giovedì 24 maggio 2012

Don't be afraid of art!

The Tunas live @ polaroid

Erano passati più di tre anni da quando i Tunas erano venuti a trovarmi dal vivo in radio, ed erano passati più di tre anni dal loro ultimo album, We Cut Our Fingers In July. Era tempo di rimediare a entrambe le cose (sì, ok, la seconda era un filino più importante), e quindi la settimana scorsa la band bolognese è passata negli studi di Via Mura di Porta Galliera per presentare il suo nuovo strepitoso disco, chiamato The Tunas e pubblicato da Wild Honey (contiene anche la cover delle Black Candy che a sorpresa ci regalarono dal vivo proprio l'ultima volta!).
Nella pagina del podcast di "polaroid alla radio" potete recuperare la puntata intera e tutti i link utili, qui sotto vi lascio solo le quattro canzoni che hanno suonato in acustico. Per un'intervista più seria per fortuna c'è già stato MAPS: io mercoledì sera ero troppo felice di averli lì dal vivo, non spiccicavo parola, mi confondevo i cursori del mixer e continuavo a stappare birrette:

(mp3) The Tunas - 15th Of July (live unplugged)
(mp3) The Tunas - I've Been Young (live unplugged)
(mp3) The Tunas - Juno And Ginger (live unplugged)
(mp3) The Tunas - I Couldn't Get Hight (The Fugs cover - live unplugged





mercoledì 23 maggio 2012

Chi non trema

Finale Emilia - terremotoMumble è un bella fanzine (con un ottimo sito) che trovo spesso in giro quando vado ai concerti. Parlano di musica e arte, ma anche di territorio, iniziative ed eventi. Sono nati a pochi chilometri da dove sono nato io, nella Bassa emiliana. Quella stessa Bassa che nei giorni scorsi è stata colpita dal terremoto.
I ragazzi hanno deciso di non restare con le mani in mano e hanno lanciato una raccolta fondi attraverso un account Kapipal. Mi sembra il caso di supportare. Trovate tutte le informazioni e i link utili in questa pagina.


UPDATE: da segnalare anche l'iniziativa di cui ha scritto oggi Gianluca per l'acquisto di Parmigiano proveniente dai caseifici che hanno subito danni a causa del sisma.

martedì 22 maggio 2012

Swedish Music Landscape

Frida Hyvönen - Swedish Music Landscape

Via Jens Lekman ho appena scoperto questo Swedish Music Landscape, interessantissimo volume (e anche app per iPad) che raccoglie ritratti di musicisti svedesi. Lo ha curato il fotografo francese Julien Bourgeois, che ha raccontato per immagini e parole il suo amore per la Svezia, "a country I didn't know, my only guide being the answers offered by the musicians to this request: show me a place inspiring your music".
Tra le band coinvolte, anche svariati nomi cari a questo blogghetto: Frida Hyvönen (nell'immagine qui sopra), Dag för Dag, El Perro Del Mar, Loney Dear, Peter, Björn & John, Robert Svensson, Taxi Taxi! e molti altri.

Salta anche Musica Nelle Valli

Musica Nelle Valli 2012

La notizia gira già da ieri su facebook e twitter, ma mi pare opportuno segnalarla anche qui: come comunicato da Indipendead, e in seguito confermato dalla stessa Fooltribe, organizzatrice del festival, l'imminente edizione di Musica Nelle Valli 2012 è stata cancellata, anche se spero davvero che si tratti solo di un rinvio. Il terremoto che ha colpito (e continua a colpire) la Bassa modenese in questi giorni ha reso inagibile il Barchessone Vecchio (una magnifica costruzione vecchia di 200 anni).
Mando un abbraccione a Tizio e a tutta la Fooltribe, sono sicuro che sapranno ritornare più in forma di prima.

venerdì 18 maggio 2012

Indie Pride questa sera al Locomotiv Club!

Indie Pride

"Musica, Amore e Orgoglio. Queste le tre parole d’ordine dell’Indie Pride - Indipendenti contro l'omofobia."
Mi piace l'inizio del comunicato stampa che presenta l'evento di questa sera al Locomotiv Club di Bologna. Lo puoi leggere come una dichiarazione di poetica, ma anche come una battagliera presa di posizione. E dato quello di cui si parlerà e quello che si ascolterà suona quanto mai appropriato.
Musicisti e addetti ai lavori della scena indipendente di casa nostra si sono dati appuntamento a Bologna proprio nei giorni del Pride Nazionale, per "unirsi e unire sensibilizzando su tematiche sempre più attuali, come il riconoscimento dei diritti ancora negati alle persone LGBT".
A partire dalle 20 saliranno sul palco Iori’s Eyes, Drink To Me, Maria Antonietta, Heike Has The Giggles, Chewingum, 2Pigeons, Kisses From Mars, Mangiacassette e Simona Gretchen.
Tra un live e l'altro ci saremo noi di Città del Capo Radio Metropolitana a intervistare i musicisti, a far parlare il pubblico e a mettere un po' di dischi.
E come ciliegina sulla torta, per tutto il mese di maggio sul sito di XL di Repubblica è possibile scaricare gratuitamente una compilation che porta il nome della serata, con tutte le band che suoneranno e molte di più.
A stasera, con amore e orgoglio!

