venerdì 29 novembre 2019

Canicola 15 X 5 Maple Death Records!

Canicola 15 X 5 Maple Death - TPO / Bologna 2019/11/29

Quello che si può definire, senza timore di esagerare, un "happening": questa sera al TPO la casa editrice Canicola e la label Maple Death Records (due realtà indipendenti che fanno base a Bologna ma che sono conosciute in mezzo mondo) festeggiano assieme, rispettivamente, il quindicesimo e il quinto compleanno.
In cartellone una specie di All Star Game composto da band, disegnatori, DJ e illustratori (non a caso l'evento coincide anche con la prima serata del festival Bilbolbul). Concerti, live painting, sonorizzazioni, performance, installazioni, proiezioni video, per una contaminazione totale tra musica e disegno che detonerà simultaneamente tra diversi spazi e palchi.
Il contingente musicale vede in cartellone: gli WOW, che hanno da poco pubblicato il nuovo album Come La Notte; Krano, alla prima data dai tempi di Requiescat In Plavem e ormai prossimo a regalarci un nuovo lavoro; gli Holiday Inn, con il loro agguerrito synth-punk acido, da Roma; Blak Saagan e la sua elettronica cosmica, da Venezia; gli Hallelujah! con il loro sfrenato noise-punk, da Verona; Andrea De Franco, fumettista che si dedica anche a sperimentazioni fra techno e ambient; gli Heart Of Snake, con il loro folk rurale e dilatato, da Torino; i capitolini Metro Crowd, di cui conosciamo bene il cupo e frenetico post-punk industriale, e J.H. Guraj, con la sua chitarra ipnotica capace di unire psichedelia e suggestioni quasi cinematografiche.
Qui trovate l'evento Facebook con tutte le info, mentre su ZERO Bologna Jonathan Clancy ha preparato una playlist introduttiva per arrivare preparati.
Ci si vede a banco!

















mercoledì 27 novembre 2019

I guess we’ll never make it

Comet Gain - Fireraisers Forever!

My 4am shivers are gone
My punk rock damage is done
I'm here and it's where I belong
Still singing this song

“I guess we’ll never make it / I guess we’ll never know”: due semplici versi che potrebbero rappresentare la quintessenza dei Comet Gain. Del resto, forse quasi tutti i versi dei Comet Gain potrebbero farlo. Questa band da oltre venticinque anni spinge l’intero proprio cuore dentro ogni parola e ogni nota, anche quelle che sul palco continua a dimenticare, a sbagliare, a sporcare, a suonare troppo forte, per eccesso di impeto e convinzione. E anche questa volta mi trascina con sé.
Quei due piccoli versi stanno dentro The Godfrey Brothers, la canzone che chiude il lato A del nuovo 33 giri Fireraisers Forever!, il primo album che la band di Londra ha pubblicato con la label tedesca Tapete Records, cinque anni dopo il crepuscolare Paperback Ghosts, uscito per la sempre cara Fortuna Pop!. Tra tutte le canzoni, The Godfrey Brothers mi ha commosso al primo ascolto, ancora prima di capirne i motivi: un arpeggio classico, appena smussato da una chitarra slide e da un malinconico organo, sulla vena di altri vecchi laceranti singoli dei Comet Gain come Sad Love o Ballad Of A Mixtape, e strofe di una grazia per me meravigliosa: “In a West Hampstead room / I fight the gloom / With five hundreds Beach Boys bootlegs / All of them, they think that we’re strange / Working upstairs in the records tape exchange”.
Una canzone che non avevo mai sentito ma che mi sembra di avere sentito da sempre. Uno dopo l’altro, i due fratelli Godfrey muoiono ma la loro storia in qualche modo continua. Tutta quella poesia di un indiepop perdente ed epico, fatta di “true confession of a fuck up”, istantanee da un “unbronken unheard underground”, fotocopie in bianco e nero e furibondi incitamenti a noi “old Mods with bellies and hair like shit”. Sembrano due semplici versi ma per me spiegano già quanto i Comet Gain sappiano di essere ormai anacronistici e quanto, al tempo stesso, siano profondamente convinti di avere il dovere di cantare ancora, il dovere di esserci oggi, in questo squallido, stupido e cattivo presente che vuole “to make a memory of the future”.

