venerdì 19 gennaio 2018

"Early evening cheer / Ringing loud and clear"

polaroidblog x Radio Raheem

Questa sera polaroid va in trasferta a Milano e porta un po' di classico indiepop addirittura a Radio Raheem! Web radio modello, nata da meno di un anno sui Navigli (al RAL8022 di Via Corsico), è già diventata un punto di riferimento a livello non solo nazionale per le curatissime selezioni musicali e gli ospiti di prestigio (basta vedere i nomi in mezzo a cui mi ritrovo oggi).
Insomma, la preoccupazione di abbassare troppo la media a colpi di twee e C86 è viva, magari passate a fare un paio di brindisi, così diventa un po' più easy. Appuntamento alle 18, in streaming dal sito o su Facebook: ci si vede a banco!

Here comes a sound turning all our life around
Here comes a sound rushing all the way down


(mp3) The Pastels - Classic Line-Up

sabato 13 gennaio 2018

Life is peachy

POLAROID – UN BLOG ALLA RADIO – S17E13 - podcast

“polaroid – un blog alla radio” – S17E13

Double Grave – Polaroid (demo)
Jetstream Pony – Charms Around Your Wrist (The Softies cover)
Echowave – Do You Still Think Of Me
Stephen’s Shore – The Sun
Talons’ – Dark Age
Moon Duo – Jukebox Babe (Suicide cover)
Lilac – Pale
Los 1995 – Platos Rotos
Little Star – Even in Dreams
Courtney Farren – Go Easy
Julie Cool – Triceratops
Pickle Darling – Mouthful
Shy Boys – Life Is Peachy
Belle And Sebastian – Sweet Dew Lee
Jens Lekman – Who Really Needs Who


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venerdì 12 gennaio 2018

Your true name

The Radio Dept. - Your True Name

È uscita questa notte, a sorpresa, e l'ho già ascoltata decine di volte in loop: una nuova, inattesa e strepitosa canzone dei nostri amati Radio Dept.! Si intitola Your True Name e non arriva dalla storica etichetta svedese Labrador ma a quanto pare sarà pubblicata sulla loro Just So. Ancora non ci sono informazioni ufficiali, aggiornerò questo post in caso i sempre laconici Radio Dept. diffondano qualche comunicato.
La canzone spinge su quelle chitarre e su quei feedback che, ovviamente, hanno subito fatto esultare tutti quelli che portano ancora nel cuore l'epoca di Lesser Matters. Staccarsi dai suoni sintetici degli ultimi anni sembra ormai essere un pattern consolidato per queste saltuarie uscite in mezzo alle lunghe pause tra un album e l'altro, come già era successo un paio d'anni fa con la travolgente This Repetead Sodomy. In ogni caso, qui il pezzo è ancora in loop, io sono commosso, non riesco a stare fermo e penso che i ragazzi non potevano farci cominciare l'anno nuovo in modo migliore.

giovedì 11 gennaio 2018

"I'm kinda pissed if this is the real me"

