giovedì 23 maggio 2013
Gatsby VS Gatsby!
La colonna sonora di Gatsby vi ha deluso?
Non fareste mai scegliere a Baz Luhrman la musica per la vostra festa?
Agli occhioni di DiCaprio preferite tutta la vita l'eleganza di Robert Redford?
Non ne potete più di Carey Mulligan che piange?
Venite questa sera all'aperitivo da ONO Arte Contemporanea, a brindare a Fitzgerald e a suonare insieme a Gatsby con polaroid blog e Sunday Girl le canzoni che avrebbero fatto ballare con stile Jay e Daisy!
Qui le info facebook e qui sotto una nuova playlist!
Almost undone
«È solo che stiamo crescendo»: intervista alle Lovecats
Ieri è uscito per la diNotte Records un piccolo ep intitolato Almost Undone: appena quattro canzoni , eppure mi hanno colpito più di tante altri dischi "importanti" di queste settimane. Si tratta del debutto delle Lovecats, giovane duo proveniente da Verona ma che suona un dolcissimo folk (qui e là colorato di indiepop) che guarda già lontano, per ora da qualche parte tra Omaha e la Svezia. L'ep lo trovate in streaming su Rockit e devo dire che mantiene tutte le promesse di alcuni bei demo che ci avevano fatto già amare le Lovecats l'anno scorso.
Così mi è venuta voglia di conoscere meglio queste fanciulle e ho voluto scambiare due chiacchiere con Cecilia Grandi e Adele Nigro: mettetevi comodi perché le Lovecats hanno parecchio da raccontare.
(mp3) The Lovecats - Anna
Cominciamo dalle presentazioni, ma incrociate: Adele introduce Cecilia e poi viceversa! A voi decidere quanto il ritratto debba essere fedele.
Cecilia - Ho conosciuto Adele due anni fa quando è venuta a dormire a casa mia. Cioè, non sapevo chi fosse ma ha dormito nella mia stanza. Quella sera siamo andate in una sala prove tutta sgangherata di una band della zona. Non mi ricordo il nome. Abbiamo provato a suonare qualcosa insieme. Io avevo una chitarra orribile e Adele una splendida voce. Comunque è stato love at first sight. Ridevamo per le stesse cose e ci piacevano le stesse canzoni. Abbiamo suonato qualche pezzo di Bright Eyes, il tutto nella mia cameretta. Lei era una persona che cercavo da tempo. Che mi desse una sorta di riconoscimento. Insomma non solo un’amica ma anche una persona con cui condividere cose che sembravano soffocate dentro me sola. Tutto quanto sembrava collaborare alla nascita di qualcosa di bello. Eravamo emozionate per qualcosa che ancora non esisteva ma stava arrivando.
Adele - L’incontro con Cecilia è stato molto importante per me perché in lei ho trovato molte cose: la mia migliore amica, una sorella, una ragazza con cui condividere il lato più sincero di me senza dovermi mettere troppe maschere addosso. È una ragazza che ha i miei stessi interessi e soprattutto capisce al volo come vedo le cose io perché lei le vede nella stessa identica maniera – e a 16 anni, quando l’ho conosciuta, soprattutto se entrambe siete un po’ piene di casini, non è facile incontrarsi. La reputo una ragazza molto intelligente e piena di potenzialità e sono convinta che le nostre qualità migliori emergano solo quando stiamo e lavoriamo insieme.
Da quanto tempo suonate assieme? Avevate altri progetti prima delle Lovecats?
Ci siamo conosciute che avevamo 16 anni e ora ne abbiamo 19. Prima di conoscerci eravamo orientate verso ambiti in realtà non così lontani. Io verso la fotografia, Adele verso il cinema. E anche per questo sogniamo una collaborazione in ambito cinematografico per gli anni avvenire, speriamo! Comunque prima di entrare in contatto eravamo entrambe abbastanza spaesate sulle strade da prendere. La band e la nostra amicizia ci hanno aiutate anche a definire meglio le nostre idee per il futuro.
Nella vostra bio infatti scrivete "erano tempi bui però insieme riuscivamo a scaldarci un pochino": la molla giusta per la vostra musica è stata quella? Qualcosa che un po' consola e un po' serve da rifugio?
Sì. Era inverno quando cominciammo a suonare insieme. Stavamo vivendo periodi abbastanza bui che ben si addicevano al panorama di Verona e provincia. Una vera e propria "Waste Land" coperta di nebbia. Anche i maglioni più pesanti si ricamano di brina in dicembre. In questa specie di "comunione d’intenti" che è la band abbiamo potuto trovare una sorta di focolare, al riparo dal gelo esterno ed interno.
Il vostro nuovo EP sembra dividersi tra aperture più pop (in particolare Anna) e altri più folk e intimi: rispecchia in qualche modo due poli della vostra formazione oppure fa tutto parte del vostro "suono da cameretta"?
Le canzoni nascono dalle più disparate influenze. Soprattutto ricordo che ci piacevano molto i Beatles rocn'n'roll dei primi Sessanta, affiancati a sonorità più "pop" in senso ampio, da Kymia Dawson agli Smiths. Il folk più intimistico rimanda sicuramente a Bright Eyes e soprattutto a Bob Dylan. Anna è sicuramente più pop delle altre canzoni soprattutto perché è stata scritta più di un anno fa, quando conoscevamo meno dischi. Per esempio, Feb. 13th è stata scritta qualche mese più tardi, precisamente dopo che Adele si era fissata con Something To Write Home About dei Get Up Kids. Al momento ascoltiamo artisti molto diversi tra loro, come Dylan e i Fugazi allo stesso tempo! Insomma: fa tutto parte di noi, è solo che stiamo crescendo, quindi impariamo e scopriamo cose nuove e il nostro modo di comporre sta un po' cambiando.
Come avete registrato il disco? E come è nata la collaborazione con Dinotte?
Almost Undone è stato registrato con la collaborazione di Luciano Ermondi (Tempelhof) ed altri musicisti della famiglia diNotte Records. Abbiamo conosciuto Elia e Filippo una sera a Brescia. Non ci aveva cagato nessuno durante un live, a parte loro due e mio padre. Poi, mentre stavamo raccattando le nostre quattro cose dal palchetto, Elia e Filippo si sono presentati. Ricordo che Elia aveva proprio una maglietta di Bright Eyes, ahahah. Ecco da quel momento è nata la collaborazione. Siamo anche andate a suonare a casa loro per la festa di compleanno. Poi ci hanno proposto di registrare qualche traccia e una cosa tira l’altra. Ora abbiamo il nostro primo EP.
C'è questa foto molto bella dove state suonando tra i tavolini di un bar: mi parlate un po' della vostra città? Mi piacerebbe sapere se conoscete altre band, che amici avete nella musica, se c'è qualche posto che sentite vostro, qualcosa che si possa dire rappresenti la vostra "Scena". Premesso che abitiamo in due città diverse, io ti parlerò di Legnago. È un comune in provincia di Verona dove sono nata e cresciuta. Ho sempre provato un certo astio nei confronti di questa città anche se ultimamente, dovendomene allontanare, la sto guardando con occhi un po’ diversi. Ci sono pochi piccoli luoghi preziosi che hanno assunto con il tempo un valore affettivo enorme. La mia casa, la stazione, il fiume e i campi coltivati. Ho fatto conoscere anche ad Adele questi luoghi e un po’ ci si è affezionata. Ma casa è dov’è il cuore. Per quanto riguarda le amicizie strette con altre band, beh, non sono molte in effetti. Siamo sempre state un po’ in disparte soprattutto perché siamo molto timide. In ogni caso speriamo col tempo di conoscere altri simili!
