mercoledì 21 marzo 2012

It's only life

James Mercer - The Shins
Sono tornato ad ascoltare con più attenzione Port Of Morrow, il nuovo album degli Shins, dopo che avevo letto due recensioni del tutto simmetriche su Pitchfork e su Popmatters: 8.4 per il primo, meno della metà per il secondo (se vi piace la sintesi dei voti ai dischi); Pitchfork insiste sul ruolo dei collaboratori del musicista, Popmatters sostiene che "on Port of Morrow, the Shins basically are James Mercer"; secondo Pitchfork questo è "one of 2012's best-sounding records thus far", Popmatters afferma che si tratta di "an album that feels, well, awfully produced"; e infine per quanto riguarda i testi, nonostante entrambi ne riconoscano il tono più cupo, Pitchofork attribuisce a Mercer "a knack for writing beautiful words that don't need to mean anything in particular", mentre Popmatters replica che "the darkness is out there, but Mercer seems to be pointing to it without ever describing it, let alone saying anything about it".

E noi, come si suol dire, nel mezzo, ad aspettare quella mattina d'inizio primavera, ancora fresca ma già piena di sole, in cui ritrovarci finalmente dentro questo disco nelle cuffie, in cui camminare e alzare lo sguardo al cielo terso e aperto, e riconoscere che qualcosa combacia, fosse anche soltanto il nostro passo tra le canzoni.
Il mio problema con Port Of Morrow (capirai che problema, eh) era stata la scaletta. Mi sembra che The Rifle's Spiral sia un attacco "pesante", troppo tortuoso - per quanto la tortuosità sia stato sempre un elemento che ha contraddistinto gli Shins, e il successivo singolo Simple Song non mi aveva mai davvero preso. Le cose cominciano ad andare meglio con la quasi beatlesiana It's Only Life ("The things they taught you, they're lining up to haunt you"), e ingranano del tutto con la distesa September ("It's not that the darkness can't touch our lives, I know it will in time").
Il folk pop degli Shins può sembrare ormai fuori dal tempo e dalle mode "indie", ma chi presta attenzione si lascerà catturare dalla voglia di raccontare e catturare che passa attraverso queste canzoni sempre un filo troppo elaborate, o almeno in apparenza. I primi due versi della magnifica For A Fool mi sembra riassumano un po' tutto l'umore del disco: "Young and bright / But now just a dim light". La cronaca di una disillusione come sinonimo di maturità, per quanto mitigata dalla coscienza e dall'esperienza, sembra congeniale a Mercer. E se vuoi alleggerire tutto accorgiti sorridendo che puoi canticchiare The Joker di Steve Miller sopra un bel po' delle canzoni, e lo dico con affetto.
In conclusione, sono contento di essere tornato sopra questo disco, che sembra fatto apposta per essere accantonato in fretta. E invece racchiude molto.

Un'ultima nota: quasi nessuna recensione si risparmia poco simpatiche citazioni di Natalie Portman e Zach Braff (NME è il peggiore di tutti). Sarebbe il 2012: di fronte a un disco così, comunque la si pensi, direi anche basta.

(mp3) The Shins - September

Exactly nothing

Real Estate - Easy
I Real Estate hanno da pochi giorni pubblicato Easy, nuovo sette pollici estratto dal loro magnifico Days (tra i miei dischi dell'anno scorso), e ho scoperto solo questa sera che la b-side è l'inedita Exactly Nothing. Per la felicità riesco soltanto a assieme parole random tipo "chill", "summertime", "breezy", "warm" e "delightful", che poi è la stessa cosa che fa la maggior parte dei blog che ne parla. Godiamocela e basta.

(mp3) Real Estate - Exactly Nothing

martedì 20 marzo 2012

Frankie Rose ai fornelli


Sulle pagine di Self-Titled Frankie Rose cucina un pozole messicano e vi regala la sua ricetta originale. Deliziose entrambe.


(mp3) Frankie Rose - Know Me (Le Chev remix)

venerdì 16 marzo 2012

Palms On Fire

Palms On Fire
Sarà per via di quell'amico francese che a un certo punto compare tra un ritornello e l'altro, o forse per la pronuncia timida e svagata ma assolutamente sensuale di Anna Kislova, ma tra le note di questa Call Me io ci trovo un'aria da Tempo Delle Mele davvero deliziosa.
E che dire del minimalismo dolente di strofe come "I walk in the supermarket / I am sick and I am broken / My shopping cart is empty / I don't need anything", tutto però raccontato con quella soave indifferenza adolescente che mi incanta.
Loro si chiamano Palms On Fire e provengono dalla città russa di Izhevsk, nota più che altro per essere la patria dell'AK47. Trovai il loro nome per la prima volta sul sito della beneamata Holiday Records (promossa dai Drums) e ora scopro che hanno pubblicato un nuovo ep (il link al free download è sul loro facebook), un po' meno lo-fi e un po' più Postcard, se proprio vogliamo provare a inquadrarli, ma comunque sempre adorabilmente twee. È marzo, e per usare il titolo di una loro canzone voglio solo una "simple perfect life".

