sabato 30 novembre 2002

Con un certo ritardo (ma tanto lo sapete che siamo un blog off line) ricambiamo alcuni link inaspettati e che ci hanno fatto piacere.
In ordine di tempo: la mini, versione blog di una fanzine con base a Torino, ma con contributi in ordine sparso. Non ho idea di come i ragazzi siano finiti da queste parti, ma sono i benvenuti :-) Colgo l'occasione per linkarli anche grazie all'ultimo post (no permalink! data 28 novembre) a proposito di una esperienza radiofonica veramente bella.

Poi siamo abbastanza onorati di aver risollevato una giornata a Cesare Lamanna di 4 Banalitaten (si pronuncia Vier banalitaten, e non four o quattro. È tedesco) grazie a un semplice link.
Siamo d'accordo sui commenti alla classifica di Pitchfork, e poi la parola chiave (l'abbiamo già scritto o detto in radio?) resta sempre seminale. Però degli Style Council preferisco Our favourite shop :-)

Restiamo in ambito web design e salutiamo Christian (caro collega, le lauree in filosofia serviranno a qualcosa? :-) che su FutaBlog ci affianca a prestigiosi colleghi.

unhip rocks


Non c'è storia.
Anche se forse non è facile decidere com'è andata la serata di ieri.
Un disastro, perché la gente non ha resistito e le ragazzine più giovani se ne sono andate quando non hanno riconosciuto i Depeche Mode?
O tutto sommato bene, perché tanto eravamo tra di noi, e ballavamo e ridevamo come a una festa a casa nostra?
Specchi dietro il bar e luci colorate, una sala semiparrocchiale (l'audience quasi del tutto?) riempita dalla cover band (!) precedente, un paio di giri a banco quasi sovrappensiero.
Mentre qualcuno versava da bere, Arturo mi suggeriva che si sarebbe potuto fare un post solamente con le frasi sconnesse pronunciate ogni tanto da Giovanni dietro il mixer (Brache calate, soprattutto), ma poi non ho saputo restare lì a fare il cinico, l'ho seguito e ho sudato la maglietta come al solito, anche se eravamo solo noi quattro cinque, e nel locale gli sgabelli erano già sui tavoli.
Certe cose si fanno così, per gli amici: noi a sostenere, e Giovanni a suonare Pixies e Pavement anche se gli sembra troppo easy. Tanto poi oggi pomeriggio su Città del Capo si scatena come ogni sabato. In questo momento, ad esempio, sta intervistando un tipo italiano della scena di Marsiglia... è difficile seguire questi ragazzi...
nastrone

Ieri sera La Laura e io siamo andati in radio e abbiamo iniziato il primo nastrone della nostra carriera di casuali dj.
Il nastrone è una cassetta mista da novanta minuti che a Radio Città 103 si mette su nei tempi morti, quando non ci sono programmi in diretta. Due nastroni accoppiati e suonati a ripetizione di solito vanno in onda la notte.
Era ora di cena e io avevo voglia di finire presto. A un certo punto, proprio mentre non ci trovavamo d'accordo su cosa mettere dopo i Violent Femmes, mi è scappato detto va bene, dai, andiamo: non è mica come fare una cassetta per una ragazza.
E La Laura ha risposto giustamente scandalizzata: ma cosa dici! È come fare una cassetta per tantissime ragazze tutte in una volta.
E io, dopo ormai un anno che abbiamo cominciato, ho pensato a chi ascolta la radio, e ci ho pensato come se fosse la prima volta, in maniera diversa da quando siamo lì il giovedì sera da soli e diciamo le nostre sciocchezze live, mezzi ubriachi, e a volte può capitare che ti chiedi se qualcuno starà mai a sentire quello che diciamo.
E poi, dopo i commoventi Komeit, La Laura ha pronunciato nel microfono la frase che, ogni tanto, tra un pezzo e l'altro di un nastrone bisogna ripetere, giusto per far capire su quale frequenza uno è capitato: "Stai ascoltando Radio Città 103", e a quel punto è partito di pacca il nuovo singolo di J. Mascis, Everybody lets me down.
E tutto suonava così radio, così rauco e uguale a come lo ascoltavo io dieci anni fa, quando Bologna sembrava appena caduta sulla terra.
Ancora mi emoziono per queste cose, e ci ripenso e mi piace, e certi giorni non mi spaventa sentire che il tempo non è passato dappertutto uguale.

venerdì 29 novembre 2002

La cassetta mista di Polaroid (novembre 2002)

Badly Drawn Boy a Minor Incident
Beck guess i'm doing fine
Brendan Benson son of a welder (tnx to chià)
Fabrizio De Andrè nella mia ora di libertà
Gang Of Four entertainment!
Nick Drake things behind the sun
Lemon Jelly space walk
Liars they threw us all in a trench and stuck a monument on top
The Libertines up the bracket + what a waster
Lino ei Mistoterital altri nani
Ms. John Soda no P or D
Nina Nastasia been so long
New Year newness ends
Nico chelsea girl
Pavement here (John Peel session)
Pedro The Lion a mind of her own
Starlight Mints submarine n°3
Jenny Toomey inarticulated boyfriend
VV.AA. Morr Music blue skied an' clear
Jane Weaver the heart that buckled you
Wire pink flag + chairs missing + 154

