venerdì 30 gennaio 2004

Sesso, erbazzone e rock'n'roll, muthafacka!

Hanno bevuto solo Cristal direttamente dalla bottiglia, una limousine rosa le aspettava fuori dalla radio e stanotte hanno sfasciato l'albergo.
Le Black Candy sono delle vere rockstars: totalmente ingestibili, dei geni senza compromessi.
La puntata di polaroid di ieri sera è in (rischioso) download qui e qui.
Sport invernali

Oggi qui fa così freddo che viene voglia di prendere a randellate i pinguini.

giovedì 29 gennaio 2004

Today is CANDINISTA day!!

Black Candy - 'Candinista'


Imperdonabile mancare questa sera, a partire dalle venti, sul confortevole mono dei centore punto cento in fm di Radio Città 103.
Streaming per chi sta fuori Bologna, archivio per smemorati.
This is Sleater-Kinney

"We were busy doing other things but we are happy to be here now".
Probabilmente in onore del nuovo album delle Black Candy, le Sleater Kinney hanno finalmente inaugurato il loro sito ufficiale.
Potete mandare disegni e foto dei vostri animaletti domestici.
If your feeling sinister, insert coin

Forse qualcuno comincia a far fatica a riconoscere Belle and Sebastian.
Tra questi, Jonathan Donaldson, redattore di Tangents, per il quale ascoltare Dear Catastrophe Waitress è come fare una passeggiata al museo delle cere.
Certo che dopo il remix degli Avalanches (non esattamente folgorante al primo ascolto), questo videogioco Murdoch e soci potevano risparmiarselo...

mercoledì 28 gennaio 2004

All Friends Party

Da qualche giorno, i cartelli stradali all’altezza di Via Masi 2 a Bologna indicano un’incomprensibile deviazione per Olympia, Washington.
Si sarà sparsa la voce che domani sera, giovedì 29 gennaio, avremo l’onore di ospitare nei nostri studi le Black Candy. Il trio modenese presenterà in anteprima l’album di debutto Candinista, e da quanto ho potuto ascoltare vi assicuro che è già uno dei dischi dell’anno.
Con noi in radio ci saranno anche Ferruccio (Cut / Gammapop) e Arturo Compagnoni. Se volete, portate un paio di birrette e venite anche voi.
Candinista sarà in vendita a partire da venerdì, quando le Black Candy saranno al Covo per aprire la serata denominata eufemisticamente Fooltribe All Friends Party, con Mirah, Disco Drive, Bob Corn e Majirelle (more info: trasnostar@libero.it)
Primavera preview

Last Days Of April - 'If You Lose It'Personalmente comincio a pensare di avere un debole per la Svezia.
Eppure, i Last Days Of April portano un nome talmente emo da sfiorare la parodia. Invece, questi ragazzi provenienti da Stoccolma non scherzano. Si sono formati otto anni fa e ogni due, con regolarità, sfornano un album. Quello che uscirà tra poche settimane è il quinto e porta il titolo di If you lose it.
Rispetto al passato, i suoni si ammorbidiscono e virano verso un garbato indie rock.
La voce di Karl Larsson a volte ricorda quella dei Notwist epoca Shrink (e questo gioca tutto a suo favore).
Un paio di pezzi (Tears on hold, Do for two) li ballerete sicuramente sulla pista del vostro rock club preferito, e da dischi come questo non si può proprio chiedere di più.
In mezzo a tutte le uscite iperintellettuali che ci aspettano nelle prossime settimane, una primaverile boccata d’aria.
Thank you for the music (12)
Una polaroid di musica in nice price

Beastie Boys - 'Check Your Head'L'ultimo refresh durante la puntata di giovedì scorso ci informava che le offerte per acquistare all'asta la defunta Grand Royal avevano raggiunto i 32.500 dollari. Pare che alla fine siano raddoppiate, ma resta l'impressione che nessuno abbia voluto accollarsi questo "bunch of junk".
Triste, e per certi versi incomprensibile, fine per un'etichetta che neanche dieci anni fa sembrava depositaria di tutto quanto era cool.
Per rendere omaggio al gruppo che più di tutti ha legato il suo nome alla Grand Royal, i Beastie Boys, abbiamo scelto come dodicesimo disco in nice price da avere assolutamente Check your head, album del 1992 che consacrò in maniera definitiva il terzetto newyorkese.

La cosa singolare è che i Beastie Boys, attivi già dall'inizio del decennio precedente, il lancio commerciale in grande stile l'avevano già avuto. Licensed to ill (disco che li faceva passare più o meno per dei Beavis and Butthead) è del 1986 e fu il disco rap più venduto degli anni Ottanta, ma arrivava alcuni anni dopo il periodo dentro la scena punk hardcore della Grande Mela (vedi Some Old Bullshit).
Fu grazie all'incontro con Rick Rubin e la sua appena fondata Def Jam che i Beastie Boys si imposero (abilmente) all'attenzione del grande pubblico: troppo volgari per piacere ai critici, troppo disimpegnati (e bianchi) per non dare fastidio agli integralisti dell'hip hop e per aspirare a qualunque straccio di credibilità.
In sintesi, un successo di pubblico senza pari, che li portò in tour con Madonna e i Run D.M.C.

Il problema deve essere che non puoi continuare a svuotare lattine di birra e sfasciare casa alle feste per sempre. I Beasties si stancarono della loro immagine di cazzoni e se ne andarono (con difficolt?) dalla Def Jam nel 1988, arrivando anche ad abbandonare New York.
La California sembrava un buon posto per una svolta e fu lì che incontrarono i Dust Brothers.
Paul's Boutique è l'opera che scaturì da quell'epoca travagliata: un cumulo di reperti archeologici in forma di musica così eccessivo da far venire le vertigini. Divertente ma non sguaiato, ironico ma non troppo sboccato: in una parola, intelligente. Abbastanza anomalo per rinunciare a ogni forma di affermazione commerciale, e abbastanza geniale per assicurarsi quello status "di culto" che garantiva ai Beastie Boys (di nuovo) crediti sufficienti.