Grandma's Boyfriend

Grandma's Boyfriend

Con un nome così, i Grandma's Boyfriend non potevano che suonare il più sfacciato pop punk adolescenziale che possiate immaginare, ma in certi momenti è davvero tutto quello di cui ho bisogno. Melodie a presa rapida, pezzi tirati, chitarre a undici, musicalmente siamo più o meno ancora dalle parti dei Ramones, forse a qualcuno sembrerà poco, ma io non ho potuto fare a meno di innamorarmi di questi sciabolati from San Francisco quando ho letto che nel loro 45 giri di debutto hanno stipato 6 canzoni, tutte sul minuto e mezzo. Per il pre-order andate sicuri sul sito della ottima Loglady Records (che non per niente pubblica il nuovo sette pollici dei Terry Malts), mentre per il generoso free download c'è Bandcamp. Molto raccomandato per il weekend che comincia, fate un bel sorriso e come dicono loro "Fuck if I know".

(mp3) Grandma's Boyfriend - Murdered On The Way

mercoledì 16 maggio 2012

Resolutions

My Sad Captains

Nuovo e consigliatissimo free download per i My Sad Captains: Resolutions, oltre alla title track (già contenuta nell'album Fight Less, Win More dell'anno scorso), raccoglie altri cinque inediti registrati tra Cornovaglia e Londra. Un piccolo ma impeccabile ep che sintetizza alla perfezione il limpido folk acustico della band londinese, a tratti inasprito da ombre Velvetiane, a tratti disteso su atmosfere Grandaddy.
Scarica e condividi via Bandcamp:


My could have true

Zambri

Se come la metà dei lettori di questo blog sei stato anche tu al Pianos di New York e per caso hai conosciuto una barista molto carina, è probabile che tu abbia incontrato una delle componenti del duo di sorelline Zambri. Se poi in quel momento nel locale stava suonando della musica davvero figa, è quasi sicuro che al mixer ci fosse il nostro Matte, già lontano inviato di "polaroid alla radio" nella Grande Mela, e soprattutto titolare del progetto elettronico Plastic Health.
Le Zambri hanno da poco pubblicato su Kanine Records l'album House of Baasa, e le parole spese più di frequente nelle recensioni sono synth-pop, experimental, Siouxsie Sioux, melodic, dark (su ProSound una bella intervista sul processo tecnico con cui lo hanno realizzato). Plastic Health ha da poco pubblicato un remix di una traccia dell'album, My Could Have True, traboccante di percussioni ma senza stravolgere il pezzo di partenza: "ho voluto renderla nu-disco, più ballabile, ma trovo la canzone molto bella, con delle voci stupende, per cui volevo restare fedele all'originale".
Free download del remix qui sotto, streaming dell'album su Soundcloud.

Music Alliance Pact #43

Music Alliance Pact

Ben ritrovati al consueto appuntamento mensile con il progetto MAP - Music Alliance Pact: la bellezza di 34 blog di tutto il mondo hanno selezionano per voi una nuova band interessante del proprio Paese, ve la presentano e vi regalano una canzone. Un ottimo modo per scoprire nuova musica in modo non convenzionale. Per chi volesse capire di cosa stiamo parlando, questo è il riassunto delle puntate precedenti.

Trovate l'elenco completo del MAP di questo mese e il link per scaricarlo dopo il salto qui sotto. Le mie preferite in questa playlist (dominata stavolta dalla musica elettronica mi pare) sono state l'ipnotica Striwi Kri4at dei russi 2muchachos, la crepuscolare Linha Do Trem del brasiliano Leonardo Marques, la botta punk-funk Johnny Ramone (con campanaccio d'ordinanza) dei colombiani Like Some Cat From Japan, l'autunnale Wild At Heart dell'austriaco Mile Me Deaf, e segnalerei anche il jangle-pop alla Pains dei giapponesi Wallflower e il folk classico ma sentito del sudafricano Nate Maingard.

Gli italiani di questo mese sono i veneti Mojomatics, con il loro quarto album You Are The Reason For My Trouble, un concentrato di rock'n'roll e stile che diverte e fa sudare. Le loro canzoni non hanno certo bisogno di questo blogghetto per farsi il giro del mondo, dato che i Mojomatics sono spesso on the road anche fuori dai confini nazionali, ma mi sembrava doveroso tributare il giusto riconoscimento all'infaticabile duo.

Questa è la playlist di Maggio, compresi gli mp3 in streaming e il link per scaricarla tutta in un colpo solo.

