giovedì 29 settembre 2016

When some record was enough

Okkervil River - Away

Do you remember, baby, back in '96?
When some record was enough to make you raise your fist?
When some singer'd make you sure that you exist?
Well, I never thought I'd feel like that again
Just let go


Quando aveva presentato al mondo il nuovo disco a nome Okkervil River, questo tormentato e toccante Away che nonostante tutto torno spesso ad ascoltare con grande piacere, ora che i giorni cominciano ad accorciarsi e i desideri si raggomitolano in cerca di un focolare, Will Sheff aveva usato una frase che mi aveva colpito: "I felt like I didn’t know where I belonged". Le fondamenta che reggono tutta la scrittura di queste canzoni sembravano mostrarsi già qui, nel dolore per la doppia perdita: quella del lutto (suo nonno T. Holmes Moore, "who was my idol") e quella della motivazione a vivere. Sappiamo bene quanto musica e vita, visione estetica e biografia, nella storia degli Okkervil River siano legati e incarnati nella stessa persona di Sheff. Volendo accostare la sua voce a quella di una voce narrante che, disco dopo disco come romanzo dopo romanzo, sta dispiegando una storia, la sua reale difficoltà a scrivere si rispecchia nel senso di smarrimento di fronte al vivere, al senso da dare al succedere dei giorni. Non è una semplice paura della morte: "I'm not scared to die as long as I know that the universe has something really to do with me" (Call Yourself Renee). Ma il modo in cui l'arrivo di una morte riesce a disfare la trama che prima teneva assieme questo vivere ordinario può lasciarti a terra, senza parole né senso. Non trovare più il filo del discorso dei giorni diventa quasi la stessa cosa con il non poter più vivere la scrittura come prima.
Non tutto è così cupo dentro Away. Dopotutto, un disco è nato anche da una stagione tanto difficile e drammatica per Will Sheff. Ed è anche un disco che ha i suoi momenti maestosi, di una bellezza non serena ma trascinante. Per esempio, quei finali in crescendo (come nel singolo d'apertura), quegli arrangiamenti orchestrali come in Comes Indiana Through The Smoke, dove addirittura la stessa tromba di T. Homes Moore risuona e splende. E soprattutto nel sorprendente finale, la sospesa, oscillante e impalpabile Days Spent Floating (In The Halfbetween), che quasi si colora di jazz.

I recall when things were way more fun around here
But the Sky Man reminds me I'm almost a ghost of myself
It seems to me everything fine fell away


Mi sono sorpreso a domandarmi cosa mi rimane di questo disco. Gli Okkervil River non sono, o almeno non sono stati, una band qualunque, da mettere sullo scaffale e archiviare. Mi sono chiesto perché questo disco, in fondo, non mi sembrasse così bello, perché insistessi a immergermi nella sua malinconia così poco consolante ("Just one day, I want to have died for a day / To disappear between two notes in a twelve-tone scale"). Credo che sia un disco impegnativo, che evita le strade più facili (o quelle più battute da Will Sheff in passato) per piacermi, e che a me piace di più all'imbrunire.
Una parte di me lo ascolta perché un po' assomiglia a me che cerco di ascoltare ancora gli Okkervil River, e mentre scorrono le canzoni mi ricordo di com'era quando sapevamo a memoria strofe ben più verbose e prolisse di queste, tanti anni fa. Parlando di una perdita ben più grande e devastante, Will Sheff riesce a scrivere anche l'ombra della nostra perdita, la maniera senza clemenza con cui negli anni ci siamo spogliati di noi stessi, abbiamo abbandonato costumi e parole che avevamo fatto nostri. E dopotutto siamo sempre qui, all'inizio di un nuovo autunno, abbiamo nuovi dischi, e Will Sheff ha nuovi musicisti e nuove canzoni. Okkervil River R.I.P.


Okkervil River - The Industry


Okkervil River - Okkervil River R.I.P.

mercoledì 21 settembre 2016

Tangible Excitements!

Tangible Excitements!

