giovedì 31 luglio 2008

Holiday road


La copertina sembra quella di qualche regalo che ci siamo fatti da giovani, dovrei cercare nell'hard-disk del 486, e invece si tratta del nuovo disco di Darren Hayman. Si intitola Great British Holiday EPs e raccoglie quattro ep pubblicati dall'ex Hefner tra il 2005 e il 2007, più alcune inediti, e un dvd con 5 video e un'intervista.
Tra le cose nuove c'è la cover di Holiday Road di Lindsey Buckingham, tratta dalla colonna sonora di National Lampoon's Vacation e perfettamente in tema con questa stagione.
Magari a voi non dice niente (tranne forse a Piddu) ma io con quei film un po' ci sono cresciuto, e mi fa un sacco ridere questo inatteso e insospettabile collegamento tra Darren Hayman e Chevy Chase.

>>>(mp3): Darren Hayman - Holiday Road
Summer is here
and there's nothing you can do

Avevo abbastanza sottovalutato l'esordio degli School, forse perché avevo assistito a una delle loro prime e incerte esibizioni dal vivo. Poi, mentre stavo cercando di mettere assieme un nastrone estivo, mi è capitato sotto mano un loro demo dell'anno scorso che conteneva il piccolo inedito Summer's Here e all'improvviso ci siamo trovati. Leggerezza da inizio vacanze appena velata da un filo di malinconica foschia, come spesso accade all'orizzonte sul mare o alle settimane pigre della villeggiatura.
A quel punto, sono tornato a riascoltarmi il loro ep Let It Slip, pubblicato questa primavera dalla spagnola Elefant Records. Un pop melodico smagliante, devoto alla compostezza scozzese dei Camera Obscura, che aspira all'eleganza dei Lucky Soul, ma che soprattutto è influenzato dal suono dei "Sixities girl group". Del resto, come ha scritto Everett True parlando del loro primo singolo All I Wanna Do, "who hasn't wanted to be in The Ronettes once in their lifetime?"
The School hanno dalla loro il tempo, e possono ancora crescere, ma a ripensarci oggi sono stati uno degli esordi migliori di questa stagione per quanto riguarda l'indiepop.

>>>(mp3): Summer's Here
>>>(mp3): I Want You Back
>>>(video): Let It Slip

mercoledì 30 luglio 2008

Biz surrender

A corollario dell'articolo di Gabriele Ferraris riguardante il mercato dei concerti in Italia (o, quanto meno, il suo versante più mainstream) segnalato da Inkiostro ed Emmebi, vorrei linkare qui alcuni pezzi apparsi nei giorni scorsi sulla stampa statunitense perché mi sembrano abbastanza interessanti.
Idolator tira le somme di un'indagine secondo cui il giro d'affari dei live è rimasto stabile nell'ultimo anno, ma è calato il numero complessivo di spettatori (quindi il prezzo dei biglietti sta aumentando, e prima o poi arriverà a una soglia di crisi).
Rolling Stone invece analizza come l'aumento del costo del carburante incida sempre di più sui budget dei tour. Mentre lo stesso problema, ma dal punto di vista del pubblico e dei gestori di teatri e locali, è preso in considerazione dal Los Angeles Times (si risparmia andando tutti in bus, ma pensa).

martedì 29 luglio 2008

I predict(ed) a riot
and I was wrong


Un sabato notte in un pub di campagna in mezzo all'Inghilterra. Una cover band di over cinquantenni, tra una YMCA e un pezzo dei Queen, infila le hit di Kaiser Chiefs e Arctic Monkeys davanti a un pubblico composto per lo più da pensionati entusiasti. Vi stavate chiedendo quale sarebbe stato il futuro dell'indie?

venerdì 25 luglio 2008

Ma il treno dei desideri...


...nei miei pensieri all'incontrario va.
Ci si vede a banco.

giovedì 24 luglio 2008

Notwist live @ Ferrara Sotto Le Stelle
Legare i propri ricordi alla musica pop è una pratica che conduce alla malinconia. Gruppi che durano una stagione e svaniscono come i giorni che hai passato insieme a loro. Gruppi che si riformano dopo anni e tentano di combattere al tuo fianco per il passato che soccombe. Gruppi che non smettono mai, come la vita, e invecchiano insieme a te, continuando a suonare la propria musica, come un discorso che si dipana. (continua...)

Quattromila battute sono davvero troppe, me ne rendo conto, ma ne avevo bisogno per cercare di dare un senso a tutto quello che avevo confusamente sentito durante il grandioso concerto dei Notwist dell'altra sera a Ferrara.
Facciamo così, se non arrivate in fondo a leggerle ve le racconto la prima volta che ci vediamo a banco. Tanto, un concerto così non me lo dimentico presto.

>>>(mp3): The Notwist - Gone Gone Gone

mercoledì 23 luglio 2008

Thousands Millions live a MAPS

Thousands MillionsEra da due anni che aspettavo di godermi il disco dei Thousands Millions d'estate, correndo verso le vacanze con il finestrino giù e il sole all'orizzonte.
Here And Back Again pubblicato da Wynona Records ha finalmente ripagato l'attesa, e si è confermato un bel disco pieno di chitarre indie rock come piacevano a noi. Echi di Weezer e Lemonheads, melodie limpide e immediate, ritmi tirati. Forse, da piccoli snob, per uno dei loro cavalli di battaglia, Extra Time, si potrebbe dire il classico "era meglio il demo", ma non importa, i Thousands Millions restano una band divertentissima che spero di rivedere dal vivo al più presto.
Nei giorni scorsi, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana, il trio pugliese (ma bolognese d'adozione) è stato ospite di MAPS, e qui potete sentire e vedere la loro sessione acustica (con tanto di inedito) e una loro intervista.

>>>(mp3): Back Back Back (live at MAPS)
>>>(mp3): Extra Time (demo)

lunedì 21 luglio 2008

Polaroids From the Web
«Why even bother?»

- Italy's new rock bands: il quotidiano britannico Times si occupa dei nostri Settlefish, Disco Drive, Cut e Verdena, e non risparmia parole di lode.