(mp3) Palms On Fire - Call Me (feat. Romain Guerret)

Music Alliance Pact #41

 MAP - Music Alliance Pact
Eccoci all'appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact: la bellezza di 38 blog di tutto il mondo hanno selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.
A questo giro credo che l'impazienza della primavera abbia avuto il sopravvento, e la playlist mi suona davvero eterogenea come non mai. Però ci sono lo stesso alcune perle: a parte i già noti finlandesi Cats On Fire, ormai "nome affermato" della scena indiepop (è un ossimoro?) e i post-punk russi Human Tetris (su cui dovremo ritornare), sono da segnalare gli isalandesi 1860, che mi hanno ricordato tantissimo i Gene (no, dico: i Gene!), i peruviani I Am Genko, con la loro glitch toccante (la Morr di un secolo fa), gli austriaci Giantree, pop in un certo senso tradizionale e "maturo" ma con un tocco new wave davvero elegante, il garage saturo dei danesi Ring Them Bells.

Gli italiani di questo mese sono i friulani Man On Wire, di cui abbiamo già parlato diverse volte sia su queste pagine che in radio. Il loro bell'album di debutto West Love ha sicuramente un respiro internazionale, e le loro canzoni credo possano essere apprezzate ai quattro angoli della Rete, una delle cose migliori del MAP.

Questa è la playlist di Marzo, compresi gli mp3 in streaming e il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) Man On Wire - A Thousand Legs

Polaroids From the Web

"Avrà offerto una birra" edition

SXSW Gawker
- Sembra un po' il giochino dei Do's & Don'ts di VICE, ma su Gawker si prendono in giro gli stereotipi del SXSW tra nerd musicali e geek.

- "Non si vede il bosco per colpa degli alberi": grazie Marco Del Soldato per avermi tirato in mezzo in questo bell'articolo sulla nuova webzine Chiuso che, con la scusa dei Party Of One (molto apprezzati anche qui), ricorda una stagione davvero memorabile, tra concerti organizzati da Fooltribe e modernariato di mailing list.

- Ottimo nastrone, molto psych, per i Veronica Falls sulle pagine di Fly. A parte High Society, Quicksilver Messenger Service e gli Zombies non conoscevo nessuno.

- Prima o poi ci siamo andati tutti, in pellegrinaggio da Other Music: ora lo storico negozio di dischi di New York si lancia sul mercato e diventa etichetta discografica, in collaborazione con la Fat Possum.

- Invece all'angolo di Coronation Street a Machester non ci sono mai passato (finora). In una una mostra a Londra "Smiths fans pose outside Salford Lads Club".

- "Guided By Voices Is The Greatest Rock 'N' Roll Band Of The Modern Era" - una frase che fa un certo effetto se a pronunciarla è il portavoce della Casa Bianca Jay Carney (grazie a FdL per la segnalazione):

giovedì 15 marzo 2012

Wonders


Avevo già parlato di Arnoux ai tempi dell'ottimo debutto Cascade, disco sospeso e liquido, e ora la band friulana torna con questo nuovo Makes Wonders, secondo capitolo di una trilogia (il primo era stato l'EP The Magic Of L'Amour dell'anno scorso).
Ancora una volta, quello che mi colpice più di ogni cosa in questa musica è il talento di Arnoux nel mescolare timbri acustici e tessiture elettroniche, raggiungendo un suono misuratissimo che emoziona. Arnoux la chiama la sua attitudine punk, e io mi trovo assolutamente bene con questa definizione. Immaginate una cover della canzone qui sotto fatta dai Notwist e capirete.

mercoledì 14 marzo 2012

The nights you drove me home

Last Leaves
In piedi da destra, Louis Richter, Marty Donald e Mark Monnone. Sì, avete visto giusto: tre quarti dei leggendari Lucksmiths. Breve momento per l'obbligatorio nodo alla gola. Ok, proseguiamo con la notizia. L'ultimo a sinistra è il batterista Noah Symons, si è aggiunto da poco e tutti insieme hanno annunciato la nascita di un nuovo progetto musicale, i Last Leaves.
Marty si è fatto carico della scrittura delle canzoni, e parla così di questa stagione di passaggio:
"For a while there after The Lucksmiths bowed out a couple of years ago, I wasn’t too sure what to do with myself. I painted some of the house; I watched all of The Wire. Every so often I picked up my guitar, and — less often — an idea for a song would suggest itself. I was happy enough taking my time, so the songs could gradually find their own distinct character".
Il primo demo messo in circolazione è questa ballata acustica che ricorda parecchio proprio quell'altra band là, e ok, altro breve momento per l'obbligatorio nodo alla gola:

(mp3) Last Leaves - The Nights You Drove Me Home

Bat Happening

Bat Happening
(via K Records)

martedì 13 marzo 2012

Tashaki Miyaki


Avevo messo i Tashaki Miyaki in un nastrone qualche tempo fa e poi mi ero dimenticato di approfondire, succede sempre così no? Oggi ho visto per caso questo nuovo video per Best Friend e dato che mi piace un sacco mi sembra il caso di tornarci su.
Laconico duo di Los Angeles (Tashaki alla voce e Miyaki alla chitarra), si muovono incorniciati in un sognante bianco e nero e si dilettano tanto di languide versioni dei Jesus & Mary Chain quanto degli Everly Brothers. Hanno già pubblicato un ep per The Sound of Sweet Nothing (già casa di Unknown Mortal Orchestra e Gross Magic) e un 7 pollici per Rough Trade. Dicono di amare il mistero e di conoscere poco il web e la tecnologia, ma forse è solo il comodo rifugio dello shoegaze che fa sembrare tutti un po' più pigri.

Hipster e morte


«Se vado in una catena di abbigliamento svedese, ad esempio quella che ha per nome due iniziali unite da una congiunzione, e vedo una ‘camicia da hipster’, nel momento in cui compro ed indosso quella camicia, essa muore, smette di essere una camicia da hipster. Arrivato a casa, lo specchio restitutisce l’immagine di un triste imitatore di un hipster. Ecco però che mentre tento di liberarmi della camicia da finto-hipster, improvvisamente e magicamente essa comincia a sprigionare una nuova luce simbolica e si trasforma in una ‘camicia da finto-hipster indossata ironicamente come se fosse una camicia da hipster’. [...] Il ciclo vita / morte / resurrezione del valore simbolico di un prodotto sembra procedere sempre più velocemente e a caso, come una pallina in un flipper.»

Giacomo Bottà, Gli hipster e la morte, su Argo - via Nazione Indiana

Giacomo, già Interflug e ora Jaakko, tenta l'imposibile e prova ad analizzare la presunta fine della'idea di hipster (sempre che non voglia dichiararne la morte per poter poi dire di essere rimasto l'ultimo autentico hipster). Mi piace questo paragrafo sulla merce, accademico ma al tempo stesso ancora molto attuale. Sarebbe interessante leggerlo non solo in relazione alla moda e ai consumi, ma anche in connessione (causa? effetto?) all'eterno presente in cui da un po' sembra di essere immersi (e a proposito del quale proprio ieri Inkiostro segnalava un intervento di Coupland).

(photo by Dent May)

lunedì 12 marzo 2012

Clancyness revisited

His Clancyness
Non so perché, ma a casa la cassettina di Always Mist non l'ho mai messa in ordine nello scaffale dei dischi, è sempre rimasta in piedi sulla libreria. Sarà che col tempo a quelle canzoni mi sono affezionato come a un buon libro, o forse per quei due occhi che ti fissano dalla copertina.
Ora His Clancyness (ovvero il nostro Jonathan Clancy, già voce degli A Classic Education) torna sul luogo del delitto e pubblica su Secret Furry Hole la versione 12 pollici di quella cassetta, aggiungendo un lato B che raccoglie varie tracce sparse in rete e non negli ultimi mesi. Ne risulta così un ricchissimo Always Mist Revisited, compendio di una carriera e di una creatività ancora agli inizi eppure già multiforme ed emozionante, abbastanza unica dalle nostre parti.
A chi acquista il vinile SFH regala la versione in cd che aggiunge alla tracklist alcuni remix a cura di Life & Limb, Vaghe Stelle, Wolther Goes Stranger, Soosh, Emphemetry, Reverber (progetto solista di Jukka Reverberi degi Giardini di Mirò), Death In Plains e Spakkiano, più altri che verranno rivelati nei prossimi giorni.


I will love you

Summer Twins
Sono due sorelline californiane, si fanno le foto con i pattini, hanno il video pieno di palloncini colorati e indossano abitini a pois: se poi il loro omonimo album d'esordio (dedicato a "mum and dad" addirittura!) non è una pietra miliare del rock ma soltanto un adorabilissima raccolta di piccole canzoni un po' sognanti, sospese tra Tennis e Best Coast, piene di battimani e con tutti gli inevitabili riferimenti Fifties al posto giusto, io proprio non mi lamento. Per di più si chiamano Summer Twins, in anticipo su tutte le vostre voglie di leggerezze di primavera!

