venerdì 20 gennaio 2017

"La pietra che i costruttori avevano disprezzata è divenuta la pietra angolare"

Tiger! Shit! Tiger! Tiger!  –  Corners

Continuiamo ad amare le chitarre, l'indie rock che fa rumore, il frastuono elettrico che fischia dagli amplificatori, il basso che ti rimbomba nel petto, le batterie pestate che fanno sollevare la polvere dalle assi del palco. Noi restiamo qui, resistiamo qui. Arriviamo fino in mezzo al deserto del Texas e ci troviamo proprio bene come nella nostra cantina. Non è bellissimo qui? Sul furgone consumiamo le cassette dei Dinosaur Jr, dei Sonic Youth, dei Pavement, dei Fall e dei Nirvana, ma lungo la strada carichiamo anche Wavves, No Age e magari Cloud Nothings. Le chitarre sferzano e le canzoni sfrecciano, tieni la mano fuori dal finestrino e acceleri. Chitarre come quelle dei Tiger! Shit! Tiger! Tiger! non le trovi più in giro come una volta. Forse non piacciono più? Forse qualcuno ha preso uno svincolo più indietro sull'austrada e le ha scartate lì, a impolverarsi sotto il sole? Che importa. Il trio di Foligno invece ha tirato dritto e lungo questa maestosa freeway ha costruito una discografia che, sotto il profilo della solidità e della maturazione, non ha nulla da invidare a band più celebri. Da Be Yr Own Shit, di quasi dieci anni fa, fino al nuovo Corners, passando per l'EP Whispers e per il clamoroso Forever Young del 2013, i T!S!T!T! hanno messo a punto un suono formidabile, in abile equilibrio tra melodie epiche e impetuosi fragori. Gli "angoli" di questo nuovo disco non sono semplici "spigoli", non cercate la secchezza appuntita e tagliente del post-punk: piuttosto, puoi intenderli come testata d'angolo, qualcosa di solido, robusto materiale da costruzione, fondamenta sopra cui l'ingegno dei Tiger ha edificato una musica agguerrita e resistente, quella che ancora continuiamo ad amare.

Corners esce come sempre per To Lose La Track, questa volta insieme a Miacameretta Records, ed è stato registrato nei VDSS Recording Studio da Filippo Strang (Flying Vaginas).
Questa sera i Tiger! Shit! Tiger! Tiger! verranno a presentarlo dal vivo per il primo dei due appuntamenti di Inverno Fest, a partire dalle 20 al Covo Club. Impensabile mancare.


TIGER!SHIT!TIGER!TIGER! - SACRAMENTO

giovedì 19 gennaio 2017

Don't come back to me 'cause you had it all (and you lost it all)

 Hater - Had It All

Quante volte dovrò ancora scriverlo? La PNKSLM continua a non sbagliare un'uscita, e a ogni aggiornamento del loro Bandcamp so già che mi parte un Paypal. Le ultime notizie sono di quelle che mi fanno saltare per la stanza con i pugni al cielo.

- Tanto per cominciare, ieri è arrivato il nuovo singolo degli Hater, di cui ci eravamo già occupati lo scorso giugno, ed è stato un colpo al cuore. Se il primo ed evidente riferimento resta il guitar pop emotivo degli Alvvays, bisogna ammettere che la banda di Malmö ha spostato ancora più in alto il livello del pathos. Speravi di tornare, speravi fosse ancora tutto come prima: no, non funziona così. Hai ottenuto quello che volevi, ora puoi anche andartene per sempre. La voce strappata di Caroline Landah, pur con le sue carezze, non ammette ripensamenti. Had It All è una nuova, superba e travolgente anticipazione da You Tried, in arrivo il prossimo 10 Marzo, e sinceramente non sto più nella pelle:




LUXURY DEATH

- Dopo un'infilata di ottimi singoli (qui mi era piaciuto un sacco Painkiller), tornano i Luxury Death con un nuovo EP in vinile rosa intitolato Glue (con allegata fanzine). Il duo di Manchester sembra abbandonare i toni più accomodanti dell'indiepop e sforna una title track dall'andatura testarda, guidata da tastiere acide che sfociano in un ritornello un po' sconsolato che ripete "you do it 'cause it hurts". Mi piace molto questa maniera del tutto naturale che hanno i Luxury Death di passare da una certa severità a momenti più sgangherati, in cui buttano tutto all'aria e si lanciano nella festa:




MIND RAYS

- Gli ultimi arrivati in casa PNK SLM sono belgi, si chiamano Mind Rays e si definiscono devoti di un "mind bending psych, raw primitive punk & face melting fuzzadelic savagery". A marzo esordiranno con l'album Nerve Endings, e la canzone che lo apre è questa Still & All. Da gente che ha diviso palchi con nomi tipo King Khan & The Shrines o Rocket From The Tombs, e che ha pure in curriculum una cassetta per Gnar Tapes, non puoi aspettarti altro che un feroce attacco al lato più sporco del rock'n'roll, e questo avrete:



martedì 17 gennaio 2017

Indiepop Jukebox (gennaio '17)