Così, quando Check your head fece la sua comparsa, ormai nel nuovo decennio, furono le college radio e il pubblico "indie" (per natura, d'orecchio attento e snob) a decretarne il meritato successo.
Mike D, MCA e King Adrock erano tornati a New York e qui si erano costruiti il loro studio: la foto che fa bella mostra nel libretto del cd (ancora più lussuosa la confezione in vinile) ci fece sognare per settimane. Nelle interviste raccontavano di passarci dentro tutto il tempo per suonare, dormirci, mangiarci e portarci le ragazze. In pratica, il nostro sogno di sbarbi, all'alba della nostra collezione di dischi.

Quello che Check your head fece alle nostre orecchie adolescenti non è calcolabile: era il "momento" del crossover, della mescolanza tra i generi, d'accordo, ma a differenza di altre band del periodo i Beasties ti passavano tutto con naturalezza. Con loro non era questione di forza, ma di stile.
Era un suono che ti faceva camminare in modo diverso quando ce l'avevi in testa. Era l'ingenua pelle d'oca che ti dava ogni volta l'attacco di Jimmy James, che insistevi ad ascoltare a colazione, convinto che poi la giornata sarebbe stata migliore. Era il modo in cui avevano ricominciato a suonare gli strumenti, mostrando che ne sapevano abbastanza per cacciare fuori tutta la ruvidissima Gratitude. Era il modo in cui sapevano trasformare un disco divertente in un disco politicamente consapevole. Era la fiducia che dava quell'intrecciarsi delle tre voci, ormai doveva essere automatico per loro. Erano i beat, i grezzi pum-pum-ciak che avevi sempre avuto dentro e che i Beastie Boys, finalmente, rendevano musica.

martedì 27 gennaio 2004

Songs that saved your life

«Quando è conscia delle sue grandi possibilità – disturbare, provocare e dividere un’intera società, in modo da cambiare e rendere eccitante una grossa parte della società stessa – la musica pop ci dice che non vale la pena avere un pubblico limitato. […]
Ci muoviamo combattendo attraverso il gusto massificato e livellato della Top 40, in cerca di un piccolo qualcosa che possiamo chiamare “nostro”. Ma quando lo troviamo e pigiamo la radio per ascoltarlo nuovamente, non è solo “nostro”: è un legame con migliaia di altre persone che lo condividono con noi.
Come problema di una singola canzone ciò può significare davvero poco; come problema culturale, come stile di vita, non c’è nulla che possa batterlo».

(Greil Marcus, Mistery Train, p. 133)


Per un paio di settimane ho conservato un file dove cercavo di articolare e analizzare le mie reazioni sentimentali alla mezza paginetta dedicata ai Radio Dept. su Blow Up di gennaio (e non, come avrebbe potuto essere, su un qualsiasi numero di Rumore dell’anno scorso).
Ho speso un sacco di soldi in edicola e avevo in mente un pezzo in stile Alistair Fitchett, che cominciava con qualcosa tipo “sono seduto alla scrivania circondato dai principali mensili musicali italiani” ecc...
Poi mi sono imbattuto in queste parole di Greil Marcus, e ho lasciato perdere.

lunedì 26 gennaio 2004

Sognando a occhi aperti

E' da venerdì notte, da quando mi accasciavo a banco con Paso e Inkiostro, che non riesco a smettere di pensarci: e se i Radio Dept. in Italia ce li portassimo noi blog? Chi è che darebbe una mano?
Homesleep weekend - part II

Dalle prime notizie, si terrà al Covo di Bologna dall'11 al 13 marzo (con una possibile propaggine domenica 14)
Tra le band presenti: Franz Ferdinand, Wisdom Of Harry, Fuck e altri gruppi di casa Homesleep.
Incerta la partecipazione di El-Muniria, nuovo progetto di Emidio Clementi, di cui è imminente il debutto discografico.
A fare da contorno alla tre giorni di musica, come special guests, i dj di Rough Trade, XFM e altri a sorpresa.
Baustelle & Sebastian

Se non potrete essere della balotta il 17 marzo a Milano, voci non confermate suggerivano di tenere d'occhio questo sito...
Feedati di Cesare

Come tempestivamente segnalato da Cesare, Blogger ha implementato Atom, una nuova funzione di feed, e noi ci siamo adeguati.
Da oggi il nuovo indirizzo del nostro feed è
http://polaroid.blogspot.com/atom.xml

sabato 24 gennaio 2004

“It’s a classico”

Io sono sempre in ritardo, ho sempre troppe cose da fare, ma ho fatto tardi anche ieri, per cui oggi sono già in ritardo.
It’s a classico.
Ti trovi una ragazza, e le cose vanno alla grande, vi giurate amore eterno, poi lei un giorno ti lascia, se ne va con il tuo migliore amico.
It’s a classico.
Ti trovi un lavoro, una sistemazione così così, non proprio quello che sognavi, poi ti pagano una miseria, e ti dicono o prendi questo oppure niente.
It’s a classico.
Metti in piedi una band, siete proprio bravi, e siete tutti fratelli, ma poi loro se ne vanno, e fanno un sacco di soldi.
It’s Calexico.

