venerdì 30 agosto 2019

Hiding from what truly makes me happy

 Julia Shapiro - Perfect Version


Now I’ll slip into a dream

Where I’m nothing and my mind’s free

Perfect Version, il debutto solista di Julia Shapiro, è un disco dentro cui è molto facile abbandonarsi: languidi strati di suoni quasi impalpabili, una voce sognante e ritmi blandi. Ma, al tempo stesso, è un disco che interroga con insistenza quel nostro abbandonarci. È come se la depressione, la stanchezza e il malessere che la Shapiro canta e analizza, velandoli dietro una musica dissolta e cullante, fossero gli stessi stati d'animo a cui cerchiamo di sfuggire chiedendo rifugio a una musica dentro cui dissolverci e cullarci, e trovandoci poi davanti alle domande di ogni giorno: qual è il senso di questo continuare a trascinarsi? Come posso stare insieme agli altri? Riuscirò a dare un significato alle cose che faccio?
Perfect Version, in qualche modo, è un album "disagevole" proprio perché ti concede fin troppo agio. Che sia la ninnananna di Tired, con la sua melodia distesa, il tappeto di chitarra di Harder To Do, ipnotica e scintillante (e con un magnifico assolo di tromba di Darren Hanlon), o l’indie rock scarno e rilassato di Natural e Around The Block, ogni elemento in queste canzoni sembra disposto ad accoglierti, morbido e luminoso (è un album che si è adattato alla perfezione ai pigri ascolti di questa estate).
La cornice di questa scrittura, invece, racconta un diverso conflitto che la ex cantante dei Chastity Belt ha vissuto sulla propria pelle: come spiega il comunicato di presentazione dell’album, "dealing with health issues, freshly out of a relationship, and in the middle of an existential crisis, she realized halfway through a tour [...] that she was going through too much to continue". E quando ne hai abbastanza di tutto, anche solo per pensare di trascinare il fardello dei giorni, è normale e umano cercare una via di fuga, un suono che dia sollievo. "I’ve spent all my time just trying to be / As close as I can to the perfect version of me" canta la title track. Per fortuna, la pressione che tocca sopportare ("I should really be more present / I should go to bed at a reasonable hour / But what’s the fun in that / It’s impossible to keep your life together"), può regalare anche "effetti collaterali" come la poesia di queste canzoni, e grazie agli amici e alla musica, una nuova, forse fragile ma ritrovata serenità (o una nuova "naturalezza", come racconta la traccia d'apertura) dall'altra parte di questo specchio: "All my problems feel like paper / I can finally rip them up".







mercoledì 28 agosto 2019

It's alright to feel strange

BLUE OCEAN - OAKLAND

Come forse si poteva intuire dal fatto che aprissero il nastrone dell'estate, sono completamente innamorato dei Blue Ocean, band di Oakland di cui, a parte il nome, non sembra possibile sapere quasi nulla. Non si trova una scassata pagina web, una recensione in giro, un tweet o qualche hashtag disperso. Come se non bastasse, il nome stesso è praticamente impossibile da googlare.
Mi resta soltanto la loro musica, un'unica foto poco decifrabile e una fugace apparizione sulla nuova notevolissima compilation della Rocks In Your Head di Sonny Smith (tra l'altro con una versione alternativa di Love): ma sapete una cosa? Mi basta, davvero. Le quattro tracce del loro secondo EP Summer Of Hands (uscito in cassetta autoprodotta) non durano nemmeno una quarto d'ora e mi costringono ad ascoltarle e riascoltarle di continuo. Un indie rock ruvido che sembra ereditare le cose migliori dei Terry Malts. Ma dove la band di casa Slumberland traduceva la lezione punk veloce e spigolosa di band come Wipers o Buzzcocks, nei Blue Ocean e nei loro feedback più distesi, in quella voce quasi smarrita contro il rimbombo dei bassi, sento un'ombra di malinconia diversa, quasi verso certi Sonic Youth più clementi, quasi degli Hüsker Dü indiepop. I testi sono paesaggi surreali ("words are falling from my mouth / light the fuse in my life / and burn it out") dentro cui è facile dimenticare la direzione che stavamo cercando, ma mentre le canzoni scorrono mi accorgo di non volerla più ricordare.
Non so in quale squat della Bay Area i Blue Ocean stiano suonando stasera, non so se ne parlerà mai qualcuno o se ne saprò mai più di così. Mi importa soltanto che in qualche modo la loro musica arrivi ancora qui, in questa strana e sconcertante "estate di mani", perché io possa dire "I still like it".





