domenica 14 febbraio 2016

Love The Unicorn live @ polaroid!

Love The Unicorn live @ polaroid!

La quindicesima puntata della quindicesima stagione di "polaroid - un blog alla radio" non poteva essere festeggiata in maniera migliore: domenica scorsa, da ZOO, c'erano i Love The Unicorn a presentare il loro nuovo album A Real Thing, uscito per la nostra We Were Never Being Boring. Immediato invito in studio per una veloce sessione unplugged, quattro chiacchiere (ma voi lo sapevate che tra le loro fila si nasconde un celebre street artist?) e qualche immancabile brindisi. La band romana suona quell'indiepop carico di melodie dolcissime a cui non so resistere, e ha concluso il set proprio con Fence, forse la mia preferita del nuovo disco. Hanno confessato che suonare in acustico non li entusiasma particolarmente, ma a me sono piaciuti un sacco anche così.  Qui trovate il podcast integrale della puntata, mentre qui sotto ci sono le tracce che ci hanno regalato dal vivo:


Love The Unicorn live @ polaroid - un blog alla radio
Radio Città del Capo - 2016/02/07


- Weekend
- Don't Look At Me In That Way
- Acid Rain
- Fence

giovedì 11 febbraio 2016

Stranger (in a sense)

GRANDSTANDS

Quando cominci ad ascoltare per la prima volta Stranger, l'album di debutto dei Grandstands, pensi subito a certi Real Estate, a quel passo rilassato, crepuscolare e suburbano. Poi, a mano a mano che ti inoltri tra le canzoni del quartetto di Melbourne, ti accorgi che c'è anche altro: una nota più amara, ma non disperata; una sfumatura più slacker e perdente che fa prendere loro una specie di distanza. Avverti un certo disincanto, ma senza sarcasmo e nemmeno troppa malinconia. Una musica che ti dice di avere capito che sei così, poteva andare meglio, ma tutto sommato pure molto peggio. E allora, di che ti preoccupi? Nel comunicato di presentazione di Stranger mi piacciono due frasi in particolare. Una sulla lavorazione del disco: "The songs were coaxed out, slowly, steadily, surely—both delayed and inspired by the daily routines of the band". Me li immagino i ragazzi al pub dire "cavolo, guarda, i Twerps hanno fatto un altro disco e noi ancora un cazzo, ed è passato un'altra estate". Poi c'è questa descrizione del loro sound: "the album is rooted in everyday reality, familiar as the old couch on the front porch". E me li vedo proprio, stravaccati sul vecchio couch, alla settima o undicesima birra, concludere che "vabbè, però sai cosa, non si sta poi così male qua".



Stranger (In A Sense)


All My Life

martedì 9 febbraio 2016

Jaded Juice Riders

Jaded Juice Riders

Qualsiasi giovane band che dichiari l'intenzione di voler "take over the world one garage-show at a time" mi avrà dalla sua parte. Loro si chiamano Jaded Juice Riders, provengono da Irvine, California, e descrivono la propria musica come "surf garage". La prendo per buona, soprattutto perché quando partono le canzoni ti fanno subito venire più voglia di ballare e divertirti che stare a pensare a definizioni ed etichette. Hanno pubblicato per Spirit Goth un nuovo album intitolato Girlfight, e fila via che è un piacere. Ogni tanto sembrano una versione più a bassa fedeltà e scanzonata di certi Drums, altre volte sono più aggressivi e strokesiani (Luukin For A Turtle), mentre la clamorosa Another Dimension sembra una versione dei Cure da spiaggia. Disco da tenere in macchina e tirare fuori non appena tornerà l'estate!




Jaded Juice Riders - Another Dimension


Jaded Juice Riders - Zelena Homez

Radio Alice da quarant'anni per aria

40 ANNI DI RADIO ALICE

Sarà per via di tutti questi portici. A Bologna, da quella soffitta di Via Del Pratello 41, Radio Alice cominciò a trasmettere quarant'anni fa, il 9 febbraio del 1976. Le onde cominciarono a propagarsi e ancora rimbalzano nell'aria della nostra città. Una prolungata eco libera fatta di parole, musica, politica, cazzeggio, poesia e felicità. Sì, deve essere senz'altro per via di tutti questi portici che continuano a fare da cassa di risonanza.
Non che sia così importante, ma credo che non sarei qui nemmeno io, con le mia canzonette e le mie frivolezze, se non fosse esistita Radio Alice, e credo che la stessa cosa valga per molte altre persone che conosco. Radio Alice compie quarant'anni e, nonostante qui in città si celebri qualche Anniversario Del Settantasette più o meno ogni due tre mesi, ha preso il via una bella serie di manifestazioni per sottolineare come si deve questa ricorrenza:

• un buon punto di partenza sono le parole (e soprattutto le domande) di Valerio Minnella (tra i fondatori di Alice) ospitate dalle pagine di GIAP dei WuMing;
• da un po' di tempo è tornato in attività il sito RadioAlice.org, stracolmo di documenti, mettetelo tra i segnalibri;
• questa mattina Radio Città del Capo e Radio Città Fujiko (figlie di quella Radio Città contemporanea di Alice) hanno trasmesso a reti unificate un bello speciale, recuperate qui il podcast;
• Lettera43 ha intervista Bifo;
Alice di Gianni Celati
• il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna ha dedicato una sezione a fotografie e audio originali di Alice;
• questa sera al Kinodromo viene proiettato Alice è in paradiso, il documentario di Guido Chiesa nato in parallelo al film Lavorare con Lentezza.

