giovedì 3 settembre 2015

I used to think that love was always 'round the corner

Kip McGrath

Se questo blog avesse una rubrica tipo "Il Singolo Della Settimana", sulla scelta di oggi non avrei esitazioni: Boy Candy dei Kip McGrath! Semplicemente irresistibile e contagiosa, con i coretti dolcissimi e Sixties, le chitarre che scintillano e il ritmo che ti rimbalza tutto intorno e ti fa battere le mani e sculettare a dovere. Non ce n'è: "boy candy, boy candy, I want it, want it" mi si è incollata addosso, non smetto di sorridere e non riuscirete a rovinarmi la giornata. Indiepop francamente gioioso, riporta alla mente qualcosa dei primi Cardigans di Emmerdale o Life ma con un tocco lo-fi e spontaneo abbastanza lontano dalla band svedese. La canzone fa parte di un EP su cassetta che la band di Auckland, Nuova Zelanda, vende via Bandcamp accompagnato da una fanzine. Il mio ordine è già partito!

(mp3) Kip McGrath - Boy Candy

martedì 1 settembre 2015

I don't care about much, but one of the things I care about is you

The Goon Sax

La ricerca di una band che prenda il posto dei Pants Yell! nel mio cuore probabilmente non avrà mai fine, ma devo dire che questi australiani The Goon Sax sembrano avere delle ottime possibilità. Nonostante siano ancora in età da liceo, hanno già firmato per Chapter Music e pubblicheranno l'album Up To Anything all'inizio del 2016. L'ottimo singolo che lo anticipa, Sometimes Accidentally, li mette a livello dei più noti connazionali Twerps e Dick Diver, con cui hanno già diviso palchi. Suono a cui non so resistere, ispirato da numi tutelari come Pastels e Clean, a cui aggiungerei anche un tocco di Go-Betweens, dato che uno dei tre componenti della band di Brisbane, Louis Forster, è proprio il figlio di Robert Forster. Intanto, giù in Australia sta arrivando la primavera.



The Goon Sax - Sometimes Accidentally

lunedì 31 agosto 2015

We had some good times

Ben Seretan

Trentuno di agosto, tempo di bilanci. Amo fare i nastroni prima delle vacanze, e mi sono divertito davvero un bel po' con quello di quest'anno, ma qual è il disco che mi porterò dentro, alla fine di quest'estate 2015? Nonostante le molte cose buone uscite questa stagione in area indiepop, il suono a cui tornavo sempre, nei momenti migliori di questi ultimi mesi, il rifugio che mi sono scoperto a cercare più spesso è stato invece un altro: l'album di Ben Seretan. Uno che per presentarsi comincia citando Alice Coltrane e Pharoah Sanders. Ma io che ne so? So soltanto che ogni parola di quella pagina è importante.
L'antefatto è già stato raccontato diverse volte: Andrea Pomini scopre via Nodata questo singolare chitarrista statunitense, se ne innamora e decide di ristamparlo sulla sua Love Boat Records. Comincia un'opera di evangelizzazione infaticabile, finalmente riesce a portare Seretan in tour in Italia, e la lunga serie di date dello scorso luglio (solo chitarra e voce, ricordiamolo) lascia dietro di sé una scia di fan allibiti ed estasiati. Convertiti, viene da dire.
Il fatto è che la musica di Ben Seretan sembra crearsi senza traccia e senza limiti. Respira una luce estesa, e tu ti ci ritrovi dentro, senza direzione ma non smarrito, ti lasci cullare, adatti le pulsazioni del tuo cuore alle sue modulazioni. A tratti sei ebbro, travolto da quelle fragorose ripetizioni (il crescendo di Ticonderoga), altre volte è pace limpida (i brividi negli arpeggi amorosi di My Lucky Stars). Non hai voglia di farti venire in mente altri riferimenti, dischi o band. I pensieri vanno invece alla deriva per una serenità inusuale, che non ha bisogno del tempo e dei nomi. Mi spingo a dire che ti viene consegnato un elemento spirituale in forma di canzoni, e non sto parlando di niente di religioso: "la questione è di rendersi conto di essere vivi", come Seretan spiega nell'intervista a Radio Città del Capo.
I testi sono composti da poche parole, per essere composizioni lunghe anche sei o sette minuti. Ma sono parole di una sincerità rara, che ti arrivano addosso con un'autenticità assoluta: "You are a blessing on the world / Your bright smile in the morning" (Blues for Ian M. Colletti). È una questione molto personale, ma la prima persona compare di rado: "I'm the kid with feelings hid" (The Confused Sound of Blood In A Shining Person). Sono istantanee fugaci, dietro cui non occorre sapere altro. Alla fine, quello che sembra contare di più è l'equilibrata saggezza, l'intensa consapevolezza che la stessa musica trasmette: "You will be stronger tomorrow / You will be wiser tonight / You will find new love without warning / You will find new joy with every breath” (Light Leaks). Ben Seretan ha scritto dappertutto, anche sulla propria pelle, un semplice motto: "ecstatic joy". Ed è tutto quello che ho trovato e continuo a trovare dentro questo disco.