UPDATE: Grazie alla detective Claudia, aggiungo qualche altro pezzetto al puzzle. Dave Stringi, voce e chitarra dei Blue Ocean, aveva in precedenza un progetto solista a nome Hummus Boy, molto più punk e a bassa fedeltà. Inoltre, si dedica con risultati interessanti anche alla pittura e alle illustrazioni, e in particolare ha una graphic nove in progress intitolata Crazy World che mi sembra decisamente affascinante. Infine, i Blue Ocean sono anche su Instagram, follow immediato!


domenica 25 agosto 2019

Gone for good

 Smiles -  Gone For Good

La fine del pomeriggio dell'ultima domenica di vacanza, il taglio di sole arancione sulla parete del corridoio, la finestra e la misura di cielo che soffia da questa parte. Le valigie già svuotate e messe via, gli armadi chiusi, esitiamo ancora un attimo prima di stappare la birra che ci meritiamo.
“Well, you say that it’s gone for good? Maybe you should”. L’anteprima del lato A di questo sette pollici di Smiles, uscito nel Singles Club per il trentennale della Slumberland Records, in realtà girava già da qualche mese ma è stato solo in questa amabile ora incerta, in questo epilogo inondato di luce, che è risuonato inspiegabilmente appropriato. Qualcosa si chiude, si consegna nelle foto ricordo e nei biglietti ritrovati nelle tasche, ma ci siamo arrivati preparati. Una ballata che parte pigra e poi si avvolge di riverberi, cori e archi in pieno stile Teenage Fanclub e Big Star. Forse avevo proprio bisogno di tutto questo nel passaggio di stagione che si inarca in questo ultimo sole.
Degli Smiles non si sa molto: Manny, senza altro cognome, ha un sacco di canzoni su Bandcamp e aveva pubblicato un EP per la Melters Records un paio d’anni fa. In quelle quattro tracce, oltre al suo smisurato amore per le nostre care chitarre scozzesi Anni Novanta, era evidente anche un certo omaggio a Elliott Smith. Questa produzione più recente, invece, risuona in qualche modo più dolce proprio mentre canta “now it’s getting bitter”. È un agosto che finisce, è una domenica pomeriggio che aspetta ancora un ultimo raggio, si trattiene ancora un poco sul crepuscolo, si volta a guardare le settimane passate: “it’s gone for good” lo dice con un sorriso. Dopo questi tre minuti e trentadue stappiamo quella birra.

venerdì 23 agosto 2019

Rock the Baita 2019!

Rock the Baita Festival 2019

Ormai programmo le ferie in base al calendario di Rock the Baita. Il piccolo festival fai-da-te sulle colline di Parma arriva alla sesta edizione e per me rappresenta il tradizionale ultimo appuntamento live prima della fine delle vacanze d'agosto.
Con la scusa di andare a mettere due dischi aperitweevi, domani sera vado a godermi un po' di concerti e brindisi in quota: quest'anno i ragazzi hanno fatto le cose in grande e in scaletta ci sono tre band parecchio interessanti (di cui due straniere in prima e unica data per l'Italia!).
L'ingresso al Rock The Baita è come sempre "up to you", ma vista l'offerta di quest'anno (arricchita dal consueto contorno di grigliate, mercatini e mostre) vi suggerisco di non essere avari.