(mp3) Summer Twins - I Will Love You

venerdì 9 marzo 2012

CAPS LOCK: I DO


Vabbè, sono passate ormai due settimane da quando vi avevo annunciato questo video, e ancora non vedo sollevarsi quei moti popolari, quelle universali manifestazioni di giubilo che questa band e il loro disco d'esordio meritano. Lo posto anche qui e poi scendiamo tutti in strada (magari con lo skate: beccatevi gli altri video del regista Kyle Camarillo).
Da San Francisco, Terry Malts, la canzone si intitola I Do ed è tratta dallo strepitoso Killing Time, pubblicato guarda caso da Slumberland. Ancora non mi è arrivato e già sto messo così: non so immaginare cosa mi succederà quando sarà tra le mie mani.
Come ha scritto Daytrotter, "it's most likely the Terry Malts making me want to do such things that I haven't done in a very long time" e non vedo davvero modo migliore per far partire questo weekend.

giovedì 8 marzo 2012

"Twee no longer form of resistance"

tumblr cat
Grazie al sempre illuminante Rob Horning per avere segnalato (via Hautepop) un post del blog di Dorian Linksey "33 Revolutions Per Minute".
In The tweelight of the gods Linksey non parla solo della deriva mainstream di quella che una volta era la cultura indipendente e alternativa, ma della vera e propria annessione del carattere più radicalmente infantile e lezioso di certo indiepop (dai Beat Happening ai Belle and Sebastian) da parte del marketing e delle corporation, che svuotandolo del suo valore politico e culturale tendono così a comunicare agli adulti come eterni fanciulli, con il tono complice del "siamo tutti dalla stessa parte":
Parenthood, instead of marking the point at which one irrevocably becomes an adult, is often presented as a second go-around, with the parent eager to shrink the age gap. [...] The brand’s voice is “childlike” but it’s not actually like a child at all, because real children are complicated and tempestuous and say all kinds of stuff...

Molte considerazioni interessanti anche nelle note al post - prendetevi un quarto d'ora per leggerlo. La chiosa di Horning è abbastanza perentoria, ma direi che è difficile non prenderla seriamente in considerazione.

mercoledì 7 marzo 2012

"I vecchi ne vanno matti"


Un progetto che ha come sottotitolo "musicisti dietro il bancone" non può che vedermi sostenitore entusiasta. Si tratta di "Rocktales", un'idea di Youthless Fanzine che insieme al Mattatoio Club di Carpi (MO) porta le band giù dal palco per scambiare quattro chiacchiere a banco.
I musicisti che in questo episodio raccontano il loro cocktail preferito (lo "Spread"?) sono i friulani Man on Wire, del cui ottimo debutto West Love avevamo parlato giusto qualche giorno fa.
In alto gli amari calici!

martedì 6 marzo 2012

Best Friends

Best Friends
Dopo averci regalato un inno della passata estate con Surf Bitches, tornano i Best Friends (prego, notare l'indirizzo del tumblr) con la loro prima uscita vera e propria: l'EP pubblicato da Art Is Hard e prudentemente intitolato Throwing Up. In queste sei tracce il loro spumeggiante garage rock si conferma la colonna sonora ideale per ogni weekend di cui vi volete veramente vergognare il lunedì mattina. Ma la sciabolata band di Sheffield ha voluto fare le cose in grande, e così il cd è accompagnato da un "21cm square 12 page photo booklet of halloween parties, crowdsurfing at house shows and other rad photos. At the risk of sounding terribly middle class, its a bit like one of those coffee table books but with a CD inside". Sì, certo, me lo immagino veramente middle class. Comunque appena mi arriva vi metto su una foto e vediamo come sta sul tavolino da caffè. Intanto qui si continua a ballare.

