domenica 29 febbraio 2004

People think of Sweden / I think they have the wrong idea

[Din don. La colonna sonora di polaroid in questa domenica distante è interamente offerta da Zazie. Din don.]

Jens LekmanDi Lady & Bird dirà forse La Laura, prima che si sciolga la neve. Io qui mi tengo compagnia con Jens Lekman, cantautore svedese di recente salito alle cronache dopo che la Secretly Canadian (etichetta statunitense che annovera in catalogo Damien Jurado, Songs:Ohia e Scout Niblett) lo ha messo sotto contratto.

Il suo Maple Leaves Ep, uscito lo scorso ottobre per la piccola label Service di Göteborg, è stato da poco ristampato anche per il mercato americano (e quindi, magari, più facilmente reperibile dalle nostre parti).
Sulla All Music Guide rimedia già 4 stellette, nonostante in questa riedizione ci sia una canzone in meno. Per la precisione, quella Pocketful of Money che rielabora Gravediggers Blues dei Beat Happening e che a metà si rabbuia tutta e ospita la voce niente meno che di Calvin Johnson.
Se poi aggiungiamo che la traccia conclusiva del lavoro è una cover dei Television Personalities, il giovane svedese si presenta con tutte le carte in regola per entrare nei nostri cuori.

L'abbiamo conosciuto l'altra sera suonando in radio Black Cab, una piccola gemma pop che, come ha sintetizzato Paso, mescola con grazia un arpeggio di chitarra alla Friday I'm in Love dei Cure con un cantato degno dei Magnetic Fields.
Tutta l'ispirazione sembra scaturire dai due semplici e tristissimi versi iniziali "Oh, no, goddamn, I missed the last tram / I killed the party again".
E dopo aver ascoltato Tram to heaven, un'altra canzone già scritta dal nostro sotto lo pesudonimo di Rocky Dennis, e pensando alla malinconica Bus dei Radio Dept., mi chiedo quali magie succedono in Svezia ogni volta che prendono i mezzi pubblici. E avrei voglia di scoprirlo di persona.


(problemi con la neve? "Jens Lekman, Cold Swedish Winter. Helps you stay warm")

venerdì 27 febbraio 2004

Ritorno al futuro

Ho l'impressione che non vedrò questi tanto attesi Pixies del 2004.
Sono già state comunicate numerose date europee, e quasi tutte sono all'interno di megafestival che fanno sembrare il nostro imolese Heineken un raduno di indiesnob.
Provate a dare un'occhiata alle line up di eventi come Hurricane, Rokwerchter, Aerodrome o Pinkpop.
Se non si riesce ad andare a Barcellona per il Primavera Sound, l'alternativa sembra proprio essere quella di vederli insieme a Red Hot Chili Peppers...

update: all'Hurricane e al Southside sono state annunciate altre band, leggermente più interessanti.

giovedì 26 febbraio 2004

Serata romana apocrifa sui 103.1

E' con grande piacere che l'appuntamento del giovedi sul confortante mono dei 103.100 di radiocittà torna come un tempo a pullulare di ospiti illustri. Questa sera dalle 20, da roma: Zazie ed Emiliano. Anche se a dire il vero, nessuno dei due è propriamente romano.
L'unico romano è Massimiliano, che appunto sta a Roma, e se riusciamo a mettere il telefono in diretta sarà il nostro inviato.
Interverranno tra gli altri Lucio e Fabrizio.
Non mancate.
Death Cab For Tutti


Il solito Test di Rorschach che Valido spaccia per fotografia

Come si riconosce una blog balotta a cena da una tavolata normale?
Quando saranno usciti, il proprietario della trattoria avrà già scaricato un programma di file sharing e una dozzina di mp3, tra cui Sufjan Stevens e Josh Rouse, mentre sul libretto delle ordinazioni saranno elencati diversi indirizzi internet.

Alle tre di notte, tra la neve che esita sopra Bologna e il fumo freddo delle nostre sigarette, risuona ancora l'eco della voce di Ben Gibbard. Non svanisce l'eco struggente di I believe in a thing called love, cover che a detta di Zazie, "rappresenta l'unica giustificazione per la presenza dei Darkness nella storia della musica".
Ancora sorridiamo.
Help the aged

Nel trailer di Che ne sarà di noi, il nuovo film di Giovanni Veronesi, Silvio Muccino dice un cosa tipo vorrei svegliarmi domani mattina e avere trent'anni (nel modo in cui uno direbbe: vorrei svegliarmi domani mattina ed essere, che so, un australopiteco).
Non abbia da capitarti, maledetto.

mercoledì 25 febbraio 2004

Dead cab

Probabilmente Ben Gibbard è davvero molto timido. Quando ha saputo che questa sera a Bologna la rappresentanza della blog balotta sarebbe stata così folta deve essersi sentito un po' in imbarazzo e ha trovato una scusa.
Non c'è altra spiegazione all'annullamento all'ultimo minuto dell'unica data italiana dei Death Cab For Cutie.
E la recensione del live visto da Delio sabato scorso peggiora solo le cose.
Io mi fido, però...

Leonardo è l'unica persona che riesce a convincermi a scaricare un mp3 dei Travis.
Del resto è pure uno che "la musica gli ha salvato la vita" (ehi, proprio come Lou Reed!).
Però, dopo aver sentito la canzone, nel post qui sotto secondo me un po' esagera.

martedì 24 febbraio 2004

Beautiful (?) occupation

Ma voi avete notato che il singolo dei Travis comincia come un qualsiasi pezzo dei Strokes? Sì?
E se l'avete notato, riuscite a farci sopra un post intelligente? Io non ce l'ho fatta.

lunedì 23 febbraio 2004

Black candy recipe

Un suggerimento di ricco merch. per le Black Candy (anche se dicono di averle già portate le caramelle ai concerti, tanto tempo fa).

La ricetta unica e originale delle Caramelle Nere (alle noci)

ingredienti: una tazza di zucchero, una tazza di acqua, un cucchiaino di sale, una tazza di noci tritate, rum.
how tos: cuocere zucchero e acqua assieme finchè non bolle e aspettare fino a che le bolle non se ne vanno. Aggiungere sale e mescolare finchè il composto non si rannuvola. Aggiungere quindi le noci e il rum e mescolare finchè il tutto non rapprende. La parte migliore è la finale, quando si rompe tutto il composto indurito in milioni di scaglie caramelle.





Polaroid lounge n°5
La rubrica dell’aperitivo de La Laura

Leggo sul famoso Arizona Republic (on line print):

In the 1980s, the scene unceremoniously died. Cocktails were passé.