SKEGSS
Gli Skeggs, dall'Australia, suonano un garage rock bello tirato che in diverse recensioni si è guadagnato paragoni entusiasti con Fidlar, Cloud Nothings e Strokes.
Il trio di Byron Bay, dopo una gavetta costellata di singoli ed EP e un hype crescente, ha debuttato l'anno scorso con l'album My Own Mess, generosa raccolta che trabocca chitarre divertenti e super estive, perfetta per fare festa e perdere la testa.




Spielbergs
Gli Spielbergs, dalla Norvegia, all'inizio di quest'anno hanno infiammato non pochi cuori con il loro primo album This Is Not The End, disco che seguiva a ruota l'EP d'esordio Distant Star. Praticamente sono passati da "band to watch" di Stereogum ad affermata giovane leva dell'indie rock internazionale nel giro di pochi mesi. E a giudicare da queste dodici canzoni, il trio di Oslo se lo merita davvero: un suono poderoso e trascinante che fa tornare in mente sia band come No Age o Titus Andronicus, sia certi Get Up Kids più epici.




The Whip Hand
A difendere di colori di casa nostra ci saranno The Whip Hand, formazione di Trani che alla fine dell'anno scorso aveva pubblicato un album molto lodato, uscito per Mia Cameretta Records insieme a Lady Sometimes, quindi già garanzia di qualità.
Le dieci tracce di Sometimes, We Are partono da un dream pop influenzato da Beach Fossils e DIIV per poi trovare via via un proprio carattere, a volte più nervoso ed elettrico, a volte più cupo e malinconico.



L'invito, come potrete intuire, è soltanto uno: ci si vede a banco!




martedì 20 agosto 2019

Video première: WOW - "Occhi Di Serpente"

 WOW - Occhi Di Serpente
photo from "On Leaving", a fanzine by Matteo Casari

"Brucia lentamente, nell'abisso, tra le ombre, sale e scende e poi ti avvolgerà": così cantano gli WOW nel loro nuovo singolo, Occhi di serpente, seconda anticipazione da Come la notte, il nuovo album in arrivo il prossimo 30 agosto su Maple Death Records e My Own Private Records.
È un verso che trasporta dentro una storia di luci striscianti e suadenti, seduzione e rischio, ma potrebbe anche funzionare come una chiave per decifrare la musica stessa della band romana. Un gesto che ha le cadenze ipnotiche tanto dell'incantesimo, quanto dell'abbandono più sensuale. Parlando degli WOW si citano sempre Mina e Patty Pravo, Piero Umiliani e Morricone (e chissà se nel titolo del nuovo album c'entra qualcosa anche La notte di Antonioni), ma non fermiamoci alle suggestioni italo-Sixties: gli WOW descrivono questa traccia come un "primordial Gun Club with an Afro-tinged funk assault". A giudicare dal video che la accompagna, e che è un onore presentare oggi qui su polaroid, si tratta di un assalto fulmineo, una sortita col favore delle tenebre, che coglie di sorpresa e non lascia scampo. In fondo a questa musica, gli occhi di serpente vi fissano.





giovedì 15 agosto 2019

Indiepop Jukebox (Ferragosto 2019 version)

Nonostante in questi ultimi mesti giorni abbia avuto voglia di ascoltare quasi soltanto le canzoni di David Berman (ne riparleremo più avanti, davanti a un microfono), anche durante le vacanze del blog ci sono un sacco di nuove ottime uscite indiepop che meritano di essere segnalate. Ecco qui una mini playlist, giusto in tempo per Ferragosto!

AMY O - PLANET BLUE

▶️ Un pianeta blu con lenzuola di seta rosa per fare sogni sprofondati dentro un grande letto alla deriva: ci vorrebbe proprio in questa estate 2019! Umani desideri di evasione intergalattica nel singolo Planet Blue che anticipa la prossima uscita di Amy O, al secolo Amy Olsen, autrice di un bedroom pop tra Frankie Cosmos e certe cose classiche alla Rilo Kiley. Il terzo album della cantautrice di Bloomington, Indiana, si intitolerà Shell e uscirà il prossimo 25 ottobre.




