… perché oggi (domenica 26 maggio) c’è la Popolarissima della Balorda.
Non sapevo bene cosa aspettarmi: di sicuro, non i gavettoni col lambrusco…
Pomeriggio di fine primavera, già caldo che si sta in maglietta e braghe corte, passo a prendere Leonardo guidando nella digestione delle lasagne e col mal di testa pesante della sera prima, appena un filo dietro gli occhiali da sole.
Mi guardo intorno nel paesaggio deserto del dopopranzo e continuo a pensare che girare in macchina per la Bassa sia in realtà la mia vera e sola vocazione professionale.
E magari scegliere le cassette adatte :-)
Poi la madre di Leo insiste perché prendiamo una bici decente, che altrimenti non ci lasciano correre, secondo lei. Alla fine Leonardo opterà per una classica bici da nonna, nera e con ragnatele, ma bucata! Un particolare raffinato che forse è sfuggito alla giuria della Balorda.
Io ho bisogno di mettermi qualcosa in testa, per non svenire o non beccarmi un’insolazione: Leo mi passa un berrettino con su scritto "End Occupation" in arabo e inglese. Così conciato, con la mia salopette blu dell’Enel anni settanta, i capelli sporchi e la faccia pallida, sembro un elettricista disoccupato di Gerusalemme.
Andare da Sorbara a Migliarina di Carpi, ci perdiamo. E dire che Leonardo passa tutto il viaggio seduto di fianco a me tenendo in mano il mio zaino, la giacca e l’atlante del Touring, lo stesso che io avevo aperto ieri sera appena arrivato a San Martino.
Però bella la campagna intorno al Secchia. Molto verde e canali profondi, ci lanciamo anche in disquisizioni sulla peculiare architettura delle case coloniche…
Quando parcheggiamo finiamo in mezzo a una legione di gladiatori che si dirige verso il punto di partenza della corsa. I cori da stadio e le invocazioni ai santi in stretto dialetto modenese ci fanno capire che invece si tratta di simpatici ragazzotti locali, e Leonardo riconosce anche uno dei rappresentanti della Sinistra Giovanile provinciale… ah, è quello di fianco all’altro con le mutande calate…
C’è una marea di gente intorno al baretto dell’Arci di Migliarina. Intravedo biciclette mutanti e gente travestita (cioè proprio dei “travestiti”), fiuto le “prelibatezze genuine padane nostrane” mentre per il “buon vino” sospendo il giudizio.
L’iscrizione prevede: timbro col pennarello sulla fronte, mappa del circuito, bustina di sale del Mago Do Nascimiento, numeri della Wanna Marchi da giocare al lotto, una Razione K per i momenti critici della competizione (fetta di salame e biscotto simil plasmon).
Incontriamo Mr. Valido che vende le magliette giusto sotto la damigiana di rosso alla spina, quasi non ci crede che siamo venuti alla Balorda. A questo punto accade l’imprevedibile. Una ragazza si avvicina e dice: “Scusa ma tu sei Leonardo? Ciao io sono Lake’s Corner!”. Non dice Cristina, o la Cri: dice proprio l’indirizzo del suo blog. Chemmeraviglia! Siamo qui, in fondo alla provincia, nella campagna più campagna, a chiamarci per URL.
Una volta ho ascoltato un sociologo parlare di rururbanità, noi abbiamo brindato col lambrusco nei bicchieri di plastica.
In breve facciamo la conoscenza (o meglio: percepiamo le trasposizioni corporee tridimensionali) di numerosi altri siti: Blogorroico, Argazzi, Alternativa*mente (o adesso si chiama solo Belin?), Dext’er, 101ism (che ringrazio per la foto qui a fianco: se fossi stato più sobrio per ricordare qual’era il suo sito avremmo smaltito la bresca assieme parlando di Coupland…)
Insomma, ormai bisognerebbe organizzare una corsa parallela per i bloggeurs.