Su cocktail.com, Miss Cocktail (il mio correlativo anglofono), risponde a tutte le vostre curiosità sull’etichetta dell’aperitivo intraprendendo la sua personale battaglia per salvare il cocktail dall’oblio.
La sua operazione è semplice, vale a dire: a passé sostituisce vintage.
Miss cocktail ci invita a recuperare gli anni d’oro dell’aperivo in appartamento, quei 30 e 40, sorbendo cocktail classici, quelli che reggevano in ogni scena i protagonisti della commedia sofisticata, in cui le belle donne non perdevano di eleganza seppure sbronze.
Il recupero filologico prima che nell’ambientazione da set e b/n muove dalla scelta di ciò che si offre da bere, riconoscendo i cocktail che conservano memoria degli antichi splendori alla radice del nome (i fizz, i julep, i collins, i sour, etc.).
Ma visto che questa briga se la è presa lei, io ora che faccio?

domenica 22 febbraio 2004

Thank you for the music (14)
Una polaroid di musica in nice price

I tre dischi di Nick Drake: Five leaves left, Bryter layter e Pink moon, usciti per la Island records rispettivamente nel 1969, 1970 e 1972, sono tutti in nice price.
Non c’è di certo bisogno che siano quelli di polaroid a raccomadarli caldamente, ma dato che abbiamo istituito una rubrica che fa questo (i.e. consiglia dischi fondamentali adducendo, però, bizzarre argomentazioni) tanto valeva ricordarvi di quel fanciullino di Tanworth-in-Arden, cui tanto deve molta della musica, britannica e non (anche se spesso in maniera indiretta, che presuppone una rielaborazione e non una citazione), che siamo usi lasciar girare allegramente inconsapevoli nei nostri lettori cidi.
Sarebbe interessante, per quanto possibile (me neanche troppo), dimenticare l’immaginario blakiano e a buon diritto pop, ipostatizzato in maniera abbastanza convincente nella copertina di Pink Moon, che il nome di Nick rievoca con facilità, e quanto gira attorno al confusionario e eccentrico modo di condurre artevita, il cui fascino abbiamo volentieri smesso di subire ventenni (credendo che saremmo diventati meno romantici e più critici, salvo poi scoprirsi più infelici).
Liberati dai pregiudizi a più larga diffusione è possibile godere dei tre lavori e intrecciarli ad un altro elemento biografico a tutti noto: l’insonnia di Nick. Per noi che dormiamo (è un fatto a priori) è molto facile lasciarsi incantare dall’inquietudine notturna di chi, per contro, non riesce.
Chiave di lettura riduttiva, ovvio, ma invitante: l’umore notturno, non forse quello dei licantropi ma piuttosto il comportamento incrudente (che il corpo scopre tra sonno e veglia, tale per cui la sua resistenza, raggiunto il limite snerva e poi, per un breve intervallo, che è già compromesso, ha una lucida e netta ripresa prima di venire vinta definitivamente), si respira soprattutto nell’ultimo disco, e la capacità di cantare le lune di marmellata che può solo qualcuno che non dorme e piglia i suoi pesci. Penso alla semplicità nitida della composizione che contrasta con quella tristezza fuori del comune, folk e blues assieme.

sabato 21 febbraio 2004

Il Dottore Seduzione ha la ricetta giusta

Zen Circus - 'Doctor SeductionNon sono molti i concerti che mi capita di vedere dove dopo tre pezzi i componenti del gruppo sono già a torso nudo, a saltare sudati. Di solito tutti stanno bene attenti alle loro magliette indie, a mettere in mostra le spillette e a stringersi ancora un po’ nelle camicie a maniche corte.
Ma gli Zen Circus se lo possono permettere, e la loro bellezza non è mera questione di eleganza, è senza mezze misure, nonostante i graffi di malinconia che (con mia sorpresa) segnano l’ultimo album Doctor Seduction. Se non ricordo male, nella bolgia tra una canzone e l’altra ieri sera al Covo qualcuno dal palco si è lasciato andare a un “questa era fatta con passione!”: discorsi da ubriachi e, come direbbe la splendida Sailing Song, “one more point”.

Discorsi di chi si sveglia sempre con il mal di testa e la bocca secca (Time killed my love), o viene rapito da un prete impazzito che punta una pistola verso il pubblico e si lancia in sermoni senza capo né coda. Anche questo abbiamo visto ieri sera, e non sapevamo più cosa dire: in questi anni la follia non ha smesso di nascondersi tra le canzoni degli Zen Circus, una scalmanata allegria toscana che già conoscevamo, che già ci aveva conquistato e che aggiunge qualcosa di assolutamente unico alla formula (altrimenti fin troppo riconoscibile) Pixies + Violent Femmes.
A questo proposito, in un’intervista dai toni a volte amari, Appino ha dichiarato: “Adoro quella band, la adoriamo tutti; noi siamo gli Zen Circus e abbiamo sentito i Pixies nell’adolescenza così come anche i Violent Femmes... I Violent Femmes avevano sentito Television e Country Joe Mc Donald, mentre i Pixies cercavano di fare pezzi alla T. Rex e Jesus and Mary Chain… E così via, verso la sorgente, dove vive Robert Johnson...”

Nel concerto di ieri sera alcuni punti fermi erano comunque ravvisabili: molte delle tracce iniziali in scaletta provenivano dall’eccezionale precedente album Visited by the ghost of Blind Willie Lemon Juice Namington IV, e la seconda era proprio l’irresistibile Folk Punk Rockers, una specie di manifesto per il trio pisano.
Oltre ai live (che regalano quasi due ore di energia davvero fuori del comune, in buona parte spremuta da strumenti acustici), la musica degli Zen Circus non sta ferma un attimo, e nel nuovo disco si apprezzano i contributi dei Perturbazione, inserti di hammond e tromba, e in generale un impianto più diffusamente rock. La distribuzione e la promozione questa volta sembrano supportarli, e davvero non si può che augurare al Dottor Seduzione un grosso in bocca al lupo. Voi intanto quando vedete arrivare in zona il camper degli Zen Circus non perdeteveli.

giovedì 19 febbraio 2004

Minneapolis vs Mirandola

Non ho ancora capito bene dove stia Mirandola. Ci sono capitato due volte nell'arco di un paio di mesi, l'ultima ieri sera. So solo che per arrivarci da casa mia occorre lo stesso tempo che ci vuole per andare al Velvet, che sta notoriamente a Rimini, cioè non molto lontano ma neanche tanto vicino. Solo che invece di percorrere un autostrada si attraversano paesi e strade di campagna.
Insomma uno di quei posti che se non ci fosse Enzo e la sua blogmobile io di mercoledì sera non ci andrei.
Quando attorno alle nove e mezza siamo sbucati su quel viale lungo e diritto, che poi per me Mirandola è tutta lì, e abbiamo verificato l'assenza totale di ogni forma di vita sulla strada e dinnanzi a quella piccola casa cubica che da queste parti chiamano Aquaragia, ecco in quel preciso momento mi sono chiesto che cosa ci facessi io lì.