Ben Seretan - Light Leaks

venerdì 28 agosto 2015

It reminds us we're alive

A Day For Destroying Things - Sarah Records

Il 28 agosto di vent'anni fa la Sarah Records se ne andava in grande stile. Con un'inserzione pubblicitaria che in fondo non vendeva nulla, ma ricordava che "nothing should be forever". Eroici come si può essere soltanto a quella giovane età, bruciati dalla febbre del creare qualcosa di bello, con la voglia di ridere e amare e andarsene con un lampo. E poi ricominciare. C'è sempre un ricominciare dopo quel "destroying things".
Come ci ha raccontato anche My Secret World, il commovente documentario che abbiamo proiettato un paio di mesi fa qui a Bologna, la lezione di questa etichetta indiepop è oggi più che mai forte e viva. Ma proprio come accadde durante la sua breve vita, è anche una lezione trascurata, dimenticata e liquidata in quanto inattuale e naïf. Non conosciamo più la parola "politica" come la conoscevano quei ragazzi. Il perché amiamo e ascoltiamo musica, proprio oggi che ne parliamo in continuazione, come mai prima d'ora è diventato secondario e marginale. Perciò, in questo speciale anniversario, voglio appuntare qui sopra questo piccolo documento storico. Fin troppo ambizioso promemoria. Trito, già visto e svenduto. Lo so, lo so. Ma io guardo quelle parole ritagliate, leggo "like falling in love / it reminds us we're alive", e sento ancora la pelle d'oca.

(mp3) Another Sunny Day - Anorak City (Sarah 007 - 1988)

Contact me and I'll burn

The Mantles - 'At Odds End'

Non so come farò ad aspettare fino al 16 ottobre: se All Odds End, il nuovo album dei Mantles, si rivelerà tutto all'altezza di questo nuovo singolo, i ragazzi di San Francisco hanno centrato il loro disco perfetto. In Doorframe non c'è un elemento fuori posto: il passo è calmo e sicuro, dentro queste chitarre soffia lieve una brezza dall'oceano, la voce di Michael Olivares si tiene in equilibrio tra l'indolenza e il romanticismo come solo a lui riesce, mentre un intreccio quasi trasparente di tastiere (nuovo ingresso in formazione Carly Putnam, insieme al bassista Matt Bullimore) sostiene una melodia angelica, quasi alla Felt. Ad amalgamare il tutto, la produzione di Jason Quever dei Papercuts, con un tocco vintage quanto mai appropriato ai Mantles. La Slumberland garantisce: "All Odds End is full of folky, garagey flavors that echo the Paisley Underground and the best of New Zealand's underground pop." C'è da fidarsi.


The Mantles - Doorframe

giovedì 27 agosto 2015

Summer bummer @ ZOO!

Summer Bummer dj set - Enzo Baruffaldi + Jonathan Clancy @ ZOO / Bologna

Siete tornati dalle ferie e vi è scesa la malinconia?
Siete inchiodati in città mentre tutti i vostri amici sono ancora in vacanza?
Siete già corsi a vedere sul calendario quando arriva Natale?
C'è un a soluzione a tutto questo. Passate questa sera da ZOO, in Vicolo Bolognetti 5, per "Summer Bummer" l'aperitivo con djset a cura di Jonathan Clancy (Maple Death Records / His Clancyness) e del sottoscritto.
Le fanciulle della direzione artistica mi hanno detto di promettervi bagels, nuggets, buns, weird pop, sedie a sdraio, cheesecake, indiepop, ombrellini, limoni e molto altro.
In cucina c'è il nostro intrepido Maolo, sul menù è magicamente apparso il Summer Bummer Cocktail e manca ancora un sacco all'inizio della scuola!
Ci si vede a banco!