Diet Cig - Swear I'm Good At This
Dopo quasi due anni tornano a farsi sentire i Diet Cig, il duo newyorkese chitarra e batteria formato da Alex Luciano e Noah Bowman. Father Daughter Records, insieme a Frenchkiss, pubblicherà il prossimo 24 febbraio I Swear I’m Good At This, album che mette assieme "Diet Cig's tenacity for crafting life-affirming, relatable tales with a gutsy heart at their core". Insomma, il lato più energetico dell'indiepop made in USA che piace a noi. Lo anticipa questo rabbioso singolo Tummy Ache, il cui ritornello ricorda (casomai non fosse chiaro a qualcuno) che "it’s hard to be a punk while wearing a skirt":



of Montreal - Rune Husk
Innocence Reaches degli of Montreal, pubblicato lo scorso mese di agosto, è stato forse uno dei dischi più sottovalutati e trascurati del 2016 (e anche questo blog si assume la sua parte di colpa). Peccato, perché l'iper-prolifico Kevin Barnes è uno dei pochi che riesce a coniugare una produzione ricchissima e la virtù di avere sempre qualcosa da dire. Venerdì è uscito a sorpresa un nuovo EP di quattro tracce, Rune Husk, meno funky ed elettronico rispetto all'album, barocco e ingegnoso come sempre. La sua scrittura mi intriga sempre, e per fortuna su Genius ci sono già i testi.



FORMER BULLIES
Ormai veterani della scena indiepop britannica, dato che sono in giro dal 2003, i Former Bullies tornano con il quarto album intitolato Stranger, pubblicato da CF Records in collaborazione con Towed By The Ghost. Il trio di Manchester, capitanato da Nick Ainsworth, ha come marchio di fabbrica un suono asciutto e iper-orecchiabile, che mi ricorda Jonathan Richman, Television Personalities e certi primi REM. Per ora c'è il singolo che dà il titolo al disco, non vedo l'ora di sentire il resto!




Bill Botting and the Two Drink Minimums
Il mese scorso purtroppo abbiamo dato l'addio ai nostri amati Allo' Darlin. Se non vi siete ancora ripresi, potete consolarvi con questa bella notizia: il baffuto bassista Bill Botting da un po' di tempo ha messo in piedi una specie di supergruppo composto da Hannah Botting (Owl & Mouse), Paul Rain (Allo Darlin'/Tigercats), Tom Wade (Owl & Mouse) e Jonny Helm (The Wave Pictures). Si fanno chiamare Bill Botting and the Two Drink Minimums e il mese prossimo debutteranno con un album su Fika Recordings / WIAIWYA intitolato Better Friends. Graceland è il singolo dalle belle sonorità acustiche che lo anticipa:




Agent Blå - (Don't) Talk to Strangers
Göteborg, Luxury Records, chitarre che pestano veloci e una melodia iperdrammatica: per me è una formula infallibile. Gli Agent blå ci regalano un'altra meravigliosa anticipazione dal loro album di debutto atteso per aprile e registrato niente meno che da Tobias Bauer e Gustav Data di Makthaverskan e Westkust. In questa nuova (Don't) Talk To Strangers gli Agent blå suonano un po' meno Sonic Youth e un po' più come certo shoegaze impetuoso dei loro compagni di label (e aggiungiamo pure un'altra influenza nordica, quella dei primi Communions, davvero folgoranti):




Bonny Doon - I See You
"I saw my reflection in a bottle of wine / like a neon sign / flickering my name / like a drunken call to an old flame": non poteva essere che amore a prima vista per questi Bonny Doon e la loro poesia perdente. Sono di Detroit e sembrano un incrocio tra Twerps e Silver Jews. Merito di quelle chitarre polverose e della voce di Bill Lennox, svogliata e profonda al punto giusto, ma merito anche della scena da cui provengono e da cui hanno imparato molto: leggetevi questa bella intervista su Noisey per saperne di più. Qui intanto si ascolta in loop il fantastico singolo I See You mentre si attende con impazienza l'album in arrivo su Salinas Records registrato dall'infaticabile Fred Thomas (Saturday Looks Good To Me):




EEKS - PET CITY
Pop psichedelico dal Paraguay ne abbiamo? Ma soprattutto: ne abbiamo mai sentito? Io sinceramente non credo. Per fortuna c'è la Gnar Tapes che scopre gli Eeks, da Asunción, pubblica questo Pet City, e trova le migliori definizioni: "Sounds like a graveyard beach party where Devo and The Beach Boys are going to headline later tonight after midnight, and all the tropical drinks are free and glow in the dark".




