lunedì 14 aprile 2014

La Luz in Italia!

La LUz - It's Alive!

Questa sera e domani, la band californiana delle La Luz sarà in concerto per la prima volta in Italia. Due date a Savona (@Raindogs) e Milano (@Rocket) per sognare a occhi aperti di starsene davanti al Pacifico, aspettando l'onda giusta per lanciarsi con il surf. Il quartetto di Seattle ha pubblicato sul finire dello scorso anno It's Alive su Hardly Art, eccellente raccolta di canzoni fatte di chitarre caldissime, sole alto e armonie vocali d'altri tempi. Un album che perfino la sempre sobria All Music Guide ha definito "a living document of the good that can come from loving a sound and an era, filtering it through a modern sensibility, then playing and singing the hell out of it". Casomai, servissero ulteriori credenziali, in precedenza le La Luz avevano debuttato con una cassetta su Burger Records, invariabile garanzia di qualità. La mia canzone preferita di It's Alive è proprio una canzone che era già apparsa in quella cassetta, Sure As Spring. Nel ritornello è racchiuso tutto lo spirito del suono delle La Luz, in cui rimane sempre una punta amara e malinconica anche nei momenti più frenetici: "When you were mine / Only mine / I didn't have the time / Now I kinda wanna die / And that's the truest way to know that I'm alive".

(mp3) La Luz - Sure As Spring

venerdì 11 aprile 2014

XXLink - Oggi vent'anni fa, il Link a Bologna

XXLink – Ventennale del Link  - Bologna

Dieci anni fa andammo a fare una passeggiata in Via Fioravanti, dietro la Stazione di Bologna. Non c'era quasi più niente, erano già passate le ruspe e camminammo per un po' sui mucchi di cemento e mattoni. Scattai delle brutte foto con la mia prima digitale e mi portai a casa un pezzetto di muro colorato di vernice spray, lo conservo ancora in qualche cassetto. Probabilmente quel giorno di dieci anni fa ci mettemmo a parlare della primavera di dieci anni prima, in cui eravamo entrati per la prima volta al Link.
Uno spazio che, come racconta bene Damir su Soundwall, era pura fantascienza, non solo per la Bologna del 1994, ma proprio per l'Italia. Uno spazio (centro sociale? club? laboratorio? ogni definizione sembrava inadeguata) dove andavo anche senza sapere cosa c'era in programma (e non sempre era chiaro come fare per capirlo), ma in cui potevi stare lì e imparare, vedere cose che non avresti mai trovato da nessun'altra parte, stupirti o anche solo scioglierti davanti alle casse, tra strobo, fumo e laser.
Su Frequencies trovate un ricordo di Andrea Benedetti e un altro pezzo che prova a rendere l'idea di cos'era Notte Vidal, tanto per fare due esempi. Ma sono sicuro che molti avrebbero tantissimi altri aneddoti personali da raccontare. Questo fine settimana è l'occasione giusta per farlo: questa mattina infatti sono cominciate le "celebrazioni ufficiali" per i vent'anni del Link, con il coinvolgimento anche delle istituzioni. Farà forse sorridere (amaro) qualcuno il logo che verrà dipinto sul muro, nel punto in cui una volta c'era l'ingresso del locale, e che oggi se non sbaglio è occupato da un parcheggio. Ma questa è Bologna.
Alle 19 ci sarà poi una cena nel cortile della Cineteca, ma ancora più sostanziosa la festa di domani nel "nuovo" Link, con una parata di All Stars divisi su quattro sale, a ricreare tutte o quasi le serate e gli eventi che ancora ricordiamo come se fosse ieri.
Ci si vede a banco, senza nostalgia, anzi, con un sacco di voglia ancora di sudare e lasciarsi stupire.

Fan fiction

Arretrati di podcast!

Bad Family

“polaroid – un blog alla radio” – s13e23

Bad Family – Kate & Tony
Tacocat – Snow Day
Unicycle Loves You – Face Tatoo
Motorama – She Is There
Haunted Hearts – Johnny Jupiter
[Bastonate - "Credo di aver parlato di persona una volta con il cantante dei Nobraino"]
SybiAnn – Cosmic Favela (Daniele Baldelli Re-work)
Cloud Nothings – Psychic Trauma
Winter Dies In June – My Romance, Your Coma



