sabato 16 novembre 2019

F.A.R. Out - a sunshine psychopop compilation

F​.​A​.​R. OUT Compilation

Sotto il più tetro cielo di un mattino di metà novembre, mentre immagini di acqua alta e alluvioni rendono sempre più pessimisti e amareggiati, una compilation che si presenta a tema "sunshine psychopop" può rappresentare un'apprezzata via di fuga. La raccolta si intitola F​.​A​.​R. OUT ed esce per la Fadeawayradiate Records di Amsterdam, etichetta che ormai ci ha abituato alla pubblicazione di ottime compilation indiepop. Come l'omonimo blog, la label è curata da Estella Rosa, già voce del duo twee NAH!, qui presenti in scaletta sia con un singolo che con un featuring.
Questi quasi cinquanta minuti di musica riuniscono nomi eccellenti, e quasi tutte le canzoni potrebbero tranquillamente essere singoli a sé: i Pale Lights, da New York, vedono al loro interno componenti (o ex) di band del calibro di Comet Gain, Crystal Stilts, Cinema Red and Blue e Ladybug Transistor, e la loro elegante Golden Times si colora di uno stile molto Lloyd Cole; MJ Elston (ex dei Bulldozer Crash) contribuisce con la crepuscolare bossanova Normandy By Sundown; Night Heron, nome d'arte del prolifico Michael Telles, da Gloucester, Massachusetts, e il duo dei The Catherines, da Amburgo, viaggiano verso luminose atmosfere Sixties e retrò; i nostri amati Young Scum, dalla Virginia, tornano a regalarci un po' del loro squisito jangle pop, mentre i veterani Suncharms, da Sheffield, danno un tocco più dolce al loro shoegaze, di solito più rumoroso. Alcuni altri nomi interessanti, come i Miserable Chillers, li ho invece scoperti grazie a questa compilation, un altro dei vantaggi di queste operazioni discografiche. Se avete bisogno di un po' di indiepop per dare un po' di calore al vostro autunno, F.A.R. Out è il disco che fa per voi.




mercoledì 13 novembre 2019

Sometimes, somehow life gets in the way

House Deposit - Reward For Effort

Meaghan ha la sensazione di essere un po’ assente dalla propria vita. Le sembra di essere sempre addormentata. Esce a fare una passeggiata lungo il torrente per godersi il sole.
Sam è seduto nella macchina parcheggiata. Ascolterà ancora una canzone e poi deciderà se partire e raggiungere gli altri. Magari due canzoni. Magari arriverà in fondo alla strada e poi farà inversione.
Tutti e due guardano al mondo come se ne fossero fuori. Ansia e indifferenza si scambiano di posto, è lo stesso giorno che si ripete, il futuro fa paura.
Non vogliono mai uscire di casa, sognano un giorno improbabile in cui avranno una casa, chiamano il loro gruppo "caparra per l'acquisto di una casa".
Gli House Deposit raccontano queste piccole storie di malessere suburbano post-adolescenziale con un tono distaccato, quasi leggero, una distanza che mette sotto sedativo (spesso letteralmente) le emozioni e i ricordi. Ci sono state rotture, abbandoni, incompresioni e delusioni. Il mondo non offre né lavoro né scopo. Restiamo chiusi in camera da soli a suonare la chitarra.
Abbiamo alcune buone alternative artificali: "I take two pills for two separate reasons". Oppure possiamo abbandonarci agli effimeri sollievi del capitalismo: vaghiamo in un magazzino IKEA e compriamo oggetti per fingere di mettere ordine nella nostra vita. Ma la vita, come mi ricorda mia madre al telefono, "continua a mettersi in mezzo".

Adoro questi quattro ragazzi di Melbourne che, per presentare il loro album d'esordio Reward For Effort, citano le influenze di Feelies e Chills, e fin qui nulla di strano, ma poi tirano fuori pure la "dolewave", pura delizia di modernariato dell'altro ieri per noi blogger obsoleti. E quando, per esempio, parte il riff di Cruise Control, subito in apertura, con quel botta e risposta tra la voce femminile e la voce maschile, mi guardo intorno e mi aspetto che da un momento all'altro si scopra che è tutto uno scherzo dei Goon Sax.
Invece, questi testi brillanti e mai banalmente cinici è tutta poesia degli House Deposit, una scrittura genuina che "draws from personal experiences - reckless behaviour, struggles with mental health... plus a few of us in the band had gotten out of big relationships. We just tried to channel all that turbulent energy into these songs". Per quanto mi riguarda, ci sono riusciti in pieno: uno dei debutti indiepop più interessanti e divertenti dell'anno!








martedì 12 novembre 2019

It feels like I'm on cruise control

polaroid - un blog alla radio S19E04 podcast

"polaroid - un blog alla radio" S19E04 @ NEU RADIO

Sir Bobby Jukebox – You Only Dance
Stella Donnelly – Season’s Greetings
House Deposit – Cruise Control
The Quincey – Guai
The Natural – You Looked Like A Portrait
Shop Front – Trilobite
Young Scum – Seltzer
Koura – Drawbridge
Romantic States – Real Real Blonde

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giovedì 7 novembre 2019

Make sense

POPPEL - MAKE SENSE

Quei dischi indie rock che oggi prendono voti tipo 7.1, oppure tre stelle, fatti apposta per dimenticare subito titolo, autore e copertina; quelle mezz'ore di vecchie chitarre sincere che dovrebbero rappresentare un po' chi sei e che invece vengono skippate via in un soffio nelle playlist; quei gruppi che arrivano dalla provincia e che una volta ti avrebbero fatto immaginare nuove scene emergenti, proprio loro, a volte, se ti fermi a regalare un po' di attenzione, possono rivelare sorprese interessanti. Per esempio, questi belgi Poppel sono giunti al secondo album mettendo assieme una dozzina di canzoni praticamente impeccabili, eppure non mi sembra che in molti si siano davvero meravigliati. Dentro Make Sense si respira questa aria molto Anni Novanta e molto operosa, per così dire, fatta di arrangiamenti senza fronzoli e pezzi che arrivano diretti al punto. Tra momenti in cui possono tornare in mente via via i Sonic Youth, i Lemonheads, i Cure o i Dinosaur Jr, ti rendi conto, però, che i Poppel riescono a lasciare fuori dalla loro scrittura la nostalgia. Il loro suono funziona senza intoppi e mostra una maturità che ti aspetti di ritrovare da altre band più celebrate. Eppure il disco dei Poppel, pubblicato dalla spagnola Meritorio Records, resta fuori dai riflettori dell'hype. Non è un problema, quando si hanno queste canzoni. In fondo, forse, il destino di questo album è nel suo titolo: "make sense", che mi piace intendere come un imperativo.




martedì 5 novembre 2019

Accidents as important as the meant parts

polaroid – un blog alla radio – S19E03 podcast

"polaroid - un blog alla radio" S19E03 @ NEU RADIO

Full Power Happy Hour - Fun
A Certain Smile - Cherry Bomb
Failed Flowers - Faces
Dumb Things - Today Tonight
Comet Gain - The Godfrey Brothers
Ferro Solo - The Time We've Never Had
Flamingo - Chlorine (BIRTHH cover)
Agacy - Come On Out
Beabadoobee - I Wish I Was Stephen Malkmus
Stars On Fire - Salty Kiss
Surf Curse - Disco

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