E poi arriva Stephen McRobbie dei leggendari Pastels, che sul sito del Monorail (il celebre negozio di dischi che ha contribuito a fondare a Glasgow) mi risveglia la memoria e scrive che questa canzone è “an absolutely heartbreaking tribute to Epic Soundtrack and Nikki Sudden from Swell Maps”. Ecco da dove venivano i Brothers! Corro a controllare ed eccoli lì, quasi ad aspettarmi: Kevin Paul e Adrian Nicholas Godfrey. Entrambi decisivi per il suono, l’estetica e l’etica dei Comet Gain, entrambi ancora troppo sottovalutati, ed entrambi purtroppo scomparsi. “They won’t rememeber our names after all” è un ritornello che sembra prendermi in giro, ma è anche il segnale di un riscatto, di qualcosa di giusto che, alla fine di tutto, rimane ed è ancora importante.
E la strofa “Please play the beatiful music / I wanna be true / I wanna move you / I wanna pin my teenage heart to you” mi riempie gli occhi di lacrime. David Christian, la voce che canta queste parole, che riesce ancora a cantare queste parole dopo tutti questi anni senza vedere un raggio di sole, la voce che impersona questi fratelli con tanta devozione ti fa sentire la certezza che tutti i fantasmi di tutte le speranze un giorno riusciranno a uscire dalle macerie: “there’s beauty in the broken, the faith in something weirder”. E alla fine è una liberazione: quel “raise our arms to the rain” è qualcosa di glorioso.

Fireraisers Forever! è un album che nasce dalla rabbia e dalla disillusione. Del resto, si apre con un’osservazione che non ammette repliche: We’re All Fucking Morons. Perché di fronte ai “privileged and greedy” che hanno ridotto la nostra vita e il nostro mondo in queste condizioni disperate non ci ribelliamo? Perché sembriamo tutti anestetizzati?
Queste canzoni, spiega la band, sono state influenzate da “a world which has become darker and dumber over the years”. Queste canzoni vogliono suonare come il fuoco che cauterizza la ferita, e la ferita è la nostra stessa stupidità. “Don’t spend your life on your knees”.
Anche per questo, gran parte della scaletta mostra il lato più rumoroso, aggressivo e irruente dei Comet Gain. Sulla immancabile ispirazione Mod e Northern Soul, prevale qualcosa che assomiglia a un primitivo garage rock (vedi Victor Jara Finally Found, The Institute Debased o il singolo Mid 8Ts). E la versione dei Comet Gain dell’idea di garage rock è un ritmo testardo che pesta, qualche Farfisa acida, chitarre che friggono e bassi sovraccarichi. Tutta la registrazione del deisco rimbomba, i livelli sono sul rosso. Per i Comet Gain questo Fireraisers Forever! è “una manciata di canzoni che volevamo registrare in fretta e con passione, e per le quali gli incidenti, gli errori e gli imprevisti sono importanti tanto quanto le nostre intenzioni”. E dentro Fireraisers Forever! c’è davvero tutto, come dicono loro, gli errori e la passione, il cuore spezzato e il desiderio, ancora una volta, come sempre, Comet Gain.
"And you, you belong here".






martedì 26 novembre 2019

Première: Pictish Trail - "Bad Algebra"