Il primo mese di Polaroid anno secondo inaugura un appuntamento che tenta di conferire una parvenza di improbabile credibilità a tutta la faccenda: la playlist o ancora meglio la nostra cassetta mista ideale (dopotutto siamo pur sempre un programma radiofonico, no?, anche se qualcuno avrebbe da obiettare).
Ogni mese, più o meno, cercheremo di fare un riassunto di quello che stiamo ascoltando in quel momento e trasmettendo sul confortevole mono dei centotre punto cento in fm di Radio Città 103 per Bologna e provincia: album o singoli, non necessariamente novità, in quantità variabile, meglio se nice price, canzoni sparse dagli amici bloggers dopo cena, mp3 spediti in bustone gialle e preziosa carta da pacco, semplici istantanee in ordine alfabetico.
E qualcosa da bere, come sempre.
a proposito degli amici su internet, questa volta abbiamo battuto ogni record:
Daniele e la sua Homesleep sono finiti addirittura su Pitchfork!
Modena, la ville bloggère: Leonardo ha fatto un blob della sua città.
I blog degli amici, gli amici in un blob.
La mattina in ufficio comincia molto meglio.

giovedì 28 novembre 2002

In un impeto autocelebrativo Giovanni mr. unhip Gandolfi segnala che questo venerdì 29 novembre (e cioè domani), al
moebius di via toscana 5
, metterà i dischi.
Sarà un dj set memorabile, che segnerà la conquista di un nuovo avamposto per l'indie-rock. Diverrà, infatti, un appuntamento settimanale, sempre che non si rimedi una severa bocciatura già dalla prima uscita. L'ingresso è gratuito per cui: fate voi (manco a dirlo).
Ci ha scritto Horace Boccabuona: pare che l’intervista a Phil Anka apparsa sull’ultimo numero di Zero In Condotta sia sta apprezzata (e l’hanno pure messa on line): signor Presidente, è un onore per noi!

Nel frattempo il sito dei Mistoterital si è rinnovato e si è tutto bloggato di verde.
Chissà che giovedì prossimo (vigilia del concerto reunion) non si riesca ad averli ospiti in radio...
:-)
corto circuiti di blog:
Madame Defarge tramite polaroid arriva a Media Activism, ovvero Ugo "dov'è il mio maglione" Vallauri, e da lì a Matteo, che però già conoscevamo almeno di vista nei corridoi della stessa facoltà alcuni anni addietro.

mercoledì 27 novembre 2002

Contro la "musica per i mesi del letargo", come la chiamano acutamente a Dispenser, oggi pomeriggio ho sconfitto le influenze maligne dei neon e le subdole radiazioni dei computer con l'ultimo album dei Liars.
Era da un po' che Ginka mi aveva passato (fate un bel respiro) They Threw Us All in a Trench and Stuck a Monument on Top, ma non si può certo dire che il suono di Angus Andrew e soci sia facilmente abbordabile (ho controllato: stavolta anche la recensione di Pitchfork e di NME sono concordi).
E così era rimasto in mezzo ai Wire e ai Chameleons recuperati come promesso, sotto l'immancabile doppia compilation Morr (con questa pioggia, poi) e in coda al tornado Libertines.
Ma oggi Mr. you're on fire Mr. martella dannatemente bene, e ti agiti con We Live NE of Compton, e ti vengono voglie psicotiche, soprattutto nel pezzo finale, capolavoro di rabbia, scazzi e birra This dust makes that mud. Poco più di trenta (30) minuti appena di una bellezza assolutamente violenta. Certe volte ci vuole.
Sconsiglio l'ascolto con le cuffie in ufficio.
Oggi Jimi Hendrix compierebbe sessant'anni.
Come ci suggerisce Angela, si potrebbe festeggiarlo passando un’oretta ad ascoltare Are you experienced (1967) o Electric Ladyland (1968).

martedì 26 novembre 2002

Blog in festa

Ok, è ufficiale: i blog adesso servono anche a svoltare l'università.
Ugo si è laureato con una tesi sul medium più à la page, e se questa sera passate dalle parti dell'Estragon a Bologna potete andare a fargli i complimenti di persona, alla festa più mediattivista che l'era post new economy ricordi.
Se non fate tardi incontrerete anche Polaroid :-)
riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Ieri pomeriggio, con il riaffiorare di nostalgie dei tempi dell’università, ho pensato di passare una domenica alla tedesca. O meglio, alla “monachese”. Quando ero in Baviera, infatti, nei pomeriggi festivi e soprattutto d’inverno si usava andare nei musei (ingresso gratis la domenica e per le feste comandate). Il fatto di esserci già stati non toglieva nulla al fascino del luogo. Anzi. Si andava proprio per rivedere le opere che ti piacevano di più. Dopo il giro delle sale, fatto ognuno per sé, ci si ritrovava alla caffeteria, dove altri amici e conoscenti ti aspettavano. Cioccolata calda con panna, biscotteria al burro e chiacchiere.