 Bedtime by DUNES
I Dunes sono quattro ragazzi di Greater Sadbury, nell'Ontario, e si definiscono "stupid toddlers playing baby music". In realtà fanno molto più di questo. Il loro indiepop frenetico (con canzoni che superano di rado i due minuti) ricorda a tratti le dolcezze delle All Girl Summer Fun Band, e altre volte l'aggressività di band come Burnt Palms o Bleached. Hanno da poco pubblicato un delizioso album autoprodotto, intitolato Bedtime:




Lost Tapes
We Thought It Was Okay at the Time (2013-2015)
Il duo spagnolo dei Lost Tapes, ovvero Pau Roca e RJ Sinclair (rispettivamente nei La Habitación Roja e Tokyo Sex Destruction), raccoglie in un'unica compilation la quantità di singoli che aveva preceduto il debutto Let’s Get Lost, uscito su Shelflife lo scorso aprile. E ora sempre Shelflife cura la pubblicazione di questo ricco We Thought It Was Okay At The Time (2013-2015). Del resto, i Lost Tapes, attivi dal 2012, di materiale ne hanno in abbondanza, e la loro penna sembra non esaurirsi mai, tra jangling guitars super estive e contaminazioni synth-pop:




mercoledì 11 gennaio 2017

Singles going nowhere

 TRÈS OUI

"Two current and one ex member of Literature: does that make it a supergroup? I think they're super, so yes". Questa la presentazione ufficiale della Square Of Opposition Records, e chi sono io per non essere d'accordo? Nate Cardaci dei Literature (nostra vecchia conoscenza di casa Slumberland) ha infatti dato vita una nuova band chiamata Très Oui, e il prossimo 4 febbraio esordiranno con il primo EP intitolato Singles Going Nowhere, in collaborazione con Austin Town Hall Records, label lanciata dal noto blog di Austin. Cinque canzoni che non si possono definire altro che euforiche e
radiose, con un tocco Eighties di synth qui e là tanto per colorare ancora di più la festa messa in piedi dalla band texana. La prima anticipazione dell'EP è questa energetica Prince Of Pop:


Très Ouoi - Prince Of Pop

lunedì 9 gennaio 2017

What I’d like the most is just to sit around and talk with you

 Tinsel Heart - Hey Boyfriend!

Questa è una di quelle mattine in cui, nonostante tutto, provo un irragionevole ottimismo per le sorti dell'indiepop in questo nuovo anno. Sarà perché all'alba era tutto ghiacciato e pieno di sole, e stavo ascoltando a ripetizione i Tinsel Heart. Frenetico rumore, jangling guitars scintillanti e melodie struggenti come se il mondo dovesse esplodere alla fine di questa canzone. Provengono da Malmö e hanno lo stesso nome di una canzone dei Brighter: non credo sia un caso. Appena partono quelle chitarre, sorridi e pensi subito ai Pains Of Being Pure At Heart, e un attimo dopo, visto che si parla di Svezia, ti torna in mente che non stai ascoltando i Westkust da un sacco di tempo. Li vedrei bene assieme sullo stesso palco. Dei tre Tinsel Heart non si sa molto finora: dicono che "vogliono soltanto suonare la musica che avrebbero voglia di ascoltare", e le tre canzoni che trovate ancora sul loro Soundcloud sono nel frattempo sparite da Bandcamp perché pare sia in arrivo un sette pollici. Fate presto ragazzi!


Tinsel Heart - Wasted Yet Sad


Tinsel Heart - Talk

sabato 7 gennaio 2017

Ci va tutto il tempo che ci va

Ieri era l'ottantesimo compleanno di Paolo Conte e per Rockit ho scritto un piccolo biglietto di auguri. Lo ricopio qui, un po' per archivio e un po' perché, anche se c'entra poco o nulla con la musica di cui si parla di solito su queste pagine, Conte è stato uno di quegli ascolti formativi che mi porterò dentro tutta la vita.