HATER - Four Tries Down / It's A Mess

▶️ Ovunque io sia, nel mondo, la voce di Caroline Landahl eserciterà sempre su di me un richiamo irresistibile. I suoi Hater, a un anno di distanza dal magnifico doppio album Siesta, hanno annunciato l'uscita di un nuovo sette pollici: Four Tries Down / It's A Mess, due tracce che mescolano le due facce del loro carattere: il loro sguardo più austero e la malinconia struggente dei loro abbracci. Il lato A si può già ascoltare in anteprima e si apre con una chitarra incalzante, mentre la melodia sembra sfuggire fino a quando si scioglie nel ritornello, come se la canzone cercasse di convincere sé stessa: "Lift you up / No regrets / Steal your soul / Better solo". Sono conquistato al primo ascolto. Il nuovo singolo è in arrivo sempre su Fire Records il prossimo 6 settembre.





Glaze - GlazeTV

▶️ Da Austin, Texas, arriva il trio dei Glaze, li scopro con colpevole ritardo ma è già amore a prima vista: chitarre super fuzzy, ritmi forsennati, voci dissolte tra gli echi e la capacità di far esplodere il rumore al momento giusto. Il nuovo EP GlazeTV contiene quattro tracce, una meglio dell'altra.




SEAN O'HAGAN - On A Lonely Day (Ding, Dong)

▶️ Sean O'Hagan's dei leggendari High Llamas sta per tornare con un secondo album solista (il primo era uscito nel 1990 e si intitolava, guarda un po', proprio High Llamas). Questo nuovo Radum Calls, Radum Calls, la cui uscita è prevista per il prossimo 25 ottobre su Drag City, "nasce dalle recenti ossessioni ispirate da una nuova generazione di cantautori con cui O'Hagan ha collaborato negli ultimi anni", oltre che dai consueti riferimenti classici che possiamo aspettarci di trovare nei suoi lavori. Un buon esempio è questo singolo in anteprima, On A Lonely Day, che combina influenze Beach Boys con un tocco surreale un po' Divine Comedy.




The Flatmates -  Shut Up and Kiss Me

▶️ Gli storici Flatmates (che come forse saprete si sono riformati ormai da sei anni con la scatenata Lisa Bouvier alla voce) hanno annunciato un nuovo singolo, questa volta per la label indipendente greca Old Bad Habits. Questa nuova Shut Up And Kiss Me arriva dentro un sette pollici viola e ci riporta tutto quello per cui abbiamo sempre amato la cara band di Bristol: The Ramones meets The Ronettes!




topographies - Cherry Blossom

▶️ Se anche in pieno agosto non potete fare a meno di chitarre languide, strati di riverberi e melodie ipnotiche, allora il nuovo singolo dei Topographies fa al caso vostro. La band, che vede al suo interno musicisti dell'area di San Francisco provenienti da varie band (Coo Coo Birds, Your Friend, Solip, and To The Wedding...) ha appena pubblicato per il singles club della britannica Sonic Cathedral, questa Cherry Blossom di purissimo shoegaze.

venerdì 2 agosto 2019

Indietracks Festival 2019: il report di Barto!

Se anche voi, come me, purtroppo avete perso l'ultima edizione dell'Indietracks Festival (vero punto di riferimento per la scena indiepop internazionale), non disperate: anche quest'anno Stefano "Barto" Bartolotta (nota firma di Indie-Roccia, BeeHive, Ondarock, BasketInside e chissà quante altre testate, senza dimenticare il suo caro vecchio blog Roundmount...) presta le sue parole a polaroid per un nuovo ricchissimo report. Non manca nulla, e non vi prendete nemmeno la pioggia!

