venerdì 30 gennaio 2015

Quella volta che sono finito in una mostra

Facce da bloggers

Amici di Roma, se questa sera verso le 6 siete dalle parti di Via Margutta, ci possiamo vedere a banco alla Galleria Vittoria. Inaugura infatti la nuova mostra della fotografa Elena D'Atrino dal titolo "Facce da blogger", una galleria di ritratti di gente che, come il sottoscritto, nonostante tutto, continua a tenere un blog nel 2015. Lo so, penserete che è il solito evento autoreferenziale da sopravvissuti, ma in realtà sarà pieno di personaggi simpaticissimi, le fotografie sono molto belle (tra l'altro il 10% dei ricavati delle vendite andranno alla fondazione Europa Donna Italia) e la musica che metterò sarà ovviamente incantevole. Tutti al vernissage!

mercoledì 28 gennaio 2015

Wish we were

 Pinkshinyultrablast - Everything Else Matters

Una volta Simon Reynolds ha detto che la più grande debolezza dello shoegaze era la quasi totale atrofizzazione del ritmo. C'era questa immagine di gente che ciondolava a un concerto, ma era come se i corpi fossero quasi rimossi dalla percezione della musica. Anche se il punto in questione credo fosse una critica dell'approccio "da bianchi" al suono, e il tono anche un po' provocatorio, forse l'osservazione non è del tutto fuori luogo. Se l'elemento distintivo dello shoegaze resta quel muro di echi e riverberi edificato sulle chitarre, dove la musica sembra immergersi e dissolversi, per tutto il resto rimane sempre meno spazio. Anche il copioso revival dello shoegaze e le reunion degli ultimi anni, dai sovrani My Bloody Valentine in giù, mi pare non abbiano fatto molto per smentire questa opinione, senza radicali aggiornamenti.
Arriviamo così a questo Everything Else Matters, album di debutto dei Pinkshinyultrablast, band russa dal nome formidabile (preso in prestito da un disco del 2002 di un'altra band shoegaze americana, gli Astrobrite). Quello che mi ha colpito al primo ascolto è stato proprio il modo in cui le canzoni stanno letteralmente saltando per aria sotto gli strati di chitarre e synth. Come se la musica dei Pinkshinyultrablast non potesse rimanere ferma dentro un suono omologato e scappasse da tutte le parti. Sono quasi tutte veloci le canzoni di Everything Else Matters, o racchiudono scatti e propulsioni, anche quelle più malinconiche, e c'è un'inquietudine lacerante che le tiene in continuo stato di agitazione. La batteria corre mentre le chitarre stridono. Il contrasto tra la voce e le melodie iperluminose di Lyubov Soloveva (i cui paragoni con Elizabeth Fraser si sprecano) e il tumulto di quello che succede sotto di lei è senza dubbio uno dei principali punti di forza della band. A qualcosa del genere  tendevano anche gli Asobi Seksu, in anni recenti, ma mi pare che in questo disco ci siano un'asciuttezza e una determinazione diverse. Il quintetto di San Pietroburgo non è mai "svenevole" (altra parola che spesso torna in mente quando si tratta di parlare di shoegaze), pur restando del tutto fedele ai canoni del genere. In un'intervista di qualche mese fa ho ritrovato questa dichiarazione d'intenti: «we’ve always wanted to play pop music with an explosive character, that is, what we call it, “thunder pop”». E anche se questa etichetta è francamente terribile, credo che comunque serva a rendere l'idea: qualcosa di tempestoso, celestiale ma diretto e capace di scuoterti, legato a un ideale di pop perfetto, perseguito con rabbia e tenacia.

(mp3) Pinkshinyultrablast - Ravestar Supreme

martedì 27 gennaio 2015

"Non ho mai mollato ed ora anche volendo, è troppo tardi."

Oggi mi sono imbattuto in due interviste davvero belle a due "veterani" della scena indipendente italiana. Due persone provenienti da due mondi diversi, seppure vicini, e con percorsi diversi. Ma quello di cui parlano ha qualcosa in comune: racconta una dedizione e una passione che si fanno lavoro quotidiano, che soprattutto riescono a darsi un obiettivo non banale, non soltanto personale, e che alla fine diventano una vera e propria etica. Prendetevi un quarto d'ora per leggerle, ne vale la pena.