BUON COMPLEANNO PAOLO CONTE

Ci va tutto il tempo che ci va

"Avrà più di quarant'anni e certi applausi, ormai, son dovuti per amore". Ma adesso che a quell'età sono arrivato io, e lui oggi ne compie ottanta, che cosa conviene dire? Quali parole buone potrei mai scegliere per mandare un biglietto d'auguri a Paolo Conte, dopo che tutte le parole le ho imparate proprio dalle sue canzoni? O, per meglio dire, le ho rubate, come tutti.
Si rubavano per le prime lettere d'amore, quando ancora non sapevamo che la felicità potesse passare anche per "quella stradina moderna sotto la pioggia". Si rubavano per i versi goffi scritti a mano nei caffè, quando volevamo fingere di essere a Parigi, sapevamo citare soltanto Hemingway, ordinavamo vini rossi senza capire, e a vent'anni si potrà perdonare anche quella pipa. Si rubavano parole per i nostri diari di giovani ingolfati, incerti sullo swing, nessuna giungla all'orizzonte, primi impermeabili.
Volevo essere un macaco, come chiunque, volevo poter dire "ho ballato di tutto", e il tempo si spalancava davanti a noi come la pista di un dancing. È stato dai suoi dischi che ho imparato il modo in cui esisteva tutta una poesia vicina, in questa stanza che si può riempire "di incantesimi, di spari e petardi". Poesia in un accappatoio azzurro e un camion giallo di Gondrand. Una poesia anche nell'ombra degli armadi, che guardavo a quel punto per la prima volta, pieni di lini e vecchie lavande. La poesia nella vita di un secolo che finiva, e i nostri nonni non erano più lì a spiegarcelo.
Non avevamo mai pensato fino a quel momento che anche loro fossero stati romantici, ladri di stelle del jazz sotto una luna di marmellata, che si fossero fermati anche loro con il naso per aria a guardare incantati il Novecento che prendeva il volo. Poesia di percalle, macadam e manganesio.
E poi all'improvviso, quando credevi di aver capito tutto, la provincia e la notte, e ti eri seduto comodo in cima al paracarro, ecco spuntare delle palme in fondo alla pianura, ecco che entravano di gran corsa ballerini turchi, scimitarre, Sudamerica, Chinatown, Zanzibar e Timbuctù, un'orchestra che precipita nel ventilatore al Grand Hotel. Mi sono ritrovato a leggere Kipling per un verso di Paolo Conte inteso male.
Noi che non sapevamo niente e pensavamo soltanto a buttarci "a spintoni nell'attualità", e invece imparavamo che ci volevano anni, anni, anni, ci va tutto il tempo che ci va, per capire il nostro cuore barbaro, per guardare in fondo all'acqua cupa dello specchio. Io cresciuto in mezzo alla nebbia, nebbia che da allora è diventata per sempre un bicchiere di acqua e anice, credevo di avere tutte le parole che mi servivano, "una musica che forse era per noi" e un gesto allegro e sornione che riusciva a essere elegante e sensuale al tempo stesso. La dolcezza senza rimpianti, me ne rendo conto, per quella ancora c'è da lavorare. Quella, chissà, forse la può davvero solo chi ha la faccia in prestito di Paolo Conte quando mente con un sorriso dicendo "è uguale che io ci sia o non ci sia". Perché lui l'ha capito che il maestro è nell'anima, e dentro all'anima per sempre resterà. Buon Compleanno Maestro.

venerdì 6 gennaio 2017

CHOW live @ polaroid alla radio!

CHOW live @ polaroid alla radio!

Nella calza della Befana trovate quattro bei carboni incandescenti: le quattro canzoni che i Chow sono venuti a regalarci dal vivo negli studi di Radio Città del Capo, per l'ultima puntata del 2016 di "polaroid - un blog alla radio". Uno dei live più impegnativi che mi sia capitato di ospitare, tanto che a un certo punto i regaz hanno fatto saltare anche i microfoni (per scoprire quando, dovete ascoltare l'ultimo podcast). Un suono ruvido e verace, carico di flanella e sudore, evidentemente costruito a tavolino per essere destinato al successo internazionale, come sottolineato da Frabbo in onda.
Le prime tre tracce provengono dal loro ultimo 7'' pollici, mentre in chiusura trovate un prezioso inedito.

Chow live @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2016/12/19

1 - Emerald Green

2 - The Puking Dog

3 - Michael's Tooth

4 - Cricket Joe

giovedì 5 gennaio 2017

What's that perfume that you wear?

Jens Lekman - What's That Perfume That You Wear?

Oh, Jens. Non volevo cominciare questo nuovo anno cantando ancora versi come "A promise of something so sweet / That never could be". Ogni inizio deve essere rigoroso e intransigente, brillare di determinazione e guardare avanti. Lo so. Ma tu sei Jens Lekman, tu sei quello che mi ha spiegato che "What's broken can always be fixed / What's fixed will always be broken", e ora tu puoi cantarmi qualsiasi cosa, ogni volta che vuoi. E così, quando mi butti addosso un "She's gone forever" sono sicuro che non mi abbandonerai alla malinconia, so che mi porterai via con te e mi darai ancora qualcosa a cui aggrapparmi: un ritornello che prende il volo, "However hard that might feel / At least it was real".
What's That Perfume That You Wear? è il nuovo singolo del nostro cantautore svedese preferito, e anticipa il quarto album in arrivo su Secretely Canadian il prossimo 17 febbraio con il titolo Life Will See You Now. È una canzone in pieno stile Sipping On The Sweet Nectar, tropicale e giocosa, il cui suono vivace mima la leggerezza dei profumi che evoca, "sandalwood, lavender, lemon ginger", in netto contrasto con la piccola storia triste che racchiude. È anche una canzone che conoscevamo già: in una versione appena più impolverata, era uno dei tre inediti dentro il WWJD Mixtape del 2014. Già allora conteneva un campionamento da The Path di Ralph MacDonald, un pezzone trascendentale del 1978 che in quasi venti minuti tiene assieme steel drum, sassofoni, synth e percussioni incalzanti.

