martedì 31 dicembre 2002

Meno uno al futuro

Ultimo giorno dell'anno nella città di Bolonnia, clima abbastanza di merda e umore in linea con questa cappa di nebbia mista a pioggia ghiacciata.
Poco importa, of course: importa invece segnalare che polaroid non mancherà questa sera alla festa di capodanno del Covo, dove dopo i concerti degli italiani Midwest e dei texani Windsor for the derby suoneranno tutti i dj che amiamo, i residenti e quelli di Radio Città 103, gli immancabili Homesleep e (se ce la fanno ad arrivare fino in fondo) i maestosi Unhip.

E non mancheremo perché, oltre a non poter andare a una festa senza ballare Smiths Pixies e Pavement (e su questo al Covo proprio non si sbaglia), quasi certamente questo sarà l'ultimo capodanno dello storico locale indie rock bolonniese, almeno in questa sede (qui una bella intervista a Max Bonini, purtroppo ormai superata dai tempi).
Oh, many thanx Mr. Guazzaloca.
Anno nuovo, vita nuova?
Intanto un abbraccio a tutti, torno off line per qualche giorno, un blog d'auguri per il 2003 che arriva.

venerdì 27 dicembre 2002

Giorni distratti 2 (ma con alcune soddisfazioni)

Ad esempio, mi ero scordato di ricordare che polaroid sarebbe ugualmente andato in onda ieri sera, nonostante la giornata festiva.
E andava in onda un po’ perché ero a casa da solo (e quando non hai niente da fare e sei da solo conviene uscire e fare qualcosa per gli altri o con gli altri, altrimenti si diventa tristi), un po’ perché a seguire, come ogni giovedì, sarebbero arrivati anche quelli di Glamorama e da casa mia non sarei riuscito a sentirli, e soprattutto perché alla fine della serata c’era uno special dedicato a Joe Strummer e ai Clash e non volevo perderlo.

E così alle otto meno cinque della sera di Santo Stefano sono sceso nello scantinato di Via Masi 2, ho acceso tutte le luci di Radio Città 103, che altrimenti faceva un po’ paura, mi sono accomodato sullo sgabello e ho messo la nostra sigla (il primo pezzo del primo album di Animals on Wheels) e come ogni volta ho letto Douglas Coupland.
Quando sono in radio da solo mi esce sempre una voce bassa da sfigato, troppo impostata e seria, e ho la testa completamente vuota. Sto lì davanti al microfono e quando parte un pezzo mi accorgo sempre di aver dimenticato di dire qualcosa.

In ogni caso era ancora Natale, e allora ho iniziato con Burt Bacharach, What the world needs now is love, che mi pare veramente adatta. A seguire, per restare in atmosfera, Spooky di Dusty Springfield, che è un pezzo molto cocktail e attualissimo. E questo come introduzione, tanto per scaldare i piatti.

Ma quello che volevo dire, quello per cui in fondo ero lì era altro.
Non conosco abbastanza la storia dei Clash per poterne parlare (soprattuto in questo periodo), ma molte delle persone che apprezzo di più si sono formate con le loro canzoni.
Così mi sono messo a leggere in radio i bellissimi post che Arturo e Leonardo hanno scritto qui sotto, emozionandomi anche un po’, e suonando in mezzo alcuni dei pezzi che citavano: Lost in the supermarket, Four Horsemen e Revolution rock.
Credo sia stato il meglio che polaroid potesse fare.
Un grazie di cuore a chi ha telefonato ;-)

Ho continuato con i contemporanei: i Jam di The modern world e con What do I get dei Buzzcocks, e nel frattempo la radio si popolava, sono arrivati quelli di Glamorama e le ragazze hanno portato il vino e la festa era cominciata.
A proposito di Clash, quest’anno Mick Jones ha prodotto un disco d’esordio che da queste parti è piaciuto parecchio (un po’ meno dopo il live, ad essere sinceri), quello dei Libertines, di cui è stato spontaneo ascoltare Time for heroes.
Esordio di tutt’altro genere quello dei Liars (si sente che siamo in stagione di classifiche di fine anno?), ma è sempre un piacere riascoltarli. La traccia selezionata mentre la trasmissione si avviava alla conclusione è stata proprio quella che apre l’album Grown men don’t fall in the river, just like that.

Poi, quando non ci speravamo più, La Laura ha telefonato dai monti! Era l’Ora della Rubrica dell’Aperitivo!
Io ho rimediato al volo un’improbabile versione di Moon river (l’abituale sigletta di Colazione da Tiffany ce l’aveva l’IngegnIere) cantata da Danny Williams, e Arturo ha cominciato ad armeggiare intorno al mixer per cercare di far entrare il telefono in diretta.
Alla fine in studio si sentiva malissimo, in cuffia nulla del tutto, e lì per lì si aveva l’impressione che stessimo quasi litigando, dato che il dialogo era sfasatissimo e decisamente precario.
Invece poi ho ascoltato la registrazione ed è venuta fuori una cosa anche simpatica, con La Laura che detta la ricetta del vin brulé, ovviamente, e io che credo che sia ubriaca. E nei buchi di silenzio potevi immaginare le risate dei telefilm.

Finale con il bootleg, Morrissey che canta That’s entertainment dei Jam di Paul Weller in un concerto olandese del 1991, poi i saluti, abbiamo ricordato la serata del 31 dicembre al Covo (ne riparleremo) e infine ci siamo dati appuntamento dall’altra parte, alla puntata del 2 gennaio con la Top10 di polaroid (e magari anche di Glamorama e Beat Box).