Howe GelbCon una stupefacente autoironia, Howe Gelb ha raccontato più o meno questa storia ieri notte al Covo e questa sera, a sorpresa, replicherà il suo concerto (ingresso bazza 5 euro).
Non perdetevelo, perché non capita tutti i giorni di intravedere ancora la sensualità del blues, il sorriso della musica che stringe patti col diavolo, e capire che è una storia antica, e che noi pivelli sempre affannati dietro alle news spesso la dimentichiamo.

venerdì 23 gennaio 2004

Polaroid lounge n°3
La rubrica dell’aperitivo de La Laura

Inserto mensile - gennaio 2004.
L’ambiente e gli attrezzi: il mobile bar


Premessa metodologica

Forse non tutti sanno che: il Re del Cocktail è Antonio Primiceri. E non Dale de Groff, come stavate pensando.
Antonio Primiceri, giornalista enogastronomico, sin dai lontani anni sessanta, è colui che ha visto nascere l’Associazione Italiana Sommelier e promosso molte manifestazioni enogastronomiche (sic).
Al mese di marzo 2002, data di pubblicazione del suo libro Cocktail aveva un curriculum vitae più corto del mio e forse il doppio degli anni.
Quest’uomo è il mio idolo.
Scrivo questo nella speranza che google sia così galeotto da portarlo fin qui.
E’ chiaro che, fatto lo sforzo di leggere sopra deciderà hic et nunc che sono la donna della sua vita e formulerà per me, via mail, una fantasiosa proposta di matrimonio, che celebreremo in primavera con gli amici del blog.
Quelli che sanno usare il mixer faranno gli aperitivi e metteranno i dischi e così ballando e bevendo passeremo insieme il nostro tempo.
In viaggio di nozze andremo a Cuba a nutrirci di sole sorseggiando Mojito e faremo la caccia allo squalo.
Poi, tornati a casa, vedremo nascere associazioni e promuoveremo manifestazioni.
Naturalmente, nella mia fervida immaginazione, il Primiceri assomiglia molto a Tom Cruise.
La sua scrittura è in bilico tra il Reverendo Dodgson, nonsense e fantasia psichedelica e Gianbattista Marino, coloratissimo e barocco.
Non so esattamente che musica ascolti Antonio, ma andrà bene qualsiasi cosa, credo, tranne i Franz Ferdinand (non ho nulla contro di loro ma ieri sera ho ascoltato il loro disco dieci volte di seguito e, ecco, per un po’ farei pausa).

Un aperitivo in casa con gli amici

La nostra casa avrà ovviamente un fornitissimo (da forniture) mobile bar.
Scrive infatti il Primiceri:

Per quanto concerne l’abitazione, invece, sebbene oggi chiunque possa permettersi un proprio “bar”, più o meno fornito, non è sempre realizzabile, soprattutto per i costi così elevati, un banco bar perfettamente attrezzato e funzionale. Tuttavia per chi non ha spazio, possono senz’altro venire in aiuto soluzioni da fantasia come per esempio, un vecchia culla, una stufa a legno, una botticella da vino meglio adattata con uno sportello nella pancia o anche completamente aperta, con le bottiglie in vista; allo scopo sono stati persino utilizzati dei mappamondi che si aprono a metà e che contengono tutto il necessario per un perfetto bar. (tratto da Cocktail, 2002)

Letto ciò e pensando con terrore alla culla piena di superalcolici ho cercato subito un mobile bar da inserire nella lista di nozze.
La mia veloce ricerca ha prodotto i seguenti risultati:

1. Il più diffuso è in stile (ornamento e delitto!), generalmente impiallacciato, finto mogano o finto noce o biedermeier.

2. Più raro il pezzo da collezione, si chiama Cipriani è di Mendini e soprattutto è da vent’anni che cercano di vendere i primi 10 pezzi prodotti.

3. E, incredibile, esiste anche il bar per la rianimazione, che produce ossigeno.
Sabotando i composti chimici, credo sia possibile sostituire l’alcool all’ossigeno, conservando gli aromi e soprattutto il banco bar di specchi con la scritta 02.

4. O ancora, il BarbaGufo un mobile bar in legno con due sportelli sul lato anteriore dove è pitturato un mix fantastico tra due rapaci notturni: un barbagianni e un gufo.

5. Ad ogni buon conto una stufa a legna andrà benissimo.
Pitchfork staffer says "Hi" to real life woman

Riceviamo dal John Peel italiano la seguente mail che volentieri pubblichiamo:
«vai immediatamente a guardare www.subpop.com e fatti due risate».
E non perdetevi gli articoli veri!
In mixtape memoriam

Alla terza settimana del 2004 è già possibile ascoltare il nuovo disco dei Lali Puna, Faking the books, nonché il prossimo album dei Mum, Summer Make Good, entrambi in uscita ai primi di aprile.
Anche il download sta diventando una disciplina competitiva.
Io ieri sera in radio avevo voglia di portare solo dischi con più di dieci anni.

Su Salon si commemora la scomparsa arte del mixtape, tutto il tempo che si perdeva e la soddisfazione che dava "maneggiare" la musica che amavamo.
(L'articolo è visibile gratuitamente cliccando sul "day pass").
It's Charlie Brown and Snoopy Show!

Casomai vi fosse sfuggito, Hey Ya! non solo è stata una delle migliori canzoni del 2003 (lo ha detto Lou Reed), ma anche un brano divertente come pochi altri.
Non poteva mancare la versione a cartoni animati!
Bricocenter rock'n'roll

Franz FerdinandNon è ancora uscito il loro primo album ma già ti senti "indietro" a parlare dei Franz Ferdinand.
In giro si trova tutto da un pezzo, disco e recensioni (quasi sempre entusiastiche), con una accuratezza tale che ti solleva da ogni responsabilità e ti concede tutta la trascuratezza necessaria a un paio di giri sullo stereo mentre bolle l'acqua per il tè.
Una settimana dopo ti scopri a dondolare la testa a ritmo, e allora ti rendi conto di quest'aria di familiarità che pervade l'omonimo (per l'appunto) album sin dalla prima nota, la perfetta apertura di Jacqueline.

Saranno i nuovi Interpol, come vengono spesso dipinti? E dire che quelli vecchi sono vecchi di neanche due anni ma fa niente. Comunque non saprei, in generale suonano troppo macho per competere con gli eleganti newyorkesi.
La dura vita dello squat popolato dagli artisti su a Glasgow deve avere ben altrimenti temprato il nostro quartetto, e specialmente Alex Kapranos, che quando vuole sa tirare fuori proprio un bel vocione da baritono.

