giovedì 24 aprile 2014

Polaroids From The Web

“Stiff white-people music” edition

Life Without Buildings - Any Other City

- «We called them “Britpop dance nights”, but that really just a catchall term for “stiff white-people music”. [...] There was something regressive about the entire institution of the Britpop dance night, about white people attempting to dance to white music that was only danceable if you squinted hard when you were looking at it. (It’s basically impossible to dance to the Smiths without looking like a doofus, but the Smiths might’ve got more Britpop-night play than any other single artist)» - Stereogum: The Rise And Fall Of The Britpop Dance Night

- Come probabilmente avrete letto in giro, Rough Trade e What's Your Rupture hanno da poco ristampato Any Other City, l'unico album pubblicato in carriera dai Life Without Buildings nel 2001. Se per caso non conoscete questo disco e la fantastica band scozzese, su Wondering Sound trovate una consigliatissima e piuttosto dettagliata "Oral History".
(mp3) Life Without Buildings - The Leanover

- Sempre su Wondering c'è anche un'intervista tenerissima a Dean Engle, ovvero QUARTERBACKS, autore di uno dei miei probabili dischi dell'anno. A metà articolo salta fuori anche lo streaming integrale in anteprima della nuova raccolta acustica Quarterboy.

- Non linko spesso dei "listicle", ma questo mi ha fatto pensare a chi avrei voluto aggiungere all'elenco: "6 Artists Who Sound Totally Different Now Than When They Started: Radiohead, Of Montreal and more". I primi nomi che mi sono venuti in mente sono stati Beck e i Notwist. Voi chi mettereste?

- «This is almost total horseshit - a lot of third-hand observations about social media, some of which are sometimes true about some things, wrapped around a really TERRIBLE example, a record that was the subject of passionate, sustained conversation among its main audience, with major ripples beyond. And maybe - just maybe - a 50something British white guy isn’t part of that audience, isn’t the best placed to judge how much “impact” the record had or how “important” it was to people»: Tom Ewing replica abbastanza incazzato all'articolo su Beyoncé pubblicato dal Guardian e firmato da David Hepworth.

- "Chi ha ucciso Wolther Goes Stranger?": se lo chiede la stessa band modenese. Dopo oltre un anno di tour, arrivati a una necessaria pausa per ripartire a lavorare sul prossimo album, i WSG si congedano dal loro pubblico con il video qui sotto (diretto da Giulia Mazza) che restituisce bene l'atmosfera della data conclusiva al Mattatoio Club di Carpi, diventata un vero e proprio party: sopra e sotto palco si riconoscono infatti Jonathan Clancy (His Clancyness), Paul Pieretto e Federico Oppi, poderosa sezione ritimica di Settlefish / A Classic Education, i Welcome Back Sailors, Setti "en travesti", Andrea Suriani (My Awesome Mixtape / I Cani) e la gang della Barberia al completo.

martedì 22 aprile 2014

Sad love and other short stories

Comet Gain - Sad Love and Other Short Stories

La notizia che mi ha tramortito questa mattina è stata la rivelazione "informale" del nuovo singolo dei Comet Gain apparso sulla loro bacheca di facebook. A quanto pare, questa qui sopra sarà la copertina del 45 giri e presumibilmente uscirà per Fortuna POP! come l'ultimo meraviglioso album Howl Of The Lonely Crowd. Il testo di Sad Love and Other Short Stories è un puro bianco e nero David Feck, fatto di ricordi che non si possono raccontare e amore perduto, ma il colpo di grazia è l'auto-citazione di You Can Hide Your Love Forever, l'inno della band londinese e una bandiera dell'indiepop a tutti gli effetti. Se volete soffrire un po' e ascoltare in streaming il singolo in anteprima lo trovate nel podcast di Scared To Dance (comincia intorno a 3'20'').
A taste of honey for all that could've been...

Beautiful you

The Pains Of Being Pure At Heart

“polaroid – un blog alla radio” – s13e25

QUARTERBACKS – Pool
The She’s – My Secret To Keep
La Luz – Sure As Spring
The Pains Of Being Pure At Heart – Beautiful You
Colleagues – Parents’ House
Jr. Sea – Holiday From Pain
Altre Di B – 1998
Eagulls – Possessed
Let’s Wrestle – I’m Fond Of You
Frankie Cosmos – I Do Too

