mercoledì 29 novembre 2006

JPod

Douglas Coupland - 'JPod' Caro Doug,
era da un po' che volevo scriverti due righe a proposito del tuo ultimo romanzo. Sì, sono sempre stato quello senza il minimo senso critico ed era così scontato che JPod mi piacesse, ma volevo dirtelo lo stesso.
Tu puoi anche finire a fare il personaggio dentro un tuo libro, e nascondentri dietro tutte le citazioni, ma, vedi, la nostra vita raccontata da Douglas Coupland resta sempre tra i cinque migliori sostitutivi di un abbraccio disponibili sul mercato.
Non mi importa del compiacimento, o se ogni tanto dai l'impressione di divertirti a prendere in giro proprio questo. O che in certe pagine sorga il dubbio di un'operazione a tavolino: Microservi + La Sacra Famiglia. Oppure che altri dialoghi sembrino uscire da Fidanzata In Coma. Tutti quei momenti in cui, insomma, qualcuno vorrebbe gridare "Sveglia Doug, sono passati dieci anni!"
Sono stati proprio quei momenti che mi hanno fatto domandare se stessi cercando di dirci qualcosa su come si compone un romanzo arrivati a questo punto della carriera, oppure su come succede che si diventa più vecchi e, beh insomma, si compone una vita. Prendiamo pezzi di noi e li ricicliamo insieme alle cose nuove che durano sempre di meno, cercando di aggiornare il linguaggio, tentando (a volte disperatamente) di non perdere coerenza. E a volte finiamo per diventare un nostro personaggio, a cui ormai possiamo far dire e combinare anche cose tremende, l'importante è che si riconosca in qualche modo. O almeno che lo riconosciamo noi.
Vi siete telefonati spesso tu ed Easton Ellis, negli ultimi tempi?
Dentro JPod si ride come mai nei tuoi romanzi, ma c'è anche un sacco di cattiveria mai vista. E il conto mi torna, perché ogni volta che mi trovo a ridere, oggi, mi aspetto prima o poi qualche coltellata alla schiena. Se me lo avessi detto in California, al tempo di Generazione X, credo che sarei passato oltre sbuffando e me ne sarei dimenticato subito. Ma quella era ancora l'epoca in cui "non succede niente" significava "momento di sagace riflessione". Oggi al massimo vuol dire "non ho tempo, ho un lavoro, la scrivania è incasinata di roba e ho una scadenza per (inserire tutti i giorni)".
Le cose succedono di continuo ma sopra la nostra testa (probabile fosse così anche prima, ma appariva di meno), abbiamo più soldi e ce ne sono meno in generale, tutto sembra essersi fatto più pesante e senza corpo al tempo stesso. A un certo punto, dici che «è sempre più evidente che quelli che definiamo "carattere" e "personalità" non sono realtà spirituali né stati cosmici dell'esistenza bensì l'effetto complessivo di una serie di disfunzioni cerebrali». Cosa che, oltre a richiamare Vonnegut (che però viveva in un secolo in cui si aveva ancora fiducia nella Chimica) è una definizione perfetta per costruire i tuoi personaggi. Oppure, continuo a domandarmi, per spiegare come noi stiamo al mondo.
Vorrei essere ottimista come te, Doug, avere la tua fiducia che per ogni problema ci sia una soluzione (non importa a spese di chi), e che per ogni affanno esista una "hug machine" che ci rimetterà in piedi. A volte, quando leggo i tuoi libri, per un attimo lo sono. E ancora sorrido.
Ciao, a presto,
e.


ps: so che tempo fa ti hanno scritto anche la Francesca e Fabrizio. Adesso che ho finito il romanzo corro subito a vedere cosa dicevano.

martedì 28 novembre 2006

Once we were ubiquitous (3)

Alcune rapide segnalazioni per i concerti di questa settimana in città:

1) Giovanni della Unhip Records comunica che «l'appuntamento con Murato di questo mercoledì 29 novembre allo Zò Caffè (Satellite Inn + August In Fall) è stato annullato. Quello del mercoledì successivo 6 dicembre (Electric President) sarà spostato al circolo Arci della Grada (Via della Grada 10). Vorrei scrivere liberamente dei motivi che hanno portato a questa forzata e improvvisa decisione, ma non voglio compromettere l'eventuale prosecuzione della rassegna in altre location. Devo purtroppo ancora constatare (dopo l'interruzione forzata nella location precedente) che in questa città (che si vanta di essere "città della musica") è diventato praticamente impossibile organizzare concerti di qualità di piccole/medie dimensioni. Nella speranza che la straordinaria efficienza che viene applicata nel far rispettare regole deliranti e terzomondiste possa essere utilizzata per crearne di nuove e più flessibili, finalmente adatte a quella che è la realtà».

2) Un appuntamento live caldamente consigliato è quello di questa sera al Circolo Sesto Senso (Via Petroni 9/c), dove suoneranno i Thousands Millions. Quando li ho avevo visti per la prima volta, all'inizio dell'estate, mi avevano davvero entusiasmato, e da allora Joining The Red House (il loro demo registrato insieme a Bruno Germano dei Settlefish) in radio l'ho passato parecchio.
Annullato pure questo. Si recupera, pare, in gennaio.

3) Per mercoledì sera è saltato anche il concerto di The Books e venerdì quello di Supersystem (pare si siano sciolti), entrambi al Covo. Il primo dicembre comunque si recupera con i grandiosi Tunas, che presenteranno il loro selvaggio album d'esordio The Tunas Au... Go-Go.

>>> mp3:
Electric President - Good Morning, Hypocrite
Thousands Millions - Falling Is Delicious
The Tunas - I Want You Dead (demo)
Forse non dovrei dirlo ma...

... sulle canzoni dell'ultimo disco dei Junior Boys potete benissimo cantare i testi di Diana Est. Spero prima o poi in un mash-up di Maxcar.
Free tracks for Track & Field

Per questa settimana la webzine inglese The Downloader metterà in download gratuito ogni giorno un mp3 delle varie band del catalogo Track & Field.
Si comincia con i Radio Dept. (Pet Grief infatti è stato ristampato in UK il mese scorso) e ho appena scoperto che i ragazzi hanno finalmente un sito ufficiale (ragazzi, è quasi il 2007!). Spulciando tra le pagine, ho ritrovato con un sorriso polaroid.

lunedì 27 novembre 2006

Musica da tinello

 Matt and Kim Prediligono ambientare i loro video in cucine dove succede un po' di tutto, splatter incluso, e si sorridono a ripetizione tra la batteria e lo sgabello dietro la tastiera.
Sono Matt and Kim e se li cercate su youtube troverete tetti di Brooklyn ("this is our corner of the world, enjoy"), esibizioni unplugged sulle rive dell'Hudson che ricordano Musica Nelle Valli, trailer di videomagazine sullo skateboard e una marea di fan che gli stanno tutti intorno, vicinissimi ai concerti.
La migliore descrizione di questo duo newyorkese l'ha data il Village Voice, definendoli un incrocio tra Mates Of States e Thermals. Da un lato, la stessa formazione ridotta, la scelta non convenzionale dei suoni e il fatto di essere una coppia anche nella vita. Dall'altro una musica che per quanto scarna e ripetitiva mantiene sempre forte, fortissimo il tasso di Urgenza.
Il loro debutto onomino stipa undici tracce in ventinove esplosivi minuti. L'inno Yea Yeah l'avevo linkato quasi per caso un mesetto fa, e da allora non si è ancora fermato.

>>> No More Long Years
>>> Yea Yeah

"Music's not just about the journalists"

Un articolo sul "Pitchfork effect" oggi potrebbe suonare datato, ma siamo sulle pagine del Guardian, e tra le parole dei diretti interessati (insieme a Stylus, Drowned In Sound e un goffo NME) qualche bello spunto c'è sempre.