Mentre ero nell’altro studio a fare balotta e a finire le bottiglie ha telefonato anche Francesca (di Radio Città 103 e Radio Gap): era contenta che fossimo lì, a tenere viva la radio anche in una giornata tutto sommato di festa (una radio, ricordiamolo, indipendente, e che definire autogestita è un eufemismo) e ci ha ringraziato, semplicemente.
Sono rimasto senza parole, è stato come ricevere una tredicesima alla fine del nostro anno "di lavoro" in radio. Un lavoro fatto di niente, di quello che ci piace, fatto come possiamo (un po' da cazzoni, un po' da appassionati, un po' da gente che è lì per imparare ogni giorno) ma con tutta la sincerità che occorre e che, almeno per quanto mi riguarda, poche volte ho occasione di mettere davvero in gioco.
Un bellissimo regalo di natale, e un augurio per l'anno che arriva: spero che in radio passi tutto questo ogni puntata.
Giorni distratti

Ad esempio non avevo ancora segnalato che polaroid ha partecipato a Esercizi di Stile, il blog nato da una bella idea di Zop.
La prima a dare la soluzione al nostro “Scopri le otto piccole differenze” è stata Frammento :-)
(che poi ha inventato una versione assolutamente geniale)

giovedì 26 dicembre 2002

(ah, già:) Buon Natale

Natale off line per quelli di polaroid, e pure in split dato che l’IngegnIere è alle prese con piste innevate e grappe in baita, mentre il sottoscritto perso nella Bassa non ha potuto nemmeno farvi uno ritaglio di auguri in due righe via blog.
Chissà che scrivono gli altri, se sono tutti più buoni o se rifanno il layout con gli addobbi (un po’ mi mancate).

Il pomeriggio della Vigilia ho passato mezzoretta al telefono con Leonardo ad ascoltarlo parlare di Joe Strummer, e alla fine ci siamo accorti che tutti e due avevamo fatto più o meno la stessa spesa al negozietto del commercio equosolidale :-)

Intanto la voce di Arturo nell’autoradio augura Merry Xmas, ovviamente quello dei Ramones, e mentre faccio cinque euro di gasolio all’automatico (“il gasolio del futuro” dice la pubblicità: ma ci rendiamo conto?) la pioggia fine e sospesa nella nebbia sembra quasi ghiacciare e concedere un Bianco Natal, ma poi all’alba non è successo niente.

Qui parenti, cenone e regali; vi confesserò: mi fa pure piacere rivedere mia sorella che scarta pacchetti e conserva ancora la carta, o mio nipote che impara parole complicate come “giannirodari”. Ho smesso ormai di regalare libri a tutti, c’è rimasto soltanto lui: posso andare avanti ancora per una ventina d’anni.

mercoledì 25 dicembre 2002

and you grow up and you calm down
you're working for the clampdown
you start wearing the blue and brown
you're working for the clampdown



Death or glory (or just another story)

Ora – complice il Natale – ci diranno che era il loro mito, Joe Strummer, che gli devono tutto, e non potranno mai più scordarselo; eppure l'amaro in bocca resta. Perché se l'erano già dimenticato, Joe Strummer.
Difficilmente andavano a vederlo suonare – e non c'è da biasimarli, è triste vedere un signore sui cinquanta quasi trasformato in cover band di sé stesso. Forse l'ultima volta che è passato in Italia faceva da spalla agli Offspring, bersaglio di lattine e bottiglie di plastica. Nessuno si era presa la briga di spiegare ai ragazzini delle prime file che quel signore aveva inventato tutto, era stato il primo a mescolare punk e ska e mille altre cose, e che l'universo musicale in cui abitano è tutto contenuto in un paio di enormi album usciti tra 79 e 80.

Ora diranno che i Clash sono stati il più grande gruppo punk, come risulta da questo o quel sondaggio; e sia: ma non è vero. I Clash sono il più grande secondo gruppo di sempre.
Quando il punk era uno sputo, una rissa, la grande truffa del rock'n'roll, i Clash suonavano da spalla ai Sex Pistols. Quando cominciò a essere qualcosa di diverso, l'ultima moda del momento, (e i ragazzi si pettinavano all'irochese e le ragazze vestivano calze smagliate) i Clash suonavano da spalla a Siouxsie and the Banshees.
Quando sbarcò negli USA ed era soltanto il caro vecchio rock and roll, blue jeans e una maglietta, i Clash erano i migliori, dietro ai Ramones. Quando si trattò di proclami politici in giacche di pelle, i Clash vendettero più di tutti, a parte i Jam; quando fu rock e reggae, mescolati assieme, arrivarono un pelo dietro ai Police.
Finché non fu il loro momento, i sondaggi e le classifiche decretarono loro il primo posto, tanto che ebbero l'onore… di aprire un concerto degli Who.
Infine, quando chiesi a un mio compagno di duplicarmi London Calling, lui mi disse: "vai tranquillo. Sono la più grande rock band del mondo, dopo i Rolling Stones".
E quando l'ascoltai mi resi conto che aveva ragione. Era il più grande gruppo rock di tutti i tempi. Magari dopo i Beatles.

Proprio loro, che urlavano: "Phoney beatlemania has bitten the dust!", coi baronetti avevano in comune molte cose. Come i Beatles venivano dai bassifondi (tranne Strummer, figlio di un diplomatico), ma non avevano voglia di rimanerci; come i Beatles spararono tutte le loro cartucce in un lasso incredibilmente breve di tempo (sei o sette anni), come i Beatles erano appassionati di musica ma per niente virtuosi dei loro strumenti, come i Beatles erano nati per suonare brevi pezzi rock, ma si stancarono presto, come i Beatles a un certo punto tornarono bambini e trasformarono il loro studio di registrazione in una sala giochi, dove montare assieme le cose più disparate: e se il pubblico non avrebbe capito, pazienza. Sandinista! è il loro disco bianco, un caos scintillante e interminabile.

Come i Beatles, erano il frutto di un miracoloso sodalizio tra due individui che non erano nati per andare d'accordo: là Lennon e McCartney, qui Mick Jones e Joe Strummer. Come Lennon e McCartney, anche Jones e Strummer erano portati a sottovalutare il loro rapporto, credendo di poter fare di meglio da soli. E come Lennon e McCartney, una volta commesso il fatale errore di lasciarsi, non furono più capaci di fare nulla di tanto importante.
Per di più, nei Clash Strummer non gioca il ruolo principale. Era il frontman, d'accordo, ma quando avete sentito che è morto, a che canzone avete pensato? Should I stay or should I go? Lost in the supermarket? Le canta tutte Jones, che ha una voce più pulita, una chitarra più sicura e – forse – le idee migliori. È buffo, no? A un certo punto Strummer cacciò Jones dal gruppo per motivi politici, salvo colare a picco al disco successivo, e riemergere come seconda voce nel… gruppo di Jones. Fece anche altre cose curiose, come scrivere la colonna sonora di un film sui Sex Pistols. E a un certo punto rischiò persino di diventare il secondo cantante dei Pogues. Eterno secondo, in un mondo in cui di solito il primo prende tutto. E i Beatles li conosce e li canta anche la nonna, mentre i Clash, fuori dalla Gran Bretagna, sono un argomento per appassionati.