La mia bici tipo della Barbie, minuscola, rosa e col cestino grande come una vasca da bagno, nemmeno si nota in mezzo all’animal house che ci circonda. Ci sono i tandem costruiti in garage, c’è un capolavoro di bicicletta alla rovescia che si pedala da sdraiati, c’è un tizio vestito da cavallo che pedala trainando un carretto truccato da biga e con sopra un centurione che lo frusta, ci sono i maghi, le streghe, le ballerine azzurre di Saranno Balordi, uno con una specie di vela issata di traverso (e che poi mi finirà in mezzo alle ruote), c’è chi affetta salumi pedalando.
Il mio personaggio preferito è un tipo che si è piazzato sulla linea della partenza con una cyclette. È vestito da corridore di tutto punto e pedala come un matto, senza riuscire a spostarsi di un centimetro (forse solo un fedelissimo della Balorda potrebbe comprendere).
Quando torniamo dai giri del percorso però lo trovavamo ruotato nel verso giusto. E continua a pedalare mentre lo sorpassiamo. Surreale.
Il primo giro è di sei chilometri e Leonardo non sa che ce ne sono altri due. Così tiriamo la prima volata allo spasimo. Quando all’arrivo si rende conto che è solo una sosta ristoro (già la seconda, dopo quella pazzesca sotto il cavalcavia dell’autostrada, a bere lambrusco sotto un sole da infarto) quasi si sente male. Anzi, già comincia a lamentarsi di quanto starà male il giorno dopo.
Tutti intorno si riempiono borracce e bottigliette dalla spina della damigiana. Durante la corsa è severamente proibito bere acqua. Poi ci sono i ciccioli, la fagiolata, le canzoni dei cartoni animati…
Arrivo anche Sergio, con la famiglia. Francesco ama i trattori e forse meno le folle di giovani alcolizzati. Comprensibile :-)
La corsa va avanti, qualcuno va avanti troppo e finisce nel canale (fantasmi in mutande, ricoperti di fango, riemergono gridando “Salviamo la bicicletta! Sta affondando!”), qualcuno predice il futuro leggendo gnocchini fritti, qualcuno ipnotizza galline e qualcuno canta Battisti.
Io sono esausto e l’ultimo interminabile giro del percorso è ormai soltanto un silenzioso sguardo alla campagna prima del tramonto, un sorriso sfinito ma sincero ci accompagna, il cestino della Barbiecicletta è colmo di vuoti arrendere.
Grazie, Balordi! Alla prossima!
Pomeriggio sereno variabile ventoso, la macchina si perde tra le ultime avanguardie ad ovest della provincia di Ferrara e quella terra tra Mirandola e il Po piatta e rubata al fiume. Più su c’è Mantova e se ci arrivo vuol dire che mi sono perso davvero. Poi passo davanti a un baretto in mezzo al niente dove ricordo di avere già chiesto informazioni l’anno scorso. Sosta, stanza vuota, perlinato, finestra che affaccia sui campi e sbatte di veneziana, birretta dissetante scaramantica, riparto.
Quando entro stanno facendo il sound check gli
Cambio on stage. Dicono che per tutta la giornata, a chi gli chiedeva informazioni sul suo nuovo contratto major, Bugo rispondesse "sì sì, ma io stasera che canzoni devo suonare?". A ripensarci dopo, forse non era una battuta. Il suo show si apre con una lunga gag di finti scazzi con il fonico che apostrofa i musicisti in milanese stretto. Poi una manciata di canzoni solo chitarra, armonica e voce, nude e stoppate senza tanti complimenti, e sinceramente non so, se non fosse per la qualità della scrittura delle liriche, a qualcuno potrebbe venire un po’ il sospetto di una certa affinità con... ehm... Grignani (?).
Quando scoppia il temporale non è che sentiamo più tanto freddo. Rimaniamo sotto il tendone proprio davanti al palco e a turno qualcuno porta una bottiglia.
