giovedì 31 luglio 2003

Signori, in carrozza

Si spengono i microfoni di questa stagione 2002/2003, e questa sera polaroid saluta e ringrazia il suo numeroso pubblico con una puntata speciale condotta in doppia coppia insieme ai ragazzi di Glamorama.
La musica delle vostre vacanze suonerà a partire dalle venti, sul confortevole mono dei centotre punto cento in modulazione di frequenza di Radio Città 103 (lo streaming c'è ma traballa: provateci ;-)
Potete scriverci al solito indirizzo di posta elettronica in diretta, oppure possiamo incontrarci al Loser meeting al Festival Frequenze Disturbate di Urbino. L'appuntamento che mancheremo (ma voi non avete scuse) è quello di sabato a Sassuolo (Mo) dove le Black Candy suoneranno di spalla a Paul+Paula.
@ presto!
Sailing above the mess we're in

Bene fa Max a consigliare "gloriosa fuffa che non ha bisogno di scuse": forgive us or forget us, ma a polaroid quest'estate non ce la facciamo proprio ad ascoltare i Radiohead, e il pompatissimo pop dei Fountains of Wayne (nonostante, qui e là, forse possa apparire un po' "maraglio", come si dice a Bologna) è già in valigia.

The Guild League - 'Private Transport'Oggi rilancio con i Guild League, che i ragazzi di Indiepop.it avevano già entusiasticamente recensito.
Private Transport è uscito su etichetta Matinée Recordings, e la cosa dovrebbe bastare come garanzia di qualità. Se poi aggiungiamo che il progetto è curato da Tali White degli australiani Lucksmiths, possiamo far partire la traccia numero uno a colpo sicuro. E così è: Jet Set... Go!, nonostante sia stato pubblicato a luglio 2002, resta un singolo ideale dell'estate, di ogni estate ("getting older's the last of my fears"), un pezzo veloce nel più puro stile del trio australiano, con irresistibili stacchi e melodia facile facile dolce dolce.

E' la canzone che definisce lo spirito di tutto il disco, davvero luminoso, nel quale si rincorrono continuamente immagini di sole, spiagge, viaggi, brezze, vacanze, stagioni... e ovviamente ragazze: The neatest hand è una dichiarazione d'amore che segue le linee sinuose di una calligrafia, What adults do fotografa il momento in cui ci si chiede per la prima volta "is this what life is like?", mentre la sconsolata Dangerous safety rileva che "some love's earned and some love's inherited".

Questa "international parade of popstars" conta membri di Sodastream, Poundsign, The Fairways, The Aislers Set (tanto per citare solo quelli che conosco), e in tutto ci si sono messi in 16 per realizzare Private Transport: non so, francamente, quanto godano dello status di "star", ma per quanto riguarda la caratura pop non ci sono rivali.
La principale differenza rispetto ai dischi dei Lucksmiths sta tutta nella ricchezza di arrangiamenti, nel più ampio respiro delle atmosfere anche nelle canzoni più semplici e delicate.
Forse qualcuno potrebbe rilevare che, proprio come l'ultimo disco dei Lucksmiths, l'umore generale è appena più malinconico di quel che ci si potrebbe aspettare da un album che vorremmo scanzonatamente estivo. Può darsi. Ma noi indie kids siamo sempre quei ragazzi con una spina nel fianco, e non è stagione per far(ci) troppe domande: Private Transport è un disco solare anche quando canta "not a second of sunlight outdoors" (in A maze in greys).
E' giunto il momento di pensare soltanto che "my minutes are measured in nautical miles". Ci si vede alla spiaggia.

mercoledì 30 luglio 2003

Il link definitivo

E' quello che ti fa buttare via il microfono, alzare tutti i cursori della radio, lanciare le scarpe saltando e perdere la voce cantando.
Finalmente il Black Candy Official Web Site è on line!
Ed è qui per spaccare. Mettetelo subito tra i vostri favourites.

Black Candy in action

(Ecco le Black Candy in azione all'Aquaragia di Mirandola (Mo).
From left to right: Mara, Bitternezz e Alice.
Da quel che si può intuire, Amarezza sta reggendo le bacchette e colpisce il tamburo con la faccia)

Vendetta, ma perché?

Ho appena sentito la cover di Last nite fatta da Vitamin C e devo ancora riprendermi. Nonostante la pretesa di Blondiezzarsi, a me sembra un singolo buono giusto per Kylie Minogue...
(adesso qui sotto tutti a dire no guarda Kylie è una grande artista, è un genio...)

martedì 29 luglio 2003

Cuore di panna
Luxe, calme et volupté

La settimana scorsa Andrea, Inkiostro, Delio e Shoegazer hanno con molta arguzia aggiornato il Dizionario del Rock Snob al tempo dei blog.
Dopo ormai due anni di polaroid, radio e concerti voglio aggiungere una postilla, una piccola legge che potremmo chiamare "Sindrome da indie rock ritardato": ogni volta che mi capita tra le mani un disco di cui non so nulla (piuttosto spesso, pare), e ancora prima di mettermi a cercare qualcosa su google, c'è sempre qualcuno che mi dice: "ah, ti piace ___ ? sì, carino: ma il disco prima era mooolto meglio".
Tu trovi qualcosa, ti sembra bello, sei felice, eppure dopo cinque minuti sei già convinto che la parte migliore te la sei persa.

Stars - 'Heart'Così è stato per questo Heart dei poveri Stars (per i quali l'aggettivo carino è davvero appropriato), che mi sono riusciti antipatici ancora prima di capire cosa fossero.
Eppure lo ce la mettono tutta, addirittura il disco comincia con una specie di messaggio da segreteria telefonica in cui i quattro componenti della band ti offrono letteralmente il loro cuore. Uh. Stucchevole? Non saprei, non siamo più abituati a tanta (calcolata?) sincerità di buoni sentimenti. Del resto gli Stars si proclamano "soft-revolutionaries"...

"Eeh, ma il disco prima l'avevano registrato nella camera da letto di Nick Zimmer"...
Se è per questo, i suoni di Heart sono curati da Evan Cranley, dei loro amici Broken Social Scene.
"Eeh, ma il disco prima era molto più smithsiano, cioè davvero tanto: ti ricordi quando ballavamo la loro cover di This charming man?"...
No.

Torno a casa e quando accendo lo stereo cerco di vedere quel che c'è da vedere senza pensare ad altro (ad esempia, alle puntate di Sex and the City o di Law and Order in cui appre il cantante Torquil Campbell). Cerco di ascoltare le parole che, pur trattandosi di un intero disco di canzoni d'amore, non sono troppo scontate.
Ma ormai il danno è fatto: diventa inevitabile ridurre questi Stars a formule tipo "Prefab Sprout più Saint Etienne" (Romantic comedy), oppure "Postal Service meno glitch" (Elevator love letter), oppure "una versione light (ma con zucchero) dei New Order era Republic" (Death to death, Look up), oppure "un bizzarro mix di Underwater Love con il ritornello di Free as a bird" (in The Vanishing, al momento la mia preferita, forse perché la più estiva)...