«Insieme ad Enrico de LeTormenta scrivevamo EP, classica fanza hc punk animalista e sxe, incentrata su quello che c'era in Italia. Abbiamo fatto 3 numeri tra il 1998 e il 2000. Il primo era interamente battuto a macchina da scrivere. Ho dei ricordi meravigliosi di quel periodo, andavo a casa di Enrico dopo la scuola e gli dettavo i miei pezzi scritti la mattina durante le lezioni, perché lui era più veloce a battere. Passavamo un sacco di tempo in copisteria a fotocopiare e poi sua madre ci assemblava le pagine con la macchina da cucire. EP era l'unica fanza cucita a filo, ne andavamo molto fieri.»
- Michele Camorani (Serimal / Havah / La Quiete / Raein...) intervistato da Marco Pasini su Forthekidsxxx



Ferruccio Quercetti - CUT / Ferro Solo
«I musicisti e le band di talento in questo paese ci sono sempre stati. E non è vero che qui non c'è una cultura rock: questa è una cazzata che sento troppo spesso. In Italia una cultura rock c'è eccome, solo che non è nazional-popolare e neppure accademica: è una cultura minoritaria, per carbonari. Non è una cultura di massa e neppure una cultura d'élite da far piovere dall'alto. Perché in questo paese funziona così: c'è la discarica culturale nazional popolare oppure la cultura "alta" da guardare con un certo timore [...]. Un fenomeno di cultura popolare stratificato come quello del rock and roll e delle sue derivazioni è incomprensibile da questo paese, o perlomeno non a livello di massa.»
- Ferruccio Quercetti (CUT!/ Ferro Solo) intervistato da Tony "Face" Baciocchi

Beaches Brew 2015


Beaches Brew 2015
sulla spiaggia, gratis!





















lunedì 26 gennaio 2015

Double negative

Love Of Diagrams - Double Negative

Oggi è l'Australia Day, e qui a polaroid ogni scusa è buona per festeggiare uno dei Paesi che nelle ultime stagioni mi ha regalato alcune tra le maggiori gioie musicali. Tra i dischi che attendo di più in questo inizio di 2015 c'è anche quello che segna il ritorno dei Love Of Diagrams. Forse qualcuno li ricorderà per l'album del 2007, Mosaic, pubblicato dalla statunitense Matador. Il prossimo Blast invece arriva tra qualche settimana su Bedroom Sucks ed è stato registrato insieme a Steve Albini all'Electrical Audio Studio di Chicago. Il risoluto singolo che lo anticipa, Double Negative sembra confermare il marchio di fabbrica del trio di Melbourne: un suono post-punk aggressivo e rigoroso, quasi severo, che sa comunque concedersi melodie, seppure come sempre piuttosto inquiete.

(mp3) Love Of Diagrams - Double Negative

Newglads live @ polaroid alla radio!

Newglads live at polaroid - Radio Città del Capo

Lunedì scorso sono venuti a trovarmi in radio i Newglads. La band bolognese sta portando in giro in questi mesi l'ultimo ep Navel Gaze e ci ha regalato un paio di versioni unplugged più un inedito che vedrà la luce in primavera. Matteo e Cristiano sono cresciuti a pane e Oasis, come raccontano loro stessi, e nella loro musica si avverte in maniera limpida tutto l'amore per il suono brit-pop più schietto. Qui trovate il podcast completo con la nostra chiacchierata, mentre qui sotto le canzoni dal vivo:

Newglads live unplugged @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2015/01/19

How Long Will You Run For?
Wind Chimes
Do We Have Any Chance?


venerdì 23 gennaio 2015

Quella volta che io e Ivan Smagghe ci trovammo a banco a Parma


Questa sera, di colpo, i gradi di separazione tra me e la Boiler Room si ridurranno a uno. Per una serie di eventi imperscrutabili, probabilmente errori tecnici, omonimie e vari altri equivoci, finirò a mettere qualche disco in apertura a una serata che peraltro è formidabile. Prima ci saranno i concerti di Populous e dei nostri Welcome Back Sailors (autori di due fra i dischi di musica elettronica più apprezzati e chiacchierati dello scorso anno, in Italia e non solo), e a seguire il dj-set di Ivan Smagghe, veterano delle consolle di mezzo mondo, autore di mille remix e collaborazioni, da Andrew Weatherhall in giù.
Tutte le info sulla pagina facebook dell'evento curato da Solaris: ci si vede a banco!