Mi piacciono i nomi dei gruppi con i punti esclamativi, una moda che aveva raggiunto il suo frivolo picco forse una decina di anni fa, subito dopo la moda dei nomi che cominciavano con "The", ma prima di quella dei lupi e degli orsi. In pochi casi come quello dei Tangible Excitements!, però, il punto esclamativo sembra così necessario e legato al sound che racchiude. I Tangible Excitements! sono una specie di supergruppo indiepop nato da Scott Stevens dei Summer Cats (australiani su Slumberland), Mark Monnone dei Lucksmiths e Stewart Anderson, già Boyracer e fondatore della label Emotional Response (su cui la scorsa primavera uscì il loro esordio in split con i Ginnels). Per questa seconda prova su sette pollici si aggiunge Louis Richter (anche lui nei Lucksmiths, poi Mid-State Orange) e il risultato sembra guadagnarne ancora di più in coesione ed efficacia (e riesce a piazzare in scaletta una bella cover di Puzzle Pieces dei Tiger Trap). Muddled Whine, la canzone che apre il Lato A è davvero quanto di più solare e carico di entusiasmo si possa immaginare stipato dentro due minuti di musica (e qui un bel punto esclamativo!):


Tangible Excitement! - Muddled Whine

martedì 20 settembre 2016

Dizzyride + JJ MAZZ in concerto al Freakout!

Up to You! /// Dizzyride + JJ MAZZ | Freakout Club

Puoi abitare a New York oppure tra i boschi dell'Appennino modenese, ma quando certe serate sembrano combinate così bene, le distanze non contano nulla. Dizzyride e JJ Mazz sono due band fatte apposta per condividere palchi, playlist, magari qualche futura uscita (chissà, prima o poi) e, ovviamente, parecchi brindisi. Entrambe le band sono quest'anno al "debutto", ma hanno anche eclettiche e articolate carriere alle spalle. Entrambe finora hanno mostrato un'inclinazione per suoni sintetici e fluttuanti, dai contorni sognanti e dai colori a volte psichedelici. Entrambe hanno  dato prova di avere una visione "artistica" (ogni tanto bisogna proprio spendere certe parole) forte e votata al DIY più audace. E soprattutto entrambe hanno sempre mostrato di avere uno spirito pronto a lanciarsi nella festa. Per chi volesse fare un veloce recap, qui trovate la première di MoFo, primo lavoro del nuovo progetto solista di Luca Mazzieri, e qui una presentazione del duo italo-canadese composto da Nicola Donà e Zoë Kiefl.
Questa sera Dizzyride e JJ Mazz saranno insieme sul palco del Freakout Club di Bologna e io sono molto curioso: ci si vede a banco!


JJ Mazz - Honey


Dizzyride - Arrows

lunedì 19 settembre 2016

Facendo zapping sul divano con Stuart Murdoch

Stuart Murdoch's playlist for Scared To Dance

Un paio di settimane fa, Stuart Murdoch dei nostri amati Belle and Sebastian è stato invitato a presentare un vecchio documentario su Leonard Cohen a Londra. L'evento faceva parte di una rassegna cinematografica curata dalla longeva serata mensile indiepop (ma non solo) Scared To Dance. Invece del solito dj-set, per l'occasione Stuart Murdoch ha preparato una specie di "video-nastrone", dentro cui ha raccolto una mezz'ora di "stuff that I loved when I was younger, things that stayed with me, things that perhaps even went on to influence my song writing, or film making". Nonostante i frammenti di film e programmi televisivi siano più o meno in ordine cronologico, l'effetto "sussidiario" è fantastico, e diversi passaggi azzardati sono piuttosto notevoli (il mio preferito: da Fame a Hall & Oates). Ci puoi ritrovare un sacco dell'immaginario dei B&S, come è ovvio, ma quello che ne risulta, più in generale, sembra quasi una poesia liofilizzata di un certo Novecento:

venerdì 16 settembre 2016

Linecheck Festival 2016 - "Italian music: breaking out"

Linecheck Festival - #linecheck16

Pomeriggio da discorsi belli tondi e ragionevoli! Alle 16 trovate anche il sottoscritto al festival Linecheck, all'interno di una tavola rotonda intitolata "Italian music: breaking out" insieme a un po' di amici e a un sacco di bella gente. Io sarò il maldestro rappresentante della balotta di We Were Never Being Boring, si parlerà di storie di "italiani all'estero", argomento di solito pieno di verbi al condizionale o al passato remoto. Proveremo a metterne qualcuno al futuro, sperando di non essere troppo noiosi. Qui la pagina dell'evento con le info anche di tutti gli altri incontri. Ci si vede a banco!