Eppoi c'è questo atmosfera di tenerezza invadente, che satura ogni angolo (le voci sempre perfette, gli archi sempre morbidi, il revival eighties sempre misurato e gradevole) e che in questa stagione mi risulta un po' appiccicosa.
Verso la fine di ottobre, quando ci abbracceremo nei nostri maglioni (e se il nuovo Belle & Sebastian sarà davvero così poco Belle & Sebastian), magari ne riparliamo.
Sport per indie rockers

La trasferta romagnola di sabato mi ha insegnato alcune cose. Ad esempio, sono convinto che giocare a biglie sia uno sport molto più indie rock del frisbee. E quando dico biglie, intendo proprio quelle di plastica colorata coi ciclisti dentro.
Vuoi mettere: stare in ginocchio sulla spiaggia, creare il disegno del tracciato, sporcarsi le mani nella sabbia per costruire la pista? O scatenare ricordi di gioventù al suono di nomi esotici come Hinault, Lemond, Argentin o altri improbabili russi che sa pronunciare solo La Laura? O vedere le facce della gente che ci raggiungeva in riva al mare e si allontanava imbarazzata scambiando finti apprezzamenti al sound check dei Lali Puna?
Dubito che fra le decine di fotocamere digitali e cellulari multimediali presenti sulla Riviera Beat qualcuno abbia immortalato buona parte della redazione musicale di Radio Città 103 mentre si metteva carponi a studiare la traiettoria per saltare il trampolino o per sorpassare (non riuscendoci) Arturo sul rettilineo.
Ma l'ultimo tiro fuori dalla curva non lo scorderò.
Indie export

Estate, tempo di vacanze. Gli italiani all'estero si fanno riconoscere, anche da queste due belle interviste: Candies su Do Something Pretty, e Jennifer Gentle addirittura su Perfect Sound Forever.
What a waster

Non era ben chiaro perché Pete Doherty avesse lasciato The Libertines.
Ora si scopre che si è dato al furto.
E non gli è andata molto bene.

lunedì 28 luglio 2003

... and she feels fine!

Di ritrono dai R.E.M. tutti sul forum della Mara.
Salva con nome
Lali Puna live in Cesenatico, 26 luglio 2003

Lali Puna live in Cesenatico, 26 luglio 2003 - photo by Gecco

Ma sì Inkiostro, che Left handed è un bel pezzo: certe battute si fanno ai concerti quando ancora non si è smaltito bene il vino della cena, quando si è in mezzo a tutti i comprensivi sorrisi degli amici, quando nell'attimo tra una canzone e l'altra bisogna rispondere a una battuta con istantanea ed equivalente arguzia (quella di cui si è capaci), e tutto si gioca sulla quantità di consapevolezza che ognuno riesce a mettere in mostra.
Insomma, chiacchiere da bar, per di più non troppo sobrie.

Certo, mi pare evidente che in questa Left handed l'infuenza dell'ultima musica prodotta da Markus Acher nei progetti extra Lali Puna sia maggiore rispetto ai lavori precedenti della band di Valerie Trebeljar (anzi: farei notare che finora si poteva parlare di un percorso inverso).
D'altra parte è inutile stare tanto a pontificare avendo a disposizione un'unica canzone nuova (e dal vivo non ho proprio capito se hanno suonato qualcosa di inedito).

Sulle aspettative circa lo spettacolo, invece, io sono stato perfettamente soddisfatto. Rispetto ai tanti set in cui si resta in piedi a guardare il coperchio di un iBook e ci si chiede se il tizio dietro stia nel frattempo controllando l'email, i Lali Puna hanno messo in piedi un vero e proprio concerto, abbastanza sincero, tirato nei momenti giusti, con gli sguardi tra i musicisti, i cenni sugli scazzi e le pause azzeccate (hai presente quel crescendo di saturazione degno dei Chemical Brothers? non era da pelle d'oca?).
E noi lì seduti per terra come per i cantautori di una volta, e il vento dal mare alle nostre spalle, potevamo solo annuire a tempo e socchiudere gli occhi in mezzo alla folla, abbracciandoci le ginocchia, che quei due tre che ballavano a lato secondo me a un certo punto erano davvero fuori luogo.

La cara Valerie ti è sembrata freddina e "accessoria"? Avrei detto solo timida. Del resto non è davvero una rocker, e non è tenuta a stare sul palco come PJ Harvey.
Dietro quelle tastiere troppo grandi sussurrava, è vero, ma a me piaceva.
Io ho sempre quest'impressione ascoltando i dischi della Morr Music, di gente che non canta realmente, ma canticchia seduta al computer come potrebbe capitare anche a te o me, spostando con il mouse cursori sullo schermo.
E le canzoni che poi restano sono una specie di log casuali mentre il flusso della musica scorre. Potrebbe essere più o meno pop, più o meno accessibile, ma resta una possibilità in mezzo a un'infinità di altre. Il momento catturato dai Lali Puna sabato sera, tra i milioni di pixel possibili, ha avuto per me tutti i colori giusti.

(thanx Gecco per le foto)
Facciamo un branding

Mentre su The Petunias prosegue il dibattito su come riempirlo, qui a polaroid cerchiamo di vendervelo.
Diciamo la verità: queste magliette dei blog si erano un po' inflazionate (e rendevano pochissimo).
Da oggi, il gadget delle phichissime blogstar che popolano la nostra redazione è l'iPolaroid. Grazie alla maestria degli artigiani della Valido Production, arriva finalmente sul mercato il contenitore definitivo delle nostre e vostre adolescenze infinite.

iPolaroid - front iPolaroid - back

Oggi va così

Lascio che le cose
mi portino altrove.
Non importa dove.


Morgan
(che nel suo sito ha anche una sezione di "diario": poco blog, molto Journal dei fratelli Goncourt).
Per la rubrica dell'aperitivo de La Laura

Franco suggerisce: Strega, Biancosarti e Sambuca di Nerone in parti uguali.
"Potreste acquisire anche poteri sciamanici, seppur per un tempo limitato".

venerdì 25 luglio 2003

Cosa c'era davvero da vedere a Montreux

Oggesù: Simone ballava!!
I-i-i-inbox

Mr. Dave Kulp invece si è presentato con un CDR da 90 minuti pieno zeppo di hip hop davvero radicale (ma con qualche concessione al più fashionable punk funk bianco): peccato che ormai lo schratch lo fanno i robot (e via mail).
Is this red?

Uno special thanx a parte se lo merita Lucio, che si è presentato in radio con un fiammeggiante vinile rosso di Last Nite degli Strokes in sette pollici. Un regalo che qualcuno presente ieri sera in radio forse avrebbe visto bene al Museo delle Oddity Records ma che noi (sbarbi dentro) abbiamo apprezzato davvero un sacco :-D
La prossima volta però vogliamo il giubbotto di pelle di Julian Casablancas.
Meno classifiche, + chitarre

Qualche giorno fa FFWD si divertiva a *non* linkare la classifica dei migliori assoli di chitarra dell'indie rock (quasi un controsenso).
Non sarò certo io a rovinare il gioco, però forse vi posso dare un aiutino: date un'occhiata alla quantità di Nastroni per l'estate che ha sfornato la redazione di Stylus Magazine (e commentati canzone per canzone).
Viene voglia di correre a farne uno, da lasciare in radio giovedì prossimo, quasi come puntata "postuma".