sabato 19 aprile 2014

Polaroids From the Web

"Cinque cose che ho letto per il Record Store Day 2014" edition

Record Store Day 2014

- «Non mi è mai piaciuto moltissimo il Record Store Day. Ho sempre avuto la sensazione di essere il panda che si incazza con il WWF e dice “Ma ve l’ho chiesto io?”. Non è snobismo, malattia dalla quale sono tutt’altro che indenne, ma un’analisi dei fatti. [...] Così mi sono innervosito e l’anno scorso ho preparato una cinquantina di “fake”. Tarocchi del RSD. Ho preso delle schifezze di 7”, merda che non voleva nessuno nemmeno a 50 centesimi e ci ho incollato un’etichetta con scritto “esclusiva Backdoor Record Store Day 2013”. La gente non sapeva come comportarsi, ma comunque, nell’incertezza, li prendeva»: Maurizio Blatto intervistato da Francesco Farabegoli su Bastonate.

- «Vinyl's great, but it's not better than CDs»: la cattiveria di VOX di pubblicare proprio oggi un dettagliato articolo sulla superiorità del CD rispetto al vinile.

- «As the number of exclusive Record Store Day releases increases each year, some independent labels – in silence or vocally – have begun to boycott the day. They're worried that their records will be invisible in the avalanche of releases and they've lost faith in Record Store Day's ethos»: un bell'approfondimento su The Quietus dà voce ai crescenti malumori verso il Record Store Day.

- «Cosa succederà quando i quarantenni e i cinquantenni di oggi, quelli che costituiscono la clientela più affezionata, saranno troppo anziani per avere voglia di comprare l'ennesimo vinile? E quando i negozianti loro coetanei saranno troppo anziani per venderli?»: Nur Al Habash su Rockit pone alcune domande chiave.

- «Being this years' Record Store Day Ambassador isn't about a romantic vision of vinyl returning and having an upsurge. I think it's about letting record stores know that they can be independent and be flexible enough to adapt to any kind of technological blizzard that comes. I'm not offended by seeing an ad with "LP, CD, DL" on it, but I think that the survival of record stores is as much about paying attention to the past as it is the future»: Chuck D dei Public Enemy su NME prova a dare alcune risposte.

giovedì 17 aprile 2014

Music Alliance Pact #67

Music Alliance Pact

Un paio di giorni di ritardo, ok, daremo la colpa alle pigrizie di primavera, comunque anche questo mese non può mancare l'appuntamento con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una trentina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
- i peruviani Bondage, per un suono cupo che li piazza in zona Sacred Bones. Per un immaginario tour in Italia li potrei vedere in giro con gli Havah;
- il giapponese Earthquake Island, che riporta alla mente le atmosfere della vecchia Bjork con un tocco più lieve;
- gli australiani Dianas, eterei e sognanti ("like what Camera Obscura might have sounded like on a hot summer's night in Western Australia") ma per nulla arrendevoli;
- l'irlandese Extra Fox, con la sua elettronica Anni Ottanta ipermelodica e gommosa, niente di nuovo, ok, ma ben confezionato e molto piacevole;
- i cileni Niño Cohete, indiepop che dietro l'andatura sbarazzina custodisce un velo di malinconia;
- la portoghese Sequin, per un pezzo che ricorda quella sintetica sensualità alla Ladytron;
- i rumeni Theory Of Mind, che mostrano una spiccata sensibilità per certo dreampop Anni Novanta;
E trovano posto in scaletta anche delle vecchia conoscenze come gli americani Deloreans, con il loro nuovo pomposissimo singolo, ancora tra Killers e Interpol.

Flying Vaginas - And That's Why We Can't Have Nice Things
Gli italiani di questo mese sono i laziali Flying Vaginas, autori di un EP di debutto davvero entusiasmante. And That's Why We Can't Have Nice Things, pubblicato da MiaCameretta Records, prende le chitarre del migliore indie rock (da Sonic Youth e Jesus And Mary Chain in giù) e aggiunge una sensibilità per le melodie malinconiche che è quasi shoegaze (o di certo indiepop pieno di riverberi e fragori: penso ai migliori Pains Of Being Pure At Heart o ai Girls Names, per fare un paio di esempi). Il singolo Happiness And Flour, con i suoi saliscendi impetuosi e i batticuori di primavera, è davvero come ha scritto Colas una di quelle canzoni che ascolti e rimetti da capo senza sosta. I ragazzi si sono scelti dei nomi d'arte da urlo, all'altezza della denominazione sociale della band: WellWorn Banana, Disappointed Kiwi e Angry Pineapple. E per il fatto di citare in un titolo anche Douglas Coupland (Hey Nostradamus!) si conquistano già un posto nel mio cuore. Segnalazione meritatissima, e speriamo di vederli presto suonare da queste parti.