I Party of One sono di Minneapolis, la città degli Husker Du .
Zen Arcade, Warehouse: Songs and Stories e tanto altro.
Qualcuno ha chiesto ai Party of One se avessero mai avuto modo di incontrare gli Husker Du. Hanno risposto che quando gli Husker Du hanno suonato l'ultima volta assieme loro avevano dieci anni.
Ed io ho continuato a chiedermi cosa ci facessi lì.
Poi il Tizio con la barba raccontava di come avesse conosciuto ed immediatamente amato Warehouse per scoprire neppure un mese dopo che gli Husker Du avevano da poco suonato proprio vicino casa sua, per l'unica ed ultima volta in Italia.
E' in quel momento che ho cominciato a pensare che questa gente deve essere sostenuta con ogni mezzo necessario.

Davanti a cinquanta persone, arrotondate più per eccesso che per difetto, hanno attaccato le Black Candy, che come sempre quando cominciano a suonare non si capisce se stanno accordando gli strumenti o se quella che stiamo ascoltando è già la prima canzone del loro set. Ma probabilmente loro gli strumenti non li accordano proprio, e dunque quella è le prima canzone del concerto.
Al solito suonano con una spontaneità, un entusiasmo ed una energia che è raro incontrare e perciò preziosa. Ed ogni volta che li vedo, e andando in giro con Enzo e la Laura li vedo spesso, suonano un po’ meglio della volta precedente. O forse sto solo imparando a conoscerli. In ogni modo Christine, Straight to Your Hands e Rix O Tic Is A Dinosaur sono tre canzoni che se avessi un etichetta discografica ci farei uscire tre quarantacinque giri, uno dietro l'altro, o tutti e tre assieme in una scatola di latta tonda, il lato b vuoto, che tanto non servirebbe nient'altro.
Ma in effetti non ho una etichetta discografica.

Dopo è toccato ai Party of One che avranno pure inchiodato la loro auto in panne dalle parti di Washington D.C. nel 1995 ma hanno canzoni che sono una meglio dell'altra, ogni tanto mi ricordano i Kitchens of Distinction, sono anche simpatici e non la smettono di ringraziare le Black Candy.

Bella serata.

mercoledì 18 febbraio 2004

Ex

A maggio dell'anno scorso avevo deciso di aprire un blog.
Mi ricordo ora, così introducendo, un post che se fossi intelligente direi intelligente nella sua semplice evidenza che si intitolava contro il talento constatativo.
Per fortuna il blog era già finito all'epoca in cui leggevo quel tanto su Spocchia, oppure restava a rappresentare un modo come un altro per comunicare con un paio di amici stando attenti a massimizzare le spese.
Il motivo per cui avevo aperto un blog era per ricopiare il seguente periodo, come si usava sui diari del ginnasio, che erano del resto oggetti esposti al pubblico:

Something was wrong with me. I lacked some central ability to connect, and I worried that it might be an early indicator of disease. First you felt a floating sensation, as if your hours didn't add up to whole days and your presence - in an airplane, on the streets - didn't affect the landscape as human presences ordinarily do. Then dark sores and fevers, a cough that wouldn't stop. Maybe this was how death announced itself, by breaking up your sense of partecipation in your own affairs.

Adesso lo copioincollo qui. Perchè stamattina ci ripensavo e allora, tanto vale, me ne libero di nuovo.
Non sto nemmeno a dire l'autore dato che potrebbe solo far perdere di vista quanto scritto.
A me piace, in taluni casi, un brano estirpato (viene facile la metafora che se ne vede la radice), ci sono autori che lo sanno fare con grande eleganza, Gide ad esempio nei Falsari, se non sbaglio, o George Eliot in Middlemarch.
Non so dire di no

"They sound like absolute shit" (Pitchfork).
"It probably sounds great to anyone who has never heard a Dischord release with a copyright date earlier than 1995" (All Music Guide).
"Lead singer Eric Fifteen's stage presence was petulantly misanthropic" (Popmatters).

In giro si trovano anche recensioni più benevole ma, lo ammetto, mi diverto di più ad affrontare un centinaio di kilometri per andare a vedere un concerto partendo con queste premesse.
Questa sera, direttamente dal freddo Minnesota, gli spigolosi Party Of One suoneranno all'Aquragia (Mirandola - MO), e ad aprire la serata ci saranno niente meno che le nostre beniamine assolute Black Candy.
Il tutto organizzato da Fooltribe, ormai marchio di qualità totale per quanto riguarda dischi e concerti. Se volete, sulla blogmobile c'è ancora posto.

lunedì 16 febbraio 2004

Musica per nebbie (2)

Sophia - 'people are like seasons'Torni a casa dopo la festa e non hai per niente sonno. Ti fermi in piedi davanti al tavolo a sfilare le spillette dalla maglia, come una signora perbene si toglierebbe gli ori seduta allo specchio. Sei perplesso, è stagione.
Le persone sono come le stagioni, canta Robin Proper-Sheppard in macchina la mattina successiva. Il clima asseconda le sue dolenti ballate, e dal sole di febbraio sopra le prime colline si passa alla spenta pianura, sbiadita in grigio e nebbia (come dall'apertura di Oh my love si passa al resto della tracklist).
Segui una strada lungo un argine, vuota a quest’ora come a ogni altra, e ti lasci alle spalle le frequenze della città. Poi siccome a Cento c’è il carnevale e di sicuro il traffico sarà bloccato, decidi di proseguire per sentieri ancora più stretti, tra maceri, campi e camposanti.