A proposito: grazie a tutti quelli che sono passati ieri sera nell'incasinatissimo studio di Radio Città 103. E' stata un'ultima puntata contro ogni morale: però pare che a qualcuno sia piaciuta - almeno il finale ;-).

giovedì 24 luglio 2003

Summer here kids

Non è che questa sera a polaroid ci sia proprio una festa (non saprei neppure dire se questa sarà l'ultima puntata prima delle vacanze). E' solo che vengono a trovarci un po' amici, i programmi che normalmente seguono il nostro hanno già chiuso la stagione, e quindi la notte di Radio Città 103 si apre davanti a noi, calda e umida come le cuffie della regia dopo che le hai indossate per tre ore.
Insomma, se volete noi siamo , in Via Masi 2 dalle venti (con calma), sul confortevole mono dei centotre punto cento in modulazione di frequenza. Portate le birrette :-)
Reporter senza frontiere (musicali)

Serata di chiusura del Festival di Montreaux
Miles Davis Hall - sabato 19 luglio 2003

La partenza non è stata delle migliori: solo al momento di ritirare i biglietti abbiamo scoperto che erano saltati Trevor Jackson (Playgroup) e i 7 Hurtz, impossibilitati a raggiungere Montreux a causa di uno sciopero della British Airways.
Superata la delusione, ci consoliamo quando alle 22 entrano in scena i Liquid Liquid, storico quartetto di New York, tra i protagonisti della scena punk funk dell'East Village dei primi anni '80. Autori solamente di 3 ep, sono tornati questa primavera a suonare dal vivo dopo un'assenza di 19 anni, e bisogna ammettere che il loro set è stato di ottimo livello, con un pubblico tranquillo ma molto attento.
La cosa che più colpiva era la loro voglia di suonare, la felicità di esibirsi dal vivo dopo tanti anni che traspariva dai loro volti. Per la cronaca il fonico del loro set è stato James Murphy (LCD Soundsystem).

Dopo un dj set senza infamia e senza lode ad opera di Headman, a mezzanotte sono saliti sul palco i Rapture che hanno suonato un'ora veramente energica, con un finale decisamente trionfale grazie alla versione devastante di House of Jealous Lovers che ha trasformato la hall in un mega dance floor.
Il tempo di un cambio di palco (coperto ancora da Headman) ed ecco salire insieme James Murphy e i Two Many Dj's.
Anche se con il concerto dei Rapture la serata aveva iniziato a scaldarsi, la vera svolta è avvenuta con l'inizio del dj set. James Murphy e i Two Many Dj's si alternavano in console suonando 2-3 dischi ciascuno e, soprattutto i secondi, hanno creato un'atmosfera incredibile con dei mixaggi all'apparenza improbabili: vedi Vitalic vs Nirvana o Cult vs Andrea Doria (la mitica Bucci Bag).
La sostanza è stato l'abbattimento totale delle barriere musicali, mixando tra loro in maniera impeccabile indie, techno, hip hop, rock, electro e chi più ne ha più ne metta.
Alla fine dopo due ore e un quarto di completo delirio, la serata è terminata con il rammarico che purtroppo in Italia è praticamente impossibile assistere a un evento del genere (che tra parentesi, si va ad inserire di diritto nei miei primi 10 di tutti i tempi).

Alberto Simoni
Postamericana: prima del grande freddo

Return of the Secaucus Seven“E’ bello avere intorno persone a cui non devi spiegare le battute”. Liofilizzato nell’osservazione di una delle sue protagoniste, ecco il senso profondo del film di John Sayles che verrà proiettato questa sera all’Ex Mercato di via Fioravanti 24.
Return of the Secaucus Seven racconta di un gruppo di vecchi amici, compagni d’università ai tempi del Sessantotto, che dieci anni dopo s’incontrano per un weekend. Le loro vite hanno preso strade diverse, com’è naturale, ma bastano due giorni per accorgersi di continuare a far parte di una comunità con un suo codice e un suo linguaggio. In cui, per l’appunto, ci si capisce al volo.

E quasi non ci credono, i sette di Secaucus, perché di solito là fuori non riescono a dire quello che sentono, non riescono ad esprimere le loro emozioni. Hanno slanci, si fermano, ripartono, si bloccano di nuovo. Il loro modo di parlare è frammentato come il mosaico di storie alternate che compongono questo e tanti altri film di Sayles, “da oltre vent’anni il cantore di un’America contraddittoria, corrotta ma insieme morale, fasulla ma desiderosa di riscatto. (...) Un regista che, a 53 anni, resta il più autentico degli indipendenti americani, uno di quei cineasti che non hanno fatto scuola, che non si sono rassegnati alla mediocrità e alle interferenze, che non sono andati in pellegrinaggio al Sundance per vendere i loro progetti alle majors” (così scrive Emanuela Martini sul numero di Film Tv in edicola questa settimana).

Un autore che si inserisce alla perfezione in una rassegna come Postamericana, che prova a descrivere l’ambivalenza del sogno a stelle e strisce.
Regista, sceneggiatore, attore, montatore e anche produttore dei suoi film, Sayles ha sempre raccontato con grande empatia le piccole battaglie quotidiane dei suoi personaggi. E gli scarsi mezzi economici che ha spesso avuto a disposizione (il che ha significato: pochi ambienti, semplicità delle inquadrature e grande attenzione ai dialoghi) non hanno fatto che contribuire a rafforzare la sensazione di autenticità di queste battaglie.

Proprio come accade in Return of the Secaucus Seven, un film che molti ritengono abbia ispirato Lawrence Kasdan per realizzare Il grande freddo. Peccato quindi per i suoi sottotitoli in italiano, che più di una volta rendono in modo approssimativo le battute originali. Peccato anche per le condizioni della pellicola, che dopo 23 anni ha visto quasi tutti i colori stingersi in un’uniforme tonalità magenta. Ma questo sembra essere il destino di molti film degli scorsi decenni, se è vero che è toccato anche agli altri già programmati, Chappaqua e Lontano dal Vietnam.

Proiettare in video sarebbe più semplice, certo. Ma nessuna moltiplicazione di pixel potrà mai ricreare l’immagine intensiva della riproduzione fotochimica. E il tentativo di aprire un cinema all’interno di un centro sociale come l’Ex Mercato 24 (ora all’aperto, sotto la tettoia, poi al chiuso) ha come obiettivo anche quello di riciclare pellicole che presto saranno solo cimeli ammassati dentro locali inaccessibili.
La precarietà, le sedie sgangherate e gli impianti autocostruiti esprimono il carattere originario del cinema, che gli ha consentito di presentarsi, all’indomani della guerra, nelle arene estive ricavate nei luoghi distrutti dalle bombe. E che ora gli consente di presentarsi in uno spazio progettato per ospitare frutta e verdura.

Sergio Palladini

mercoledì 23 luglio 2003

Dove sarò sabato prossimo?