(mp3) The Mojomatics -  You Are The Reason For My Trouble

martedì 15 maggio 2012

Royal Headache

Royal Headache

Nel 2012, scoprire per la prima volta una band su Pitchfork credo venga considerato ormai indizio di senilità irreversibile. Se poi si tratta della ristampa di un disco uscito l'anno scorso e che tu, tra i tuoi mille feed, non avevi mai sentito prima, beh è tempo di andarsene in pensione dalla musica e mettersi a leggere le recensioni su Vice.
Ma per la miseria, chi se ne frega, il debutto dei Royal Headache, da Sydney, mi sta ribaltando il cervello da quando ho premuto il primo play (che razza di attacco bruciante è Never Again?) e oltretutto lo sto mettendo da capo piuttosto spesso, dato che le dodici canzoni non durano in tutto nemmeno ventotto minuti. Dio, così si fa. Del resto, quando mai la newyorkese What’s Your Rupture ha sbagliato un'uscita?
"For me, Pitchfork is just really confusing and foreign. I don’t understand it. I never read it anyway. It’s weird to me that people think it’s still a thing" (Joe Sukit, bassista della band australiana, in un'intervista a Mess & Noise).
Comunque stiamo parlando del caro, vecchio, impolverato, furibondo Rock, quello in giacca di pelle, che fa alzare pugni al cielo, rovesciare le birre e buttarsi nella bolgia. Tipo la foto qui sopra, ma a volume molto, molto più alto. Alzatelo forte. Perché qui dentro ci sono le chitarre che prendono fuoco, uno schiacciasassi al posto della batteria e la voce di Shogun scossa di soul elettrico (in Psychotic Episode il microfono sta chiaramente strisciando su della carta vetrata) che fanno venire i brividi. E tutto è stato compresso a forza in un suono da cassetta logorata dai troppi anni a girare nell'autoradio e dalle troppe strade lungo cui ti sei perduto.
È punk, è garage, dimmelo tu. Ci sono gli Hüsker Dü, ci sono i Buzzcocks, e c'è un animo quasi black in fondo. Tutto si schianta. "Am I much too old to be a good boy?". E non mi importa più da dove mi è arrivata questa musica, se sono il primo o l'ultimo, voglio soltanto che un'euforia così non passi mai.

(mp3): Royal Headache - Down The Lane

Loud and clear

Violens

La settimana scorsa la puntata di "polaroid alla radio" è cominciata così in ritardo che stava quasi per arrivare dopo il podcast. Alla fine sono comunque riuscito a recuperarla: potete trovarla seguendo questo link, iscrivendovi al feed oppure scaricandola su iTunes :)

(nella foto un po' alla Pistoletto quei  bei ragazzi dei Violens, il cui album
True ci sta dando un sacco di soddisfazioni e che credo suonerò per intero, puntata dopo puntata)

lunedì 14 maggio 2012

Lace Curtains

Lace Curtains

Ottima notizia per cominciare bene la settimana: Gorilla VS Bear informa che Michael Coomer degli Harlem ha lanciato un progetto solista chiamato Lace Curtains. Pare sia in vista anche un album intitolato The Garden Of Joy And The Well Of Loneliness, autoprodotto dalla stessa etichetta della band di Austin, la Female Fantasy Records. Ad anticiparlo è arrivata questa High Fantasy, che vede la collaborazione alla batteria di Matthew Tong dei Bloc Party:

(mp3) Lace Curtains – High Fantasy

domenica 13 maggio 2012

"Punk è una modalità di approccio"

ANTI MTV DAY ZINE

Anti-MTV Day, il libro.
tumblr / facebook

venerdì 11 maggio 2012

Il blues dell'assistente


Johan Hedberg

Ieri ho letto per caso su facebook che era il compleanno di Johan Hedberg, già cantante dei nostri amati Suburban Kids With Biblical Names. E mi è tornato in mente che, nonostante la band di Stoccolma sia silenziosa da ormai troppi anni, Hedberg aveva pubblicato qualche mese fa un interessante singolo a proprio nome, e che qui su polaroid non lo avevo ancora passato. Con la scsua di fargli gli auguri, mi è sembrata l'occasione giusta per recuperare.
Vårdbiträdesblues si avvicina molto al suono dei SKWBN, ma è cantata in svedese (e a quanto pare il tono del testo è più amaro). Così è venuta in mio soccorso Matilda Berggren, già bassista dei Mixtapes & Cellmates, che si è prestata alla traduzione in inglese (con tanto di note a piè di pagina). Vårdbiträdesblues è in free download sul Tumblr di Hedberg, mentre chi vuole trova il testo originale qui.

(mp3) Johan Hedberg - Vårdbiträdesblues


Have you learned you lesson
Spit on that witch
The spokes that are whining when you're shifting gear between neighbourhoods*
Soon it's your turn,
the heart's little beast
is beating twenty more until you're putting on the smiley face again
Unlocking the door
the coffee tastes stale but
the loneliness feels comforting and you're listening** to pop music tonight,
the mob is there
And they are burning your cash
so why should you cope
Repainting and inculcating that "now it's us, indeed"
Saving and fucking
everything that was beautiful
and investing in what's useful but nothing in what's inside
And your smile is bullshit,
it makes me a bit pissed off
But I'm bowing and begging and kepp on talking as if nothing ever happened
But the stock exchange shall go down
and pull down people like you
A red tsunami without lifebuoy and then you're finished
Pig***.

_____________________

*Neighbourhoods here is more like a "safe" neighbourhood (direct translation according to the dictionary: residential neighbourhoods) only with family houses and most of them might look the same. You know?