E per ultima, la domanda più banale: il nome della band è un omaggio ai Cure vero?
Sì, il nome arriva dall'omonima canzone dei Cure. E sì: ci piacciono i gatti, come i cani, i lupi, le foche, gli elefanti eccetera. Tutto a parte i calamari e i totani giganti, quelli no.
Ieri è uscito per la diNotte Records un piccolo ep intitolato Almost Undone: appena quattro canzoni , eppure mi hanno colpito più di tante altri dischi "importanti" di queste settimane. Si tratta del debutto delle Lovecats, giovane duo proveniente da Verona ma che suona un dolcissimo folk (qui e là colorato di indiepop) che guarda già lontano, per ora da qualche parte tra Omaha e la Svezia. L'ep lo trovate in streaming su Rockit e devo dire che mantiene tutte le promesse di alcuni bei demo che ci avevano fatto già amare le Lovecats l'anno scorso.
Così mi è venuta voglia di conoscere meglio queste fanciulle e ho voluto scambiare due chiacchiere con Cecilia Grandi e Adele Nigro: mettetevi comodi perché le Lovecats hanno parecchio da raccontare.
(mp3) The Lovecats - Anna
Cominciamo dalle presentazioni, ma incrociate: Adele introduce Cecilia e poi viceversa! A voi decidere quanto il ritratto debba essere fedele.
Cecilia - Ho conosciuto Adele due anni fa quando è venuta a dormire a casa mia. Cioè, non sapevo chi fosse ma ha dormito nella mia stanza. Quella sera siamo andate in una sala prove tutta sgangherata di una band della zona. Non mi ricordo il nome. Abbiamo provato a suonare qualcosa insieme. Io avevo una chitarra orribile e Adele una splendida voce. Comunque è stato love at first sight. Ridevamo per le stesse cose e ci piacevano le stesse canzoni. Abbiamo suonato qualche pezzo di Bright Eyes, il tutto nella mia cameretta. Lei era una persona che cercavo da tempo. Che mi desse una sorta di riconoscimento. Insomma non solo un’amica ma anche una persona con cui condividere cose che sembravano soffocate dentro me sola. Tutto quanto sembrava collaborare alla nascita di qualcosa di bello. Eravamo emozionate per qualcosa che ancora non esisteva ma stava arrivando.
Adele - L’incontro con Cecilia è stato molto importante per me perché in lei ho trovato molte cose: la mia migliore amica, una sorella, una ragazza con cui condividere il lato più sincero di me senza dovermi mettere troppe maschere addosso. È una ragazza che ha i miei stessi interessi e soprattutto capisce al volo come vedo le cose io perché lei le vede nella stessa identica maniera – e a 16 anni, quando l’ho conosciuta, soprattutto se entrambe siete un po’ piene di casini, non è facile incontrarsi. La reputo una ragazza molto intelligente e piena di potenzialità e sono convinta che le nostre qualità migliori emergano solo quando stiamo e lavoriamo insieme.
Da quanto tempo suonate assieme? Avevate altri progetti prima delle Lovecats?
Ci siamo conosciute che avevamo 16 anni e ora ne abbiamo 19. Prima di conoscerci eravamo orientate verso ambiti in realtà non così lontani. Io verso la fotografia, Adele verso il cinema. E anche per questo sogniamo una collaborazione in ambito cinematografico per gli anni avvenire, speriamo! Comunque prima di entrare in contatto eravamo entrambe abbastanza spaesate sulle strade da prendere. La band e la nostra amicizia ci hanno aiutate anche a definire meglio le nostre idee per il futuro.
Nella vostra bio infatti scrivete "erano tempi bui però insieme riuscivamo a scaldarci un pochino": la molla giusta per la vostra musica è stata quella? Qualcosa che un po' consola e un po' serve da rifugio?
Sì. Era inverno quando cominciammo a suonare insieme. Stavamo vivendo periodi abbastanza bui che ben si addicevano al panorama di Verona e provincia. Una vera e propria "Waste Land" coperta di nebbia. Anche i maglioni più pesanti si ricamano di brina in dicembre. In questa specie di "comunione d’intenti" che è la band abbiamo potuto trovare una sorta di focolare, al riparo dal gelo esterno ed interno.
Il vostro nuovo EP sembra dividersi tra aperture più pop (in particolare Anna) e altri più folk e intimi: rispecchia in qualche modo due poli della vostra formazione oppure fa tutto parte del vostro "suono da cameretta"?
Le canzoni nascono dalle più disparate influenze. Soprattutto ricordo che ci piacevano molto i Beatles rocn'n'roll dei primi Sessanta, affiancati a sonorità più "pop" in senso ampio, da Kymia Dawson agli Smiths. Il folk più intimistico rimanda sicuramente a Bright Eyes e soprattutto a Bob Dylan. Anna è sicuramente più pop delle altre canzoni soprattutto perché è stata scritta più di un anno fa, quando conoscevamo meno dischi. Per esempio, Feb. 13th è stata scritta qualche mese più tardi, precisamente dopo che Adele si era fissata con Something To Write Home About dei Get Up Kids. Al momento ascoltiamo artisti molto diversi tra loro, come Dylan e i Fugazi allo stesso tempo! Insomma: fa tutto parte di noi, è solo che stiamo crescendo, quindi impariamo e scopriamo cose nuove e il nostro modo di comporre sta un po' cambiando.
Come avete registrato il disco? E come è nata la collaborazione con Dinotte?
Almost Undone è stato registrato con la collaborazione di Luciano Ermondi (Tempelhof) ed altri musicisti della famiglia diNotte Records. Abbiamo conosciuto Elia e Filippo una sera a Brescia. Non ci aveva cagato nessuno durante un live, a parte loro due e mio padre. Poi, mentre stavamo raccattando le nostre quattro cose dal palchetto, Elia e Filippo si sono presentati. Ricordo che Elia aveva proprio una maglietta di Bright Eyes, ahahah. Ecco da quel momento è nata la collaborazione. Siamo anche andate a suonare a casa loro per la festa di compleanno. Poi ci hanno proposto di registrare qualche traccia e una cosa tira l’altra. Ora abbiamo il nostro primo EP.
C'è questa foto molto bella dove state suonando tra i tavolini di un bar: mi parlate un po' della vostra città? Mi piacerebbe sapere se conoscete altre band, che amici avete nella musica, se c'è qualche posto che sentite vostro, qualcosa che si possa dire rappresenti la vostra "Scena". Premesso che abitiamo in due città diverse, io ti parlerò di Legnago. È un comune in provincia di Verona dove sono nata e cresciuta. Ho sempre provato un certo astio nei confronti di questa città anche se ultimamente, dovendomene allontanare, la sto guardando con occhi un po’ diversi. Ci sono pochi piccoli luoghi preziosi che hanno assunto con il tempo un valore affettivo enorme. La mia casa, la stazione, il fiume e i campi coltivati. Ho fatto conoscere anche ad Adele questi luoghi e un po’ ci si è affezionata. Ma casa è dov’è il cuore. Per quanto riguarda le amicizie strette con altre band, beh, non sono molte in effetti. Siamo sempre state un po’ in disparte soprattutto perché siamo molto timide. In ogni caso speriamo col tempo di conoscere altri simili!
E per ultima, la domanda più banale: il nome della band è un omaggio ai Cure vero?
Sì, il nome arriva dall'omonima canzone dei Cure. E sì: ci piacciono i gatti, come i cani, i lupi, le foche, gli elefanti eccetera. Tutto a parte i calamari e i totani giganti, quelli no.
mercoledì 22 maggio 2013
Polaroids From the Web
"You just ask for it, old sport" edition
- La scemenza per la pausa pranzo di oggi è il videogioco tratto dal Grande Gatsby in stile arcade classico. Sì, lo so, è roba di due anni fa, ma con tutto l'hype di queste settimane per la nuova versione al cinema una partitella ci sta.