No Vacation - Beach Bummer

The Future Dead

The Future Dead

Non capita spesso, almeno da queste parti, di parlare di band provenienti dal Belgio. Il fatto che però questi Future Dead, dalla città di Gent, abbiano pubblicato una cassetta per la californiana Gnar Tapes, l'etichetta curata da quegli scoppiati dei Memories e dei White Fang, mi ha suscitato una certa curiosità. Feelings è il terzo lavoro dei Future Dead, racchiude nove canzoni in quindici minuti, e ti rivela un pop delizioso e solare che cerca in ogni modo di corteggiarti e conquistarti. "So sweet and cute, but with just enough power to their pop to make it snap, but not break."


The Future Dead - Out Of Her Mind

mercoledì 26 agosto 2015

Fuck up your life for me

Clever Square - 2006

La prima volta che vennero a polaroid alla radio erano davvero giovani, nemmeno in età da patente. Dopo la trasmissione passarono a prenderli i genitori in macchina, era tardi e non c'erano più regionali per Ravenna. Eppure parlavano già con passione di Guided By Voices, Pavement, Built To Spill e tutto il resto. Gli feci una piccola intervista nel 2007 ed esordirono così: "i Clever Square nascono dalle ceneri di un gruppo di cover di Eels e Neutral Milk Hotel in versione punk". C'era da restare ammirati.
Erano già i Clever Square, e lo capivi appena imbracciavano la chitarra. Nonostante un sacco di cose sembrassero andare a rotoli, nonostante insistessero a mostrarsi più timidi di quello che erano in realtà, quelli lì erano già i Clever Square, quella era la loro musica, e gli ho subito voluto bene, anche se ne avrò capito una parte minuscola.
L'altro giorno, senza tanti giri di parole, come è tipico di loro, hanno annunciato lo scioglimento. Mi dispiace davvero un sacco. Avrei detto che avessero appena trovato la forma migliore, forse come mai prima d'ora nella loro "carriera": l'ultimo album Nude Cavalcade è senza dubbio il loro miglior lavoro di sempre, e negli ultimi live visti quest'anno li avevo trovati potenti, finalmente compatti.

Clever Square - 2015

Ma l'indie rock insegna, con le band va così, e non bisogna stare a farci troppa retorica o chiacchiere. Per fortuna i Clever Square hanno scritto un'infinità di canzoni disseminate tra album, EP e autoproduzioni varie (se non ricordo male, abbiamo avuto anche la fase lo-fi estremo, con temerari nastri per segreteria telefonica), e poi Giacomo ogni tanto gira da solo, chitarra e voce, e si fa chiamare Derry. Quindi non rimarremo a corto di musica. Ma per quanto riguarda i Clever Square, il capitolo sembra chiudersi qui. Peccato.
Non so quante altre volte siano stati ospiti in radio. Loro facevano sempre qualche disco nuovo, mi scrivevano una mail, sopportavano con pazienza i miei entusiasmi scomposti, i miei paragoni fuori luogo con Lemonheads o Silver Jews, le mie domande noiose sui testi, e arrivavano lì puntuali. Ordinavamo le pizze, c'erano le birrette, si faceva una battuta su un nuovo Dinosaur Jr. o sul concerto degli Of Montreal, e poi attaccavano a suonare. Non c'è mai stato bisogno di altro.

(mp3) I Did Not Mean To Fall Asleep While We Were Having Sex (live a polaroid alla radio - 2007/11/16)
(mp3) February Is A Lie (live a polaroid alla radio - 2013/04/10)
(mp3) Higly Effective Solutions (2015)

martedì 25 agosto 2015

Polaroids From the Web

"I was looking for a horse and I found a horse, so heaven knows I'm happy now" edition

Aphex Twin - AFX - Orphaned Deejay Selek 2006 - 2008

- «I don't actually believe in the concept of genius but if I did, Aphex Twin would be among the first I'd personally consider for contention. My own personal system for judging these things works like this - if anyone can manage eight years or more of envelope pushing, innovation or curation of a truly individual sound, then they are an indefatigable top tier artist and I will pay them the respect of spending at least two or three days living with their latest release before even starting to form an opinion on it»:  notevole recensione di Orphaned Deejay Selek 2006 - 2008 di AFX firmata da John Doran su The Quietus.