**Listening = more like pumping music!

***Pig = he's actually singing "swine" but it doesn't have the same effect in english, no?

giovedì 10 maggio 2012

Contro Stereogum


«Who is Stereogum for? It’s a question I ask myself a lot these days, clicking through the detritus that washes up on its pages. A setlist from a Coldplay concert here, a round-up of “the week’s best and worst comments” there. A Kanye West Twitter rant about fashions he hates hastily illustrated with examples and transformed into a pageview-boosting photo gallery, just north of another gallery of the “10 most anticipated summer festivals of 2012.”
Its mix of search engine-friendly headlines and shiny click bait is not totally without appeal — Stereogum is one of a precious few sites paying its bills by writing about indie music, and has 100,000 followers on Twitter. And yet if you have been reading it for a decade, as I have, you could be forgiven lately for feeling disoriented. The Stereogum of 2012 is so far removed from the original product as to beggar belief. And so it seems worth asking how it got there, and what was lost along the way...»

Interessante analisi di Casey Newton su Crumbler su "che fine ha fatto Stereogum?", ma soprattutto su quello che rimane dello spirito originario di un blog musicale quando diventa un'impresa.

Stop what you're doing to me, I like it

 Tv Girl

Se potessimo spedire un campionatore indietro nel tempo, diciamo verso la metà degli Anni Sessanta, forse qualcuno produrrebbe un disco simile a questo The Wild, The Innocent, The TV Shuffle dei Tv Girl. Non è un album e non è nemmeno un EP: la band lo definisce "mixtape", dato che consiste in una specie di "farewell love letter to sampling". Tracce composte interamente di frammenti rubati, un suono che mescola indiepop, R'n'B e groove, quasi come dei Go-Team meno frenetici o come degli Avalanches più melodici e più malinconici, e che in un paio di momenti mi ricorda certe intuizioni del Jens Lekman degli inizi.
Avevamo conosciuto i Tv Girl l'estate scorsa con il delizioso singoletto Benny and the Jetts e ora il duo di San Diego (nel quale milita anche il fratellino di Nathan "Wavves" Williams) realizza quello che considera "a tribute to the music, TV, and Internet ephemera that has captured our hearts and minds as we composed it in our various bedrooms over the past year or so". Una colonna sonora di sé stessa, ovviamente in free download.

(mp3) TV Girl - Loud And Clear

mercoledì 9 maggio 2012

You will drive to the south, I will stay alone

Motorama

Nuovo video e nuova canzone per i russi Motorama, che a quanto pare continua a non sbagliare un colpo. New wave glaciale dal cuore in fiamme.
Non è dato sapere quando arriverà il seguito dell'ottimo album Alps, ma finché continuano a sfornare singoli del genere accontentiamoci.

(mp3) Motorama - To The South

Vadoinmessico in Italia!

Vadoinmessico

Uno dei dischi che mi fa già pensare tantissimo all'estate è quello dei Vadoinmessico. Ogni tanto torno a parlarne qui sul blog e in radio, ma è solo il rammarico per non averli ancora visti dal vivo. Per fortuna la band londinese (anche se la definiamo così per semplificare, dato che soltanto uno dei suoi sei componenti è inglese) la prossima settimana scenderà in Italia a presentare il suo Archaeology Of The Future per tre date, e a tirare la volata del tour è arrivato fresco fresco, supercolorato e psichedelico questo nuovo video per la traccia In Spain. Queste le date:

venerdì 18 @ LOFI, Milano
sabato 19 @ Astoria, Torino
lunedì 21 @ Locanda Atlantide, Roma

(ma nel day off nessuno li porta da queste parti?)