Tutto ciò per dire che ieri, ho tentato di ripetere l’esperienza a Bologna. Alla GAM-Galleria d’arte moderna, è in corso, infatti, una personale di un ironico performer austriaco, Erwin Wurm, e una mostra fotografica intitolata “Viaggio in Italia II”: in pratica, due fotografi tedeschi e la loro visione (un po’ distorta, un po’ arcadica e comunque molto poetica) dell’Italia anni ‘50-’60.
Senza dilungarsi troppo: nonostante avessi dei pregiudizi verso il nuovo direttore della Galleria (un austriaco che porta solo austriaci e tedeschi in mostra?), Erwin Wurm mi è piaciuto molto e “Viaggio in Italia II” anche.
Unico neo: la caffetteria della GAM era chiusa, serrata. E m’è toccato andare a casa e farmi un tè con le fette biscottate (senza nemmeno il burro e la marmellata).

Francesca Bertrand
Ci è stato chiesto di rendere conto della serata Libertines, e del perché poi non se ne era più detto nulla.
Temo che qualcuno ormai si sia accorto che non siamo giornalisti, e che spesso siamo di umore instabile.
Per cui, rispondendo alla seconda domanda, diamo soddisfazione anche alla prima con uno schiforenico cut up di elettrolettere passate qui in redazione


What a waster, what a fucking waster
Sabato notte, rincasato intorno alle tre, ho passato una mezzoretta seduto nella vasca da bagno a considerare perché mai quella sera non mi ero divertito.
Nel mentre passavo in rassegna immagini di penne con l'inchiostro blu e del povero Cust colle sue giacche di pelle nera, di curriculum in flash su minidisk. E chissà se esistono più i minidisk.
I Libertines avevano suonato più o meno da cani, ma lo immaginavamo.
Che poi, ci è stato insegnato, in un concerto come quello non conta la tecnica, quanto piuttosto l´energia, il tracciato noto dei riferimenti, eccetera.
L' acustica del Covo è stata tra le peggiori di sempre?
O forse il tragitto macchina Covo Covo macchina, al buio e col fango da solo?
Poco importava, del resto: noi volevamo ballare e sudare e incontrare i nostri amici al bar.
Ho incolpato per un po' la mia ostinata negazione alla socievolezza e poi, mentre l'acqua impercettibile assecondava l'equilibro termico, ho cercato conforto nella domenica che cominciava: il sole di carta e Delillo sul divano.
Ho pensato che quando l´acqua sarebbe diventata fredda del tutto me ne sarei andato a letto da solo, e che tutto sommato non era detto che non ne avessi voglia, e che di sicuro non avresti chiamato domani, e che avrei passeggiato e comprato manicotti di lana, e guardato i soffitti di Ludovico il Moro e i mori far capolino sfondando il solaio.
Mi sono ricordato dei Casabella degli anni cinquanta sfogliati al baretto, della lingerie anni settanta e della Claudia, delle mostre di fotografia Taschen nelle enoteche del centro.
Deve essere soltanto che si vorrebbe, a volte, avere desideri più normali o per lo meno più coerenti. O, al più, non avere desideri affatto.
Del resto, e a proposito di penne e inchiostri blu, i desideri, sappiamo, difficilmente invecchiano assieme all'età. E le aspettative non imparano dai propri errori.
Poi si è fatto tardi sul serio e così ho smesso di credere che il fatto di non essermi divertito costituisse un problema da risolvere. Era successo, come altre volte. Mi sono infilato l´accappatoio e prima di andare a dormire sono rimasto a guardare ancora un po' la città dalla finestra.

lunedì 25 novembre 2002


Vi ricordate della Heavenly Pop Hits e della loro compilation Hit music only (uno dei dischi dell’anno per polaroid)?
In attesa del loro prossimo sette pollici, si possono acquistare alcuni badges molto self made e molto indie pop. Natale sta arrivando... Beh, noi ve l’abbiamo detto :-)

sabato 23 novembre 2002

Giusto due righe dal cuore di Bologna la Dotta in una mattina smagliante che sa quasi di montagna per ricordarvi che appena la notte calerà è d'obbligo fiondarsi tutti al Covo di Viale Zagabria 1, indirizzo per l'occasione trasferito in un ambiguo vicolo dell'East London.

Suoneranno infatti The Libertines, e quando arriverete potrete trovarci già a banco, mentre qualcuno ci starà raccontando dei 17 anni di Paul Weller, o di quando i Clash suonarono in Piazza Maggiore, o di come certe volte sembra bastare una t-shirt di Morrissey per conoscere una ragazza.

Arturo scrive su ZIC che è una di quelle occasioni imperdibili per vedere un gruppo un attimo prima che esploda. E, a giudicare dai racconti che si sentono su questo loro tour (manager sbattuti fuori, groupies nascoste in ogni armadio, risse tra ubriachi sul palco, ex fidanzate che intentano cause...), The Libertines potrebbero davvero esplodere oppure scoppiare, schiacciati o lanciati dalla storia sempre uguale e sempre nuova del rock'n'roll.
L'anno dopo gli Strokes, una risposta degli stylish kids britannici per sudare e ballare proprio sotto il palco come piace agli inguaribili ragazzini di polaroid. Ci si vede lì.

venerdì 22 novembre 2002

Non per fare troppa pubblicità ma perché uno ci crede davvero, insomma se capitate in zona Bologna in questi giorni procuratevi l´ultimo numero del quindicinale cittadino per eccellenza: Zero in Condotta. C´è una pagina intera dedicata all´intervista che Sergio Palladini ed io abbiamo fatto (con amore, concedetemelo) a Phil Anka, voce e fondatore dei Lino ei Mistoterital.