- A volte la ricerca dell'arguzia a ogni costo si rivela controproducente e mostra solo fragilità. Lo 0.0 senza una riga di argomentazione rifilato da Pitchfork all'album di esordio dei Black Kids non sta né in cielo né in terra. Partie Traumatic non è certo un capolavoro ma ha quella manciata di pezzi assolutamente divertenti, e Hurricane Jane, con o senza l'ottimo remix dei Cansecos, è una gran bella canzone. Viene da pensare che Pitchfork voglia soltanto saggiare quanta presa ha ancora sull'hype oggi.
[update: poco fa hanno aggiustato il voto a 3.3 e cambiato firma del giornalista. Se ne parla anche tra i commenti di questo post su Idolator... mah... prendersi un po' meno sul serio, no?]

- «You can't take any of that for granted»: Drowned In Sound fa incontrare Darren Hayman (già negli Hefner) e David Gedge dei Wedding Present per una lunga e interessante chiacchierata.

- «We had a lot of pedals, a lot of love and some good grass. When the love ran out, we sold the grass and smoked the pedals»: Neil Halstead (Slowodive, Mojave3) intervistato da Wired.

- Si chiama Jaakko ja hänen mahtava ukulelensa, ovvero "Giacomo e il suo incredibile ukuelele",è il nuovo progetto solista di Giacomo Bottà dei Sininen e dei disciolti Interflug. Da Helsinki mi scrive "basta Casio e drum machine, ora solo voce e uke!", e c'è anche una cover dei Cansei De Ser Sexy su cui ci si potrebbe cantare Ruby Tuesday.

- I Pains of Being Pure at Heart finalmente hanno annunciato l'uscita del loro omonimo album di debutto, atteso per l'inizio dell'anno prossimo su Slumberland e Fortuna POP!

- La guerra senza quartiere contro la minaccia globale degli emo non conosce sosta: ora anche il governo russo ha emanato una legge contro "12-16 year-olds with black and pink clothing, studded belts, painted fingernails, ear and eyebrow piercings, and black hair with fringes that cover half the face".
And we'll bring you love (once again)
An interview with I'm From Barcelona

I'm From Barcelona live @ Hana-bi - Ravenna 2007

In attesa che gli svedesi I'm From Barcelona diano alle stampe Who Killed Harry Houdini, il loro secondo album, ma soprattutto aspettando che tornino in concerto nella "Treehouse" sulla spiaggia dell'Hana-bi giovedì 24 luglio (data unica italiana), facciamo quattro chiacchiere con Emanuel Lundgren, voce e mente di tutto il progetto, e Marcus Carlholt, scatenato ballerino del collettivo di Jönköping, per sapere cosa stanno preparando i Barcelonas. E intanto ascoltiamoci il nuovo singolo:


After three years of joyful parties all over the world, have you ever felt a bit tired or lacking motivations? And how do you keep things going?
Emanuel: Of course sometimes we're down and unispired. But the great thing about our band is that there's always someone of us who's on top and euphoric. That gives everyone energy.
Marcus: I think I speak for everyone in the band when I say that we usually are tired from touring, but this only lasts one or two days after a tour. Around the third day after a tour, we are eager to get back on the road again. So, by then we meet up for a beer, coffee, party or something around town. Every tour is a new start to our adventure of travelling in a big group lika a bunch of old people, with the big difference being that we still have the strength to party and play live music.

Will the new album be different from the Barcelonas that we used to know? What insipired you this time?
Emanuel: I guess it will be pretty different. There's stuff from the old Barcelona sound, but we've mixed it up with sounds we've ben into before this band. It's both bigger and smaller this time.
Marcus: It is a bit different, yes! If the last album was set in Emanuel's childhood, this album is set more in his teens and older. It's more grown up and at the same time it hasn't lost that loving feeling for childhood and all good things about life.

I'm From Barcelona live @ Bronson - Ravenna 2007
What's the story behind the title? Is it going to be a concept album?
Emanuel: I totally adore concept albums. I grew up listening to Yes and Pink Floyd and that sort of stuff, so I guess I'm kind of damaged. But I guess you have to tell me if it's a concept album or not. I just red a book about Houdini and I was lost.
Marcus: Emanuel has had a couple of years when he only reads biographys, mainly from music people, but suddenly he found one about Harry Houdini. Reading biographies might be his way of dealing with this surreal trip that I'm from Barcelona has been so far.

Did you manage to expand the line-up even further? How many of you are going to play live?
Marcus: Nope, we still count around 30 if we're all present. When on tour we usually are around 20 people. It works out for everyone that way, concerning jobs and other hold ups, and the bus that takes us around Europe has 18 beds to keep everything comfortable.
Emanuel: The number of people isn't that important actually. Those who can make it comes along. But we still fill up a bus.

Emanuel, will you jump from the roof on the crowd once again?
Marcus: I think it's a shoe-in.
Emanuel: I hope so, but the last time I had to stand on the roof for ten minutes because the electricity was lost. I hope that won't happen again. And also, I've got a little surprise with me this time that can make the ending of the show even better than last time. See you in the water!


(pics by Karen Superstar and Lucio)

venerdì 18 luglio 2008

The Pains of Being Pure at HeartCome Saturday

You don't have to write at all
You don't have to make a call
I know that you will come
again and again
You don't have to dress to please
Perhaps undress for me
I know that when you come
we'll be staying in



>>>(mp3): The Pains of Being Pure at Heart - Come Saturday

giovedì 17 luglio 2008

In the city

In the city there's a thousand men in uniforms
And I've heard they now have the right to kill a man
We wanna say, we gonna tell ya
About the young idea
And if it don't work, at least we said we've tried


Una cover che capita quanto mai a proposito, quella del rabbioso classico In the City dei Jam, resa dai Settlefish con la loro consueta energia e appropriata urgenza.
In questi giorni, i versi scritti da Paul Weller trent'anni fa suonano ancora tristemente attuali ma, come dice bene Leo, sarebbe ora che cominciassero (e cominciassimo) a raccontarci un'altra storia.