“polaroid – un blog alla radio” – s13e24

Clap Your Hands Say Yeah (feat. Matt Berninger) – Coming Down
Playlounge – Fan Fiction
The Notwist – Seven Hour Drive
Flying Vaginas – Happiness And Flour
Bad Family – Playing Spoons
Trick Mammoth – Candy Darling
Mac DeMarco – Chamber of Reflection
Pure X – Valley Of Tears
Kevin Drew – Good Sex
Frankie Knuckles – The Whistle Song

giovedì 10 aprile 2014

Trying to be someone

The Steinbecks

"Everytime I see you I think of what I've lost": se esiste un unico verso in grado di riassumere un'intera poetica è quello contenuto nel ritornello di Trying To Be Someone, una delle due tracce che anticipano Kick To Kick With The Steinbecks, il nuovo album degli Steinbecks in uscita a fine mese su Matinée Recordings.
Il disco è la prima prova dopo Far From The Madding Crowd del 2007, e vede finalmente di nuovo in azione i fratelli Josh e Joel Meadows degli storici Sugargliders. Il nome degli Sugargliders farà venire un brivido ai cultori della Sarah Records, o magari agli amanti dei Lucksmiths, che verso la band di Melbourne hanno avuto più di un debito. Ecco, da quel che è dato sentire finora, Kick To Kick è all'altezza delle non semplici aspettative. Chitarre elegantissime dalle parti di Smiths e Atzec Camera, e la consueta poesia disillusa a cuore aperto: "Break my little heart, dear, when you tell me true / That I am just a dust mote drifting in the blue".

(mp3) The Steinbecks - At Arkaroo Rock

martedì 8 aprile 2014

Everything we've been through was for a reason

Pure X - Angel

La primavera è appena cominciata ma c'è già un disco che mi fa pensare alla prossima estate: Angel, terza prova dei Pure X, è una raccolta di canzoni che seguono i contorni di una sensualità evanescente, tutta giocata su falsetti, riverberi languidi di chitarre come riflessi sull'acqua appena mossa, la battuta mai troppo incalzante e mai troppo lenta, un suono di basso pieno, quasi sempre in primo piano. L'impressione che ti rimane addosso è che sia musica proveniente da qualche altra epoca più libera e rilassata, o da un universo parallelo in cui il calendario è fermo su una perenne Estate Dell'Amore.
Le recensioni più competenti citano Alex Chilton, Gram Parsons, Fleetwood Mac, George Harrison e Al Green tra le influenze di questo suono così fluido e morbido. Potremmo chiamare all'appello anche nomi più contemporanei: Destroyer, War On Drugs, il recupero di certi suoni "adulti" Anni Ottanta... Ma la bellezza di Angel per me sta nel lasciarlo scorrere nella sua interezza, senza distinzioni, e dispiegare tutta la propria coerenza e armonia, un gioco di seduzione aperto e sorridente.
Quando nel 2011 avevo parlato di Pleasure, il gran bel debutto della band texana (allora un trio, oggi un quartetto grazie all'ingresso del chitarrista Matty Davidson), mi sembrava che quella musica fosse in qualche modo sospesa, sempre sul punto di disfarsi. Ecco, nonostante ora Angel ritorni in parte su quella traccia, dopo la svolta del travagliato Crawling Up the Stairs, i Pure X riescono a suonare molto più a fuoco e con le idee più chiare, una band in netta crescita.