- «We did a show in Akron where the only person there was Patrick Carney from The Black Keys; we were both very unknown bands at the time. He stood about three feet in front of me the whole show»: una bella e non scontata chiacchierata con i National su Consequence Of Sound.
(mp3) The National - Don't Swallow The Cap
- «The world is yours if you have a brilliant idea, so don’t let bitter old hacks like me get you down. These are exhilarating, not depressing, times for publishing. Get excited and rise as the tired, established models crumble»: Phil Hebblethwaite del defunto Stool Pigeon regala qualche utile "Counsel For The Young Indie Publisher".
- «The faceless, nameless robots soak up all the attention and enthusiasm, and critics and fans alike start to regard Daft Punk on their own terms, in their own universe. [...] Without the masks, Daft Punk might be a hated band.» (via Village Voice)
- «La bonus track “con la chitarra acustica” dell’edizione giapponese di #RAM: il cioccolatino rotolato fuori dalla confezione che credevi vuota, quando stavi per buttarla via. (PS: purtroppo sembra un outtake degli Air, ma vabbé, in fondo sò cugini)» (Fabio de Luca).
Posso dirlo? Al momento è la mia preferita del disco.
(mp3) Daft Punk - Horizon (Japan bonus track)
- E se ne volete ancora, sempre a proposito di Daft Punk, Emmebi analizza su Studio la strategia di marketing che ha portato Random Access Memories a essere il disco più chiacchierato della stagione
- Se non avete altrettanto budget, forse posso tornarvi utili "10 Great Tips For Home & DIY Recordings" (via Music Think-Thank)
- Ieri è uscito I'm Sorry, il primo video tratto da Love Can't Talk, il nuovo album di Wolther Goes Stranger pubblicato da La Barberia. Il testo della canzone è di Alessandro Raina, la regia è di Giulio Favero insieme a Domenico Guidetti, ma non sono gli unici pregi del video:
- La scemenza per la pausa pranzo di oggi è il videogioco tratto dal Grande Gatsby in stile arcade classico. Sì, lo so, è roba di due anni fa, ma con tutto l'hype di queste settimane per la nuova versione al cinema una partitella ci sta.
- «We did a show in Akron where the only person there was Patrick Carney from The Black Keys; we were both very unknown bands at the time. He stood about three feet in front of me the whole show»: una bella e non scontata chiacchierata con i National su Consequence Of Sound.
(mp3) The National - Don't Swallow The Cap
- «The world is yours if you have a brilliant idea, so don’t let bitter old hacks like me get you down. These are exhilarating, not depressing, times for publishing. Get excited and rise as the tired, established models crumble»: Phil Hebblethwaite del defunto Stool Pigeon regala qualche utile "Counsel For The Young Indie Publisher".
- «The faceless, nameless robots soak up all the attention and enthusiasm, and critics and fans alike start to regard Daft Punk on their own terms, in their own universe. [...] Without the masks, Daft Punk might be a hated band.» (via Village Voice)
- «La bonus track “con la chitarra acustica” dell’edizione giapponese di #RAM: il cioccolatino rotolato fuori dalla confezione che credevi vuota, quando stavi per buttarla via. (PS: purtroppo sembra un outtake degli Air, ma vabbé, in fondo sò cugini)» (Fabio de Luca).
Posso dirlo? Al momento è la mia preferita del disco.
(mp3) Daft Punk - Horizon (Japan bonus track)
- E se ne volete ancora, sempre a proposito di Daft Punk, Emmebi analizza su Studio la strategia di marketing che ha portato Random Access Memories a essere il disco più chiacchierato della stagione
- Se non avete altrettanto budget, forse posso tornarvi utili "10 Great Tips For Home & DIY Recordings" (via Music Think-Thank)
- Ieri è uscito I'm Sorry, il primo video tratto da Love Can't Talk, il nuovo album di Wolther Goes Stranger pubblicato da La Barberia. Il testo della canzone è di Alessandro Raina, la regia è di Giulio Favero insieme a Domenico Guidetti, ma non sono gli unici pregi del video:
lunedì 20 maggio 2013
Costa Brava live @ polaroid!
Nella nuova puntata del podcast avevo come ospiti in studio le Costa Brava per un live unplugged, ma in realtà è stato come avere lì la loro balotta al completo, considerata la quantità di messaggi e mail che la band bolognese ha ricevuto, dall'Italia ma non solo. Credo che il merito sia non soltanto della simpatia e dell'attitudine di questi régaz, ma anche della loro musica, influenzata dal punk e dal garage (e con insospettabili momenti più pop), e soprattutto suonata davvero con il cuore.
Qui trovate il podcast completo con la nostra chiacchierata, mentre qui sotto le canzoni che ci hanno regalato dal vivo:
Costa Brava live unplugged @ polaroid
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/05/15
- Take Me To The Ambassador
- The Saxophone In The Garden
- Golden Woods
- Listen To The Wind
- Let You Get In
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/05/15
- Take Me To The Ambassador
- The Saxophone In The Garden
- Golden Woods
- Listen To The Wind
- Let You Get In
sabato 18 maggio 2013
Il New York Night Train stasera ferma all'Hana-bi!
Se cerchi "Jonathan Toubin" su Youtube il quarto risultato che ti esce è un filmato degli Yeah Yeah Yeahs che gli dedicano Maps a un concerto a Brooklyn di un anno fa. Se già questo non ti colpisce, magari ti fai un giro su un profilo come quello che gli ha dedicato il Village Voice, oppure leggi le parole appassionate che ha strappato persino a quei cazzoni di Vice, scorri la lista della gente insieme a cui ha suonato o dai un'occhiata al breve documentario sulle sue serate a New York.
E così ti rendi conto che vedere passare questo dj e il suo New York Night Train carico di soul e di rock questa sera sotto la tettoia dell'Hana-bi (dove avrò l'onore e il piacere di mettere due dischi di warm-up) è uno di quegli eventi che non capitano spesso da queste parti e non ti puoi proprio perdere.
Qui tutte le info e qui sotto un mix di quelli che mi fanno già sudare solo a leggere la tracklist: ci si vede a banco!
NY Night Train SOUL CLAP CLASSICS Volume 3
venerdì 17 maggio 2013
Polaroids From the Web
"Spitting in a wishing well" edition
- "Alternative" was a word coined by the media, to get more money for their advertisers. We were like, "What's up? Nobody calls us 'alternative.' Why do they keep putting it on the cover of magazines?" Actually, you know who said "alternative music"? My mother. And everybody else in Dayton, all the truck drivers and the cowboys and stuff, they'd go, "I'll tell you what it's alternative to. Good music." Kim Deal, The Oral History of the Breeders' Last Splash [SPIN]
(mp3) The Breeders - Divine Hammer
- "The Cocktail Chart of Film & Literature" [Frizzifrizzi]
- "Is Corporate Sponsorship Now Long-Form Journalism’s Last Hope?": lunga e interessante intervista di Jason Gross a Torsten Schmidt, uno dei fondatori della Red Bull Music Academy, e al giornalista Piotr Orlov, tra i responsabili del progetto Daily Note, un notevolissimo magazine musicale web e cartaceo promosso proprio dalla Red Bull.