>>>(mp3): Settlefish - In the City (The Jam cover)
Polaroids From the Web
"There's a thousand things I want to say to you"

- Arriveranno la settimana prossima a Ferrara Sotto Le Stelle (di spalla ci saranno Yuppie Flu), ma già si annuncia una data indoor della prossima stagione per i Notwist al Bronson di Ravenna, il prossimo 28 settembre.

- E a proposito di concerti autunnali: girava voce da tempo, ora è ufficiale: The New Year, il 28 novembre live al Locomotiv Club. Ne parlava proprio ieri anche Marco Delsoldato.

- Estate, stagione di festival e concerti. Non si parla solo di musica ma anche di business. Idolator segnala le interessanti e tristi statistiche curate da Pollstar per il mercato americano. Nei primi sei mesi del 2008 i guadagni restano stabili ma diminuisce il numero degli spettatori. Ovvero: i biglietti dei concerti aumentano sempre di più.

- Dopo Qoob e Pitchfork TV, nasce un altro canale musicale interattivo, pare con sponsor importanti (Sony e finanziamenti pubblici irlandesi): si chiama MUZU e i due fondatori raccontano tutto sul Guardian.

- Si intitola Paper Planes ma non è una cover di M.I.A., è il nuovo singolo degli I'm From Barcelona, in uscita il prossimo 18 agosto, anticipazione del secondo album della band svedese Who Killed Harry Houdini. Lo si può ascoltare da un paio di giorni su Spin.com, mentre da Inkiostro trovate mp3 e foto del live newyorkese.
A tirare la volata per il live dell'Hana-bi della settimana prossima, a breve una piccola sorpresa anche su queste pagine.

- Negli ultimi mesi, quelli della webzine spagnola Buffet Libre mi avevano tempestato di email e mp3, e forse anche per questo non avevo preso in considerazione il loro progetto "Rewind", quattro cd di cover degli Anni Ottanta in free download (???). Poi mi sono accorto che nella tracklist tornava finalmente a farsi vivo l'adorabile Julian Nation (ancora ricordo la sbandata che mi presi per lui) e così ho prestato orecchio. Il giovane australiano si cimenta con il giapponese!
>>>(mp3): Julian Nation - Linda Linda (Blue Hearts cover)

- Infine, mi piace segnalare questa normalissima e cordiale conversazione tra Stephen Malkmus e il regista Todd Haynes (Velvet Goldmine, I'm Not There) dove non si racconta quasi nulla di nuovo. Anche due bei personaggi del genere non devono per forza dire sempre cose immortali.

mercoledì 16 luglio 2008

Saint Etienne: Finisterre


Lo posto sulla fiducia, ancora prima di averlo guardato. Un'ora di documentario su Londra presentato dai Saint Etienne e curato da Paul Kelly e Kieran Evans. Finisterre, uscito in dvd nel 2005, è ora disponibile gratuitamente su Vimeo. Una "quick glance at the London nobody knows" che coinvolge personaggi come Lawrence Hayward dei Felt, Vic Godard e Mark Perry.
Il dvd è pubblicato da Plexifilm, quelli di Helvetica, per intenderci.

>>>(mp3): Saint Etienne - How We Used To Live
I wake up with the thunder of your typewriter

I Wave Pictures battono a ragione il ferro finché è caldo e, dopo il loro notevolissimo esordio Instant Coffee Baby, daranno alle stampe il prossimo 4 agosto un nuovo ep con cinque canzoni: Just Like a Drummer, già contenuta nell'album, più quattro inediti che vedono anche la collaborazione di Rebecca degli Slow Club e Lisa Li Lund.

>>>(mp3): The Wave Pictures - Just Like a Drummer

martedì 15 luglio 2008

Twee as fuck fanzine!


Una delle serate indiepop britanniche più attive degli ultimi anni, Twee As Fuck, ha dato vita a una nuova fanzine davvero molto ben fatta. Sul primo numero troviamo, fra gli altri, Brunettes, The Pains of Being Pure at Heart e Vivian Girls, oltre a un semiserio servizio fotografico "di moda" a tema, un cruciverba e pure i fumetti.
Twee è scaricabile in pdf qui, oppure consultabile on line.

Come accompagnamento, visto che alla prima Twee As Fuck night a cui ho partecipato suonavano i Fanfarlo, segnalo The Asteroid Theory Of Death, progetto collaterale di Simon Aurell e Amos Memon, rispettivamente voce e batteria della band londinese. Anche in questo caso il disco è interamente in free download.

>>>(mp3): The Asteroid Theory of Death - Think Like A Winner
Misantropie di stagione

Parker Lewis«Just like you, I feel the need to stay away from computers, cellphones and Stockholmers dressing up in jeans-jackets and flowerpatterned dresses just because they've read about the new style in Elle» (Emil "Parker Lewis" Johansson, via e-mail).

>>>(mp3): Parker Lewis - Shelly
(photo by Lucio)

lunedì 14 luglio 2008

Oxford Collapse

Un disco che si apre dichiarando "I can't remember things / I just don't know what to do" non può che richiamare la mia attenzione e partire con il piede giusto per conquistarsi la mia simpatia. Ma quello che più conta sono i successivi quaranta minuti di assalti all'arma bianca portati con chitarre e cori, e messi insieme con una tale anarchia e così tanto divertimento che le orecchie tornano in un istante alle prime uscite firmate Pavement.
Loro sono gli Oxford Collapse, da Brooklyn, giunti al quarto album, il secondo per la Sub Pop. Non avevo ancora finito il primo ascolto di questo nuovo Bits e già avevo capito che sarebbe stato uno dei dischi della mia estate.
La band gioca a meraviglia con tutte e tre le voci, mentre lo sferragliare di chitarre tiene sempre alta la tensione. L'irresistibile Young Love Delivers ad ogni battuta sembra sul punto di deragliare come certi vecchi Sonic Youth, Back of the Yard oppure For The Winter Coats mi ricordano l'irruenza dei Thermals, mentre Children's Crusade riesce a tradurre l'epicità dei British Sea Power.
Pare che gli Oxford Collapse avessero scritto una trentina di canzoni e che dovessero far uscire un doppio album. "The economy has been bad, so we decided to write more songs", afferma con un certo humour il cantante e chitarrista Micheal Pace. Il progetto è poi rientrato a favore di una concisione punk che non può che giovare a un disco del genere. Ciò poi non impedisce di piazzare a metà scaletta un curioso brano per soli archi, efficace nel dare ritmo a tutto l'ascolto.
E infine ci sono alcune perle come Vernon-Jackson o Featherbeds che davvero te le immagini con le care voci del vecchio Malkmus o di Spiral Stairs. Saranno pure Bits che non cambieranno la storia della musica, ma ce ne fossero di dischi come questo.