(mp3) Pure X - Valley Of Tears

venerdì 4 aprile 2014

Acting like my life's already over

Mac DeMarco - Salad Days

Il primo dubbio è stato: dare l’insufficienza a Salad Days, terza prova del cantautore canadese, perché in sostanza si tratta dello stesso disco uscito due anni fa con un paio di synth in più (vedi il singolo Passing Out Pieces), oppure premiare uno stile che non solo non conosce stanchezza, ma dimostra di essere in piena maturazione? Ascolto dopo ascolto, prevale la seconda ipotesi: la voce sorniona, amica e rassicurante di Mac DeMarco in fondo a notti solitarie, quella sua chitarra suadente e scintillante, i ritmi incespicanti da fine sbronza e perenne sorriso assonnato (ma con il lampo sempre pronto a scatenarsi negli occhi) sono piaceri troppo preziosi.
Non conoscevo l'espressione "salad days", ma vedo che ha una lunga tradizione, da Shakespeare ai Minor Threat, passando per gli Spandau Ballet e Frank Zappa. Qui DeMarco, piazzando la title track in apertura, sembra mettere le mani avanti: "salad days are gone / remembering things / just to tell them so long". Il difficile passaggio dal cazzeggio in garage a una certa notorietà deve in qualche modo aver messo sotto pressione il giovane rocker. Eppure la successiva Blue Boy chiarisce subito che il ragazzo ha i piedi ben piantati per terra: "that's the way that life goes / no use acting so tough / come down sweetheart / and grow up". Buona parte del resto del disco ruota intorno alla domanda che apre il già menzionato singolo: "watching my life / passing right in front of my eyes / hell of a story / or is it boring?". Potresti dire che il modo in cui DeMarco sembra affrontare il tema "disco della maturità" è serio e disincantato al tempo stesso. Ma in effetti da uno con quegli occhi (e con quella certa tendenza a spogliarsi sul palco e sembrare perennemente sfasciato) non puoi mai sapere cosa aspettarti.
E poi c'è quel suono, quella chitarra languida e morbida (in inglese c'è una parola fantastica, "mellow", usata in tutte le recensioni). Ormai è un marchio di fabbrica. Puoi anche ascoltarti per intero Salad Days senza pensare a Jonathan Richman, John Lennon, Steely Dan o non so chi altro. Questo ora è puro Mac DeMarco al cento per cento, il quale tra l'altro dichiara apertamente la propria autonomia in Goodbye Weekend: "don't tell me / how this boy should be / leading his own life".
Ma la cosa più incredibile che si legge nella magnifica cover story di Evan Minsker su Pitchfork riguarda le registrazioni del disco fatte dallo stesso DeMarco nella sua stanzetta di Brooklyn:
His Fostex reel-to-reel tape machine is down from eight working channels to six, and he's also discovered a side effect of chain smoking right next to it: The tape is warped. “The guitars sound so fucked up,” he says. “It's amazing.”
Non mi importa realmente se è vero oppure no. Il "personaggio" Mac DeMarco si porta dietro questo tipo di mitologia, e per una volta funziona senza sbavature e soprattutto senza prevalere sulle canzoni. Il fumo che filtra tra le note: ecco un'immagine formidabile per questo disco e per tutta la sua musica.

(mp3) Mac DeMarco - Blue Boy

martedì 1 aprile 2014

I'm lost in your love

Frankie Knuckles

Quando avevamo tipo quattordici o quindici anni, io e il mio amico Dj Peedoo eravamo fissati con le cassette che quelli più grandi portavano a casa dalle serate in disco a cui noi non potevamo andare. Per dieci o ventimila lire avevi questi novanta minuti, spesso registrati live, provenienti da un altro pianeta, lontano e misterioso. Gli anni d'oro della House di Chicago erano dietro l'angolo ma noi non l'avevamo saputo. La Summer Of Love ci era passata sopra la testa e noi al massimo giravamo in bicicletta per la campagna raccontandoci quello che avevamo sentito dire di Ibiza al bar. Quelle cassette rappresentavano quasi l'unica testimonianza reale di un mondo che stavamo soltanto fantasticando.
Le mie cassette preferite erano quelle che arrivavano da certi after-hours che i nostri amici introdotti frequentavano per lavoro. Mi sembrava bellissimo che dopo una notte di cassa in quattro ci fosse qualcuno che avesse ancora energie da spendere, e non mi importava come e perché, lo sapevo, ma era la musica che contava e spingeva in alto. Le feste delle sette di mattina avevano un suono del tutto differente: i bpm più bassi, tappeti di archi come una brezza e colori che di notte non ti potevi permettere.
La canzone che mi illuminava più di tutte era The Whistle Song, scontata finché vuoi ma a noi era arrivata quella, e dopo non sarebbe stata più la stessa cosa. E anche se eravamo degli sbarbi sapevamo già che Frankie Knuckles era chiamato "the Godfather of House Music". Rispetto. Mentre l'anthem Your Love era una questione di seduzione, pelle, sudore e sussurri, corpi al buio tesi verso un crescendo dirompente, Whistle Song viaggiava tutta ad alta quota, pura melodia senza bordi. Le quattro note del ritornello rimbalzavano su quella batteria tagliata secchissima con una spensieratezza inedita per noi, e anche il basso sembrava giocare leggero a rincorrerla. Mentre i raggi del sole che sorgeva si riflettevano sul mare, quel solo di flauto sembrava non finire mai: era l'alba fatta musica, e anche se era estate avevi la pelle d'oca. Eravamo così presi da questo miraggio degli after e della nostra prima house che certe domeniche mattina Piddu e io puntavamo la sveglia alle sei per trovarci a mettere dischi e registrare le nostre cassette. Se due ragazzini sfigati di provincia lontani da qualunque cosa potevano dimostrare amore per un suono nato prima di loro in un posto che non avevano mai visto, beh quello era il modo in cui noi senza capirci niente ci stavamo provando. A quell'età la House era qualcosa in cui potevi davvero credere senza problemi.
Quando stamattina ho letto la notizia della morte di Frankie Knuckles mi è dispiaciuto un bel po', e ho provato una fitta di nostalgia (la nostalgia che nella musica di Knuckles in qualche modo era sempre presente - non proprio facile, per uno che fa "roba da ballare"). Mi sono ricordato di quanto era meraviglioso, enormemente meraviglioso, provare tutto quell'entusiasmo, e di come quel suono e l'amore per quel suono - quanto di più lontano dall'indie, diresti - ci abbiano formato e fatto crescere.
Tra i tanti necrologi apparsi subito in rete, mi sono fermato nella sua città, sul pezzo di Greg Kot sul Chicago Tribune. E la citazione con cui si chiude, concisa, in apparenza semplice ed elementare, è quella che voglio mettere anche qui, perché spiega una cosa che la musica di Knuckles mi aveva fatto già capire più di vent'anni fa: "I think dancing is one of the best things anyone can do for themselves. And it doesn’t cost anything.”