SIDNEY GISH

Eccoti qui, e il ricordo di un anno tutto nuovo e di nuovi buoni propositi appena confezionati già comincia a sbiadire. Sempre la solita vecchia te stessa da portare a spasso ogni mattina. Ti libererai mai di questa sensazione di essere ovunque fuori posto? E odi quello che fai, e odi non fare niente, e in ogni caso trovi la maniera di lamentarti. "I don’t know who I am, I don’t know what to do but I’m not a lot like you". Bene, almeno cominciamo da qualche parte.
Sidney Gish racconta con incantevole acutezza la vita quotidiana di una quasi ventenne dalle idee chiare e multiformi, ricca di talenti e immaginazione, e al tempo stesso non può fare a meno di annotare il proprio farsi strada nel mondo per tentativi, a volte comici (Sophisticated Space), a volte più faticosi e dolorosi (Rat Of The City). Alzi la mano chi non si potrebbe riconoscere in una strofa schietta e disarmante come: "every other day I’m wondering / what’s a human being gotta be like / what’s a way to just be competent".
Ci può consolare almeno l'amore? Dipende. Lungo le canzoni del nuovo magnifico album di Sidney Gish No Dogs Allowed forse quello che risulta più assente (e di cui, tutto sommato, non si percepisce troppo la mancanza) è proprio una consistente figura di interlocutore. Ma anche in questo caso la scrittura della Gish non si arresta: "and despite a past of bad ideas and advice / I sit still and wonder why I ever tried / to think that you were any different".
Sidney scherza a più riprese sulle proprie tendenze alla misantropia: "I think in all regards I’ve found a welcome home / amongst the people made of stone", ma non le credo davvero. Qualcuno capace di analizzarsi e cantare "maybe I wanna see him / but then again I'm an isolationist" non può avere una sensibilità disposta ad arrendersi tanto facilmente. E non c'è nessuna pretesa di coolness in questo: solo il racconto colorato e sovrabbondante di una giovinezza che sta mettendo assieme i pezzi di sé.
Quello che è certo è che Sidney Gish fa tutto da sola anche quando si tratta della propria musica. Dopo aver pubblicato un ottimo album d'esordio appena dodici mesi fa (Ed Buys Houses), ha scritto, suonato e registrato tutto No Dogs Allowed nei ritagli di tempo del suo corso di music business alla Northeastern University di Boston, e ormai ha messo a punto un indiepop già maturo e personale. Ovvio, alla prima nota vengono subito in mente nomi come Frankie Cosmos o Adult Mom (entrambe apertamente citate tra le righe dei suoi versi) o le Girlpool, ma tracce come I'm Filled With Steak, and Cannot Dance oppure I Eat Salads Now rivelano certe melodie più articolate, come Of Montreal da cameretta. Altrove, l'innesto a volte buffo di sample mi ha ricordato il primissimo Jens Lekman, il quale avrebbe potuto cantare anche la piccola ballata acustica in chiusura di disco, New Recording 180 (New Year's Eve).
Sono felice che il primo disco di cui mi sono follemente innamorato in questo 2018 sia di una giovane cantautrice come Sidney Gish: in qualche modo mi ricorda che, nonostante "these sweet instincts ruin my life", ci sono ancora un sacco di cose belle che possiamo fare.




giovedì 4 gennaio 2018

How you made friends when you were young

JENS LEKMAN & ANNIKA NORLIN: CORRESPONDENCE

Tre anni fa Jens Lekman si era lanciato nel progetto Postcards, un diario in forma di canzoni scritte e pubblicate su Soundcloud ogni settimana per dodici mesi. Poi fu la volta di Ghostwriting, dove lo spunto per le nuove composizioni arrivava da raccontati e aneddoti che gli venivano regalati da sconosciuti. Alcune di quelle canzoni e di quelle idee sono poi finite dentro l'album Life Will See You Now dell'anno scorso.
Oggi pomeriggio il cantautore svedese ha annunciato questo nuovo Correspondence, un lavoro a quattro mani insieme ad Annika Norlin che lo impegnerà lungo tutto il 2018. Sembra che al nostro Jens piaccia crearsi calendari e scadenze per essere produttivo. O forse, come ha commentato un mio amico, è soltanto un altro passatempo per sopravvivere al buio inverno del Nord.
Annika Norlin, meglio conosciuta come Hello Saferide prima e Säkert! poi, scambierà con Lekman una lettera tra Umeå e Göteborg ogni mese. Ma invece di lasciare che queste parole rimangano chiuse dentro un computer o una busta, i due musicisti le renderanno pubbliche, trasformandole in canzoni. Una specie di romanzo epistolare cantato e suonato, con un solo strumento per volta, questa è la regola che si sono dati.
Qui potete leggere la storia che ha dato inizio della loro amicizia e che li ha portati a lavorare assieme. Sulla home page del "work in progress" si può già ascoltare Who Really Needs Who, la prima lettera firmata da Lekman, scritta "from the remnants of a new years eve", che chiede proprio "would you like to correspond?".

(mp3) Jens Lekman - Who Really Needs Who

mercoledì 3 gennaio 2018

Indiepop Jukebox: "da qualche parte bisogna pur cominciare"

ECHOWAVE - ECHOWAVE EP

A quanto pare Sam Croaker ha 16 anni. Difficile non andare a controllare almeno venti volte questa informazione mentre si ascoltano le 6 canzoni del suo EP di debutto, intitolato con lo stesso nome del suo progetto musicale, EchoWave. Pop psichedelico e soleggiato, confezionato con un'invidiabile competenza e una contagiosa allegria, che sembra arrivare da una radiolina sulla spiaggia degli Anni Settanta. EchoWave, com'è giusto che sia a quell'età, enumera tra le sue influenze un po' di tutto, dai Beatles ai Tame Impala, passando per Todd Rundgren, ma dimostra di avere le idee chiare e una scrittura duttile e ricca. L'EP, suonato e registrato interamente dal giovane Croaker, è pubblicato dalla label australiana Allsorts Records:





LOS 1995 - GUERNICA

Ma voi lo sapevate che la Burger Records ha aperto una specie di filiale sudamericana? Io no, e mi sembra una mossa molto interessante e intelligente. La Burger Records Latam ha già pubblicato un paio di compilation piene di band a me sconosciute ma parecchio curiose e promettenti. Tra quelle che al primo ascolto mi hanno catturato, gli argentini Los 1995 (chissà se nel nome si nasconde qualche omaggio ai nostri Radio Dept.), autori di uno strano shoegaze a bassa fedeltà, a tratti scarno e introverso, altre volte più trascinante, e sempre molto seducente. Il loro primo EP Guernica è uscito il 31 dicembre e di queste sette tracce mi è piaciuto subito tutto, anche l'inconsueto cantato in spagnolo, malinconico e sfuggente.





Charms Around Your Wrist by Jetstream Pony

I Jetstream Pony si potrebbero definire un supergruppo, se non fosse che questa qualificazione nell'indiepop mi suona sempre un po' sproporzionata. In ogni caso, la band che fa base a Brighton è composta da Beth Arzy (Trembling Blue Stars / Aberdeen) alla voce, Shaun Charman (The Wedding Present / The Popguns / The Fireworks) alla chitarra, Kerry Boettcher (Turbocat) al basso e Sara Boyle (Shelley Mack Band) alla batteria. Avevano già pubblicato un 7 pollici su Kleine Untergrund Schallplatten lo scorso settembre, e appena prima di Natale ci hanno regalato una cover di Charms Around Your Wrist delle Softies, che aggiunge un efficace tocco elettrico alla delicatezza della musica di Jen Sbragia e Rose Melberg.





LILAC - SLOW SHAPES

I Lilac sono un quartetto di Stoccolma votato al più classico shoegaze Anni Novanta. Nel corso del 2017 hanno pubblicato due ottimi EP di 4 tracce che potremmo definire complementari. Il secondo, intitolato Slow Shapes, è uscito poco prima di Natale, e se nel marasma delle classifiche di fine è sfuggito anche a voi, vale la pena di tornarci su. Le atmosfere più sognanti e riverberate sono qui e là rafforzate da sfumature più jangling, come in questa Pale:





JULIE COOL - DEMO

OK, questi Julie Cool hanno esordito dal vivo appena tre sere fa, a una festa di capodanno in una casa di Wilkens Avenue, nella loro città, Baltimora: ma il bello di Bandcamp è capitare per caso sul loro demo e trovarlo già bellissimo così, tra accenni sgraziati, suoni sbilanciati e spontanea poesia. Queste canzoni si reggono in piedi tra riverberi e ritmi indolenti, come un impossibile incrocio sperimentale tra Mac DeMarco e non so, mettiamo Wild Nothing, per il puro piacere di una vedere dove può arrivare questa musica, sentire come scintilla ancora. Non per niente si definiscono "glimmery dart-pop":





The King In Mirrors - Fall into Place

The King In Mirrors, da Swindon, UK, è una band che ruota intorno a Rich May e un cast variabile di musicisti. Fanno quell'indiepop che non potrebbe essere più inglese e classico di così: dai Bodines ai Razorcuts ai Wedding Present, i riferimenti più brillanti sono tutti lì. Il nuovo singolo Fall Into Place, super jangling e ottimista, anticipa un album in arrivo a marzo:



lunedì 1 gennaio 2018

As the years go by

THE YEARNING - Do You Remember?

Here we are, as the years go by
Drifting on down life's alibi
Watching on, as the minutes die
And I think of you...




(Dal nuovo album Take Me All Over The World su Elefant Records)

sabato 23 dicembre 2017

Il podcast di Natale: Threelakes And The Flatland Eagles live @ polaroid!