>>>(mp3): Featherbeds
>>>(mp3): The Birthday Wars

domenica 13 luglio 2008

D'estate non si riesce a dormire

Arriva in calendario un'infilata di concerti davvero notevole per i suoni cari a questo blog. Si comincia in questa domenica di mezzo luglio con un doppio appuntamento per il quale sarà necessario ricorrere all'ubiquità dei bei tempi.

- Al Mattatoio Club di Carpi (MO), all'ora dell'aperitivo, arrivano per una data unica in Italia gli Zebras, quintetto neozelandese dedito a un indiepop morbido ed elegante, che mi ricorda certi dischi della Matinée. Non a caso hanno inciso già due album per la Lost & Lonesome Records di Mark Monnone dei Lucksmiths. Influenza principale dichiarata dagli Zebras, i Go-Betweens con i quali hanno diviso diversi palchi down-under.
>>>(mp3): The Zebras - I Quit

- A Bologna, appena cala il buio, intorno alle 21.30 (non fate come me che arrivo sempre in ritardo) nel parco della Manifattura arriva Il Genio, duo che ha da poco esordito con un album omonimo su Disastro Records. Qui si parla di pop sospeso tra influenze Anni Sessanta francesi e Stereolab, fatto con molta grazia. Mentre su disco mi erano piaciuti molto, dal vivo al Miami di Milano li avevo visti un po' sopraffatti dai problemi tecnici e dalla confusione del festival. Speriamo che invece l'atmosfera rilassata della Manifattura sia d'aiuto al concerto di questa sera. A seguire, dj set della nostra Marina Pierri.
>>>(mp3): Il Genio - Applique

- Domani sera c'è un piccolo evento qui in città e ci tengo in modo particolare. Per la prima volta in Italia, e in data unica, arrivano gli scozzesi Camera Obscura. Nonostante la perenne etichetta di "fratellini dei Belle and Sebastian", il gruppo di Tracyanne Campbell con tre album all'attivo (su Elefant e Merge) si è dimostrato una delle realtà cresciute meglio in tutto il panorama indiepop. Visti dal vivo un paio di anni fa, sotto un nubifragio a Emmaboda, riuscirono comunque a scaldarci i cuori con il loro sound sontuoso, a tratti malinconico, a tratti debitore del Northern Soul. Il concerto si terrà in Piazza Verdi, a inaugurare la rassegna Julive. Io sarò là, "ready to be heartbroken" ancora una volta.
>>>(mp3) Camera Obscura - Lloyd, I'm Ready To Be Heartbroken

- Martedì sulla spiaggia dell'Hana-bi di Marina di Ravenna, dopo un anno di attesa, arrivano i My Awesome Mixtape. Maolo e tutto il resto della banda sono noti per cambiare le carte in tavola a ogni esibizione, e così sono curioso di vedere cosa inventeranno questa volta, in atmosfera balneare, e ho anche voglia di sentire un po' dei pezzi nuovi che stanno preparando per il prossimo album. Intanto vedo che si terranno in allenamento con una nuova serie di date europee. La volta scorsa tornarono più carichi e compatti che mai. Ci sarà tempo, poi, per andare in vacanza régaz!
>>>(mp3): My Awesome Mixtape - The Giant Squid

venerdì 11 luglio 2008

Polaroid alla radio seventh season finale

Oggi è venerdì ma questa sera polaroid alla radio non ci sarà. L'ultima puntata della settima stagione (anziani!) è andata in onda la settimana scorsa, e se vi va potete riascoltarla su Vitaminic, tra mille telefonate, brindisi e le nostre sconnesse selezioni musicali.
Vorrei spendere questo piccolo post per ringraziare alcune persone che, con la scusa di una rubrica o di fingersi inviati, hanno regalato un po' del loro tempo a questa trasmissione: Beatroce, La Donna di Prestigio, il Paso, Salvatore, Valido, Max con il suo Baustellometro ed Ema hanno reso quest'annata parecchio speciale. Un ringraziamento particolare va a Jonathan che, in mezzo a mille progetti, riesce anche a coordinare la redazione musicale di Città del Capo Radio Metropolitana. E infine, voglio ringraziare chi ha accompagnato il sottoscritto al mixer e microfono, anche se a volte più che stagista sembrava dovesse inventarsi infermiera, ovvero la Fagotta.
Grazie a tutti, abbracci, cin cin, spero vi siate divertiti quanto noi, si torna in onda più o meno a settembre.

>>>(mp3): Erik Halldén - The Sun Sets Over Liljeholmen
"¿Cómo Te Llama?"
Londonwatch wannabe

So che vi manca la nostra cara rubrica Londonwatch. Per tentare di scacciare la nostalgia, eccovi l'ultima immagine random di Agyness Deyn (via Hipster Runoff), pescata insieme ad Albert Hammond Jr. degli Strokes, il quale sta evidentemente cercando di richiamare un po' di attenzione dei media sul suo ultimo e non proprio riuscitissimo album.
Segue una breve dichiarazione di Valido rilasciata alle agenzie.