- «Considered in this context, Bruce Springsteen’s phenomenal breakthrough in 1975 can only be understood against a backdrop of profound dislocation and urgent activism, particularly in the working-class communities that absorbed so many of the decade’s economic and cultural shocks»: "Born to Run and the Decline of the American Dream":  bel saggio di Joshua Zeitz sull'Atlantic, per ricordare i quarant'anni del capolavoro di Springsteen.

- «This is just my stream-of-conscious complaining»: su Genius, Christopher Owens ha annotato alcuni testi delle proprie canzoni.

- A proposito di Genius, mi ero perso la notizia che Sasha Frere-Jones ha già lasciato il sito (dove era arrivato soltanto lo scorso gennaio, dopo la lunga carriera al New Yorker). Se ne è andato al Los Angeles Times, ma da questa intervista su Inverse continua a sembrarmi inspiegabilmente bollito.

- Kip Berman dei Pains Of Being Pure At Heart ha pubblicato sul proprio soundcloud due demo provenienti dalle sessioni dell'ultimo album Days Of Abandon. Il più movimentato dei due, Hell, mostra una squisita vena Orange Juice che sarei proprio curioso di ascoltare nelle prossime uscite della band di Brooklyn:



- Sempre da Kip Berman recupero un link di Ferragosto, quando aveva rilasciato a Drowned In Sound una bella intervista in cui raccontava tra le altre cose com'è cambiata negli ultimi anni la scena indiepop: "Art isn't a general election".

- Qualche giorno fa, per cinque minuti, ci siamo tutti indignati per la nuova privacy policy di Spotify (vedi riassunto e commento di Emanuele Venturoli su Medium). Flavorwire prende una posizione netta, anche se immagino di nessun rilievo: "Spotify’s New Privacy Policy: Music’s Not the Product, You Are".

- «When I first came up with this concept of the “fading frontier,” I was looking around and thinking about technology and the Internet. Remember when we were young and there was this excitement about what was going to happen next? And now, honestly, do you really want to know what happens next? I've seen enough in my lifetime; the frontier has faded. If it gets more intense, we're just going to end up not ever leaving our houses.» - Beyond Nostalgia: A Conversation with Deerhunter’s Bradford Cox, di T-Cole Rachel su Pitchfork, molto bello.

- Su Clash, Dan Bejar parla dei dischi che ispirano la musica di Destroyer. Spoiler: sì, c'è anche  Scott Walker.



lunedì 24 agosto 2015

Straight Outta Stockton

Straight Outta Stockton: Life Lessons from Pavement's Gary Young

You know one of the Pavement singles you recorded was found in John Peel's secret favorite record collection box after he died right? It had 143 singles, including The Beatles. There's an entire documentary about this stash. Did that trip you out?

Wait, John Peel died? I didn't know that.

[Straight Outta Stockton: Life Lessons from Pavement's Gary Young - by Mikey B. Rishwain / Noisey]