DJ Amarezza è il più grande di tutti, e adesso cita pure Pavese (avete capito bene: Cesare Pavese + K Records = Postcard Punk).
Non so se ci meritiamo tutto l'affetto che ci riserva, l'unica cosa che possiamo consigliarvi è di scrivergli e chiedergli di mettervi nella sua mailing list.
Per il momento i fatti sono due:
- la gara per la copertina indie rock dell'anno è chiusa ;-)
- sabato 2 agosto a Sassuolo Black Candy in concerto, ad aprire per Paul + Paula.
Dov'ero sabato? (2)

Dato che Mr. Dave Kulp è ancora troppo timido per postare su polaroid (oppure un contratto di esclusiva con il mensile più phighetto glielo impedisce), del concerto dei Rapture di sabato scorso per il momento segnalo le snapshot di Frederic.
Dov'ero sabato?

"Me, I'm indie-rock retarded, and had no idea who most of the bands were on the lineup" = la prossima frase che scriverò a pennarello su una maglietta.
(dalla recensione del Siren Festival sul Village Voice).

martedì 22 luglio 2003

L'hip hop che piaceva a Marinetti
(Qui non si canta al modo delle rane)

Amari - 'Gamera'Gamera (accento sulla "e"), secondo album e mezzo degli Amari, arriva finalmente sui nostri giradischi grazie alla brillante etichetta friulana Riotmaker.
Quello che però i comunicati stampa non dicono, ma che possiamo svelarvi qui a polaroid, è che si tratta della ristampa rimasterizzata dell'omonimo vinile uscito nel 1913 allegato al primo numero della rivista Lacerba.

Da Parigi, Filippo Tommaso Marinetti insisteva che dopo il Manifesto della Musica Futurista si passasse a sfornare dischi: il movimento era caldo, ribolliva. La musica degli Amari si diffondeva da ogni grammofono e la portata politica di un pezzo come Squadritto (posto strategicamente in apertura d'album) è percepibile bene ancora oggi: "Dobbiamo scrivere buone canzoni per serial killer / Dobbiamo vedere un cielo azzurro anche di notte / Dobbiamo convincerci e ci riescono / Sotterrare il dubbio".
(Nelle antologie del Ventennio, quel colore "azzurro" venne censurato, forse perché richiamava alla mente certe campagne di affissioni politiche dell'epoca).

Ardengo Soffici, non ancora imbolsito, spopolava ai party fiorentini con la maglietta dalla Sega Elettrica rosa, mentre le liriche di Pasta e Dariella, nelle loro sfumature più crepuscolari, venivano prese a modello anche da Aldo Palazzeschi e Corrado Govoni: "girare venti volte attorno a casa / per rientrare e scoprire che / sì, è pronto il caffè. E' pronto il caffè" (da Accipicchia).

Ma sono state le Parole in Libertà lasciate rotolare lungo tutto il disco che "hanno veramente spaccato" (Benedetto Croce, La Filosofia delle Spirito e l'Arte del Turnablism, vol. IV, pag. 795), e hanno fatto dichiarare a Marinetti: "Questa crew, di verace italica razza, schianta la lingua che fu di Dante beat su beat, per forgiare metriche meccaniche mai viste prima, per scuotere il vile popolo pop. Dopo il verso libero, ecco finalmente le parole in libertà! E con una musica davvero giusta!".

Basterebbe prendere brani come Assaulto! o Pantaleone per avere luminosi esempi della capacità artigianale degli Amari: "Culo sul marciapiede, cosa fai questo weekend, download uomo di sabbia con cravatta chic, gioca in borsa con timone sul gommone, gonfialo e poi bucalo". O ancora meglio il geniale ad libitum del ritornello di 5 Words: "Cinque parole che si ripetono, cinque parole che si ripetono, cinque parole che si ripetono..."
(non preoccupatevi: la capirete fra un attimo).

Ed era pura coscienza di classe, invece, quella che affiorava nello slogan internazionalista We'll save the world with our part time jobs: "We are wannabees / We the mallrats / We get stuck with hello kitty".
E lo studente consideri un brano "serio" come Lettere da sparo: l'avessero fatta oggi i Tiromancino, per dire, sarebbero andati al Festivalbar. Agli Amari, invece, toccò girare un intero tour sopra un autocarro OM senza telone per il rimorchio.
Gli Amari hanno giocato a tutto campo, fregandosene della Scena ("La scena non esiste"), diventando i profeti e gli epigoni della poetica del Farraginoso, legando musicalmente discorsi che fino a un attimo prima di girare la manovella sembravano lontanissimi (furono tra i primi a tradurre in Italia DJ Ombra, i Topi Su Marte e i Confini Del Canada, ma pochi sembrarono accorgersene).
C'è così tanta roba in Gamera che uno non fa in tempo a capirci qualcosa che è già finito.
"Chiaro, così lo ascolti il doppio delle volte!".
Cinema western

Cinematica = Sillabazione/Fonetica: [ci-ne-mà-ti-ca]. Etimologia: Dal fr. cinématique, deriv. del gr. kínìma -atos 'movimento', da kinêin 'muovere'. Definizione: s. f. (fis.) parte della meccanica che studia le proprietà del moto indipendentemente dalle cause che lo producono.

Le proprietà del moto causate dalla musica dei Calexico sono, com'è noto, armoniche ma affatto uniformi.
Inoltre, hanno la caratteristica di riguardare tanto il campo dell'acustica quanto quello dell'ottica, data la loro capacità di illuminare spazi vasti e distesi, piani cartesiani dove sull'orizzonte fisico soffia un vento d'altri tempi.

Su queste praterie, pioneri ed esploratori trovano facilmente nuovi cammini. L'ultimo singolo dei Calexico, ad esempio, oltre a contenere la stupenda versione di Alone again or dei Love (che già ci aveva meravigliato dal vivo), regala un incredibile remix di Woven Birds curato da Cinematic Orchestra.

Joey Bruns ha espresso più volte il desiderio di tornare a scrivere colonne sonore per film in futuro (la prima esperienza non era stata proprio soddisfacente): questi sette minuti manipolati da Jason Swinscoe e soci srotolano la pellicola riarsa di un western dal technicolor insolitamente pacato e la proiettano alle spalle (ampie e tranquille) dei Calexico.
Cinematico qui è il fascino di questa mutazione, un moto niente affatto indipendente dalla causa che lo produce.
Ancora a proposito di Playboy

New Order - 'Blue Monday'Da bambini, in terza serata su Telesanterno, imperdibili repliche di show, a volte nemmeno doppiate.
Spesso, come colonna sonora, "the best-selling 12" single of all time".
Poi, da grande, il titolo della mia trasmissione preferita su Radio Città 103 :-)
Ecco qui la storia di Blue Monday.
(link via The Modern Age)
Conigliette con le ali

Hugh Hefner e Stan Lee uniscono le forze contro il crimine.

lunedì 21 luglio 2003

E tu mi fai, dobbiamo andare al cine, e vai al cine, vacci tu

Ieri sera, sto tagliando i pomodori e le zucchine e ascolto il Gran Galà di Seconda Visione sulla concorrenza, ho capito: la stagione cinematografica 2002/2003 di Polaroid ha avuto un suo eccentrico surrealismo.
A tale riguardo, vi basti sapere che è cominciata con The dancer upstairs ed è finita con 28 giorni dopo.