Pictish Trail
photo by Stephanie Gibson

Dopo Slow Memories, ascoltata in anteprima il mese scorso, continua la marcia di avvicinamento al nuovo album di Pictish Trail, che si intitolerà Thumb World e arriverà su Fire Records il prossimo 21 febbraio.
Oggi esce in streaming e video questa nuova Bad Algebra, canzone dall'apparenza scanzonata ma che, in realtà, racconta quel malessere che a volte ci prende proprio quando siamo insieme a quelli che dovrebbero essere nostri amici:
Bad Algebra is about how being in the company of certain people can make you feel more alone than if you were on your own. I think that’s true of a lot of relationships, and it can be a comforting thing as well as an isolating feeling. “You are my solitude, I’m never so alone by myself”. There can be a tendency to analyse/scrutinise your own behaviour when in the company of another.
Con un velo di sarcasmo, una grazia di scrittura che mi fa ricordare certe cose della Beta Band ma in vena di fare festa, e soprattutto con un'allegria di fondo che si unisce a una sana dose di misantropia, questa Bad Algebra ti si incolla addosso e si rivela capace di dare conforto a tutti quelli che si ritrovano in mezzo agli altri desiderando di essere dalla parte opposta dell'universo, e cercano rifugio nella musica: "gimme strenght, gimme strenght my melodic creatures".



venerdì 22 novembre 2019

Indiepop Jukebox (Novembre 2019)

Math and Physics Club - Indian Ocean

▶️ Poco più di un anno fa se ne andava James Werle, chitarrista dei Math And Physics Club, tragico evento che segnò la fine della band californiana. Poco dopo, i MAPC si esibirono a un evento organizzato da KEXP chiamato "Death & Music - music heals" per ricordare l'amico scomparso. Tornando a suonare assieme per quell'occasione, decisero che dovevano registrare un ultimo singolo di commiato, e riformare la band per salutare James un'ultima volta:
James didn’t play on these recordings, but he is absolutely part of their fabric. That much is clear from the moment his Rickenbacker chimes the opening notes on Indian Ocean. The song was written shortly before James died, but the band never had a chance to record it. Perhaps seeking connection more than anything else, the remaining members decided to finish it in honor of their friend and bandmate. With bassist Ethan Jones stepping in to record James’ guitar part, the result is a bit of magic and an instant MAPC classic.
The flip-side, In Dreams, is a requiem of sorts, written for James in the weeks following his death. Stripped down acoustic guitar, mandolin, and layered vocals pack an emotional wallop. The lyrics are sparse and laid bare, but hopeful. The song’s spare arrangement juxtaposed with the lush guitars on Side A reveals a space left unmistakably unfilled.
Let’s be clear: As much as this single is an embrace of grief and loss, it’s also a nutshell of what Math and Physics Club does best. Economical, well-crafted, heartfelt pop. It’s a final keepsake from a band that’s been making songs like these for the better part of the past 15 years. Did you expect anything less?
Qui sotto in anteprima il commovente lato A, grazie come sempre alla storica Matinée Recordings, mentre la B-side si può trovare in streaming su KEXP, insieme a un''introduzione degli stessi Math & Physics Club.




Dronjo Kept By 4 - School Festival EP

▶️ I Dronjo Kept By 4 provengono da Fukushima, sono in giro dal 2007 e come rivela il loro curioso nome, sono un quartetto. Da quel che ho capito con Google Translator, il fondatore Jun Usuda ha fatto parte a lungo anche dei Johndickheadhunter3, formazione dedita a un bedroom pop a bassa fedeltà. Con i Dronjo Kept By 4 invece sembra lanciarsi verso un indie rock figlio dell'estetica Elephant 6, a volte bello fracassone e con un certo debito nei confronti dei Beach Boys. La loro ultima uscita per la Galaxy Train Records è una cassetta con 4 tracce intitolata School Festival EP, da cui ci ascoltiamo la quanto mai adatta alla stagione Umbrellas:




Scott & Charlene's Wedding - When in Rome, Carpe Diem

▶️ «Più tardi mi sono reso conto che potesse sembrare un linguaggio da boxe - ma in quel momento stavo solo camminando per la strada e vedo questo tizio che conosco starsene in un angolo del palazzo e così gli chiedo “ehi, che stai facendo lì nell'angolo?”, e quello mi risponde soltanto "mi sto sentendo bene!". Avevo sempre pensato che avesse l’aspetto di uno messo piuttosto male, ma quel giorno sembrava tutto pieno di sé e forte, e quella cosa mi ha reso felice. Mi sentivo giù, Jackie era stato male, ma sembrò che le cose stessero per girare. Forse sono stato messo all'angolo? Mi sento carico! Se soffri di depressione e ti capita un giorno in cui ti senti bene, buttati! I tuoi amici sono il Numero Uno!»
Queste sono le parole, quasi da discorso motivazionale, con cui Craig Dermody, carismatica voce degli Scott & Charlene's Wedding presenta I'm Back In The Corner, formidabile canzone che potresti quasi scambiare per un inedito di Lou Reed e che anticipa il nuovo EP della band australiana When in Rome, Carpe Diem, in arrivo a fine mese su Bedroom Sucks Records.




L'ultima Ora - Gerani

▶️ Conoscevamo Claudio Carboni con lo pseudonimo Chris Bacon: l’anno scorso aveva pubblicato Trilogia, una cassetta abbastanza sperimentale uscita sulla Nervi Cani di Modena. Ancora prima era nei Synthetic Trees, e proprio a un contest in cui partecipava la band ha incontrato Alice Figus, in quell'occasione provvidenzialmente in giuria. Insieme hanno deciso di mettere in piedi un nuovo progetto chiamato L’ultima ora, che sembra muovere questi primi passi verso un etereo dream pop con influenze shoegaze.
Nonostante si dividano tra Glasgow, Sassari e Urbino, stanno lavorando a un EP di quattro tracce che dovrebbe uscire in formato fanzine in risograph con allegati cassetta o flexi-disc in edizione limitata. Intanto, si può già ascoltare il promettente singolo d’esordio Gerani, dalle atmosfere liquide e notturne, e con un suggestivo testo che rielabora la poesia L'assenza di Guido Gozzano.




LAPIS - HI MOON

▶️ Di Lapis non so davvero nulla: appena il suo nome, la sua città, Denver, e l'indirizzo di Soundcloud dove ha postato due piccole e delicatissime canzoni di cui mi sono innamorato al primo ascolto. Twee da cameretta, sospeso tra le prime cose a bassa fedeltà di Girl In Red o Frankie Cosmos, giusto per dare un paio di riferimenti contemporanei, un indiepop intimista figlio della poetica di Kymia Dawson o ancora prima della tradizione Nineties di una certa K Records. Dietro i colori di quell'arcobaleno fluo, Lapis è semplicemente adorabile e non vedo l'ora di scoprirne di più.




Clouzot - MMXIX

▶️ I Clouzot sono un'altra band in cui milita Cecilia Corapi dei nostri cari Qlowski: dopo il primo demo MMXVIII della scorsa estate, ora è arrivato un nuovo singolo, non a caso intitolato MMXIX. Lo stile resta lo stesso: post-punk tumultuoso, nervoso e freddo, ma non così oscuro e cupo come ci si potrebbe aspettare. Anzi, i synth stridenti contribuiscono in qualche modo ad addolcire il suono del trio londinese. Speriamo di vederli live prima o poi anche dalle nostre parti.




Björn Falk - Pony

▶️ Nuovo arrivo in casa Yellow Step Records, la label curata da Adam Agace degli Hater. Lui sichiama Björn Falk e il suo singolo d'esordio, Pony, vede la partecipazione proprio di Caroline Landahl, che degli Hater è l'inconfondibile voce. Come mostra già il divertente minuto e mezzo di rock'n'roll di Pony, la musica di Björn Falk è "heavily influenced by the early Sixties", e come il piccolo video che l'accompagna, è piena di sole e colori brillanti.