Sai sempre cosa aspettarti da queste domeniche al paese, più o meno come da un nuovo disco dei Sophia. Quello che avrebbe potuto essere lo ritrovi sempre lì, incompiuto, a ogni svolta della strada. Non se ne va, ed è buffo, perché sta lì proprio a ricordarti che niente rimane. Un po’ come la tristezza della voce di Proper-Sheppard, il suo dolore per la scomparsa di Jimmy Fernandez, compagno nei Godmachine.
“Been walking down this road everyday of my fucking life and if a change is gonna come god I hope it bleeds this river dry”. I morti non conoscono stagioni, ma con questo cielo basso si fanno più vicini. Quello che non hai scelto lo hai sempre saputo, ma con questa nebbia incerta si sfalsano le prospettive.
Lì abitava… quello è… lei era…
Finisce che ci parli con tutte queste persone nella tua testa: chi dovrebbe ancora esserci, chi è andato via, chi hai lasciato indietro. Culli ancora la musica, queste canzoni piene di “you” che non sono intorno a lui, “and if I will you closer can you feel the presence of my thoughts”, e ti chiedi perché continuiamo a parlare, se è una malattia, se è solo la malinconia, è domenica, è una stagione come un’altra, e le persone sono proprio così. Anche quelle che non ci sono più.
Musica per invasioni sexy

Metric –‘ Old word underground, where are you now?’Salve, sono Emily Haines. Forse vi ricorderete di me per canzoni come Anthem for a 17 year old girl dei Broken Social Scene. Sì, la deliziosa voce femminile che invitava a “park that car / drop that phone / sleep on the floor / dream about me right now” era proprio la mia.
Se ancora non riuscite a convincervi che il nuovo album dei Blonde Redhead sia il capolavoro che tutti dicono, smettetela di sentirvi in colpa. Provate con Old word underground, where are you now? il disco che il mio gruppo, i Metric, ha fatto uscire alla fine dell’anno scorso, e che pare riesca a mettere d’accordo tutti (pur non andando oltre la media del sette): da quelli che tirano in mezzo “la dance punk più accessibile”, a quelli che citano i Cardigans, alla redazione di Indiepop.it.

A quest’ultima vi rimando per una recensione più ragionata. Qui (dove mi sento un po’ a casa: lo sapete che una nostra canzone è stata usata per uno spot della Polaroid?) vi consiglio soltanto di dare un’occhiata ai miei testi. Si vede che mi sono impegnata a sbarazzarmi di troppi stereotipi indie maschilisti (nonostante dal vivo sia abbastanza hot). Senza dubbio, grazie anche al mio babbo Paul, vagabondo poeta avant-garde nei Sixties.
Sono convinta che certe canzoni “per invasioni sexy” meriterebbero di essere inserite come appendice a un bignami del 2003, sospeso tra guerre, politica televisiva e momenti di riflusso del Movimento.
Ma posso anche disimpegnarmi bene su Costume & Società: The List è un’acuta satira, in cui riesco pure a infilare due versi come “Yeah yeah yeah / broken accidental stars”, che celano i nomi di almeno tre quattro gruppi con cui ho condiviso scuole e appartamenti.
E infine mi permetto di consigliare ai fustigatori dei “gruppi giovani che fanno musica vecchia” un gradevolissimo ballabile come Dead Disco. Vi già detto che “people should recycle more plastic and less culture”?
Un paio per gli amici

Gli mp3 di oggi vanno a colpo sicuro. Almeno Mr. Loser sarà contento di ascoltare questa mazzata di bootleg: LFO vs Dizzee Rascal, Freak Up, Look Smart (disponibile per un tempo limitato). E almeno Jukka apprezzerà questa pagina strapiena di rarità e live degli Hood.
Ecco come si fa!

Ho capito perché i Radio Dept. non ci rispondono: un sedicenne per avere i Libertines a suonare nel baretto sotto casa sua ha offerto 1000 sterline.
Io nella mail agli svedesi al massimo avevo buttato lì un "our guests in a beautiful town" e l'ovvio "delights of italian kitchen": forse dovevo sbilanciarmi un po' di più...

venerdì 13 febbraio 2004

San Valentino rocks

Quelli di polaroid vi invitano al party per la laurea di Anna e Marco che avrà luogo sabato 14 febbraio, cioè domani, in via Riva Reno 75 (i.e. retro dell'ex millenium) a bologna. Quelli di polaroid, in particolare, metteranno i dischi dalle dieci in poi.
Non mancate.
Ah, non serve la tessera arci.
Velvet Twilight

Le trasferte a Sant'Aquilina vanno piu' o meno sempre allo stessa maniera. Macchina quasi murata di eminenze grigie e musicali e graziose accompagnatrici anch'esse musicali. Ebi che guida. Euforia generale in cui tutti urlano assieme fino al casello. Risalita capillare di discorsi fino a Castel San Pietro Terme e poi il vociare scema in maniera pressocche' definitiva. Almeno fino al successivo rifornimento vodka al supermarket dell'autogrill. A quell'ora, solitamente, io guardo fuori la teoria di fabbriche romagnole. Il prosaico distretto della ceramica e i nitidi profili di quello della calzatura. Ceramiche LaFaenza prima e stabilimento Vicini poi, per intenderci. Ad ogni modo, dall'autostrada e' bello vedere la piccola e media industria spenta da Imola a San Mauro Pascoli, il contrario mi fa star male.

Andiamo tutti al concerto dei Twilight Singers, e al Velvet ci sono talmente tutti che alla fine non dispiace nemmeno troppo aver saltato la puntata in radio, che a Bologna non ci sarebbe stato nessuno e tanto ci ascolta solo Lucio.
Andiamo tutti al concerto dei Twilight Singers, che, attenzione, non fanno la spalla, bensi' un set. E' chiaro che noi siamo troppo snob per venire a vedere gli Afterhours, anche se al ritorno abbiamo cantato "Non e' niente, Non e' per sempre" come fossimo in corriera, e la nera sagoma di Agnelli l'abbiamo pure intravista, una delle innumerevoli vittime di quella patologia meglio conosciuta come sindrome di Donahue (i.e. vorrei essere un elfo e camminare sulla superficie della neve), mentre aspettavamo che il Sig. Unhip facesse ritorno dalla sua colazione di lavoro con Gregorio Dulli (che pare sia andata bene. E anche questa, come si usa dire, e' fatta).