Questa è la playlist del MAP di Aprile, compreso il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) Flying Vaginas - Happiness And Flour

lunedì 14 aprile 2014

La Luz in Italia!

La LUz - It's Alive!

Questa sera e domani, la band californiana delle La Luz sarà in concerto per la prima volta in Italia. Due date a Savona (@Raindogs) e Milano (@Rocket) per sognare a occhi aperti di starsene davanti al Pacifico, aspettando l'onda giusta per lanciarsi con il surf. Il quartetto di Seattle ha pubblicato sul finire dello scorso anno It's Alive su Hardly Art, eccellente raccolta di canzoni fatte di chitarre caldissime, sole alto e armonie vocali d'altri tempi. Un album che perfino la sempre sobria All Music Guide ha definito "a living document of the good that can come from loving a sound and an era, filtering it through a modern sensibility, then playing and singing the hell out of it". Casomai, servissero ulteriori credenziali, in precedenza le La Luz avevano debuttato con una cassetta su Burger Records, invariabile garanzia di qualità. La mia canzone preferita di It's Alive è proprio una canzone che era già apparsa in quella cassetta, Sure As Spring. Nel ritornello è racchiuso tutto lo spirito del suono delle La Luz, in cui rimane sempre una punta amara e malinconica anche nei momenti più frenetici: "When you were mine / Only mine / I didn't have the time / Now I kinda wanna die / And that's the truest way to know that I'm alive".

(mp3) La Luz - Sure As Spring

venerdì 11 aprile 2014

XXLink - Oggi vent'anni fa, il Link a Bologna

XXLink – Ventennale del Link  - Bologna

Dieci anni fa andammo a fare una passeggiata in Via Fioravanti, dietro la Stazione di Bologna. Non c'era quasi più niente, erano già passate le ruspe e camminammo per un po' sui mucchi di cemento e mattoni. Scattai delle brutte foto con la mia prima digitale e mi portai a casa un pezzetto di muro colorato di vernice spray, lo conservo ancora in qualche cassetto. Probabilmente quel giorno di dieci anni fa ci mettemmo a parlare della primavera di dieci anni prima, in cui eravamo entrati per la prima volta al Link.
Uno spazio che, come racconta bene Damir su Soundwall, era pura fantascienza, non solo per la Bologna del 1994, ma proprio per l'Italia. Uno spazio (centro sociale? club? laboratorio? ogni definizione sembrava inadeguata) dove andavo anche senza sapere cosa c'era in programma (e non sempre era chiaro come fare per capirlo), ma in cui potevi stare lì e imparare, vedere cose che non avresti mai trovato da nessun'altra parte, stupirti o anche solo scioglierti davanti alle casse, tra strobo, fumo e laser.
Su Frequencies trovate un ricordo di Andrea Benedetti e un altro pezzo che prova a rendere l'idea di cos'era Notte Vidal, tanto per fare due esempi. Ma sono sicuro che molti avrebbero tantissimi altri aneddoti personali da raccontare. Questo fine settimana è l'occasione giusta per farlo: questa mattina infatti sono cominciate le "celebrazioni ufficiali" per i vent'anni del Link, con il coinvolgimento anche delle istituzioni. Farà forse sorridere (amaro) qualcuno il logo che verrà dipinto sul muro, nel punto in cui una volta c'era l'ingresso del locale, e che oggi se non sbaglio è occupato da un parcheggio. Ma questa è Bologna.
Alle 19 ci sarà poi una cena nel cortile della Cineteca, ma ancora più sostanziosa la festa di domani nel "nuovo" Link, con una parata di All Stars divisi su quattro sale, a ricreare tutte o quasi le serate e gli eventi che ancora ricordiamo come se fosse ieri.
Ci si vede a banco, senza nostalgia, anzi, con un sacco di voglia ancora di sudare e lasciarsi stupire.

Fan fiction

Arretrati di podcast!

