mercoledì 8 gennaio 2020

Radio città radio

Vogliono zittire Radio Città del Capo?

«Sabato scorso la redazione di Radio Città del Capo ha lanciato un appello. [...] i lavoratori e le lavoratrici dell’emittente bolognese denunciano un possibile smantellamento che la proprietà non solo nega, ma addirittura afferma essere un incremento della produzione. Per capire il perché di due narrazioni opposte occorre andare a monte, dove si scopre che è in corso uno scontro a livello societario...»
Come ha scritto, con una battuta su Twitter, Paolo Noto (anche lui voce della RCdC che fu): "siccome Bologna è strana, ed è un po' il suo bello, una puntuale e lucida storia degli ultimi anni (e non solo) di Radio Città del Capo arriva dal direttore di Radio Fujiko”.
Infatti, "Perché Radio Città del Capo è in difficoltà", firmato da Alessandro Canella, è un articolo chiaro, corretto e completo. Per chi però fosse interessato a trovare ulteriori approfondimenti, forse meno diplomatici ma più coinvolti e "caldi", diciamo così, Paolo Soglia (che di Radio Città del Capo è stato anche direttore) ha postato su Facebook alcuni messaggi secondo me abbastanza importanti: quiqui e qui ("Tre domande che nessuno fa su Radio Città del Capo"), mettendo in discussione la legittimità di continuare a utilizzare un nome storico dell'etere bolognese e non solo.
La storia, purtroppo, è parecchio mesta, e non tanto per quelli che come me, e più di me, avevano dato il loro contributo a quella radio (per fortuna, abbiamo quasi tutti trovato di meglio da fare, per esempio dentro NEU Radio e le sue mille nuove voci), ma è parecchio mesta, credo, soprattutto per la nostra città, che si ritrova un po' più povera. Penso a cosa era il panorama radiofonico di Bologna quando sono arrivato qui, all'inizio dei Novanta, a tutto quello che mi aveva insegnato e fatto scoprire, e a cosa si è ridotto oggi. Mi domando che cosa potranno mai pensare le matricole dell’Anno 2020 di questo “mito di Bologna”, sempre più museo di sé stessa, sempre meno curiosa o "strana", appunto. Con quale voce oggi la città parla a loro, se parla ancora?

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