(mp3) The Whistle Song
(mp3) Your Love

Life Is Elsewhere

Martha

“polaroid – un blog alla radio” – s13e22

Heathers – Life Is Elsewhere
Univers – Heather
Martha – 1997, Passing In The Hallway
Playlounge – Zero
Winter Dies In June – Big Sale Saturday
Dean Wareham – My Eyes Are Blue
Sean Armstrong – Sleepless
The Sweets – Coffee In The Morning
Frankie Cosmos – Leonie

lunedì 31 marzo 2014

Bad Family

Bad Family

Non smetterei mai di perdermi lungo le mille ramificazioni della scena indiepop australiana. Riesci sempre a trovare delle vere perle in mezzo a band che non hai mai sentito nominare e che tipo su facebook hanno una manciata di like. I Bad Family di Melbourne, per esempio: a vederli nelle foto sembrano un po', come dire, danneggiati. E invece fai partire il loro singolo Kate & Tony e ti basta un istante per realizzare che quelle jangling guitars e quei riverberi sono a dir poco celestiali. Suoni che potremmo accostare a quelli dei loro amici Twerps, Dick Diver e Stevens, con cui condividono palchi, giusto per citare qualche altra band down-under, ma con sfumature che sembrano più nervose. Una canzone forse è poco per lasciarsi già travolgere così, ma le premesse sono ottime, e il video in super bassa fedeltà VHS non fa che incuriosirmi ancora di più. Un album (self-released?) verrà presentato il 4 di aprile, chissà se arriverà mai da queste parti.

(mp3) Bad Family - Kate & Tony


venerdì 28 marzo 2014

Il ritorno dei barbari

Massimo Volume

Questa sera si torna al Locomotiv Club di Bologna (Via Serlio 25/2) per una nuovo appuntamento della rassegna Murato!
Ospiti davvero eccezionali i Massimo Volume che presentano il loro ultimo poderoso album Aspettando i barbari, uno dei migliori dischi dell'anno scorso.
In apertura il live dei BeMyDelay, e a seguire avrò il piacere di mettere due dischi insieme a Federico "La Belle Epop" Pirozzi (Thermos del giovedì su Radio Città del Capo).
Ci si vede a banco!

Advance upon the real

Perfect Pussy - Say Ys To Love

A proposito di femminismo e scrittura intorno alla musica (vedi post qui sotto), consiglio la lettura di Perfect Pussy and the Corporate Media: Has Punk Been Co-Opted? scritto da Beth Tolmach su Adhoc un paio di giorni fa:
In this effort to look at the critical response to Perfect Pussy's album, it feels dishonest to discuss specific observations about the writing without connecting these observations to larger ideas about how underground culture is now represented in mass media. Perfect Pussy may be the latest band to seem to incarnate the trope of the punk band as heroic underdog, but that trope has been around for a while, and can mean very different things depending on the cultural climate in which it is invoked. Saying that Perfect Pussy are punk rock heroes means something very different today from what it meant twenty years ago.
[...]
The danger is not in the existence of music criticism itself, but in the emulation of critical insight, a kind of writing that claims a certain open-mindedness while also bolstering dominant ideologies.