(e a proposito: "Can you say anything nice about Universal Music?")

venerdì 24 novembre 2006

Once we were ubiquitous (2)

- Questa sera gli adorabili Pecksniff saranno a polaroid per presentare il loro nuovo album Honey, You're Murdering Me. Brindisi, live unplugged e strumenti giocattolo a partire dalle 21 sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana. Per chi non è a Bologna e dintorni c'è anche lo streaming e (con calma) l'archivio mp3/podcast.
A seguire, il sottoscritto sarà a mettere un po' di dischi al Covo in compagnia di mr. Unhip, ma immagino sarete tutti all'Estragon per dire addio agli Arab Strap.

- I Pecksniff saranno al Covo invece sabato sera, per un concerto vero e proprio in cui divideranno il palco con gli You Should Play In A Band.
La serata fa a gara con quella della Piola dove scendono i Juxtabrunch. Sarebbe bello essere, come una volta, ubiqui.

- Visto che qualche giorno fa ho incautamente scritto che non ero mai stato al MEI e non ne sentivo la mancanza, per la legge del contrappasso gli dei dell'indie rock ora mi costringono a condurre la diretta radiofonica che domenica pomeriggio, sempre su Radio Città del Capo, seguirà in collegamento con Faenza le vicende di Independulo, l'ultima follia dei ragazzi di Magazzeno Bis. Si comincia verso le due e mezza e si va avanti per un bel po'.

- Per tutti gli altri appuntamenti c'è, come sempre, la più affidabile Italy Gig List. Ci si vede a banco.

>>>mp3:
Pecksniff - You May Kiss The Bride
You Should Play In A Band - Borders Of Love
Juxtabrunch - Juxtapause, Please

giovedì 23 novembre 2006

La creatura è qui

 MiceCars - 'I'm The Creature' Ci sono voluti quasi due anni ma è valsa la pena aspettare. Del debutto dei MiceCars si parla da quando nella primavera del 2004 cominciarono a circolare le loro prime registrazioni, raccolte nel Gewgaw Tunes ep. E poi da quando, quella stessa estate, vincendo il concorso Progetto Demo, finirono addirittura sul palco del festival di Benicassim.
Logico attendersi che la band romana facesse in fretta a capitalizzare il momento di grazia. I ragazzi invece non persero la testa. Si chiusero in studio a inseguire quel suono per il quale i MiceCars erano nati: chitarre ruvide ma indolenti, melodie sbilenche ma contagiose, ironia a profusione.
Esatto: la formula è quella classica ma ancora imbattibile dell'Indie Rock maiuscolo.

Non a caso, questi due anni di registrazioni hanno avuto due numi tutelari d'eccezione, come Matteo Agostinelli degli Yuppie Flu e Francesco "Burro" Donadello dei Giardini di Mirò. E proprio dalla nostra Homesleep viene finalmente pubblicato il frutto di questo lavoro: I'm The Creature, già dalle prime note uno di quei dischi che sembra quasi impossibile siano stati fatti in Italia.