INDIETRACKS 2019
photo by Indietracks

UNA POLAROID DALLE MIDLANDS
Da 13 anni a questa parte, ogni mese di luglio il Midlands Railway Centre è teatro di qualcosa che ormai non è più un semplice festival, e nemmeno un evento, ma rappresenta la perpetuazione di una magia che non smette mai di incantare chi decide di sottoporvisi. Puoi essere stato all’Indietracks un numero elevato di volte, o puoi essere un debuttante, ma il primo pensiero, quando vai via da lì e torni alla vita reale, è che l’anno prossimo ci devi essere. Magari con modalità logistiche e organizzative diverse, tipo il sottoscritto che ha ormai capito di essere troppo vecchio per il campeggio, ma comunque la prima idea è quella di voler tornare.
I fattori dell’incantesimo sono sempre gli stessi: musica bella e varia, luogo suggestivo sia nel suo complesso che per quanto riguarda l’estetica dei singoli palchi, organizzazione impeccabile, bella gente con cui viene sempre naturale scambiare quattro chiacchiere anche se non ci si conosce, mentre, invece, è bello rivedersi ogni anno con le amicizie strette nelle edizioni precedenti. Ci si racconta velocemente come va la propria vita, si fa un riassunto dei nomi per cui si hanno le maggiori aspettative, e alla fine ci si dice chi sono stati i migliori, ci si racconta il viaggio che si sta per fare per tornare a casa e ci si dà appuntamento all’anno prossimo. Detta così potrebbe sembrare una serie di conoscenze superficiali, ma in realtà c’è comunque un’aura di affetto reciproco grazie al quale queste sono tutt’altro che chiacchiere di circostanza. E anche se piove (quest’anno il sabato è stato particolarmente bagnato), sicuramente ci si sente a disagio, ma l’incantesimo produce i medesimi effetti.
Anche altri aspetti del festival come gli orari, la sistemazione dei punti ristoro e le attività collaterali alla musica sono sempre gli stessi, e a tutti quanti va benissimo così. Le uniche novità si sono viste solo nel campeggio, con uno spazio più ampio per tavoli e sedie, necessario durante le affollatissime ore mattutine per la colazione, e la zona della discoteca che non era più rappresentata dal tendone bianco in zona ingresso, ma era una sala al piano superiore rispetto al caffè. La prima novità è stata molto gradita, mentre la seconda ha avuto riscontri contrastanti, visto che la temperatura interna della sala era davvero elevata.

Inizierò ora la descrizione delle singole performance musicali a cui ho assistito, dividendole per categorie. Una premessa necessaria è che il sabato ho dato tutto me stesso per non perdermi niente, mentre le domenica ero stanco e me la sono presa con più calma.

IL MOMENTO CLOU
INDIETRACKS FESTIVAL 2019
photo by The Spook School
Gli Spook School sono probabilmente la band più amata dall’intero pubblico dell’Indietracks, e il loro ultimo set prima del tour d’addio di fine agosto/primi di settembre era indubbiamente il momento più atteso. L’abbraccio collettivo tra il quartetto scozzese e i fan si è svolto nel palco all’interno, e non nel principale, probabilmente per favorire la pioggia di palloncini puntualmente arrivata con le ultime note. Nye, Adam, Anna e Niall hanno onorato al meglio il ruolo di vere star di questa edizione, con un live perfetto, sia come scaletta che come esecuzione, e hanno commosso tutti con il rifacimento di What Do We Do Now dei Just Joans con il testo cambiato a tema Indietracks (ad esempio, “do you still drink down the local” è stato sostituito con “do you still drink at the train bar”). Il singalong è stato massiccio, e il senso di gloria e dolore allo stesso tempo è stato fortissimo e indimenticabile.