«Gran coppia. Cantasse con lui invece che coi Five O'Clock Heroes mi vedrei dei concerti migliori» (Valido).

giovedì 10 luglio 2008

A Classic Freakout


Banjo Or Freakout, il progetto solista di Alessio Natalizia dei Disco Drive, sta collezionando una mirabolante serie di cover, tutte scaricabili dal suo sito.
Suoni spesso abbastanza sperimentali e spettrali, un po' dalle parti di TV On The Radio per intenderci, che in questo caso si applicano a una canzone a cui questo blog è parecchio affezionato: Stay, Son degli A Classic Education

>>>(mp3): Banjo Or Freakout - Stay, Son - epic version (A Classic Education cover)
Into the wild
Fuga dalla città

In queste giornate di afa, scappare da Bologna è un pensiero ricorrente. Venerdì sera sarà molto facile. Città del Capo Radio Metropolitana dà appuntamento a tutti a Villa
Smeraldi (via Sammarina 35 a S.Marino di Bentivoglio) con una serata dal titolo "Into the wild, fuga dalla città" che fa parte di "ProRadio Festival", il festival delle radio di Bologna
In programma, dopo un aperitivo buffet a partire dalle 20, ci sarà l'anteprima cittadina di Pontiac, storia di una rivolta, reading musicale con Wu Ming 2, Paul Pieretto e Federico Oppi (Settlefish), Egle Sommacal (Massimo Volume) e Stefano Pilia.
Wu Ming è anche l'autore di Previsioni del tempo, un reading teatrale messo in scena dalla Compagnia Fantasma, che andrà in scena subito dopo.
E infine, a partire dalle 23.30 un bel po' di dischi con i dj di Città del Capo.
L'ingresso è rigorosamente gratuito.

mercoledì 9 luglio 2008

The light

IndurainIn certi periodi dell'anno, Stoccolma vede la luce del giorno per appena sei ore. Dicono che la prolungata oscurità dell'inverno sia causa di depressione in tutto il Nord.
D'altra parte, forse anche quegli istanti di luce così fugaci e alieni fanno sorgere strani interrogativi. Per esempio, The Light degli Indurain è un canto a tutti quei "moments of lost time / to never be returned" che arriva a porsi le più classiche domande "Why did we come here? / Why do we disappear?".

Ho da sempre un debole per il pop calmo e gentile degli Indurain, elettronico con un calore umano e un'aria di sconfinata ma serena malinconia. Il duo svedese, dopo un primo singolo per Cloudberry, ormai sold out, ha ora pubblicato un ep su Plastilina Records intitolato What You Get For Being Naive.
The Light è la canzone che lo chiude, e si adatta a meraviglia anche a questi nostri tramonti mediterranei.

>>>(mp3): Indurain - The Light
De Bord e Sona!

Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò ci segnala lo spazio estivo del Maffia di Reggio Emilia. Si chiama "De Bord" e ha un programma molto ricco, dalle presentazioni di libri alle letture, alle rassegne cinematografiche, al weekend hip-hop e dub. La cosa interessante è che il tutto si svolge nell'ora d'aria dell'ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario del capoluogo emiliano: "un postaz... una volta... ora è una location figa".
Per venire alla parte musicale, ogni mercoledi invece c'è "Sona!", una rassegna dedicata "agli altri musicisti d'Italia, acustici ed elettronici... insomma niente rock e niente batterie e niente bassi e niente distorsori". Questa sera suonano Bob Corn e Musica da Cucina, il 16 luglio i Comaneci mentre il 30 sarà la volta dei My Awesome Mixtape.
Info: http://www.maffia.it

martedì 8 luglio 2008

Polaroids From the Web

- WOO-OH! Stanno per tornare le All Girl Summer Fun Band! Dopo un silenzio di quattro anni, la band di Portland, ora ridotta a trio, annuncia la pubblicazione per settembre di Looking Into It (a quanto pare autoprodotto).

- Il 4 agosto gli Shout Out Louds pubblicheranno Impossible come nuovo singolo per il mercato britannico su Weekender Records (ancora mi commuovo a rivedere il video). Per promuoverlo è stato indetto un concorso davvero unico. La band svedese, infatti, terrà una "Impossible Gig", ovvero un concerto vero e proprio per un pubblico di sole due fortunate persone: "in order to be in with a chance you need to e-mail info@weekenderrecords.com why you should be the winner in no more than 150 words by the 25th July".
>>>(mp3): Impossible (acoustic)

- Già pronta per un'archeologia del futuro, ecco la Summer Cool List 2008 del Guardian. Alexa Chung, Face Hunter, Laura Marling, Lykke Li, Lovefoxx... insomma, dai, una media puntata del nostro Londonwatch. (via La Belle Epop)

- The Pains of Being Pure at Heart hanno postato sul loro myspace un piccolo demo dalle sessioni per il loro album di debutto. Non importerà a nessuno ma io non riesco a contenere la felicità ogni volta che la band newyorkese regala al mondo anche una sola, confusa e slabbratissima nota.
E la loro nuova t-shirt è la cosa più "tweemo" che si sia mai vista.
>>>(mp3): Gothenberg Handshake (demo)

- Adoro il modo in cui i Let's Wrestle continuano ad andare avanti persi per la loro strada, incuranti di tentare di piacere a qualcuno anche soltanto un po'. Oggi esce ufficialmente il loro nuovo 45 giri doppio lato A Let's Wrestle / I'm In Fighting Mode, in tiratura limitata con vinile dorato (?). Se l'inno che porta il loro nome era già noto da tempo, la seconda si rivela il primo vero "lento" della band. Ricorda qualcosa dei Dinosaur Jr ma senza il muro di feedback, e il video non si può proprio guardare. Sono grandissimi.