Bad Family

“polaroid – un blog alla radio” – s13e23

Bad Family – Kate & Tony
Tacocat – Snow Day
Unicycle Loves You – Face Tatoo
Motorama – She Is There
Haunted Hearts – Johnny Jupiter
[Bastonate - "Credo di aver parlato di persona una volta con il cantante dei Nobraino"]
SybiAnn – Cosmic Favela (Daniele Baldelli Re-work)
Cloud Nothings – Psychic Trauma
Winter Dies In June – My Romance, Your Coma



“polaroid – un blog alla radio” – s13e24

Clap Your Hands Say Yeah (feat. Matt Berninger) – Coming Down
Playlounge – Fan Fiction
The Notwist – Seven Hour Drive
Flying Vaginas – Happiness And Flour
Bad Family – Playing Spoons
Trick Mammoth – Candy Darling
Mac DeMarco – Chamber of Reflection
Pure X – Valley Of Tears
Kevin Drew – Good Sex
Frankie Knuckles – The Whistle Song

giovedì 10 aprile 2014

Trying to be someone

The Steinbecks

"Everytime I see you I think of what I've lost": se esiste un unico verso in grado di riassumere un'intera poetica è quello contenuto nel ritornello di Trying To Be Someone, una delle due tracce che anticipano Kick To Kick With The Steinbecks, il nuovo album degli Steinbecks in uscita a fine mese su Matinée Recordings.
Il disco è la prima prova dopo Far From The Madding Crowd del 2007, e vede finalmente di nuovo in azione i fratelli Josh e Joel Meadows degli storici Sugargliders. Il nome degli Sugargliders farà venire un brivido ai cultori della Sarah Records, o magari agli amanti dei Lucksmiths, che verso la band di Melbourne hanno avuto più di un debito. Ecco, da quel che è dato sentire finora, Kick To Kick è all'altezza delle non semplici aspettative. Chitarre elegantissime dalle parti di Smiths e Atzec Camera, e la consueta poesia disillusa a cuore aperto: "Break my little heart, dear, when you tell me true / That I am just a dust mote drifting in the blue".

(mp3) The Steinbecks - At Arkaroo Rock

martedì 8 aprile 2014

Everything we've been through was for a reason

Pure X - Angel

La primavera è appena cominciata ma c'è già un disco che mi fa pensare alla prossima estate: Angel, terza prova dei Pure X, è una raccolta di canzoni che seguono i contorni di una sensualità evanescente, tutta giocata su falsetti, riverberi languidi di chitarre come riflessi sull'acqua appena mossa, la battuta mai troppo incalzante e mai troppo lenta, un suono di basso pieno, quasi sempre in primo piano. L'impressione che ti rimane addosso è che sia musica proveniente da qualche altra epoca più libera e rilassata, o da un universo parallelo in cui il calendario è fermo su una perenne Estate Dell'Amore.
Le recensioni più competenti citano Alex Chilton, Gram Parsons, Fleetwood Mac, George Harrison e Al Green tra le influenze di questo suono così fluido e morbido. Potremmo chiamare all'appello anche nomi più contemporanei: Destroyer, War On Drugs, il recupero di certi suoni "adulti" Anni Ottanta... Ma la bellezza di Angel per me sta nel lasciarlo scorrere nella sua interezza, senza distinzioni, e dispiegare tutta la propria coerenza e armonia, un gioco di seduzione aperto e sorridente.
Quando nel 2011 avevo parlato di Pleasure, il gran bel debutto della band texana (allora un trio, oggi un quartetto grazie all'ingresso del chitarrista Matty Davidson), mi sembrava che quella musica fosse in qualche modo sospesa, sempre sul punto di disfarsi. Ecco, nonostante ora Angel ritorni in parte su quella traccia, dopo la svolta del travagliato Crawling Up the Stairs, i Pure X riescono a suonare molto più a fuoco e con le idee più chiare, una band in netta crescita.