(mp3) Best Friends - Wasting Time
(mp3) Best Friends - Break My Neck

lunedì 5 marzo 2012

"Luigi, it was really nothing"


Oggi la pausa pranzo è stata allietata dagli infaticabili ragazzi di DLSO, che hanno scovato questa cover 8-bit di Lazyitis del super classico This Charming Man degli Smiths, e mi ha fatto ridere.
Tra i commenti su Soundcloud c'è già chi rilancia con Girlfriend In A Coma.

venerdì 2 marzo 2012

WebMasters on the dancefloor! [contest #2]

Big Blog Theory #1Come annunciato ieri su queste pagine (e su Inkiostro già da un po'), domani parte Big Blog Theory al Covo Club, serata mensile che coinvolgerà ospiti "dal mondo dei blog, delle webzine e della rete".
Early adopter è solo un modo gentile per dire che sei vecchio, e per questo motivo avrò l'onore di affiancare Fabrizio al mixer in questa prima puntata.
La serata farà da contorno al concerto di Maria Antonietta, che finalmente presenterà anche qui il suo album di debutto omonimo (e di spalla ci sarà la cantautrice neozelandese Flip Grater - per fan di Cat Power e Hope Sandoval - ieri ho scritto proprio così, non sto a controllare di nuovo).
Anche oggi vi regalo un biglietto, e visto che ieri avete indovinato il nome del gruppo del quale faceva Maria Antonietta fino all'anno scorso, ovvero gli Young Wrists, oggi vi chiedo il nome dell'etichetta per cui è uscito l'unico 45 giri degli Young Wrists.
Scrivete una mail a blog [@] polaroidallaradio.it indicando la risposta e il vostro nome e cognome. Vince il più veloce!
Per tutti gli altri, ancora una volta, ci si vede a banco!

UPDATE: e anche il secondo è andato!

Ghost Dream

Blouse
Lo scorso autunno, il disco dei Blouse era stato un po' un parco giochi per chi voleva pontificare di retromania. Ora è uscito questo video per Ghost Dream e tutti quei discorsi, che pure mi coinvolgevano, mi sembrano lontani, vecchissimi.


giovedì 1 marzo 2012

WebMasters on the dancefloor! [contest #1]

Big Blog TheoryLo avete già letto da Inkiostro: sabato parte una nuova serata al Covo Club, e con un notevole sprezzo del pericolo si chiamerà
Big Blog Theory. Infatti ogni mese accanto a Fabrizio si alterneranno al mixer ospiti speciali "dal mondo dei blog, delle webzine e della rete", e avrò l'onore di partecipare proprio alla data zero (ma chiamiamola pure "puntata pilota").
Non so quanto la selezione sarà influenzata da template e feed rss, però aspettatevi un sacco di bella roba, anche perché il padrone di casa e il sottoscritto non si incontrano in campo aperto da anni.

E poi, soprattutto, sabato al Covo arriva in concerto Maria Antonietta, a presentare il suo acclamato debutto omonimo (in apertura ci sarà anche la cantautrice neozelandese Flip Grater - per fan di Cat Power e Hope Sandoval).
Così per festeggiare ci sono un po' di biglietti in regalo per voi: il primo andrà a chi mi saprà dire il nome del gruppo del quale faceva Maria Antonietta fino all'anno scorso.
Mandatemi una mail a blog [@] polaroidallaradio.it indicando la risposta e il vostro nome e cognome. Vince il più veloce! Per tutti, come di consueto, ci si vede a banco!

UPDATE: per oggi abbiamo un vincitore! Un altro biglietto in palio domani :)

mercoledì 29 febbraio 2012

La verità è bisestile (come i Chewingum)

ChewingumVorrei essere capace di raccontarvi qualcosa del nuovo disco dei Chewingum nella stessa maniera in cui il nuovo disco dei Chewingum racconta il proprio mondo. Ma non ci si riesce: il trio di Senigallia sembra restare inafferrabile dietro gli aggettivi da comunicato stampa tipo "sghembo" o "stralunato". Credi siano soltanto un po' naif, pensi di intravedere un sorriso in una melodia dolcissima, ma l'imprevisto di un accento spostato in fondo alla frase semina il dubbio, non inquadri bene l'immagine di Neorealismo del lunedì, e "sentirsi in Quaresima al bar" finisce per confonderti del tutto.
Userò allora questo 29 febbraio come un alibi, giorno fatidico e fantasma, il più adatto per riprendere il filo del discorso e farci un bel fiocco. Pubblicato da Garrincha Dischi, Nilo è un fiume di parole: sembrano restare attaccate una all'altra per caso, fradicie, e a volte suonano come quelle frasi che pronunci mentre non sei più sicuro se sei sveglio o sogni già, ma nessuna si abbandona, non divagano, si tengono strette e dopo un po' capisci che hanno ben chiaro dove andare a parare. In quasi tutte le canzoni di questo disco compare qualche allusione al concetto di vero o al suo contrario. "La verità è la favola del nostro tempo", cantano i Chewingum, e forse quel tocco surreale ma soffice, sempre in bilico sul nonsenso, che muove le loro canzoni è l'unico modo per non farsi fregare.
Mescolate le radici indiepop degli esordi in ritmi funky e reggae, farciti di elettronica e campionamenti in abbondanza, Nilo si diverte a scappare canzone dopo canzone, sgusciare via da ogni idea che ci siamo appena fatti. Per esempio, dopo la cassa dritta, dopo la voce di Pasolini, a metà scaletta arriva una ballata acustica, Anna è una scintilla, suonata in punta di piedi, la chitarra che accenna soltanto ma non vuole disturbare, spazzole discrete sulle pelli, e tutto si tiene insieme solo con quel suono di organo dietro, come aria che entra da una finestra dimenticata aperta. Da nodo in gola. Tutto poi scoppia un'altra volta, il rock di Oregon ghiacciai con la voce di Maria Antonietta a bruciare dentro: "ieri sera ho visto almeno due espressioni sul tuo viso". E come se niente fosse, si passa a una samba sensuale ma dolente sulla spiaggia, Sambamara che profuma l'aria. E infine c'è L'assunzione della vergine, quasi una preghiera travestita da canzone d'amore, che fa venire in mente De Gregori e cita Bright Eyes, aprendosi con un'invocazione: "proteggimi dai come sto e dalle falsità a ruota libera". Proteggici.