Restate sintonizzati.

sabato 6 febbraio 2016

Big Cream live @ polaroid alla radio!

Big Cream live @ polaroid alla radio!

Sono stati illuminati dal verbo dell'indie rock durante un concerto dei Dinosaur Jr. a Bologna, e sono stati tenuti a battesimo da Giacomo dei Clever Square: direi proprio che i Big Cream hanno tutte le carte in regola per spaccare davvero. Tre ragazzi provenienti dalla provincia di Bologna, un furioso EP di debutto, intitolato Creamy Tales e uscito in cd su MiaCameretta Records e in cassetta per More Letters.
Lunedì scorso sono entrati negli studi di Radio Città del Capo e li hanno letteralmente fatti tremare. Qui trovate il podcast integrale della puntata, mentre qui sotto ci sono le tracce che ci hanno regalato dal vivo:

Big Cream live @ polaroid - un blog alla radio
Radio Città del Capo - 2016/02/01

- What A Mess
- Sleepy Cloud
- Sleep Therapy
- Space Collage

venerdì 5 febbraio 2016

Still Flyin' + O/R/F + James Ausfhart + My Teenage Stride @ Cake Shop!


O/R/F live at Cake Shop, NYC

Cake Shop, Manhattan, mercoledì 3 Febbraio 2016. La prima e, fino a questa sera, unica volta che ero entrato in questo minuscolo tempio della musica dal vivo newyorkese era stato insieme ai Be Forest, al CMJ 2014. Stasera invece ho il piacere e l'onore di essere io sul palco, negli Still Flyin', e per di più come headliner!

Cake Shop, foto di Gary Olson
James Ausfhart (ovvero Åke Strömer, già nei Love Is All, negli Hemstad, e anche lui in passato negli Still Flyin'...) apre la serata cantando in mezzo al pubblico (numeroso oltre ogni aspettativa, forse anche grazie a un post di Brooklyn Vegan?). Fa partire le tracce da un mangianastri, come una specie di karaoke in cui canta sopra i propri stessi pezzi, ammiccando a chi gli sta intorno e facendo muovere anche gli spettatori più avversi alle danze. Per darvi un'idea, una cosa del genere. James Ausfhart è bravo, diretto, canta di rapporti umani in modo scherzoso, e sconvolge tutti concludendo il concerto spaccando a terra il mangianastri. Finale epico!

O/R/F a seguire. Il nome della band è composto semplicemente dalle iniziali dei cognomi dei tre membri: Gary Olson (Ladybug Transistor, produttore e proprietario dello studio di registrazione da cui sono usciti innumerevoli album indiepop che amate), Julia Rydholm (Essex Green, Ladybug Transistor, Jens Lekman, Of Montreal...) e Kyle Forester dei Crystal Stilts. In realtà credo stiano ancora cercando un nome definitivo e quello di questa sera, fra tensioni, errori e simpatia, è quasi il loro primo live. Julia suona il basso, Kyle le tastiere, la chitarra in un pezzo, e fa partire basi dall'iPhone, oltre a cantare qualche coro. Gary suona un basso Danelectro mezzo rotto, con due sole corde attaccate (tenete presente che io più tardi suonerò un fighissimo Rickenbacker prestato da lui). Il povero strumento però è super effettato, e Gary si diverte molto a lanciarsi in deliziosi assoli (mi ci ritrovo molto nel suo gusto e stile nel salire di scala). Per la maggior parte dei pezzi però si concentra sul cantato: bellissime melodie, voce profonda e testi intensi ma con una specie di poetica lieve. Gary guarda negli occhi il pubblico, è un momento molto carico. Poi, ovvio, non può fare a meno di inserire qualche suo stacco di tromba (mai invadente). Commettono anche qualche errore venale, ricominciano un pezzo perché non erano a tempo con la base, ma nel complesso è stato un ottimo show e grande dimostrazione di mestiere sul palco. Mi sono piaciuti molto, sono riusciti a ricordarmi di tutto, dai Tindersticks ai Notwist passando per Andrew Bird.


Poi sono saliti sul palco i My Teenage Stride e subito si è capito che la serata aveva preso un’altra piega, più scanzonata. Avevo già suonato con loro quando ero nei Calorifer Is Very Hot! insieme a Nicola Donà (ora Dizzyride e Horrible Present...) in una serata del CMJ 2010, dividendo il palco con A Classic Education, Chris Leo e L'Altra. In un certo senso quella di questa sera sembra una reunion, tutti si divertono e nessuno cerca di prendere troppo sul serio la situazione. Il cantante si ritrova a suonare chitarre che non tengono l'accordatura, ma le melodie delle loro canzoni in stile Postcard / TVPs restano ancora veramente catchy dopo tutto questo tempo.