There are communists in the summer house

Tacocat - NVM

Mentre la critica musicale dotta sta sdottorando da mesi sulla valenza femminista di Beyoncé Knowles, Angel Olsen o delle Perfect Pussy, ho deciso che le mie "ragazze che dovrebbero darsi una calmata" (cit.) preferite di questo inizio 2014 sono altre e si chiamano Tacocat. Nome fichissimo, oltretutto, che schiaffa assieme due meme dell'internet più nobile come il taco messicano e i gattini e ne tira fuori pure un palindromo!
Quartetto proveniente da Seattle, dotato sia di chitarracce power-pop che profumano di surf e spingono la nostalgia per i Novanta oltre il livello di guardia, sia di consapevolezza non comune del proprio ruolo di donne che fanno musica, hanno deciso di farsi conoscere un paio di mesi fa con un divertentissimo singolo che parla di tipici fastidi da mestruazioni e si intitola eloquentemente Crimson Wave.
Ok, se erano alla ricerca di attenzione hanno centrato il bersaglio, anche perché il resto dell'album si è poi rivelato all'altezza delle aspettative. NVM (da una preistorica abbreviazione di Nevermind) infila tredici canzoni in meno di mezz'ora e fa tutto quello che dovrebbe fare un disco di punk pop pieno di humour: raccontare cose di tutti i giorni facendoti sorridere con intelligenza, e sparando coloratissime melodie bubblegum senza tregua. Surfin' away today!

(mp3) Snow Day
(mp3) Bridge To Hawaii
(mp3) Crimson Wave

mercoledì 26 marzo 2014

Tris di remix tricolore

Remix validi di indie band italiane non ne girano molti, ma negli ultimi giorni mi è capitato di trovarne alcuni che meritano senza dubbio una segnalazione:

=
I nostri amati Be Forest hanno raccolto consensi praticamente unanimi per il loro secondo album Earthbeat. La ciliegina sulla torta è la rielaborazione del singolone Colours ad opera di Peekaboo, ovvero lo stesso Lorenzo Badioli, già ai synth nella band pesarese. Un rework che alza i bmp e irrobustisce la parte ritmica senza perdere la fantastica ed eterea melodia dell'orginale.
(mp3) Be Forest - Colours (Peekaboo rework)


I CHAMBERS hanno da poco pubblicato il loro nuovo album su To Lose La Track, Colpi Scapoli. Si tratta di una raccolta di cose diverse (pezzi pubblicati in split con Death Of Anna Karina, cover di P.I.L. e Laghetto...), uscite più o meno di recente per il supergruppo post-hardcore. La trovate in cassetta, cd e free download qui. Proprio in fondo alla scaletta c'è questo bel "Voodoo Remix" di Le facce uguali di due medaglie diverse ad opera di FOSU, che leva tutta l'elettricità delle chitarre e rimbomba tribale e sinistro:
(mp3) Chambers - Le facce uguali di due medaglie diverse (FOSU Voodoo Remix)


Winter Dies In June
Dell'eccellente debutto dei Winter Dies In June, The Soft Century, avevo parlato giusto qualche giorno fa, per il MAP di marzo. Ora uno dei momenti migliori dell'album, Graduation Song, nelle mani di Let Me Disco diventa un pezzo ballabilissimo alla Cut Copy con un tocco di malinconia Phoenix:
(mp3) Winter Dies In June - Graduation Song (Let Me Disco Remix)


Bonus track:



Nuovo singolo per Giorgio Spedicato, meglio noto come Machweo, produttore elettronico giovane ma che ha già saputo dimostrare il proprio talento. A questa sinuosa Tramonto pubblicata da Bad Panda hanno collaborato Andrea "Sollo" Sologni dei Gazebo Penguins, Daniele Rossi dei Threelakes e Andrea "Mancho" Mancin (Giardini Di Mirò / Quakers & Mormons), insomma una bella balotta non esattamente da "club". Dopo una prima parte tutta di bassi e percussioni, l'innesto degli archi a 1'50'' mi fa venire in mente, al contrario, le "prime luci del'alba" e a proposito di remix, io spero arrivi quello chill ambient da after-hours.


Bonus video:


Bologna (insieme alla sua Romagna) mai così fotogenica come nel video di Nothing To Me, traccia che anticipa il nuovo album di Lorenzo Nada aka Godblesscomputers. Si intitolerà Veleno e uscirà per le etichette Fresh Yo! Label e White Forest il prossimo 4 aprile.

Under the influence

Top 100 Influential Music Blogs

La posto anche qui, prima che su a Londra si accorgano di avere commesso qualche imbarazzante errore e mi tolgano di mezzo: una ricerca condotta da The Style of Sound ha inserito il qui presente polaroid tra i "Top 100 Influential Music Blogs". La cosa mi sembra un filo esagerata, ma è inutile nascondere che dare una lucidata alla propria autostima ogni tanto fa piacere. Presto, cinquantatré giri a banco!

(mp3) Chemical Brothers - Under The Influence (Mix 2)

martedì 25 marzo 2014

I've gotten bored of all the things I once adored

 Let's Wrestle - Let's Wrestle (Fortuna POP!)