Le Man Avec Les Lunettes - Get In Touch

I can never understand why you die

No Monster Club - 'Hippocampus Circus Maximus'

Se dai un'occhiata in giro, la parola che compare più spesso nelle presentazioni di No Monster Club è "weird". Ottimo! Qui a polaroid non possiamo che averlo a cuore, soprattutto dopo esserci parecchio divertiti insieme a lui dal vivo da queste parti, e dopo aver molto apprezzato il suo scardinatissimo album I Feel Magic. Ora Bobby Aherne sta per debuttare (con il suo primo sette pollici!) sulla label statunitense Emotional Response di Stewart Anderson, dei leggendari Boyracer. Where Did You Get That Milkshake? traboccherà di " jump-up-and-down solid gold bangers" ed è anticipato da questa Hippocampus Circus Maximus, canzone frenetica e superluminosa, tra ritmi quasi tropicali e coretti contagiosi:



mercoledì 14 settembre 2016

Sun in your eyes makes you act impulsively

Chook Race - Around The House

La malinconia di settembre la conosci bene: è soltanto un mezzo miscuglio malriuscito che non sai se mandare giù o sputare via. Da una parte hai la testa ancora piena di tutto quello che dovevi fare quest'estate (anche stavolta niente skate a San Diego, né quel corso di svedese); dall'altra non vedi l'ora di lanciarti in mezzo a tutte le cose nuove che si affacciano, programmi e progetti, tra le strade di questa città che si riempiono di facce mai viste, altri posti che aprono e un brivido diverso nell'aria delle sette. La fotta e la fifa. Settembre è tutto un mettere via e un dare inizio, fare liste e richieste, e alla fine questo racconto a due velocità ti lascia instabile. Ma anche questa precarietà ormai la conosci da una vita. Settembre ha le sue regole, le sue consuetudini e io ho bisogno di una musica ruvida e dolce al tempo stesso. Con tutto l'amore che da queste frequenze è sempre andato in onda per band come Twerps, Goon Sax e Dick Diver (comune denominatore: Australia), un disco come Around The House, la seconda prova del trio di Melbourne Chook Race, non poteva che conquistarmi al primo ascolto. Messo in chiaro sin dalle prime note il debito verso la scuola Flying Nun e vari altri monumenti come REM e Go-Betweens, bisogna riconoscere che la forza di questo album sta tutta nella scarna immediatezza delle canzoni e, soprattutto, nella maniera precisa con cui la tracklist riesce ad alternare i temi e gli umori. L'apertura con la giocosa Hard To Clean e il pop spensierato dell'irresistibile singolo Sometimes, è subito bilanciata dalla introversa Eggshell. Oppure il nervosismo di At Your Door che viene subito frenato dalla severità di Pink & Grey. Alla precipitosa asciuttezza di Sun In Eyes si contrappone la solennità della conclusiva Start Anew, che mi ricorda certe Talulah Gosh o Aislers Set. Il gioco delle contrapposizioni è prolungato nell'alternarsi delle voci della batterista Carolyn Hawkins e del chitarrita Rob Remedios, sempre azzeccato ed efficace. A quanto leggo, Around The House è stato registrato in un solo giorno, e tra l'altro insieme a Tom Hardisty dei Woollen Kits, e questa specie di natura da fotografia istantanea secondo me aiuta e rafforza questa musica. Questo risaputo sentimento di settembre, questa vivace malinconia va catturata esattamente così, e anche se ormai la conosco bene, i Chook Race la sanno cantare davvero a meraviglia.




lunedì 12 settembre 2016

On a distant shore, I'll be waiting there for you

Dayflower - Neverfriend / Seeing Up

I Dayflower descrivono la propria musica come "honey-drenched pop melodies over a collage of fuzzed-up synths, lo-fi beats, and jangly guitars", ma dopo aver ascoltato il loro nuovo singolo Neverfriend / Seeing Up secondo me sono troppo modesti. In fondo, per mescolare atmosfere Radio Dept., chitarre prestate da certi vecchi Smashing Pumpkins e tappezzeria sintetica M83 occorrono grazia ed eleganza. Il risultato è brillante e immagino che qualcuno noterà più di qualche affinità con i Pains Of Being Pure At Heart.
I Dayflower sono un giovane quartetto proveniente da Leicester e hanno già diviso palchi con nomi come Girl Band e PinkShinyUltraBlast. Il loro nuovo singolo esce per Edils Records e io direi che promette molto bene:


Dayflower - Neverfriend

venerdì 9 settembre 2016

It feels good when you're next to me

Teenage Fanclub - Here

Ci conosciamo da una vita, letteralmente. Ain’t that enough?, tanto per cominciare con le citazioni.
Ci conosciamo: contiamo sulla familiarità delle cose che diciamo e che pensiamo, a volte di quelle che non riusciamo a mettere in parole. Abbiamo sentito l’esultanza e i silenzi, le canzoni da Best Of e quelle tirate via per riempire una B-side, ma le teniamo tutte con noi. È un’intimità, uno spazio neutro e pacificato, un rifugio.
Da una vita: attraverso i dischi e i concerti, cassette consumate dentro macchine che non abbiamo più, lungo gli anni e le stagioni, ritrovare la sintonia di continuo, riguadagnare la memoria, allinearsi e scoprire che non ci sembra sia passato un solo giorno. Abbiamo calibrato desideri e aspettative, così come suono e produzione si sono affinati. Hai già sentito gli arrangiamenti di fiati in First Sight o in Live In The Moment? Quelli di archi di The Darkest Part Of The Night? Ti viene proprio da pensare che "maturità" a volte sia soltanto un sinonimo più scadente di eleganza. E non sto nemmeno più a tirare in ballo le armonie vocali che scaldano il cuore (il singolo che apre la tracklist).
A qualcuno sembra che i cari vecchi Teenage Fanclub non siano (più) interessati a spingere la propria musica oltre un certo limite, che ormai siano soltanto gentili signori di mezza età che si ostinano a mettersi in posa da rocker. A prima vista, potrebbe essere così. Ma in certi casi dobbiamo capire che il traguardo da raggiungere, la più grande barriera da superare è trovare il modo di restare sé stessi tutto il tempo, guidarsi lungo gli anni senza perdersi per strada, senza perdersi di vista, senza lasciare la mano che stringe da sempre la nostra.
“Simple pleasures are all we need”: e il più semplice di tutti, ci dicono i Teenage Fanclub, sembra essere quello di sentirsi vivi, ritrovarsi ancora qui, a cercare di bilanciare il nostro bisogno d'amore mentre fuori il mondo va a rotoli, i guai ci piovono addosso e anche noi abbiamo ancora parecchio da imparare. Qui, ora, Here, al presente, guardarsi negli occhi e riconoscersi, sorridere sereni già alla prima nota, morbidissima e dolcissima, di queste chitarre.
Modesta felicità domestica, in tutto questo tempo, in fondo alla musica, e addirittura nel suono dei nomi: Norman Blake, Gerard Love e Raymond McGinley. Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo amore?

(mp3) Teenage Fanclub - I'm In Love


giovedì 8 settembre 2016

I am afraid of trying, but you aren't

Lance Bangs - Lance Mountain

I messaggi visualizzati senza risposta, le frasi lasciate a metà, gli sbagli più stupidi commessi tentando di rimediare a qualche stupido sbaglio. A volte non riesci a scrollarti di dosso la sensazione che tutto quello che ti succede sia soltanto la metà non finita, il calco abbozzato di come dovrebbere essere la vita reale. Le canzoni dei Lance Bangs sembrano raccontare esattamente quel momento, quell'attimo inceppato in cui non sai bene se devi spiegarti ancora o andartene. Dico "sembrano" perché, pur nella loro bassa fedeltà, restano elusive, si danno spogliate di ogni ornamento non necessario. Sono schizzi di qualcosa che può esistere solo in forma di schizzo. Puoi immaginarli suonare nella stessa serata di Cloud Nothings o Wavves, e hanno questa maniera un po' indolente di far sbattere groove, bruschi riff di chitarra, storie storte, e poi di andarse all'improvviso (vedi l'introduttiva Dig).
I Lance Bangs, che forse l'anno scorso qualcuno di voi aveva notato con il precedente nome di Colin Thibodeauxx, sono un trio proveniente da Richmond, Virginia, e hanno appena pubblicato il loro primo EP, Lance Mountain (in collaborazione con Citrus City e Danger Collective). Appena un abbozzo, forse, ma capace di dire già parecchie cose.