Quando ho letto il titolo dell'album, ti confesso, ero abbastanza perplesso e incuriosito. La strana faccia sulla copertina era quella della "vita"? E in che senso ci avrebbe visto "ora"? Poi sono andato a controllare sul tuo Smalltalk, e mi sono un po' commosso quando ho letto:
The title came last second before deadline. I was panicking about that and I had a conversation about it with my girlfriend. She said "just describe to me what the album is about" and I said "well, it's about these people and it's like they're sitting in a waitingroom waiting for life to start and then the nurse comes out and says "life will see you now"". Then we looked at each other and smiled and that was that.
Se esiste uno stile di Jens Lekman "scrittore" questo ne è un esempio praticamente perfetto. Il momento di inadeguatezza, la figura capace di calmare, l'immagine surreale e infine lo scioglimento attraverso le parole. E poi quel paragrafo al mio orecchio riecheggiava una citazione abbastanza nota da Life After God, uno dei miei Douglas Coupland preferiti.
When you're young, you always feel that life hasn't yet begun - that "life" is always scheduled to begin next week, next month, next year, after the holidays - whenever. But then suddenly you're old and the scheduled life didn't arrive. You find yourself asking, 'Well then, exactly what was it I was having - that interlude - the scrambly madness - all that time I had before?
Poco più avanti dici di essere contento di avere l'età che hai, di essere invecchiato insieme a noi, si percepisce una certa ritrovata serenità di fronte a questa "scheduled life" quasi inaspettata. Poi citi Kierkegaard e Seinfled, e allora non è proprio possibile non amarti per questo.
Mi sei mancato Jens, nonostante tutto è bello cominciare questo nuovo anno con te.


Jens Lekman - What's That Perfume That You Wear?

giovedì 22 dicembre 2016

Home for the holidays

Home For The Holidays: A Christmas Songbook

Shelter è un'associazione attiva in Gran Bretagna che si occupa delle persone che hanno bisogno di un tetto. La sezione scozzese dell'associazione ha da poco lanciato un progetto chiamato "Home for the Holidays: A Christmas Songbook", composto da una compilation e da un vero e proprio libretto di "canti di Natale". In scaletta quasi una quarantina di band, tra cui molti nomi passati anche per queste pagine, tipo Allo Darlin', Spook School, Ballboy e Sweet Baboo, insieme ad alcuni nomi più grossi come Frightened Rabbit e Kid Canaveral, e altri che scopro qui per la prima volta. Diverse canzoni erano già note, ma dato che la raccolta è a scopo benefico ci si passa sopra volentieri, e in ogni caso la playlist funziona bene (per forze: sono scozzesi) anche così, nella sua allegra etereogeneità. Mentre ascoltate la compila, su The List trovate un po' delle band presenti che raccontano come hanno scritto la loro canzone di Natale.


Sweet Baboo — Don't Be Alone (This Christmas)


Ballboy — WWSD (What Would Santa Do)

mercoledì 21 dicembre 2016

With my arms outstretched around you

Dag - 'Guards Down'

Tra i non molti buoni motivi per aspettare il 2017 con un certo ottimismo, c'è almeno una nutrita lista di uscite indie rock e indiepop provenienti dall'Australia. Com'è ovvio la Bedroom Suck Records è già in prima linea, e Guards Down il nuovo singolo tratto dal prossimo album di debutto dei Dag è un'altra rincuorante promessa. Il trio di Brisbane riesce a suonare delicato e slacker al tempo stesso, combinazione che evidentemente ha su di me un effetto micidiale, un po' come i loro colleghi Twerps o Totally Mild. Sarà per la voce indolente di Dusty Anastassiou (a cui, di tanto in tanto, fa da bel contrappunto Heidi Cutlack), sarà per quel violino che si adagia morbido sulle chitarre. Non a caso, si sono guadagnati più di un paragone con i Silver Jews. Anche se forse non sono ancora a quel livello di poesia, le loro canzoni "about the country, about the city, and about trying to find yourself somewhere in between" sembrano già avviate sulla buona strada. Benefits of Solitude arriverà il prossimo 24 Febbraio.