- Quello che invece fa Buzzfeed al giornalismo (non solo musicale) assomiglia più a un disastro ecologico tipo Golfo Del Messico: "BuzzFeed Starts Program to Train Agencies in the BuzzFeed Way"
- Peccato, perché ogni tanto qualcosa di buono si trova anche lì: "How Stuart Murdoch Made His First Movie" (di Matthew Perpetua)
- Una buona notizia per concludere: questa sera comincia il Roma PopFest! Fortunati quelli che ci saranno. In programma: Paletti, His Clancyness, Dumbo Gets Mad, Brothers In Law, Testaintasca, Videodreams, Marcello e Il Mio Amico Tommaso, Love The Unicorn, Wow, I Demoni, Gun Kawamura! Se siete da quelle parti non perdetevelo!
- "Alternative" was a word coined by the media, to get more money for their advertisers. We were like, "What's up? Nobody calls us 'alternative.' Why do they keep putting it on the cover of magazines?" Actually, you know who said "alternative music"? My mother. And everybody else in Dayton, all the truck drivers and the cowboys and stuff, they'd go, "I'll tell you what it's alternative to. Good music." Kim Deal, The Oral History of the Breeders' Last Splash [SPIN]
(mp3) The Breeders - Divine Hammer
- "The Cocktail Chart of Film & Literature" [Frizzifrizzi]
- "Is Corporate Sponsorship Now Long-Form Journalism’s Last Hope?": lunga e interessante intervista di Jason Gross a Torsten Schmidt, uno dei fondatori della Red Bull Music Academy, e al giornalista Piotr Orlov, tra i responsabili del progetto Daily Note, un notevolissimo magazine musicale web e cartaceo promosso proprio dalla Red Bull.
- Quello che invece fa Buzzfeed al giornalismo (non solo musicale) assomiglia più a un disastro ecologico tipo Golfo Del Messico: "BuzzFeed Starts Program to Train Agencies in the BuzzFeed Way"
- Peccato, perché ogni tanto qualcosa di buono si trova anche lì: "How Stuart Murdoch Made His First Movie" (di Matthew Perpetua)
- Una buona notizia per concludere: questa sera comincia il Roma PopFest! Fortunati quelli che ci saranno. In programma: Paletti, His Clancyness, Dumbo Gets Mad, Brothers In Law, Testaintasca, Videodreams, Marcello e Il Mio Amico Tommaso, Love The Unicorn, Wow, I Demoni, Gun Kawamura! Se siete da quelle parti non perdetevelo!
MAP - Music Alliance Pact #56
Torna come ogni mese l'appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact: quasi una quarantina di blog di tutto il mondo hanno selezionato per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
Scaletta quanto mai eterogenea, ma mi pare ci siano un botto di nomi da appuntarsi stavolta, a cominciare dal bel tributo a Ennio Morricone in salsa abstract hip-hop degli indiani Big City Harmonics; il pop alla Vampire Weekend degli statunitensi Carousel Beach; le atmosfere sospese un po' alla Japan dei portoghesi Dear Telephone; l'assurdo punk da lotta messicana degli indonesiani Muchos Libre; l'evocativo post-rock ambientale dei greci No Clear Mind; il singoletto degli argentini Paula y Los Besos, che nonostante io non ami il cantato in spagnolo è davvero bello accattivante; i rumeni Quantum Drive, che si dichiarano ispirati a Deerhunter ma che in questo pezzo mi sembrano richiamino anche qualcosa dei Broken Social Scene; l'eleganza notturna degli olandesi Spilt Milk; e non manca infine la prevedibile hit à la MGMT degli scozzesi Prides.
Gli italiani di questo mese sono i Wildmen, duo romano chitarra e batteria che si definisce "blasphemous": suono garage selvaggio, attitudine festaiola e spavalderia senza un attimo di sosta. Il loro bell'album di debutto esce sulla sempre lodevole Shit Music For Shit People e si intitola, non a caso, Haters Gonna Hate. Tutti quelli che ne hanno parlato hanno citato il nome dei Black Lips, e questo blogghetto non vuole essere da meno, ma soprattutto vuole fortissimamente scatenarsi sotto a un palco ascoltando queste canzoni.
L'occasione più vicina sarà il primo giugno all'Handmade Festival!
Questa è la playlist del MAP di Maggio, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.
(mp3) Wildmen - Zero Generation
mercoledì 15 maggio 2013
La radio che sboccia!
Radio Città Del Capo da questa mattina ha un sito tutto nuovo e tutto bello! E l'occasione non poteva essere migliore: è partita infatti oggi la campagna abbonamenti di primavera. Quest'anno il tema è "Sboccia quanto vuoi!" (immagino giocando anche sullo slang bolognese "sbocciare", ovvero "svoltare" ma anche "uscirsene con una trovata"), legato non a caso all'evento di domenica ai Giardini Guido Rossa, tra guerrilla gardening e mercatini. Per gli appassionati di fotografia poi c'è anche il concorso #Sbocciagram!, con tanto di hashtag dedicato.
Come ogni volta in questi giorni il palinsesto sarà stravolto, con le trasmissioni e conduttori tutti scombinati. Per esempio, domattina intorno alle 8 troverete il sottoscritto a disturbare la rassegna stampa locale, tra premi e selezioni musicali incongrue per la vostra colazione.
Sbocciate insieme a noi!
PS: Stasera invece il Thermos con le polaroid dentro è in onda come di consueto alle nove. E sarà una puntata da non perdere perché avremo le Costa Brava live unplugged in studio!
Costa Brava - Dog Days
"This one is different - because it's us"
Con mio colpevole ritardo ho scoperto solo ora che ieri era il trentesimo anniversario dell'uscita di Hand In Glove, leggendario 45 giri di debutto degli Smiths.
Recupero subito, e lasciatemi partecipare alle celebrazioni della ricorrenza parlando per una volta non della canzone o dell'importanza della band, ma soltanto del disco, un oggetto che nel 1983 poteva ancora contenere molte avventure. Vi ricopio qui un paio di pagine da "How Soon Is Now" di Richard King:
The Smiths’ debut single ‘Hand in Glove’ would be dressed in the same blue livery as the mid-Sixties releases on Loog Oldham’s Immediate Records label. As well as influencing his ideas about song structure and providing a context in which to develop them, the well-heeled ideas of Loog Oldham and Orton had a definite influence on [Johnny] Marr’s guitar sound. Lean, plangent and mercurial in its flourishes of melody, Marr’s style, which he had worked night and day to perfect, blurred the divergence between rhythm and lead guitar to produce a rigorously distinctive voice that was, particularly in the context of the synth-heavy Eighties, utterly unique. [...]
Having decided that ‘Hand in Glove’ would be released as a one-off single, [Geoff] Travis, to yet more disapproving noise from his colleagues in Rough Trade Distribution, continued to make it clear that he would like The Smiths to be the first-ever Rough Trade act to be offered a four-album deal. The band, happy to let some momentum build around them, outwardly gave the impression that they were undecided as they began to be courted by every record company in London. The reality was that The Smiths, despite whatever concerns they might have, had all but decided to sign long-term to Travis.[...]
Whatever pennies were dropping among the more dynamic and media-savvy staff at Rough Trade, some of the company’s long-term problems had come back to haunt them. Upon its release initial pressings of ‘Hand in Glove’ were mismanaged, and Rough Trade Distribution was unable to supply many of its stockists. The combination of members of The Cartel being behind on their credit terms and the unprecedented nationwide interest in the single meant that many of Rough Trade’s frontline High Street shops could not stock the record. Most disconcertingly Probe, The Cartel’s north-western link, was unable to supply copies to any Manchester shops. Determined to circumvent the problem, [Joe] Moss decided on a hands-on solution, and to the delight of the band, went around the city, walking up to record shop counters offering copies of the single for sale from a box under his arm. ‘I’m glad to have that on my CV,’ he says. ‘We did it old-style out of the boot of my car.’