Quelli di Polaroid sono andati al cinema un po' come hanno condotto un programma in radio e fatto post su questo blog, con una certa estetica casualità, fascinazione per il mistero, inconsapevolezza pascoliana, scompiglio dadaista, languore preraffaleita, allo sbaraglio.
Ebi e ellegi pescavano dal giroscopio i film da vedere come funamboli degli umori vicendevoli.
Ne è conseguita la visione compulsiva di tutte le commedie francesi e i melodrammi romani e parmigiani, per l'inverno freddo freddo, le pellicole sociali iberiche, affiorando la primavera, gli horror inglesi derivativi, avanzando la stagione calda.

Di tutto ciò la redazione non conserva memoria, come di vacanze estive lontane di cui, precipitato il ricordo, serbiamo paesaggi confusi e pastiche architettonici.

Soltanto, sporadicamente affiorano le immagini: Laura Morante vestita da mimo francese, che insegna danza classica in inglese in un film americano, Javier Bardem che gigioneggia con Laura Morante sopra la palestra, e beve birrini al bar sport di Vigo, mentre la moglie del suo amico è una sirena che inscatola tonni, e quell'altra spela i polli e limona con un dirimpettaio affetto da machismo, molto attento a non rompere gli occhiali da vista Armani e non bruciare il salotto, nell'appartamento di fianco, intanto, Sigourney Weaver limona col suo figliastro sdottorando di accademia, e Charlotte Rampling, con il figlio di un amico, mentre Carol Bouquet ingolla champagne al grand hotel perchè gli altri alcolici le danno l'emicrania, le ragazze irlandesi con le orecchie grandi rinunciano alla fuga dalla lavanderia, per via del cilicio trascendendale, e quelle con gli occhi grandi si esibiscono per fuggire allo sguardo ottuso di uno che fissa e fuma, e quelle altre ancora, segratarie, si invaghiscono degli avvocati, che hanno l'espressione perduta di James Spader e si tagliano a pezzetti, perchè il vento se le porti via, e in quell'altro c'è Yvan Attal, meraviglioso e tradito dalla moglie Charlotte, con Terence Stamp, su un aereo tagliato a mezzo, dove c'è pure, poco più in là Nicolas Cage, che racconta le storie, in via del tutto sperimentale e Kathrine Keener che vigila, vestita in bianco nel cortile di casa, o ancora, altrove, licenzia impiegati, in piedi, sulla scrivania, reggendo un mappamondo.

domenica 20 luglio 2003

Tempo libero VS Polaroid

Accidenti, una settimana che non scrivete niente sul blog, ma dove siete finiti?

Lunedì sera, la discoteca
Martedì sera, la discoteca
Mercoledì che mal di testa, ma sono andata alla discoteca
Giovedì sera, la discoteca
Venerdì sera non volevo andarci
ma Fabio è venuto a cercarmi
e allora sono andata,
alla discoteca
Sabato sera, la discoteca
Domenica
alla discoteca


(No, niente vacanze ancora. E' che a volte le cose vanno troppo veloci e nemmeno un blog gli sta dietro.
Oppure siamo noi che siamo troppo lenti.
Insomma, i bpm di queste pagine e di questi giorni sono tutti da aggiustare.
E noi non siamo dei dj).

mercoledì 16 luglio 2003

Posso stringerti le mani?

Quando sei ai una festa con una chitarra in mano e alcuni vuoti a perdere intorno a te, avresti una gran voglia di suonare tuttasera whole lotta love, o do you think i'm sexy, o anche, se proprio, dieci ragazze per me: ma nessuno te le chiede. Te ne chiedono sempre un'altra, e tu ti chiedi il perché: cosa c'entri tu con questa canzone?

Nessuno lo sa. No, aspetta, Luca Sofri lo sa. Chi l'avrebbe mai detto.

martedì 15 luglio 2003

"Un altro mondo è.... bleeeargh!"

Segnalo a chi oggi capitasse qui dal commento di Rekombinant, a sua volta linkato da Leonardo, che in questi due anni Blogger ha cambiato la sistemazione degli archivi, e il permalink è diverso.
Ora il post di Leo sul film lo trovate qui.

lunedì 14 luglio 2003

Musica per black out

Young Marble Giants - 'Colossal Youth'Alle tredici e quarantasette Bologna non era deserta, era scarnificata. Incontrai pochissime persone, a gruppi di due o tre, lungo tutta Via Santo Stefano. Si dirigevano verso i Giardini Margherita, da dove sarebbe partita la Street Parade. Avevano le maniche delle magliette nere tagliate, bermuda neri larghi e bassi, berretti da baseball e catene sottili intorno al collo. Sembravano muoversi senza produrre suono, annichiliti anche loro dal caldo, mentre i cani al loro fianco trotterellavano piano con la lingua a penzoloni.
Nessun altro in giro. Vetrine chiuse. Credo di non aver visto passare nemmeno un autobus. Potevo sentire la ruota della mia bicicletta appiccicarsi alla strada sciolta e staccarsi lenta contro ogni pedalata.
Nessun altro in giro, soltanto il sole a picco e l'alito cattivo della città che mi soffiava contro salendo dall'asfalto, come se avessi spalancato la porta di una stanza dove mancava l'aria da molto tempo. Legno marcio, materassi, ruggine, spazzatura e sudore. La città era un magazzino abbandonato sotto il sole, e nessuno l'avrebbe messo mai più in ordine.

Mentre mi trascinavo a fatica mi era tornata in mente quella parola: scarnificata. L'avevo sentita pronunciare la sera prima a proposito di Colossal Youth, e pensai che in quel momento Bologna era proprio scarnificata come una canzone degli Young Marble Giants.
Tutti dicono che la musica degli YMG è oscura e notturna, ma io trovo che sia formidabilmente appropriata anche a questa nuova stagione di siccità, tanto il suo obiettivo sembra essere quello di spolpare ogni struttura.
Gli spazi vuoti tra i pochi strumenti (chitara e basso dai toni new wave, singhiozzi di batteria elettronica e accordi di organi smaccatamente infantili) sono un paesaggio senza ombre, calore che avviluppa e umidità che soffoca.
Mentre la voce di Alison Statton (che solo un difetto della vista può far apparire fragile, dolce e sottile) sovrasta ogni cosa come un sole dal quale non si può sfuggire. Non c'è un filo di emozione nelle sue corde vocali, nemmeno quando canta i versi più dolorosi.
Le canzoni degli Young Marble Giant seccano la gola di una sete angosciosa, prossima al panico. Non pioverà nemmeno questa notte. Black out in pieno giorno.

venerdì 11 luglio 2003

Non sono polaroid ma va bene lo stesso

Stavo cercando un po' di foto dei The Tyde e mi sono imbattuto in Underexposed - photos from the indie scene, piccolo sito dedicato a raccogliere foto dal vivo delle band che passano per Londra.
Nella lista ci sono quasi tutti i nomi che ci piacciono e anche qualche posto che abbiamo visto :-)
Favourite click: The Bangs (prossimamente su queste frequenze) e Karen O. Sconsiglio invece le Gossip.
E' (ri)fatta

Ieri sera i ragazzi di Glamorama (l'ultima puntata prima del tour balearico potete scaricarla qui) hanno iniziato il programma con un'infilata di cover davvero pregevoli, la più brillante delle quali era una versione di Mr. Grieves, traccia fantasma contenuta nel nuovo ep dei TV on the Radio (nei quali milita un ex (?) Yeah Yeah Yeahs...).