'n' every gimmick hungry yob
digging gold from rock 'n' roll
grabs the mike to tell us he'll die before he's sold
but i believe in this - and it's been tested by research
that he who fucks nun will later join the church
Death or glory - it's just another story


Ora vi diranno che Strummer era il più puro, il più politicamente coerente, ed è per questo che non ha mai voluto riunire i Clash. Ma probabilmente nessuno aveva ancora offerto abbastanza. E in fondo, che male ci sarebbe stato? Non si vive di sola leggenda, e non si può sempre aspettare il giorno dopo la morte per leggere attributi di stima. Basta non esagerare, non ripetere la resurrezione ogni tre o quattro anni (come gli Stones), non truffare (come i Pink Floyd senza Waters): magari avremmo storto il naso, ma intanto i ragazzini si sarebbero chiesti: chi sono questi Clash di cui tutti parlano? E' vero che senza di loro non ci sarebbero stati né U2 né Rage Against the Machine, e Manu Chao sarebbe solo il figlio di un professore a spasso per il mondo?

E forse io a quel concerto ci sarei andato. Perché con i Clash sento di avere un conto in sospeso: li conosco bene, eppure mi pare di non averli mai veramente ascoltati. Mi manca forse un fratello maggiore che mi spieghi i loro testi, (che sono fantastici: Strummer è il secondo poeta rock di sempre, il primo mettetelo voi), che mi racconti questo o quell'aneddoto. Mi manca un deejay che a capodanno metta su Revolution rock

careful how you move, mac, you dig me in me back
an' i'm so pilled up that i rattle
i have got the sharpeest knife, so i cut the biggest slice
but i have no time to do battle

everybody smash up your seats
and rock to this brand new beat!


No, neanche questa l'ha scritta lui, ma senti come la canta. Ho letto da qualche parte che metà delle canzoni di London Calling sembrano cantate con un ghigno sulla faccia. E' vero, ma proprio quel ghigno faceva sembrare i Quattro Cavalieri invincibili. Le canzoni di protesta erano già canzoni di vittoria. Gli Ottanta iniziavano così, tutti in piedi e fate a pezzi le sedie: è la Rivoluzione che arriva ridacchiando.
Era un suono che faceva sensazione, che rovesciava la Nazione, che non si è più sentito così forte e chiaro. Eppure -- non importa quante volte la riascolto -- mi sembra sempre la registrazione di una festa a cui non c'ero, e che nessuno ha più tempo o voglia di raccontarmi. Dal che ne deduco che è finita male, molto male, e mi dispiace.

Tell your ma-ma-ma-ma
Tell your pa-pa-pa-pa
Ev'rything's gonna be all right
can't you feel it? don't ignore it!
gonna be all ri i i ght

lunedì 23 dicembre 2002

Sono appena arrivato a casa, ho slacciato la cravatta, appoggiato la giacca sul letto poi sono andato allo scaffale dei dischi, lettera c. Ora sul piatto gira London Calling, Mick Jones sta cantando Lost in the supermarket.
Quello che i Clash hanno significato per me ora non ho voglia di esprimerlo. Forse tra qualche giorno, non adesso. Solo qualche fotografia: con Massimiliano al cinema Rialto per vedere Rude Boy con il registratore nascosto sotto la poltrona a cogliere ogni parola ed incidere ogni nota; in Piazza Maggiore il primo giugno millenovecentottanta; il concerto di Firenze.
La mia formazione, non solo musicale, è partita con loro. Il debito che ho nei loro confronti è talmente grande che non riesco proprio a quantificarlo.

Joe Strummer è morto ieri, domenica 22 dicembre, nella sua casa di Londra all’età di 50 anni.

Questo natale sarà più triste del solito.



venerdì 20 dicembre 2002

Ochei: l'Estragon non è il chiostro di San Giovanni in Monte appena restaurato per noi di ritorno da Camere a Sud, ma ormai s'è capito che, come diceva un vecchio Cristiano Godano, se non abbiamo più ventanni, quelli sono cazzi nostri.

Vinicio l'ho intravisto tra la corrente alternata delle teste dei fuori sede luccicanti di ferro tra il denso del fumo, lui imbrigliato tra fili di luci come un albero di natale di villette giù in pianura e buone feste, il collo di pelo del nord, la maschera da saldatore, il bianco e rosso del cappello di Santa Claus, l'aureola di Santo Nicola.
Ha suonato dueoremmezzo generoso e sbandato come quel regista finlandese, lui e i suoi Leningrad Cowboys, appeso all'asta del microfono o seduto al piano.
Tra il vociare diffuso, intimando un 'rispetto', che a noi ci florilegia duemilioni di cose in tre sillabe soffiate dal basso e tra gli spiragli dei denti, ai tutti che attorno si scambiano promesse e album clandestini e i baci e gli abbracci, accenna una jingle bells che fa campanell e tutti giù per terra.
E, anche se è ormai una certezza che via calzoni non è il migliore dei posti in cui l'abbiamo visto montare la sua baracca e suonare senza risparmiarsi e, anche se, ancora ogni pezzo non sarà mai uguale a se stesso, ma iperbati di strofe inseguenti il refrain, inanellando labiali e gutturali fumose, laddove nessuno si ricorda come si declina il tempo e la storia e quale sia, dannazione, la rima, ma tutti ugualmente cantando e ballando e amandosi molto, ancora una volta tocca inchinarci e applaudire e render grazie.

In un concerto attaccato tra gli ululati dei rancorosi e che tra cronologici nessi analogici si è mangiato la coda mannara ammorbato dal Ballo di San Vito, non potevamo che sorriderci ancora una volta tra i cenni di barzellette e autoironia di cabaret aspettando che rimasto solo, al piano, eseguisse in appendice la sua Solo per me, dedicata ad Antonio Marangolo, ma, del resto, pure per noi, lì a rivedere scintille d'agosto e a tagliarci le vene. Rispetto, dunque.

giovedì 19 dicembre 2002

OH!