Il concerto di Gregorio e dei suoi e' stato bello, e in piu', a detta di Flavia e' stato bello che sia stato prima di quello degli Agnelli. Cosi' alle due eravamo a casa, con due ore in meno di materiale inedito nel cervello e birre in pancia.
Il mio rapporto con Greg Dulli e' un po' tipo quello di Don Abbondio con Carneade (anche sineddoche del mio rapporto con la musica e poi li' ossimoro): ciondolando dal seggiolone accade che mi diverto oppure no senza esserne del tutto conscia. In particolare ieri e' stato divertente, molto, quasi straordinario.
Anche senza sfogliare le enciclopedie on line (sbaglio l'inglese) si capiva di avere davanti agli occhi e dentro le orecchie un capitolo di storia del rock. Quello di un altro tempo (lavoro di braccia, etica), un'epoca classica dove non contava troppo come sembravi ma quello che facevi.
La voce di Dulli, il suo spingersi e protendersi, era di una forza nuda, superiore a tutte le chitarre e anche a quel batterista stravolto. Veniva da chiedersi cosa volesse dire tutta quell'energia che non aveva ombre, come il suo sorriso rock mentre appoggiava la sigaretta all'asta del microfono e partiva di nuovo. Per un attimo, quando i fari bassi insistevano a puntare sul pubblico, ho pensato che la risposta nella musica fosse "cosi' e' come dovrebbe sempre essere".

E poi e' stato divertente anche per altri motivi piu' leggeri. Specie constatare come, inevitabilmente, la maggior parte degli artisti non riesca a risolversi del fatto che Hey ya! l'ha scritta un altro e non loro.
Questo, tra l'altro, puo' esser preso come una possibile chiave per spiegare in maniera semplice e definitiva l'amarezza generale che ha regnato nella produzione musicale del 2003.
In ogni campo, si sa, ci sono state grandi delusioni.
Noi ballavamo e ci guardavamo ridendo molto, fino alla fine.
Al ritorno abbiamo tutti dormito, anche se qualcuno ha cercato di intrecciare parole in liberta' per tener sveglio Mann Otto alla guida. Ma deve essere stato per colpa dei Low, o erano Damon & Naomi?
I think about you all the fucking time

(c)Jason Sho GreenStavo vagando a caso su google inseguendo qualche idea per un nastrone di San Valentino (quanti di voi sono nella stessa situazione? suggerimenti?), quando mi sono imbattuto in questi biglietti crudeli e sentimentali creati da Jason Sho Green, ottimi anche come copertine di cd.

Se poi non sapete proprio quale musica scegliere, copiatevi tutta questa pagina di Indie-mp3.co.uk, e non perdete l'occasione di recuperare perle di indie-pop a firma Pastels, Shop Assistants e Talulah Gosh, preziosi reperti di etichette come Sarah Records, Creation e 53rd & 3rd.
L'ha scritto lui, eh

Gabriele gira il coltello nella piaga, ma quasi le stesse parole (tranne che le proposte di pre-pensionamento: esagerate) erano state pronunciate off line anche da queste parti, e pure da personaggi più autorevoli dei polaroidi.
Big-Time Design Contest
Amarezza: è il tuo momento!

K RecordsGet creative and design a t-shirt for K! If we like it we'll make it and pay you some money ($100). Send submissions to info@krecs.com or mail them to Box 7154, Olympia WA 98507 attn: T-shirt Contest.
There is one little detail - make sure it has a K inside a shield in the design.

giovedì 12 febbraio 2004

Sound off

Questa sera su Radio Città 103 saltano sia polaroid che Glamorama: siamo tutti in trasferta al Velvet per il concerto dei Twilight Singers del leggendario Greg Dulli.
La vera missione però è accompagnare a casa sano e salvo l'Uomo dell'Anno.

mercoledì 11 febbraio 2004

Uno deve avere delle certezze nella vita

Il 25 maggio uscirà Achilles Heel, il nuovo album di Pedro The Lion, al quale hanno collaborato i soliti TW Walsh and Casey Foubert, stavolta accompagnati da James McAlister degli Ester Drang.
Si può giò ascoltare un estratto, Discretion, e come dire: è sempre lui.
E il calore cresce

La prima volta l'ha tradotta in diretta alla radio (ho ancora la cassetta da qualche parte, sarebbe il caso di farci un mp3). Ora la mette sul blog e finalmente si può leggere cosa significa Remain in light dei Talking Heads, grazie a Leonardo.
Come far funzionare i feed di Atom

Non chiedetelo a me, però Antonio (colui grazie al quale vi definite blogorroici) ha trovato il modo di tradurli in formato RSS 1.0, compatibile con il vostro news reader preferito.
Il servizio funziona anche su altri feed nello stesso formato.
Miracoli dei bomboloni.

martedì 10 febbraio 2004

Di servizio

So che è tardi. Ma Donnie Brasco è un film meraviglioso. State svegli.
Vegliate.
Polaroid lounge n°4
La rubrica dell’aperitivo de La Laura

Da ogni parte d'Europa, dal Nord Africa le anguille intraprendono il loro lungo viaggio il cui destino è tornare a toccare, infine, i torbidi lidi del Mar dei Sargassi.
Laggiù, le anime verdi, attanagliate da un improvviso e imperscrutabile istinto di conservazione della specie, da una forma ammorbante di ombrosa timidezza rifiutano di mischiarsi con altre specie, scivolando tra loro, insensibili al fascino sconosciuto di altre lingue e radici.
Nuovi, incestuosi avannotti vedono allora la luce dai bui anfratti, infidi e vischiosi, che lambiscono lascivi e ad un tempo le Indie Occidentali da un lato e le Azzorre dall’altro.
La ricerca così decreta, implacabile e definitiva, la fine della dolce tradizione che conosceva l’Anguilla anguilla, la Sapiente Europea, originaria di tutte le regioni del continente, abbandonarsi ai piaceri della panmixia prima di spegnersi una volta per tutte, lontana tutto, lontana da casa.
Ah, l’ultima anguilla che avremo.

L’aperitivo è dedicato ad Anguilla metrica, misura gentile di ogni cosa, ed è liberamente tratto da quelLa poesia di Montale il cui metro, si sa, adagia i suoi morbidi fianchi lungo le sponde senza attrito di un vetro da Martini.
L’aperitivo scintilla là dove morde l’arsura.

Ingredienti:

Vodka del Baltico
Ghiaccio macigno
Martini pozza e luce di castagni
Un bicchiere di acqua e anice, anima verde

Bicchiere:

Calice, estuario o delta

Gli ingredienti in parti metriche e sezione aurea devono legarsi assieme sempre più addentro, sempre più nel cuore del ghiaccio, dal mare freddo al bicchiere, nostro estuario e ai nostri fossi.

lunedì 9 febbraio 2004

We don't play guitar

Le residenze reali hanno in sè una melanconia speciale, che dipende certamente dalle proporzioni troppo vaste per pochi ospiti, dal silenzio in cui ci si trova con meraviglia dopo tante fanfare, da quell'immobile lusso che con la sua età mostra la fugacità delle dinastie, l'eterna miseria del tutto, e questo odore di secoli soporifero e funebre come il profumo di mummia, ha effetto anche sulle teste ingenue. Rosannetta sbadigliava sterminatamente tornando all'albergo. G. Flaubert, L'educazione sentimentale

Puoi anche sentirlo come un fatto inevitabile, il che tutto sommato non guasta, specialmente la domenica, affidare al destino sgarbato l'incontrovertibilità dello scambio dei ruoli.