(mp3) Pure X - Valley Of Tears

venerdì 4 aprile 2014

Acting like my life's already over

Mac DeMarco - Salad Days

Il primo dubbio è stato: dare l’insufficienza a Salad Days, terza prova del cantautore canadese, perché in sostanza si tratta dello stesso disco uscito due anni fa con un paio di synth in più (vedi il singolo Passing Out Pieces), oppure premiare uno stile che non solo non conosce stanchezza, ma dimostra di essere in piena maturazione? Ascolto dopo ascolto, prevale la seconda ipotesi: la voce sorniona, amica e rassicurante di Mac DeMarco in fondo a notti solitarie, quella sua chitarra suadente e scintillante, i ritmi incespicanti da fine sbronza e perenne sorriso assonnato (ma con il lampo sempre pronto a scatenarsi negli occhi) sono piaceri troppo preziosi.
Non conoscevo l'espressione "salad days", ma vedo che ha una lunga tradizione, da Shakespeare ai Minor Threat, passando per gli Spandau Ballet e Frank Zappa. Qui DeMarco, piazzando la title track in apertura, sembra mettere le mani avanti: "salad days are gone / remembering things / just to tell them so long". Il difficile passaggio dal cazzeggio in garage a una certa notorietà deve in qualche modo aver messo sotto pressione il giovane rocker. Eppure la successiva Blue Boy chiarisce subito che il ragazzo ha i piedi ben piantati per terra: "that's the way that life goes / no use acting so tough / come down sweetheart / and grow up". Buona parte del resto del disco ruota intorno alla domanda che apre il già menzionato singolo: "watching my life / passing right in front of my eyes / hell of a story / or is it boring?". Potresti dire che il modo in cui DeMarco sembra affrontare il tema "disco della maturità" è serio e disincantato al tempo stesso. Ma in effetti da uno con quegli occhi (e con quella certa tendenza a spogliarsi sul palco e sembrare perennemente sfasciato) non puoi mai sapere cosa aspettarti.
E poi c'è quel suono, quella chitarra languida e morbida (in inglese c'è una parola fantastica, "mellow", usata in tutte le recensioni). Ormai è un marchio di fabbrica. Puoi anche ascoltarti per intero Salad Days senza pensare a Jonathan Richman, John Lennon, Steely Dan o non so chi altro. Questo ora è puro Mac DeMarco al cento per cento, il quale tra l'altro dichiara apertamente la propria autonomia in Goodbye Weekend: "don't tell me / how this boy should be / leading his own life".
Ma la cosa più incredibile che si legge nella magnifica cover story di Evan Minsker su Pitchfork riguarda le registrazioni del disco fatte dallo stesso DeMarco nella sua stanzetta di Brooklyn:
His Fostex reel-to-reel tape machine is down from eight working channels to six, and he's also discovered a side effect of chain smoking right next to it: The tape is warped. “The guitars sound so fucked up,” he says. “It's amazing.”
Non mi importa realmente se è vero oppure no. Il "personaggio" Mac DeMarco si porta dietro questo tipo di mitologia, e per una volta funziona senza sbavature e soprattutto senza prevalere sulle canzoni. Il fumo che filtra tra le note: ecco un'immagine formidabile per questo disco e per tutta la sua musica.

(mp3) Mac DeMarco - Blue Boy

martedì 1 aprile 2014

I'm lost in your love

Frankie Knuckles

Quando avevamo tipo quattordici o quindici anni, io e il mio amico Dj Peedoo eravamo fissati con le cassette che quelli più grandi portavano a casa dalle serate in disco a cui noi non potevamo andare. Per dieci o ventimila lire avevi questi novanta minuti, spesso registrati live, provenienti da un altro pianeta, lontano e misterioso. Gli anni d'oro della House di Chicago erano dietro l'angolo ma noi non l'avevamo saputo. La Summer Of Love ci era passata sopra la testa e noi al massimo giravamo in bicicletta per la campagna raccontandoci quello che avevamo sentito dire di Ibiza al bar. Quelle cassette rappresentavano quasi l'unica testimonianza reale di un mondo che stavamo soltanto fantasticando.
Le mie cassette preferite erano quelle che arrivavano da certi after-hours che i nostri amici introdotti frequentavano per lavoro. Mi sembrava bellissimo che dopo una notte di cassa in quattro ci fosse qualcuno che avesse ancora energie da spendere, e non mi importava come e perché, lo sapevo, ma era la musica che contava e spingeva in alto. Le feste delle sette di mattina avevano un suono del tutto differente: i bpm più bassi, tappeti di archi come una brezza e colori che di notte non ti potevi permettere.
La canzone che mi illuminava più di tutte era The Whistle Song, scontata finché vuoi ma a noi era arrivata quella, e dopo non sarebbe stata più la stessa cosa. E anche se eravamo degli sbarbi sapevamo già che Frankie Knuckles era chiamato "the Godfather of House Music". Rispetto. Mentre l'anthem Your Love era una questione di seduzione, pelle, sudore e sussurri, corpi al buio tesi verso un crescendo dirompente, Whistle Song viaggiava tutta ad alta quota, pura melodia senza bordi. Le quattro note del ritornello rimbalzavano su quella batteria tagliata secchissima con una spensieratezza inedita per noi, e anche il basso sembrava giocare leggero a rincorrerla. Mentre i raggi del sole che sorgeva si riflettevano sul mare, quel solo di flauto sembrava non finire mai: era l'alba fatta musica, e anche se era estate avevi la pelle d'oca. Eravamo così presi da questo miraggio degli after e della nostra prima house che certe domeniche mattina Piddu e io puntavamo la sveglia alle sei per trovarci a mettere dischi e registrare le nostre cassette. Se due ragazzini sfigati di provincia lontani da qualunque cosa potevano dimostrare amore per un suono nato prima di loro in un posto che non avevano mai visto, beh quello era il modo in cui noi senza capirci niente ci stavamo provando. A quell'età la House era qualcosa in cui potevi davvero credere senza problemi.
Quando stamattina ho letto la notizia della morte di Frankie Knuckles mi è dispiaciuto un bel po', e ho provato una fitta di nostalgia (la nostalgia che nella musica di Knuckles in qualche modo era sempre presente - non proprio facile, per uno che fa "roba da ballare"). Mi sono ricordato di quanto era meraviglioso, enormemente meraviglioso, provare tutto quell'entusiasmo, e di come quel suono e l'amore per quel suono - quanto di più lontano dall'indie, diresti - ci abbiano formato e fatto crescere.
Tra i tanti necrologi apparsi subito in rete, mi sono fermato nella sua città, sul pezzo di Greg Kot sul Chicago Tribune. E la citazione con cui si chiude, concisa, in apparenza semplice ed elementare, è quella che voglio mettere anche qui, perché spiega una cosa che la musica di Knuckles mi aveva fatto già capire più di vent'anni fa: "I think dancing is one of the best things anyone can do for themselves. And it doesn’t cost anything.”