Poi, finalmente, i Perturbazione salgono sul palco. E mi piacciono proprio. Mi piace l’energia che riescono a far passare costruendo una canzone e suonandola pulita, mi piace come Tomi sia un cantante con un giubbetto di jeans, apparentemente così “normale”, ma capace di trasformarsi in una rock star attraverso le sue canzoni, mi piace (si potrà dire anche se è sposata con Gigi, il chitarrista?) Elena quando suona il violoncello e sorride, mi piace che i Perturbazione siano una band che suona e canta bene canzoni italiane, che ce n’è bisogno, suona e canta bene e dà quello che una canzone deve poter dare, se stai ad ascoltarla.
Dopo il collegamento con San Martino Spino aspettiamo il quinto componente l'equipe
Se per voi la sigla MTV si riferisce solamente a un’emittente televisiva musicale domani potrebbe essere una giornata come tante altre.
Il fine settimana è davvero fitto di appuntamenti (non dimentichiamo la giornata conclusiva del Festival Musica Nelle Valli, di cui ieri si è detto).
Allora come ora sto ballando la stessa canzone, di traverso e di parecchio sopra le righe. La versione di quel pezzo soul era però diversa, più veloce, e la voce era quella di una ragazza. Usciva da un dodici pollici delle Slits, un tondo di vinile nero introvabile da tempo, un regalo di Sean a Daniele all’inizio dell’autunno, quella sera in cui assieme io e lui mettemmo su i dischi al Covo, suonavano i Melt Banana ed iniziava la storia di Unhip Records. Da allora quella canzone lui la suona sempre, ogni volta che capita gli venga assegnato il lavoro di disc jockey in una qualunque serata. Quando poco oltre vent’anni fa quel pezzo di plastica venne appoggiato per la prima volta sullo scaffale di un negozio di dischi Daniele era nato da pochi, pochissimi anni.
Nell’inserto del Sole-24Ore di domenica scorsa è apparso un articolo di Alfonso Berardinelli (magari Jonathan vi spiegherà chi è) che fa il paio con quello di Belpoliti sulla presenza del lavoro nel recente romanzo italiano, e del quale avevamo
Vengono da New York,
Glamorama Hospital
Ragazzi sono veramente figo, sono bello come il sole qui a torso nudo, sotto il sole delle mie finestre. Sono le tre e mezza e trasudo gesti ironici mentre mi affetto questo quarto di crudo di parma stando ben attento a schivare le cotiche. Mi fa pensare al grumo denso della mia intelligenza, così denso che questa coltellina non scenderebbe più di 2 centimetri, neanche se a schiacciarmela nel cervello fosse un braccio meccanico. E poi mi sono già agilmente preparato l'ananas, tagliato a spicchi secondo il gusto caraibico, per quando passerò, fra poco, sul mio divano a quattro piazze. Del resto, è il mondo che mi fa sentire importante, che mi costringe a rendermi conto del valore assoluto delle mie capacità. Tanto che davvero non so cosa ci faccio io qui girandomi per casa. Aspetto che si alzi un qualche vento, di novità a muovermi la penna? Non penso, no, non è quello. E' che proprio non mi posso distrarre. Mi devo concentrare sul serio. Tanto più che oggi come ieri è il giorno adatto: non c'è la tappa del Giro, la Daytona ha già vinto lo scudetto. Non c'è alcun pensiero esterno, nessun archetipo profondo che possa sviare la corsa in discesa del mio spirito dialettico. E' già abbastanza che domani sera mi tocchi uscire per presentare quel poeta dialettale di Sassuolo alla sala di via M. Curie.
Solo un paio di righe per ringraziare
Se esistesse ancora il suo sito (a proposito: nessuno ha avviato una raccolta firme perché riapra?) forse oggi
«Quando tornai a sedere accanto al letto, mi ritrovai a fissare ancora una volta la fotografia incorniciata sull'armadietto. Anch'io avrei potuto innamorarmi di quella bellezza dal viso rotondo e dai capelli troppo addomesticati, del suo sorriso spigliato e radioso che accarezzava i bicipiti dell'amato.
Un post di corsa giusto per ricordarvi che domani c'è l'imperdibile appuntamento con l’ultima serata unhip al Covo di Bologna: avremo infatti l’occasione di vedere dal vivo
Serata eccezzzionale domani a Polaroid.