Fehlt - Closure

▶️ I Fehlt si scrivono con l’H in mezzo, non confondeteli con gli storici Felt di Lawrence. Questi sono giovani esordienti di Leeds e sono la nuova band di Ewan Barr dei Dose, quartetto noise che faceva base a Newcastle. Il loro primo singolo è una cassetta di due tracce per la Clue Records, il cui lato A, Closure è un raffinato shoegaze che ricorda certi Beach Fossils ma più trasparenti e ipnotici. Non raccontano molto di loro e popolano i loro social di elusive foto in bianco e nero mezze sfuocate, che però sembrano molto adatte al loro suono brillante.


mercoledì 20 novembre 2019

Back in the corner


"polaroid - un blog alla radio" S19E05 @ NEU RADIO

Scott & Charlene’s Wedding – Back In The Corner
Poppel – Couch
Spinning Coin – Feel You More Than World Right Now
Podcasts – Dragging The Lake
Jesse The Faccio – Caviglie
L’ultima Ora – Gerani
Lapis – Hi-Moon
Belinda May – Everyday In Love
Fehlt – Closure
Pure Moods – Tide

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sabato 16 novembre 2019

F.A.R. Out - a sunshine psychopop compilation

F​.​A​.​R. OUT Compilation

Sotto il più tetro cielo di un mattino di metà novembre, mentre immagini di acqua alta e alluvioni rendono sempre più pessimisti e amareggiati, una compilation che si presenta a tema "sunshine psychopop" può rappresentare un'apprezzata via di fuga. La raccolta si intitola F​.​A​.​R. OUT ed esce per la Fadeawayradiate Records di Amsterdam, etichetta che ormai ci ha abituato alla pubblicazione di ottime compilation indiepop. Come l'omonimo blog, la label è curata da Estella Rosa, già voce del duo twee NAH!, qui presenti in scaletta sia con un singolo che con un featuring.
Questi quasi cinquanta minuti di musica riuniscono nomi eccellenti, e quasi tutte le canzoni potrebbero tranquillamente essere singoli a sé: i Pale Lights, da New York, vedono al loro interno componenti (o ex) di band del calibro di Comet Gain, Crystal Stilts, Cinema Red and Blue e Ladybug Transistor, e la loro elegante Golden Times si colora di uno stile molto Lloyd Cole; MJ Elston (ex dei Bulldozer Crash) contribuisce con la crepuscolare bossanova Normandy By Sundown; Night Heron, nome d'arte del prolifico Michael Telles, da Gloucester, Massachusetts, e il duo dei The Catherines, da Amburgo, viaggiano verso luminose atmosfere Sixties e retrò; i nostri amati Young Scum, dalla Virginia, tornano a regalarci un po' del loro squisito jangle pop, mentre i veterani Suncharms, da Sheffield, danno un tocco più dolce al loro shoegaze, di solito più rumoroso. Alcuni altri nomi interessanti, come i Miserable Chillers, li ho invece scoperti grazie a questa compilation, un altro dei vantaggi di queste operazioni discografiche. Se avete bisogno di un po' di indiepop per dare un po' di calore al vostro autunno, F.A.R. Out è il disco che fa per voi.




mercoledì 13 novembre 2019

Sometimes, somehow life gets in the way

House Deposit - Reward For Effort

Meaghan ha la sensazione di essere un po’ assente dalla propria vita. Le sembra di essere sempre addormentata. Esce a fare una passeggiata lungo il torrente per godersi il sole.
Sam è seduto nella macchina parcheggiata. Ascolterà ancora una canzone e poi deciderà se partire e raggiungere gli altri. Magari due canzoni. Magari arriverà in fondo alla strada e poi farà inversione.
Tutti e due guardano al mondo come se ne fossero fuori. Ansia e indifferenza si scambiano di posto, è lo stesso giorno che si ripete, il futuro fa paura.
Non vogliono mai uscire di casa, sognano un giorno improbabile in cui avranno una casa, chiamano il loro gruppo "caparra per l'acquisto di una casa".
Gli House Deposit raccontano queste piccole storie di malessere suburbano post-adolescenziale con un tono distaccato, quasi leggero, una distanza che mette sotto sedativo (spesso letteralmente) le emozioni e i ricordi. Ci sono state rotture, abbandoni, incompresioni e delusioni. Il mondo non offre né lavoro né scopo. Restiamo chiusi in camera da soli a suonare la chitarra.
Abbiamo alcune buone alternative artificali: "I take two pills for two separate reasons". Oppure possiamo abbandonarci agli effimeri sollievi del capitalismo: vaghiamo in un magazzino IKEA e compriamo oggetti per fingere di mettere ordine nella nostra vita. Ma la vita, come mi ricorda mia madre al telefono, "continua a mettersi in mezzo".