(mp3) The Whistle Song
(mp3) Your Love

Life Is Elsewhere

Martha

“polaroid – un blog alla radio” – s13e22

Heathers – Life Is Elsewhere
Univers – Heather
Martha – 1997, Passing In The Hallway
Playlounge – Zero
Winter Dies In June – Big Sale Saturday
Dean Wareham – My Eyes Are Blue
Sean Armstrong – Sleepless
The Sweets – Coffee In The Morning
Frankie Cosmos – Leonie

lunedì 31 marzo 2014

Bad Family

Bad Family

Non smetterei mai di perdermi lungo le mille ramificazioni della scena indiepop australiana. Riesci sempre a trovare delle vere perle in mezzo a band che non hai mai sentito nominare e che tipo su facebook hanno una manciata di like. I Bad Family di Melbourne, per esempio: a vederli nelle foto sembrano un po', come dire, danneggiati. E invece fai partire il loro singolo Kate & Tony e ti basta un istante per realizzare che quelle jangling guitars e quei riverberi sono a dir poco celestiali. Suoni che potremmo accostare a quelli dei loro amici Twerps, Dick Diver e Stevens, con cui condividono palchi, giusto per citare qualche altra band down-under, ma con sfumature che sembrano più nervose. Una canzone forse è poco per lasciarsi già travolgere così, ma le premesse sono ottime, e il video in super bassa fedeltà VHS non fa che incuriosirmi ancora di più. Un album (self-released?) verrà presentato il 4 di aprile, chissà se arriverà mai da queste parti.

(mp3) Bad Family - Kate & Tony


venerdì 28 marzo 2014

Il ritorno dei barbari

Massimo Volume

Questa sera si torna al Locomotiv Club di Bologna (Via Serlio 25/2) per una nuovo appuntamento della rassegna Murato!
Ospiti davvero eccezionali i Massimo Volume che presentano il loro ultimo poderoso album Aspettando i barbari, uno dei migliori dischi dell'anno scorso.
In apertura il live dei BeMyDelay, e a seguire avrò il piacere di mettere due dischi insieme a Federico "La Belle Epop" Pirozzi (Thermos del giovedì su Radio Città del Capo).
Ci si vede a banco!

Advance upon the real

Perfect Pussy - Say Ys To Love

A proposito di femminismo e scrittura intorno alla musica (vedi post qui sotto), consiglio la lettura di Perfect Pussy and the Corporate Media: Has Punk Been Co-Opted? scritto da Beth Tolmach su Adhoc un paio di giorni fa:
In this effort to look at the critical response to Perfect Pussy's album, it feels dishonest to discuss specific observations about the writing without connecting these observations to larger ideas about how underground culture is now represented in mass media. Perfect Pussy may be the latest band to seem to incarnate the trope of the punk band as heroic underdog, but that trope has been around for a while, and can mean very different things depending on the cultural climate in which it is invoked. Saying that Perfect Pussy are punk rock heroes means something very different today from what it meant twenty years ago.
[...]
The danger is not in the existence of music criticism itself, but in the emulation of critical insight, a kind of writing that claims a certain open-mindedness while also bolstering dominant ideologies.