Forse qualcuno ha memoria di questo nome per qualche lontana e fugace apparizione su TMC, meglio ancora per una cassetta copiata da un fratello maggiore, o per un concerto a cui è capitato per caso uscendone decisamente perplesso e spettinato. O forse (ma solo perché siete troppo giovani) questa geniale sigla non vi dice nulla. Spero, infine, non li associate nel ricordo al "rock demenziale" o ai pur rispettabili Elio e Le Storie Tese.

Lino ei Mistoterital sono (stati?) un gruppo inventato da un fumetto di Alter Alter, usciti da un magico mondo fatto di gommapiuma e sottaceti, Beatles nella Bassa padana, pongo colorato, bronchenolo e sbarbe col chiodo. Sono gli eredi di "un approccio post punk" a suoni schiettamente e tradizionalmente pop, che giocano a prendersi in giro facendone teatro. Sono il frutto di una stagione creativa di cui qui in città a volte sento la mancanza.

E venerdì 6 dicembre li potremo rivedere di nuovo dal vivo all'Estragon, in un concerto per festeggiare il ventennale della loro carriera.
Ridondanza Sempre!
Interesserà forse all'IngegnIere questa recensione molto tecnica ma anche piuttosto appassionata dell'album dei New Year di cui parlavamo l'altro giorno scritta da Franklin Bruno (che a quanto ho capito, insegna pure filosofia da qualche parte in California).
Un po' di lyrics dei Bedhead le trovate qui (but Newness ends coming soon).
Per i ragazzi al tavolo del Vecchio Ponte

«Non sono un’intellettuale. Solo un tipo come molti in giacca e cravatta che sta al volante di un’automobile di medie dimensioni come molte, e passa troppo tempo negli aeroporti in compagnia di una ventiquattrore traboccante di depliant, dischetti magnetici, dentifricio per fumatori e pacchetti di arachidi tostate al miele omaggio di linee aeree, arachidi che mangio in camere d’albergo con l’aria condizionata al massimo, seduto davanti alla tv a notte fonda. Mi sento come la personificazione di una barzelletta che forse dieci anni fa avrei potuto raccontarti io. Ma sai com’è la vita, prima o poi ti scavalca.

Da giovani si è sempre convinti che la vita debba ancora cominciare. Che "l’inizio della vita" sia in programma per la settimana prossima, il mese prossimo, l’anno prossimo, dopo le vacanze o qualunque sia la scadenza. Ma poi di colpo ci si ritrova vecchi, e la "vita" che era in programma tempo fa non si è fatta vedere. E ci si ritrova a domandarsi: "Be’, allora si può sapere cos’era quell’intervallo, quel correre avanti e indietro come pazzi, tutto quel tempo passato fino a ora?"».

Douglas Coupland, La vita dopo Dio

giovedì 21 novembre 2002

Pitchfork propone una hit parade dei cento album più memorabili degli anni Ottanta. Non vi svelerò chi è al primo posto, ma segnalo che nella top ten compaiono due volte i Pixies (Doolittle al quarto e Surfer Rosa al sesto), mentre sono presenti solo due band europee (gli Smiths di The Queen is dead al sesto e i Joy Divion con Closer al decimo). In generale, le formazioni del vecchio continente sono rappresentate in una proporzione bassissima (ad eccezione di Elvis Costello, che, boh, chissà quando recupererò).

mercoledì 20 novembre 2002

The New Year

Sono tre giorni che ascolto praticamente solo Transaction de Novo dei Bedhead e Newness ends dei New Year, visti sabato scorso al Covo per il caro, consueto e immancabile appuntamento unhip (che comprendeva anche un'esibizione chitarra e voce di Chris Brokaw, già batterista dei Come, e l'appassionato concerto di Damon & Naomi, di cui occorrerà scrivere prima possibile).

I Bedhead, la precedente formazione dei fratelli Matt e Bubba Kadane hanno rappresentato "la quintessenza di una indie rock band", secondo All Music Guide. I New Year ne hanno raccolto l’eredità e noi, da Buoni Ultimi (ma appresso ai Maestri), stavamo incantati sotto il palco ad ascoltarli, scuotendo la testa, guardando ora "le nostre scarpe" ora loro, che composti percuotevano le chitarre "con le sciabole", come direbbe G(h)iovanni e ci guardavano quasi stupiti (Mike Donofrio al basso ogni tanto pareva timido e deciso ad andarsene, ogni tanto sorrideva e si muoveva più di tutti).
Dal vivo mi sono sembrati molto più aggressivi che su disco, sarà per l'aggiunta di Peter Schmidt, già terza chitarra nei Bedhead. Altri momenti, i più velvetiani dell'album suonano come classici già la prima volta che li senti.
Domani sera inevitabile apertura di puntata con la frenetica Gasoline.

martedì 19 novembre 2002

Siamo in ritardo, régaz, scusate.
Qualcuno potrebbe credere che non ci siamo ancora ripresi dalla festa di giovedì scorso (in realtà siamo stati piuttosto moderati), ma è soltanto colpa di questi stupidi lavori off line: perché non si può fare il blogger di mestiere?