Threelakes And The Flatland Eagles live on polaroid 2017/12/18

Quest'anno la puntata di Natale di "polaroid - un blog alla radio" è stata molto speciale, sono infatti venuti a trovarmi in studio Threelakes And The Flatland Eagles per un piccolo live unplugged e parecchi brindisi. Luca Righi e soci ci avevano già regalato un inedito nella compilation A polaroid for Christmas, un paio di settimane fa, e ovviamente non poteva mancare dalla scaletta della serata. Abbiamo chiacchierato del prossimo album, in arrivo all'inizio dell'anno nuovo, di musicisti della Bassa e non ci siamo fatti mancare il panettone.
Qui trovate il podcast dell'intera puntata, mentre qui sotto le canzoni che i regaz ci hanno regalato dal vivo:

Threelakes And The Flatland Eagles
live @ "polaroid - un blog alla radio"
2017/12/18


- Christmas Night
- Remedy
- Heaven's Cell


giovedì 21 dicembre 2017

Don’t forget to say the things that you want to say to me

Pale Lights - The Stars Seemed Brighter

Where is the romance today?
Did we grow up would you say?
If we are lost
What did we lose?


Far uscire questo album un paio di settimane fa, in mezzo al subbuglio delle classifiche di fine anno, delle playlist di canzoni natalizie e delle cene aziendali, è stato un gesto abbastanza sconsiderato. E quei toni spenti della copertina dall'aria vintage, non si perderanno tra tutte queste luci colorate e addobbi chiassosi? La musica delicata dei Pale Lights meriterebbe maggiore attenzione, ma in fondo l'indiepop che amiamo ci ha abituato da tempo anche a certi gesti un po' autolesionisti e perdenti. E in ogni caso, una band che vede al suo interno componenti (o ex) di band del calibro di Comet Gain, Crystal Stilts, Cinema Red and Blue e Ladybug Transistor sembra fatta apposta per finire su questo blog, fosse anche il 25 dicembre e tutti nell'altra stanza fossero già seduti a tavola.
The Stars Seemed Brighter è il secondo lavoro sulla lunga distanza per la formazione newyorkese, ed è un disco al tempo stesso immediato e dalla confezione preziosa. Phil Sutton e i suoi compagni di ventura (tra i quali segnalo anche lo special guest Hamish Kilgour dei Clean) hanno messo a punto una scrittura ormai impeccabile, che si ispira a classici come Go-Betweens o Field Mice, e che a me ricorda tanto anche Lloyd Cole. Una musica che riesce a suonare elegante e frugale, quasi asciutta anche nei momenti più malinconici e morbidi. Raccontano storie fatte di nostalgie impossibili (Coming Up For Air), incontri che si confondono col sogno (You Were My Sweetheart) e inevitabili rimpianti (Mother Cries o The Army Game). Manca forse un po' di quieto conforto, una punta di dolcezza in più, ma quella la trovo nella musica, serena e sentimentale come sempre, dei Pale Lights.



sabato 16 dicembre 2017

Indiepop Jukebox: Christmas time is here!

Dopo i grandi successi della compilation di Natale di polaroid, dopo tutta la musica a tema natalizio che esce da ogni dove senza sosta, scommetto che a quest'ora avete proprio voglia di un po' di canzoni indiepop con "Christmas" nel titolo.

The Spook School - Someone To Spend Christmas With

Niall McCamley, il batterista degli Spook School, si candida a diventare il Babbo Natale Twee dell'anno e forse non solo. Infatti, è lui fotografato sulla copertina del nuovo singolo pubblicato "in occasione delle festività" dalla band di Glasgow, Someone To Spend Christmas With: “This is a song about figuring out how you want to conduct your own relationships when it feels like the world is full of conflicting advice about the ‘best’ way to do it, whether that be monogamy, polyamory, or something else entirely. The refrain relates to the ideal of having one important person in your life with whom you’ll always spend your special occasions. Merry Christmas from The Spook School!”





Porridge Radio - O. Christmas

I Porridge Radio, quintetto di Brighton capitanato da Dana Margolin, possono suonare spigolosi come le Raincoats quanto sofisticati come i Broken Social Scene. Riescono a passare dal bedroom pop più intimo a un post-punk trascinante, infilando in mezzo una fantastica cover di Daniel Johnston. E poi hanno condiviso un tour con gli Evans The Death, quindi per me sono automaticamente fighissimi. Per questo Natale hanno realizzato un flexidisc su Art Is Hard intitolato O. Christmas, che parte piano e poi a poco a poco degenera: "the song is the soundtrack to that Christmas Eve where you remember how much you hate your hometown and walk home alone in the rain. Because your life is far too dismal for it to snow on Christmas Eve".