Alla mostra alla GAM è possibile apprezzare anche il lato oleografico del contesto.
Mentre tu chiudi la bicicletta assieme alla mia, io cerco il punto dove il giorno si perde, ma il sonnecchiante padiglione dell'Esprit Nouveau si interpone tra noi e il lento morire domenicale, alla lugubre colazione sull'erba dell'architettura. Anche lui, del resto si può ben dire nudo. Il sole, intanto, filtra gratis tra i rami.

Andare alle mostre è un modo come un altro per esercitare impunemente la propria vanità lasciandola libera di girovagare nel labirinto di corridoi caldi e ben illuminati, di impregnarsi di design da cafetteria.
Entrati al museo, invece di provare terrore per la nera palude di Ignoranza in cui improvvisamente dovremmo scoprire di stare sprofondando, invece di tremare sgomenti di fronte all'immenso mistero dell'Arte, ci trasciniamo svenevoli tra il vacuo e l'ottuso da un opera all'altra alla dolcissima e tranquillizzante caccia del Bello.
Questo accade più o meno anche alla mostra Il Nudo fra ideale e realtà (alla GAM, fino al 9 maggio).

Mi piace pensare che Favola di G. Klimt (c'è anche la Nuda Veritas nella sala successiva) valesse il prezzo, anche intero del biglietto.
Il quadro è senz'altro seminale nei confronti della Secession e del Klimt tutto volute e ori e fianchi larghi e meduse e baci che appendiamo nelle nostre camerette di femmine sensibili e gazze (per via dell'oro).
Infatti gran parte del suo fascino viene dal suo essere di passaggio.
C'è un'ironia non del tutto dichiarata o convinta sull'allegoria, e la fanciulla nuda che nella selva impersona La Favola, appunto, mentre esotici animali le fanno da corona del tutto insensibili alla di lei bellezza (il leone dorme di brutto mentre la cicogna ingolla una rana), pare perplessa se non poco intelligente nella sua improvvisa stilizzazione formale. La sensualità che emana è affidata al fogliame profondo che si intreccia sul retro. E' davvero molto bello, dal vero, intendo, è davvero quasi struggente che l'olio possa fare simili meraviglie.

Il resto è un ghiotto catalogo di seni pesanti, becche giganti e inguini ombrosi che può anche non lasciare indifferenti. Ho visto diversi rossori e imbarazzi lisciarsi i capelli negli specchi gemelli di Pistoletto.

Presa per stanchezza, più che da altro, ritornando sulla via di casa, come Rosannetta, appunto sbadigliavo.
Archiviati gli eroismi emancipati delle Josephine March, delle Dorothea Brooke, preferiremmo guardarci allo specchio e scoprirci capaci di prendere le parti delle loro sorelle, quelle di buon senso, quelle pratiche, quelle con i capelli d'oro, le Amy e le Celia, che fanno un buon matrimonio alle prime pagine, e passeggiano serene tra le rose del giardino col parasole e i merletti della cuffia cui sfuggono i riccioli d'oro, salve in ogni situazione perchè solo un tono più serio le fa apparire più belle e ciò è sufficiente a far perdonare loro le più sciocche ingenuità.

domenica 8 febbraio 2004

99 centesimi e li valgono tutti

Chicks On SpeedCon un occhio ai Public Image e uno a Gioca Jouer, e con le voci tutte intrecciate neanche fossero i Beastie Boys, le scalmanate Chicks On Speed ieri sera ci hanno fatto divertire ancora una volta.
D'accordo, il Velvet di Rimini non è il Museo dell'Arredo Contemporaneo (location che le aveva genialmente ospitate un paio d'anni fa), e forse tutta la situazione era un filo troppo statica per il tipo di esibizione del trio di Monaco, ma noi non chiedevamo altro che pochi abbagli di fluorescenze e strobo d'accatto, e non avevamo altre pretese se non saltare sulla regolare cassa (in) quattro al discount delle drum machine.

Le stiliste hanno risposto come sempre indossando abiti dalla perfetta consapevolezza politica, femminismo ed erotismo a braccetto sotto lo stampato a scritte slabbrate WAR e 99 CENTS.
Ballando senza risparmiarsi un attimo, nonostante l'influenza, hanno dato fondo a tutta la leggerezza possibile, fermandosi un attimo prima di eccedere e trovando anche il tempo di rendere un ritmato omaggio a Bauhaus (una She's in parties mai così gioiosa) e Tom Tom Club (nel nuovo singolo, in uscita proprio in questi giorni, c'è anche Tina Weymouth).
Pubblico non numeroso ma assolutamente conquistato, sorrisi felici, coca jack daniel's, celebrità presenti: Alice delle Black Candy, Matteo degli Sprinzi, Gecco di Minucci.net e Lucio della AMG.


ps: qualcuno ha capito come si chiamava quella Dietrich post rock che apriva la serata e che poi si è occupata dei filmini sul palco?
Thank you for the music (13)
Una polaroid di musica in nice price

The Pixies - 'Doolittle'Così la notizia è certa: i Pixies esisteranno di nuovo, e verranno in Europa per sei settimane all’inizio dell’estate. Al momento l’unica data confermata sembrano essere quelle inglesi e quella al Primavera Sound di Barcellona, mentre paiono sfumate le speranze di vederli a Ferrara.
E così finalmente, forse, io potrò riprendermi dallo shock di una dozzina d’anni fa, quando cominciai ad ascoltare musica praticamente grazie a loro, per poi accorgermi il giorno dopo che si erano appena sciolti.
Ricordo perfettamente quel gesto, girare la manopola dell’autoradio di una macchina non mia una notte, dire zitti a tutti, tendere l’orecchio per cercare di decifrare quel suono incredibilmente nuovo, e chiedermi cosa diavolo stesse facendo quella canzone.