Per prima cosa, ancora a proposito del compleanno: a Radio Città 103 non avevamo mai vista così tanta gente (uno studio di un metro per tre - le foto ufficiali le potete trovare, come al solito, dall’ottimo Franco), e perciò ringraziamo tutti quelli che hanno risposto all’invito e sono venuti fino a Bologna per fare il "blog alla radio".
E per tutti quelli che ci hanno salutato dai loro blog (adorabile la foto, Bruno, sei tu?): un abbraccio :-)
Non faccio di nuovo l’elenco di tutti altrimenti sembra un mtv award, tanto poi ci leggiamo fra di noi e ci conosciamo e va bene così. E comunque thank you guys, we love you!

La seconda cosa è che oggi su PuntoCom, quotidiano dedicato al mondo della comunicazione, c’è un articolo dedicato "all’altra informazione" dal Forum Sociale Europeo di Firenze, in particolare quella fatta dai blog (niente link perché l’articolo on line è a pagamento, magari domani ve lo scansiono).
Oltre al già citato Franco, sono stati interpellati, Mim*mina, Ludik e anche il sottoscritto polaroid. Suppongo che il giornalista Giuseppe Cordasco (ieri gentile e interessato al telefono) avendo poco tempo non abbia trovato gli altri, e che sia capitato da queste parti attraverso i blog di Pino Scaccia e di Claudio Sabelli Fioretti (altri ringraziamenti, via, un link va sempre ricambiato), anche se qui non parliamo quasi mai di politica.
Mi dispiace però che nell’articolo non compaiano Leonardo, Madame e Samuele (io i loro indirizzi li avevo segnalati, insieme agli altri, Ugo ad esempio, praticamente gli stessi che sono venuti in radio: oh, si vede che siamo proprio dei c o s p i r a t o r i !), loro avrebbero detto cose sicuramente più interessanti.
Ehm, credo sia la mia prima e forse unica intervista su un quotidiano e non so decidere se le parole che mi sono state virgolettate sono delle ovvietà oppure delle vere sciocchezze. Pazienza. Comunque l’articolo mi pare tutto sommato onesto e chiaro.

Al telefono mi ero anche lanciato in un tentativo di disquisizione sulla "diagonale" dei blog, concetto che che Leo aveva spiegato la settimana scorsa in radio (rispetto all’informazione verticale/orizzontale), ma temo di non essere risultato molto comprensibile (e così stamattina quella "complementarietà" mi è suonata un po’ antipatica). Spero che prima o poi la posti lui sul sito.

domenica 17 novembre 2002

"Le case discografiche non cercano talenti, ma solo l'immagine. E una donna della mia età non ha più il look. Cosa dovrei fare? Mostrare le tette? Assumere un coreografo? Questo non è il mio mondo. Lascio perché sono disgustata".

Ho sentito dire che ci piacciano le cantautrici. Beh, il sito di Joni è molto rapido e manda in streaming un inedito ogni due giorni. Il disco uscirà negli USA martedì, da noi chissà quando e, soprattutto, chissà quanto ($!).

Perdonatele l'abitudine a farsi le copertine da sola in stile vangogh: Joni è la più grande. Resterebbe la più grande anche se assumesse il coreografo della Minogue e facesse un video ti-vedo-non-ti-vedo. Ma per nostra e sua fortuna, è superiore alle attuali degenerazioni del mercato globale discografico. Forza Joni.

giovedì 14 novembre 2002

BUON COMPLEANNO A POLAROID ANCHE DA PARTE NOSTRA, E UN PICCOLO REGALO

I libri del Pavone

Licenziando, nel 1961, l'ultima edizione della sua storia, un po' troppo monumentale, di Cinque secoli di stampa non crediamo che S.H.Steinberg abbia gettato l'occhio sui "Libri del Pavone". Nei due capitoli finali, su "best & steady-sellers" e sulle "edizioni economiche", hanno giusto spazio la tedesca Reclam e le varie Collins e Everyman's Library, ma una certa fissazione ironica tutta anglo germanica non permette alla ricerca di abbassarsi sotto Parigi. Non parliamo poi neppure del più limitato Un secolo di libri, di questo tizio romano, Giovanni Rangone, che per Einaudi avrebbe voluto scrivere una storia dell'editoria italiana fino al postmoderno. Immagino che come "titolo" gli sia valso la fatica (credo citi ogni intellettuale che abbia varcato la soglia di una casa editrice, anche solo per chiedere un cerino), dati, nomi, luoghi, un sacco di lettori, ma non si vede un libro neanche a pagarlo. Molto più interessante, forse perché del tutto inattauale in tempi di blogger, L'autore e il suo editore di Siegrfied Unsfeld, dove si parla almeno di soldi: ma qui siamo fermi al tempo di Goethe.