Fascinations Grand Chorus - Merry Christmas

Ormai presenza fissa in questa rubrica, i Fascinations Grand Chorus non potevano esimersi dal regalarci un delizioso singolo retrò, quanto meno per rimediare all'assenza di She & Him dal Natale di quest'anno. Merry Merry Christmas è perfetto per i baci sotto il vischio e contiene un paio di inediti e una cover del classico Christmas Waltz:





 Christmas on Earth by Marching Church

Anche in casa Sacred Bones festeggiano il Natale, ovviamente alla loro maniera. Elias Bender Rønnenfelt, già nei danesi Iceage, ormai da tre anni è attivo come Marching Church e per festeggiare il Santo Natale ha pubblicato un singolo, Christmas On Earth, che racconta la storia drammatica di un padre che per le feste rapisce i figli di cui ha perso la custodia. Arrangiamenti sontuosi da crooner, campanelli, fiati e grandi cori, che però rivelano una luce via via più cupa:





The Christmas Cards - Let's Stay Up All Night Playing Christmas Songs

The Christmas Cards sono una specie di supergruppo nato dall'incontro tra The Postcards e Father (se trovate dei link più recenti di dieci anni fa, mandate un messaggio). Dovevano realizzare una canzone per la compilation della Emotional Response, e poi si sono divertiti così tanto da tirarne fuori un album intero, Let's Stay Up All Night Playing Christmas Songs. La cover di Christmas Time Is Here di Lee Mendelson e Vince Guaraldi è una delle più divertenti mai sentite:





Bubblegum Lemonade - Laz Christmas

Nel jukebox natalizio non può mancare la Matinée Recordings! L'etichetta californiana, infatti, ha da poco pubblicato il nuovo EP della one man band scozzese Bubblegum Lemonade, cinque tracce originali super jangling e festose, più una cover di Silent Night. Lawrence "Laz" McCluskey non poteva che intitolare la raccolta Laz Christmas:


mercoledì 13 dicembre 2017

A polaroid for Christmas 2017

a polaroid for Christmas 2017


IT  La mattina del 13 dicembre le ragazze scandinave indossano vesti candide e una corona di candele accese. L'oscurità della notte di Santa Lucia, che secondo il Calendario Giuliano era la notte più lunga dell'anno, è ormai alle spalle e la luce può ritornare. Ci si scambia doni, si preparano dolci tradizionali, si canta in coro e prende il via il periodo delle festività.
Come già gli anni scorsi, anche "polaroid - un blog alla radio" ha deciso di entrare nello spirito natalizio e di provare a farvi un piccolo regalo. Ho chiamato un po' di amici e di band, e ho chiesto se volevano scrivere una canzone adatta a questa stagione, o almeno suonare una canzone che mi facesse compagnia mentre addobbavo l'albero di Natale. Ancora una volta, le risposte sono state superiori a ogni aspettativa.
Ringrazio tutti i musicisti che hanno partecipato, sono stati fantastici: qui sotto trovate tutti i link. Spero che vi piaccia: è una polaroid per Natale, per fare un po' di auguri a tutti.

ENG  On the morning of December 13th, scandinavian girls wear white robes and a crown of candles. The darkness of the night of Saint Lucia, which according to the Julian Calendar was the longest night of the year, is now behind us and light can return. People exchange gifts, prepare traditional sweets, sing in choirs and kick off the holiday period.
Like we did the last years, polaroid blog has decided to enter into the Christmas spirit and brings you a small gift. I called some friends and some bands, and asked them if they wanted to write a song for this season, or at least play a song that could keep me company while decorating the Christmas tree. Once again, the responses exceeded all expectations.
I thank all the musicians who participated, they were fantastic. Below you can find all the links. I hope you like it: it's just a polaroid for Christmas to send some greetings to everyone.

01) Jake Bellissimo - If I Die On Christmas
02) Threelakes and the Flatland Eagles - Christmas Night
03) Ladroga - Metalcore (almeno a Natale)
04) Baseball Gregg - Fireside
05) Canadians - Dying For You
06) All My Teenage Feelings - It's A Wonderful Life (Sparklehorse cover)
07) Curiositi - Somewhere In My Memory (Home Alone 2 cover)
08) The Jackson Pollock - I Was Dreaming
09) Setti - Tutto ad un tratto
10) Lobby Boys - Dizziness
11) Freez - Parents
12) Mt. Zuma - If You Were Born Today (Low cover)
13) The Vendetta Suite - Oh Let's Just Be Friends (At Christmas)





lunedì 11 dicembre 2017

La Classifica dei Dischi dell'Anno 2017!

La Classifica dei Dischi dell'Anno 2017!