Tutto pavementiano l'avvio con il riff di Watch Over Your Gun!, ammorbidita da un coro degno di Wayne Coyne e soci. In generale, è proprio l'armonia delle voci di Peter T. e Little P. a dare a tutto I'm The Creature una sensazione di coesione, nonostante i frequenti e repentini cambi di marcia delle canzoni. Nihil Is The Quest sembra puntare il mirino sui Dinosaur Jr., salvo poi chiudersi tra battimani e festa delle medie (peccato che sfumi). Più ambiziosa Introducing The Liquid Pets, che affastella temi, procede in crescendo e si condensa in un ritornello per amanti di Violent Femmes. Underwater Slug si apre come un tributo ai Beatles e da sommessa prende poi a deragliare rauca. L'irresistibile The Ancient Art Of Peeping deve essere nel cassetto dei MiceCars dagli anni buoni del Brit Pop, mentre la fumosa Fritz Is Alive è la necessaria sosta a metà strada per riprendere fiato. The Battle Against Nimesulide si diverte a presentarsi tutta scompigliata per confonderci le idee, ma per i successivi due minuti mette in piedi uno di quegli anthem da saltare tutti sotto al palco. Ghost Trolley comincia come un pezzo dei Pulp e tira la volata per l'accoppiata Hulk Hogan e Heretical, due canzoni piantate sul confine tra i Pixies più spensierati e i Blur di una volta. Tutti a ballare, un giro a banco e poi si torna per il gran finale. Devil vaga in un deserto alle porte di Roma (non a caso compare la slide guitar dei Franklin Delano) e incontra i Grandaddy, fatti del tutto prigionieri nella successiva Americans. Immancabile traccia fantasma a completare il quadro, una ninna nanna sognata dai MiceCars addormentati sul divano alla fine di una festa.

C'è davvero molta carne al fuoco dentro I'm The Creature, un album d'esordio che non passerà inosservato, auspicabilmente anche fuori dai confini nazionali. Fatevi sotto. Ci sono voluti quasi due anni perché arrivasse, ma è valsa la pena aspettare.

>>> mp3:
- Introducing The Liquid Pets

>>>bonus tracks (courtesy of Rockit.it):
- Underwater Slug
- Heretical

mercoledì 22 novembre 2006

Natural's not in it

 Marie Antoinette Dei tre film che ho visto nell'ultimo anno al cinema, due riguardavano figure monarchiche femminili in crisi. Non so se questo dato dovrebbe suggerirmi qualcosa sulla società contemporanea, o soltanto che devo uscire più spesso.
Certo, se l'insopportabile The Queen avesse avuto gli Strokes in colonna sonora forse sarebbe stato più digeribile, ma dubito. Magari le scarpe di Manolo Blahnik avrebbero aiutato di più.
Per Marie Antoinette il discorso era diverso: ehi, Sofia Coppola è dei nostri! Oggi ci sentiamo tutti un po' Lost in qualche Translation, no? E allora vado a vedere anche queste due ore e tre minuti di film in costume, stucchi, specchi, parrucche, lacche, affreschi, cristalli, cipria, corse per i corridoi di Versailles e, soprattutto, Manolo Blahnik.
Poi, siccome ho degli amici intelligenti, ho imparato che quando a me sembra che non succeda niente, invece si sta compiendo un'intensa analisi dei caratteri e delle situazioni, e allora resto seduto ad aspettare, aspettare e ammirare Manolo Blahnik.
Tranne quando in un paio di scene suonano i Radio Dept. in sottofondo. Lì scatto in piedi a esultare come Tardelli nell'82. Non ci posso fare nulla: i consulenti di marketing che progettano le colonne sonore dei film della Coppola hanno memorizzato il mio numero sul cellulare con il nome "Target Facile #1".
Poi mi torna in mente che Johan e Martin ci avevano raccontato di avere concesso le canzoni al film solo in cambio di sapere dalla Coppola cosa sussurra Bill Murray nell'orecchio a Scarlett Johansson alla fine del film. Mi giro per dirlo a qualcuno, ma i due bear di mezza età che mi siedono accanto stanno limonando.
Intanto passa la festa in maschera a Parigi, passano le All Star, passa il teatro del Settecento, passano i Bow Wow Wow, passano i dolci fluo, passa Marianne Faithfull Maria Teresa d'Austria, passano i New Order, passa Manolo Blahnik.
A un certo punto ricompare quel candore da Vergini Suicide, quel controluce di vesti bianche e abbandonare di corpi sui prati. E la storia del matrimonio non consumato, delle sorti della nazione e della corte, sfumano lontano. Quasi mi scordo anche di Manolo Blahnik. Per un attimo penso che la Coppola volesse arrivare soltanto lì, dove Kirsten Dunst è come dovrebbe sempre essere, un biondo sorriso acquerello che si muove sulla musica degli Air.
E invece, proprio lì c'è questa scena delle uova, appena un attimo, in cui si mostra come anche lo slancio bucolico e materno siano artificiosi e fatui (tanto che alla prima cena in giardino con le ostriche, ecco l'amante), e tutto è così senza rimedio, che dopo non bastano nemmeno i Cure e Manolo Blahnik a tirarmi su di morale.
Sarà pure un fallimento di film, come dicono quelli abili nell'arte della conversazione, ma ho trovato che riuscire a essere tanto pessimisti prendendo una materia così vuota e frivola, e schivando ostinatamente ogni occasione di approfondimento, sia comunque frutto di una certa abilità.
I ragazzi del marketing della colonna sonora avevano detto tutto già ai titoli di testa, dove hanno messo i Gang Of Four a gridare:
The problem of leisure / What to do for pleasure
Dream of the perfect life / This heaven gives me migraine
.