Growing up is for trees!


Con questo laconico trailer pubblicato un paio d'ore fa sul loro sito, gli I'm From Barcelona annunciano per il 25 marzo il loro nuovo album, intitolato Growing Up Is For Trees. Il disco, il quinto in carriera, arriva dopo ben sei anni dall'ultimo Forever Today e segnerà il decimo anniversario per la nostra amata band svedese. Qui a polaroid cominciamo a mettere il vino in fresco per i brindisi.

Until you find your way back to me again

Darren Hanlon - When You Go

La malinconia della luce del pomeriggio sugli scatoloni con dentro tutte le tue cose. Non li sposterò. Aspetterò che tu riesca prima o poi a ritornare. E intanto mi faranno compagnia i libri che hai lasciato qui, e le canzoni che ho scritto per te. Il nuovo singolo di Darren Hanlon racchiude in poche immagini tutta la poesia che conosciamo bene nel cantautore australiano, capace di fulminante humour e delicatissime passioni, ma questa volta si avverte un'asciuttezza nuova nella scrittura, un calore più vivido nel suono che rende le sue parole ancora più dirette. Darren Hanlon sta per pubblicare il suo quinto album, Where Did You Come From?, sulla propria label Flippin’ Yeah Industries e intanto si possono ascoltare singolo e b-side qui.

(mp3) Darren Hanlon - When You Go

mercoledì 21 gennaio 2015

Write me a letter, fill my mind with doubt

Trust Fund

Appena sei mesi fa li vedevo suonare davanti a poche decine di persone, nella piccola chiesetta di legno all'Indietracks Festival, e oggi passano regolarmente su Stereogum, stanno per pubblicare un album per Turnstile e i loro adorabili video fanno il giro di tutte le webzine. I Trust Fund sono cresciuti in fretta e sono cresciuti parecchio bene, almeno a giudicare dalle prime anticipazioni del loro debutto No One's Coming For Us. Ellis Jones, da Bristol, è la mente dietro questo progetto, e la sua voce salta da melodie nervose a falsetti beffardi, mentre le chitarre passano di continuo da toni lievi e agrodolci a momenti più pieni, distorti e aggressivi, con una forma che a volte ricorda un certo stile alla Pixies / Weezer, e che personalmente mi ha fatto tornare in mente un mio vecchio pallino, gli svedesi Envelopes. Notoriamente io non ci prendo mai, ma i Trust Fund sembrano già una delle promesse di questo 2015.

(mp3) Trust Fund - Essay To Write
(mp3) Trust Fund - Cut Me Out

We will shred until we're dead

Best Friends - Shred Til You’re Dead (FatCat)

Ci sono band che sembra non crescano mai, e in fondo gli vuoi bene proprio per quello. Nel loro ultimo inno, i Best Friends proclamano che continueranno a distruggesri fino a non reggersi più in piedi, e del resto hanno sempre dato l'impressione di essere una gang insieme a cui fare festa deve essere un'esperienza piuttosto agitata. Eppure, dopo le precedenti e ottime uscite su Art Is Hard, il quartetto di Sheffield forse un po' cresciuto lo è, e ha annunciato di avere firmato per FatCat. Quella che presumo essere la prima anticipazione di un album per me abbastanza atteso è questo singolo Shred Til You're Dead, forse un poco più ripulito rispetto a certe uscite precedenti, ma che con quelle chitarre epiche e quei cori ebbri mantiene identica e inarrestabile la voglia di scatenare bolge.

(mp3) Best Friends - Shred Til You're Dead

I don't mind


“polaroid – un blog alla radio” – s14e14

Jens Lekman – Postcard #1
Jens Lekman – Postcard #2
Twerps – I Don’t Mind
The Decemberists – Cavalry Captain
of Montreal – Empyrean Abattoir
Communions – Love Stands Still
The Fireworks – On And On
The Go! Team – The Scene Between
Dick Diver – Waste The Aplhabet
Sonny & The Sunsets – Cheap Extensions

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Non c'è niente di twee (4)