Prima di me, la stessa cosa era successa a una generazione intera di ragazzi americani (tra gli atri, Kurt Cobain), e fu anche grazie a loro se la parola “alternative” emerse per definire un “genere” musicale.
In una manciata di anni, dall’86 al 92, i Pixies produssero 5 album senza sbagliare quasi nulla, riuscendo a passare dagli squarci di Surfer Rosa (metallico, luminoso e frastornante) ai più coerenti paesaggi del pur energico Trompe Le Monde.
Quello che avevo sentito io, era esattamente quello che i Pixies avevano fatto al mondo qualche anno prima: qualcosa di sconosciuto si faceva strada nelle tue orecchie, scendeva lungo la schiena, e mentre tu non smettevi di saltare continuava a urlarti I am un chien andalou.

Il vertice della loro produzione rimane senza dubbio Doolittle, disco del 1989 capace di tenere insieme in quaranta minuti spensieratezze pop (Here comes your man) e ossessioni di morte (Dead, Mr. Grieves, I Bleed), omaggi al surrealismo (Debaser) e strabilianti stravolgimenti di canzoni d’amore (Hey).
Grazie anche alle liriche del criptico Frank Black, in Doolittle ci sta tutto: oscurità e luce, salvezza e dannazione, sensualità e violenza. Ma tra grida e sussurri, i Pixies sembravano in grado di trattare ogni cosa con la stessa facilità, vuoi per la leggerezza che Kim Deal infondeva appena la sua voce si affacciava, vuoi per il modo selvaggio con cui Joey Santiago faceva a pezzi il rituale degli assoli di chitarra, vuoi per il tenace lavoro di batteria dell’incrollabile David Lovering.

Resta l’impressione che i Pixies all’epoca non furono così fortunati o abili da raccoglierne tutti i frutti. In bocca al lupo per la seconda chance.

mercoledì 4 febbraio 2004

Sound On

- Un juke box (giapponese?) per ascoltare (legalmente?) il prossimo album dei Lali Puna, Faking the books.

- Da oggi Chromewaves offre in download Like A Virgin di Madonna nella celebre versione dei Teenage Fanclub: non perdetevela.

- Vi consiglio anche il divertente mp3 della settimana sul sito dell'etichetta svedese Labrador: tenue indiepop ad opera degli esordienti [ingenting].

- Franz Ferdinand FULL ALBUM DOWNLOAD.

- E per finire, il nuovo video dei Liars, There's Always Room On The Broom.


post scriptum: E' impossibile che vi sia sfuggito, dato che è venuto a scriverlo pure sui muri del salotto a casa vostra, ma volevo dirvi anch'io che è ricominciata Loser, la nostra web rock radio preferita.
La novità è che da quest'anno, in alcune città, sarà "rimbalzata" anche via etere. A Bologna, per esempio, andrà in onda il sabato pomeriggio su Radio Città Del Capo, subito dopo il programma dell'Uomo Dell'Anno, traino di tutto rispetto.

martedì 3 febbraio 2004

Ne avrei proprio bisogno

Spegnete televisore, radio e computer, rispolverate i vostri fasulli curriculum e andate a lavorare!
Un paio di etichette discografiche, il "colosso" Beggars USA e l'indipendente Kemado, sono alla ricerca di carne fresca per ringiovanire il proprio organico, pardon, street team.
Buone notizie per persone che amano cattive notizie

Il nuovo album dei Modest Mouse sarà nei negozi solo il prossimo 6 aprile ma è già reperibile sul vostro programma di file sharing preferito.
Il singolo, in uscita il 10 febbraio, sarà Float on e potete trovarlo in anteprima qui.
A un primo ascolto, a me fa uno strano effetto: me lo immagino cantato da David Byrne...
Homesleep Weekend (update)

Anche se il calendario è ancora in fase di definizione (e sul sito ufficiale ancora manca), fervono i preparativi per la tre giorni di musica organizzata dall'etichetta bolognese: oltre a Franz Ferdinand, Fuck e Wisdom Of Harry, confermata la presenza di The French, il nuovo gruppo di Darren Hayman e John Morrison, ovvero gli ex Hefner.
E pare già a buon punto anche la trattativa con Comet Gain, leggenda dell'indie rock britannico.
Come si temeva, invece, mancherà El Muniria, il nuovo progetto di Emidio Clementi, mentre sono stati già annunciati i nomi di alcuni dei dj: John Kennedy (Xfm radio), Declan Allen (Rough Trade) e Laurence Bell (Domino Records).

lunedì 2 febbraio 2004

Sai che c’è? C’è che non va

Sabato sera i Lomas hanno suonato al TPO. Non lo sapevate e non vi siete persi un granché.
Io l’ho saputo e ci sono andato, perché amo i Lomas e i loro pezzi. Cioè, “amo” è un po’ forte da dire a persone che hanno la barba (e i basettoni). Dirò allora che gli “voglio bene”. Sì: “voglio bene” va benissimo. Io voglio un gran bene ai Lomas e ai loro pezzi. A volte mi chiedo come sia possibile, da un punto di vista meramente statistico, che l’unico gruppo italiano degli anni ’90 a cui non abbia smesso di voler bene sia proprio nato a pochi km da casa mia (e non sia mai andato molto più in là).

Bisogna ricordarsi che nei ’90 la via Emilia era… “trendy” non mi sembra la parola adatta. Direi piuttosto che la Via Emilia era molto pompata… esclusivamente sulla Via Emilia. Sulla via Emilia c’erano scrittori, musicisti, filmaker, artisti, giornalisti, che non facevano che parlare di scrittori, musicisti, filmaker, artisti, giornalisti sulla Via Emilia. La cosa poteva andare avanti all’infinito e mi dava una certa nausea. Sulle Feltrinelli della Via Emilia, io trovavo libri di scrittori della Via Emilia: li aprivo, mi mettevo a leggere e… rimettevo il libro al suo posto, perché si parlava di una ragazza che conoscevo che passeggiava per la Via Emilia, e allora, insomma, mi suonava tutto un po’ incestuoso.

Che poi, d’accordo, in teoria saremmo la regione più europea d’Italia “per offerta culturale”, ma in pratica finiamo per andare sempre negli stessi posti a fare le stesse cose: in dieci anni di consumo culturale ci siamo praticamente conosciuti tutti, ma proprio tutti, e non sto parlando di sei gradi di separazione. Per tacere del groviglio di relazioni sentimentali e sessuali che, ecco, appunto, taciamone.