(mp3) The Smiths - Hand In Glove
martedì 14 maggio 2013
Seapony in Italia!
I Seapony sono appena arrivati in tour in Europa e per due date toccheranno anche l'Italia!
mercoledì 29 maggio: - Milano @ Pop Days #3
giovedì 30 maggio: Padova @ Student Summer Festival
La band indiepop di Seattle ha pubblicato l'anno scorso il suo secondo album Falling, parecchio apprezzato, ma in attesa che arrivi il prossimo DEATH BY SEAPONY si sono già dichiarati "Fucking Sick of Everyone Calling Them Twee". Cosa ci riserveranno i prossimi live?
Intanto, per festeggiare il tour europeo, ci regalano un nuovo inedito:
(mp3) Seapony - Hangin' Out
Beach Vacation
Non bastasse il nome che si sono scelti, i giovani Beach Vacation si presentano con una sincerità disarmante che me li fa subito prendere in simpatia: "pacific northwest kids, wishing we were somewhere else". E infatti la loro musica risplende di sole e una nostalgia lontana. L'influenza evidente e dichiarata è quella di Wild Nothing e Craft Spells, ma diventa presto chiaro anche l'amore per certi Radio Dept "and every Swedish pop band". E allora ragazzi siamo proprio a casa.
Poi, dato che da queste parti di primavera se n'è vista poca, tra riverberi languidi e immancabili suoni di onde, i Beach Vacation mettono già addosso una gran voglia d'estate. Hanno pubblicato il loro intitolato Maritime EP la cui canzone di punta è dedicata al Washington Weather ma a me piace molto la conclusiva e ancora più smithsiana Escape (altro titolo non casuale), che canta "let's fly away from here".
Beach Vacation - Washington Weather
lunedì 13 maggio 2013
"I could have been your girl"
Quelli che non sopportano Zooey Deschanel, la sua frangetta, i suoi occhioni da manga, le sue faccette buffe e i vestiti della nonna (tanto per citare le più frequenti ovvietà per le quali viene derisa) passino oltre. Questa modesta recensione vuole prendere una posizione forte, difendere a spada tratta le sue doti e tessere un elogio convinto della sua musica.
Sono passati ormai cinque anni e quattro dischi da quando Zooey (lasciatemela chiamare per nome) ha cominciato a far sapere al mondo di non essere solo un’attrice, ma di possedere anche il talento di comporre canzoni. A questo punto la sua discografia può vantare una certa consistenza e coerenza. Stiamo sempre parlando di pop retrò brillante e malinconico, ispirato ai gruppi femminili dei Sessanta e alle produzioni di Phil Spector. Stiamo sempre parlando di una scrittura classica, a cui il sodale M Ward (l’Him della denominazione) non può far altro che aggiungere orchestrazioni sontuose e arrangiamenti in abito da sera (in una delle tracce migliori del disco, Something's Haunting You, a un certo punto entra un vibrafono e puoi quasi vedere i calici riempirsi di Martini).
Ma la raffinatezza e la disinvoltura delle canzoni di She & Him sono assolute e incontestabili: nulla di più lontano dall’ironia che un recupero vintage come questo potrebbe concedere. E soprattutto nulla di più lontano dal personaggio della “manic pixie dream girl” che tra cinema e tv la Deschanel si è cucita addosso. Se la conoscete solo per la (non troppo divertente) serie “New Girl” è il momento di fare un passo in più.
E forse il problema sta proprio in quel modo di vedere (o di vendere, a giudicare dall’interesse dei blog di moda per gli outfit dell’attrice in ogni puntata) il cosiddetto “indie” e quel che si era ridotto a essere nell’ultimo decennio. Insomma: 500 Days Of Summer sembra già più vecchio della cover tutta yéyé di Sunday Girl dei Blondie messa qui in scaletta. Meglio il romanticismo schietto e senza compromessi di queste Never Wanted Your Love o di (altra cover azzeccata) Hold Me, Thrill Me, Kiss Me: sono baci in bianco e nero, d'altri tempi ed eleganti. E se al mondo esiste ancora qualcosa di impeccabile, fate che sia un bacio.
(mp3) She & Him - Never Wanted Your Love
[da Rolling Stone n.114]
venerdì 10 maggio 2013
Blood shot!
«Inspired by one of the greatest rock'n'roll shows I've ever seen, Thee Oh Sees at the Black Box, Belfast on sun may 5th... I was meant to play a bunch of these tunes but because I only got to spin for 30/40 minutes a bunch of these fine platters slipped thru the cracks. Hope y'all dig it as much as i enjoyed compiling & mixing it».
Sono parole di David Holmes, che presenta così il suo ultimo eccezionale mix intitolato Blood Shot! Scaletta farcita di garage e soul, ho riconosciuto due cose al volo (Black Lips e Allah-Las le prime), ma devono esserci molte altre gemme sepolte qui sotto. Speriamo esca presto la tracklist.
Per una degna intro al set ho chiesto l'aiuto di Marco "Peedoo" Gallerani, ovvero Mr. Hell Yeah Recordings, il primo a farmi ascoltare Holmes all'epoca:
«Nella seconda metà degli Anni Novanta a Belfast, dov'è nato, David Holmes era conosciuto come THE DJ. Madre parucchiera, ultimo di dodici fra fratelli e sorelle, un mod che al mixer smazzava acid e techno (nonostante si leggesse in giro che il tipo ne sapeva a pacchi anche di Northern Soul, punk e qualsiasi altra roba esotica nel mezzo), mentre in studio produceva uno strano e cinematico miscuglio di elettronica. Il titolo del suo primo album, The film's Crap, Let's Slash The Seats, rende l'idea.
Nel 1997 è al vertice della carriera, inserito nel giro della techno che conta, gli viene chiesto di preparare un Essential Mix per BBC1, lo show dance inglese del sabato notte alla fine del programma di Pete Tong. David Holmes accetta e per la prima volta un DJ propone un set completamente diverso da quello per cui è conosciuto. Il 15 giugno 1997 (se ricordo bene) THE DJ scarrella una selezione di soul, funk, disco, rarità, psicadelia, beats, California Soul, Brigitet Bardot... leggendario... è stato premiato anche come miglior essential mix dell'anno e replicato la notte dell'ultimo dell anno... culto. Quella notte hai acquisito un fan a vita David.
Quindici anni dopo David Holmes vive a Los Angeles, scrive, compone e seleziona colonne sonore (sue quasi tutte quelle di Sodenbergh da Out of Sight in poi... mentre deve essere da paura Good Vibration, nelle sale in UK ora), produce bands (l'ultimo dei Primal Scream è roba sua) e trova il tempo per andare a mettere due dischi al concerto di questi... come si chiamano Enzo?»