lunedì 7 luglio 2008

Contatti

BugoMi ci voleva un po' di strada, andare fuori un fine settimana d'estate, mi ci voleva un gran caldo per ascoltare e apprezzare finalmente l'ultimo album di Bugo, uscito oramai un paio di mesi fa. Il simpatico singolo "celentaniano" C'è crisi passa da tempo anche su Radio Deejay, ma non ci avevo mai badato per davvero.
E invece Contatti è divertente, scritto quasi tutto con gusto e soprattutto pieno di quelle intuizioni "alla Bugo" che, almeno a me, erano sembrate un po' distanti nelle ultime prove. Forse il fatto di avere Stefano "Stylophonic" Fontana alla produzione lo ha alleggerito e liberato in fase di composizione. O forse è soltanto che Bugo non riesce a stare fermo un attimo.
Nel giro giusto scopre subito le carte, mescolando e confondendo in continuazione il discorso del lavoro, del marketing, della promozione a tutti i costi, delle "persone giuste da conoscere", con il piano personale, fatto di alienazione: "ti chiedo una buona parola per conoscere gli altri / che mi sembrano sempre più felici di me".
D'altra parte, Primitivo è il grido di protesta di chi si ritrova circondato da "troppe cose", di chi si sente "perseguitato dal benessere".
Dentro Balliamo un altro mese (ispirata da Aldo Nove e dalle sue storie sulla precarietà), anche la tensione di un rapporto d'amore viene regolata da parametri economici, andando a pescare uno slogan fulminante come "se paghi le spese condominiali / balla con me, alza le mani".
Le canzoni di Bugo non sono mai piene di troppe parole, ma pochi versi storti riescono quasi sempre a descrivere una situazione, un'istantanea del presente in maniera nitida. Eppure lui si sottrae, e nell'intervista su Rockit dichiara: "non mi interessa fare un discorso sociale, non l'ho mai fatto e non lo farò mai. Io ho raccolto quello che dicono gli altri in giro e ho scritto una canzone... e vaffanculo". Ne prendiamo atto.

I suoni di Contatti sono morbidi, freschi e danzerecci, pieni di synth analogici e bassi acidi. Mancano quasi del tutto le chitarre. I ritmi sono belli sostenuti (esigo un DFA remix de La mano mia). Dove tutto si fonde e funziona a meraviglia è nella gemma assoluta di questo disco, ovvero Love Boat, un pezzo balneare dalla prima all'ultima nota, capace di colorare il soffitto della vostra stanza con i barbagli delle onde. La voce di Bugo spinge in alto (e non ci arriva benissimo) senza nessun motivo se non forse quello di ricordare certi falsetti di Alan Sorrenti o un Battisti in vena di scherzi, mentre si dipana la metafora dell'amore come una barca alla deriva, proprio come in quel vecchio classico Onda su onda. Suonatela su tutte le spiaggie.

>>>(mp3): Love Boat
>>>(video): C'è crisi

sabato 5 luglio 2008

Pop Circus: ci si vede a banco

Good Shoes, Rakes, Maccabees, Those Dancing Days e New Young Pony Club dj-set. A banco!
Raggi gamma sull'estate

Non ho ancora ascoltato a sufficienza Modern Guilt, il nuovo album di Beck, per essermi fatto una vera e propria opinione, ma dopo i primi giri direi che ci sono alcune cose abbastanza belle, anche un po' Beck vecchia maniera, e altre zone d'ombra e solitudine. In ogni caso, si ascolta molto meglio di Guero e "quell'altra roba lì".
Le dieci canzoni hanno un andamento dilatato, melodie sovrappensiero, spesso con un umore psichedelico, come in Chemtrails che già conoscevamo. La mano di Danger Mouse (Gnarls Barkley) che ha prodotto il disco mi pare si senta un bel po', penso soprattutto alla title track o a Replica, che tenta un complicato connubio tra lo stile di Beck e qualcosa di simile al glitch.
Ma la vera arma segreta del disco sono i raggi gamma: Gamma Ray parte come un pezzo surf, festa Sixties sulla spiaggia, e quando entra la voce è come se Beck si risvegliasse all'improvviso e avesse ancora in testa quel "taglio di capelli da diavolo". Ritmo assassino a ginocchia piegate, citazioni dai Beach Boys e coretto surreale che si appiccica addosso: "Come a little gamma ray / standing in a hurricane / your brains are bored / like a refuge from a house that's burning / and the heat wave's calling your name". Peccato solo che, come diverse canzoni in questo disco, abbia un finale davvero trasandato e tagliato male, ma Gamma Ray entra comunque in quella collezione di evergreen che Beck ha consegnato alla storia delle nostre serate in pista.

>>>(mp3): Beck - Gamma Ray

venerdì 4 luglio 2008

Aspettando il Pop Circus: -1


Ricordo frenetici scambi di mail e chat, un fine settimana del dicembre 2006 o del mese successivo, parecchie risate abbastanza incredule e qualche passo di danza per casa, la prima volta che mi capitò di ascoltare Hitten delle Those Dancing Days.
Dopo anni a parlare di pop svedese sui blog, dopo estati passate a distruggersi di stanchezza in giro per i festival di mezza Europa, dopo dotte discussioni sulle sovvenzioni alla cultura nei progrediti Paesi nordici, ecco arrivare la band che sembrava realizzare i sogni bagnati di intere generazioni di indie nerds: cinque minorenni di Stoccolma, con la faccia sorridente di chi ha appena preso in mano una chitarra per la prima volta in vita sua, e una manciata di canzoncine fatte apposta per la vostra festa del liceo ideale, quella dove siete tutti splendidi e alla fine riuscite anche a limonare.
Sembravano finte, con quello sfondo rosa a cuoricini bianchi e quel piglio un po' Northern Soul, ma in pochi mesi detonò il passaparola in rete, e in autunno giunse la prima uscita su V2 (Whichita per la Gran Bretagna).
Dal vivo credo mi ispireranno una simpatia tale che abolirò ogni possibile senso critico. Perfino Valido, qualche mese fa, si era mostrato insolitamente di buon cuore e si era lasciato conquistare. Del resto, che fare, se non innamorarsi, di fronte a delle diciassettenni che cantano:
Do you really think I could rely on this new person I have become?
Do you really think I give a damn now that I can do whatever I want?


Le Those Dancing Days saranno in concerto domani al Jardin Au Bord Du Lac, all'Idroscalo di Milano, in occasione del Pop Circus Festival, dove divideranno il palco con Rakes, Maccabees, Good Shoes e New Young Pony Club per il dj set finale.
Questa sera, durante l'ultima puntata di polaroid alla radio, regaleremo un biglietto per il festival. Restate sintonizzati!