(mp3) Chewingum - Atlantic City

"Listen close, and don't be stoned"

Beach Fossils
Questo è il post più facile che abbia mai scritto su questo blog. Potrebbe essere composto di appena cinque parole e sarebbe già una bomba così:


La canzone fa parte della compilation inaugurale di Ad Hoc, nuova fanzine lanciata da Emilie Friedlander e Ric Leichtung, già promotori di Altered Zones. La lista dei collaboratori al primo numero è semplicemente stellare. Qualunque artista o blog vi venga in mente che abbia anche una vaga attinenza con la parola "indie" è in sommario.

Très fort!

Treefort - Très Fort
Tra i tanti album in free download publicati ogni giorno, tra tanti i link che ci troviamo nella mail e che nemmeno apriamo, a volte capita di trovare vere e proprie sorprese. Mi domando per esempio se qualche label non avrebbe dato volentieri alle stampe un album come Très Fort, divertentissimo esordio dei Treefort.
È uno di quei dischi che sembrano già dei Best Of, con canzoni anche molto diverse tra di loro ma tutte capaci di centrare l'obiettivo. Si va da pezzoni alla Breeders come l'apertura di Hideout oppure Once And Always, a una Telephone, che suona Velvet Underground era Loaded. Ci sono momenti garage lo-fi stile Mantles / Beach Fossils (Waterproof) e altri più romantici e twee (Bus Stop). Insomma, cosa vuoi di più?
Da Madison, Wisconsin, Wes Doyle alla chitarra (già negli Slow Loris) e la sua ragazza Elsa Nekola alla batteria si spartiscono voci e melodie, e l'amalgama funziona a meraviglia. Il disco è uscito a San Valentino in cassetta viola a tiratura limitata oppure scaricare gratuitamente dal loro Bandcamp.

(mp3) Treefort - Hideout

martedì 28 febbraio 2012

Morning light

SoneekMX - Morning LightQui manca un post. Nei giorni scorsi avrei voluto essere a un appuntamento, non potevo e mi è dispiaciuto un bel po'. Al Mattatoio Club di Carpi è stato presentato un cd parecchio speciale, Morning Light, dedicato a Max Teneggi, meglio conosciuto come SoneekMX.
Se qualche anno fa vi capitava di girare in macchina in quella fetta di pianura emiliana tra Bologna, Modena e Reggio, e se avevate curiosità a sufficienza per cercare qualcosa di meglio tra le tante radio commerciali, è probabile che vi siate imbattuti nella calma voce di Max dalle frequenze della vecchia Antenna Uno Rock Station. Una voce sorniona, che a volte sembrava sul punto di lasciare il microfono per andare a dormire o a farsi una sigaretta. E invece ti sorprendeva ogni volta con una battuta fulminante e soprattutto con una nuova selezione. Una cosa che davvero ammiravi in Max era la competenza musicale, che poteva spaziare dalle pietre miliari dell'indie rock a nomi non ancora conosciuti dell'elettronica. E la stessa competenza la ritrovavi quando eri in pista a ballare uno dei suoi molti dj-set. Ti veniva quasi voglia di scherzare su quella sua abitudine di tagliare tutte le canzoni dopo nemmeno un paio di minuti. Poi capivi che non era questione di mix o un vezzo: era il desiderio, la necessità di farci stare tutto, di mostrarti e farti capire tutto anche mentre ti muovevi nella musica, o mentre la ascoltavi distratto a un aperitivo. L'amore per i dischi si misura anche da quanto sai condividerli. Max era uno che non si risparmiava mai.
Max se ne è andato alla fine del 2010. Qualche anno fa era rimasto nel cassetto un demo nato quasi per scherzo con un po' di amici musicisti. Ora grazie a una bella iniziativa è diventato un singolo vero e proprio, Morning Light, con 8 remix, il cui ricavato delle vendite viene devoluto in beneficenza all’associazione “Per vincere domani” di Sassuolo (Mo), che si cura del sostegno e della crescita dell’assistenza oncologica. Sarebbe proprio una bella cosa passare a prenderne una copia al Matta oppure allo Juta Café di Modena.