Non sarebbe difficile stare qui a farsi due risate alle spalle del vecchio Gary Young, e tutto sommato il pezzo di Noisey non ci va nemmeno giù così pesante come avrebbe potuto. C’è quel fastidioso inizio “ehi, sei sempre il solito ubriacone?”, nell'ineluttabile stile Vice, ma c’è anche la parte del “tutto è perdonato, Malkmus vieni qui e facciamo un altro disco assieme”, e le vecchie glorie vengono lucidate a dovere. Ne esce un bel ritratto, sembra sincero.
Mi viene in mente che quello che a volte è stato raccontato come “il peccato originale” dei Pavement, la maniera forse superficiale con cui si sono sbarazzati di Gary "il-batterista-che-faceva-le-verticali-durante-gli-assoli-di-chitarra" Young, una decisione che ha rappresentato un punto di svolta decisivo nella carriera della band di Stockton, rivisto oggi sembra già anticipare quel loro famoso verso “if I could settle down, then I would settle down”. Insomma, da una parte c’è questo scoppiato ultra-sessantenne che vuole stare ancora in giro a suonare punk, e dall'altra c’è una band che quest’estate – sedici anni dopo l’ultimo album e lo scioglimento – pubblica una raccolta dal titolo The Secret History. La Matador vuole vendertela come l’album misterioso che in qualche universo parallelo sarebbe dovuto uscire dopo Slanted And Enchanted. Niente in contrario alle raccolte (un'altra già uscita nel 2010) e alle reunion, ma immagino sia evidente a tutti che questa Secret History non svela proprio nessun “segreto”. Come è scritto ovunque, tutte le canzoni erano già contenute nella ristampa Deluxe del 2002, e pure i testi che accompagnano il doppio vinile sono gli stessi.
Per qualche imperscrutabile motivo, è stata cambiata la scaletta, togliendo di mezzo l'EP Watery, Domestic (tra l'altro, il preferito di Gary Young). La nuova successione delle canzoni non mi convince (vedi la doppietta d'apertura): in qualche modo, ha sempre fatto parte dello stile dei Pavement aggiungere digressioni a digressioni, come all'interno di una trama che procede ma non si chiude mai, ma questa volta è come se si perdesse di vista la necessità di tutto questo. E poi che senso ha, oggi, tornare a tirare fuori nuove lodi per perle "minori" della discografia pavementiana come Greenlander o Circa 1762? Le recensioni che ho visto in giro non sono del tutto negative per semplice e doveroso rispetto, mentre quelle più esaltate suonano come sfacciate marchette. D'accordo, a molti può far piacere possedere di nuovo questa musica su supporto in vinile ("Re-issue! Re-package! Re-package!" cantavano quelli, con molta lungimiranza), ma per quanto tempo si può rimestare un catalogo, diluirlo e prosciugarlo, prima di fargli perdere rispettabilità e stima?

(mp3) Pavement - Summer Baby (7" version)

martedì 18 agosto 2015

The past and you

Expert Alterations

Uno vorrebbe sentirsi ancora in vacanza, lontano e assente da ogni agenda, ma è impossibile resistere quando con la coda dell'occhio noti la mail dal titolo "New Expert Alterations single going live tomorrow!". Le aspettative dopo l'EP di qualche mese fa erano decisamente alte, e il primo play è di quelli che ti mettono già addosso l'impazienza per la nuova stagione alle porte e la trepidazione che ami ogni volta come la prima. Gli Expert Alterations suonano un indiepop nervoso e frenetico, che mi aveva riportato alla mente certi suoni Postcard Records, ma che ora sembra meno asciutto e scarno, come se avesse trovato accenti più romantici dentro quelle jangling guitars a rotta di collo. Influenze dichiarate: Feelies e Wedding Present. Non puoi sbagliare.
L'album si intitolerà You Can't Always Be Liked, arriverà il prossimo 30 ottobre via Kanine Records e lo anticipa questa meravigliosa The Past And You. "Darling, my dear, you’ve made my day", proprio come dice il primo verso della canzone:


Expert Alterations - The Past And You

giovedì 30 luglio 2015

Il nastrone dell'estate 2015!

Il nastrone dell'estate 2015 - polaroid.blogspot.com

A metà estate, a metà settimana, a metà strada tra la casa e il mare, avevo bisogno di un nastrone per il viaggio, e non avevo ancora deciso come avevo voglia di sentirmi. Così nella scaletta sono finiti un po' di indiepop e un po' di garage rock, un po' di chitarre scintillanti e un po' di riverberi malinconici, un po' di bagni di mezzanotte e un po' di pigri pomeriggi azzurri. Più Australia che Svezia, più lo-fi che cassa dritta, più brindisi che browser. Spero che vi piaccia, è solo un nastrone per augurarvi Buone Vacanze!