mercoledì 7 settembre 2016

Stranger Peaks

Stranger Peaks

Qualcuno potrebbe sostenere che i mashup sono sempre stati un po' l'Upside Down della musica che abbiamo amato: quella dimensione parallela, oscura e misteriosa, dove le canzoni si perdevano, tutto si mescolava, e da cui di tanto in tanto emergevano mostri. Vista così, immaginarsi i blog musicali degli Anni Zero come un gruppo di nerd adolescenti in giro sulle BMX funziona benissimo (e ovviamente l'esperimento che ha scatenato tutto il casino deve essere stato qualcosa di marcio dietro a Napster).
Dato che anche Stranger Things è stato un grandioso pastiche di citazioni e nostalgie varie, la band di Seattle Prom Queen ha avuto una quelle idee semplici ma a suo modo geniali, quelle che ti strappano un mezzo sorriso e su cui magari scherzi, ma che in fondo ti lasciano un'ombra inquieta dentro. Hanno preso "il suono" della colonna sonora di Stranger Things, capolavoro di synth analogici e atmosfere angoscianti, e lo hanno mescolato con il tema di uno dei suoi riferimenti principali, ovvero quel Laura Palmer’s Theme tratto da Twin Peaks e composto da Angelo Badalamenti. Il risultato è praticamente perfetto, piuttosto straniante, il risultato di un incidente temporale che potrebbe rimettere in discussione quella che abbiamo sempre creduto fosse la realtà:



Prom Queen - Stranger Peaks

martedì 6 settembre 2016

Constant and true - a tribute to the songs of Rose Melberg

 Constant and True - a tribute to the songs of Rose Melberg

Le compilation tributo sono sempre oggetti piuttosto delicati: a volte non reggono il confronto con la band o l'artista a cui dovrebbero rendere omaggio; altre volte fanno venire in mente che forse non era poi così necessario tornarci sopra, e molto spesso si rivelano troppo eterogenee. L'annuncio di una compilation tributo a Rose Melberg ("indie pop royalty") invece mi ha sinceramente entusiasmato. Si intitola Constant And True - A Tribute To The Songs Of Rose Melberg, ed è curata da February Records in collaborazione con Where Is At Is Where You Are.
Attiva sin dall'alba dei Novanta, Rose Melberg può vantare un curriculum davvero eccezionale: Tiger Trap, Softies, Go Sailor, Brave Irene, Knife Pleats, solo per citare le principali formazioni che l'hanno vista impegnata, oltre naturalmente ai dischi usciti a proprio nome.
La compilation, curata da Jeremy Jensen, leader dei Very Most, coinvolge una buona fetta del migliore indiepop contemporaneo mondiale: Seapony, Saturday Looks Good To Me, Rocketship, Emma Kupa, Smittens, Tangible Excitement, e il comunicato aggiunge "two bands (Boyracer and Transmittens) even came out of retirement just to contribute a track!".
Infine, mi piace segnalare che Constant And True ha anche un carattere benefico, che si sposa benissimo con questo genere di uscite: "any surplus from the sale of this album will be donated to the Multiple Sclerosis Society of Canada, a charity that is near and dear to Rose’s heart".






lunedì 5 settembre 2016

Don't you ever forget you're just like me

Cool Ghouls - Animal Races

Tra gli ultimi riverberi di una stagione calda e piena, non può mancare un po' di psichedelia targata West Coast. Non è un caso che Sundial, uno dei due singoli che hanno anticipato l'uscita di Animal Race, il terzo album dei Cool Ghouls, fosse anche nella scaletta del nastrone estivo: la musica della band di San Francisco è puro garage pop che sa di sole. A tratti più jangling e byrdisiana (Time Capsule), a volte più incalzante, fuzzy e rock'nroll (Brown Bag), ma sempre luminosa e rinfrescante. Dopo due lavori prodotti con Tim Cohen (Fresh & Onlys) e Sonny Smith (Sonny & the Sunsets), i Cool Ghouls hanno registrato Animal Race insieme a Kelley Stoltz, e il mago di casa Sub Pop ha fatto esattamente quello che doveva essere fatto, ovvero lasciare intatto un suono perfetto e compiuto, ma che non smette di incantare. L'ennesimo e identico tramonto sull'oceano alla fine delle vacanze, che non manchiamo mai di fotografare.



Cool Ghouls - Sundial


Cool Ghouls - Spectator

venerdì 2 settembre 2016

Boys forever

BOYS FOREVER

Patrick Doyle può vantare in curriculum band come Veronica Falls, Sexy Kids, Royal We e Correcto (e di sicuro me ne sto dimenticando qualche altra) eppure, arrivato al debutto sulla lunga distanza di questo nuovo progetto tutto suo chiamato Boys Forever, dichiara che l'obiettivo è ancora soltanto uno: «I’d really like people to feel better for listening to it». E le cose vanno proprio così, semplicemente. Vieni qui Patrick, abbracciamoci: in effetti questo album è tutto un feel better dopo l'altro. Qualcuno potrà dire che suona fin troppo omogeneo (unico passo falso in scaletta: il tre quarti sdolcinato di I Don't Remember Your Name), ma in fondo quella è solo l'altra faccia della medaglia di un suono coerente e compatto. Sin dai primi passi, infatti, i Boys Forever hanno fatto proprio un linguaggio ben definito, con Pastels, Clean e Vaselines come riferimenti principali. Tutto esce molto sorridente e solare, e quando in un paio di momenti i contrasti si fanno più netti (come nell'incalzante Underground o nel singolo Poisonous) sembra di ritrovare anche un po' degli amati Veronica Falls più luminosi.



