembrano spesso rendere omaggio a Pollard e soci.
Mi pare che questo nuovo Moths spinga meno sul lato più elettrico della scrittura di Betmanis (meno irruenza Wedding Present, dunque) e prediliga atmosfere dai contorni più incerti e slabbrati, accentuate anche dai testi suggestivi ma opachi, pieni di immagini inafferrabili. Un suono che non si rapprende ma che resta mobile, capace di mutare ora verso un indiepop teso (A Rotten Summer), ora verso un folk cupo (We Keep Pulling The Sleighs), sfiorando toni alla New Year (The Bell Horse), per poi di sferrare il colpo decisivo con chitarre trascinanti (An Engine Submerged).
Non resta che continuare a seguire la lunga e ricca "scia di fumo" dei No Museums.




giovedì 9 gennaio 2020

Chapter Bushfire Benefit

Chapter Bushfire Benefit compilation

Gli incendi colossali continuano a devastare l'Australia e tra le diverse iniziative benefiche di queste settimane segnalo anche la compilation della label Chapter Music, intitolata Chapter Bushfire Benefit. In pratica è un semplice Best Of ma raccoglie 28 canzoni di molte band care anche a questo piccolo blog (The Stevens, Twerps, Goon Sax, Dick Diver...). Tra gli altri, sono presenti anche gli storici Crayon Fields, con la title track dalla ristampa del decennale di All The Pleasures Of The World.
Gli incassi raccolti saranno devoluti a Wildlife Victoria, Fire Relief Fund for First Nations Communities e Gippsland Emergency Relief Fund. Ovviamente, un download da Bandcamp non cambierà da solo il futuro e non ribalterà il climate change ma, come si dice in questi casi, ogni piccolo aiuto che ognuno può dare (così come ogni ulteriore presa di coscienza della gravità della situazione in cui abbiamo messo la Terra) è prezioso e importante.

mercoledì 8 gennaio 2020

Radio città radio

Vogliono zittire Radio Città del Capo?

«Sabato scorso la redazione di Radio Città del Capo ha lanciato un appello. [...] i lavoratori e le lavoratrici dell’emittente bolognese denunciano un possibile smantellamento che la proprietà non solo nega, ma addirittura afferma essere un incremento della produzione. Per capire il perché di due narrazioni opposte occorre andare a monte, dove si scopre che è in corso uno scontro a livello societario...»
Come ha scritto, con una battuta su Twitter, Paolo Noto (anche lui voce della RCdC che fu): "siccome Bologna è strana, ed è un po' il suo bello, una puntuale e lucida storia degli ultimi anni (e non solo) di Radio Città del Capo arriva dal direttore di Radio Fujiko”.
Infatti, "Perché Radio Città del Capo è in difficoltà", firmato da Alessandro Canella, è un articolo chiaro, corretto e completo. Per chi però fosse interessato a trovare ulteriori approfondimenti, forse meno diplomatici ma più coinvolti e "caldi", diciamo così, Paolo Soglia (che di Radio Città del Capo è stato anche direttore) ha postato su Facebook alcuni messaggi secondo me abbastanza importanti: quiqui e qui ("Tre domande che nessuno fa su Radio Città del Capo"), mettendo in discussione la legittimità di continuare a utilizzare un nome storico dell'etere bolognese e non solo.
La storia, purtroppo, è parecchio mesta, e non tanto per quelli che come me, e più di me, avevano dato il loro contributo a quella radio (per fortuna, abbiamo quasi tutti trovato di meglio da fare, per esempio dentro NEU Radio e le sue mille nuove voci), ma è parecchio mesta, credo, soprattutto per la nostra città, che si ritrova un po' più povera. Penso a cosa era il panorama radiofonico di Bologna quando sono arrivato qui, all'inizio dei Novanta, a tutto quello che mi aveva insegnato e fatto scoprire, e a cosa si è ridotto oggi. Mi domando che cosa potranno mai pensare le matricole dell’Anno 2020 di questo “mito di Bologna”, sempre più museo di sé stessa, sempre meno curiosa o "strana", appunto. Con quale voce oggi la città parla a loro, se parla ancora?

martedì 7 gennaio 2020

Blush

PROCESSIONS - Blush

La scorsa estate, con poche righe su facebook, il frontman dei Processions Phil Alfonso aveva dichiarato che la band era ormai ufficialmente sciolta. Alla formazione shoegaze di San Antonio restavano alcune date di supporto ai Foliage e poi sarebbe partito un nuovo progetto. Durante quel tour, però, i texani ebbero un brutto incidente, ne uscirono tutti illesi (nonostante la perdita del van e di buona parte della strumentazione) ma in qualche modo lo sfortunato episodio convinse Phil a tenere viva l'idea della band. "I was ready to cancel playing music but after this accident happened and Foliage and I survived... I knew I had to keep going. From here on out Processions is a solo project. I won’t quit and I will be writing a new EP".
Così ora, in attesa delle nuove produzioni per il 2020, arriva la ristampa su cassetta (curata dalla sempre attivissima Z Tapes) del primo EP Blush, con l'aggiunta di bonus track e tracce dal vivo, e per quanto mi riguarda è un recupero davvero molto interessante.
I Processions definiscono la propria musica in maniera molto semplice e schietta: "icy atmospheric ambient guitars paired with punk aggression". E in queste dieci canzoni tutto lo spettro del loro suono si dispiega in maniera molto chiara: dalla malinconia più languida e avvolgente (Ghosts oppure C-Section) ai momenti più aggressivi e trascinanti (l'apertura di Runaways). "We make post-punk music you can dance to" è il risoluto motto dei Processions, e sono molto contento che nel nuovo anno ci siano anche loro.