"BLOOD SHOT"! compiled and mixed by David Holmes
One kiss ends it all
Sì, lo so: è un furto da Paste che aveva l'anteprima, ma la tentazione di mettere anche qui sul blog e condividere lo streaming del nuovo album dei Saturday Looks Good To Me era troppo forte. One Kiss Ends It All è un album così terso, così netto nel tracciare i confini del proprio mondo, che mi ha incantato al primo ascolto. Anche se è in un certo senso è vero che non esiste un "marchio di fabbrica" dei SLGTM, band che riesce a cambiare pelle (oltre che formazione) a ogni uscita, il genio di Fred Thomas è abilissimo nel trasportare al presente canzoni che sembrano provenire da brillanti Anni Sessanta paralleli. Phil Spector, tutta una mitologia dei girls group, il rock'n'roll nella sua più limpida essenzialità, un suono capace di fare della propria innocenza l'espediente per sperimentare ed espandersi a ogni canzone. New City, Polar Bear, Sunglasses e tutte le altre non finiranno forse nelle classifiche di fine anno ma sarà solo perché la loro bellezza è fuori dal tempo:
Saturday Looks Good To Me - One Kiss Ends It All full streaming
Baggy Attitude
Qualcuno (qualcuno?) l'avrà forse notata in mezzo alla scaletta dell'ultimo podcast/nastrone: una canzone ruvida, a bassa fedeltà eppure in qualche modo dolcissima, Don’t Ask Me. Quelli più bravi di me avranno anche riconosciuto subito che si trattava di una cover. Io comunque ero già contento di sapere che dietro il nome Baggy Attitude (nemmeno una paginetta facebook!) c'erano Roxanne Clifford dei Veronica Falls e Jess Scott dei Brilliant Colors. La canzone è il lato A di un flexi-disc pubblicato dalla Wacky Wacko, piccola sgangherata etichetta curata da Seth Bogart degli Hunx And His Punx, e il vinile a sua volta riprende parte di una cassetta uscita l'anno scorso. In questa versione mi piace come la cifra stilistica dei Veronica Falls si confonde con qualcosa di primitivo, si mostra più scarna e proprio per questo ancora più emozionante.
E come al solito, i Veronica Falls si confermano degli eccellenti e raffinati selezionatorila traccia infatti è una delle "hit" (si fa per dire) dei neozelandesi Toy Love, una delle creature di Chris Knox, e risale al 1980. Da poco una raccolta dei Toy Love è stata anche ristampata dalla Captured Tracks.
Su youtube potete fare il confronto con la cover qui sotto. Io me le tengo volentieri tutte e due.
Baggy Attitude - Don’t Ask Me
giovedì 9 maggio 2013
Listening to Deerhunter between breakdowns
«With Deerhunter it’s easy to bypass the actual songs and focus on the influences. But the songs themselves speak deeply to the lonely and the downtrodden, the heartsick depressives and the ostracized castaways. And I am a lonely, heartsick depressive. Deerhunter is a band that not only speaks my musical language, but explores themes (most notably loneliness) that feel like the same states of malignant mental health that I’ve been in.»
Non ascoltavo Monomania, il nuovo album di Deerhunter da qualche giorno, e soprattutto mi ero fermato alla superficie dei suoni, tra quei momenti White Light White Heat, quelli che non saprei definire altro che "blues punk" e soprattutto quella ruggine che sembra attaccarsi a ogni nota. Mi era sembrata buona perfino la recensione di Collapse Board.
Ma dopo aver letto questo articolo su MTV Hive scritto da Martin Douglas sono tornato sopra al disco con nuove orecchie. Non è mai facile farsi coinvolgere da saggi sulla musica in cui la prima persona è così al centro della scena, ma Douglas riesce a connettere le canzoni di Bradford Cox al proprio stato di salute in una maniera molto concreta, fin troppo accurata, quasi dolorosa. Comunque la si pensi, una lettura consigliata.
(mp3) Deerhunter - Punk (La Vie Antérieure)
"Il tempo e i ricordi si perdono una volta sola"
L'amore per il Raudo #2
Gazebo Penguins - Difetto
«I Gazebo Penguins sono un gruppo formato da Capra, Peter e Sollo. Fanno un genere musicale che se non sei abituato sembra un po' rumoroso ma se ascolti sotto il rumore c'è una canzone stupenda piena di melodie, infatti le canzoni che fanno si possono cantare, non come certe canzoni black metal che devi urlare come un pazzo e se ne va via la voce. Io ho intervistato Capra, che è il cantante. Abbiamo parlato delle cose divertenti, di alcune curiosità e della vita in generale, che a volte è triste e a volte è felice. Alla figlia di Capra io voglio dire: Ciao Ester, qualche volta se la mamma mi ci porta possiamo giocare insieme? Ti volevo pure dire che ti capisco, anche io da piccola ascoltavo il metal, adesso che sono cresciuta e ho dieci anni mi piacciono anche le canzoni calme come quelle degli Alt-J. Adesso inizia l'intervista...»
Gazebo Penguins - Difetto
mercoledì 8 maggio 2013
Whatever, as long as you're happy
Gli Alexandria provengono da Stoccolma e, a parte il fatto che si sono formati nell'autunno dell'anno scorso, di loro non si sa molto altro. Preferiscono lasciar parlare le canzoni che finora hanno pubblicato sul loro soundcloud: dream-pop pieno di riverberi ma senza pigrizia che ricorda certe cose del primo Wild Nothings o dei DIIV, e che innesta però un carattere più luminoso, soprattutto in questa nuova e ammaliante Whatever. Per completezza di informazione aggiungo che qualche settimana fa sono stati anche segnalati come "demo della settimana" sul sito della FatCat, ottimo punto sul curriculum.
(mp3) Alexandria - Whatever
lunedì 6 maggio 2013
I keep finding all my records at the charity shop
"I love my music and I'm tired of my fake friends" come presa di posizione potrà suonare un po' di maniera, quasi antiquata ora che ogni cosa intorno alla musica è diventata condivisione e vetrina. Ma i Tullycraft, che cantano questo verso nel loro nuovo album Lost In Light Rotation, hanno fatto della loro quasi ventennale carriera una continua presa di posizione, una guerra di resistenza sui confini del territorio accidentato dell'indiepop.
Li avevamo conosciuti il secolo scorso con il manifesto programmatico Pop Songs Your New Boyfriend's Too Stupid To Know About, un inno pieno zeppo di sottintesi ironici e citazioni usate come distintivi, ma mi domando quale significato possa avere ancora oggi, nel 2013, epoca in cui non puoi quasi più non-sapere niente, anche quando non vuoi (l'epoca in cui siamo diventati "nostalgic for the sensation of feeling clueless", scriveva Coupland).
Chissà se è un caso che la scaletta si apra con il nome di una battaglia, Agincourt, e detti il tono all'intero disco, in cui non troviamo mai una canzone lenta né un momento di tregua. Forse non arriverà una vera vittoria alla fine della guerra (proprio come per la Agincourt medievale), ma avremo tenuto il campo da eroi, almeno secondo i nostri rigorosi standard twee. E così rischiamo di finire ad ascoltare Lost In Light Rotation più per il significato di "ascoltare Lost In Light Rotation" che per le semplici canzoni in sé.
Certo, questo vale anche per altri dischi, altri generi e altre nicchie. Magari vale da sempre, per tutto il rock, e i nostri tredici anni e le cassette e le camerette. Ma quando abbiamo a che fare con i Tullycraft il cuore batte da sempre un po' più forte. Le camerette dei tredici anni che altri avevano voglia di distruggere ascoltando il metal noi le facevamo esplodere con gli Housemartins, e poi ti rendi conto che da certe trincee è difficile saltarne fuori, anche dopo una vita.
Quando parte il primo colpo di batteria della title track è una cannonata, i cori di Wake Up Wake Up sono una chiamata alle armi, il battimani in Elks Lodge Riot ci dà la carica, risuonano fanfare in coda a Dig Up The Graves, l'intreccio delle voci di Sean Tollefson e Jenny Mears è la mossa tattica vincente. La produzione di Phil Ek bilancia ogni elemento, le chitarre graffiano come di consueto ma l'impressione generale è di limpida solidità.
Certo, poi i Tullyucraft non si smentiscono mai e proprio quando si trovano a uno dei momenti più alti della loro carriera restano quelli che dichiarano beffardi "I used to be clever but it didn't last", e a quel punto non importa più se i giorni di gloria sono passati e lontani: "Oh oh oh! You don't know when to stop!"