Marc Spitz - Twee

[continua] Non mi sono dimenticato del saggio di Marc Spitz: è solo che i capitoli successivi, quelli dedicati a cercare le premesse e le radici del “movimento” Twee, dagli Anni Trenta agli Anni Ottanta, sono stati un po’ sconcertanti e, in fondo, anche meno interessanti. Se posso capire quali sono le motivazioni del citare Walt Disney e Il giovane Holden, mi sembra sia stato reso con minore evidenza perché creare implicite e complicate connessioni con la figura di Anna Frank, l’icona di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, Pinocchio, la Nouvelle Vague, la poetessa Silvya Plath e altri. Come se cultura fosse soltanto una grande dashboard di Tumblr, con i suoi santini da collezionare e impaginare per bene. Questa è la parte del libro che mi ha convinto di meno. Forse non c’era altro modo per “risalire alle origini” del Twee, ma se il risultato è questo mi domando quanto fosse necessario farlo.
Se un gusto si afferma e si diffonde, mi pare ovvio immaginare che il percorso delle idee sia stato lungo, a volte non visibile, e abbia impiegato decenni per affacciarsi tra varie forme di espressione. Forse tentare di portare alla luce in maniera così netta indizi e legami lontani riesce soltanto a mostrare come questi nodi siano fragili, inafferrabili slittamenti nel gusto e nell’opinione pubblica, che vanno in qualche modo lasciati su scala ridotta, senza sfruttarli come leve per pensieri di lunga gittata.
Discorso diverso invece quando Spitz torna sul terreno musicale, e infatti si avverte una specie di cesura tra le pagine in cui parla di libri, TV e cinema, e le pagine dedicate per esempio a Kinks, Beach Boys e Jonathan Richman. La nascita del personaggio “Jonathan Richman”, parallela alla parabola del punk e dei Settanta, nell’interpretazione di Spitz, si rivela un punto di contatto singolarissimo tra il Rock americano e la cultura inglese. Il modo in cui il cantautore newyorkese ha tramandato una parte della lezione dei Velvet Underground diventa decisivo anche per il successivo e pur già lontano post-punk.

lunedì 19 gennaio 2015

MAP - Music Alliance Pact #76

MAP - Music Alliance Pact

Eccoci a un nuovo appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact, ovvero una ventina di blog di tutto il mondo che selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Tra i nomi che mi hanno incuriosito a questo giro:
-  l'australiano AFXJIM, con il suo folk dentro cui si insinuano glitch e registrazioni ambientali, davvero magico;
- i portoghesi Imploding Stars, post-rock super classico alla God Is An Astronaut, dalla formula forse prevedibile, ma non per questo meno trascinante;
- i sud-coreani Kim Sawol X Kim Haewon, con un pop acusto suadente e molto elegante, tutto giocato sul sovrapporsi delle loro due voci;
- l'elettronica ambientale dei giapponesi X-Files, che battuta dopo battuta fa cambiare pelle alla canzone fino a trasformarla in una oscura e sinistra colonna sonora.

Gli italiani (anche se solo per metà) di questo mese sono i Peter Kernel, che hanno da poco dato alle stampe il loro nuovo album Thrill Addict, uscito per On The Camper Records.
Per quanto uno possa sapere cosa aspettarsi dalla band, ormai soltanto un duo, questo nuovo lavoro lascia davvero spiazzati. La costruzione di un suono spigoloso e al tempo stesso oscuro è a dir poco perfetta. Le dissonanze e i contrasti sono la chiave di lettura di queste canzoni, tra toni aspri e taglienti, da un lato, e ritmiche travolgenti, messe di continuo sottosopra da una quantità di percussioni, dall'altro. Post-punk che deve trasmettere un certo senso di angoscia e disagio, e ci riesce benissimo. 

(mp3) Peter Kernel - High Fever

Clicca qui sotto per leggere il resto della playlist del MAP di gennaio, con il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

sabato 10 gennaio 2015

Dieci anni dopo, più giovani

Le Man Avec Les Lunettes - photo by Lucio Pellacani

Sono già passati dieci anni? Non ci credo. Vi trovo benissimo! Ditemi la verità: esiste un quadro con il vostro ritratto, nascosto in qualche soffitta in Svezia, che invecchia al vostro posto! Come allegri Dorian Gray dell’indiepop, i Le Man Avec Les Lunettes festeggiano il decimo anniversario del loro singolo di debutto, Saturate It, Than Reverse! (sic), con una nuova versione in free download di una delle loro canzoni preferite di sempre: Aging Again.
Alessandro Paderno e Fabio Benni hanno coinvolto in questa speciale riedizione “10 Years Older” un po’ di amici che, nel corso degli anni, si sono aggiunti alla famiglia “con gli occhiali”: Daniela Savoldi al violoncello, Simone Gelmini alla batteria e Andrea Abeni degli Annie Hall alla chitarra. Inoltre, questa nuova Aging Again è stata mixata e masterizzata al Sudeststudio da Matilde Davoli (già Girl With The Gun e Studiodavoli). Passano gli anni, ma il suono smagliante della band bresciana, qui più beatlesiano che mai, non appare invecchiato di un solo giorno.