In questi giorni, con il 2017 oramai agli sgoccioli, ho visto un sacco di amici postare su facebook e twitter quei riepiloghi degli ascolti musicali dell'anno erogati in automatico da Spotify. Un anno di dischi e canzoni può stare tutto dentro uno scontrino colorato e un paio di statistiche personali. Puoi commentarlo a colpo d'occhio, puoi condividerlo leggero, puoi cliccare veloce sul prossimo "Best New", già proiettato in avanti, a scivolare sulle playlist. La traballante tradizione delle Classifiche dei Dischi di Fine Anno, mutuata dalle riviste del secolo scorso e messa sempre più in discussione da almeno tre lustri di webzine e blog, appare ancora più obsoleta. Sempre più testate, del resto, già verso giugno pubblicano delle "classifiche di metà anno", come se aspettare dodici mesi fosse ormai un'usanza arcaica, un po' fastidiosa e un po' reazionaria.
A me le Top Ten di fine anno piacciono ancora: ne leggo sempre troppe, trovo sempre una quantità di dischi che non ho mai sentito nominare e che mi lascia atterrito (ma dove sono stato tutto questo tempo?), mi fermo sulle "motivazioni" dei titoli che avrei scelto anche io per cercare un po' di conferme, e mi piace rovistare tra le posizioni più marginali per scoprire come i giornalisti riescono ad arrampicarsi sugli specchi.
Poi arriva il momento di fare la classifica per il blogghettino, ripenso a tutto quello che ho suonato alla radio, scorro gli archivi dei mesi passati nella colonna qui accanto, mi metto le mani sulla faccia per le sciocchezze che ho scritto anche solo l'altro ieri, e alla fine tiro fuori i dieci dischi che già ero sicuro avrei ricordato più o meno in questa stagione. Non sono mai "i migliori dischi dell'anno": sono soltanto dieci dischi che nel diario 2017 di "polaroid - un blog alla radio" sono stati in qualche modo importanti. Sempre con troppe parole e senza statistiche.

~ ~ ~

Petite League - Rips One Into The Night10) Petite League - Rips One Into The Night
Che interminabile incanto, i vent'anni degli amori che ti travolgono e tirano giù tutto, i vent'anni invincibili degli "as long as I'm with you / ain't scared of nothing / but losing you". I vent'anni bisognerebbe cantarli sempre così.





Wesley Gonzalez - Excellent Musician9) Wesley Gonzalez - Excellent Musician
Non ci sono chitarre, non c'è punk né indie rock, né tantomeno indiepop (vade retro!), ma nell'esordio solista di quella che è stata la voce dei Let's Wrestle ritroviamo tutta la cattiveria e tutta la poesia che già amavamo.





Dag - Benefits Of Solituide8) Dag - Benefits Of Solitude
Lo sguardo dentro queste canzoni è quello di chi è abituato a guardare lontano, in fondo alle lunghe distanze dell'Autralia. Le distanze che ti portano a misurare le parole. C'è la solitudine e c'è il silenzio, e c'è anche quel sorriso di chi ha bisogno di compagnia, ma ha imparato a non aspettarsi troppo dagli altri.





LCD Soundsystem - American Dream7) LCD Soundsystem - American Dream
"I'm not dangerous now / The way I used to be once". Chiamalo, se vuoi, narcisismo, ma quello di James Murphy è un narcisismo che sa trasformarsi ("you can change your mind!") e riciclarsi ancora dentro un discorso fertile e niente affatto arido.

(mp3) LCD Soundsystem - Tonite



The Clientele - Music For The Ages Of Miracles6) The Clientele - Music For The Age Of Miracles
Intatta la capacità di comporre acquerelli in forma di musica; intatto il dono di saper racchiudere in una canzone un paesaggio che da suburbano si scioglie nel sogno. Music For The Age Of Miracles arriva dopo sette anni di silenzio per i Clientele ma, come hanno sottolineato tutti, è come se non fosse passato un solo giorno nel loro mondo.

(mp3) The Clientele - Everyone You Met



Carl Brave x Franco126 - Polaroid5) Carl Brave x Franco126 - Polaroid
A metà della classifica, è giusto mettere quello che è stato un po' il disco dell'estate da queste parti. Come uno Urban Dictionary “de Trastevere”, Polaroid dispiega le proprie strade e il proprio slang in un solo gesto, e la sua eleganza sta nel suo essere forse non perfetto ma, proprio come un’istantanea, vivido e immediato.