(mp3) Tullycraft - Agincourt
venerdì 3 maggio 2013
She paints words in red
Gli House Of Love sono stati una bella promessa non del tutto mantenuta alla fine degli Anni Ottanta. Se vi siete persi la prima reunion nel 2005 recuperate questo nuovo lavoro, in cui la scrittura torna ai luminosi livelli dei primi singoli, in qualche modo più distesa. La title track è una perla byrdsiana, A Baby Got Back On Its Feet mostra la quieta fermezza dei Go-Betweens, Trouble In Mind è una ninnananna folk dolcissima, mentre Hemingway ci ricorda l’influenza che gli House Of Love hanno avuto su band come Belle & Sebastian e affini. In conclusione, siamo sempre e ancora dalle parti dei Velvet Underground, com’è giusto che sia, ma fatto con una classe e una maturità che non tutti si possono permettere.
(mp3) The House Of Love - Hemingway
(da Rolling Stone #115)
giovedì 2 maggio 2013
Chromatics + Glass Candy @ Bronson!
Probabilmente ci sarà da sudare ma possiamo starne certi, ne varrà la pena: è stata annunciata (poi ritirata, poi confermata) la data Chromatics + Glass Candy lunedì 3 giugno al Bronson di Ravenna.
L'infaticabile Johnny Jewel porterà infatti in tour assieme due delle band di punta della scuderia Italians Do It Better: i Chromatics hanno realizzato con Kill For Love uno dei dischi dell'anno del 2012, mentre i Glass Candy stanno annunciando da ormai sei anni (?) il seguito di B/E/A/T/B/O/X e ormai sarebbe anche ora di pubblicarlo. Dal vivo aspettiamoci davvero di tutto.
[info: evento fb].
Chromatics - Cherry
Glass Candy - Computer Love (Kraftwerk cover)
"Se vuoi ne parliamo, senz’alcun impegno"
L'amore per il Raudo #1
Raudo è il nuovo album dei Gazebo Penguins, in free download oppure cd/lp su To Lose La Track, ma tanto dovreste già saperlo.
Oggi su Bastonate c'è un'intervista lunga ma incredibilmente bella e precisa. Qui ho citato il passaggio su "generazione" perché mi ha fatto sorridere, ma si parla nel dettaglio anche della scrittura e della registrazione del disco, e davvero merita una paziente lettura.
Gazebo Penguins - Ogni scelta è in perdita
«Potevamo parlare di una mancanza ironica e falsamente struggente come in un nostro vecchio pezzo, ovvero Senza di te, che può essere declinato comodamente per una persona persa o per un animale domestico. Potevamo farlo, sarebbe stato divertente, però l’avevamo già fatto, ergo non sarebbe statocosì divertente. Abbiamo ragionato su un altro tipo di mancanza (in generale la mancanza è una delle cose che viene più naturale cantare, per ovvie ragioni), ed è venuta fuori quella del tempo, e quella dei soldi. Poi ci è finita in mezzo una parola bieca e fallimentare come “generazione/i”, per cui abbiamo chiesto scusa (“se mi passi il termine”), continuando anche la dinamica sul valore di una singola parola, e sulla forza di coesione che danno alcune parole ad un intero testo, o al contrario sulla tensione centrifuga che invece possono portare. “Generazione” è una parola centrifuga, sposta l’asse e l’attenzione altrove, sfuoca, è brutta e faticosa, e probabilmente è per tutti questi motivi che ci è finita (è a partire da questa parola che poi è nato il testo all’inizio della canzone, quello dove si dice “mi hai risposto Sono impegnata, poi hai detto etc”) Il tempo si perde, ma la constatazione è che il tempo sia divenuto una mercanzia in esubero, e i soldi abbiano preso il posto del ‘non c’ho tempo’. Deficit.»
Raudo è il nuovo album dei Gazebo Penguins, in free download oppure cd/lp su To Lose La Track, ma tanto dovreste già saperlo.
Oggi su Bastonate c'è un'intervista lunga ma incredibilmente bella e precisa. Qui ho citato il passaggio su "generazione" perché mi ha fatto sorridere, ma si parla nel dettaglio anche della scrittura e della registrazione del disco, e davvero merita una paziente lettura.
Gazebo Penguins - Ogni scelta è in perdita
lunedì 29 aprile 2013
Il podcast con il nastrone dentro
Questa settimana il podcast vi arriva nel pratico formato nastrone. Selezione fifty fity con la Marta per un po' delle nostre novità preferite di stagione. Tutti i link dopo la tracklist:
01. Males – So High
02. The House Of Love – Hemingway
03. Love The Unicorn – Young
04. The Mantles – Brown Balloon
05. Monnone Alone – The Business World
06. The Airplanes – I Love Perth (Pavement cover)
07. Tullycraft – Queenie Co.
08. Zebra Hunt – Half Right
09. Mini Dresses – Post Office Girl
10. Baggy Attitude – Don’t Ask Me
11. Hippy – Magic Wand
12. Elvis Depressedly – Pepsi Coke Suicide
13. Wild Nothing – A Dancing Shell
14. Hookworms – Radio Tokyo
15. Skinny Girl Diet – Douchebag
16. Sparrow – Hollow Sparrow
17. Terror Bird – The Wrong Way
18. Chvrches – Now Is Not The Time
19. Not Waving – Battle Mountain
20. Jessica Prat – Night Faces
Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes
We love nastroni!
We love nastroni!
sabato 27 aprile 2013
POP DAYS #2 a Milano!

Dylan Mondegreen
+ Green Like July + Impression Materials
dj-set Fabio Merighi & Enzo Baruffaldi
h.21.30 @ Ohibo
INFO
Ci si vede a banco, Milano!
I wanted a lifetime, not just to fall in your arms
Mi sta salendo una discreta febbre da "Pastelism" e il video che gira da un paio di giorni non fa che alzarmi la temperatura. I nostri amati Pastels lo presentano così: "Shot early spring, there's sunshine but it's cold too. Glasgow looks beautiful, there's a sense of community, connections and chance. Deena is dj'ing a church hall disco and there's a song in her bag". Quella canzone, ovviamente, è proprio l'adorabile Check My Heart qui sotto.
La band scozzese sta per dare alle stampe il primo album in sedici anni Slow Summits. Se siete impazienti come me, l'altra sera Stephen Pastels era ospite di Gideon Coe su BBC6 e ha suonato un paio di formidabili anticipazioni dall'album, Kicking Leaves (grande arrangiamento di archi) e la commovente Wrong Light.
mercoledì 24 aprile 2013
"C'è un fruscio sulla cassa sinistra"
Non so cosa ne pensiate voi, ma una label che intitola un evento per celebrare i quasi tre lustri della propria attività citando l'Agente Norberg della Pallottola spuntata (la serie tv, non il film) per me ha già vinto tutto. Questa sera a partire dalle sei e mezza, alla Galleria ONO (via Santa Margherita 10, Bologna) la nostra cara Hell Yeah Recordings inaugura "C'è un fruscio sulla cassa sinistra". L'esposizione di artwork, vinili, merchandise e rarità, sarà tenuta a battesimo dal live dei Tempelhof (chillwave/epica/shoegaze) e dal dj-set dei Crimea X, il duo kraut-cosmico composto da Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò e Dj Rocca del Maffia Sound System. Farà gli onori di casa Marco "Peedoo" Gallerani, ormai un veterano della scena elettronica (ma non solo) italiana (ma non solo), che proprio questo mese si è meritato una bella intervista a cura di Damir Ivic sulle pagine del Mucchio. E per usare un'espressione molto familiare proprio a Piddu, "ci si vede a banco!"