(photo by Lucio Pellacani)

martedì 6 gennaio 2015

polaroid blog guide to upcoming indiepop releases 2015 (in progress)

Records collection

Sono uno di quelli che compra ancora l'agendina di carta. Ci scrivo il calendario dei prossimi concerti qui in zona, quei due tre compleanni che ancora mi ricordo e le canzoni che voglio portare in radio ogni settimana. Data la quantità di dischi interessanti in arrivo nei prossimi mesi, credo che quest'anno dovrò aggiungere una sezione "nuove uscite da non dimenticare".
Di seguito trovate un elenco provvisorio e molto parziale delle prossime cose che non vedo l'ora di sentire. Di sicuro mi è sfuggita un sacco di roba bella (per esempio, che succede in Italia?). Se avete aggiunte o correzioni da suggerire segnalatele pure nei commenti o mandate una mail all'indirizzo in alto a destra. Grazie mille!

(foto: Wikimedia)

sabato 3 gennaio 2015

When you listen to this, it's 2015

Jens Lekman - Postcards 2015

Quel momento nel tempo del tutto arbitrario, azzardato e bizzarro, e che chiamiamo l'inizio del nuovo anno, è un momento a cui, come chiunque, ho dedicato più di un pensiero in questi trafelati giorni. Mi venivano in mente quei titoli tipo This Will Be Our Year, come cantavano gli Zombies, o Next Year Is Ours, del nostro His Clancyness. E cercavo le energie per mettermi avanti con i buoni propositi, un po’ come ci si mette in pari con i feed da leggere, rimasti indietro durante le vacanze di Natale.
Tra le tante cose, mi domandavo quale sarebbe stata la prima canzone a meritarsi il primo post di questo 2015 qui sul blog: a sorpresa, o forse no, è di Jens Lekman. La notizia stamattina è già un po’ dappertutto: il cantautore svedese ha annunciato che quest’anno, mentre sarà al lavoro sul nuovo album, condividerà una canzone nuova ogni settimana. Saranno brevi appunti in forma di musica, cartoline da quel particolare giorno “che potrebbero non avere più senso quando il disco sarà finito”.
"This song is a time machine, a bookmark in time", dice questa Postcard #1.
La motivazione è delle migliori: “I’ve been longing to share my thoughts and life with you a bit more”. Facciamo che diventerà un buon proposito anche da queste parti, più nobile dell’iscriversi in palestra e importante quanto decidersi a riscrivere il curriculum. Cercare almeno una volta alla settimana una parola, una tag, quella istantanea che serve per mettere nero su bianco chi sei.
“Then at the end of this year we can sit down you and me and listen through these 52 songs, and remember where we were and when we were there, who we kissed and who we missed. I’m looking forward to that”.


Jens Lekman - Postcard # 1

mercoledì 24 dicembre 2014

"polaroid alla radio" Christmas special!


Giusto in tempo per il cenone della Vigilia, l'ultimo podcast dell'anno, il Christmas Special di "polaroid alla radio" tutto pieno di canzoni di Natale!

Flying Vaginas – Santa Bring Me A Dinosaur (Bob Brown cover)
Baseball Gregg – Rebel Without A Claus
Dent May – I’ll Be Stoned For Christmas
Karibean – Down Before Christmas
Young Wrists – Merry Christmas (Ramones cover)
Julian Nation – Xeroxed Diary Entries Fanzine, Or St Lucy’s Day In Montreal
Monnone Alone – Everywhere At Once
Burnt Palms – You
The Calorifer Is Very Hot – Christmas Strike
Neverending Mojitos – Be Young, Be Foolish, Be Happy (Tams cover)
Parker Lewis – Merry Christmas
Le Man Avec Les Lunettes – I’ll Be Home For Christmas (Bing Crosby cover)

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes

(e ancora una volta, grazie a Mistobosco per l'immagine!)

Simply having a wonderful Christmastime!