A volte la vita ti porta a voler dare indietro i tuoi Hüsker Dü in cambio dei Kinks. E io ti capisco. Puoi chiamarla maturità, puoi chiamarlo tirare i remi in barca, ma io ti capisco, e se hai comunque la tua storia da raccontare saprai farti ascoltare. Sembra essere andata un po' così ai Let's Wrestle, arrivati al traguardo del terzo album (con la terza diversa etichetta), intitolato semplicemente come loro. Un disco confortante che, con molta probabilità, non gli farà conquistare nuovi fan ma che lascia un bel sorriso addosso ai vecchi affezionati come il sottoscritto.
Dopo un debutto dirompente, e un secondo disco prodotto da Steve Albini che forse li aveva portati troppo lontano da dove volevano stare, la prima anticipazione di questo Let's Wrestle, era stata il singolo Codeine & Marshmellow e aveva fatto pensare a uno stravolgimento radicale della cifra stilistica, con l'aggiunta di arrangiamenti di archi e con una sostanziale ripulita dei suoni delle chitarre. In realtà, il resto del disco non prosegue del tutto su questa linea, ma è comunque percepibile un cambio di pelle. La scrittura di Wesley Patrick Gonzalez continua a dare voce a un personaggio disgraziato e sperduto, un punk marginale che non riesce a trovare il proprio posto al mondo, ma è come se la rabbia sgangherata e beffarda delle origini avesse trovato modi più organizzati per esprimersi. Una ballata classica e limpida come Don't Want To Know Your Name sarebbe stata impensabile per i Let's Wrestle di qualche anno fa.
Oltre agli archi, il disco si avvale anche della voce di Roxanne Clifford dei Veronica Falls, di Max Bloom degli Yuck alla tromba e di qualche chitarra di Darren Hayman, mentre Max Claps dei Proper Ornaments è ora stabilmente in formazione. La produzione è affidata all'ex Test Icicles Rory Atwell, già al lavoro con Vaccines e Male Bonding, e il risultato è quanto di più "adulto" i Let's Wrestle ci abbiano mai regalato. Certo, fino a quando non leggi i testi di piccoli capolavori surreali come I Am Fond Of You oppure Always A Friend e realizzi che l'idea di età adulta dei Let's Wrestle non è proprio come te l'aspettavi. Ma in fondo li ami proprio per questo.

(mp3) Let's Wrestle - Rain Ruins Revolution

domenica 23 marzo 2014

Waves and waves and waves

Playlounge - Pilot

Avevo messo i Playlounge dentro un nastrone estivo un paio d'anni fa e da allora notavo periodicamente il loro nome spuntare tra le news: uno split con i Joanna Gruesome qui, un tour con i Pinact là, un tweet di supporto da gente tipo Los Campesinos e una segnalazione speciale da Pitchfork. Insomma, il duo di Brighton (che ora fa base a Londra) pare davvero abbastanza lanciato. Ora stanno finalmente per debuttare sulla lunga distanza con un album intitolato Pilot in uscita su Dog Knights e le prime anticipazioni sono di quelle che non lasciano tregua.
Saam Watkins, batteria e voce, e Laurie Foster, alla chitarra, definiscono il proprio suono noise-pop, ma in alcuni momenti io direi che è quasi riduttivo. Se vi piace il frastuono super-fuzz di gente come Japandroids, No Age e PAWS, i Playlounge sapranno darvi una bella spettinata.

(mp3) Playlounge - Zero
(mp3) Playlounge - Waves And Waves And Waves

Always a friend

Frankie Cosmos

“polaroid – un blog alla radio” – s13e21

The Stooges – Fun House
Black Lips – Make You Mine
The Fireworks – Getting Nowhere Fast (Girls At Our Best cover)
Let’s Wrestle – Always A Friend
Clearence – Drive Out
Real Estate – Past Lives
Frankie Cosmos – Art School
Frankie Cosmos – Fireman
Mac DeMarco – Goodbye Weekend
Le Man Avec Les Lunettes – Dancing All The Night

giovedì 20 marzo 2014

Polaroids From The Web

"Good sex never makes you feel clean" edition

Kevin Drew - Darlings

- «We don’t have to fight it, we don’t have to hold a horrible opinion of where things were. We have to recognize it, we have to learn from it.’ In a way, I’m just talking about the nature of the ones in your life who have shaped you, formed you, helped you become who you are for better or for worse. And I’m approaching it an aspect of [how] this is a moment to put aside all the fucked shit you have to hear about, listen about, constantly talk about, constantly be involved in»: una lunga chiacchierata di Kevin Drew su PopMatters a proposito dell'ultimo album Darlings.
(mp3) Kevin Drew - Good Sex


- «When the War on Drugs returned from touring in 2012, Granduciel was in the position where he could make music full-time. "It was hard to wrap my head around the idea of just making a record, and dealing with the expectations I had for myself," he says. Paralyzed with self-doubt, he obsessed over the "midnight vibe" he desperately sought but couldn't explain to anyone else»: un bel profilo dei War On Drugs sul Village Voice per presentare il notevole nuovo album Lost In The Dream.