Boys Forever - Underground


Boys Forever - Voice In My Head

mercoledì 31 agosto 2016

What's that in the air?

The Radio Dept. - Swedish Guns

Mentre eravamo in vacanza, i nostri amati Radio Dept. hanno annunciato il nuovo e atteso album: Running Out Of Love arriverà finalmente il prossimo 21 ottobre su Labrador (cosa che non era affatto scontata: "we have been caught up in a lengthy legal battle with our record label and publisher").
E oggi è stato diffuso il nuovo singolo Swedish Guns (in scaletta ritorna anche Occupied, uscita in vinile poco più di un anno fa, mentre purtroppo manca This Repeated Sodomy).
Swedish Guns riprende certi loro ritmi in levare alla David o Heaven's On Fire, ed è una canzone amara sulla "impazienza che si trasforma in rabbia e odio", una presa di posizione contro l'industria delle armi svedese: "Now everywhere you look it's Swedish guns / When you want something done / Just take me by the hand / We'll make them understand". Del resto, l'intero album avrà per tema "all the things that are moving in the wrong direction", e toccherà temi politici con toni spesso piuttosto scuri. Aspettando ottobre, il pre-order digitale è già disponibile.



The Radio Dept. - Swedish Guns

martedì 30 agosto 2016

jj mazz - "Shut Up Kiss Me" (Angel Olsen cover)

jj mazz - 'Shut Up Kiss Me' (Angel Olsen cover)

Confesso di non essere un grande ammiratore di Angel Olsen, ma forse non ho ancora trovato la chiave per apprezzare fino in fondo la sua pomposa aggressività. Quando però Luca Mazzieri, già Wolther Goes Stranger e qui nelle vesti di JJ Mazz (vi ricordate di MoFo, vero?), mi ha girato la sua cover del recente singolo Shut Up Kiss Me devo dire che mi è venuta una certa curiosità. Prima o poi dovrò ricredermi e di sicuro cascherò anche io dentro My Woman. Nel frattempo questa versione si diverte a dissolvere ogni impeto e ogni fiera asprezza della cantautrice americana (vedi la performance di ieri da Colbert), seppellisce la canzone di carezze svagate e di riverberi adulanti.
Luca presenta la sua cover così: «My first JJ MAZZ summer is close to the end. Lovely people, lovely places, good feelings. Barberia Fest at Hana-Bi stuck in my heart. I used to listen to this song a lot while travelling for JJ. It reminds me of Coke Float & Wild Turkey. Time to work on new stuff. Always "Wild at Heart". Thank you all».


jj mazz - Shut Up Kiss Me (Angel Olsen cover)

NB: jj mazz sarà in concerto insieme ai Dizzyride al Freakout Club il prossimo 20 settembre, ci si vede a banco!

Frank infatuation

 Real Numbers - Wordless Wonder

Per sconfiggere l'incombente stagione dei rimpianti, in questi giorni mi capita di compilare la playlist mentale dal titolo "Canzoni che mi fanno sentire ancora come all'inizio dell'estate" (si accettano suggerimenti!). Real Infatuation, il singolo che anticipa l'album di debutto dei Real Numbers non può mancare dalla scaletta. Ha l'immediatezza che ti scuote e, al tempo stesso, la dolcezza che consola e che torna quanto mai utile alle porte di settembre. Qualcosa nella grana della voce mi ricorda un po' una vecchia fiamma di questo blog, i My Teenage Stride, con cui non a caso i Real Numbers divideranno il palco tra qualche settimana. I Real Numbers sono un quartetto di Minneapolis, provengono da altre piccole band indiepop locali (tipo Cozy, Boys Club, Retainers, Private Interests, Mystery Date...) e dopo una manciata di singoli e apparizioni su varie cassette per Florida's Dying, Forged Artifacts e No Problem stanno per esordire con Wordless Wonder sulla prestigiosa Slumberland Records. Uscita prevista per il 14 ottobre, quando ormai l'estate e i suoi rimpianti saranno archiviati. Teniamoci stretta questa canzone per ora:


Real Numbers - Wordless Wonder