Best Friends - Wonderful Christmastime (Paul McCartney cover)

Quando pensi di avere già tutto sotto controllo e di essere pronto per quest'altro Natale con playlist, compilation e colonne sonore, ecco che saltano fuori i Best Friends a scombinare tutte le carte. La sgangherata band di Sheffield ha infatti registrato una versione del classico natalizio di Paul McCartney Wonderful Christmastime. Il risultato, com'era prevedibile, conferisce una luce speciale ai versi "The party's on / The spirit's up". La cover fa parte di un EP intitolato Delicious Christmas, che segna anche il debutto della Delicious Clam Records. I proventi di questo disco saranno devoluti allo Sheffield homeless teenager charity Roundabout.

(mp3) Best Friends - Wonderful Christmastime (Paul McCartney cover)

lunedì 22 dicembre 2014

I wished for impossible things each Christmas

Parker Lewis - 'Merry Christmas' (2014)

Qui a polaroid non è Natale senza una nuova canzone di Parker Lewis (e infatti nelle passate compilation ho avuto l'onore di ospitarlo parecchie volte). Quest'anno il cantautore svedese torna con una nuova Merry Christmas forse più malinconica e scarna ma ricca di soul. La fine dell'anno è anche il momento dei bilanci, per tirare le somme e capire da dove ripartire: "I wished for impossible things each Christmas, none of which came true. So this year, baby, I wish for you”. God Jul!


Parker Lewis - Merry Christmas

Non c'è niente di twee (3) - digressione londinese

Marc Spitz - Twee

[continua] Il problema della gentrificazione e della "brooklyinizzazione" tocca anche Londra. Jasper Fulcher, ex componente degli Art Brut, ha scritto un interessante pezzo per Drowned In Sound, "Are Beardos to Blame for the Demise of the UK's Small Venues?", a proposito della chiusura di locali storici come il Buffalo Bar, il Madame Jojo e molti altri che per anni sono stati parte fondamentale della scena indie. Piccoli pub in apparenza trasandati che però vantavano un'eccezionale programmazione di concerti, e che stanno scomparendo dalla mappa musicale della capitale britannica.
A differenza però del punto di vista di Marc Spitz e del suo saggio sul Twee, Fulcher sembra ribalatare con molta umiltà la valutazione, e riconosce di essere parte del problema.
For the first time in modern history, a youth movement would rather be middle class than working class, would rather know how to make a decent cup of coffee than sick up at an indie disco, would rather savour a craft beer than fifteen pints of fortified wine. And for many (parents), this is probably a good thing. But for the first time in history, a youth movement doesn’t want to be disgusting. For the first time in history a youth movement is actually encouraging places that smell like stale beer and wee to shut down. I reckon. [...] The youth are transparent. Disparate. Their culture atomised on the internet into a million ineffective pieces, into a million concrete rooms selling nothing but organic tomatoes and hand-sewn candy floss. And what am I doing to help? Nothing. Signing internet petitions and submitting articles with questionable syntax. I'm as guilty as the rest.

venerdì 19 dicembre 2014

La Classifica dei Dischi dell'Anno 2014!


L'altra sera, prima di andare in radio, mi sono appuntato al volo sull'ultima pagina dell'agenda la classifica dei miei dischi del 2014. Ci ho messo meno di un quarto d'ora, compreso un veloce ripasso all'archivio del podcast. Ci sono annate in cui la musica che più ti ha fatto compagnia è ancora tutta lì con te, e quindi onorare una vecchia tradizione, come l'innocuo gioco da nerd anziani della Top Ten di fine anno, diventa facile facile, magari un po' sentimentale ma tutto sommato ancora divertente.
Qui trovate la puntata con la classifica andata in onda lunedì sera (una corsa contro il tempo!). Come scrivo ogni volta, non ho la pretesa di ritenere questi "i migliori dischi dell'anno": per quelli ci sono riviste specializzate e webzine più serie. Qui sotto trovate soltanto i dieci dischi che nel diario 2014 di "polaroid - un blog alla radio" si sono conquistati una pagina speciale. Spero che vi piacciano.



10) Bad Family - Bad Family
Tra influenze inglesi Anni Ottanta e un tocco più ruvido e quasi slacker, il debutto del quartetto di Melbourne riassume molte delle cose che mi hanno fatto innamorare della musica down-under negli ultimi anni. [...]