Mi sono accorto che stasera è l'ultima puntata del 2002 con il sottoscritto e La Laura assieme, che poi lei parte per i monti e io resto in città a fare il giro dei bar, mentre le luci di Natale si specchiano sull'asfalto lucido e sui vetri dei tram.
Così mi affretto a dirvi di sintonizzarvi alle venti, sul confortevole mono fm dei centotre punto cento di Radio Città 103, anche se non abbiamo ancora preparato la classifica di fine anno e non ci sarà niente di speciale, a parte qualche aperitivo per i giorni di festa, un paio di letture che potete immaginare e una canzone di Vinicio Capossela che (forse) andremo a vedere all'Estragon appena finito di trasmettere.
Peccato, perché dopo a Glamorama c'è Arturo Compagnoni in conduzione solitaria con una scaletta d'altri tempi (ma noi gli lasciamo una C90 :-)
blog & blog

Si avvicina la fine dell'anno e anche fra i blog si avverte il desiderio di fare qualche bilancio.
Per il momento, Franco è il più divertente con il suo concorso per la miglior chiave di ricerca del 2002.
Scorrendo i referrers di polaroid, nei mesi scorsi, a me invece era venuta voglia di mettere insieme delle poesie. Magari nei prossimi giorni di vacanza troverò il tempo di farlo.

La Pizia invece pubblica La Legge di Murphy applicata ai blog.
Dall'esperienza di questo primo anno direi che nel nostro caso si potrebbe aggiungere alla "Legge di Sally" questo corollario, detto "Principio di Leonardo su polaroid":
«Se un blog è collettivo, la gente scrive sempre per fare i complimenti ai post degli altri».

mercoledì 18 dicembre 2002

blog utile

Il Buongiorno di Massimo Gramellini di oggi mi fa tornare in mente che volevo segnalare un link già da qualche settimana (e che ovviamente ho trovato su Neural, maggiori dettagli qui).
Si tratta del blog tenuto da Kevin Barbieux, senzatetto di Nashville, Tennessee. The Homeless Guy è pieno di notizie e consigli utili (specialmente in tempo di feste) per chi non ha una casa e per chi vuole aiutare.
blog agenda

Un saluto a Massimo, sorry se non abbiamo ancora aggiornato la lista della balotta, ma il convalescente sottoscritto e l'IngegnIere scollegato e influenzato in questi giorni lo stanno un po' trascurando 'sto povero blog.

Poi aggiungo anche Gluca (un veterano ormai, che di trincee della new economy ne ha viste parecchie) e gli segnalo il post di oggi di Leonardo, il Russ Meyer del marketing.

martedì 17 dicembre 2002

un pensiero per chi capita su queste pagine (un sito internet che prende il nome anche da una macchina fotografica):

«Le fotografie sono esattamente come i computer: non dicono mai la verità»
(Willy Russell, Il ragazzo sbagliato, pag. 11)


e uno per i filosofi del linguaggio all'ascolto:

«Odio i computer. Non dicono la verità. Dicono solo i fatti»
(id., pag. 52)


(tnx to Simone e un saluto a Vive La Roque :-)

sabato 14 dicembre 2002

Il Partito Del Nastrone?

E mentre saluto e ringrazio Cesare Lamanna, che su 4 Banalitaten ci promuove addirittura alla guida del Partito del Nastrone (ma probabilmente quelli della radio qui si stanno facendo una bella risata :-), colgo l'occasione per dare seguito ad un post prenatalizio de La Pizia.
Per Natale mi piacerebbe regalare a chi voglio bene una bella cassetta mista. Tutto qui.
Questo almeno vorrebbe dire che:
1) ho avuto il tempo per farvela
2) vi ho dedicato i miei migliori pensieri e tutto il mio impegno (qualcuno potrebbe considerarlo amore).

Sarà possibile, con tutte le giuste cause che ci sono al mondo, con tutti gli amici che fanno politica ecc., accorgersi alla vigilia dei trent'anni che la propria attività intellettuale si concentra in una cassetta da sessanta minuti?
(ancora sulla televisione) Ad esempio, un personaggio come Antonio Polito, direttore de ll Riformista, quotidiano che colleghi blogger più illustri citano spesso, in televisione mi era sembrato semplicemente detestabile.
Invece nelle ultime due settimane ha condotto Prima Pagina su Radio3 in maniera quasi impeccabile, facendo una rassegna stampa non imparziale ma molto intelligente.
E, per restare sulla stessa rete, dove trovate in televisione il corrispettivo di un programma come Radio 3 Mondo? (a proposito, appassionati geek: non perdetevi l'intervista del Guardian a Kevin Mitnick).

Insomma, si dice tanto che un altro mondo è possibile, e mi pare incontestabile che questo sia in buona parte il mondo della televisione.
Ammetto che se avessi avuto un blog cinque anni fa avrei parlato solo di videoclip e di mtv. Certo, certo, i figli crescono e le mamme imbiancano, ma le poche volte che l'ho vista di recente nemmeno mtv diverte più (Coppola sembra servire solo a fare conversazione).

venerdì 13 dicembre 2002

No, Madame, ma che ha fatto?!
Un rilassante fine settimana

Imbattibile Neural!
Un paio di link d'arte (cioè di quel genere di artisti che piacciono a Jonathan e a me) che sembrano fatti apposta per la pagina della cultura di polaroid: l'investigatore Marc Dorinel e l'enigmistico Adam Connelly (per il quale consiglio di allontanarsi progressivamente dal monitor).
Benvenuto Momo, e grazie per il cd che ci hai regalato.
Aggiorneremo la colonna di link e i nostri gusti musicali ;-)
Spegnete subito la tv!

E proprio da Media Activism sono risalito a questa bella iniziativa: lo sciopero nazionale dei telespettatori, che si sono spontaneamente riuniti in un sedicente "syndacato" (ovviamente se ne è parlato ieri sera in radio, collegandolo al Meeting delle televisioni di strada).


Colgo l'occasione per citare Audiblog. Non l'avevo fatto quando il sondaggio era partito perché, tutto sommato, mi lasciava un po' freddino.
La televisione non mi appassiona così tanto da voler esprimere giudizi miei (figuriamoci tutti i giorni), pretendendo che siano più "veri e sinceri" di quelli dell'Auditel.