There are communists in the summer house

Tacocat - NVM

Mentre la critica musicale dotta sta sdottorando da mesi sulla valenza femminista di Beyoncé Knowles, Angel Olsen o delle Perfect Pussy, ho deciso che le mie "ragazze che dovrebbero darsi una calmata" (cit.) preferite di questo inizio 2014 sono altre e si chiamano Tacocat. Nome fichissimo, oltretutto, che schiaffa assieme due meme dell'internet più nobile come il taco messicano e i gattini e ne tira fuori pure un palindromo!
Quartetto proveniente da Seattle, dotato sia di chitarracce power-pop che profumano di surf e spingono la nostalgia per i Novanta oltre il livello di guardia, sia di consapevolezza non comune del proprio ruolo di donne che fanno musica, hanno deciso di farsi conoscere un paio di mesi fa con un divertentissimo singolo che parla di tipici fastidi da mestruazioni e si intitola eloquentemente Crimson Wave.
Ok, se erano alla ricerca di attenzione hanno centrato il bersaglio, anche perché il resto dell'album si è poi rivelato all'altezza delle aspettative. NVM (da una preistorica abbreviazione di Nevermind) infila tredici canzoni in meno di mezz'ora e fa tutto quello che dovrebbe fare un disco di punk pop pieno di humour: raccontare cose di tutti i giorni facendoti sorridere con intelligenza, e sparando coloratissime melodie bubblegum senza tregua. Surfin' away today!

(mp3) Snow Day
(mp3) Bridge To Hawaii
(mp3) Crimson Wave

mercoledì 26 marzo 2014

Tris di remix tricolore

Remix validi di indie band italiane non ne girano molti, ma negli ultimi giorni mi è capitato di trovarne alcuni che meritano senza dubbio una segnalazione:

=
I nostri amati Be Forest hanno raccolto consensi praticamente unanimi per il loro secondo album Earthbeat. La ciliegina sulla torta è la rielaborazione del singolone Colours ad opera di Peekaboo, ovvero lo stesso Lorenzo Badioli, già ai synth nella band pesarese. Un rework che alza i bmp e irrobustisce la parte ritmica senza perdere la fantastica ed eterea melodia dell'orginale.
(mp3) Be Forest - Colours (Peekaboo rework)


I CHAMBERS hanno da poco pubblicato il loro nuovo album su To Lose La Track, Colpi Scapoli. Si tratta di una raccolta di cose diverse (pezzi pubblicati in split con Death Of Anna Karina, cover di P.I.L. e Laghetto...), uscite più o meno di recente per il supergruppo post-hardcore. La trovate in cassetta, cd e free download qui. Proprio in fondo alla scaletta c'è questo bel "Voodoo Remix" di Le facce uguali di due medaglie diverse ad opera di FOSU, che leva tutta l'elettricità delle chitarre e rimbomba tribale e sinistro:
(mp3) Chambers - Le facce uguali di due medaglie diverse (FOSU Voodoo Remix)


Winter Dies In June
Dell'eccellente debutto dei Winter Dies In June, The Soft Century, avevo parlato giusto qualche giorno fa, per il MAP di marzo. Ora uno dei momenti migliori dell'album, Graduation Song, nelle mani di Let Me Disco diventa un pezzo ballabilissimo alla Cut Copy con un tocco di malinconia Phoenix:
(mp3) Winter Dies In June - Graduation Song (Let Me Disco Remix)


Bonus track:



Nuovo singolo per Giorgio Spedicato, meglio noto come Machweo, produttore elettronico giovane ma che ha già saputo dimostrare il proprio talento. A questa sinuosa Tramonto pubblicata da Bad Panda hanno collaborato Andrea "Sollo" Sologni dei Gazebo Penguins, Daniele Rossi dei Threelakes e Andrea "Mancho" Mancin (Giardini Di Mirò / Quakers & Mormons), insomma una bella balotta non esattamente da "club". Dopo una prima parte tutta di bassi e percussioni, l'innesto degli archi a 1'50'' mi fa venire in mente, al contrario, le "prime luci del'alba" e a proposito di remix, io spero arrivi quello chill ambient da after-hours.


Bonus video:


Bologna (insieme alla sua Romagna) mai così fotogenica come nel video di Nothing To Me, traccia che anticipa il nuovo album di Lorenzo Nada aka Godblesscomputers. Si intitolerà Veleno e uscirà per le etichette Fresh Yo! Label e White Forest il prossimo 4 aprile.