01. Crayon Fields - She's My Hero
02. The Sun Days - You Can't Make Me Make Up My Mind
03. EZTV - Soft Tension
04. Seapony - Saw The Light
05. Hinds - Chili Town
06. Heathers - Tanker
07. Best Friends - Nosebleeds
08. Dianas - Good Enough Girl
09. No Touching - Cold Wet Towel Blues
10. Christopher Owens - Me Oh My
11. Plums - Parking Lots
12. Salad Boys - Dream Date
13. La Luz - You Disappear
14. The Parrots - White Fang
15. Mac DeMarco - The Way You'd Love Her
16. Sunshine Faces - Letting You Know
17. Frida & Ale - Hidden Song
18. The Woolen Men - After The Flood
19. Boys Age - Sour
20. Eternal Summers - Ebb Tide
21. Crepes - Cold Summers
22. The Rightovers - Valerie
23. Dan Soto - Pizza

> Ascolta tutto il nastrone mixato
> Scarica tutto il nastrone in uno .zip
> UPDATE: la playlist di Spotify (in progress) grazie a Benty!

(la foto della copertina è di Dodicesimo - grazie!)

martedì 28 luglio 2015

Can you stop thinking life’s a joke?

Ducktails - St. Catherine

Sognare a occhi aperti, lasciarsi trasportare dalle ore e dai giorni. Quello che riesce meglio in certi pomeriggi d'estate, quello che meglio si accompagna alla musica dei Ducktails di Matt Mondanile (già chitarrista nei Real Estate). Il suo quinto album si intitola St. Catherine e non so, vorrei dare la colpa al caldo eccezionale di questa stagione, ma è un disco che, per la prima volta in una carriera praticamente perfetta, dalla coerenza invidiabile, ti fa venire voglia di lasciare un po' perdere tutta questa poetica del sognare a occhi aperti e dei pomeriggi d'estate. Non voglio certo fingere di essere uno che non se ne va mai pigramente alla deriva, ma l'impressione è che questa volta la divagazione di Mondanile abbia preso una traiettoria troppo larga. Dall'introduzione di Disney Afternoon, tra Stereolab e Pet Sounds, alla languida ma tutto sommato inconcludente chiusura di Reprise, sembra davvero passare troppo, troppo tempo. Che impressione avremmo se questo disco fosse stato un EP, più conciso e magari con qualche interludio strumentale in meno? Intendiamoci, non stiamo parlando di un brutto disco, e nemmeno di uno mediocre. L'assoluta eleganza della scrittura di Mondanile non è in discussione, la qualità del disco è eccellente (alla produzione Rob Schnapf, già collaboratore di Elliott Smith e Beck) e i suoni sono di una bellezza che rapisce (il singolo Headbanging In The Mirror, la title track...). Quello di cui si sente la mancanza è forse una certa leggerezza che in altre occasioni pervade i lavori di Mondanile. La libertà di non dover dire sempre tutto, di non dare spiegazioni, fossero anche in forma di canzoni (ok, so che vuoi mimare una certa semplicità vintage pop, ma non è necessario buttare via in maniera così eclatante versi come "Remember / dececember / and you’ll know why / the winter / it lingers into the sky”). Insomma, è come se quel "lasciarsi trasportare dai pomeriggi d'estate" fosse disturbato da troppa chiarezza e lucidità. Mondanile con St. Catherine mette a segno il suo lavoro più nitido e compiuto, ma forse proprio per questo (che incontentabile che sono!) sento la mancanza di certi orli più frastagliati, contorni lo-fi di un sogno ancora misterioso.

(mp3) Ducktails - Surreal Exposure

lunedì 27 luglio 2015

If you wanna hit me, go ahead and hit me

Best Friends - 'Hot. Reckless. Totally Insane.'

Ci sono quei dischi tipo "adesso basta, esco, mi faccio trecento birre e vaffanculo", e quest'estate uno di quelli che suona meglio in questa maniera è l'atteso primo album dei Best Friends (come sempre, faccio notare l'indirizzo del link). Arrivato dopo svariati singoli, split e cassette, e soprattutto dopo una generosa attività live, Hot. Reckless. Totally Insane. ‎raccoglie davvero il meglio della band di Sheffield, recuperando anche un paio di vecchi singoli, tra cui l'essenziale Nosebleed. Chitarre ruvide, gran pacca e una voce che non si sa come riesca a stare ferma davanti a un microfono e non si butti ogni momento in qualche rissa da pub. Rock rumoroso, spavalderia garage, che però riesce a tenere sempre il controllo delle infallibili melodie. I primi paragoni che vengono in mente sono quelli con i concittadini Arctic Monkeys o, se volete qualcosa di più contemporaneo, Cloud Nothings. Un suono senza riguardi e una gran voglia (immutata negli anni) di trasformare ogni canzone in festa, vedi ad esempio il singolo Fake Spit o quello che potrebbe essere considerato quasi un manifesto If You Think Too Much Your Brain Will Fall Out. I Best Friends non potrebbero essere più sinceri riguardo alle intenzioni di questo disco (che tra l'altro segna il passaggio dalla infaticabile Art Is Hard alla più blasonata FatCat): "it's a compilation of our music. There isn't a theme or message. It's just songs we thought would work well on an album and songs that we've played live for ages but haven't had space for in the past". Se per le vacanze cercate un bel nastrone fuzzy, arrogante e punk, da far suonare forte e con i finestrini abbassati, i Best Friends l'hanno già preparato per voi e vi aspettano a banco, cheers!