(mp3) My Teenage Stride - To Live And Die In The Airport Lounge

STILL FLYIN' LIVE @ CAKE SHOP
Still Flyin', foto di @aaronford
Gli Still Flyin' chiudono la serata. Eravamo in forma e mi sono divertito davvero un sacco. Per gli ultimi pezzi (All Lips Touch, Hott Chord...) sono saliti sul palco anche James Ausfhart e Gary Olson con tromba e sax, e il tutto è culminato con una caduta a effetto domino che ha mandato all'aria birre e tastiere, ma non ha fermato nessuno dal suonare. Non potevamo chiedere finale migliore!




[Report di Samuele "Jack" Palazzi - Grazie!]

mercoledì 3 febbraio 2016

Indiepop jukebox

Boys Forever - Poisonous
Avevamo già presentato i Boys Forever (la nuova band di Patrick Doyle, ex Veronica Falls, Royal We, Sexy Kids e chissà quanti altri) qualche mese fa. Ora finalmente è arrivato la contagiosa Poisonous, il sette pollici di debutto via Amor Foo Records, e le promesse sono state mantenute in pieno:



The Golden Eaves
Dalla collaborazione tra Brent Kenji, già nei Fairways, e Joe B, proveniente dai Pines, storiche band di casa alla cara vecchia Matinèe, garanzia di qualità, sono nati The Golden Eaves, che a quanto pare fanno base ad Augsburg, in Germania. Ora arriva il sette pollici di debutto No Other, sonorità cristalline alla Belle and Sebastian e melodia super malinconica:



HUSKY LOOPS
Gli Husky Loops, la band bolognese trapiantata a Londra che era stata anche ospite live in radio lo scorso autunno, ha finalmente pubblicato il sette pollici d'esordio promesso. Chitarra lancinante, basso grassissimo, groove killer e ritornello ipnotico: tutti gli elementi del trio qui vengono combinati al meglio. Di solito i regaz mi piacciono molto quando riescono a tirare fuori la loro vena più pop, ma Dead entusiasma perché riesce a esplodere di ansia e rabbia in maniera implacabile:



FAKE LAUGH
Se può esistere una versione indiepop di certi suoni che per semplicità etichettiamo "alla Captured Tracks", il singolo di debutto di Fake Laugh intitolato Birdsong ci va molto vicino. Quartetto londinese guidato dal giovane Kamran Khan, il quale spiega che la canzone "is based on having a fairly nocturnal routine and generally feeling pretty pathetic". Il resto della loro produzione per ora su Soundcloud sembra avere altre ispirazioni più Smithsiane e atmosfere più intime (compresa una clamorosa cover degli Alvvays).



SODA FOUNTAIN REG
Della cantautrice di Bergen Soda Fountain Rag qui a polaroid eravamo innamorati già da prima che esistesse la We Were Never Being Boring. Ora mi rende davvero felice il fatto che il prossimo album di Ragnhild Hogstad Jordahl lo pubblicheremo proprio noi, il prossimo mese di aprile. Intanto è uscita questa bella anteprima, Love Song For The Geek:



BEST FRIENDS
L'anno scorso, l'atteso primo album dei Best Friends mi era piaciuto tantissimo e ora, in occasione della ristampa per il mercato americano, la banda di Sheffield fa un po' di promo pubblicando (in free download via Bandcamp) una nuova traccia Wash Me Out, in precedenza apparsa soltanto in una compilation a tiratura limitata pubblicata per il Record Store Day:



Gentle Brontosaurus
Da Madison, Wisconsin, mi scrivono in un ottimo italiano i Gentle Brontosaurus per presentarmi il loro ultimo lavoro Names Of Things And What They Do. Twee pop davvero delizioso, ispirato a Camera Obscura e Velocity Girl, con un bel gioco di rimandi tra le due voci maschili e femminili: "suoniamo canzoni dolci e allegre assai ma con un po' di melancolia nascosta". Perfette per me!




The Pooches sono un quartetto proveniente da Glasgow, ma non pensate subito a influenze scozzesi. Le loro chitarre scintillanti e soprattutto i loro cori fanno venire in mente altri riferimenti: a volte i più distesi Beach Boys, nella title-track gli Shins e altrove hanno certi sussulti caraibici da Vampire Weekend. Hanno firmato per la statunitense Lame-O Records, sulla quale esce questo nuovo EP intitolato Heart Attack (oppure in cassetta su Gnar Tapes) Nuovo nome da tenere d'occhio:



FRANKIE COSMOS
Ormai Greta Kline, in arte Frankie Cosmos, passa tutti i giorni su Pitchfork ma a me piace continuare a considerarla ancora una piccola cantautrice da cameretta. Ora ha annunciato il nuovo album, seguito del fortunato Zentropy del 2014. Si intitolerà Next Thing e arriverà il prossimo primo aprile su Bayonet (etichetta fondata da Dustin Payseur dei Beach Fossils e da sua moglie Katie Garcia, ex manager Captured Tracks). C'è anche una ricchissima edizione limitata in vinile trasparente con fanzine e poster. L'anticipazione è questa Sinister:



JOY AGAIN
Un po' dalla Pennsylvania e un po' da New York City, i Joy Again (che vedono al loro interno il cantautore Arthur Shea, su cui torneremo) potrebbero diventare un caso curioso di come l'indiepop si possa rinnovare e contaminare, trovando altre strade. Non per niente i giovani ragazzi hanno attirato l'attenzione di un artista come Shamir, non esattamente un tipo conformista e prevedibile. Il loro primo singolo Looking Out For You esce per Lucky Number e rimbalza tra banjo e battimani ubriachi d'amore, mentre la b-side How You Feel si insinua più liquida e languida, quasi Seventies.
This is a love song for a girl / Who will never know it’s about her
I know it’s pretty stupid / But I’m much too shy to tell her

Da manuale proprio.

lunedì 1 febbraio 2016

Aurora

I CANI - AURORA

Nella tensione tra il “dovremmo monetizzare questo nostro grande amore”, da un lato, e "la polvere che sta aspettando il mio ritorno", dall'altro; nell’attrito tra il profondamente quotidiano, pieno di desideri e bisogni (“qualunque cosa, anche una cosa stupida”), e la necessità di staccarsi da terra (Protobodhisattva); nel rimbalzare tutto all’indicativo futuro tra un filosofico Non Finirà e un quasi spirituale Finirà, la voce di Niccolò Contessa cerca la strada per raccontare l’Aurora dei suoi Cani.
Terzo album, e non stiamo più parlando di “canzoni generazionali”, e non sono più racconti romani: è la strada di un essere umano, con le sue sfacciate riflessioni universali e le sue schiette seghe mentali, slanci d’amore e sbagli, le sue debolezze e la scoperta di un’umiltà che passa sopra a ogni cinismo (Calabi Yau). Tra le righe puoi quasi pensare di leggere qui una lezione: come se la compromessa consapevolezza di quello che stiamo facendo, di quello che siamo diventati ci avesse fatto scrollare di dosso, a poco a poco, il dovere di ripetere le parole che gli altri si aspettano sempre da noi, in eterno. Devo dire che mi sono accorto di essere quasi felice di non trovare dentro Aurora un singolo tipo Pariolini Parte II. Da una band come i Cani preferisco farmi trasportare fino all'Ultimo Mondo, ricevere senza preavviso "una scossa dal cuore alla pelle", e poi farmi stupire con un silenzio cosmico e cullare dal rumore di onde e gabbiani in mezzo a una canzone. E se c'è una short story sul presente lucido, è di quelle capaci di essere spietate senza bisogno di sarcasmo.
Anche se l’espressione "mondo cane" ricorre più volte tra i versi, quello che ti resta addosso dopo queste canzoni assomiglia più a una specie di stupita, incredula, fragile serenità. Resisterà? E anche se dentro questo disco ogni nota è sintetica, quantizzata e distillata, quello che ti resta dentro assomiglia davvero a una scintilla che scalda, al raggio di un’alba ancora tutta da decidere.

(una versione breve di questa recensione è uscita su Prismo)

domenica 31 gennaio 2016

Bitter pill

Flowers - Bitter Pill

Nel caso dei Flowers, una nuova anticipazione dal secondo, attesisissimo album Everybody’s Dying To Meet You arriva sempre come una gradita sorpresa e un colpo al cuore al tempo stesso. L'impalpabile voce di Rachel Kenedy passa come una lama affilatissima sopra ferite ancora non rimarginate: "stop wasting me", mentre il fragore delle chitarre cresce e come ogni volta sembra stia tutto per crollare. Questa Bitter Pill è davvero amara.
L'album è stato prodotto da Brian O’Shaughnessey, già al lavoro con Clientele, Primal Scream e My Bloody Valentine, e sarà pubblicato il prossimo 12 febbraio da Fortuna Pop! (UK) e Kanine Records (USA).


sabato 30 gennaio 2016

Home - Bomboland @ ZOO!

HOME - BOMBOLAND @ ZOO

In occasione di Art City e della White Night di ArteFiera, ZOO replica la sua serata consacrata a illustrazione e carta. Gli ospiti questa volta sono Maurizio Santucci e Elisa Cerri, in arte Bomboland, tra i più virtuosi illustratori italiani di papercut. "HOME" è con una mostra di tavole 3D originali dedicate all'idea di casa, tema ricorrente e centrale della produzione Bomboland, "ma anche archetipo dell'immaginario infantile, a cui l'illustrazione torna sempre".
Vernissage con aperitivo questa sera alle 19, e ci sarò anche io a mettere un po' di dischi: "A House Is Not A Home - bedroom pop and other homemade music" è l'inevitabile titolo del dj set.
Ci si vede a banco!