(mp3) Off To Bed



9) The Pains Of Being Pure At Heart - Days Of Abandon
Il disco in cui i Pains disarmano i loro classici feedback non è piaciuto a molti dei loro storici fan. Invece, dopo averli visti dal vivo, io mi sono convinto che la nuova direzione è quella giusta. [...]

(mp3) Beautiful You



8) Rat Columns - Leaf
Tra reminiscenze di Yo La Tengo e spigoli più new-wave e nervosi, un disco che sembra fatto apposta per cedere il passo al tempo e all'abitudine, e che invece racchiude una bellezza abbandonata che merita di essere raccolta. [...]

(mp3) Walking Back



7) Mac DeMarco - Salad Days
La voce sorniona, amica e rassicurante di Mac DeMarco in fondo a notti solitarie, quella sua chitarra suadente e scintillante, i ritmi incespicanti da fine sbronza e perenne sorriso assonnato (ma con il lampo sempre pronto a scatenarsi negli occhi) sono piaceri ancora molto preziosi. [...]

(mp3) Blue Boy



6) Tomorrows Tulips - When
Anche in questo caso, un gran bel disco che è cresciuto ancora di più dopo aver visto la formazione californiana in azione sopra un palco.Questi surfisti prestati al rock'n'roll sanno suonare dannatamente sensuali e "viziosi", secondo la lezione dei Velvet Underground. [...]

(mp3) When



5) Flowers - Do What You Want To, It's What You Should Do

Bisognerebbe ascoltare soltanto musica che ci fa saltare per aria, stringere i pugni e prendere a calci i giorni là fuori. Anche se non servirà, anche se quattro accordi non potranno mai davvero risolvere tutto quello che non è. [...]

(mp3) Lonely



4) Ought - More Than Any Other Day
Un disco super cerebrale che è riescito a coivolgermi in primo luogo a livello di nervi e muscoli, con una irrequietezza a dir poco entusiasmante. E avere visto di cosa sono capaci dal vivo me li ha fatti amare ancora di più. [...]

(mp3) Habit




3) Alvvays - Alvvays
L’estate banale, l’estate indimenticabile, l’estate delle mie e delle tue vacanze. La stagione del perdersi, dell’allungarsi pigri sul calendario, la sabbia calda contro la schiena, del parlare di surf rock senza aver mai saputo distinguere una tavola da un tavolino da salotto. La stagione dei mille nastroni per tutti i viaggi che dovevamo fare, e poi ascoltiamo sempre lo stesso disco. Quest’anno qui è toccato agli Alvvays. [...]

(mp3) Atop A Cake




2) QUARTERBACKS - Sportscenter / Quarterboy

Dean Engle quest'anno ha pubblicato due cassette a nome QUARTERBACKS che sono in qualche modo complementari: Sportscenter più irruenta e punk (anzi, "twee punx"), e Quarterboy, in cui diverse canzoni della prima vengono rilette in maniera acustica. Il risultato è superiore alla somma delle parti, e grida AMORE e ADOLESCENZA nella maniera più luminosa, autentica e commovente che si possa immaginare. [...]

(mp3) Weekend
(mp3) Center



1) Comet Gain - Paperback Ghosts

Il disco in cui la storica band londinese è riuscita a mettere meglio a fuoco quel miscuglio rabbioso e sentimentale di Northern Soul, Television Personalities, Velvet Underground, Style Council, riottose fanzine dimenticate, proteste proletarie, cataloghi Mod, l'impossibile rivincita dai margini, eleganti eroi della nouvelle vague in bianco e nero, e chissà che altro che non capisco. Dopo tutti questi anni conosciamo bene, eppure tutto questo non smette mai di farmi venire i brividi, e mi scaraventa via con la sua fiera energia. [...]

(mp3) 'Sad Love' And Other Stories

- I miei concerti dell'anno:
5) Comet Gain @ Sala Becool, Barcellona 11 Ottobre
4) POW! @ Handmade Festival, Guastalla (RE) 2 Giugno
3) Of Montreal @ Bronson, Ravenna 2 Febbraio
2) Ought @ Covo Club, Bologna 8 Novembre
1) The Growlers @ Zuni, Ferrara 6 Giugno + Mattatoio Club, Carpi (MO) 1 Novembre

- Bonus track: un anno di live unplugged in studio a "polaroid alla radio"!