martedì 20 dicembre 2016

A polaroid for Christmas 2016 bonus track! Curiositi - "Jul, jul, strålande jul"

CURIOSITI

Emil Johansson era Parker Lewis, Matilda Berggren era nei Mixtapes & Cellmates: probabilmente due tra le band che ho suonato di più in questi anni di radio e blog. In qualche modo, hanno partecipato a quasi tutte le compilation di Natale che ho raccolto qui, spesso con delle cover, ma questa volta hanno portato un regalo davvero speciale. Matilda e Emil, innamorati dal 2007 (e un po' anche grazie all'Italia!), ora hanno una nuova band finalmente assieme, a cui partecipa Adam Jacobsson (This is Head), chiamata Curiositi. Suonano un pop elettronico molto etereo, intriso di R'n'B e sensualità, e qui potete sentire il loro ultimo EP Finding Out, che loro descrivono così: "the EP has a lot of dark themes and soundscapes. Lots of sex, drugs and anxiety. Except for Finding Out. That one feels like drifting away on a dinghy somewhere".
Per questo Natale però hanno fatto qualcosa di diverso: hanno preso un vecchio canto tradizionale svedese e hanno fuso le loro voci dentro un suono scintillante che sembra quasi non avere corpo. Jul, jul, strålande jul è una canzone piena di quel candore abbagliante che possiamo immaginare abbia il Natale su in Svezia, ma non solo: "the second verse uses Christmas as a metaphor for peace, asking Christmas to spread its white wings over humanity and ease the pain in the world". Grazie Curiositi, non potevate mandare questa canzone in un momento più adatto. Qui trovate il tentativo di una traduzione in inglese, che a quanto pare non è semplice.


(mp3) Curiositi - Jul, jul, strålande jul

lunedì 19 dicembre 2016

One more hour and I'm still in bed

Neutral Shirt - 2016

Prima che il 2016 si chiuda, ascoltare un EP intitolato 2016 sembra abbastaza adatto. Lo firmano Neutral Shirt, da Philadelphia, giovane band di prossima uscita su Lost Sound Tapes. La musica dei Neutral Shirt "captures the mundanity of the world and loneliness of it all while inviting us to be a part of it and encouraging us not to give up": ottimo proposito per un lunedì mattina. Con un suono che sembra piuttosto influenzato da Elliott Smith, ma con un mood più rilassato, slacker da cameretta, quasi "post Real Estate". Per una volta mi sento di dare ragione al comunicato che accompagna la raccolta: "truly lovely songs for a historically awful year".


Neutral Shirt - Alone Today

sabato 17 dicembre 2016

"Where is Rudolph? Where is Blitzen, baby?"


Oggi pomeriggio arrivo con la slitta al Reindeer Days Christmas Market da ZOO, dove in pieno spirito natalizio mi trovate a mettere un po' di dischi mentre voi sarete impegnati a comprare fantastici reagali e a godervi brunch e merende.Ci si vede a banco (con le renne)!

venerdì 16 dicembre 2016

Christmas party

SHE AND HIM - CHRISTMAS PARTY

Arrivano quelle due settimane all'anno in cui mi prende una gran voglia di rimettere su Un Natale da Charlie Brown, Harry Ti Presento Sally e Una Poltrona Per Due, anche se ormai sarà la centesima volta. Arrivano quelle due settimane all'anno in cui è divertente indossare il maglione con le renne, in cui è concesso tuffare fette di pandoro nel caffellate a colazione, e in cui provo con sempre maggiore fatica a entrare nello slittino di quando ero bambino. Arrivano quelle due settimane all'anno in cui si può ascoltare un altro disco di classici natalizi di Zooey Deschanel e M. Ward senza trovarlo troppo stucchevole. She & Him forse avevano detto tutto quello che dovevano dire in tema di alberi addobbati, Santa Claus e amori nelle notti innevate con il precedente A Very She & Him Christmas, ma la natura abbastanza leggera ed estemporanea che si porta sempre addosso questo progetto, ancora dopo tutti questi anni, fa sì che alla fine questo nuovo Christmas Party mi sembri un dischetto gentile ed elegante da ascoltare sorridendo e stappando bottiglie, anche quando qualcuno sostiene che si tratta di un'antipatica mossa spudoratamente commerciale. Sì, d'accordo, è tutto molto bianco, borghese, fin troppo compiaciuto e accurato (godetevi il player di Spotify con il caminetto), ma a un disco di Natale cos'altro si potrà chiedere? Anzi, apprezziamo l'impegno del duo per mantenere strumentazione acustica e arrangiamenti filologici e vintage. Vogliamo l'illusione fino in fondo. E se aggiungiamo che tra i vari omaggi a Frank Sinatra, Bing Crosby e Chuck Berry, fanno una comparsata anche Jenny Lewis e Steve Shelley dei Sonic Youth, direi che si può guardare con benevolenza a questo nuovo lavoro tutto miele di She & Him. Almeno per un paio di settimane all'anno.

