venerdì 27 dicembre 2002

Giorni distratti 2 (ma con alcune soddisfazioni)

Ad esempio, mi ero scordato di ricordare che polaroid sarebbe ugualmente andato in onda ieri sera, nonostante la giornata festiva.
E andava in onda un po’ perché ero a casa da solo (e quando non hai niente da fare e sei da solo conviene uscire e fare qualcosa per gli altri o con gli altri, altrimenti si diventa tristi), un po’ perché a seguire, come ogni giovedì, sarebbero arrivati anche quelli di Glamorama e da casa mia non sarei riuscito a sentirli, e soprattutto perché alla fine della serata c’era uno special dedicato a Joe Strummer e ai Clash e non volevo perderlo.

E così alle otto meno cinque della sera di Santo Stefano sono sceso nello scantinato di Via Masi 2, ho acceso tutte le luci di Radio Città 103, che altrimenti faceva un po’ paura, mi sono accomodato sullo sgabello e ho messo la nostra sigla (il primo pezzo del primo album di Animals on Wheels) e come ogni volta ho letto Douglas Coupland.
Quando sono in radio da solo mi esce sempre una voce bassa da sfigato, troppo impostata e seria, e ho la testa completamente vuota. Sto lì davanti al microfono e quando parte un pezzo mi accorgo sempre di aver dimenticato di dire qualcosa.

In ogni caso era ancora Natale, e allora ho iniziato con Burt Bacharach, What the world needs now is love, che mi pare veramente adatta. A seguire, per restare in atmosfera, Spooky di Dusty Springfield, che è un pezzo molto cocktail e attualissimo. E questo come introduzione, tanto per scaldare i piatti.

Ma quello che volevo dire, quello per cui in fondo ero lì era altro.
Non conosco abbastanza la storia dei Clash per poterne parlare (soprattuto in questo periodo), ma molte delle persone che apprezzo di più si sono formate con le loro canzoni.
Così mi sono messo a leggere in radio i bellissimi post che Arturo e Leonardo hanno scritto qui sotto, emozionandomi anche un po’, e suonando in mezzo alcuni dei pezzi che citavano: Lost in the supermarket, Four Horsemen e Revolution rock.
Credo sia stato il meglio che polaroid potesse fare.
Un grazie di cuore a chi ha telefonato ;-)

Ho continuato con i contemporanei: i Jam di The modern world e con What do I get dei Buzzcocks, e nel frattempo la radio si popolava, sono arrivati quelli di Glamorama e le ragazze hanno portato il vino e la festa era cominciata.
A proposito di Clash, quest’anno Mick Jones ha prodotto un disco d’esordio che da queste parti è piaciuto parecchio (un po’ meno dopo il live, ad essere sinceri), quello dei Libertines, di cui è stato spontaneo ascoltare Time for heroes.
Esordio di tutt’altro genere quello dei Liars (si sente che siamo in stagione di classifiche di fine anno?), ma è sempre un piacere riascoltarli. La traccia selezionata mentre la trasmissione si avviava alla conclusione è stata proprio quella che apre l’album Grown men don’t fall in the river, just like that.

Poi, quando non ci speravamo più, La Laura ha telefonato dai monti! Era l’Ora della Rubrica dell’Aperitivo!
Io ho rimediato al volo un’improbabile versione di Moon river (l’abituale sigletta di Colazione da Tiffany ce l’aveva l’IngegnIere) cantata da Danny Williams, e Arturo ha cominciato ad armeggiare intorno al mixer per cercare di far entrare il telefono in diretta.
Alla fine in studio si sentiva malissimo, in cuffia nulla del tutto, e lì per lì si aveva l’impressione che stessimo quasi litigando, dato che il dialogo era sfasatissimo e decisamente precario.
Invece poi ho ascoltato la registrazione ed è venuta fuori una cosa anche simpatica, con La Laura che detta la ricetta del vin brulé, ovviamente, e io che credo che sia ubriaca. E nei buchi di silenzio potevi immaginare le risate dei telefilm.

Finale con il bootleg, Morrissey che canta That’s entertainment dei Jam di Paul Weller in un concerto olandese del 1991, poi i saluti, abbiamo ricordato la serata del 31 dicembre al Covo (ne riparleremo) e infine ci siamo dati appuntamento dall’altra parte, alla puntata del 2 gennaio con la Top10 di polaroid (e magari anche di Glamorama e Beat Box).

Mentre ero nell’altro studio a fare balotta e a finire le bottiglie ha telefonato anche Francesca (di Radio Città 103 e Radio Gap): era contenta che fossimo lì, a tenere viva la radio anche in una giornata tutto sommato di festa (una radio, ricordiamolo, indipendente, e che definire autogestita è un eufemismo) e ci ha ringraziato, semplicemente.
Sono rimasto senza parole, è stato come ricevere una tredicesima alla fine del nostro anno "di lavoro" in radio. Un lavoro fatto di niente, di quello che ci piace, fatto come possiamo (un po' da cazzoni, un po' da appassionati, un po' da gente che è lì per imparare ogni giorno) ma con tutta la sincerità che occorre e che, almeno per quanto mi riguarda, poche volte ho occasione di mettere davvero in gioco.
Un bellissimo regalo di natale, e un augurio per l'anno che arriva: spero che in radio passi tutto questo ogni puntata.

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