Il mio televisore resta in un armadio la maggior parte della settimana. Se vengo a sapere che c'è qualcosa lo tiro fuori. Poi finito il programma ripiego il filo, abbasso l'antenna e buonanotte.
Ultimamente ho visto con piacere qualche puntata di Scafroglia e un paio di Blob veramente ben fatti. Ecco, Blob è un programma che qualche volta mi ha fatto davvero compagnia ma purtroppo in Audiblog non c'è.
Pazienza: mi consolerò con Blob of The Blogs.
A proposito: polaroid non compare mai :-(
Bah, avremo uno share troppo basso.

giovedì 12 dicembre 2002

Dalla rete all'etere

Questa sera a polaroid, Ugo Vallauri di Media Activism (insieme a Matteo Pasquinelli di Rekombinant, convalescenza permettendo) incontrerà Madame Defarge e Leonardo.
Si parlerà di blog, mediattivismo, punk rock modenese, musica ambient e, come al solito, di aperitivi.
L’appuntamento è alle venti, sul confortevole mono in fm dei centotre punto cento di Radio Città 103 (per Bologna e provincia).

(e grazie a Marco di Blog.it per la disponibilità)
"No results were found for your search" (Yahoo.com)

Anni fa Leonardo prevedeva che l’editoria italiana avrebbe tratto giovamento dalla diffusione dei blog. Molti aspiranti scrittori avrebbero trovato uno sfogo semplice e diretto alla loro grafomania e così editor e redattori avrebbero potuto dedicarsi con maggiore tranquillità al loro lavoro (già diminuito e scremato).

A volte, in certe giornate grigie come questa, penso che è anche fin troppo vero. Il desiderio di scrivere forse è stato appagato, ma spesso anche sedato.
All’immaginazione si è sostituita la critica, alla conoscenza l’arte di mettere i link, al pubblico i referrers dei contatori.
Non sto dicendo niente a nessuno: ho solo nostalgia della mia fantasia. Non era gran cosa, ma c’ero affezionato.

mercoledì 11 dicembre 2002

"Sardine, sardine, a colazione, a pranzo e a cena..."

Inconvenienti che capitano mentre ascolti il disco dei Dat Politics:
- se il volume è alto, hai sempre l’impressione che ti stia squillando il cellulare;
- non è possibile saltare le tracce. Se dopo cinque minuti di "rumori" senza capo né coda decidi di arrenderti ti rimane sempre il dubbio che potresti perderti qualcosa di imprevedibile;
- se lo ascolti al computer i colleghi d’ufficio credono che tu abbia installato uno di quei simulatori di videogiochi da bar anni Ottanta.

Comunque bella serata: alla mediamente affollata e phighettissima Scuderia i Dat Politics non c’entravano niente (applaudivamo in venti), i cori che da qualche tavolo si levavano tipo "Dottore, Dottore, Dottore del buco del..." invece si inserivano sulle trame sonore del trio francese come se niente fosse.
Dal vivo sono stati meno cazzoni che su disco, preminente la battuta dritta, spesso e volentieri anche bella martellona (techno-ludica?)
Loro belli in maglietta, molto semplici, l’eleganza si riconosce dal dettaglio, tipo quell’adesivo con cerotto sul laptop bardato da combattimento.
Piacevole scoperta, ma il voto non va oltre il 6 e mezzo: se si impegnassero di più potrebbero insidiare gente come Stereo Total?
La filosofia del linguaggio fa male, dicono

From: Andrea
To: Leonardo
Subject: Giovedì da Enzo

Allora, l'ho detto a pier e a lui va bene andare gioved' sera in radio da enzo. poi ho scritto a enzo e gli ho detto che c'andiamo. adesso scrivo a tutti che la riunione è annullata. intanto scrivo a te per sapere se ci sei anche tu da enzo. poi scrivo un diario. e sul diario scrivo che ho scritto a enzo che c'andiamo, e che srcivo a tutti per annullare la riunione e che scrivo a te per sapere se ci sei e che scrivo un diario e sul diario scrivo che ho scritto a enzo che c'andiamo, e che scrivo a tutti per annullare la riunione, e che scrivo a tutti per annullare la riunione e che scrivo a te per sapere se ci sei e che scrivo un diario e sul diario scrivo...

Ps. ho chiaramente fatto un copia-incolla.

Pss. ho chiaramente dato di testa.

Non perdetevi la prossima puntata di Polaroid, giovedì alle 20.00 su radio città 103. Ci sarà anche Andrea. (Mi pare di capire) E Pier. Due tosti. Scrivono su un blog, non so se si può lincare qui'.

***

From: Leonardo
To: Andrea
Subject: Re: Giovedì da Enzo
Ciao Andrea,
ti scrivo per dirti che ho scritto sul blog di Enzo che ho letto la tua mail dove hai scritto che scrivevi a tutti che la riunione è attaccata e che scrivevi un diario in cui scrivevi che mi avevi scritto per dire........
(continuate voi)

martedì 10 dicembre 2002

Dat Politics in polaroid
Farsi i dischi da soli, utilizzando per la maggior parte software per musica da videogames.
E poi, con una certa ironia restare nello stesso campo semantico, utilizzare giocattoli veri, magari collegati all'immancabile laptop, dipingere grandi lettere sulle magliette, colorare la seriosa elettronica e arrivare a fare un disco pop da elegantissimi squattrinati.

Questa l'idea che mi sono fatto leggiucchiando qua e là qualcosa a proposito di questi Dat Politics, ormai giunti alla quarta uscita sulla lunga distanza.
Se poi aggiungete che:
1) sono francesi di Lille
2) l'ultimo disco è uscito per la Chicks on Speed
3) il concerto è aggratiz (polaroid è pur sempre un programma in nice price)
4) a seguire (o a precedere, non ho ben capito) ci sarà un dj set di John Gandolf (ormai te lo ritrovi dappertutto)
ne consegue necessariamente che alla serata delle Scuderie di Piazza Verdi non si può proprio mancare.
Influenza permettendo.