In realtà per noi (per tutti e due, in modo diverso) è un vizio, e come tutti i vizi è un labirinto ripetuto e circolare, dove si perde un corpo e si ritrova, si prende un corpo e si riposa, all'infinito. Per questo abbiamo provato a nasconderci dietro tante parole.

Negli anni Cinquanta i "Libri del Pavone" diedero veste popolare al catalogo della "Medusa" (che era dei Trenta) e furono gli antenati degli "Oscar" (settimanali) e dei "Record" (quindicinali), futuri protagonisti della lettura economica a partire dai Sessanta. Secondo le nostre scarse competenze di estetica storica, i Pavoni hanno poco a che fare con il gusto dei tempi del Miracolo. Vengono più dagli anni Trenta, Quaranta, forse dai primi decenni del secolo. Si rivolgevano probabilmente alle seconde (terze?) generazioni di alfabetizzati. Colori sgargianti, a strisce orizzontali; ogni striscia un'area della copertina, ma l'illustrazione, disegnata ad hoc, spesso buca lo schermo, passa oltre la linea del suo riquadro e scivola in trasparenza dietro al nome dell'autore o a qualche altra lettera. Il disegno-copertina ha il tratto derivato dalla Domenica del Corriere, fra il pastello scandalistico e il gessetto da selciato. Le donnine delle illustrazioni assomigliano tutte stranamente alle ragazze in televisione del giorno d'oggi, ma sono più "piccanti", questa è la parola. La cosa che colpisce è il completo distacco fra copertina e opera. Tutto è in funzione del titolo: la scelta delle tinte, l'espresione dei volti. E in cima alla pagina c'è una frase riassuntiva, non propriamente uno slogan, neanche (all'inglese) un giudizio sul libro. E' una frase che cerca di descriverti che esperienza farai leggendo quel libro. Come Destini di Francois Mauriac: "Inchiodati alla terra", oppure Ritratto di un'attrice di W. S. Maugham: "Finzione e passione" ecc. Questo di Maugham, per esempio, lo ha tradotto Vittorini, ma la qualità dei traduttori, (sono quasi tutti autori stranieri) è addirittura straniante se messa a confronto con la confezione, c'è anche Pavese, naturalmente, ma addirittura ho avuto in mano uno Steinbeck di Montale, e un De Foe introdotto sempre da lui.

L'avvento degli Oscar, questi sì figli del Miracolo, staticizzò molto i libri. Illustrazione rifilata con nettezza, prezzo in copertina, righe divisorie, circoli e riquadri con le informazioni editoriali. Per non dire della ripresa di un vezzo molto Fin de siècle, quello di esaltare la tiratura (tipo "365° migliaio", "39° edizione") come a dire "non puoi non leggerlo anche tu".

Abbiamo deciso di scattare malamente una polaroid a questo frammento di tempo editoriale e di regalarlo (con i libri, naturalmente) alla redazione al completo, perché crediamo molto, sia detto tra fidanzati, che unendo le forze potreste scrivere pagine meravigliose in materia di estetica e sociologia degli oggetti.

un caro saluto

Jonathan e Alessia.

mercoledì 13 novembre 2002

Buon compleanno Polaroid!

un blog alla radio



Ed ora, dopo tutto questo pensare al futuro e tenere d’occhio il movimentato presente, concedeteci un momento autoreferenziale per abbracciarci fra di noi e insieme ai nostri favourites.
Oggi polaroid soffia sulla sua prima candelina (e grazie a Leonardo, che ci ha fatto gli auguri con un giorno d’anticipo. A proposito, pare davvero che siamo i primogeniti: lo dice anche Blogtree), così domani sera, come già questa primavera, faremo davvero quello che il nostro titolo dice: blog alla radio, live’n’direct, invitati con una canzone e una bottiglia, un cocktail di link, una trasmissione interFestuale che (grazie ai maestri di Glamorama che ci seguono) durerà qualcosa di più della solita oretta.
Musica, libri e aperitivi per noi indie kids dell'ultima ora. Non mancate: alle venti sul confortante mono dei centotre punto cento in modulazione di frequenza di Radio Città 103.
Feedback post Firenze parte seconda
Un'altra rassegna di blog e articoli vari dopo il FSE e la manifestazione si può leggere sul blog di Pino Scaccia, giornalista inviato del Tg1.
Oltre alla soddisfazione per la citazione di polaroid (!), mi pare interessante la discussione con Samuele.
Perché ogni volta che tiro fuori il televisore non c'è mai niente di così intelligente?
Feedback post Firenze, su Blob of the Blogs di ieri c'è una selection che è meglio di qualsiasi rassegna stampa (eh eh, "polaroid è sempre propositivo"... grazie Strelnik!)