(mp3) Vadoinmessico - In Spain

Fat, bored, uninspired and jealous at Bicocca


Milano-Bicocca

Venerdì scorso ho avuto il piacere di essere invitato all'Università di Milano Bicocca, all'interno di un laboratorio per il corso di laurea in Comunicazione e Psicologia. Il tema del seminario era "Scrivere per il web: il caso del giornalismo musicale", e nonostante non abbia luccicanti slide di powerpoint da embeddare come un blogger serio, mi piace comunque ricopiare qui la piccola traccia che mi ero preparato.
Da qualche domanda scambiata prima e durante l'incontro, il campione di più o meno ventunenni che mi sono trovato davanti non ha blog né twitter (facebook ovviamente sì), non utilizza né conosce strumenti come feed reader, Metacritic o Hype Machine, e non legge abitualmente testate di informazione musicale, né cartacee né online. Magari gli capita di passare su piattaforme come Beatport per tenere d'cchio alcune nuove uscite che poi vanno ad ascoltare su YouTube, oppure cercano tracce su Soundcloud, e in questo caso danno più importanza ai commenti degli altri utenti che alle tag o ad altri criteri di ricerca.
Come avrete immaginato, non proprio il tipo di pubblico medio che mi immagino venga a leggere questa pagina. Ma anche per questo il seminario è stata un'occasione interessante.
Per entrare in argomento, ho deciso di partire da un'idea vecchio stampo e un po' bohémien di giornalista musicale, e ho cominciato con una breve lettura di "Come diventare un critico rock" di Lester Bangs (contenuto in Firmato Lester Bangs" di Jim De Rogatis, Arcana, 2002 - si può trovare il testo originale del 1974 qui).
A quel punto poi mi sono divertito a ritornare bruscamente alla realtà con La musica liberata del nostro Luca Castelli (Arcana, 2009), leggendo qualche paragrafo dal capitolo dedicato al ruolo dei giornalisti oggi, da pagina 211 in avanti. In particolare ho suggerito come lo schema che riassume lo scenario attuale in quattro punti (concorrenza, qualità, interattività, aggiornamento costante) si possa leggere anche come funzionale raccolta di consigli per il lavoro di chi fa comunicazione oggi, anche al di là del campo musicale.
Visto che ero invitato come esemplare della specie dei blogger, ho cercato di illustrare le peculiarità dello strumento e ho accennato alla nostra ormai più che decennale storia e tradizione aiutandomi con il classico Blog generation di Giuseppe Granieri (Laterza, 2005). Un saggio agile ma approfondito che ancora dopo un po' di anni mi sembra utile per capire l'impatto dei blog sul modo di fare informazione. Probabilmente nel frattempo sono usciti testi più aggiornati (suggerimenti?), che quindi tengono conto degli ulteriori sviluppi, ma sono affezionato a questo, con le sue informazioni di prima mano anche riguardo la prima leva di casa nostra.
Temo di avere perso quasi del tutto l'attenzione dei ragazzi quando ho tirato in ballo Retromania di Simon Reynolds (ISBN, 2011) e la serie di articoli sul tema della fine della critica musicale in epoca web "Music Journalism R.I.P?" curata l'anno scorso da Drowned in Sound.
Così ho pensato che il miglior finale, autoironico ma a suo modo saggio e "coi piedi per terra", potesse essere quello del blog satirico-musicale americano Hipster Runoff, il quale all'inizio di quest'anno, parlando incidentalmente del fenomeno Lana Del Rey, ha scritto parole da scolpire nella pietra:
"Cultural criticism on the internet is dying because we finally realized that the voices behind blogs, twitter feeds, and authentic writing outlets are as fat, bored, uninspired, and jealous as the fat, bored, uninspired, and jealous voices that we thought we had escaped from.
I am not a writer. I am not a blogger. I am a content farmer. These words mean more to the Google robot than they do 2 u. There is nothing exciting about writing, tweeting, or sharing opinions. I do not want to inspire any one to follow me into this dark prison, surrounded by a pile of memes, while I must sort thru them and spin them as ‘meaningful’, ‘interesting’, or whatever else will generate a pageview."
Non credo che, almeno per ora, aiuterà quei ragazzi ad avere un po' di consapevolezza in più quando cominceranno a lavorare e a mettere in pratica quello che stanno studiando, ma non si può mai dire cosa passa in realtà dall'altra parte di una cattedra, e qualche stimolo in più non farà certo male.

(Grazie alla professoressa Lalumera per l'invito e a Federico per avermi ricordato la pagina di HRO)

martedì 8 maggio 2012

Café con Lekman

Jens Lekman coffee

"... and I finished the last mixes last night. I just have some mastering to do and some design to finish. Two-three different bands to rehearse with for the tours. Three videos to make. A million interviews to sit through. A few months to let the distributors and labels set up their plans. A summer of being worried about what you're going to think of the album. And then it will be out."

Jens Lekman invita a non avere troppa fretta, comunque dopo l'estate (si spera) arriverà il nuovo album!

I love the sound of you walking away

Isobel Campbell

Una cover agrodolce, che sa un po' di Velvet Underground e un po' di Francia, per Isobel Campbell, adatta a un bacio d'addio o anche solo della buonanotte. Sul sito della cantautrice scozzese, in cambio di un indirizzo email, si può scaricare la sua versione di Walk Away dei Franz Ferdinand.