Segni di Pace

lunedì 9 dicembre 2002

La Laura sostiene che questa è proprio la mia canzone (qualunque cosa voglia dire)

I lost you, but i found country music, by Ballboy

i lost you,
but i found country music
i found country music to hold me and soothe me
the way you used to do

and i miss you,
but luckily there’s music
luckily there’s music to get me through

and i think of you
everyday of my life
and everyday i miss you and wonder and guess
what you are listening to

and everyday i miss you and wonder and guess
what you are listening to
free winona: post office
Un lettore ci comunica il suo disappunto per il qui sotto riportato post.
Non si malumoreggi: la redazione di polaroid ha una grande simpatia per tutti i personaggi ivi citati.
La dolce Winona per prima. Ci si dispiaceva, punto, vedere la suddetta intristita e perduta, tra i legni dell'aula.
Lo stesso occhio assente che un autunno a NY.
E si auspicava del resto il ritorno alle sue danze sirene e/o spiritelli.
Ufh.
Dove è finito Barret Oliver?


Lo sguardo completamente ottuso della Winona in tribunale con le spalle strette e le mani tra le ginocchia (che solo le avevate visto in un film con Richardgere anche se i più hanno pensato all'Angelinajolie) e il Johnny Deep di un Polansky a diciotto carati (Morandini) in prima tivù. Da cui, e non semplice nesso (si tratta poi sempre di analogia spicciola) la mia triade burtoniana Deep-Ryder-Oliver. Un fatto di epidermide, la loro, di cera. Deep Ed Wood, Winona Lydia calypso in volo cantando Belafonte Day-O, Barret Oliver Galvani Frankenweenie.
Barret Oliver, fu Bastiano nella storia infinita, film che, del resto, finiva col deludere già a dieci anni anni, rimane, o così mi piace pensare, la miglior risposta cinematografica al mio immaginario letterario, e cioè il miglior Bastian che mai avessi potuto immaginare.
Bastian invocato prima (in un terzo livello narrativo), Oliver vessato di lettere illustrate e inviate oltreoceano poi, furono il mio primo amore (un posto d'oltremare, infondo).
Continuando ad associare, ma vox media, anche la Ricci, del resto, potrebbe accedervi, ex-bambina-pesce, fu spalla alla Winona (lì globo dorato come supporting actress) in quell'adorabile film che è Sirene (e pure lì meraviglioso finale danzato, If you wanna be happy di Jimmy Soul se non erro).
Eppoi, collegando biecamente, e senza più intertesto ma per sentieri sentimentali, che stasera va così, anche Beck (lost Winona cause, ma del resto pure lei!) ha la sua cera y laVanessa (ora mamma Deep) ingabbiata e piumata da Chanel quegli innumerevoli anni fa, tambien.

sabato 7 dicembre 2002

 La scaletta del concerto Se son storie di vent'anni fa:
Lino ei Mistoterital all'Estragon - 6 dicembre 2002


La prima cosa che saltava all'occhio del concerto reunion per festeggiare il ventennale della carriera dei Lino ei Mistoterital erano le prime due file del pubblico: scalmanati ambosessi dell'età media di 5 anni che correvano da una parte all'altra ridendo, urlando, tirandosi tutto quello che rotolava giù dallo straripante palco (sciarpe, animaletti gonfiabili, cravatte, palloni colorati e nasi finti).

A questo proposito, una delle frasi memorabili della serata è stata sicuramente quella pronunciata da Ted Nylon: "Piano bambini: quella giraffa è molto vecchia".
I nostri beniamini saranno pure stati criogenicamente ibernati per tutti questi anni, ma pare che abbiano comunque trovato il modo di riprodursi abbondantemente (e lo stesso i membri storici del fancleb).
Subito dietro, le mamme, gli stimati professionisti con barbe finte, gli ammiratori della prima ora (ci sarà stato qualche giornalista dell'allora Velvet?) e qualche post fan come il sottoscritto (vederli per la prima volta ieri è stato come ritornare al 1982 che mi è sempre mancato, insieme al gruppo nel quale avrei sempre voluto suonare).

Momento più commovente: l'intermezzo di "Sussidiario", dove invece della nota gag con la figura A e la figura B (tanto battevamo le mani già tutti) è piovuto un name-dropping di band dell'epoca, praticamente tutta la scena underground / new wave (o new wafer, come preferite) che si rovesciava nella Bassa emiliana per innumerevoli concerti e improbabili collaborazioni con LMT.
Punto negativo dello show (mi concederanno qualche critica?): festeggiare un ventennale senza eseguire "Se son storie di vent'anni fa" ha significato forse non voler concedere troppo alla nostalgia, ma anche non suonare uno dei loro pezzi migliori di sempre. Peccato: avevo già pronto il coro e avevo ripassato i versi di Lewis Carroll.

Comunque agli autori di "Ti ho portato il bronchenolo" e "Tienti le tue trote" si perdona qualunque cosa, anche le mosse un po' più affaticate dei frontmen Phil Anka e Ted Nylon (ma non mancava la buona volontà e un'abbondante dose di autoironia), nonché una versione di "Sono peso sono obeso" un po' rallentata.
L'assolo di "Una storia di Cebion" è stato dedicato all'unico assente della formazione, Lauro O'Cardigan, nel frangente sostituito da Paul Syno, non più il "batteristino" degli esordi ma agguerrito chitarrista.
Finalmente ho potuto sentire dalla viva R di Bob Rodiatoce il verso di "Atollo K", "la padrona del drugstore aveva l'aria un po' arrapata" e mi sono accorto di saperla ancora tutta a memoria.
Infine, la solida sezione ritmica rappresentata dal bassista Ronnie Shetland e da Steve Cotton Job, pur dietro aggressivi occhiali scuri, non ha potuto fare a meno di lasciarsi andare al clima di rimpatriata generale, e sono stati diversi i momenti in cui l'intesa ricreata è stata perfetta.