lunedì 11 novembre 2002


Lavorare al futuroilmanifesto101102

Come scrive Franco è stata una bella festa popolare, giusto un briciolo di disappunto per noi, dilettanti delle manifestazioni, quando, arrivati nel piazzale accanto allo stadio, ad attenderci c'era un concerto. Ma, del resto, andava bene così: di contenuti in questo Forum se ne era già dissertato parecchio a Firenze nei giorni precedenti, a seguire le decine di affollatissimi dibattiti e seminari. Sabato era l’occasione per stare insieme, per (di)mostrarsi, cantando l’Internazionale (duetto bilingue di Glauco e una canuta signora tedesca) mentre Leonardo imbraccia la chitarra, elargendo sorrisi (ipostatizzati dal freddo) alle figure innumerevoli (e i più anziani che soddisfazione) a capolino dai balconi e le finestre, gioiosi et danzanti nel lancio del coriandolo, tra bandiere e lenzuoli. Tenersi la mano per non perdersi, condividere auricolari che trasmettono Radio GAP che racconta di noi che alle tremezza siamo già mezzo milione, buona scusa per abbracciarsi e farsi caldo, ammirando i Lillipuziani alle prese con il Sacco di Firenze. Alla fine del corteo ci sono Madame e signora con le margherite tra i capelli, esausti e felici dopo la fatica di giorni e notti e si incontrano "le menti migliori della mia generazione", gli amici intenti al loro piccolo BlogAl Forum, per dirla con Bruno, La Pizia, Alice, la Monica e Samuele. Eppoi i saluti le foto e gli abbracci disperdendoci verso Campo di Marte Statuto Santa Maria Novella, Roma Pisa Bologna Modena Bergamo casa.

venerdì 8 novembre 2002

Ho già comprato anche le pile per il walkman e camminando per Firenze ascolterò i 101.5 di Nova Radio, nodo toscano del circuito di Radio GAP.
Equi e solidali con Giuliano

Questa cosa di avere una televisione ogni tanto comincia a starmi simpatica.
Un po' come guardare documentari sulla vita in altri pianeti, tanto per parafrasare i Pulp (e citarsi addosso).
Ad esempio, ieri sera guardando Otto e mezzo è stato divertente scoprire che Giuliano Ferrara non ha mai sentito parlare di commercio equo e solidale e non è mai entrato in una Bottega Del Mondo.
Usava l'espressione staccando le parole: "commercio" da una parte, "equo e solidale" dall'altra, per sottolineare che non potevano stare insieme.
Poi ha citato Adam Smith non so per cosa (e qui ammetto l'ignoranza mia) ma mi sembrava piuttosto a sproposito.
E se per natale gli regalassimo tutti un vasetto di cioccolata equa, solidale e magari biologica? Dovrebbe piacergli.

Due link utili a quest'ora di colazione, caso mai qualcuno ancora non li conoscesse:
Commercio Alternativo e CTM Altromercato

giovedì 7 novembre 2002

I blog al Forum Sociale Europeo

Ai blog che stanno raccontando a modo loro il Forum Sociale Europeo di Firenze segnalati ieri da Leonardo, aggiungerei quello di Ugo (forse meglio noto come Media Activism), che in questi giorni aggiornerà in diretta su tutti gli incontri dedicati a media, comunicazione e attivismo.
Infine, doverosa menzione per Acab News (Arcipelago comunicativo autogestito Bologna), lo spazio di informazione nato da tre realtà cittadine forti : Zero In Condotta, Radio Città 103 (eh eh) e Contropiani2000.


Scopro adesso che il più fico fan site di Siouxsie in Italia e nel mondo, l'ha fatto Gianni! Vabbè il sito l'ha fatto Emiliano, ma le operazioni di grafica sono di Gianni (ochei: siamo filologici e risparmiamo a Gianni le menate).
Leggete, leggete!

mercoledì 6 novembre 2002

Lavori in corso

Credo che vi lascerò un paio di giorni così, con i font sbagliati, l'archivio che va e viene e una sostanziale indecisione che ci ha preso appena abbiamo voluto cambiare qualcosa.
Sarà l'autunno, sarà che anche off line ci sono tante cose da fare, saranno gli hard disk che bruciano e ti lasciano freddo dentro.

Info di servizio: domani sera non c'è il programma, Radio Città 103 avrà ladiretta tutta la settimana da Firenze con Radio Gap. Per gli amici che sono già lì: chissà, magari ci si vede.
basta, per stasera lasciamo così.
domani impariamo i menù "a tapparella" e a cambiare i colori.

martedì 5 novembre 2002

polaroid sta per compiere un anno e questa sera (se riusciamo!) lavoriamo di restyling.
se state passando di qua non spaventatevi :-)
La prima impressione è quella di un locale raccolto ed assolutamente cool, che farebbe la sua figura anche in altre metropoli più avvezze a serate del genere. Tra dettagli lounge e gusto minimale, l'atmosfera era comunque calda. Come se ci si trovasse ad ascoltare un po' della musica che ci piace al bar sotto casa (beh, ok: solo più elegante).
Quegli infaticabili ricercatori del bello che sono i redattori di Polaroid non potevano mancare alla tappa romagnola del tour Morr Music. Al Clandestino di Faenza c'era quindi il sottoscritto, accompagnato per l'occasione dall'inviato di Glamorama Fabio Merighi.