Islandis - Home

Don’t laugh

Cerf Volant

“polaroid – un blog alla radio” – S15E13

Love The Unicorn – Melted
Très Oui – Fall Back (demo)
Milk – Don’t Laugh
Sea Pinks – Trend When You’re Dead
Cerf Volant – Dark End Of The Sea
Sauna Youth – The Bridge
Big Cream – What A Mess
T-Shirt Weather – Devin O’Leary
Oakland Health Academy – Oh Girl
Pete Astor – My Right Hand

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giovedì 28 gennaio 2016

Coming for you

A Nighthawk

C'è stata una stagione, schietta e divertente, in cui una band come gli Shout Out Louds poteva anche cambiarti la vita. Oggi a qualcuno una frase del genere farà sorridere, e vista da qui la prospettiva appare davvero più semplice. Da allora l'indie rock ha già cambiato pelle altre cento volte, ma a me è andata così, e alla fine ne sono felice. Ora la band svedese sembra attraversare una prolungata fase di stallo: Bebban Stenborg ha finalmente debuttato con gli Astropol (insieme a Peter Morén del trio Peter, Bjorn & John), mentre Carl Von Arbin sembra essersi dedicato ormai a tempo pieno a grafica e fotografia, Eric Edman era sparito dalle scene già negli ultimi tour, e Adam Olenius non fa uscire nulla del side project We Are Serenades da almeno tre anni.
Resta il bassista Ted Malmros, che insieme alla moglie Sarah Snavely (già nei Dag För Dag), e con l'aiuto di Victor Hvidfeldt alla batteria, ha dato vita agli A Nighthawk, orientati a sonorità più elettroniche e dark. Dopo un paio di EP pubblicati da Ingrid arriva ora l'album Ice In The Belly, Fire In The Mind, autoproduzione in uscita per il collettivo Dead Dandelion. Siamo in un territorio del tutto nuovo: composizioni scarne, ritmi ipnotici, atmosfere spesso tese e misteriose. Mi vengono in mente paragoni con nomi recenti del pop nordico, tipo Lykke Li, o con quel suono contemporaneo post-Lorde. Forse li preferisco quando sono più caldi, melodici e malinconici (come nella eterea Beauty) ma si tratta di un lavoro comunque suggestivo che richiede una certa attenzione per non scivolare via. Chissà se a qualcuno cambieranno mai la vita.



A Nighthawk - Coming For You

A real thing

LOVE THE UNICORN - A REAL THING

Quando succede una cosa bella esclami sempre “davvero?”. Come se non fosse possibile, come se non te l’aspettassi mai e in fondo non credessi nemmeno di meritartela. Vorrei sentirti dire qualcosa di positivo ogni tanto. Basta pigrizia. Basta con tutta questa distanza che mettiamo tra noi e ogni cosa. Prova a lasciare andare un “bene così!” al posto di qualche “davvero?”: almeno sembrerà più allegro. Perché a pensarci bene è proprio come dici tu: questa è una cosa vera, è successa qui e ora, e ci siamo in mezzo noi.
Metti su questo disco: si intitola A Real Thing, e non è un caso. Lo hanno fatto i Love The Unicorn, una band indiepop di Roma, sono bravi e hanno proprio quel suono super positivo che ti farebbe bene ascoltare con un po’ più di attenzione. Dentro ci trovi un sacco di ispirazioni differenti: dal timbro languido di certe chitarre inglesi Anni Ottanta di casa Cherry Red (Felt, Monochrome Set…), alla scrittura classica ed essenziale di nomi più contemporanei come i Girls. È un pop colorato e pieno di riverberi dolci. Queste canzoni (registrate insieme ad Alessandro Paderno dei Le Man Avec Les Lunettes) vogliono sembrare semplici, fatte apposta per farti compagnia ed essere lì quando finalmente dirai “bene così!”.
E ogni canzone ha la sua storia (su Rockit oltre allo streaming integrale trovi anche un'intervista). Mentre Sports, l’EP precedente, raccontava da vicino la vita di tutti i giorni, con le sue abitudini e le sue coincidenze, A Real Thing prende una piega meno personale, più astratta e libera, ma non meno sincera. In queste dieci tracce i Love The Unicorn e la loro voglia di divertirsi lasciano che sia soltanto il suono a guidare parole e pensieri, a fare da vero filo conduttore a tutto il disco. Bene così!



Love The Unicorn - Weekend


Love The Unicorn - Melted

martedì 26 gennaio 2016

Jimmy Whispers live @ MOOG!

Jimmy Whispers

"Nothing changes in my life" cantava disperato Jimmy Whispers in Keeping Me High, uno dei singoli estratti dal suo Summer In Pain dello scorso anno. Quello di Whispers non era soltanto dolore: la sua voce e i suoi versi convulsi traboccavano un'inquietudine frenetica con cui mi è impossibile non simpatizzare. "I don't know what's wrong mith me", e intanto non stava fermo un istante. Buttava fuori tutto subito, lo traduceva  nella sua musica a bassa fedeltà, senza mediazione e quasi senza mezzi. Il primo nome che è venuto in mente a chiunque si sia fatto travolgere dalle sue canzoni è stato quello di Daniel Johnston. E poi ascoltando quelle tastiere giocattolo massacrate e quelle ritmiche scarne non si poteva non pensare anche a Casiotone For The Painfully Alone, a quella stessa emotività che non accettava compromessi.
Questa sera Jimmy Whispers arriva in concerto al MOOG di Ravenna ,e non non si può davvero mancare (free entry as usual!). Non bastasse la presenza del giovane cantautore californiano, prima e dopo il live avremo anche Fabio "Glamorama" Merighi a curare la selezione musicale. Ci si vede a banco!