Che i nostri siano stati compagni di viaggio degli Hot Hot Heat si sente, e non si può certo dire che non se lo meritassero. Quando poi si stirano tutte queste batterie danzerecce tipo punk-funk burino, non ci si esime proprio mai dal citare i Rapture.
Io però mi domando perché a nessuno siano venute in mente anche le care vecchie compatriote Elastica: nelle tracce dalla uno alla quattro, in particolare, e con riferimento alla tracce numero sei e dieci.
Tralascerei altri confronti con gli Strokes solo perché mi sembra che il disco duri un sacco di più (e invece si tratta di spiccioli), e poi quegli effetti per il microfono che si sono fatti prestare li hanno dati indietro subito.
Voci ben informate ci assicurano che i live spaccano e sarà un piacere avere la conferma proprio al Covo di Bologna, il 13 marzo, al secondo Homesleep Weekend.

giovedì 22 gennaio 2004

Dove vanno a finire i vecchi nastroni

Tornate a casa tardi dopo un secondo spettacolo che un po' ridete un po' siete avviliti, e mentre vi sedete sul letto a togliere le scarpe la radio passa quella canzone che fa "pa-para-pa-pa", e subito correte a spremere le meningi ma non vi torna in mente il titolo.
Pa-para-pa-pa...
A quel punto, di nuovo dentro le scarpe, tornate in piedi a passare il dito su ogni dorso di cd presente nella stanza, gnostici, cercando l'illuminazione dalle cose.
"Non è che hai con te l'iPod?"
No.
Pa-para-pa-pa...
Poi la canzone finisce e alla radio la tua voce di un anno e due mesi fa dice "State ascoltando Radio Città 103"... era un vostro nastrone e non avete riconosciuto la canzone.


(Soundtrack: Pedro The Lion, Never Leave a Job Half Done, da "Winners never quit", Jade Tree, 2000)

mercoledì 21 gennaio 2004

Thank you for the music (11)
Una polaroid di musica in nice price

The Orb's Adventures Beyond the UltraworldCome si diceva, oggi si conoscono vita morte e miracoli dell'ultimo gruppetto di Glasgow che non ha nemmeno pubblicato un album (almeno ufficialmente), mentre la notizia del ritorno in pista degli Orb non se la filava nessuno.
La colpa della creatura del Dr. Alex Paterson è forse quella di essere stata troppo avanti in passato, di aver giocato troppo a lungo con questo ossimoro, e forse di non aver avuto voglia di capitalizzare quanto guadagnato.
In un vecchio negozio di dischi che frequentavo, ricordo la faccia di qualcuno quando Pomme Fritz suonò per la prima volta: un po' di rimpianto per i tempi andati misto a una specie di risentimento per quella ingratitudine inattesa.
Perché qualcosa ci legava agli Orb e all'improvviso non lo sentivamo più.

Quel qualcosa era The Orb's Adventures Beyond the Ultraworld. Un disco doppio (o un paio di C60, ancora nel mio cruscotto) che ci aveva portato in alto e ci aveva fatto scoprire cose che noi pivelli non pensavamo fosse possibile fare con la musica. O forse era la musica che le faceva a noi.
Le Avventure furono un'esperienza d'ascolto del tutto inedita per noi che non avevamo mai pronunciato le magiche parole "chill out". C'erano suoni larghi, notturni e lunari. Oppure cieli pieni di sole e nuvole morbide, pulite, distese. C'erano rumori che ti costringevano ad alzarti e a guardare fuori dalla finestra cos'era successo, mentre invece era tutto nel disco (da cui la locuzione "to be orbed").

La ricetta di Paterson era all'apparenza semplice: rallentare le ritmiche della prima house, sommergerle con synth analogici dal respiro molto ampio, amalagamare il tutto con campionamenti il più possibile eterogenei.
Ogni frammento veniva spinto in loop ipnotici e assillanti.
Le dimensioni conosciute delle cose svanivano nelle luci dell'alba al di là del vetro della discoteca.
Nuove pillole appena inventate completavano l'opera.

Sarà per via delle dimensioni doppie, ma per associazione di idee mi vengono in mente le KD Sessions di Kruder & Dorfmeister. Anche lì, ritmi rallentati, spazi dilatati all'inverosimile e una buona dose di sostanze per dare una mano alla psiche.
Ho l'impressione di non aver più ascoltato un disco altrettanto visionario, ambizioso e incomprensibile negli anni successivi. Un disco che saltasse il passaggio intellettuale dell'avanguardia, della sperimentazione, del parlare intorno alle cose, per trasmettere "in diretta da un altro mondo".



ps: Uno dei progetti collaterali degli Orb (al quale partecipò anche Robert Fripp) prese il nome di FFWD.
FFWD si chiama anche uno dei nostri blog musicali italiani preferiti. Ogni gennaio Little Fluffy Clouds, capolavoro degli Orb, gli ispira meravigliose parole.
Ultime playlist

Nelle settimane appena passate abbiamo tutti giocato a fare i critici musicali stilando classifiche di dischi.
Jason Gross, editor della webzine Perfect Sound Forever ha invece stilato una raccolta dei migliori pezzi di critica musicale del 2003.
La lettura è lunga, tenetevela per il weekend, ne vale la pena: Favourite Scribings for 2003 - By Jason Gross.
Nella premessa, alcune riflessioni sul rapporto fra giornalismo musicale e blog.