>>>(mp3): Those Dancing Days - Hitten
A skin, a video


Qualche giorno fa, un articolo sull'Independent celebrava il funerale degli album live, tradizione rock che avrebbe ceduto il passo (anche fra gli interessi del pubblico) ad altri modi di rapportarsi con l'esperienza di un concerto, come i confanetti dvd o, all'opposto, YouTube.
Forse si può aggirare la questione. Ieri sera, per esempio, guardando A night, a skin, film realizzato da Vincent Moon "intorno" alla band americana The National, per documentare la nascita del loro ultimo album Boxer, mi sono chiesto diverse volte che cosa stessi guardando.
Le riprese di concerti sono una parte quasi irrilevante del film (anche se il primo minuto sembra una specie di Apocalypse Now di ciò che si prova a un concerto). Le riprese in studio sono lunghe ma non entrano in quasi nessun aspetto davvero tecnico. La vita privata della band è appena sfiorata.
C'è la ricerca di un punto di vista mai prevedibile. Ci sono immagini sempre molto suggestive, con un ritmo poco da "videoclip" classico, e con un'enfasi che solo in un'occasione ho trovato eccessiva e fuori luogo. C'è tempo che scorre a vuoto e i personaggi del film se ne rendono conto. Ci sono parecchie parole pronunciate dalla band.
Fra queste, il cantante Matt Berninger usa due volte "scary", ovvero "pauroso", a breve distanza: prima per spiegare la sua reazione davanti all'idea del film e alla macchina da presa, e poi quando racconta cosa beve prima di salire sul palco, per cercare di dimenticare di trovarsi di fronte davanti a centinaia di sconosciuti.
Molte delle parole di questo film sono quelle delle canzoni. Le leggiamo mentre vengono scritte durante le registrazioni del disco (soprattuto Green Gloves), e su di esse l'occhio di Vincent Moon indugia a lungo.
Il taccuino di un cantante è una cosa che non sono sicuro vorrei sfogliare, soprattutto se le sue canzoni sono capaci di farmi così male come quelle dei National. Ma in quel momento, proprio quando stai quasi pensando di fare un fermo immagine per sbirciare da sopra la sua spalla un fotogramma con quegli appunti cancellati a metà, la macchina da presa sfuoca dal foglio, dissolve le parole e diventa solo una luce bianca sullo sfondo. In primo piano resta la pelle di Berninger, in rilievo, ingigantita, come di legno, spessa e bruna. La pelle di cui sono fatte le sue parole.
Di nuovo, mi sono chiesto che cosa stessi guardando. Un film che celebrava semplicemente una band? Era qualcosa di più. Forse era un film che cercava di catturare l'emozione che questa musica può dare, attraverso il racconto dello sforzo compiuto per crearla. Ma è una spiegazione che non mi convince del tutto.
Non è, banalmente, un film sulla bellezza della musica. Semmai, a volte sembra un film davanti alla bellezza. E non può chiedere a sé stesso più di così.

E poi questa mattina ho trovato questa conversazione con Vincent Moon. Quando avete tempo prendetevi un quarto d'ora per leggerla, mi sembra abbastanza fuori del comune. Magari discutibile, ma con un'intelligenza determinata che affascina.
Il giudizio di Moon sul suo film con i National è spiazzante: "I feel like I failed. It could be great, but it doesn't really work".

>>>(mp3): The National - About Today (live - The Virginia EP)

giovedì 3 luglio 2008

Aspettando il Pop Circus: -2


Chissà poi perché non ho messo Think Before You Speak, l'album di esordio dei Good Shoes, tra i miei dieci dischi preferiti del 2007. Lo riascolto e penso che è una cosa piccola ma perfetta per me. Il bassista dei Fanfarlo mi prendeva in giro: "di band come questa ce ne sono mille a Londra!" Può darsi, io però ho trovato questa. E non sono di Londra, vengono da Morden.
Ricordo l'emozione al primo demo di Small Town Girl, all'inizio della primavera del 2006, salvato in rete chissà dove, e poi il passaparola e i primi titoli sulle solite webzine.
La mia recensione-wannabe all'epoca diceva: «più sconnessi dei Maximo Park, meno irruenti degli Arctic Monkeys, meno cervellotici degli Hot Club De Paris, e forse non così ambiziosi come i Futureheads. Eppure i londinesi Good Shoes riassumono un po' tutte le migliori qualità di questi gruppi. Stiamo parlando di quel bel pop britannico fatto di spigoli post-punk, melodie e cori alla Jam e Buzzcocks, che pare trovare ogni volta nuova linfa».
I Good Shoes saranno in concerto sabato al Jardin Au Bord Du Lac, all'Idroscalo di Milano, in occasione del Pop Circus Festival, dove divideranno il palco con Rakes, Maccabees, Those Dancing Days e New Young Pony Club per il dj set finale.
Venerdì sera, durante l'ultima puntata di polaroid alla radio, regaleremo un biglietto per il festival. Restate sintonizzati!

>>>(mp3): Good Shoes - Small Town Girl (demo)
Polaroids from the Jamboree

Beat Happening - Jamboree"Jamboree" è un bel nome. Mi ricorda subito il secondo album dei Beat Happening, quello di Indian Summer e di In Between. Ma si potrebbe citare anche Alan Freed e il rock'n'roll pionieristico da Radio Luxembourg.
E ancora, il jamboree "marmellata di ragazzi" dei grandi raduni scout: "the largest gathering of youth that ever took place". O il jamboree degli aborigeni australiani, o il saluto Swahili...
"Jamboree" ha un suono che rimbalza, rotondo come l'estate. "Jamboree" si allunga, come il tempo della vacanza. È veloce e si ricorda facile. È perfetto per un programma alla radio nel mese di luglio.
Jamboree è ideato e condotto dal nostro Jonathan Clancy sulle frequenze nazionali di Radio Popolare, dal lunedì al venerdì, a partire dalle 14.
Da oggi, una volta alla setimana, il sottoscritto trasferirà lì le sue "polaroids from the web", notizie e segnalazioni musicali pescate in rete da suonare fresche nel vostro abbiocco post-prandiale. Jambo!