Jimmy Whispers - Keeping Me High

lunedì 25 gennaio 2016

This wasn’t exactly how I planned it

Pete Astor - Spilt Milk

Eri convinto di conoscere tutte le risposte, hai sempre fatto credere a tutti di saperla lunga, come se per te il tempo non dovesse passare mai. Continuavi a muoverti con una sicurezza negli occhi che doveva fare invidia. Non ti sei mai accorto che, a poco a poco, il silenzio che ti circondava non era più rispetto ma cortese imbarazzo. Non ti mai sei reso conto che, a poco a poco, quella che consideravi una riconosciuta maturità, una ragguardevole esperienza si era ridotta a un irrilevante vivere di ricordi, di cui non importava ormai niente a nessuno.
Sembra avere queste sfumature il sentimento predominante dentro Spilt Milk, il nuovo disco di Pete Astor, cantautore britannico che aveva già dato molto alla storia dell'indiepop, avendo fatto parte negli Anni Ottanta di due band considerate oggi seminali come Weather Prophets e Loft, di casa alla Creation. Lungo queste nuove dieci canzoni si avverte il tono agrodolce del rimpianto, ma è come se ogni parola fosse smorzata, attutita da un'abbondante dose di serenità. I personaggi sono in qualche modo scesi a patti con il passare delle stagioni, e anche se forse non l'hanno accettato del tutto, sembrano ormai ritenere inutile la rabbia e lo scontro frontale. "Watch out / there goes a lifetime / there it goes" (da There It Goes). Non è rassegnazione: è soltanto che dobbiamo andarcene di qua, tanto vale - per quanto possibile - farlo con un sorriso. "This wasn’t exactly how i planned it / This wasn’t exactly the way it was meant to be" riconosce Good Enough. Si cerca di restare a galla in un mondo fatto di ipocrisia: "I do everything I’m supposed to do / I smile and I say the right thing / but I know I’m not fooling you" (Good Lock). Anche l'amore, in fondo, è un compromesso: "I thought the idea was me and you would last forever" (Really Something). E in tutto questo, ad Astor non manca l'autoironia: la scena descritta da Mr. Music per esempio vede come protagonista proprio un vecchio cantante che non vuole più abbandonare il palco, e il ritornello domanda "when will he let it go?".
Una visione limpida e tranquilla che si traduce in un suono cristallino, spartano ma non privo di calore, tutt'altro. Per questo album, che esce per Fortuna POP! e Slumberland, praticamente una garanzia, Astor ha potuto contare sulla collaborazione di James Hoare (già Veronica Foals, Ultimate Painting e altri). Non è un caso: in fondo Hoare è solo uno degli ultimi in ordine di tempo (dopo Belle & Sebastian, Hefner, Wave Pictures, giusto per citarne alcuni) a raccogliere l'eredità di un indiepop raffinato che proprio Astor aveva contribuito a fondare.



Pete Astor - Really Something

venerdì 22 gennaio 2016

Indie Misfits Party!

Indie Misfits Party!

Questa sera trasferta romagnola per l'Indie Misfits Party! Ci sono i Regata dal vivo (ne avevo parlato qui), un botto di dj divertentissimi e metterò due dischi pure io: ci si vede a banco!

Ordinary daze

Sea Pinks


Sea Pinks - Ordinary Daze
Yuck - Hearts In Motion
Bent Shapes - New Starts In Old Dominion
Burnt Palms - Fold
Mark Sultan - Not Another Day
Pete Astor - Really Something
Woods - Sun City Creeps
Tomorrows Tulips - Check Me Out
Hidden Hind - Picture Show
Jimmy Whispers - Heart Don't Know

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MAP - Music Alliance Pact #88

MAP - Music Alliance Pact

Bentrovati a un nuovo episodio dell'appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una ventina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
- la coreana Kim Sawol, con un pop acustico dai suoni molto eleganti e soprattutto con una voce che seduce al primo ascolto;
-  il cileno Oso El Roto, che mette assieme rap aggressivo e giocose sperimentazioni elettroniche poco inquadrabili;
- il giapponese Native Rapper, con un "rap da apertivo" dai colori sintetici e sgargianti;
- l'argentino Sebastián Kramer, con una cover di Absolute Beginners che sembra debitrice tanto di David Bowie quanto di Nick Drake;
- l'immancabile dose di sporchissimo garage pop fornita dai surfisti australiani, questa volta tocca ai White Lodge.

Gli italiani scelti questo mese sono gli Aucan. Sì, lo so, Stelle Fisse è già uscito da un po' ma io l'ho recuperato solo a fine anno e mi sembrava comunque doveroso segnalarlo a un pubblico non solo "locale". Del resto la band bresciana ha sempre guardato in maniera chiara fuori dai nostri confini. Questo quarto lavoro del trio bresciano non a caso esce sia per Tempesta che per la label londinese Kowloon. Mi sembra il loro lavoro più completo ed esaltante finora, capace di colpire con una freddezza e una precisione di fondo che non possono non lasciare ammirati. Votato al dancefloor ma con quel tono "oscuro" che sa raccontare molto di più. Stelle fisse, almeno cinque su cinque.