(poi, certo, uno può sempre dire che i problemi sono ben altri, vabbè...
Analisi più interessanti chez Leonardo, Seconda Visione, Violetta...)

>>> mp3:
Gang of Four - Natural's Not In It
The Radio Dept. - Pulling Our Weight

martedì 21 novembre 2006

Canzoni per la ragazza dell'ultimo banco

 Math And Physics Club Non è certo un caso che i Math and Physics Club, sulla copertina del loro omonimo album di debutto, si facciano fotografare al tavolo di una biblioteca.
Leggono attenti, si annoiano, sorridono e si addormentano. Insomma, non proprio delle rockstar. Tre su cinque portano gli occhiali. La violinsta assomiglia in maniera incredibile alla segretaria del mio ufficio in una vecchia foto da signorina.

Come certe storie d'amore nate e vissute in sala studio, tra un esame e l'altro, le dieci canzoni di questo disco fanno poco rumore, piccoli appunti a margine di fotocopie prestate e mai restituite.
Se con i due ep precedenti era evidente la frequentazione dei seminari su Belle and Sebastian e Sarah Records, con questo album i Math and Physics Club mostrano di avere seguito con profitto anche il corso monografico sui Lucksmiths (come al solito, Indiepop.it lo spiega meglio).

La delicata musica del quintetto di Seattle, che prende il nome da una scena di un film ambientato, guarda caso, in una scuola come The Breakfast Club (Dio, c'è qualcosa di più adolescenziale?), è puro pop da cardigan, ispiratore di rinnovate buone abitudini, sveglie mattutine ed entusiaste letture autunnali.
Un altro bell'esempio di band che "dove la metti sta" (cit.), come si può vedere da questi tre video live in un negozio di dischi della loro città.

>>> mp3:
Darling, Please Come Home
I Know What I Want

lunedì 20 novembre 2006

Alessandro Raina would like to be added as one of your friends

 RAINA / PETRIS / SPAZIO - 'NEMA FICTZIONE' Le giornate sono divise in maniera equa tra nebbie, piogge e stanze in scala di grigio, giornate perfette per i docili raccoglimenti del doposbronza, divano e libro, e di conseguenza la musica qui si fa vicina e quieta. Direi comprensiva, tollerante come nimesulide.
In mezzo a questa musica ho riconosciuto una voce, quella di Alessandro Raina, che ricorderete per essere stato anche cantante nei Giardini di Mirò, epoca Punk... not diet!
Dopo Colonia Paradi'es del '99, e le collaborazioni con Cesare Malfatti dei La Crus, Raina torna con un'opera a sei mani, insieme a Giacomo Spazio e Pierluigi Petris, intitolata Nema Fictzione. Il progetto si presenta abbastanza ambizioso, o quanto meno non proprio di immediata fruizione: un libro di poesie e interventi grafici dedicato a personaggi del Novecento italiano (dalla letteratura alla cronaca), a cui è reso omaggio con brevi testi in inglese e italiano.
In mezzo alle pagine compaiono i titoli dei quattordici brani contenuti nel cd allegato, creando così rimandi tra lettura e ascolto, e aprendosi a diverse interpretazioni.
Non sono la persona più adatta per giudicare il lavoro poetico di Nema Fictzione, ma di sicuro la parte musicale ha la capacità di insinuarsi nell'ascolto e rivelare una bellezza non comune né comoda. Frammenti di indietronica e folksong tra l'acustico e lo sperimentale si mescolano in un paesaggio a prima vista spoglio e freddo, ma che a poco a poco affascina.
Spicca tra le altre canzoni My Fragile Family 3, che all'apparenza potrebbe ricordare qualcosa dei Notwist più melodici, ed è costruita su un campionamento dei Wilco. Si candida a canzone d'amore dell'autunno 2006, anche solo per il fatto di contenere i versi:

Normalcy directed me to phone you again
I tried not to bleed it
on your Unhip t-shirt


>>> mp3: Alessandro Raina - My Fragile Family 3
>>> Altre due tracce si possono ascoltare qui.

venerdì 17 novembre 2006

Come si dirà "A Banco" in svedese?

Lo so, sabato 18 novembre è una di quelle date da far impazzire un ipotetico curatore di una rubrica dal titolo "Affittasi Ubiquità" (sta per tornare, promesso), visti tutti gli appuntamenti musicali che si accavallano in calendario, ma per ora l'unica cosa che mi va di scrivere a proposito di questa serata è:

Juta Sthlm: den bästa indiepopen fran Sverige, enligt SoneekMX (AntennaUno Rock Station), speciala gäster Enzo (polaroid blog) och Lucio (officiell fotograf). Lördag, 18 November 2006, från 19 till midnatt, @ Juta Cafè, Via Taglio 91, Modena.

A seguire, al Vibra, secondo appuntamento con la selezione "A Banco!", ci si vede lì.
Sodastream contest!

 Sodastream - 'Reservations' Un cd o forse un biglietto per il concerto di domani al Covo di Bologna, oppure tutti e due, vedremo.
Insomma, questa sera a polaroid (in onda dalle 21 sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana) si fanno un po' di regali per celebrare l'arrivo di Reservations, il nuovo album del duo australiano Sodastream.

>>> Twin Lakes (mp3)
>>> Twin Lakes (video)

ps: e ad aprire per Sodastream, sul palco di Viale Zagabria 1, ci saranno i nostri Comaneci!
Stop Staring At My Tits

 Stop Staring At My Tits


In occasione del tour europeo delle Ian Fays, che dopo l'Italia toccherà anche Germania, Olanda e Belgio, il blog olandese Stereo ha raccolto una compilation in mp3 tutta al femminile, intitolata Stop Staring At My Tits. Tra i nomi in scaletta, oltre alle gemelline californiane: Au Revoire Simone, El Perro del Mar, Erase Errata, Emily Haines e altre.
After-School Smile

 after-school sports Nei mesi scorsi non avevo mai seguito molto il fenomeno Lily Allen. Quando però sono capitato sulla cover elettroacustica di Smile cantata da Alice, ex componente delle Never Invited To Parties, e ora attiva con il progetto solista After-School Sports, ho rivalutato subito tutta la faccenda.

When you first left me / I was wanting more
But you were fucking that girl next door / What'cha do that for?

Situazione di partenza classica. Una cosa tipo incomprensione e porte sbattute.
C'è sempre qualcuno che ne vuole ancora. Non può durare.

I was so lost back then / But with a little help from my friends
I found the light in the tunnel at the end
Now you're calling me up on the phone

Ribaltare la situzione è una questione di forze in campo. Solidarietà femminile raccolta tra una fermata e l'altra della metropolitana. La solitudine è debolezza.