I MIGLIORI
Al di là del set di cui sopra, impossibile da paragonare con qualunque altra cosa, chi mi ha compito di più sono stati due progetti che hanno messo in mostra non solo ispirazione compositiva e bravura esecutiva, ma anche tantissima personalità. Porridge Radio è un nome che gira da anni ma che è sempre rimasto un po’ sottotraccia, mentre le Big Joanie sono più recenti, ma hanno avuto un’esposizione subito importante (basti pensare allo slot da supporter primario per le Bikini Kill in tutte e due le date londinesi). Entrambi hanno suonato divinamente ed evidenziato molto bene la propria unicità. In una scena che non ha certamente l’innovazione nel proprio DNA, l’emersione di progetti del genere fa bene a tutti e può essere il giusto stimolo per un numero sempre più alto di musicisti a cercare la propria strada



BRAVI
INDIETRACKS FESTIVAL 2019
photo by Padda
Le Peaness hanno aperto nel migliore dei modi il festival, con il loro live rodatissimo, grazie al quale si apprezza l’equilibrio tra dolcezza e approccio deciso che sta alla base della loro proposta. Armonie musicali e vocali eseguite alla perfezione e grande atmosfera creata subito. Il sabato, poi, è stata un’infilata di bei concerti uno via l’altro: dalla potenza pop-punk dei Fresh, che hanno messo molta più robustezza nel loro suono live e l’impatto ci ha chiaramente guadagnato, all’eleganza dei Mammoth Penguins, in questo momento semplicemente un progetto di caratura superiore per qualità melodica e vocale e per alto profilo degli arrangiamenti, per finire con il set dolce e raffinato di Tracyanne & Danny, chiamati a un compito non facile dopo la botta emozionale degli Spook School ma usciti vincitori dal compito in virtù della loro innata classe. La domenica, i Seazoo hanno ribadito, una volta di più, che se il mondo fosse giusto sarebbero considerati i nuovi alfieri dell’indiepop gallese, e Withered Hand ha regalato ai presenti lo stessi tipo di performance spettacolare di 5 anni fa, che va benissimo così, perché quando una cosa è così bella ed esaltante, non ha senso cambiarla.



BRAVI CON RISERVA
INDIETRACKS FESTIVAL 2019
photo by Padda
Gli Orielles hanno chiuso il venerdì sera in modo sicuramente soddisfacente, ma chiunque non fosse pienamente convinto della loro proposta su disco, avrà mantenuto le stesse perplessità dal vivo. La sensazione, infatti, è che il loro stile sia troppo basato sui suoni e su un’eccessiva ricerca del ricamino e del colpo ad effetto, e che non ci sia abbastanza cura per il songwriting, e il fatto che, sul palco, la voca sia stata volutamente messa sotto nel bilanciamento dei suoni è un ulteriore indizio in tal senso. I Martha sono stati divertenti e coinvolgenti, soprattutto quando Naomi si è lanciata in un crowd surfing seduta su un canotto gonfiabile che l’ha portata direttamente sotto al palco degli Spook School, ma per prima cosa mi hanno dato l’impressione di rendere molto meglio indoor che non all’aperto, e poi ho avuto la sensazione che non credano molto al loro nuovi disco, visto che in scaletta è stato un po’ trascurato e per ben due canzoni si sono dimenticati parte del testo, e trovo sempre bruttino quando una band mostra di non credere al proprio materiale nuovo, tanto più se è di qualità come in questo caso.

LE DELUSIONI
I Bis erano stati straordinari 6 anni fa, ed erano in full band, ovvero i tre membri più basso e batteria. Qui, questi ultimi due non c’erano, e il live è stato piatto e scialbo. Le Stealing Sheep, su disco, sono autrici di un electropop tra i più dinamici e frizzanti in circolazione, ma anche qui, il voler essere sul palco solo in tre rende tutto piatto e per nulla interessante.