In scaletta anche cover di Beatles e Troggs, e l'immancabile Gloria trasformata in una sequela di jingle pubblicitari degli anni settanta.
Dopo lo show mi sono intrufolato nei camerini come la peggiore groupie: prossimamente su queste pagine la mia cravatta di puro Terital (acquistata appositamente in Montagnola) firmata da tutti i membri della band.
hello régaz,
non è successo niente
(niente che quattro Negroni non possano rimediare)
ma grazie lo stesso.
Ci si vede stasera al Covo per i Black Heart Procession.

venerdì 6 dicembre 2002

Accendete la radio!
In questo momento su Radio Città 103 Pier Tosi, indiscusso maestro e cerimoniere della scena reggae bolonniese (e membro storico del fancleb!), nello spazio Limbo sta proponendo uno special monografico dedicato a Lino ei Mistoterital, ospitati ieri in una delle puntate più sconclusionate di polaroid.
L’appuntamento è per stasera al concerto: dobbiamo scriverlo ancora??
Late night notes

Non sarebbe bello condividere i nostri entusiasmi con le persone che ci piacciono senza accendere nessuna gelosia?
Non sarebbe bello potersi mostrare sinceri (e sapendo di esserlo) senza essere feriti per invidia ogni volta?
Non sarebbe bello smettere di considerare manifestazioni di maturità il fatto di aver taciuto una volta di più, di aver saputo essere ancora più freddi, per paura di passare da sfigati?

Ognuno per sé e che tutti si facciano i cazzi propri.
Poi magari ridiamo insieme, ci scambiamo i dischi, si stappa un'altra bottiglia. Ma ognuno a casa a propria, vero?
Piove, che stanchezza, che fatica giudicare ed essere giudicati, chiudi il cappotto stretto, alza il volume delle cuffie, il telefono: spegnilo.

(musica: Hang on to your ego, Beach Boys)

giovedì 5 dicembre 2002

 Ted Nylon! Invece io non sono riuscito ad ascoltare nemmeno una volta il primo spot pubblicitario che avevo mai registrato: ma sarà andato in onda? (se qualcuno lo ha sentito ci scriva!)
In compenso ieri sera ho incrociato per caso la pubblicità del concerto di LMT su Radio Città del Capo... ehm: è praticamente identica... con l’attacco di Sbarbe della Bassa... solo che l’hanno fatta proprio Phil Anka e Ted Nylon...

Comunque la mia era pura e semplice autopromozione della puntata di polaroid di questa sera: avremo ospiti Lino ei Mistoterital in persona e figurina, e forse anche animaletti di pongo.
Chianti, pop surreale, fumetti alla radio, ridondanza: il tutto alle venti sui 103.1 in fm eccetera eccetera... non mancate :-)
Se questa notte eravate nei paraggi di Bologna e la vostra radio era sintonizzata sui 103.100 in fm (l’inconfondibile e confortante mono di Radio Città 103) forse avete avuto la possibilità di sentire il nostro nastrone primogenito "on air".
Siamo commossi...
Ancora a proposito di Bright Eyes, scrivete a quest’uomo e obbligatelo a pubblicare il suo fumetto su Omaha, Nebraska!

mercoledì 4 dicembre 2002

Re: Non-post no.1

Vorrei rispondere a ellegi qui sotto, che scrive
> Il punto è che non ho niente da dire.
Come ben sai, non avere niente da dire è una dei miei malanni più frequenti.
Una risposta saggia (che devo ricordare anche a me stesso) credo sia quella che consiglia di cercare ogni tanto qualcosa da dire non nei libri, nei dischi, nei giornali o nei blog (anche se un bell’elenco di link a volte riempie). A volte sarebbe bello (o meglio) cercare fuori, in strada, in città, guardando e ascoltando.

Tempo fa, in quelle settimane di scirocco e proroga d’autunno, sono uscito dall’ufficio in pausa pranzo e ho cominciato a camminare nel quartiere.
Lavoro a due passi dalla Via Emilia e mi sono accorto che non sapevo nemmeno quali negozi stavano dietro il mio palazzo, su una delle vie più importanti della regione (e della storia del pensiero occidentale, spiegava un professore all’università, ma di questo parlerò forse un’altra volta).
Così ho camminato e, ad esempio, mi sono accorto che avevano aperto un "Lavaggio cani self service 24h" proprio accanto ad un pub chiamato "La Taverna del randagio": sono cose che fanno pensare.

E poi andando avanti ho scoperto un parco dietro la ferrovia, che non si vede dalla strada e dove non ero mai stato. Mi sono seduto a mangiare al sole, in mezzo ad un campo da basket senza canestri, e un ragazzo è venuto a chiedermi se avevo una sigaretta. Gli ho risposto che non fumavo, ma si capiva che non era quella ad interessarlo. Gli ho chiesto se voleva un panino e lui ha risposto di no ma si è seduto e mi ha raccontato chi era.

Si chiama Aurelio e viene dalla Romania. È uno di quegli immigrati senza permesso che sono stati sgomberati dalle baracche sull’argine del Reno a settembre, e di cui parlava anche Zero in Condotta nel numero in cui compariva la nostra prima collaborazione (Tra parentesi: quelle baracche oggi sarebbero sotto la piena del fiume).
Mi ha ripetuto frasi note: è senza permesso di soggiorno, cerca un lavoro, farebbe qualunque mestiere ma nessuno vuole chi non è in regola (e non puoi esserlo senza lavoro), ha disperatamente bisogno di un posto dove stare. Parole che sentiamo spesso sovrappensiero e che ormai appartengono ad un genere, ma che ascoltate di persona, occhi negli occhi, annusate da vicino, suonavano come fosse la prima volta.
Poi mi ha raccontato del viaggio, di casa sua e di come è difficile stare in un appartamento con cinque persone: non può uscire con una ragazza perché non sa dove portarla, non ha soldi per andare da nessuna parte, né una stanza dove invitarla.

Abbiamo fatto un pezzo di strada assieme, tornando indietro, io al mio ufficio, lui ad un bar dove forse avrebbe incontrato qualcuno che gli avrebbe proposto un lavoro come muratore.
Gli ho chiesto se voleva le sigarette, gliele offrivo volentieri (con te non lo faccio mai). Ha detto di no, mi ha semplicemente detto grazie per averlo lasciato chiacchierare un’oretta.
E così io, che non gli avevo dato nessun tipo d’aiuto e che come al solito non avevo niente da dire, ero stato ringraziato: sono cose che fanno pensare.
Ieri pomeriggio Blogger non pubblicava, perciò il sottostante mattone su Bright Eyes ve lo beccate con un giorno di differita.
Se ne sentiva la mancanza?

martedì 3 dicembre 2002

Don't know when but a day is gonna come

Ieri avrei voluto scrivere due righe tanto per anticipare che si andava a vedere Bright Eyes in concerto ma non sono riuscito a mettere insieme due parole. E sentirsi così svuotato già di lunedì, beh, ecco: è una cosa che preoccupa.