Contemporaneamente, sono arrivate in redazione a polaroid le ultime due playlist che aspettavamo (dato che Gandolfi probabilmente non si è accorto che siamo già nel 2004), quelle sperimentate anche sulle mattonelle rosse della pista del Covo.
Ladies and gentlemen, le playlist di due dei nostri dj di riferimento: Ginka e Alberto Simoni.

martedì 20 gennaio 2004

Esco a fare due passi

Dalla mailing list di Wu Ming:

«Per chi vive a Bologna e la guarda senza sapere cosa vede, un percorso
psicogeografico di liberta' in quindici tappe.
Evocando gli spiriti di passate insurrezioni, si comprendera' che questa non e' sempre stata una citta' di merda.
http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/percorso.html
Chiunque puo' fare la stessa operazione nella propria citta'.»

lunedì 19 gennaio 2004

Polaroid lounge n°2

Dove: Al supermercato. All'esselunga, per l'esattezza. Reparto cocktail. Per la buona riuscita di un party di due ore, prescrivono tre cocktail a testa. Scaltra operazione di marketing o istigazione all'alcolismo è indifferente. Anche se noi preferiamo la seconda. Molto attenta a cosa è cool l'azienda deve aver saputo della rubrica di polaroid. Così ha sintonizzato i suoi scaffali sui 103.100.

Cosa: Un cosmopolitan, ovvio. Ma non frozen. Appena detto ed ecco che alla domanda che cocktail sei il programma ti rappresenta così: un cosmopolitan. Viola.
Orrore.
E voi? Occhio che se vi piacciono i conigli risulterete appassionati di gatti. Così la cabala sul web.
Se non siete soddisfatti esiste anche un'altra versione, coi telefilm (anche se non c'è E.R., e quindi lascerei perdere).
Ma Rockerilla non lo legge nessuno?

Sarà per via del fatto che non ha un sito, ma pare che nessuno fra le decine di blog musicali italiani abbia notato le due pagine che in questo numero lo storico mensile dedica proprio a loro.
Niente di particolarmente nuovo, d'accordo, ma pur sempre un segnale d'attenzione da parte dei professionisti del settore.
L'articolo analizza le mutazioni della distribuzione musicale in rapporto alla rete e al file sharing. Qui trovate gli ultimi due paragrafi (con una lunga intervista a Gabriele di Sad and beautiful).

venerdì 16 gennaio 2004

Per quelli disegnati male

Badly Drawn Boy, candidato ai prossimi Brit Awards come miglior artista solista, pubblichera' il 9 febbraio un DVD retrospettivo.
Intanto potete ripassare la sua opera completa ascoltando Tickets to what you need - Live @ Belcourt, Nashville Nov, 13th 2003, concerto in due cd da scaricare con tanto di artwork.
In alternativa, qui trovate demo, varie radio sessions e rarita'.
In download we trust?

Mentre il webmaster di Splinder "sta cambiando i criceti" (Valido), rendendo una buona parte dei nostri blog preferiti oggi inaccessibile, dall'altra parte dell'oceano internet si rivela ancora abbastanza forte da influenzare il marketing.
Pare infatti che la data d'uscita del disco dei Tv On The Radio (protagonisti di un ottimo ep di esordio lo scorso anno), prevista il 9 marzo, sara' anticipata causa la larga diffusione nei vari programmi di file sharing.
Chi vi scrive e' al 79% del sesto pezzo. Thanx Jukka. Ci si sente piu' tardi :-)
I blog vi annoiano?

Eh, effettivamente offrono poco.
In attesa di tempi migliori potete passarvi il tempo con un cruciverba.
Oppure leggere qualcosa di bello.
O qualcosa di molto bello.
Oppure andare al cinema a vedere i Film del Futuro.
Oppure potete accendere la radio su Quindie, che domani pomeriggio ospita due dei nostri gruppi italiani preferiti (in streaming).

Sì, che noia. Aspetta che guardo cosa c'è in tivù.

giovedì 15 gennaio 2004

A pedali

Nel silenzio più totale, sta per uscire un nuovo album degli Orb.
Si intitolerà Bicycles and Tricycles, sarà pubblicato dalla Hexus Label (?) il prossimo 6 febbraio e dovrebbe essere distribuito dalla Cooking Vinyl.
L'attuale line-up degli Orb, oltre al Professor Alex Paterson, vede Simon Phillips (Prayer Box) e John Roome (Witchman). Per questo lavoro si sono uniti, tra gli altri, Jimmy Cauty (proprio il co-fondatore degli Orb) e Jack Dangers dei Meat Beat Manifesto.
Pippe la mattina presto
(mi contraddico)

 Thunderbirds Are Now! (sullo sfondo: Rod Stewart) I blog, e più in generale internet, sono sopravvalutati.
L'amico Dave Kulp, che pure ci è dentro fino al collo, mi invita a riflettere sull'inalterabile potere dei grandi giornali.
Ad esempio, io (utente/consumatore medio) dopo aver letto questa recensione sul Village Voice di ieri (dai toni decisamente poco usuali per il settimanale newyorkese) mi sono fiondato a cercare i Thunderbirds Are Now!, band del Michigan che non avevo mai sentito prima. E come me, immagino anche molti altri.
Mi sono piaciuti parecchio, li ho fatti ascoltare a tutto l'ufficio con reazioni divertenti, ci ho ritrovato molto di quello che diceva il giornalista.