L'episodio offre il gancio ideale per linkare The Covers Project, database "in fieri" di tutte le canzoni di qualcuno suonate da qualcun altro.
Il gruppo più coverizzato di tutti i tempi sono prevedibilmente i Beatles, mentre la canzone più copiata pare sia Who Do You Love di Bo Diddley.
Su Covers Project si scoprono alcune cosucce carine: ad esempio, è possibile ricostruire una catena "transitiva" di cover (la più lunga conta 157 versioni): X fa una cover di Y, Y ha fatto una cover di Z, ecc.
Io ho provato. Scoprite voi gli anelli mancanti tra Belle and Sebastian e Elton John, passando per i Pixies...

giovedì 10 luglio 2003

e non si vedevano neanche spille in giro

E' con una certa emozione che vado a scrivere questo post.
Certi blog so' piezz'e core. E da quando seguiamo le Black Candy il nostro cuore batte sempre più indie e DIY.
Dopo il forum della Mara, ora anche DJ Amarezza, batterista della formazione più Olympica della Bassa, sbarca su internet e apre un indispensabile blog per tenere il polso della scena più sincera.
Tenete d'occhio Postcard Punk: recensioni di piadinerie di Modena Est si intrecciano con la nostalgia per le riot grrrl di una volta, e anche se sono da aggiustare i link (non parlateci di rss) potrebbe diventare una delle nostre fanzine preferite.
Virgin Vagina Seller

An anagram of singer Avril Lavigne (via Popbitch).

(dopo il thread su Britney Spears questa ve la meritate :-))


I dinosauri non si sono ancora estinti, su Polaroid
(Si nascondono dietro ai mobili).

Ultimora dalla Repubblica (grazie al timido Clutcher)
Con un intervento a sorpresa i Jethro Tull, uno dei gruppi più amati dagli amanti del rock anni '70, hanno tirato in ballo Silvio Berlusconi e le sue dichiarazioni al Parlamento europeo nel corso del loro concerto romano. Allo stadio del tennis del Foro italico, il leader indiscusso e figura carismatica da oltre 30 anni, Ian Anderson, ha introdotto "Fat Man", un brano di satira politica dedicato ai fatti del 1996, legandolo alla attualità: "Questa canzone era stata scritta per alcuni protagonisti della scena del 1996: oggi forse invece di 'Fat Man' (uomo grasso, ndr) forse si dovrebbe intitolare 'L'uomo che non teneva sotto controllo le proprie frottole'. Non vorrei che qualcuno in platea si potesse offendere ma dipende da quello che fa mister Berlusconi". (red)

Tutto molto bello, quasi commovente, ma diavolo, Fat man non è del 1996; è del 1969. E non lo dico perché ho il vinile di Stand Up in casa (uno dei miei pochi, consentitemi): sui dischi dei Jethro non c'è mai la data ed è difficile orientarsi, il loro medioevo privato comincia nel 1968 e non è ancora del tutto tramontato. Ho dovuto cercare su internet.

Adesso sarei curioso di sapere chi era il Fat man, e in che senso Anderson si pigliasse gioco di lui nel testo.

Dopodiché, mi viene in mento che Berlusconi ha ispirato ormai parecchie canzoni, e sarebbe divertente raccoglierle tutte in un nastrone. Per esempio, non so più dove ho sentito che Silvio di Dylan era dedicata proprio a lui. Cavolo, era del 1986! Dylan la sa sempre un po' più lunga degli altri.

Comunque l'estensore dell'ultimora ha ragione: i Jethro Tull sono davvero "uno dei gruppi più amati dagli amanti del rock anni '70". Stand Up è un gioiello, ma il primo lato di Aqualung, per me, è il più bel primo lato della storia del 33 giri. Mi ricorda l'estate, i grili, e che lo comprai per festeggiare che avevo appena ritirato una pagella. Anni dopo tirai tardi in un bar di Clermont Ferrand solo per ascoltarlo tutto intero dalla finestra di fronte. A Clermont Ferrand, dov'è partita la prima crociata e il pneumatico Michelin.

(Che post balordo. Mah, vedremo i commenti).

mercoledì 9 luglio 2003

Chiamate il bagnino

Ancora a proposito dell'ultimo disco di The Tyde (fatevi un'idea con l'intro di Rough Trade America), oltre a Crystal Canyons e Breaking Up the Band (entrambe dedicate ai risultati dell'abuso di droga), pare che Henry VIII, uno dei pezzi più divertenti dell'album, parli dell'odio-amore che Darren Rademaker ha nei confronti della marijuana.

Stava andando a fare un po' di surf giù a Dana Point, e guidando per la Pacific Coast Highway guardava tutte queste ville e si rendeva conto che non avrebbe mai potuto permettersene una. E pensava che se avesse smesso di fumare, o se magari non avesse nemmeno mai cominciato, se fosse stato un bravo ragazzo, un tipo regolare come...
Beh, cazzo: ho passato i quaranta e non m'importa se vivrò in una merdosa stanza in affitto per il resto della vita. Tutto quello che voglio è scrivere ancora buone canzoni e poterle suonare ed essere felice. Qui.

(oggi alle 15, ora di Londra, i The Tyde terranno un piccolo concerto su BBC 6Music)

martedì 8 luglio 2003

Sabbia calda contro la schiena

 The Tyde - 'twice' Tiene gli occhi chiusi e lascia che i rumori vengano a lui da ogni distanza: il ritmo delle onde giù in fondo, le voci delle ragazze più in là, il grido di qualche gabbiano, il vento che si è alzato da poco e soffia dal mare.
Suo fratello si è già allontanato verso il bar. Forse la differenza fra di loro è tutta qui: nei quarantadue minuti in cui il sole di un fiammeggiante pomeriggio d'estate si è tramutato nel tranquillo tramonto di un giorno di vacanza, mentre la sabbia è ancora calda sotto la schiena di lui disteso a braccia aperte.

Da quando hanno sciolto i Further, suo fratello ha pure i Beachwood Sparks, ma adesso non corrono più il rischio di vedersi confusi, né di paragoni inappropriati: non dopo quegli articoli sulla stampa inglese ("una buona recensione su NME è meglio di un disco di platino").
Il country rock è ok, ma adesso è l'estate, non so se mi spiego, è la strada che abbiamo fatto per arrivare fin qua, è questa spiaggia, la brezza, i fischi dei surfisti, è il pop soleggiato dei Byrds che rifanno Johnny Marr, è l'immancabile ballata velvettiana davanti al fuoco, è quel modo di cantare i pezzi veloci come se stesse vuotando le tasche e non gliene importasse niente (the West Coast Strokes, hanno scritto, e hanno parlato anche di Llyoyd Cole). E' l'estate: e adesso è l'ora dei The Tyde.