[info facebook]
Crimea X - Another
martedì 23 aprile 2013
Primavera Slumberland
Stagione fitta di interessantissime novità in casa Slumberland, devo farmi un veloce riepilogo con alcune delle mie preferite per non dimenticarmi nulla:
Quattro anni dopo l'omonimo esordio tornano a farsi sentire i Mantles, band californiana autrice di un garage rock dalle tinte solari, lo-fi e psichedeliche, affine a nomi come Ganglians, Real Estate o Twerps. Questa magnificamente byrdsiana Brown Balloon anticipa il nuovo lavoro Long Enough To Leave, prodotto da Kelley Stoltz (Sub Pop), in arrivo a metà giugno.
The Mantles - Brown Balloon
I Weekend sono una di quelle band che mi ha fatto cambiare completamente opinione su di loro dopo averle sentite in concerto. Non avevo messo a fuoco per niente l'esordio Sports, mentre il live della band di San Francisco è stata una poderosa scossa ad alto voltaggio che vorrei riprovare al più presto. Per cui anche se questa nuova Mirror, primo singolo tratto dal prossimo album Jinx (in arrivo a fine luglio), sembra spostare la bussola dallo shoegaze più rumoroso verso un post punk un po' troppo soffocante e dark, io resto comunque fiduciso e in attesa.
Weekend - Mirror
E finalmente tornano a farsi sentire anche i Kids On A Crime Spree di Mario Hernandez, il cui debutto del 2011 We Love You So Bad non è mai uscito dalla mia valigia dei dischi. Non sembrano esserci per ora notizie di un nuovo album vero e proprio, perciò mi devo accontentare di questo singolo Creep The Creeps. Melodia sognante sopra una chitarra ruvida, due minuti di abbandono, stacco e ripartenza: una perfetta dichiarazione d'amore per i Sessanta di Phil Spector. Ma io ero già completamente conquistato dal battimani in apertura.
Kids On A Crime Spree - Creep The Creeps
Quattro anni dopo l'omonimo esordio tornano a farsi sentire i Mantles, band californiana autrice di un garage rock dalle tinte solari, lo-fi e psichedeliche, affine a nomi come Ganglians, Real Estate o Twerps. Questa magnificamente byrdsiana Brown Balloon anticipa il nuovo lavoro Long Enough To Leave, prodotto da Kelley Stoltz (Sub Pop), in arrivo a metà giugno.
The Mantles - Brown Balloon
I Weekend sono una di quelle band che mi ha fatto cambiare completamente opinione su di loro dopo averle sentite in concerto. Non avevo messo a fuoco per niente l'esordio Sports, mentre il live della band di San Francisco è stata una poderosa scossa ad alto voltaggio che vorrei riprovare al più presto. Per cui anche se questa nuova Mirror, primo singolo tratto dal prossimo album Jinx (in arrivo a fine luglio), sembra spostare la bussola dallo shoegaze più rumoroso verso un post punk un po' troppo soffocante e dark, io resto comunque fiduciso e in attesa.
Weekend - Mirror
E finalmente tornano a farsi sentire anche i Kids On A Crime Spree di Mario Hernandez, il cui debutto del 2011 We Love You So Bad non è mai uscito dalla mia valigia dei dischi. Non sembrano esserci per ora notizie di un nuovo album vero e proprio, perciò mi devo accontentare di questo singolo Creep The Creeps. Melodia sognante sopra una chitarra ruvida, due minuti di abbandono, stacco e ripartenza: una perfetta dichiarazione d'amore per i Sessanta di Phil Spector. Ma io ero già completamente conquistato dal battimani in apertura.
Kids On A Crime Spree - Creep The Creeps
lunedì 22 aprile 2013
"936557"
La storia di come durante il Record Store Day i Boards Of Canada hanno pubblicato venti secondi di nuova musica e seminato (in giro per il mondo?) indizi sul loro prossimo fantomatico album, tra dischi occultati e misteriosi codici numerici che qualcuno si prende la briga di decifrare (i devoti dei BoC sono una razza davvero inquietante), da un lato mi affascina e anche se sembra uscire da una versione indie del Pendolo di Foucault riconosco che c'è del genio in tutto questo. Ma dall'altro mi fa domandare fino a dove si devono spingere oggi i musicisti per strappare un titolo e creare un po' di mito intorno a una cosa che dovrebbe risultare già di per sé miracolosa come la musica, impresa che peraltro ai Boards Of Canada è sempre riuscita naturalissima.
Absolut Red live @ polaroid!
Mercoledì scorso sono venuti a trovarmi in radio gli Absolut Red, giovane band bolognese che ha da poco pubblicato l’album A Supposedly Fun Thing We’ll Probably Do Again. I ragazzi hanno l'età giusta per debuttare con un suono che si muove tra Strokes, Libertines e primi Arctic Monkeys (mentre magari tirano fuori riferimenti a Montale e Woody Allen), e farlo con la giusta agilità ed energia.
Mentre eravamo in onda mi sono dimenticato di chiedere ai ragazzi il perché della citazione di David Foster Wallace nel titolo, ma in compenso hanno raccontato come è nato il disco (che, non dimentichiamolo, è autoprodotto) ed è diventato una specie di loro precocissimo “best of”.
Qui trovate il podcast completo con la nostra chiacchierata, mentre qui sotto le canzoni che ci hanno regalato dal vivo:
Absolut Red - live unplugged @ polaroid
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/04/17
1) Embryology
2) Sunday
3) Love Story From Outer Space
4) Occasion
Radio Città del Capo - Bologna, 2013/04/17
1) Embryology
2) Sunday
3) Love Story From Outer Space
4) Occasion
sabato 20 aprile 2013
We love you but you can't get paid
Si diventa grandi, vedi gli amici di un tempo fare soldi e carriera, mentre tu resti attaccato ai tuoi vecchi sogni e non sai come pagare l'affitto. Vuoi dimostrare a tutti che puoi farcela anche tu, ma alla tua maniera. “I wanna move in the business world / the way I move when I’m with my girl”: così canta il ritornello di Business World, il nuovo singolo di Monnone Alone, progetto solista di Mark Monnone, storico bassista dei Lucksmiths.
Con la solita andatura svagata alla Pastels, una (invidiabile) leggerezza alla Jonathan Richman e perfino una strofa che cita Jay-Z quasi rappando, la nuova canzone anticipa l'album di debutto del cantautore australiano Together At Last, in arrivo a fine maggio sul Lost And Lonesome e sulla nostra We Were Never Being Boring.
L'album, come già anticipato, è stato registrato insieme a Gary Olson dei Ladybug Transistor e vede la partecipazione di membri di Crystal Stilts, Clean, Aislers Set, Ruby Suns e Architecture in Helsinki. E una ex Architecture in Helsinki, Isobel Knowles, è alla regia del nuovo video qui sotto:
(mp3) Monnone Alone - The Business World
venerdì 19 aprile 2013
#OccupyMordor!
Se siete di Bologna, o anche solo la conoscete da lontano, e vi sta almeno un po' a cuore, immagino abbiate già visto il murale di Blu intitolato “Occupy Mordor”, un'opera maestosa che affascina e lascia preoccupati allo stesso tempo.
Qualche sera fa all'XM24, dove si trova il murale, nel corso di una specie di lezione pubblica Wu Ming lo ha raccontato, intrecciando la storia del Signore degli Anelli con i personaggi della nostra città e della vita politica.
Radio Città del Capo ne ha tratto il video qui sotto (e al link trovate anche l'audio integrale della serata). Se siete di Bologna, o anche solo la conoscete da lontano, e vi sta almeno un po' a cuore, guardatelo, ne vale la pena.
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