Solo ieri sera ho poi scoperto che il disco era uscito nel novembre 2002 secondo la All Music Guide, nel febbraio 2003 secondo il loro distributore, e che era stato recensito (abbastanza male) da Pitchfork lo scorso novembre.
Il gruppo aveva all'attivo almeno un altro paio di ep, ma da quel che ho capito solo chi "segue con un fanatismo disarmante tutto il frocio-casio-core possibile" (parole di Dave) ne era a conoscenza.
"Mentre noi stiamo a farci le pippe su milioni di gruppetti, i grandi giornali tirano su un gruppo dal cilindro, ci scrivono un articolo sopra ed un pezzettino della storia della musica cambia".
Comunicazioni di servizio
Ci stiamo troppo dentro

polaroid ci ha i feed rssDopo più di due anni di blog, la redazione di polaroid ha deciso che poteva anche perdere mezz'oretta e seguire le lezioni "Rss for dummies" dell'ottimo Cesare Lamanna e installare questi benedetti feed rss.
Da quel che abbiamo capito, si tratta della loro versione più scadente però intanto ci sono, non potete più lamentarvi :-P


Un solo click, tanti blog.Contemporaneamente, ci siamo aggregati.
Il Gentile Guru Giuseppe Granieri ha invitato polaroid a partecipare al celebre Blog Aggregator, proprio quando questo sta rinnovando "linea editoriale" con l'apertura di una sezione chiamata Daily Village.
Qui è dove molto probabilmente ci troverete più spesso.


indie blog aggregatorAnche Gecco, il geek al servizio dell'indie rock, sta mettendo a punto una macchina per raccogliere blog, in questo caso di argomento "musicale".
L'Indie Blog Aggregator funziona automaticamente, pescando più o meno ogni 24 ore dai blog iscritti gli ultimi post.

lunedì 12 gennaio 2004

She's in fashion

Eludo i tormentoni su cosa sarà "in" nel 2004 (primo di una serie di link?), e resto in tema con ellegi qui sotto per segnalarvi (via Fred) la storia del declino della fotografia di moda in 28 immagini commentate (da Slate).

So bene però che la domanda attorno alla quale state girando da quando avete messo le mani sul nuovo disco degli Air è un'altra: "Hey Mike, come cazzo hai fatto ad avere il tuo fantastico lavoro?")
D o U?

Sconcerto e raccapriccio.
La mia rivista femminile a trentacentesimi preferita si trasforma in una rivista bisex?
Questo no.
Chi se ne frega dei vestiti dei maschi.
Nessun maschio plausibile compra una canotta a righe di Miu Miu o un paio di mutande di Paul Smith.
Nessun maschio plausibile usa dieci diversi antirughe o un esfoliante di Clinique.

Ti prego Kicca Menoni non farlo mai più.
Ehi, dico a te, guarda che comincio a sfogliare Io donna.
Polaroid lounge n°1

polaroid loungeCon l'anno nuovo posterò l'aperitivo del giovedì.
Lo farò, qui prometto.

Dove: Radio Cafè, palazzo re enzo in cima.
Vestite nuovaiorchesi.
Portate con voi una piantina fiorita e sostituitela alla prima candela che trovate.
Sedete sui divani che sono comodi.
Salendo fermatevi ad ascoltare il repertorio sonoro radiorai e contemplate estatici il materiale brionvega nelle bacheche.
Scendendo buttate le candela in un rusco che sia lontano. Prima spegnetela (sembra banale ma chissà).

Cosa: Gimlet preparato come consiglia il raffinatissimo bereblasé. Se ordinate Gimlet, e non sanno cosa sia, non ripiegate sul cosmopolitan. Mai cocktail frozen in inverno, se non siete ai tropici, per carità

domenica 11 gennaio 2004

Something so beautifully crafted

Con una certa modestia e autoironia erano stati proprio i Julie’s Haircut i primi a segnalare sul loro sito la stroncatura di Playlouder ad Adult situations, già una ventina di giorni fa.
Oggi a noi fa piacere bilanciare i giudizi della stampa estera riportando anche la recensione di segno opposto della fanzine Do Something Pretty.
(thanx Arturo)
Musica per allunati

Air - 'Talkie Walkie'Il volo verso la Luna era iniziato nel 1998, con molto seguito e meritato clamore.
Ora gli Air, giunti a destinazione, tornano a trasmettere con questo Talkie Walkie, album che uscirà tra un paio di settimane ma che ovviamente state già ascoltando tutti da almeno un mese.
Finalmente riconosciamo la loro voce, dopo i disturbi di ricezione sulle 10000 Hertz Legend. E davvero il titolo di Moon Safari meglio si adatterebbe a queste nuove canzoni, quasi tutte così senza gravità e incorporee.

Il legame con il disco d’esordio però mi pare si fermi qui, in quella specie di immaginario (che è sempre lo stesso degli Air) dei “giorni futuri che abbiamo passato”, e che si risolve negli spazi dilatati e nella ricerca “dei vecchi tempi” attraverso i suoni.
Poco altro accomuna Talkie Walkie a Moon Safari, come invece si dovrebbe desumere dai comunicati (preoccupati forse di evitare la debacle del disco di mezzo), ma non per questo si resta a corto di argomenti.

Ad esempio, dov’è finita la batteria? A parte il secco battimani d’apertura su Venus, altre quattro tracce per arrivare al nudo metronomo di Mike Mills (un capolavoro di brano che sembra crescere come una dimostrazione matematica) e poco altro in Surfin’ on a rocket e Another day (senza dubbio la peggiore delle dieci canzoni qui)?
Forse nello spazio tutto si disperde, o forse sul furgone che nel video di Sexy Boy li traghettava da Parigi alle stelle non ci entrava. Tutto il posto è occupato da archi “cosmici”, morbidi pianoforti e prodotti sintetici (come sempre) accuratissimi, traslucidi.

Cherry blossom girl, il brano più immediato in scaletta (nonché il mio lento per il prossimo San Valentino), è sostenuto interamente da un arpeggio di chitarra e da un basso acido mai così dolce. Poi entrano le svenevoli voci di Dunckel e Godin, vibrate e spietate, la melodia non incontra ostacoli (e questo vale per quasi tutto l’album) fino a quando un flauto non la rafforza circondandola, un synth degno di P. Lion si riaccende per miracolo, e un eco di oh e di ah durato un attimo (da 2:59 a 3:05) mi pone mille domande.