Adoro questi quattro ragazzi di Melbourne che, per presentare il loro album d'esordio Reward For Effort, citano le influenze di Feelies e Chills, e fin qui nulla di strano, ma poi tirano fuori pure la "dolewave", pura delizia di modernariato dell'altro ieri per noi blogger obsoleti. E quando, per esempio, parte il riff di Cruise Control, subito in apertura, con quel botta e risposta tra la voce femminile e la voce maschile, mi guardo intorno e mi aspetto che da un momento all'altro si scopra che è tutto uno scherzo dei Goon Sax.
Invece, questi testi brillanti e mai banalmente cinici è tutta poesia degli House Deposit, una scrittura genuina che "draws from personal experiences - reckless behaviour, struggles with mental health... plus a few of us in the band had gotten out of big relationships. We just tried to channel all that turbulent energy into these songs". Per quanto mi riguarda, ci sono riusciti in pieno: uno dei debutti indiepop più interessanti e divertenti dell'anno!








martedì 12 novembre 2019

It feels like I'm on cruise control

polaroid - un blog alla radio S19E04 podcast

"polaroid - un blog alla radio" S19E04 @ NEU RADIO

Sir Bobby Jukebox – You Only Dance
Stella Donnelly – Season’s Greetings
House Deposit – Cruise Control
The Quincey – Guai
The Natural – You Looked Like A Portrait
Shop Front – Trilobite
Young Scum – Seltzer
Koura – Drawbridge
Romantic States – Real Real Blonde

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giovedì 7 novembre 2019

Make sense

POPPEL - MAKE SENSE

Quei dischi indie rock che oggi prendono voti tipo 7.1, oppure tre stelle, fatti apposta per dimenticare subito titolo, autore e copertina; quelle mezz'ore di vecchie chitarre sincere che dovrebbero rappresentare un po' chi sei e che invece vengono skippate via in un soffio nelle playlist; quei gruppi che arrivano dalla provincia e che una volta ti avrebbero fatto immaginare nuove scene emergenti, proprio loro, a volte, se ti fermi a regalare un po' di attenzione, possono rivelare sorprese interessanti. Per esempio, questi belgi Poppel sono giunti al secondo album mettendo assieme una dozzina di canzoni praticamente impeccabili, eppure non mi sembra che in molti si siano davvero meravigliati. Dentro Make Sense si respira questa aria molto Anni Novanta e molto operosa, per così dire, fatta di arrangiamenti senza fronzoli e pezzi che arrivano diretti al punto. Tra momenti in cui possono tornare in mente via via i Sonic Youth, i Lemonheads, i Cure o i Dinosaur Jr, ti rendi conto, però, che i Poppel riescono a lasciare fuori dalla loro scrittura la nostalgia. Il loro suono funziona senza intoppi e mostra una maturità che ti aspetti di ritrovare da altre band più celebrate. Eppure il disco dei Poppel, pubblicato dalla spagnola Meritorio Records, resta fuori dai riflettori dell'hype. Non è un problema, quando si hanno queste canzoni. In fondo, forse, il destino di questo album è nel suo titolo: "make sense", che mi piace intendere come un imperativo.




martedì 5 novembre 2019

Accidents as important as the meant parts

polaroid – un blog alla radio – S19E03 podcast

"polaroid - un blog alla radio" S19E03 @ NEU RADIO

Full Power Happy Hour - Fun
A Certain Smile - Cherry Bomb
Failed Flowers - Faces
Dumb Things - Today Tonight
Comet Gain - The Godfrey Brothers
Ferro Solo - The Time We've Never Had
Flamingo - Chlorine (BIRTHH cover)
Agacy - Come On Out
Beabadoobee - I Wish I Was Stephen Malkmus
Stars On Fire - Salty Kiss
Surf Curse - Disco

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