sabato 5 maggio 2012

A year and a day and a life

Beastie Boys discography

L'ultimo album dei Beastie Boys, Hot Sauce Committee, l'avevo preso appena era partito il pre-order, senza neanche pensarci. Poi l'avrò ascoltato cinque volte a dire tanto, ma non mi è mai passato per la testa di aver fatto male a comprarlo, e sono contento di averlo qui in casa con me. Certe band sono come un tatuaggio che ti porti dietro per la vita, anche quando non ti ricordi più di averlo addosso. E proprio io, che sono cresciuto letteralmente a pane e Smiths, ieri sera mi sono ritrovato con gli occhi lucidi alla notizia della scomparsa di Adam "MCA" Yauch.
Tra i tanti articoli letti per commemorarlo, la cosa più bella per me l'ha scritta Mark Richardson, quando ha detto che "the Beastie Boys were a constant influence. First they were hilarious, then they were cool, then they started to realize what was really important. My arc as a person [...] progressed more or less in parallel. I related. The Beastie Boys were exceptional not because of who they were, but what they did. And life as they lived it seemed like something to aspire to".
Magari non sarà del tutto vero, magari oggi la commozione ci fa vedere ogni cosa sotto una luce migliore, e in ogni caso le nostre biografie non riescono mai a essere così lineari come invidiabili discografie, ma sono del tutto in sintonia con quello che intende Richardson. E quello che so e che per me resta certo è che la maniera strepitosa che la musica dei Beastie Boys aveva di coinvolgerti è stata una delle esperienze musicali che hanno segnato la mia vita. Quello che ti pompava nelle gambe il dirompente attacco di Check Your Head (tra i migliori attacchi di album di sempre), quanto ti faceva saltare il coro di Shake Your Rump, quanto ti spingevano A Year And A Day o Gratitude non lo dimenticherò.
Sto ripensando alla Pista, il campo da basket di provincia dove ho passato l'adolescenza. Portavamo da casa una radio e per noi era già un ghetto-blaster. Avevamo registrato su una cassetta Paul's Boutique, un vinile clamoroso che si apriva in quattro e che restavamo a guardare incantati mentre il disco girava sotto la puntina, con tutte le canzoni incollate una dopo l'altra, senza tempo per riprendere fiato. I Beastie Boys sotto il sole diritto che spaccava il cemento e noi che correvamo senza sentire la fatica, tiro dopo tiro. Because you can't, you won't and you don't stop.
Ero con Piddu quando scrisse il testo di Mark On The Bus sul muro della biblioteca, e una manciata di anni dopo facevamo già i sofisticati e volevamo cogliere l'ironia e le citazioni del video di Sabotage. Anni dopo cercavamo di capire con il nostro inglese a metà lunghe interviste in cui MCA spiegava la sua dedizione alla causa tibetana. Anni dopo suonavamo alle feste Intergalactic e Body Movin'. Anni dopo avrei messo alla radio An Open Letter To New York, e il mondo ormai era proprio un altro.
Grazie Adam Yauch per aver contribuito a renderlo un posto migliore.

(mp3) Beastie Boys - A Year And A Day

venerdì 4 maggio 2012

All night low

Violens

Davvero figo il nuovo stroboscopico video dei Violens, soprattutto se visto a schermo intero in una stanza buia. Forse vale la pena prendere seriamente in considerazione l'avviso iniziale.
Aggiungo però che mi pare rifletta solo in parte l'anima del nuovo album della band di Brooklyn. Più teso di lavori affini (vedi Craft Spell, Cults o Minks), questo True non è fatto soltanto di furibondo e oscuro post-punk, ma anche rarefatto dream pop, con chitarre che si perdono negli echi, melodie che si inabissano e poi risalgono a fluttuare inafferrabili. Per ogni scarica di adrenalina come la nervosa Unfolding Black Wings c'è la dolcezza di una When Let Go a ristabilire l'equilibrio. E momenti come Totally True sanno tantissimo di Prefab Sprout (i più dotti citeranno anche certa 4AD degli Anni Ottanta).
Tra le cose che influenzano la loro musica, i Violens indicano "descriptions of nightmares, the passing of time, accounts of hallucinations". Ecco, una sintesi di questi tre elementi (il tetro dell'inconscio, la sospensione, la luce che lascia attoniti) aiuta meglio a raccontare di cosa sono capaci le loro canzoni.

(mp3) Violens - All Night Low

giovedì 3 maggio 2012

If you have to ask

Sea Pinks

I Sea Pinks (il side project del batterista degli irlandesi Girls Names Neil Brogan) stanno per pubblicare una cassetta intitolata The Flip Side - Demos and Outtakes Vol.1, raccolta di canzoni che, come spiega il titolo, sono rimaste fuori dall'ottimo Dead Seas uscito l'anno scorso.
A darcene un assaggio è questa adorabile If You Have To Ask, a quanto pare ispirata da un mixtape di Calvin Johnson:

mercoledì 2 maggio 2012

The Tarnished Gold

Beachwood Sparks

Ho imparato a conoscere i Beachwood Sparks proprio nei dieci anni in cui sono stati assenti dalle scene. Dieci anni in cui tutto quello che avevano fatto poteva sembrare datato e sbiadito, o al contrario quanto mai vicino, vedi quello che si è tramandato nel suono di band come Fleet Foxes e compagnia. Agli Sparks sono arrivato quasi per caso, perché mi piaceva tantissimo il piccolo progetto parallelo dei Tyde. Musica per gente che nella vita cavalca le onde, tiene lo sguardo lontano, oltre la spiaggia sommersa dal sole, e che di un decennio di internet immagino se ne faccia poco. Mi domando se oggi una biografia come questa lunghissima non faccia lo stesso effetto di una pagina ingiallita di Creem.
Ora la band californiana ritorna con un nuovo album, The Tarnished Gold su Sub Pop, e mentre i numi tutelari restano ovviamente gli stessi (Gram Parsons, Gene Clark, Neil Young...), le parole di Brent Rademaker che lo presentano suonano ancora più temprate: "We actually lived this. For a lot of years now, we’ve represented this part of the country, this town and music in this town. We’ve been through a lot of struggle in terms of money, music and the lifestyle, and I think The Tarnished Gold really gets into all that—the meaning is right there in the title. On top of that, we can relate our plight to the plight of the country; it all ties together.”
E nonostante tutto, la canzone che anticipa il disco è la musica più rasserenante che si possa ascoltare:

(mp3) BeachWood Sparks - Forget The Song

lunedì 30 aprile 2012

Handmade Festival rimandato! :(

Handmade Festival
I ragazzi dell'Handmade Festival comunicano: "Purtroppo viste le terribili previsioni meteo e anche i consigli dell'Arpa regionale abbiamo deciso di rimandare il festival a Domenica 3 Giugno. Potevamo provare a farlo domani, ma le previsioni sono veramente terribili e il posto che merita particolarmente non reggerebbe molta pioggia, vista anche la probabile affluenza, il mercatino ecc. Abbiamo quindi fissato il 3 giugno, tutte le band sono disponibili, aiutateci a spargere la voce".

update: comunicato ufficiale qui.

Talk about the past

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Di tumblr belli (e nostalgici) come vecchie fanzine ce ne sono tanti, ma uno su cui mi capita spesso di perdere un sacco di tempo, almeno per googlare quello di cui parla, è Talk About The Past, che mostra una selezione davvero ben curata, e alcune piccole sorprese (almeno per me) come la foto qui sopra.
La canzone dei TVP invece non c'entra quasi niente, ma la riascoltavo ieri e mi sembra sia adatta qui.

(mp3) Television Personalities - I Was A Mod Before You Was A Mod

sabato 28 aprile 2012

She Said Destroy!

She Said Destroy

Anche quest'anno l'Handmade si conferma uno dei festival più belli in Italia, e il cast è come sempre stellare. Ma se, da una parte, non vedo l'ora di ritrovare dal vivo Gazebo Penguins, Karibean o Mojomatics, gente che sopra un palco non delude mai, dall'altra c'è un nome in mezzo alla scaletta, forse ancora poco conosciuto ma che già mi ha fatto sobbalzare il cuore, e che aspetto curioso di vedere live.
Lettrici e lettori di polaroid alla radio, è con grande piacere che vado a publicare la prima intervista alle She Said Destroy!, ovvero il duo basso batteria composto da Ste e Emy. Da qualche tempo girano in rete un paio di loro demo (tra cui una furibonda cover di Gwen Stefani), e all'Handmade presenteranno il loro primo ep Conflicting Landscapes.

(mp3) She Said Destroy! - I Fell In Love


Partiamo dalle presentazioni: da chi è composta la band e come si è formata?
Ste: Cercavo un batterista da mesi e per caso ho trovato un annuncio su internet della Emy: la descrizione era perfetta, ho subito pensato che le sue influenze musicali fossero complementari alle mie. La band è nata un po' per caso in realtà, entrambe avevamo intenzione di lasciare l'Italia ma alla fine il progetto ci ha tenute unite e in pochi mesi siamo riuscite a costruire una scaletta e a programmare i primi live.

Un duo basso batteria che fa un rumoroso lo-fi punk: che tipo di suono avete in mente?
Ste: Inizialmente pensavo a un progetto a due perché volevo fare qualcosa di molto minimale, con un impatto diverso da quello che si vede e si sente in giro di solito. L'idea del suono lo-fi è venuta progressivamente dopo svariate prove e registrazioni, per rendere il complesso molto più potente e graffiante, prendendo come riferimento moltissime band tra cui Wavves e Sleigh Bells.
Emy: Il nostro suono è l'incontro naturale e un po' schizofrenico di due personalità musicali opposte. A dire il vero, l'idea del progetto è di Stefania, e io ho cercato di inserirmi contribuendo con una parte delle mie influenze: Beat Happening, All Girl Summer Fun Band, Black Lips, Raincoats e moltissimi altri.

Vedo il vostro nome presente a eventi come un paio di Ladyfest, in Germania e Austria, e in una compilation Rrriot Girl dal titolo "This Is What Feminism Sounds Like": vi sentite vicine a queste tematiche? Si riflettono nelle canzoni che fate?

Ste: Ci sentiamo sicuramente legate a questo tipo di tematiche, ma non penso ci rispecchino al 100%. La nostra è più un'attitudine, non vogliamo etichettarci in nessun tipo di categoria, e quindi ci piace prenderne parte ma solo in contesti con una motivazione autentica.
Emy: Sicuramente le donne non se la passano tanto bene, soprattutto in Italia, e per questo è impossibile non essere sensibili a questa tematica. Però la questione per me più urgente è il rispetto dell'identità di genere delle persone, dove il maschile e il femminile diventano molto relativi. Detto questo, i nostri testi non sono particolarmente impegnati, raccontano storie ordinarie e stati d'animo che descrivono la quotidianità.

Come siete arrivate alla scelta di fare una cover di Gwen Stefani così stravolta?
Ste: Avevo in mente di suonare una cover, ma ero stufa delle solite Blitzkrieg Bop o Rebel Girl, volevo trovare una cover che (quasi) nessuno avesse fatto e che potesse essere reinterpretata da zero: essendo totalmente devote al pop, Bubble Pop Electric di Gwen Stefani ci sembrava particolarmente indicata, e dalla prima prova l'abbiamo subito sentita nostra.