(mp3) Aucan - Errors

Clicca qui sotto per leggere il resto della playlist del MAP di gennaio con il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

martedì 19 gennaio 2016

"C'è gente che ci scrive e noi non rispondiamo" (cit.) - Gennaio 2016

Sporadica rubrica fatta con i miei sensi di colpa e le vostre email

(ho questo blog da più di quattordici anni e ancora mi trovo tutti i giorni la posta piena di synth-pop, electro e remix house. Dove sono finite le chitarre che amavo? Perché non mi scrive mai nessuno che dice di ispirarsi ai Pants Yell o a Julian Nation? Ok, basta con il prologo frustrato che non interessa a nessuno, avanti con la musica)


Grubs - It Must Be Grubs

Se, come me, amate i Trust Fund dovete assolutamente ascoltare i Grubbs, trio di Bristol che vede al proprio interno proprio Roxy Brennan (ex compagna di formazione di Ellis Jones, ora nei Joanna Gruesome e titolare del notevole progetto solista Two White Cranes), Owen Williams dei Joanna Gruesome e Jake May (giornalista musicale e a quanto pare infaticabile promotore DIY). It Must Be Grubs è il titolo del veloce e rumoroso album di debutto, uscito l'autunno scorso e ora ripubblicato in vinile da Tuff Enuff Records!



SURF FRIENDS

Provenire dalla Nuova Zelanda e citare come riferimento principale i Clean non sembra particolarmente originale, ma se lo stesso David Kilgour ha suonato insieme a te, e inoltre pubblichi per Flying Nun, forse qualche credito te lo sei conquistato. I Surf Friends, da Auckland, non devono aver perso molto tempo sulla scelta del nome ma con l''EP Dreams Are Real un bel suono estivo e senza fronzoli l'hanno azzeccato. "We are two mates who love surfing and playing music": che altro serve?



HIDDEN HIND

Pensavate che una giovane band italiana ispirata a suoni sognanti shoegaze ormai non potesse più stupirvi? Dovrete ricredervi ascoltando gli Hidden Hind, quintetto bresciano appena uscito con un omonimo Ep di debutto per Sherpa Records. Idee chiare, riferimenti sia classici (Ride) che contemporanei (Beach House) molto netti, e soprattutto un'arma segreta nella voce incisiva di Alessandra Testoni. Promettenti è una parola abusata che però per loro mi sento di spendere con una certa sicurezza.




THE HALFWAYS

The Halfways si presentano in maniera un po' anonima: quartetto da Austin, Texas, nato dal songwriter Daniel Fernandez, "that incorporates a variety of different styles to arrive at a unique mixture of sounds". Però poi faccio partire il soundcloud e c'è questa psichedelia molto leggera e tranquilla, a volte quasi con accenti Real Estate, a volte più sognante alla Woods, davvero niente male. Domani pubblicano un EP di quattro tracce con la copertina disegnata da Shane Butler dei Quilt.




VIRGIN KIDS

Poche cose devono essere difficili oggi come diventare la next big thing nel giro indie rock inglese, suonando un garage-punk super fuzzy. Nonostante tutto, un bell'hype sembra circondare questi londinesi Virgin Kids. Dopo avere diviso palchi con gente del calibro di Jacuzzi Boys, Coathangers e Dirty Fences, nel mese di marzo arriverà Greasewheel, album di debutto pubblicato da Burger Records (US) e Fluffer Records (UK).

venerdì 15 gennaio 2016

Dal gruppo di whatsapp OH MA STASERA ANDIAMO A VEDERE CALCUTTA?