Credo che Lifted - or The Story in in the Soil, Keep Your Ear to the Ground sia un grandissimo disco che però in certi periodi è meglio non ascoltare.
L’ho tenuto in cuffia un paio di volte, poi l’ho tolto e ho fotocopiato il libretto dei testi (che è un vero e proprio libro, con l’indice, le canzoni impaginate come racconti, le illustrazioni a china e le didascalie da favola gotica e surreale: insomma una cosa fatta con cura, finto invecchiata e con un gusto che non ti aspetteresti da un tipo di appena ventidue anni, Conor Oberst from Omaha, Nebraska).
Mi sono detto che per qualche tempo poteva bastare.

Per una recensione seria e approfondita rimando al numero di gennaio di Rumore, dove Arturo racconterà com’è andata.
Quello che posso dire io è che la serata è stata divertente (c’erano tutte le persone che mi piace incontrare ai concerti e non c’era la solita aria irrespirabile dell’Estragon) e anche spiazzante in diversi occasioni.
I due gruppi che hanno preceduto il piatto forte della serata, le tenui Azure Ray e i folli Good Life (tutti musicisti che poi sono risaliti insieme sul palco con strumenti diversi per supportare Oberst) hanno offerto sicuramente un punto di vista esauriente sulla scena di Omaha (una bella compagnia di amici, a una prima occhiata, che si muovevano tranquillamente tanto alle vendite del merchandising quanto sul palco): dalle semplici trame di voci femminili e delicatissimi arpeggi di chitarra delle prime, al verbosissimo lo-fi dei secondi condito con sprazzi di elettronica molto do it yourself.

Arturo ha detto che non lo scriverà, ma a me era parso un commento interessante quando, scherzando con Ginka, si è ipotizzato che tornare alle parole, alle storie ("story" è una parola chiave dei testi di Bright Eyes) forse è una reazione giustificata dopo tanto post rock.
Per dire: lo scatenato frontman dei Good Life (di cui la Flavia s’è accaparrata l’ultima copia dell’album: attendiamo la recensione su queste pagine!) ha introdotto il set raccontando di quanto era contento di suonare in Italia, la terra del suo amico Giovanni Paolo II. "Era un caro ragazzo, uscivamo sempre assieme, ma poi da quando ha fatto successo, da quando è diventato papa, non telefona più tanto spesso. Però mi ha detto: you have go to Bologna and party, party, party!".

Molto meno loquace e cazzone, Conor Oberst ha sputato sangue dalla prima all’ultima nota.
Anche se non posso dire di conoscere la sua musica e il suo mondo che in maniera superficiale, non si può rimanere indifferenti davanti ad un’esibizione del genere.
E qui dovrei (saper) parlare di folk stralunato, ripercorrere una tradizione di songwriter lo-fi e no, spiegare come le canzoni dei Bright Eyes sono un’esibizione dolorosa di sentimenti troppo personali e viscerali, per non sentirsi in qualche maniera chiamati in causa (Frederic ha confessato che aveva paura a guardarlo in faccia, di incontrare i suoi occhi)...

Più facile, magari, escludersi e scherzare sui tempi lenti, sulla catena che è scesa a tutti in almeno un paio di momenti e su certi personaggi del pubblico scatenati come se fossero in una discoteca della Riviera...
Ma alla fine nessuno ha avuto nulla da ridire, nemmeno quando un bis insperato e solitario è stato troncato dalla chitarra sbattuta a terra, forse per qualche irritante scalmanato nelle prime file, e nemmno se non ha fatto From a balance beam (sarà dispiaciuto solo a Simone e me?).

Un artista che meritava sicuramente di essere visto: magari per tornarci su in un'altra stagione, o magari per tradurre un giorno qui in ufficio, invece dei soliti stupidi fax, versi come quelli di Lover I don’t have to love: "you write such pretty words, but life is no storybook. Love is an excuse to get hurt and to hurt".
Non-post no.1

Suppergiù la mia compagna di stanza mi ha suggerito di andarmene a dormire se non volevo arrivare a mattina senza unghie e senza dita, per dire che non sarei nemmeno riuscita ad infilarmi i jeans. Per farmi addormentare, da non credersi, mi ha raccontato del suo gatto ciccione e così è rimasta sveglia pure lei vagheggiando del gatto ripescando succedanei: immagini diffuse di scoiattoli metropolitani, col rimpianto, un po', d'aver lasciato a casa l'enciclopedia illustrata degli animali. Il punto è che non si fa un post da almeno qualche settimana. Spunti ce ne è? Può darsi. Di tipo estetico e ludico (chissà se si trova ancora l'abbecedario) da un' intervista a Munari su Tutto libri? Di tipo divulgativo per l'inaugurazione del ciclo di conferenze di Bartezzaghi all'Aula Absidale di Santa Lucia (da ieri sera alle 18.00)? Di tipo favolistico e virtuoso: piacere di struttura narrativa nell'inferno degli adulti da un articolo su Italo Calvino sul Sole prima e, manco a dirlo, segue intervista sulla Stampa poi?
Il punto è che non ho niente da dire.

Qui non si dice nulla, in effetti, ma ci giro attorno, giusto così per comunicarlo.
A tutti i grandi artisti succede.
S'arenano, nella rena fino alle ginocchia come il buon Ulrich, dibattendosi, salvo poi farne uscire un' opera d'arte.
Mi viene in mente otto e mezzo a proposito. Ma a tal fine aspetto la mia Claudia Cardinale, e mentre aspetto, cerco, un po' assonnata.

lunedì 2 dicembre 2002

È ufficiale: siamo sull'agenda dei Lino ei Mistoterital.
Per giovedì sera non prendete impegni!

domenica 1 dicembre 2002

World aids day, lo chiamano.
Purtroppo tutti i giorni sono "giornate mondiali dell'aids". Preferisco chiamarlo "giornata mondiale della lotta all'aids", e vi rimando alla rassegna stampa di Vita.

Ps: da quand'è che non fate il test, figlioli?