Porta il nastrone in Porta Galliera

In queste settimane, come forse avrete letto, Città del Capo Radio Metropolitana sta traslocando. Ormai la nuova sede in Mura di Porta Galliera è pronta ma per qualche giorno ancora non si trasmette la sera, così ho pensato di preparavi un paio di nastroni per il mercoledì. Cosa che presenta vantaggi per tutti: poche cose mi divertono quanto fare e regalare nastroni, e d’altra parte voi vi risparmiate le mie chiacchiere nell’etere.
Il primo si scarica già nella pagina del podcast! Questa la playlist:

Crocodiles – Sunday (Psychic Conversation #9)
Beach Fossils – Shallow
Old Monk – Warm Moustache
Amity Beach – Jake’s Version Of Paradise
Hospitality – The Right Profession
Liechtenstein – Strange Ideas
Eux Autres – Right Again
Summer Twins – I Will Love You
Tennis – Traveling
Evans The Death – Telling Lies
Swiss Alps – Little Dipper
Spring Summer – Tonight
Man On Wire – The Anger Song
Veronica Falls – My Heart Beats
Treefort – Waterproof
La Sera – Break My Heart
Literature – Grifted
Let’s Say We Did – It’s Ok
Stars in Coma – Paint My Picture On The Thick Shell
Weird Dreams – Velvet Morning
Black Tambourine – What’s Your Game
Field Trip – You Make Me Sleepy
Palms On Fire – Birds In A Supermarket
Fanzine – Dream of You
Standard Fare – Dead Future
Thee Cormans – Biker Bitch

venerdì 24 febbraio 2012

I giorni della vendemmia

I giorni della vendemmia
Questa sera alle otto al cinema Lumière, all'interno della rassegna Visioni Italiane, arriva finalmente I giorni della vendemmia, esordio nel lungometraggio di Marco Righi, giovane regista reggiano. Se come me avete un debole per certi Anni Ottanta "di provincia" raccontati con la leggerezza di Tondelli, non potete perderlo. Aggiungete pure che la colonna sonora è stata scritta da Bitto dei Lomas e che nella trovate anche un sacco di canzoni degli Anni Ottanta.
Qui potete leggere una bella intervista a Marco curata dagli infaticabili ragazzi di Youthless Fanzine.

giovedì 23 febbraio 2012

Amore, tutto qui

Welcome Back Sailors
Che cos'è l'amore, chiedilo al vento, cantava nel secolo scorso il vecchio Vinicio. E nella nuova uscita, in qualche modo tutta dedicata all'amore, curata dai nostri cari Welcome Back Sailors proprio nel vento sembrano volare via le voci e le melodie, inafferrabili tra echi e riverberi. Le nuove canzoni come Stronger e la title track (Love) That's All privilegiano la battuta rallentata, morbida, quasi voluttuosa, synth carezzevoli. In Flesh & Blood invece l'elettronica si fa più corposa, spinge l'acceleratore sulla drum machine e affonda i denti.
Oltre alle tre canzoni nuove della band reggiana, son presenti anche due remix curati da Keep Shelly in Athens (che nonostante mettano la voce in primo piano, si addentrano nelle ombre di una traccia in apparenza romantica) e DEATH IN PLAINs (che porta carne e sangue al rave), e una struggente cover da grammofono di His Clancyness.
Il tutto in una cassetta in edizione limitata pubblicata dalla label statunitense Crash Symbols. Godetevi lo streaming qui sotto:

martedì 21 febbraio 2012

Let's say we did

Let's Say We Did
Già solo per il fatto di alludere nel nome a una canzone dei Silver Jews (o almeno così mi piace credere) gli svedesi Let's Say We Did mi stanno subito simpatici. Poi faccio partire questo loro album omonimo, uscito su Big Rig dopo alcuni ep, ed è come se ci conoscessimo da sempre. La prima impressione è che queste canzoni potrebbero essere la risposta scandinava, meno noise e più melodica, a certo revival Novanta delle ultime stagioni (Yuck in testa), vedi i ripetuti riferimenti a Teenage Fanclub, soprattutto nelle ballate in scaletta - un paio di troppo per i miei gusti. Ma vuoi per la provenienza, vuoi per quella nota roca nella voce, l'altro nome che ti viene subito in mente è quello degli Shout Out Louds, e la cosa non può che farmi molto piacere. Seppur meno epiche, le canzoni dei Let's Say We Did puntano a quella stessa idea di musica, trascinante e malinconica al tempo stesso, forse un po' più sanguigna. Per questa settimana il disco è in download sul loro Bandcamp secondo la formula del "name your price": su, siate un po' generosi, che se lo merita.