Qualche problema (suggerisce l’Observer) può sorgere se si ascolta Talkie Walkie di giorno. O sulla Terra, aggiungo io, o se non si ha bisogno di una colonna sonora per qualche documentario della Nasa.
Ma sono dettagli che sono sicuro gli Air, nella loro casa sulla Luna, hanno risolto molto tempo fa.
Thank you for the music (10)
Una polaroid di musica in nice price

Air - 'Moon Safari'Nella puntata in cui abbiamo presentato il nuovo lavoro del duo francese, giovedì scorso la rubrica dedicata ai vecchi dischi da avere (e per pochi euro) ha recuperato anche Moon Safari.
Dell’epoca in cui uscì, ricordo le schermaglie tra Fabio De Luca e Luca De Gennaro a Suoni & Ultrasuoni per mettere una volta in più Sexy Boy.
Ricordo affollate cene dove nessuno voleva cambiare disco, ma si lasciava sempre quello sotto a girare in repeat.
Ricordo smaglianti domeniche mattina in cui si suonava Ce matin-la a colazione (l’avevo preparata la sera prima) perché è perfetta anche senza conoscere Bacharach e le ragazze lo capiscono.

Oggi pensare agli Air mi sembra un po’ meno romantico (troppi alberghi minimalisti in mezzo?), ma credo sia un problema solo mio.
A scorrere un po’ la loro biografia ti accorgi che questi due hanno cominciato da subito con il piede giusto, e mica solo perché sono francesi. Il namedropping fa invidia a un capitolo di Bret Easton Ellis: Alex Gopher, Etienne de Crecy, James Lavelle, Jean-Jacques Perrey, Depeche Mode, Beck, Sofia Coppola, ‘sto cavolo di Mike Mills a cui oggi dedicano una canzone “e non è quello dei REM”, e chissà quanti altri dimentico…

Moon Safari resta uno dei dischi più importanti di quegli anni, tanto musicalmente quanto esteticamente: uno di quegli “oggetti” che inevitabilmente si tirerà in ballo quando si cercherà di spiegare cosa sono stati gli anni Novanta.
E non dimenticate la parola “cool”.
Facce nuove a chi?

Mi accorgo solo ora che sull’ultimo Blow Up c’è una mezza pagina dedicata ai Radio Dept.
Reazioni alla rinfusa mentre leggo il servizio di Beppe Recchia:
- meno male, finalmente qualcuno si accorge di loro...
- noooo! volevamo restare solo noi quattro sfigati a ballare e a guardarci le scarpe…
- ma perché almeno un paio di firme a Rumore li conoscevano dalla primavera scorsa e… e invece niente?
- non è che adesso mi prenderanno in giro pure per i Radio Dept.?
- tranquillo, lo fanno già…
- ma soprattutto, perché nessuno mi ha ancora regalato una copia del nuovo ep Pulling our weight?!

venerdì 9 gennaio 2004

Veloce prima di chiudere

No time for blogging, ci si vede stasera al Covo per Terje Nordgarden e forse domani sera a Milano per il Delio meeting.

Link sparpagliati sul desktop che meriterebbero un post se solo qui qualcuno avesse un minuto:

- Buon Compleanno FFWD! Questi dodici mesi sarebbero stati peggiori senza il tuo blog :-)

- e a giudicare dalla tua classifica di fine anno, non avrai mai bisogno di leggere L'Arte di scrivere una Top Ten (link utile invece a Mr. Loser e alla sua classifica delle classifiche ;-)

- YO! gli Amari (che stiamo aspettando in radio orami da un paio di mesi) e altri remixeranno i Julie's Haircut

- mentre la Matinée, una delle nostre etichette preferite, dà alle stampe una compilation per celebrare il ventennale del debutto discografico degli Smiths, il redivivo Morrissey riceve quotidiana attenzione da parte di NME e assurde proposte di collaborazione

- incontrare John Peel in un negozio di dischi e sentirgli sussurrare "chiamate un'ambulanza", ovvero Zazie meets la risposta inglese al nostro Giovanni Gandolfi

- su Centrifuga.net è on line il terzo numero della phichissima fanzine Stirato

- superlativa fenomenologia di una puntata dei Simpsons a cura di Atrocityexibition

- e per finire, un paio di link per ringraziare i conduttori di Ogni maledetta domenica (ci mancherà): uno show di Conor Oberst da scaricare, e un live dei Mars Volta del 10 november a San Francisco (basta registrarsi al forum).

martedì 6 gennaio 2004

Nel tempo libero

Domani per molti ricomincia il lavoro. Eccovi un po' di link utili per l'ufficio:
- il primo concerto dei Nirvana
- remix, b-sides e live dei Radiohead
- a proposito di My Bloody Valentine
- rarità degli Slowdive
- aggiornato Indierocklive.com: ora ci sono Azure Ray e Crooked Fingers
I don't need love, I've got my band

The Radio Dept. 'pulling our weight' epL'ho già usato questo titolo e mi ripeto, poco importa. Meriterebbe un blog apposta.
La frenetica terza traccia di Pulling our weight, nuovo eccezionale ep dei Radio Dept., mi scorre sotto pelle mentre attraverso rapido in bici una Bologna deserta l'ultimo giorno di vacanze e scende nebbia sfilacciata che si impiglia nella cuffia di lana.

Alla festa ovviamente l'ho messa e non so se qualcuno l'ha riconosciuta ma tutti stavano ballando, ho alzato le braccia, ho perso le cuffie volando giù dal bancone in mezzo agli altri e mi sono messo a saltare, avrei voluto sapere le parole e perdere anche la voce, c'è quest'aria molto Cure, molto felici giorni andati (era più semplice), molto rumore trattenuto dentro, fare no con la testa, stringere i pugni mentre ci si piega in avanti, tre note di chitarra sbavate dopo l'immancabile arpeggio iniziale, il riverbero la batteria elettronica che rulla ogni quattro battute, la voce al telefono, più distorsione verso la fine, è così è così è così.