Lui stringe un po' di sabbia nel pugno ("everyone is a matter / everybody lies") e sa di non essere più tanto giovane. Si è fatto le ossa, non ha fatto altro per vent'anni, aprendo i concerti di Billy Idol e Duran Duran tanto tempo fa, o facendo da spalla a Flaming Lips, Sebadoh e Pavement fino al secolo scorso.
Ma a un certo punto bisogna che qualcosa cambi, come sono cambiati gli amici: "You want to know what it feels like to be a man / try spending 25 years in a band…"

E' con un sorriso che apre gli occhi. Si rialza perché ha in mente una canzone, ed è la stessa che sente arrivare dalla radio del bar. Si scuote la sabbia dalla schiena e sale i gradini di legno a piedi nudi. Le ragazze stanno ballando Go ask yer dad e non c'è niente da fare, tocca proprio muoversi con loro.
Un po' di gossip

Tra i vari duetti e collaborazioni di Justin Timberlake, ricorderemo forse solo questo.
E sabato che si fa? (si va a Benicassim?)

Calendario accorciato per Frequenze Disturbate: durerà solo due giorni.
Copio il programma da Andrea perché il sito del festival pare inespugnabile:

7 Agosto = BECK - THE THRILLS - GIARDINI DI MIRO' - I AM KLOOT
8 Agosto = NOTWIST - LA CRUS - BROADCAST - MS. JOHN SODA

Apertura porte ore 18.00 - inizio concerti ore 19.00
Costo biglietto unico per il 7 agosto - 25 Euro
Costo biglietto unico per l'8 agosto - 15 Euro
Costo abbonamento 2 giorni (7 e 8 agosto) - 30 Euro

lunedì 7 luglio 2003

Hope you enjoy el concerto

Ma sono contento per tutta la strada fatta e quella che resta del ritorno, tra i canyon e il deserto, mentre la carovana è in mano al più tranquillo dei cow-boy e io ho in tasca solo pochi spicci, sono contento anche per i compari addormentati ubriachi sul sedile posteriore della cadillac che puzza di birra rovesciata e giornali vecchi, le trombe di marcia dei mariachi ancora nelle orecchie e il sapore di tequila ancora a schioccare sulla lingua, lampadine gialle rosse e verdi appese al filo della fiera di paese e le ragazze che aspettavano un fandango a lato del palco, sono contento per il sorriso elegante di John "Autofocus" Convertino ("Italy is the best") e per i peperoncini infuocati di Joey Burns, per i loro tempi dispari e le ballate che fanno ombra, per i waltz pestati sulle assi di legno, per la Love will tear us apart che non hanno suonato (giuro) e per l'impetuosa Alone again or che invece hanno scagliato contro la sabbia di questo vento, sono contento per la tela blu dei miei calzoni, per la polvere sui miei stivali e sui miei speroni consumati, sono contento per il figlio nato al carpentiere e per la chiesa nuova che hanno costruito, per la ferrovia che finalmente è arrivata e anche per la mia Morena che ha voluto prenderla per scappare via da me, per la radio quando passa la voce di Stevie Nicks, per il veleno dei serpenti e i sentieri dei coyote, sono contento per questo mare che guardo accogliere il più limpido dei tramonti, e penso che quando non ci sarà più posto per me in questa dannata terra di California seguirò la strada della costa e scenderò oltre le baracche della frontiera, fino al cuore del Mexico.

Calexico, live in Padova, 6 luglio 2003
Buon lunedì a tutti quanti e, ovunque siate, ricordate che siete discendenti di pionieri.

sabato 5 luglio 2003

Please forgive me, for my distance

E così, se mi chiedi quale sia il mio sogno nel cassetto, io, in tutta franchezza, ti risponderò che non ho spazio nei cassetti, nemmeno per il telo da bagno.
O meglio, ti dirò, sogno un cassetto, per metterci il telo di spugna, così da toglierlo da sopra il radiatore.
Perchè questi sono i giorni degli asciugamani e dei radiatori e non dei sogni.
E questo è il funambolico dramma di avere una praticità poetica (i.e. una leggerezza tragica, che imbriglia la lirica e confonde la prosa).
Musica per blog

Loser, my religion #3Il sabato mattina che aspetti tutta la settimana: presto sveglio con supercolazione, perfino il radiogiornale militante oggi sembra avere un tono più allegro, la città è una versione caraibica di "28 giorni dopo", la pila di dischi da ascoltare aspetta davanti al monitor mentre faccio la rassegna stampa di tutti i blog che mi piacciono.

La pole position nella playlist è finalmente dedicata a Loser, my religion#3, la doppia compilation curata dalla nostra web rock radio preferita e che merita un ascolto più attento, non fosse altro per la fiducia che Andrea ci ha inspiegabilmente accordato.

La prima impressione è che questi due CD così ricchi ed eterogenei siano un fondale sonoro ideale mentre passo col mouse da un link all'altro. Per usare una delle parole (di cui ignoro il significato) sentite pronunciare più spesso ieri sera, Loser#3 funziona come un fantastico "aggregatore" della musica indipendente italiana (con qualche eccezione, ma il pezzo dei Subsonica è abbastanza trascurabile).

Ogni traccia apre una nuova finestra accanto alle altre, e parzialmente si sovrappone, differente ma nella stessa cornice. Come in un blog, pesco collegamenti nei miei archivi e ritrovo nomi già conosciuti che non vedevo l'ora di incontare di nuovo (Zen Circus, Populous, Slumber), oppure percorro sentieri inesplorati e faccio piacevoli scoperte (3000 Bruchi, R.U.N.I.), oppure mi perdo proprio, alla deriva mentre inseguo qualcosa di essenziale (Goodmorningboy, Retina.it).

Le tracce migliori della doppia compilation, secondo il gusto simmetrico di polaroid, sono le due numero 6, ovvero i Tiger Wood della scuderia Homesleep, che con When the goblin has snapped his fingers continuano a proporre un sempre più raffinato indiepop con sfumature folk, e la Don't feel bad for me degli Eva Kant, un pezzo rumoroso e melodico, ricco di contrasti a partire da quello fra la voce femminile e la voce maschile.

Ma sono tante le canzoni, tra le 26 contenute qui, che meriterebbero un bookmark.
Ad esempio, i The Candies non mi avevano coinvolto troppo con il loro album di qualche mese fa: forse dovrei assumerli a piccole dosi, dato che qui la loro There's a band playing in your living room parte forte, continua a crescere e non mi tengo.
Oppure il cantato italiano dei C.O.D., che inizialmente mi indispone, arriva al verso finale del refrain ("un po' meno attento, sempre più rapace, come te, come tutti in fondo") e mi lascia spiazzato.
O il surrealismo hip hop degli Amari ("il sapore acre di cruscotto nuovo che si sposa bene con la nicotina"), capaci di restare continuamente sospesi tra ironia e sperimentazione.