PROGETTI NUOVI DI MUSICISTI AFFERMATI
INDIETRACKS FESTIVAL 2019
photo by Padda
Detto che in questa categoria mi sono purtroppo perso Advance Base, ovvero la nuova incarnazione di Owen Ashworth, meglio conosciuto come Casiotone For The Painfully Alone, ho comunque potuto assistere a quattro performance interessanti. Gli Athabaska sono guidati da Roxy Brennan, attivissima da diversi anni sia come solista (Two White Cranes) che in diverse band, tra cui soprattutto Grubs e Trust Fund; qui, la Brennan e i suoi tre compagni provano a inserire elementi country e heartland rock in un impianto comunque indiepop, e, almeno con questo set, danno l’impressione di essere già sulla strada giusta. I Jetstream Pony sono il nuovo progetto di Beth Arzy, già nei Trambling Blue Stars e nei Luxembourg Signal: sfortunati il sabato sul palco indoor per via di problemi tecnici mai risolti, hanno avuto l’opportunità last minute di rifarsi in chiesetta la domenica suonando prima di tutti gli altri e hanno fatto vedere di avere in mano un indie pop riverberato di indubbio fascino. Gli Squiggles sono il nuovo progetto guidato da Niall degli Spook School, e nel quale può sfoggiare la propria natura da frontman; visivamente colpisce il look da supereroi e le mise colorate, mentre musicalmente si punta a uno slacker rock lo fi che può essere sviluppato meglio ma che risulta già interessante. Infine, Common Or Garden è Hannah degli Owl & Mouse in versione electropop solitaria, e il suo set è stato trionfale, grazie al suo timbro vocale sempre splendido e a delle dinamiche sonore veramente interessanti.



SCOPERTE IN RITARDO
INDIETRACKS FESTIVAL 2019
photo by Indietracks
All’Indietracks capita sempre di ascoltare qualcuno che ha già almeno un disco all’attivo e chiedersi “ma perché me l’ero perso?”. Poco male, comunque, si viene qui anche per rimediare alle lacune. Grawl!x e la sua band sono stati splendidi la domenica in chiesetta: evocativi e sognanti ma anche senza nessuna paura di mettere a nudo sensazioni ben più forti e scomode, un’esperienza musicale e emozionale davvero fuori dal comune. Adult Mom, ovvero la newyorkese Steph Knipe, si presenta sul palco principale con solo voce e chitarra acustica e riempie splendidamente l’atmosfera con le sue canzoni pulite e graziose, nelle quali non ci si fa alcuna remora a parlare di amore tra donne e che risultano davvero molto coinvolgenti anche in veste così essenziale.



LA PROMESSA
Alla fine, di debuttanti veri ne ho ascoltata solo una, ovvero la gallese She’s Got Spies. Esatto, come la canzone dei Super Furry Animals, e si può dire tranquillamente che, se si conosce la canzone, ci si può facilmente immaginare come sia il suono di questa ragazza, ovvero dolcemente spigoloso e con arrangiamenti solo all’apparenza spogli, ma in realtà attenti ai dettagli e alle dinamiche.

CONCLUSIONI
INDIETRACKS FESTIVAL 2019
Photo by Padda
Se avete avuto voglia di leggere fino a qui, intanto grazie mille, e in secondo luogo spero che abbiate capito quanto possa essere speciale un weekend di Indietracks, anche quando non tutti i concerti risultino di proprio gradimento. Ogni momento passato in quei due giorni e mezzo è sempre significativo e portatore di tanti bei ricordi. Spero, quindi, di riuscire a rinunciare al campeggio e essere comunque presente anche nella prossima edizione, perché un anno senza Indietracks è sempre più difficile da immaginare.

giovedì 1 agosto 2019

Linecheck Warm Up insieme a WWNBB collective!

WWWNBB VS. Linecheck!

Questa sera la famiglia We Were Never Being Boring collective sarà a Milano, ospite di Linecheck "nella prestigiosa cornice" del cortile estivo di BASE!
Suoneranno i Jackson Pollock, Her Skin e YOY, e ci sarò pure io a mettere un po' di dischi di contorno (a quante pare ci sarà anche un'intervista doppia insieme ad Alessandro Paderno in cui io farò soltanto finta di non ricordare nulla della storia della label).
Trovate tutte le info cliccando fortissimo qui.
Ci si vede a banco!