At first when I see you cry / It makes me smile
Yeah it makes me smile / At worst I feel bad for a while
But then I just smile / I go ahead and smile

Tutta la festa al tramonto d'estate, la sfrontatezza popbitch, l'arguzia urbana della acida cantante britannica, viene dissolta dalla piccola voce della ragazza di Stoccolma, persa in un riverbero sconsolato e nordico. Poche corde di chitarra e una drum machine ossessiva e impersonale. Questo smile non si è mai sentito così tanto solo.

After-Shool Sports - Smile
Lily Allen - Smile

mercoledì 15 novembre 2006

The "polaroid blog" sessions

Sto cominciando a prenderci gusto, a questa cosa dei gruppi dal vivo in trasmissione.
Venerdì scorso, per esempio, sono passati negli studi di Via Berretta Rossa prima gli Amycanbe e poi le Ian Fays, ovvero due delle più belle scoperte musicali di questo mio 2006.
I due gruppi sono venuti in radio poco prima di salire insieme sul palco del Covo, che si trova dall'altra parte della città. Si comprende quindi un po' di concitazione, oltre al disappunto per la mancanza delle consuete bottiglie di vino (ero di fretta).
Ringrazio la Fio e Lucio per il supporto logisitico e fotografico, e la Paola e Kyle per la collaborazione.
Qui trovate la puntata intera, e queste sono le canzoni (tutte ancora inedite tranne l'ultima) che le due band ci hanno regalato.

Amycanbe - Down Under
Amycanbe - Killer Bees

The Ian Fays - Metronome
The Ian Fays - The Boyfriend Song


 Amycanbe live at polaroid  Amycanbe live at polaroid  Amycanbe live at polaroid
 Amycanbe live at polaroid  Amycanbe live at polaroid  Amycanbe live at polaroid
 Amycanbe live at polaroid  Amycanbe live at polaroid  The Ian Fays live at polaroid
 The Ian Fays live at polaroid  The Ian Fays live at polaroid  The Ian Fays live at polaroid
 The Ian Fays live at polaroid  The Ian Fays live at polaroid  The Ian Fays live at polaroid

Once we were ubiquitous

Stasera Uochi Toki + Micromat live a Murato: info.
Nove minuti di live su youtube: qui.

Domani sera Vincent Vincent And The Villains live al Covo: info.
Il video dell'ultimo singolo Johnny Two Bands:

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.

martedì 14 novembre 2006

Polaroid blog goes to Milan

 Rockit - Gelato Al Veleno
Venerdì primo dicembre duemilasei, Milano, Rainbow Club.
Gelato Al Veleno Party, organizzato da Rockit.
Bugo, Violante Placido, Tre Allegri Ragazzi Morti e Ten Thousand Bees in concerto.
Dj set a cura di Enver e del sottoscritto.
Tutte le info qui.
Italiani all'estero

Canadians, Cool Kids Can't Die, Juxtabrunch e chissà quanti altri mi sfuggono ora.
Il New Musical Express sta cercando di restare a galla nel mare della rete e di difendere il proprio primato di talent scout aprendo le proprie pagine ai giovani gruppi e mettendoli in competizione nella sezione NME Breaking Bands. Votate per i vostri amici! Votate per i vostri beniamini!
Il rischio è forse quello di amplificare soltanto il rumore di fondo, ma almeno il Bel Paese finora è degnamente rappresentato.

Plus: le risposte dei lettori di Drowned In Sound alla discussione "How do you discover new music and new bands, as of now?"
Le vostre, se volete, nei commenti.


>>>mp3:
Canadians - A Long Lethargy
Cool Kids Can't Die - Sunday Morning (demo)
Juxtabrunch - Other Way Round
Città del Capo Recchia Metropolitana

Non è stato facile trovare due sostituti all'altezza di Gino Dal Soler e Andrea Albani per il Thermos del martedì, ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
Questa sera a partire dalle nove, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana, prenderanno possesso di microfono, mixer e giradischi Alarico Mantovani (storica voce notturna di Radio K Centrale) e Matteo Lavagna (bassista dei Disco Drive e titolare del progetto elettronico The Morning Paper).
Stay tuned.
Crap Rock Poetry?