(mp3) She & Him - All I Want for Christmas Is You (Mariah Carey cover)

mercoledì 14 dicembre 2016

Il concerto d'addio degli Allo Darlin' visto da Barto

Quando gli Allo Darlin' hanno annunciato che si sarebbero ritirati dalle scene mi è dispiacuto due volte: la prima perché non avremmo più visto dal vivo né avremmo avuto nuovi dischi da una delle band più convincenti e coinvolgenti uscite dalla piccola scena indiepop nell'ultimo decennio, tra le poche capaci di arrivare anche sulla stampa mainstream. E in più perché sapevo che non avrei potuto partecipare alla loro "festa d'addio", un eccezionale concerto (diventato poi, a grande richiesta, un weekend di concerti) allo Scala di Londra. Ne hanno fatta di strada da quando li avevamo visti suonare sopra un treno a vapore all'Indietracks Festival. In rete, intanto, sono usciti un paio di articoli che meritano una lettura, quanto meno per rendersi conto dell'impatto emotivo che ha avuto Elizabeth Morris sul suo pubblico: Kevin Attics dei Mercury Girls su GoldFlakePaint e Gareth Ware su London In Stereo.
Per fortuna allo Scala l'altra sera c'era Barto, firma di Indie-roccia.it che già conoscete per il suo blog Roundmount, e che è stato così generoso da scrivere un ricco report per polaroid. Leggetelo ascoltando Hymn On The 45, il singolo con cui gli Allo Darlin' ci salutano e che suona come un vero e proprio manifesto.



foto di Barto

Sono sempre stato riluttante all’idea di partecipare all’ultimo concerto di una band che amo. Ho sempre tenuto l’idea di intristirmi durante il live proprio perché avrei saputo che non ce ne sarebbe più stato un altro dopo, e immaginavo che il dispiacere mi avrebbe offuscato il godimento. Però, nel giro di un mese, non ho potuto esimermi dall’andare proprio a due di questi ultimi concerti, e dopo aver visto i Kent a metà novembre e gli Allo Darlin’ in questa occasione, ho capito che mi sbagliavo, perché la realtà è che chi suona, almeno in questi due casi, è chiaramente spinto a dare il meglio di sé in senso letterale, regalando ai presenti performance di un’intensità e di una brillantezza uniche. Anche se la carriera del gruppo è stata contrassegnata da un’ottima continuità qualitativa dei concerti, l’ultimo sarà probabilmente il migliore di sempre, e a quel punto sarà la straordinarietà del ricordo a prevalere sulla tristezza per lo scioglimento ormai compiuto.

Gli Allo Darlin’, per questa occasione speciale, hanno radunato un pubblico proveniente da tantissimi posti in gran Bretagna, in Europa e nel mondo. Hanno mandato sold out in breve tempo uno spazio che, secondo le loro aspettative, avrebbe contenuto agevolmente tutte le persone disposte a esserci, e la cosa li ha “costretti” a suonare altri due concerti il giorno prima in un posto più piccolo. Una risposta di pubblico entusiasmante e meritatissima, per una band che ha saputo entrare nel cuore di chi li ha apprezzati con un’intensità davvero rara. Molti di noi si professano fan di tanti artisti, però ci sono quelli che ci piacciono e basta, e c’è quel gruppo più ristretto composto da coloro ai quali associamo un ricordo, una storia, perché, seguendone il percorso musicale, ne abbiamo fatto nascere uno emotivo dentro di noi. Gli Allo Darlin’ fanno sicuramente parte del gruppo ristretto di tutti i loro fan, e sono certo che chiunque sarebbe in grado di raccontare una o più cose della propria vita legata a loro. Il successo di questi ultimi due giorni della loro vita ne è la testimonianza più fedele.

Foto di peteopeteo
L’ultimo atto, quello allo Scala, è stato aperto da due ottime performance, molto diverse tra loro. Inizialmente, sono saliti sul palco Bill Botting And The Two Drink Minimums, ovvero un side project di Bill, il bassista degli stessi Allo Darlin’, coadiuvato dalla sorella Hannah, leader degli Owl &Mouse, e che vede in lineup anche Paul Rains, chitarrista sempre dei Darlin’. I due fratelli formano armonie vocali di notevole bellezza, e le canzoni sono semplici ma efficaci; sul palco, il clima è molto rilassato e giocoso, capita qualche errore ma viene tutto preso con la giusta leggerezza, senza che questo significhi mancanza di intensità o di cura. Il disco dovrebbe uscire l’anno prossimo, allo stato attuale si sa solo che “esiste”, come dice Bill a un certo punto. Poi arriva una comica, Josie Long, una scelta inconsueta ma che si rivale azzeccata. Josie è simpatica, brillante, ha personalità, talento e carisma: la sua missione di mettere tutti di buonumore prima dell’intenso atto principale, è riuscitissima.