mercoledì 17 dicembre 2014

Blah Blah Blah Blah Blah Blah Blah Blah Blah Blah Blah Blah Blah Blah Blah

Girlpool

Maschio, bianco, eterosessuale: direi che ho tutte le carte in regola per NON parlare delle Girlpool. La musica del duo di Los Angeles ti fa venire il dubbio che potresti trattare ogni argomento dal punto di vista sbagliato, nel modo sbagliato, per qualche scopo sbagliato. Ma sto ascoltando tantissimo il loro EP di debutto, e mi pare ingiusto concludere l'anno senza lasciarne traccia qui sul blog. Negli ultimi due o tre anni mi sembra sempre più diffusa nel mondo musicale, sia indie che mainstream, una rinnovata consapevolezza riguardo alle problematiche di genere e al femminismo (parola che mi sembra sempre di usare come una semplificazione, ma che credo sia necessario spendere). Forse perché leggo troppe webzine americane tipo Rookie o Le Sigh (e dalle nostre parti non dimentichiamo il lavoro di Softrevolution), o forse perché, d'altra parte, la situazione per le donne sta diventando sempre più insostenibile. E così arriviamo a queste canzoni: uno schiaffo in faccia. Nonostante siano composte soltanto da chitarra, basso e due voci (due voci sempre intense, chiare, penetranti), le canzoni delle Girlpool risultano ogni volta più forti di quello che ti aspetteresti. A prima vista, qualcuno potrebbe dire che manca un sacco di roba, che queste due tipe dall'aria un po' scoppiata sono delle dilettanti. Ma se presti attenzione ti accorgi che "lo spazio" dentro la musica è messo lì apposta per farti concentrare su qualcosa d'altro. Per esempio, sui versi (rime semplici, una franchezza disarmante) e sul perché quei versi sono scritti in quel modo. "The pain is an endless cycle" notano le Girlpool in Plants And Worms, e si potrebbe dire che forse è l'osservazione da cui prende le mosse tutto il disco. Quali sono le cause di questo dolore? Esiste soluzione? "It's hard to see things simply", dice un altro verso poco più avanti: un modo per rispondere a chi vede nel loro suono soltanto un approccio "facile", minimalista. Quando una volta si parlava di punk si usava spesso la parola "urgenza". Ecco, per queste due ragazze che in fondo prendono delle forme del folk, le scarnificano e sanno incendiarle con la loro vita, la parola urgenza sembra tornare utilissima. Non è soltanto qualche somma algebrica tra Breeders, Beat Happening, riot-grrrl e via dicendo. C'è un intero mondo dentro il quarto d'ora scarso di questo disco, dentro questi strilli e dentro queste parole sussurrate. C'è la voglia di divertirsi ("Love spell / go to hell / drink my wine / everything's fine"), la dolorosa necessità di amare (Blah Blah Blah), il sesso ("it's not enough to watch a movie / eat me out to American Beauty"), la politica ("I don't wanna get fucked by a fucked society"), l'orgoglio ("You were born for a reason / share all your feelings / If you are a Jane / put your fist up, too"). Ma soprattutto nella musica delle Girlpool trovo uno sguardo sincero e aperto che mi fa passare la voglia di mettermi a pontificare su qualunque "già sentito / già detto" possibile. Harmony Tividad e Cleo Tucker hanno diciotto anni, e in una delle loro canzoni più belle e commoventi, la dichiarazione d'amore Chinatown, purtroppo ancora inedita, arrivano quasi con stupore a domandarsi per la prima volta "do you feel restless when you realize you're alive?". Non vorrei rovinare per nulla al mondo questo momento. Ascoltatele.

(mp3) Girlpool - Slutmouth

lunedì 15 dicembre 2014

OCCUPY POLAROID!


“polaroid – un blog alla radio” – s14e11

Francesco Farabegoli, già firma di Vice Magazine e Rumore, nonché fondatore di Bastonate, “uno dei migliori blog musicali in circolazione nonostante la musica di cui parla”, ha preso il controllo dell'ultima puntata di polaroid alla radio. Questo è il podcast di quello che ne è venuto fuori:

Deerhoof – Exit Only
Flaming Lips feat. Miley Cyrus – Lucy In The Sky With Diamonds
Io e la Tigre – La mia collezione impossibile
Johnny Mox – Praise The Stubborn
Alvvays – Adult Diversion
Shellac – Surveyor
Sun Kil Moon – Jim Wise

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