(mp3) Carl Brave x Franco126 - Pellaria



Hater - You Tried4) Hater - You Tried
Amo quei dischi che sembrano suonare allegri, sorridenti e piacevoli, addirittura primaverili, ma che trascinano nel cuore una malinconia splendente, come quello degli svedesi Hater, un addio che si prolunga e non si placa.





Dressed Like Wolves - The Big Try3) Dressed Like Wolves - The Big Try
Un disco uscito da meno di un mese e subito sul podio? Sì, senza nessuna esitazione. Perché "piccoli" dischi come questo sono come quegli innamoramenti che ti travolgono e ti sommergono, e anche se non sai come potrà andare a finire, senti che non vuoi fermarti. Uno di queri dischi per cui esiste quesot blog. Sincero, brutale e appassionato, The Big Try è un disco che ti si stampa sul cuore al primo ascolto.





Jake Bellissimo - The Good We've Sewn2) Jake Bellissimo - The Good We've Sewn
Un disco di indiepop fatto come nei miei sogni, un disco che dovrebbero conoscere e amare tutti quelli cresciuti con Belle & Sebastian e Jens Lekman, un disco che ho visto nascere (conflitto di interessi!) e che continua a sembrarmi prezioso ed emozionante come la prima volta che l'ho ascoltato.






Alvvays - Antisocialites1) Alvvays - Antisocialites
Se lungo Antisocialites tornano in mente i prevedibili paragoni che facevamo di fronte alle loro prime prove, dall'indie rock estivo à la Best Coast, all'indiepop più scintillante di Camera Obscura / Concretes (e in mezzo aggiungiamo il rimando ai TV Personalities di Plimsoll Punks, e quella deliziosa riproduzione in scala dei Fleetwood Mac che è Dreams Tonite), bisogna riconoscere che gli Alvvays hanno ormai sviluppato un suono che, in tutto e per tutto, è soltanto loro. E soprattutto bisogna riconoscere che sono riusciti a realizzare un secondo album che addirittura supera le aspettative e i risultati dell'esordio.





~ ~ ~

Bonus tracks:
- L'EP che meritava di stare in mezzo agli album dell'anno: Lexie Record Time!
- Il disco che più mi è dispiaciuto lasciare fuori dalla Top Ten: The New Year - Snow
- Il mio concerto dell'anno: Shout Out Louds @ Astra Kulturhaus, Berlino 2017/10/14

domenica 10 dicembre 2017

Lived through apocalypse predictions

SHITKID

“polaroid – un blog alla radio” – S17E10

Dressed Like Wolves – Death of Girls
ShitKid – Oh Me I’m Never
Best Coast – Little Saint Nick (Beach Boys cover)
[in collegamento con Andrea “Benty” Bentivoglio per “Troppa Braga“]
Best Friend – Apocalypse Prediction (September 25th)
Spinning Coin – Raining On Hope Street
Très Oui – Séance
Shopping – The Hype
The Go! Team – Mayday
The Ocean Party – Memorial Flame Trees



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Merry Xmas Darling - gli auguri della Emotional Response

 EMOTIONAL RESPONSE - 'MERRY XMAS DARLING' compilation

Uno dei problemi di quando si avvicina il Natale è potermi permettere quelle colazioni lunghe almeno un paio d'ore per inzuppare senza sosta pandori e panettoni nel caffellatte. A quel punto, la colonna sonora di un semplice singolo natalizio non mi basta più: occorre almeno un'intera compilation. La Emotional Response, la label curata dai Boyracer, quest'anno ha pensato bene di realizzare MERRY XMAS DARLING, raccolta indiepop con una delle copertine più sconfortanti di sempre, che però racchiude una tracklist assolutamente brillante, con nomi come Even As We Speak, Seafang, No Monster Club, Snowy (degli Ocean Party), My Teenage Stride, oltre ovviamente ai padroni di casa. Tra gli altri, si segnalano i californiani Cruel Summer, che ci deliziano con una versione quasi Spectoriana di Christmastime Is Here, perché il Natale tira fuori sempre un po' il Charlie Brown che è in noi.




mercoledì 6 dicembre 2017

Like a shell on the shore your old heart echoes like the sea

Dressed Like Wolves - THE BIG TRY

I think you are heaven sent because you have the scent of cheap red wine on you and every time you walk into a room you sing about how the world is small and dying and we still have each other...