Intanto i Radio Dept. cominciano a raccoglire consensi: la più alta "nuova entrata" nella classifica ufficiale Disco Bravo 2003, il quarto posto nella classifica dei dischi preferiti del 2003 da Indiepop.it, un nuovo contratto di distribuzione con la XL Recordings, e addirittura suonerie di cellulare a pagamento.

Nel nuovo disco la malinconia batte l'allegria 3 a 2: rete decisiva di Someone else dopo l'ottima apertura di Pulling our weight.
Padrona incontrastata del campo, una grazia pop semplice e sincera che fa di ogni canzone di questi ragazzi, anche la più approssimativa, una meraviglia di leggerezza.
Ribadisco: sono proprio innamorato di questi sfigati. I don't need love, I've got my band, and it's The Radio Dept.
Aspettando Candinista

Black Candy polaroid

Black Candy in mp3!

Thank you for the music (9)
Una polaroid di musica in nice price

My Bloody Valentine - 'Loveless'Quasi mi dimenticavo. L'ultima rubrica dell'anno scorso (parecchio tempo fa, causa radio occupata da consigli comunali coi sensi di colpa) era prevedibilmente dedicata ai My Bloody Valentine, vuoi per la colonna sonora di Lost in translation, vuoi per il nostro essere malati di "radiodept.ismo", vuoi per il nostro pigro zeitgeist drifting.

Il fatto che lo "scomparso" (ma per nulla inattivo) Kevin Shields avesse dato alla luce quattro nuove tracce (per un totale di circa otto minuti di musica...) aveva regalato un sorriso a molti. Lo stesso sorriso beato e malinconico che ci prendeva ogni volta che ci lasciavamo cullare all'infinito da Sometimes senza trovare quiete.
Ma l'elusività, mi pare, è sempre stata una delle caratteristiche dei MBV: anche a parlarci non è che si ottenesse poi tanto, spesso le risposte delle interviste scartavano quando non te l'aspettavi, non arrivavano quasi mai al punto.

Anche la musica dei MBV si può definire in un certo senso "elusiva", perché se il gioco è pur sempre quello del feedback e dei riverberi, non si limita a creare una linea melodica e poi ad allestire un fondale rumoroso. Cresce in circolo, procede addensandosi, fino a tessere un suono equilibrato ma in ebollizione, in cui "tutto si mescola", si tiene stretto, ed emoziona senza mostrare direttamente cosa ci colpisce.
A qualcuno Loveless sembrava un disco con i canti delle balene, altri non sopportavano la presenza di voci e "l'assenza" di parole comprensibili, altri ancora non resistevano al sonno.

In un certo senso avevano tutti ragione. Kevin Shields usava spesso le espressioni "musica pura", "suono nello spazio" ecc. I MBV erano uno dei gruppi preferiti di Brian Eno. Una volta prolungarono il rumoroso finale di un concerto per oltre 40 minuti, finché metà della sala si svuotò. "Dovevamo provarlo: è meglio quando dura così tanto. Solo in questo modo funziona. Dopo un po' perdi ogni prospettiva".
Ed è a quel punto, suggerì l'amico J Mascis, che "cominci a vedere qualcosa".

Le voci (anche quella angelica di Bilinda Butcher) scompaiono nell'amalgama dei suoni, ma mai del tutto. Persistono in maniera irregolare, tornano a galla quando la canzone trova un'altra svolta e sferza di nuovo. Spesso si intrecciano in impossibili scambi, si attraversano, sono voci trasparenti di fantasmi.
L'effetto di impalpabilità dei sogni era ricercato da Shields in molti modi: vuole la leggenda che costringesse Bilinda (compagna anche nella vita, almeno per un certo tempo) ad addormentarsi nello studio di registrazione, per poi svegliarla all'improvviso e farla cantare quando non era ancora del tutto cosciente.

Loveless è un disco che affascina ancora oggi. E' un'opera con cui ci si confronta a fatica. Difficilmente si lascia scomporre per ascoltarne questa o quella canzone (anche se ha le sue "hit"). A me capita di non ascoltarlo per molto tempo, di non avere voglia di ascoltarlo per molto tempo. Ma quando scorro lo sguardo sul ripiano dei cd lo vedo: il suo rosa violento è sempre lì. Ogni tanto ci ritroviamo e sogniamo un po'.

sabato 3 gennaio 2004

Shake it, shake it... ancora un po'

La vera canzone di queste vacanze per molti è stata Hey ya! degli Outkast: quella da suonare e ballare alla mezzanotte del 31 dicembre 2003, quella da sentire appena si accende la radio e che ogni volta strappa un sorriso, quella che dopodomani ritroveremo nelle compilation revival di questo decennio.

Ce lo confermano due assurde e divertentissime cover.
La prima è opera di Steve Kado, già nei Barcelona Pavilion e collaboratore di Hidden Cameras. Cercatelo sotto lo pseudonimo The Blankket tra le uscite dell'etichetta Block Block Block, e non perdetevi questo delirio quasi in stile Tigerbeat6.

La seconda porta la firma dei The Fever, compagni di scuderia degli Elefant alla Kemado Records, ma decisamente più energici. Li avevamo già visti sulla compilation Yes New York dello scorso anno, e nel frattempo hanno suonato con nomi tipo Rapture e The Stills. Dal vivo si sono divertiti a rendere una versione di Hey Ya! che non dispiacerebbe nemmeno agli Strokes.

venerdì 2 gennaio 2004

Capodanno con gli amichetti di internet

Dell'altra sera mi ricordo che La Laura ha fatto la pole dancer con Giulia Blasi per poi infilarsi nel letto di Emiliano con Valido. E non era nemmeno ubriaca.
Intanto enzØ metteva i dischi diffondendo il Covo style al Testaccio.
Grazie a chi ha organizzato, a lungo viaggiato, suonato, sfidato e sudato.
Ah, e grazie anche a Lucio.
Buon 2004 e baci a tutti :-)