>>>(mp3): Beat Happening - Jamboree
>>>(mp3): Beat Happening - In Between
>>>(mp3): Beat Happening - Indian Summer

mercoledì 2 luglio 2008

Aspettando il Pop Circus: -3


Ho sempre trovato The World Was a Mess But His Hair Was Perfect un titolo a suo modo geniale e modesto, magnificamente adatto all'epoca in cui i Rakes davano alle stampe il loro secondo album. Il compiaciuto cinismo è un risvolto morboso dello sfascio e i Rakes, con i loro suoni aguzzi, con il loro giocare sempre sul filo tra alta moda e amara quotidianità, sono riusciti a raccontarlo piuttosto bene.
Li avevamo conosciuti con il punk neoproletario di 22 Grand Job, nel 2004, e da allora la band londinese non ci ha mai fatto mancare qualche buon pezzo da ballare pista.
Pare che ora abbiano già pronto il terzo album, in uscita a settembre. Sabato lo presenteranno in anteprima al Jardin Au Bord Du Lac, all'Idroscalo di Milano, in occasione del Pop Circus Festival, dove divideranno il palco con Maccabees, Good Shoes, Those Dancing Days e New Young Pony Club per il dj set finale.
Venerdì sera, durante l'ultima puntata di polaroid, regaleremo un biglietto per il festival. Restate sintonizzati!

>>>(mp3): 22 Grand Job
>>>(mp3): We Danced Together
I used to wander these streets

Sembra passata una vita da quella mattina d'agosto quando Billie The Vision & The Dancers apparvero per la prima volta sotto una piccola tenda al Frukostpop. Eravamo là senza sapere perché il tipo dai capelli rossi che cantava fosse vestito da donna, e di cosa parlassero quelle storie che facevano piangere le ragazze intorno, e da dove saltasse fuori quel gruppo che suonava qualcosa come un bizzarro incrocio di Belle & Sebastian e Dire Straits. Un altro tipo dai capelli rossi, Erlend Øye, era seduto là e sembrava rapito da quei brani.
Arrivò presto una piccola notorietà per la banda di Malmö, con tour in Gran Bretagna e Germania insieme alle Pipettes (puntualmente documentato in una delle solite canzoni-diario di Lars Lindquists), i primi festival mainstream e una base di fan parecchio calorosa e appassionata.
Ora esce (anche in free download) il loro quarto disco in quattro anni, e I Used to Wander These Streets non pare modifcare molto la formula dei Billie The Vision. Sull'alter-ego Pablo come filo conduttore prevale il personaggio di Lily, il tono sembra essersi fatto più calmo e disteso e le tracce malinconiche sono più numerose di quelle allegre. Siamo ancora nel pieno della autobiografia/autoanalisi di Lindquists (Swedish Sin) e tornano ancora i racconti di notti ebbre e viaggi a occhi chiusi e abbracci e amori che non si può proprio lasciar finire (Someday Somehow, e soprattutto la super estiva Groovy).
Ma siamo abituati a questa sensazione di familiarità con i Billie The Vision, è stato così da subito, e sembrava di conoscerli da sempre.

>>>(mp3): Groovy
Slow motion dream


The Calorifer is very hot! finisce dentro uno spot per QOOB, il best kept secret dei canali musicali, e noi sorridiamo e brindiamo.
Thanks to MyHoney per la segnalazione.

martedì 1 luglio 2008

Aspettando il Pop Circus: -4


I Maccabees sono un gruppo che dalle nostre parti mi pare sia passato piuttosto sotto silenzio. Anch'io, pur avendo ascoltato abbastanza il loro album d'esordio Colour It In, all'inizio dell'estate scorsa, li avevo un po' trascurati, fino a quando non mi ero imbattuto nel video mozzafiato di Toothpaste Kisses.
Eppure la band di Brighton ha delle carte interessanti da giocare. Partendo da un indie rock pieno di nervosismi alla Bloc Party (con cui infatti sono stati in tour), punta molto di più sul gioco delle voci e sulla frammentazione, finendo per suonare quasi come una versione emotiva dei Futureheads. Merito in buona parte, mi pare, di Orlando Weeks e del suo caratteristico modo di cantare, e dalla ritmica sempre molto serrata delle canzoni.

I Maccabees sono al momento al lavoro sul secondo album, e sabato saliranno sul palco del Jardin Au Bord Du Lac, all'Idroscalo di Milano, dove si terrà il Pop Circus Festival, insieme a Rakes, Good Shoes, Those Dancing Days e New Young Pony Club per il dj set finale
Venerdì sera, durante l'ultima puntata di polaroid, regaleremo un biglietto per il festival. Restate sintonizzati!

>>>(mp3): About Your Dress
>>>(mp3): No Kind Words (unreleased - live on Steve Lamaqc's show)
You could put some joy upon my face


Gli Ex-Otago e i Ragazzi della Prateria completano il discorso avviato con il video di Giorni Vacanzieri e con un colpo magistrale riescono a tenere assieme il mito dell'estate per eccellenza, quella degli Anni Sessanta, celebrata e filtrata però dagli Anni Ottanta di film come Sapore di mare, con le estati cafone delle discoteche Anni Novanta. Infanzia, adolescenza e presente confusi e sovrapposti, come voci da una radiolina sotto l'ombrellone.
La cover di The Rhythm of the Night di Corona, contenuta nella compilation Post-Remixes Vol.1, spoglia la canzone delle sue luci da Riviera e la porta verso un semplice pop acustico che coglie, come scrive Max, "il momento di passaggio di una generazione, strappando anche l'occhio lucido". Resta il più classico sapore un po' malinconico dei giorni d'estate passati, ricordi di spiagge lontane e una ragazza che aveva "il ritmo della notte".
Il video, con quella grana da Super 8, è di una filologia commovente. Si apprezza il cameo dell'ex Simo Riccio, mentre Johnny Balera in versione cantante da balera si è superato, ma più di ogni altra cosa spero che Pernazza si presenti a tutti i concerti d'ora in avanti con il maglioncino sulle spalle da bravo ragazzo. Video dell'estate.