Calcutta - Mainstream


- Non puoi fare i concerti davanti al pakistano e poi vendere i cd a 12 euro. In quei due euro lì sta tutta la differenza.
- Scusa, ma quale differenza? Quale pakistano?
- Quando Calcutta è venuto a Bologna a dicembre, e c’erano tipo 200 persone in fondo a Via Mascarella, la gente in mezzo alla strada, e Calcutta ha fatto questa specie di concerto di presentazione di Mainstream da solo con la chitarra acustica sotto i portici, molto bello davvero, molto spontaneo, i cani, le birre nelle mani fredde, il pakistano che esce dal negozio e ci chiede di spostarci un po' perché lui starebbe lavorando, le ragazzine che cantavano tutti i testi, la signora del bar che si vuole far fotografare insieme a lui...
- C’ero anche io. Avevo di fianco il noto giornalista e agitatore culturale Marco Pecorari.
- Però poi, alla fine di tutto, vendeva il disco a 12, e dovevi avere i due euro spicci perché non c’era da cambiare. Facevano l’offerta cd+sciarpa a 20 euro ma a le sciarpe le hanno esaurite subito. E lì ho capito che per me sto Calcutta se ne approfitta, cioè stava lucrando come uno qualunque su questa cosa del concerto spontaneo e improvvisato. Da che mondo è mondo, il cd ai concerti DIY si fa al massimo a 10, dai su.
- Boh mi sembra una cazzata. Potresti anche dire che, come ha intitolato il disco Mainstream, così voleva rompere con queste consuetudini, usi e costumi dell’indie, anche nel prezzo del cd...
- Sì rompi pure, ma intanto so’ soldi.
- Vabbè e quindi solo per questo stasera non venite al Covo?
- Io non so, ho un compleanno.
- Io sono indeciso. Sarà murato, gran casino. Ti ricordi quando era venuto un anno fa da ZOO ed eravamo in dieci.
- Sì c’ero pure io. A volte non si capiva se era uno scherzo ma è stato molto bello.
- Stasera sarà murato anche di ragazzine che cantano, ripensateci.
- Sì, però vedi, rispetto a un anno fa lui ha continuato a fare la sua cosa e alla fine la gente ha capito e adesso ha successo.
- Mah, a parte che sarei curioso di sapere che cosa può essere il "successo" per un artista come Calcutta oggi in Italia (ok passi a Radio Deejay e poi?), per me non è vero. L’ha pure detto chiaro: il nuovo disco è stato fatto proprio per rompere con certe sue cose vecchie, con una certa immagine, con le abitudini, la storia della bassa fedeltà, i cliché di certi giornalisti…
- Ma poi che falso problema è? Prima faceva cose che sembravano registrate con Skype e adesso c’è il suono di pianoforte calibrato al millimetro da Andrea Suriani. Per me la domanda resta: le canzoni ci sono oppure no? Io dico di sì. E poi se vuole metterci gli arrangiamenti alla Lucio Dalla non vedo il problema.
- Le canzoni ci sono, ma non è che mi convincano fino in fondo.
- In che senso? Prendi il singolo. Sarà l’unica canzone della storia del pop italiano a usare il verbo “reimparare” nel ritornello. Eppure la cantano tutti. Reimparare, guarda: non me la prende nemmeno il telefono.
- Boh, anche per me ci sono delle sbandate.
- “Vestiti da Sandra che io faccio il tuo Raimondo” è una delle cose più romantiche che mi potrebbe mai passare per la testa di dire a una donna.
- Sì, ma poi ci sono delle strofe debolissime tipo quella del sorriso/paresi, che ti viene da dire ma non ce l’ha un editor, uno con cui sedersi lì a leggere i testi prima di andare in studio...
- Beh, ma una certa mancanza di misura e controllo con un personaggio così la devi sempre mettere in conto. C’è anche un fattore “sticazzi” sempre presente.
- E quindi da una parte metti citazioni di Luca Carboni e Antonello Venditti, da una parte spieghi la collaborazione con Niccolò Contessa dei Cani, e dall'altra però vuoi ancora restare quello spontaneo, impulsivo, libero di essere punk de borgata?
- Anche, sì.
- Uhm, ok… Però non so, non mi convince del tutto.
- Io dico che ok, non vi convince ancora del tutto. Però per me è un po’ come assistere a un cantautore che nasce. Sta prendendo forma una cosa nuova, con le incertezze e tutto il resto. Per questo la sera dal pakistano in Via Mascarella a suo modo è stata un piccolo momento di Zeitgeist, eravamo tutti lì intorno e stava succedendo qualcosa di piccolo ma importante.
- Non lo so. Accadeva che ci pigliava per il culo.
- Sì, vabbè, però intanto pensa quanto racconta di noi e di come siamo messi un verso tipo “Non ho lavato i piatti con lo Svelto / è questa la mia libertà”.
- Tra l’altro fa ridere perché lui se la prende con una certa generazione dei padri che ascoltano De Gregori, e poi Santoro su Repubblica lo paragona a Jovanotti.
- Ah beh, sarà stato contento.
- Non è che puoi fare le interviste da sbronzo con i tuoi amici su Vice tutta la vita.
- “Frena che c’è un dosso / e poi finisce il mondo” è super romantico.
- Boh, e se fosse solo ingenuo?
- No, non è ingenuo. Magari a volte si potrebbero elaborare di più certi passaggi, non ci si dovrebbe mostrare così avari, ok. Ma per me si vedrà che Mainstream era ancora un disco giovanile. Doveva essere così.
- Ma quindi, stasera Covo o è troppo mainstream?


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Ormai anche l'espressione "balearico scandinavo" mi evoca quell'atmosfera da "nostalgia del futuro" che una volta apparteneva soltanto a certi suoni retromaniaci. Questo è certamente il futuro, e la Svezia resta sempre un'avanguardia pop, ma se ripenso a quei sette otto anni fa, alla sincera trepidazione per certi dischi, a come seguivamo siti e blog via google translate pur di restare attaccati a una vaga idea, a certe fragili connessioni, mi domando dove stia brillando quella luce oggi, dove si possa sentire ancora quell'aria sulla faccia.
Questa mattina nella prima mail leggo "for fans of Air France", ed è già una malinconia rosso Falun, locandine del vecchio Debaser e profumo di bosco nella stanza. Lui si fa chiamare Picture, è il progetto solista del produttore di Malmö David Kyhlberg (parte del duo Sail A Whale) e ha alle spalle un EP con Cascine.
Questo nuovo Amethyst EP viene pubblicato in 12'' da Silence Productions, neonata etichetta sussidiaria della nostra cara Luxury (Westkust, Apalca Sports, Sun Days...) tutta dedicata a uscite in tirature limitate. L'anteprima si intitola Cing e credo si possa dire senza ombra di dubbio che è la sua cosa migliore sentita finora. Synth trionfali e luminosi come aurore boreali, riverberi sconfinati, l'eco di una voce che sembra planare da chissà dove e una drum machine incalzante. Quei "fans of Air France" potranno essere felici e sognare ancora i cieli della Dalarna.



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