- Sulla pagina facebook della Fooltribe sono comparse le date della prossima edizione del festival Musica Nelle Valli: 24 e 25 maggio, ovviamente sempre al Barcsòn Vècc


- «It's not so much that we do drugs, it's that we have done drugs. I haven't done psychedelics in a long long time. But I'm still really into the idea of the whole thing. I wouldn't do them anymore; I think you can only do them when you're a teenager or when you're over 50. Everything in between then, you've just got too much shit to worry about»: i Black Lips intervistati da Thisisfakediy parlano del nuovo album Underneath The Rainbow e, beh, di parecchio altro come al solito.



- «I find it completely preposterous that someone like Godspeed You! Black Emperor is doing that one week in advance in Pitchfork. It just proves we’re all in the same boat, desperate as fucking hell and trying to get heard. It depresses the hell out of me. If you have 10 sites doing five albums a week, that’s 50 new albums a week. I can guarantee you there’s nobody who has the ability to digest all that music, let alone even try in the first place. We’re all stuck in this cycle of just zero creativity»: un lungo e a tratti troppo retorico articolo di Chris Coplan su Consequences Of Sound a proposito della possibile fine del formato album.


- «You don't have to have all the equipment and somewhere to record. You can just do it in your room on your own accord and you don't have to have people telling you what to do or anything. I haven't had a place to record for so long though»: bella intervista a Keel Her su The Quietus.



mercoledì 19 marzo 2014

MAP - Music Alliance Pact #66

Music Alliance Pact

Bentrovati a un nuovo appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una trentina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
- il messicano Chicano Batman, con il suo singolarissimo groove Sixties che mescola rock'n'roll e ritmi sudamericani;
- l'indiano Dualist Inquiry, dance pop dal sapore Eighties un po' Hot Chip, un po' balneare;
- i peruviani Invernal, con uno shoegaze ad alto contenuto di zuccheri;
- la stravolta cover di Only Love Can Break Your Heart di Neil Young messa assieme dai giapponesi Pop-Office;
- i canadesi The This Many Boyfriends Club, che potrebbero sembrare una versione meno nevrotica dei Los Campesinos o meno enfatica di Tilly & The Wall;
- il portoghese Yesterday, e il suo indiepop rigoglioso di archi alla Saint Etienne;
- gli australiani Yon Yonson, con un'elettronica piena di soul che ricorda qualcosa dei nostri M+A.

Gli italiani di questo mese sono i Winter Dies In June, band di Parma che vede al suo interno componenti di altre formazioni care alla storia di questo blog come Vancouver, Isabel At Sunset e Pecksniff.
The Soft Century è un disco di epico indie rock ambizioso e magniloquente, che di certo non vola basso e non fa nulla per passare inosservato. A partire dal minutaggio delle canzoni, che si prendono tutto il tempo per crescere e svilupparsi e raccontarsi nel dettaglio, per finire agli arrangiamenti, archi e fiati che distendono le melodie in maniera a dir poco gloriosa. I ragazzi qui corrono a briglia sciolta, emozioni a profusione ed è un piacere sentirli così carichi e liberi.
C'è tutto l'indie rock americano più sanguigno e maturo, quello dei National e dei Band Of Horses, tanto per buttare lì due nomi non proprio "leggeri", e c'è tutto l'amore Brit e Sixties per canzoni curate come fossero serate di gala. Leggetevi la bella intervista ad Alain Marenghi su Troublezine, procuratevi il disco (via Bandcamp oppure ancora meglio ai live) e cantate insieme a loro "let me scream some old-fashioned good song".