In perfetto orario, i quattro escono e sono visibilmente emozionati. Elizabeth ci dice subito senza mezzi termini che sono tutti sull’orlo della commozione, e che quindi hanno bisogno che la gente canti. Eseguiamo subito sul ritornello dell’iniziale Wonderland, poi, probabilmente per metterci subito la maggior voglia possibile di cantare, la band si gioca una canzone importane come Capricornia come seconda. Elizabeth la dedica alla madre e alla sorella, venute apposta dall’Australia per il concerto, e il coro di voci proveniente da ogni punto dello Scala è assordante. Già da questo inizio, si capisce che le qualità della band sono al massimo del proprio potenziale stasera: il tocco unico, per come unisce fermezza ed espressività, di Paul alla chitarra, la sezione ritmica ammaliante, fresca e avvolgente, la sensibilità vocale di Elizabeth, che sa emozionare più che mai grazie all’abilità di utilizzare sempre la tonalità giusta in ogni momento, per valorizzare al meglio il gusto delle melodie e la genuinità dei testi. Tutte cose che chiunque ha potuto notare in tante altre occasioni, ma stasera è tutto semplicemente al massimo, è semplicemente inimmaginabile che le cose possano andare meglio di così.

La setlist privilegia nella prima metà il secondo album Europe, rispetto agli altri due, ma da un certo punto in poi, il debutto prende il sopravvento, con il terzo disco, invece, che mantiene costante il suo contributo. Il modo in cui vengono messi in serie i brani, comunque, riesce nello scopo più importante, ovvero l’essere rappresentativo di tutte le sfaccettature dell’universo della band. Positività e malinconia, suoni scintillanti e un po’ più cupi, gioie, dolori e momenti di contemplazione più o meno serena convivono tranquillamente perché si sente che dietro ognuno di essi c’è la stessa mano. Il bello è che gli Allo Darlin’ hanno sempre saputo far vivere all’ascoltatore certe sensazioni anche senza che egli debba necessariamente far caso ai testi, perché anche dalla musica e dalla voce si capisce cosa ci stanno raccontando. La loro arte è sempre stata diretta emanazione della loro personalità, e, come già detto, stasera tutto questo si nota ancora di più e non potrebbe notarsi meglio. È tutto più intenso, più emozionante, più da batticuore, e non perché i quattro si siano studiati qualcosa in particolare, ma perché stanno dando il massimo nel momento più importante. E lo stesso vale per gli ospiti che li accompagnano sul palco, tra i quali il più presente è Dan Mayfield, ottimo polistrumentista e leader degli Enderby’s Room, che qui principalmente suona il violino.

foto di Nat Hudson
La band saluta il pubblico una prima volta dopo aver suonato l’ultimo singolo Hymn On The 45 e un sentito omaggio a Sean Price della Fortuna POP!, che riceve uno degli applausi più forti della serata da un pubblico adorante. Al ritorno sul palco, Elizabeth sale da sola con l’ukulele e tutti sanno che canzone sta arrivando. Lei reitera la richiesta iniziale, “please, sing along”, e il canto collettivo su Tallulah è commovente. Ma è giusto chiudere in festa, così i quattro al completo eseguono Kiss Your Lips, con tutti gli ospiti che salgono a ballare, palloncini e un’infinità di coriandoli che nemmeno i Flaming Lips a Glasto. In coda alla canzone viene reinterpretata Call Me Al di Paul Simon e la gente balla, canta ed è felice sempre di più. Deve però essere una canzone del repertorio del gruppo a chiudere per l’ultima volta, così ecco My Heart Is A Drummer, finale perfetto, anche perché i cuori di tutti i presenti hanno battuto più che mai. L’atmosfera è incredibile, la felicità di tutti è straripante, e con tutti, intendo anche i musicisti, entusiasti come non mai di com’è andata la loro ultima volta insieme sul palco.

Chi ha poi scelto di continuare la serata al vicino Lexington ha potuto incontrare la band. Elizabeth sfoggiava il proprio sorriso migliore, le la luce che aveva negli occhi era un qualcosa di unico. Quel sorriso e a quello sguardo mi torneranno senz’altro in mente quando ripenserà a questa serata e già ora fanno parte dei tanti ricordi che mi legano agli Allo Darlin’, quei ricordi che li posizionano nel mio gruppo ristretto di band, quelle che mi piacciono non solo perché ne ascolto la musica, ma perché sono parte integrante del modo in cui la vivo.