(mp3) Let's Say We Did - It's Ok

lunedì 20 febbraio 2012

What's your game

Black Tambourine
Dear Black Tambourine, I'm sorry, I will not support your Kickstart campaign unless you will add some European gig to your reunion tour.
Anyway, I'll buy and play forever your new EP OneTwoThreeFour. I love the idea of you coming back with a double 7'' tribute to the Ramones.
And this song is rad:

"A mis-timed handclap away"

«I knew someone who was obsessed with Sarah at university. Then he found jazz. Sarah Records played an important part in my life for a few years; for some it still does. I’m less enthusiastic by the idea that some people hold that it’s a paradigmatic absolute of indiepop. It’s not and nor do I ever think it meant to be.»

Un ottimo post su Did Not Chart, molto personale ma piuttosto argomentato, che suggerisce di ridimensionare l'importanza della Sarah Records per la piccola storia dell'indiepop.

(mp3): The Sea Urchins - Pristine Christine (Sarah 001 - 1987)

venerdì 17 febbraio 2012

Young & old

Tennis
Poveri Tennis, per fortuna hanno sempre i loro viaggi in barca. Il tono generale delle recensioni del loro secondo album Young & Old, anche quelle abbastanza positive, sembra sempre lasciare tra le righe un certo "vabbè, parliamone adesso, non troppo male dopo tutto l'hype che abbiamo spinto l'anno scorso per Cape Dory, ma poi dimentichiamocene".
Esemplare mi sembra il giudizio di Marc Hogan su Pitchfork: "Young and Old is another example of a promising young act that found an audience quickly on the internet before fully coming into its own powers. In other words, it's pretty good, but also a bit disappointing". Parole che suonano antipaticissime e anche abbastanza ridicole, dopo che l'internet l'aveva fomentato Pitchfork per primo, per mesi e mesi.
Una frase del genere sposta l'attenzione dal fruire la musica per quello che è all'ecosistema che della musica si nutre e si dimentica. Una catena alimentare pubblicitaria che sembra non riuscire a ragionare se non secondo uno schema rudimentale a livello di Gioco dell'Oca, e i Tennis ora si trovano nella casella "deridere".
Per giunta i Tennis farebbero parte della categoria "indiepop", canzoni che all'incirca rientrano in una gamma di emozioni abbastanza sentimentale o romantica, e non c'è niente di più facile che buttarci sopra sarcasmo un tanto al chilo.
Il fatto che in questo secondo lavoro la band (or un trio) tenti di smarcarsi dal campo della semplice malinconia retromaniacale a bassa fedeltà per aggiungere coloriture quasi Northern Soul, vedi Robin o High Road, mi pare venga tenuto in scarsa considerazione. Ok, la storia della barca, ancora, ma It All Feels The Same potrebbe essere uscita da un disco dei Camera Obscura, e Traveling è puro Cardigans del 1994, nomi che nessuno prenderebbe in giro.
Sì, è vero, i pezzi che cercano una ritmica più calda come Origins, Petition o My Better Self, sono più stanchi, d'accordo, Alaina Moore non è Alicia Keys, e anch'io ho pensato che avrebbero potuto tranquillamente stare su un EP a parte. Ma credo sia un difetto tutto sommato trascurabile. Nonostante tutto, tra un disco non eccezionale ma molto piacevole e una recensione sagace e ben scritta, continuo a preferire il primo. Young & old, già.

(mp3) Tennis - Traveling

You make me sleepy

Field Trip
Un po' di dream pop per cominciare con un po' di tranquillità l'ultima giornata prima della battaglia del weekend? Potremmo provare con questo Cream, ottimo EP di debutto in free download pubblicato dagli australiani Field Trip. Alle sette e mezza di mattina in treno una canzone intitolata You Make Me Sleepy mi sembra quanto mai appropriata. Poi c'è Give Me A Break che ti fa pensare a come sarebbero potuti suonare i Pains Of Being Pure At Heart negli Anni Sessanta. In certi momenti la voce ricorda qualcosa di Alex Turner, elemento interessante e su cui il quartetto di Melbourne potrebbe giocare anche di più.

(mp3) Field Trip - You Make Me Sleepy