Questa è la playlist del MAP di Marzo, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) Winter Dies In June - Big Sale Saturday

lunedì 17 marzo 2014

We stare at the shadows on the sidewalk

Real Estate: Atlas

La chiave migliore per leggere Atlas, il nuovo album dei Real Estate, l'ho trovata dentro la seconda canzone del disco, Past Lives:
"This is not the same place I used to know / But it still has that same old sound".
È andata proprio così. Nella terza prova della band del New Jersey mi è sembrato di ritrovare quasi tutto quello che mi aveva fatto amare il loro precedente Days in maniera viscerale e a un livello che in questi anni di consumi istantanei di dischi non succede spesso. Eppure questa volta non mi è riuscito di provare lo stesso entusiasmo.
Il suono è quello che già conoscevo ma il luogo non è più familiare. Le pigre jangling guitars di Matt Mondanile che scintillano, la voce sempre morbidissima di Martin Courtney, il passo sicuro della sezione ritmica di Alex Bleeker e Jackson Pollis: è tutto ancora qui, dove lo avevo lasciato. Ma le canzoni mi scivolano soltanto addosso, gradevoli e cullanti, e poi? In fondo alla scaletta ne ricordo poche: il bel singolo Talking Backwards, la già citata Past Lives, la tristissima e conclusiva Navigator.
Pitchfork, che pure parla bene del disco, ha sintetizzato un'immagine che calza alla perfezione: «The once-ideal pool party band has turned to soundtracking the cleanup: everyone's gone, the sky's threatening rain, there are cigarette butts floating in the pool, and we've all gotta work tomorrow».
Quell'idea di sospensione e leggerezza che la musica dei Real Estate mi ha sempre trasmesso ha preso ora una sfumatura più opaca. Il disco si chiude con l'immagine di qualcuno che "resta a fissare le ombre", ma non suona più come l'andare alla deriva nei pomeriggi della provincia in cui mi riconoscevo. Nel giro di mezza strofa comincia già a fare mattina, ci sono lancette di orologio che non si fermano, sembrano delle mani e i Real Estate cantano di non sapere più dove se ne sono volati i giorni. Giorni. Days.

(mp3) Real Estate - Navigator

sabato 15 marzo 2014

Make it happen

Le Man Avec Les Lunettes - Make It Happen

La prima cosa che colpisce è la luce. I Le Man Avec Les Lunettes sono capaci di scrivere musica che illumina, che rischiara il cuore e rende radiosa ogni cosa che sfiora. E le canzoni di questo nuovo album traboccano di luce: il sereno risveglio di primavera di Things To Do, il sole estivo di Get In Touch, il cielo nordico e terso di Dancing All The Night e i riverberi sopra il lago di Summer. Le melodie come sempre dolcissime dei Le Man Avec Les Lunettes risplendono dentro arrangiamenti di archi generosi come non mai, una delle qualità determinanti di questo nuovo lavoro.
Da un certo punto di vista ogni disco parla di sé stesso, e Make It Happen non fa eccezione. Ma forse per la voglia di colmare tutti questi anni passati ad aspettarlo (il precedente Plaskaplaskabombelibom è del 2008), uno dei fili conduttori di questa raccolta sembra essere proprio la musica stessa, dall’ispirazione trovata in una drum machine fino alla radio lasciata accesa in un giorno di vacanza. Come canta il singolo Cookies, “I believe in songs”.
«Noi facciamo musica pop in modo non semplice. Ci sono molti strati nelle nostre canzoni, ma in fondo la formula della nostra musica resta: testi divertenti, un po’ di danze stravaganti e melodie romantiche».
Sempre poi che ci si intenda su cosa possiamo definire romanticismo: “Letting go has not really been something that I’ve been good at”, più che un verso chiave dell’intero disco sembra già un manifesto di poetica. Il suono dei Lunettes, oltre ai consueti paragoni con i Belle and Sebastian (per non parlare dei loro primi amori, ovvero Beatles e Beach Boys), ha richiamato alla mente certo indiepop scandinavo, e in effetti dentro queste canzoni capita di ritrovare tratti alla Jens Lekman o dei primi Concretes. Il talento non comune, e che questo album offre in abbondanza, è quello di riuscire a combinare tutti questi elementi in un solo istante: come recita il titolo, Make It Happen!


Questa sera i Le Man Avec Les Lunettes vengono a presentare Make It Happen dal vivo al Mattatoio Club di Carpi, in provincia di Modena. A seguire Il Salotto Buono dj-set: ci si vede a banco!




Simple and sure

Real Estate - Atlas

The Pains Of Being Pure At Heart – Simple And Sure
Stars In Coma – Tricks
Cloud Nothings – Now Here In
Real Estate – Had To Hear
[Bastonate - Dovete sapere che non ho ascoltato Niandra]
Teleman - Lady Low
Le Man Avec Les Lunettes – Things To Do #1
Keel Her – Riot Grrrl
QUARTERBACKS – Center