I Lomas, in tutto questo? Apparentemente c’erano dentro fino al collo. Basta leggere i titoli dei loro 3 CD: “Modena, stazione di Modena per Carpi Suzzara Mantova si cambia”; “Porci Ceramiche”; “Mutina Punkae Lomas”; “0.5.9. 1.9.9.8”. Bisogna aggiungere che 059 è il prefisso di Modena, che i suini e le ceramiche sono il principale contributo modenese al Prodotto Interno Lordo, che Carpi-Suzzara-Mantova sono le uniche coincidenze su cui l’altoparlante della Stazione FS tenga informati, da epoche immemori, i viaggiatori? Tutto questo però può suonare incomprensibile se abiti appena a… a… Casumaro.

E se i titoli degli album non ti hanno convinto, prendiamo quelli delle canzoni: “Elena Morselli”, “Claudio Bellei”: sembra l’appello di una scuola media di Bomporto. (Non sto scherzando, io ho fatto e faccio le medie di Bomporto e avevo un compagno che si chiamava così). Però tutto questo localismo secondo me era riscattato da una cosa: i Lomas erano bravi. Di un tipo di bravura che non c’entra tantissimo col saper usare gli strumenti, quanto nel saper cogliere problemi universali con un linguaggio semplicissimo e divertente. Questo è il dono dei classici. E i Lomas, per me, sono dei classici.

Credo che non lo siano soltanto per me, ma per almeno una mezza dozzina di persone, con le quali a volte mi trovo e ci mettiamo a cantare che “dietro un banco c’è un mutuo che il cliente non sa”, oppure “non dire niente, non tacer nemmeno”, oppure “non va più lontano di tanto il primo appuntamento”; o anche “lui suona male / ma sei peggio te che non conosci le scale”; oppure “la città è stronza quando capisci che / può fare a meno di te”, o anche "e sei tu sei come me non hai mai concluso un cazzo nella vita di concreto / e sei uscito dalle Medie con discreto"; e più spesso “Carpi, che è un posto come tutti gli altri /e sei tu che hai problemi, e non loro”. Queste, che a voi alieni potranno sembrare casualità sconnesse, per noi modenesi sono invece grandi verità della vita, che nessuno ha saputo raccontarci e cantarci meglio dei Lomas. Nessuno, in Italia e forse nel mondo. A me piacciono i Beatles, i Clash, i Lomas. Il resto è relativo.

Poi, naturalmente, mi dispiace che al contrario degli altri due gruppi i Lomas non possano essere classici se non per una ristrettissima comunità di persone.
- A volte mi dico che non importa, anzi: i Lomas sono il simbolo di qualcosa di nuovo e importante: la Piccola Proprietà Intellettuale (un po’ come i blog). Non importa che tutte le orecchie del mondo ascoltino i Lomas. Ma sarebbe bello che in tutte le piccole città del mondo nascesse un gruppo autoctono e geniale come i Lomas. Prendete le loro canzoni e cambiate i nomi, cambiate i testi, fate quello che vi pare, non credo che s’incazzeranno, e se anche s’incazzano, poi gli passa. Sono anarchici e, se tutti gli anarchici fossero tranquilli come loro, saremmo anarchici anche noi.

- Altre volte però mi domando se questa ossessione toponomastica non sia stato un po’ un modo per non crescere mai (anche se come uomini sono diventati grandi e lavorano fuori di casa). Varrebbe per loro quello che vale per molti scrittori, musicisti, filmaker, giornalisti sulla Via Emilia: che a furia di parlare di Via Emilia si sono persi sulla Via Emilia, come Pier Vittorio Tondelli quella volta che continuava ad andare avanti e indietro sullo stesso tratto per non perdere il segnale di MondoRadio (cfr. Un Weekend postmoderno). E insomma, quando vi decidete, tutti quanti, a crescere e ad andare per il mondo? (Detta da me, questa frase, è come spiccare un salto per infilare con la testa un cappio al volo. Canestro!).

I Lomas a Bologna sembravano i marziani su Saturno. Fox tra un pezzo e l’altro continuava a dire: “Cioè, ragazzi… noi non vi vediamo, non vi sentiamo, non capiamo chi siete…” Probabilmente aveva ragione lui: non ci si vedeva e non ci si sentiva un cazzo. Ma questo sarebbe stato un problema come tanti sul palco del Left di Tre Olmi, o nella stalla di Libera a Marzaglia, o nel mitico mattatoio X, dove nel 1996 saltò la valvola quand’era pieno di fumo e persone.
A Bologna, invece, i Lomas non credevano semplicemente nella possibilità di comunicare con gli indigeni. “Elena Morselli” è diventato un catalogo dei nomi degli istituti superiori modenesi; “Racconti di Modena Est”, senza l’omonimo cortometraggio, un flusso di in-coscienza di Fox. “Tortellino nero” ha funzionato, ma in coda nessuno si è accorto che Mucci da dietro i piatti stava cantando il pezzo inedito su Forza Nuova: acustica di merda, siamo d’accordo. Però.
Però non credo che nessun bolognese, davanti al palco, abbia avuto l’impressione che i Lomas cantassero per loro. E invece i Lomas ai bolognesi avrebbero tante cose da dire, secondo me. Non è questione di campanile, di gara a chi ce l’ha più lungo (comunque la Ghirlandina è più lunga): ma l’understatement dei Lomas a Bologna è merce rara, bisognerebbe aprire uno spaccio da qualche parte, e darne via a chili, quintali di understatement sotto i portici bolognesi. Che Bologna è poi un posto come gli altri (e sei tu che hai problemi, e non loro).

L’ho fatta molto lunga, e mi scuso, ma ci tenevo. Il titolo del post è preso da una canzone di Porci Ceramiche, dedicata a un amico che non viene più nel vecchio bar a bere con gli amici perché è diventato una promessa in qualche squadra di calcio locale: “Sai che tutti sanno già / che in Serie A tu giocherai / e se la tua squadra perde? / E se perde tornerai”.
I Lomas sono quel tipo di amici lì, per i quali una serata al bar con gli amici vale più di ogni cosa, compresa una folgorante carriera in Serie A. E serata dopo serata, briscola dopo briscola, i loro discorsi cominci a saperli a memoria. E pensi: ma si rendono conto che anche loro, con un po’ di sforzo, se non in Serie A almeno in C1 avrebbero potuto giocarci?
Poi forse hanno ragione loro: l’importante non è quel po’ di gloria che ti trovi per strada: l’importante è bere e mangiare tra amici in un posto ospitale, un banco del bar dove "a volte tiri fuori i tuoi gioielli". Io non lo so. Mi resta il dubbio.

(Se siete curiosi scaricate qui)