Fake Spit


If You Think Too Much Your Brain Will Fall Out



giovedì 23 luglio 2015

polaroid blog première: Boys Age!

Boys Age

"Le grandi band americane hanno storicamente realizzato edizioni speciali per il mercato giapponese: perché una piccola band giapponese non potrebbe pubblicare una italian special edition?" È una domanda legittima e interessante quella che si sono posti i ragazzi della nostra More Letters Records. La risposta arriva oggi, ed è quanto mai positiva. Care lettrici e cari lettori, ho il piacere di presentarvi i Boys Age. Sono un duo, Kaz Mutow alla chitarra e Takamasa Kobayashi alla batteria, provengono dalla città di Saitama, si conoscono da quando facevano le elementari, e hanno alle spalle una notevole discografia, con uscite per Burger Records, Gnar Tapes, Lolipop Records e Rubber Brother. Il loro nuovo album The Inner Moon arriverà a settembre anche in Italia in formato cassetta, e qui sotto potete già ascoltare in anteprima quattro tracce.

I Boys Age dicono di suonare "uncommon pop" e per descriversi piazzano un'infilata di etichette del tipo "Lo-Fi / Weird / Psychedelic / Experimental". La presentazione è abbastanza centrata: la prima cosa che ti torna in mente quando parte una loro canzone è il ricordo di quando il mangianastri ti mangiava letteralmente la cassetta e tutta la musica si ingarbugliava. Le canzoni dei Boys Age ondeggiano, hanno un'andatura oscillante, come un Mac DeMarco ebbro e solennemente pigro, ma con i riflessi luminosi e sereni dei migliori Real Estate. Non manca un certo senso dell'umorismo, soprattutto nell'uso della voce, che sembra appoggiata lì sovrappensiero, come qualcuno che ti sta sospirando qualcosa nell'orecchio, e tu sei distratto perché stai cercando di aggiustare il mangianastri, ti volti e dici "scusa, cosa?" ma è già passato, non c'è più nessuno, soltanto l'estate e un'ombra. Gli Yo La Tengo sono un'evidente ispirazione per questa band giapponese, ma tutto appare filtrato in un'atmosfera da sogno prolungato, da pomeriggio di luglio lontano. Le canzoni scorrono e ti cullano, e tu non puoi che essere felice del fatto che una band come i Boys Age sia tanto prolifica.

Dopo il magnifico esordio dei pugliesi Barbados, La More Letters è volata addirittura dall'altra parte del mondo per regalarci la seconda uscita del suo catalogo, e ne valeva davvero la pena: il pre-order di The Inner Moon è già attivo via Bandcamp, ovviamente per la italian special edition.




Boys Age - The Inner Moon

martedì 21 luglio 2015

"My Secret World - The Story Of Sarah Records" a Bologna!


Questa sera, nel magnifico cortile estivo di ZOO ci sarà la prima proiezione bolognese di "My Secret World - The Story Of Sarah Records", il documentario dedicato alla storia di una delle più leggendarie etichette discografiche indipendenti. Sarà una bella serata: si parte alle 19 con l'aperitivo e il dj-set tutto a tema Sarah curato da Aurelio Pasini, e a seguire, appena tramonta il sole, la proiezione del documentario all'aperto.
Due parole per farvi capire che si tratta di un piccolo evento importante:
Looking back now, what strikes me is that we were just so incredibly young. Not just us, though, everybody. Everything seemed possible – everything does at that age – it didn’t matter if you’d never done something before and had no real idea how to go about it. We were burning with passion and excitement and enthusiasm for creating things, doing things, being part of something. To just passively consume was to miss the point: it was only punk if it was DIY, and it was only DIY if you were doing.
(Clare Wadd - fondatrice della Sarah Records)