Thomas MorrErano anni che non assistevo ad un concerto comodamente seduto, forse dai tempi di Conte o Guccini. Magari meno comodi stavano quelli accasciati sui puff in similmucca, ma tanto eravamo a un metro dal piccolo palco e bastava leggere le facce appassionate per capire che andava bene così.
Poche decine di persone distribuite sui due piani aperti del locale, una buona metà al bancone a bere e a scambiare qualche chiacchiera (in un paio di occasioni anche troppe, per la verità): per la squadra di musicisti tedeschi dev'essere stata una serata ben differente da quella milanese di sabato (di cui riferisce anche Vanessa).

La "scena" di Faenza ha accolto un po' distratta il breve dj set introduttivo di Mr. Morr in persona, ma ad essere sinceri mi è sembrato che il buon Thomas non si sbattesse più di tanto per attirare l'attenzione, proponendo impalpabili vinili, battute lente e blip piuttosto onirici sotto melodie mooolto dilatate. L'ideale per fare un primo giro di bevande insomma.

Tutt'altro genere hanno saputo offrire i Ms. John Soda, ovvero Stefanie Böhm (proveniente dai Couch) e Micha Acher (Notwist, Tied and Tickled Trio), accompagnati dal vivo da batteria, tastiere e percussioni. Un set davvero bello e misurato, dove i momenti più morbidi e autunnali del disco si sono meravigliosamente combinati con quelli più tirati.
Misco è stata oggetto di una lunga suite con la voce della Böhm scavalcata e confusa di continuo da campionamenti quasi identici, Unsleeping si è rivelata per quello che è: un eccellente inedito di Notwist; infine un inaspettato bis decisamente rock con i due bassi a rincorrersi tra i sorrisi soddisfatti del batterista (toccherà chiedere al pilota di casa Morr delucidazioni).
Peccato non abbiano suonato (o forse eravamo distratti da un secondo giro di brindisi?) Elusive, la traccia che conclude l'album, a mio avviso la migliore.

La nostra serata è proseguita all´immancabile banchetto del merchandising, discettando sulle magliette più o meno unhip, mentre Herrmann and Kleine riproponevano il loro set visto pochi mesi fa al Covo. A questo punto noi anziani del loggione ci siamo avviati verso casa, che avevamo strada da fare, e ovviamente è stato un po' un peccato, perché pare che Manual si sia esibito davanti a pochi fedelissimi.
Stephen Malkmus
Dopo il weekend passato a guardare l'imprescindibile documentario sui Pavement in doppio dvd insieme ai maestri, stamattina per uscire mi ero messo anch'io una polo sgualcita sotto un vecchio maglioncino a v.

Ma non ha funzionato.
Ogni volta che Antonio menziona polaroid il cuore ci si riempie d’orgoglio e commozione.
Addirittura questa volta (via Mestiere di Scrivere) ci cita assieme a Svevo... ehm, Leo, Jonathan: help!

Comunque, caro Blogorroico, abbiamo già provveduto a ricambiare: e con carta e penna!

lunedì 4 novembre 2002



Critics should kiss the band’s ass for the variety of ways Pavement have allowed them to pontificate.


L’emozione di leggere una recensione scritta a mano. A cuore.

Sleeeeeeeep tonight

È andata così come speravamo, con le nostre migliori cravatte (eh eh, se ne contavano parecchie dentro il Velvet di Rimini sabato sera), la musica che usciva bene direttamente da un paio di decenni fa e tutte le Bright Lights dietro che illuminavano le nostre braccia alzate e le teste ciondolanti al suono aspro e malinconico delle chitarre dei newyorchesi Interpol.

E poi, suvvia, non siamo troppo Village Voice (o Zero In Condotta, come preferite), tanto si era appena cenato in trattoria insieme ai nostri giornalisti musicali preferiti, e sdottrinare di new wave sulla grigliata di pesce e sulla terza caraffa di bianco ci riusciva particolarmente facile.

Pubblico non certo numerosissimo né troppo caldo superate le prime file, ma poco importa: i presenti sono riusciti comunque a convincere l'inamovibile Paul Banks e i suoi soci ad uscire per un secondo inatteso ed inedito bis mentre già i tecnici spegnevano gli amplificatori sul palco e noi si temeva per la salute di Sam Fogarino, batterista funereo e martellante.

Nell'album delle polaroid ricorderemo l'attacco irresistibile di Say hello to the angels (sì, ancora, lo so, ma scusate scusate scusate: volevamo solo nascere qualche anno prima per fare in tempo a vedere gli Smiths, e magari qualche anno dopo per essere ancora al liceo e registrare a tutte le ragazze le cassette degli Strokes), l´incedere incalzante di Obstacle 1 mentre Daniel Kessler tormenta la sua Rickenbacker e il reperto dark Carlos D. si accende un'altra sigaretta tra Steve Martin nella Piccola Bottega deli Orrori (sorry) e Joaquin Phoenix (postilla di Flavia), e poi ancora l'austera e sofferta Stella was a diver and she was always down (uno dei migliori titoli dell'anno, secondo il Ginka), i cori epici (gotici?) di Leif Erikson (ancora meglio dal vivo, a differenza di NYC) e tutti noi che cantiamo il ritornello di PDA fino alle tre di mattina.