Under the influence

Top 100 Influential Music Blogs

La posto anche qui, prima che su a Londra si accorgano di avere commesso qualche imbarazzante errore e mi tolgano di mezzo: una ricerca condotta da The Style of Sound ha inserito il qui presente polaroid tra i "Top 100 Influential Music Blogs". La cosa mi sembra un filo esagerata, ma è inutile nascondere che dare una lucidata alla propria autostima ogni tanto fa piacere. Presto, cinquantatré giri a banco!

(mp3) Chemical Brothers - Under The Influence (Mix 2)

martedì 25 marzo 2014

I've gotten bored of all the things I once adored

 Let's Wrestle - Let's Wrestle (Fortuna POP!)

A volte la vita ti porta a voler dare indietro i tuoi Hüsker Dü in cambio dei Kinks. E io ti capisco. Puoi chiamarla maturità, puoi chiamarlo tirare i remi in barca, ma io ti capisco, e se hai comunque la tua storia da raccontare saprai farti ascoltare. Sembra essere andata un po' così ai Let's Wrestle, arrivati al traguardo del terzo album (con la terza diversa etichetta), intitolato semplicemente come loro. Un disco confortante che, con molta probabilità, non gli farà conquistare nuovi fan ma che lascia un bel sorriso addosso ai vecchi affezionati come il sottoscritto.
Dopo un debutto dirompente, e un secondo disco prodotto da Steve Albini che forse li aveva portati troppo lontano da dove volevano stare, la prima anticipazione di questo Let's Wrestle, era stata il singolo Codeine & Marshmellow e aveva fatto pensare a uno stravolgimento radicale della cifra stilistica, con l'aggiunta di arrangiamenti di archi e con una sostanziale ripulita dei suoni delle chitarre. In realtà, il resto del disco non prosegue del tutto su questa linea, ma è comunque percepibile un cambio di pelle. La scrittura di Wesley Patrick Gonzalez continua a dare voce a un personaggio disgraziato e sperduto, un punk marginale che non riesce a trovare il proprio posto al mondo, ma è come se la rabbia sgangherata e beffarda delle origini avesse trovato modi più organizzati per esprimersi. Una ballata classica e limpida come Don't Want To Know Your Name sarebbe stata impensabile per i Let's Wrestle di qualche anno fa.
Oltre agli archi, il disco si avvale anche della voce di Roxanne Clifford dei Veronica Falls, di Max Bloom degli Yuck alla tromba e di qualche chitarra di Darren Hayman, mentre Max Claps dei Proper Ornaments è ora stabilmente in formazione. La produzione è affidata all'ex Test Icicles Rory Atwell, già al lavoro con Vaccines e Male Bonding, e il risultato è quanto di più "adulto" i Let's Wrestle ci abbiano mai regalato. Certo, fino a quando non leggi i testi di piccoli capolavori surreali come I Am Fond Of You oppure Always A Friend e realizzi che l'idea di età adulta dei Let's Wrestle non è proprio come te l'aspettavi. Ma in fondo li ami proprio per questo.

(mp3) Let's Wrestle - Rain Ruins Revolution

domenica 23 marzo 2014

Waves and waves and waves

Playlounge - Pilot

Avevo messo i Playlounge dentro un nastrone estivo un paio d'anni fa e da allora notavo periodicamente il loro nome spuntare tra le news: uno split con i Joanna Gruesome qui, un tour con i Pinact là, un tweet di supporto da gente tipo Los Campesinos e una segnalazione speciale da Pitchfork. Insomma, il duo di Brighton (che ora fa base a Londra) pare davvero abbastanza lanciato. Ora stanno finalmente per debuttare sulla lunga distanza con un album intitolato Pilot in uscita su Dog Knights e le prime anticipazioni sono di quelle che non lasciano tregua.
Saam Watkins, batteria e voce, e Laurie Foster, alla chitarra, definiscono il proprio suono noise-pop, ma in alcuni momenti io direi che è quasi riduttivo. Se vi piace il frastuono super-fuzz di gente come Japandroids, No Age e PAWS, i Playlounge sapranno darvi una bella spettinata.

(mp3) Playlounge - Zero
(mp3) Playlounge - Waves And Waves And Waves

Always a friend

Frankie Cosmos

“polaroid – un blog alla radio” – s13e21

The Stooges – Fun House
Black Lips – Make You Mine
The Fireworks – Getting Nowhere Fast (Girls At Our Best cover)
Let’s Wrestle – Always A Friend
Clearence – Drive Out
Real Estate – Past Lives
Frankie Cosmos – Art School
Frankie Cosmos – Fireman
Mac DeMarco – Goodbye Weekend
Le Man Avec Les Lunettes – Dancing All The Night