Poi, d'accordo, ci sono i "big" della scena come Yuppie Flu, giustamente messi in apertura di scaletta, o Perturbazione (qui a sorpresa in versione semielettronica), che non sbagliano praticamente mai un colpo e quasi non c'è bisogno di citarli.
Per il resto, è difficile che, su una distanza così lunga per il panorama musicale italiano, nessun ascoltatore trovi un momento di noia, o la canzone che proprio non capisce.
Ciò comunque non toglie che l'iniziativa di Loser (e di Tiscali, alla quale occorre connettersi per poter scaricare gatuitamente il tutto, unico possibile freno alla diffusione praticamente universale della compilation) sia tanto encomiabile quanto ben riuscita.
Blog Out meets Polaroid II - Il download

Mr. Valido, ormai sempre più lanciato nel mondo delle blogstar e degli aspirapolveri, ha reso gentilmente disponibile il file mp3 della puntata di giovedì scorso dedicata a Blog Out.
Grazie Matte, cento di questi sandali :-)
Musica

Ultimamente tra i blog era abitudine criticare con accetta e lanciafiamme l'inserto musicale di Repubblica del giovedì, passatempo comprensibile e spesso giustificato.
Però ieri non ho letto da nessuna parte qualche buona parola sul fatto che nell'ultimo numero ci fosse un box dedicato agli Essex Green.
Io, se un quotidiano italiano parla di qualunque disco della Track&Field, sono felice.

giovedì 3 luglio 2003

Blog Out meets Polaroid

 'Blog Out - 13 diari dalla rete' Ok, Biccio on tour era dalle parti di Firenze mezzoretta fa. Quindi, code permettendo, per una volta dovremmo essere in orario.

Per la serie, le grandi trasmissioni che hanno fatto la storia della radio, questa sera a polaroid presentiamo "Blog Out - 13 diari dalla rete" (pubblicato dall'editore Novecento di Roma): non un libro sui blog ma un libro fatto di blog, con dentro tutta la bella gente che abbiamo conosciuto in questi anni. Anche noi, insieme a Leo, Jonathan e Arturo, abbiamo messo la nostra parte.
E mi piace ricordare che il ricavato del libro andrà a Emergency :-)

Non ho idea di quanto sarà una presentazione seria (quella si svolgerà domani...), ma se volete passare dagli studi di Via Masi 2 con una birretta (e magari comperare una copia del libro) dovreste trovare una bella balotta.
In alternativa, non mancate alle venti sul confortevole mono dei centotre punto cento in modulazione di frequenza di Radio Città 103 (e se siete fortunati trovate lo streaming, altrimenti c'è l'archivio).
Oddio, e non mi sono neanche pettinato!

Non ci credo.
Sono in ufficio e sto ascoltando a volume bassissimo radio Loser e c'è Andrea che fa un'intera puntata su blog e musica indie, e cita tutti i nostri link preferiti, e ci siamo anche noi e... oggesù, passa anche il tremendo jingle.
E noi non abbiamo ancora fatto la recensione della compilation...
La crema del piacere

Secondo me la copertina di Repubblica Salute di oggi l'ha disegnata Daniele Luttazzi.
Mi raccomando, dopo polaroid

Rubiamo il lavoro ai ragazzi di Seconda Visione e vi segnaliamo Postamericana, la rassegna curata dal Cineclub Fratelli Marx che si inaugura stasera negli spazi all'aperto dell'Ex Mercato (in via Fioravanti 24) e che andrà avanti tutti i giovedì di luglio.

L'idea della rassegna è di raccogliere un po' di quel cinema caratterizzato dal sentimento POSTamericano, rintracciabile a partire dagli anni della guerra in Vietnam. Alla base c'è la considerazione che, per chi è cresciuto a pane e Hollywood, "essere anti-americani sarebbe impossibile".
Non a caso, infatti, quasi tutti i film in cartellone sono di produzione statunitense. Eppure, ognuno in modi e momenti diversi registra una crisi della rappresentazione "ufficiale" del mito degli Stati Uniti.

Primo titolo in programma THE ATOMIC CAFE' di Kevin Rafferty (preceduto dal corto 8 a due di Alessandro Chiarini).
Questa dei cortometraggi è una buona abitudine che si manterrà per tutta la rassegna. Tutti i film sono in pellicola 35 o 16 millimetri.
Blog: perQeuneau?

Mentre qui a Bologna fervono i preparativi per la puntata Blog Out di polaroid, segnaliamo con piacere che a Milano, presso lo spazio METAVERSE, internet point in via Plinio 48, questa sera alle 18 ZOP in persona presenterà Blog. PerQueneau? La scrittura cambia con internet, (Luca Sossella editore) che traduce su carta gli esperimenti del blog Esercizi di stile (dentro c'è pure un esercizietto nostro :-).
Collegatevi!
Non solo Asteroids

Stasera vi consiglio tre diverse marche di joystick, ottava meraviglia della fuck id series sfornata dalla Chemikal Underground.
(thanx to Alberto Simoni from Beatbox)


ps: mah, sì, avrei potuto fare il figo e lasciare tutto così, questi post di una riga sola che piacciono sempre e fanno tanto blogstar, freddi e determinati sulla preda (chi è che parlava di blog cacciatori?) ma al tempo stesso distaccati e quasi autoironici ("hey lo vedo, è solo un link a qualcos'altro: io non mi sognerei mai di produrre nulla"). Poi magari andavate voi a cercare su google questi Kempston, Protek & Fuller, e scoprivate che si trattava di marche di accessori per il caro vecchio ZX Spectrum, e che poco altro di loro si sa. Però non mi andava, la musica era troppo morbida e incalzante al tempo stesso per non aggiungere due righe. Ma basta, che li ho sentiti una volta sola e non mi hanno lasciato il disco. Niente, così, se vi capita scaricateveli.
Redazione allargata

Proprio mentre Max dedica un bel post agli anni 80, Pitchfork regala un 8,3 alla raccolta dei singoli dei Duran 80-85.
We love the city

cause it never loves us back

martedì 1 luglio 2003

Ci vuole poco per sentirsi più vicini

E' arrivato luglio, e anche se non siamo ancora back in the summer of '72 come suggeriscono i The Sun, in questa stagione le distanze aumentano.

Alle conferenze universitarie se ne parla come del rimedio a tutti i mali; chi non li ha passa per anziano rincoglionito; Raquel Welch ne ha ordinati sette paia: ormai i commenti cell'hanno tutti.
Perciò da oggi anche polaroid ha deciso di dotarsi, almeno per il periodo estivo, della finestrella dove potete lasciare vostri pensieri e suggerimenti.
(ovviamente, appena installati, già non funzionano)

Non bastasse, da oggi cambiamo anche l'indirizzo di posta elettrica: polaroid103 (chiocciola) libero.it per le cartoline dalle vostre vacanze, per dirci cosa suona il jukebox sulla vostra spiaggia e raccontarci quali cassette avete portato con voi.

(chi capisce la citazione del titolo ha fatto tardi come noi)