Nell'istante in cui ho letto che, per registrare il loro nuovo album The Big Try, gli inglesi Dressed Like Wolves si erano fatti prestare dei microfoni da Ellis Jones dei nostri cari Trust Fund, avevo già deciso che mi sarebbero stati simpatici. Poi è partita Tiny Ides, ed è venuto giù un po' tutto. Lasciarsi travolgere è l'espressione che ho avuto subito in mente. Una voce così fragile, una progressione di accordi così nuda che quasi non capisci come la musica possa stare assieme. Eppure trabocca d'amore e risate strappate alle lacrime, "you're half flat coke with too much ice / and with no straw / but you're still mine", e la canzone va avanti e ti sbatte dove vuole, non ti vede neanche, è tutto un precipitare e un accavallarsi di immagini slegate, di cuori sanguinanti, è come stare in faccia a un mare in burrasca e aspettare onda dopo onda di venire travolti e sommersi, "and I'm swimming / you're the current / you're a secret / and you show it".
Sembra un trucco risaputo, quel contrapporre rumore e romanticismo, quell'esibire sentimenti, lasciarli esplodere in cielo in piena luce, e poi seppellirli subito dopo nel frastuono, nelle inarrestabili eumerazioni, nei feedback delle chitarre. Ma Rick Dobbing, autore dietro il nome Dressed Like Wolves, possiede una grazia e un talento che mi ha spiazzato e mi ha fatto innamorare a prima vista. Quello che raggiunge con la sua musica è uno stato emotivo che può ricordare al tempo stesso Bright Eyes e certi Grandaddy: la sua pronuncia sempre molto drammatica riesce portare avanti il racconto sia nei momenti acustici che in quelli più elettrici, spesso avvicendandoli più volte all'interno delle stesse tracce, vedi la piccola e deliziosa Outerlimits in apertura, o la struggente e onirica Slate ("what rain were you listening to today?"). Uno stile a cui non manca l'immaginazione, per esempio quando escogita un titolo meraviglioso come You've Been Drinking White Russians All Night And Now Your Bones Are Strong, o lancia la metafora di due astronauti innamorati che muoiono alla deriva nello spazio e forse riescono a darsi un ultimo bacio (Dying In Space).
Ma è lo stesso Dobbing, in un'intervista a Gold Flake Paint, a dare una perfetta definizione della musica dei Dressed Like Wolves, ovviamente offrendola e poi quasi tirandosi indietro: «I don’t know who these songs will resonate with but hopefully people like too many words, no choruses, big riffs and loads of massive casio over the top. This is our rock'n'roll album for sure and I don’t know for sure if we have another full one in us. It’s a love letter to the summer easing into autumn and everyone who means anything to us».
E come ogni "lettera d'amore" sincera, brutale e appassionata, The Big Try è un disco che ti si stampa sul cuore al primo ascolto.

I would sing you every song that could ever make you smile
in hopes that you could sing those songs to someone else






lunedì 4 dicembre 2017

"There's a tale about Christmas that you've all been told"

Indie For The Holidays

Mancano venti giorni a Natale e ormai non possiamo più fare finta di niente: le canzoni piene di campanellini, slitte e renne sono già tutte intorno a noi. Del resto, a parte quell'ironico ugly Christmas sweater che avete comprato su Etsy nel 2009, e che oggi nessuno trova comprensibile, esiste qualcosa di più tradizionale, obsoleto e fedele a sé stesso delle "canzoni di Natale sui blog"?
Quando ho letto che Amazon stava lanciando la compilation "Indie for the holidays" non ci credevo: con un titolo del genere, potevano all'improvviso tornare d'attualità le battute sulla frangetta di Zooey Deschanel e forse c'era da sperare anche nel ritorno dei Long Blondes. Se poi aggiungiamo che la prima canzone uscita è di Best Coast, no dico: "Besty Coasty", con quell'ammiccare ai bei tempi di Hipster Runoff, tutto assumeva l'aspetto di una specie di improbabile gag del Saturday Night Live a tema "mp3 blog revival".
Oltretutto la nostra cara Bethany Cosentino si cimenta con una cover di Little Saint Nick: "Being from California and being heavily influenced by The Beach Boys we felt like we had to cover this one!". Non fa una piega. Nel resto della scaletta si segnalano Kevin Morby, Albert Hammond, Jr. e Dean & Britta insieme a Sonic Boom.
Ma c'è poco da fare i cinici: questo blog ha sempre tenuto fede a certe tradizioni e alle playlist di stagione, e quindi prepariamo le luci colorate, la neve finta e cominciamo ad abituarci a salutarci con "Buon Natale".