Dalle foto sembrate piuttosto giovani, ci sono altre band più o meno coetanee (non per forza italiane o di Bologna) che considerate vostre affini e con cui siete in contatto?
Ste: È difficile, suoniamo veramente da poco e in Italia entrare nel giro non è così immediato. Anche se recentemente abbiamo aperto i concerti di Heike Has The Giggles e Brothers In Law, con cui ci siamo trovate subito bene e con cui siamo rimaste in contatto.
Emy: Di recente abbiamo apprezzato molto anche il dj set di Les Plastic Madames e la loro selezione molto eclettica, emozionale di pezzi cult e sconosciuti.

All'Handmade Festival presenterete il vostro primo EP, come'è nato e come lo avete realizzato?
Emy: È un EP di quattro tracce registrato al Dunastudio di Russi (RA), ci abbiamo messo molto a registrarlo perchè la ricerca del suono è stata davvero accurata e non abbiamo voluto accontentarci dei primi risultati. Abbiamo deciso di chiamarlo Conflicting Landscapes come richiamo alla seconda traccia, The Way To Romania, perchè troviamo si addica molto bene alle nostre personalità così diverse tra loro.


venerdì 27 aprile 2012

My head gets screwed on tighter every year

The Wave Pictures
Poche altre band potrebbero cominciare una canzone con un verso come "There is too much salt on these crackers!" e cavarsela bene. Ma la scrittura dei Wave Pictures ormai ha raggiunto una sintesi così nitida di semplicità e accuratezza, una poesia composta in parti uguali di magia e oggetti quotidiani, che penso si possano permettere licenze di ogni genere.
Long Black Cars è il quarto album in tre anni (ancora una volta su Moshi Moshi), senza contare i precedenti sette o otto autoprodotti, i progetti paralleli e le collaborazioni. Davvero diventa quasi superfluo scriverne e parlarne ancora, e infatti non mi pare di avere visto in giro recensioni memorabili. Meglio le interviste, o meglio ancora prendersi il libretto dei testi che accompagna il disco e leggerselo come una piccola raccolta di racconti. Quel "A pirate on a pirate ship throws confetti to the wind" della title track è un attacco fulminante, degno di qualche ingegnoso scrittore sudamericano, mentre il ritratto dell'uomo allo specchio che si fa la barba cantando felice, nonostante la sua vita vada a rotoli, è quasi carveriano (Cut Them Down In The Process). La lettera d'amore Never Go Home Again o la figura della disoccupata Tessa Buckman sono commoventi. 
Detto questo, non vorrei far sembrare l'aspetto musicale secondario. Certo la formula chitarra basso e batteria in questo lavoro resta sempre molto scarna, e l'obiettivo è stato perseguito dai Wave Pictures consapevolmente, comprimendo le registrazioni in quattro giorni. Ma ciò non impedisce alla band britannica di suonare dylaniana (vedi gli inserti di armonica di Hoops) o richmaniana (Give Me A Second Chance) in maniera formidabile, entusiasmante. E come forse ho già detto, David Tattersall è una delle poche persone al mondo capace di farmi sopportare un assolo di chitarra di cinque minuti (per non parlare della sua voce scintillante), per cui benvengano anche tutte le influenze blues che Long Black Cars mette in primo piano forse più di altri album. Non ce n'era bisogno, ma comunque una grande conferma.

(mp3) The Wave Pictures - Long Black Cars

mercoledì 25 aprile 2012

RESISTENTI

RESISTENTI

Oggi "polaroid alla radio" festeggia il 25 Aprile insieme a "Resistenti", organizzato da Friction a Spilamberto (MO).

martedì 24 aprile 2012

My life as a trashcan

Amida

My Life As A Trashcan è appena il quarto ep in quasi sei anni di carriera per gli Amida, e dicono che pur non arrivando ai venti minuti sia la loro opera più consistente. Mi piace lo stile di questi ragazzi di Manchester.
Dopo essere passati per Plastilina, WeePop e Fika Recordings, il nuovo lavoro uscirà sulla storica Jigsaw Records. Dalle prime due anticipazioni, la veloce title track e la strepitosa Starstruck Forever And Ever, mi sembra che i suoni siano ancora una volta quelli giusti. Certo, appena una band mette in mostra un minimo di indolenza subito si tirano in ballo i Pavement, e anche se per gli Amida forse non sarebbero un riferimento troppo remoto, credo che qui si resti più dalle parti di certo pop energico alla Wedding Present, fatto con molto divertimento, come potete sentire dai due pezzi qui sotto:

(mp3) Amida My - Life As A Trashcan


Un PopFest alla radio

RomaPopFest
Che siate stati così fortunati da aver partecipato al fantastico RomaPopFest lo scorso fine settimana oppure no, nell'ultima puntata del podcast di "polaroid alla radio" trovate comunque un sacco di bella musica e di brindisi, anche grazie a Ramona, una di quelle mattacchione di Frigopop!

Seguite il link, iscrivetevi al feed oppure scaricatelo su iTunes!

(photo by Nur__)