The press in those Thatcherite days delighted in mocking our low budgets. [...] The abuse was just so personal, from people we’d never met. Was that why they did it? Because the length of the M4 lay between us? Maybe, but that doesn’t explain why they wanted to: why the loathing, the contempt, the relentless, knee-jerk misogyny; unless being called Sarah is enough with a press that’s 90% male and scared that approval of something un-macho might lead to accusations of – whisper it – effeminacy? Few people spotted that our sleeves didn’t use the female image as decoration, that singles didn’t appear on albums (except compilations), and that compilations didn’t include “previously unreleased” tracks, so maybe our politics was too subtle.
(Matt Haynes - fondatore della Sarah Records)
Se avete un po' di tempo, e vi sta a cuore la storia della musica indipendente, perdetevi tra le pagine del sito ufficiale della Sarah. Troverete una quantità di materiale magnifico, capace di raccontare e insegnare, in maniera formidabile, uno spirito e una passione anche alla musica del presente.
Quello che oggi viene liquidato dietro la sbrigativa etichetta "twee" ha avuto anche la forza di essere presa di posizione politica: "it’s just POLITICS, not as some distant unreal end, but as something encaptured in everyday life. [...] So it’s idealism, so what, it’s a good place to start. Standing up alone (much harder), DOING, just what feels right... Something to do with – oh, let’s just say changing the world", come recitavano le note di copertina della compilation Shadow Factory.
Tutto questo è stato raccolto anche dentro il documentario realizzato nel corso di ben quattro anni dalla regista Lucy Dawkins, raccogliendo interviste e materiali inediti dalle principali band del catalogo: Another Sunny Day, Heavenly, Field Mice, Boyracer, 14 Iced Bears, Sugargliders, Brighter e molti altri. Ci sono anche alcuni ospiti speciali, come Calvin Johnson (K Records), Sean Price (Fortuna POP!), Jacob Graham (The Drums) e un paio di giornalisti del calibro di Everett True e Alexis Petridis. Tutti insieme per ricordarci che la musica può ancora cambiarci la vita.

(mp3) The Golden Dawn - My Secret World (Sarah 09 - 1988)

domenica 19 luglio 2015

MAP - Music Alliance Pact #82

MAP - Music Alliance Pact

Eccoci a un nuovo appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una ventina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
- il cileno Alejandro Zahler, che sembra fare del post-rock partendo però da una materiale sonoro folk;
- l'indonesiano Bottlesmoker, con un'elettronica minima (e non è un refuso per "minimal") che sembra quasi sfuggire all'ascolto;
- i danesi D/troit, con un sorprendente rock pieno di soul ed energia, alla Jon Spencer;
- i peruviani Gomas, che riescono a mescolare indiepop e musica tradizionale, ottenendo in maniera abbastanza imprevedibile un suono ricco ed eclettico;
- i sud-coreani Say Sue Me, con il loro indolente "indie rock da spiaggia" in quota Best Coast.
- e infinie sono da ascoltare e da "attraversare" i quattordici minuti del visionario singolo Presentimiento Complejo, opera del messicano Mondragón, con influenze elettroniche alte, da Aphex Twin a Vangelis.

Matilde Davoli
L'italiana di questo mese è Matilde Davoli, già voce degli indimenticati Studiodavoli. Dopo il progetto Girl With A Gun (insieme a Populous) arriva al vero e proprio esordio solista mettendo a punto un suono elettronico, che ha fatto però tesoro delle esperienze precedenti. Atmosfere sintetiche che si muovono tra momenti sognanti e aperture più danzerecce, con una leggerezza e un'eleganza davvero non comuni.
Il disco è bellissimo già così, ma a mio personale parere, sarebbe stato curioso e interessante ascoltare qualcosa di più di questo suo lato più pop, vagamente alla Au Revoir Simon, come emerge in questa Tell Me What You See. Ascoltatevi tutto il disco in streaming via Bandcamp, e lasciate che la vostra estate diventi languida come non mai.

(mp3) Matilde Davoli - Tell Me What You See


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