Non potrebbe esserci cosa più lontana da come mi sento adesso, ma l'acido video di Whoo! Alright - Yeah, Uh-Huh dei Rapture, segnalato da A., è proprio divertente.
Se volete, qui si trova anche il Simian Mobile Disco remix.

lunedì 13 novembre 2006

"...and the label is now 100% funded by ad revenue"

Su Stylus c'è una bella intervista a Ryan Catbird della Catbird Records, etichetta discografica nata da un eccellente blog che continua a non sbagliare un'uscita (vedi alla voce Tap Tap, Hemstad, Pet Politics eccetera).
En gång till!

 Speciale Emmaboda 2006 su Indiepop.it Oltre settantamila battute, dodicimila parole per un bilancio dell'ultima puntata in terra svedese, a oramai tre mesi di distanza.
Francamente non so a chi possa interessare oggi lo Speciale Emmaboda 2006 su Indiepop.it, ma a me davvero fa molto piacere essere riuscito a portarlo a termine, nonostante tutto quello che succedeva qui intorno.
Grazie a Salvatore per la pazienza, Lucio e Giorgia per le foto e la compagnia, Gabriele, che ha scritto le sue pagelle, e a tutti i ragazzi e musicisti incontrati là, che non leggeranno mai queste pagine dedicate a loro.
Con una certa frequenza

 Con una certa frequenza Radio Alice, Radio Città 103, Radio Città del Capo, Radio K Centrale, Radio Fujiko... Ci sono tutte, le radio che mi hanno tenuto compagnia in questi anni.
Qui a Bologna, per tutto il mese, insieme al quotidiano Il Domani, è in edicola a 5 euro il volume Con una certa frequenza, scritto da Lorenzo Berardi, Silvestro Ramunno e Paolo Soglia. Tre decenni di radiofonia libera (quando non addirittura pirata) raccontati attraverso storie, aneddoti e interviste inedite a chi la radio l'ha fatta e la fa: Roberto Faenza, Maurizio Torrealta, Valerio Minnella, Franco Berardi "Bifo", Alfredo Pasquali, Red Ronnie e molti altri.

mercoledì 8 novembre 2006

Takka Takka Hey!


Avevo notato per la prima volta il curioso nome dei Takka Takka (citazione da un dipinto di Roy Lichtenstein) nel tour americano di Architecture in Helsinki e Clap Your Hands Say Yeah, da cui era anche nato un mini cd live.
Poi mi ero imbattuto in questo video registrato alla Knitting Factory di New York lo scorso luglio, per una delle serate Movable Hype. Sì, il cantante ha proprio un chewing gum. Sembra quasi aiutarlo a tenere il tono tra il baritono spocchioso e lo slacker nasale.
Finalmente ero passato sul loro myspace. E a quel punto è arrivata Coco On The Corner. Un marciapiede di Brooklyn, la vetrina del caffè, una ragazza che cammina con passo spedito e salta in un sorriso le foglie che il vento soffia dal parco. Tre accordi di chitarra, un organo del 1984, fischiettare e battere le mani. È tutto qui, ma tutto prende il volo.

Velvet Underground e Modern Lovers i primi nomi da citare. Senza dimenticare Bob Dylan, come si intuisce dal loro vecchio demo Fall Apart Art ep (la strabiliante differenza tra le due versioni di Enough parla da sola). Sensazioni confermate dal cantante Gabriel Levine: «I don't feel like we're part of a scene of music that's happening now, I feel we're continuing a conversation of New York bands from a bygone era».
Amano la Matador degli Anni Novanta e i Pavement (si sente meglio in certe ballate), ma spesso le recensioni preferiscono accostarli a cose più folk come Neutral Milk Hotel, forse per quell'armonica che ogni tanto affiora.
"And you realized that the countryside is better for you / but there ain't no countryside in this town"...
Hanno appena pubblicato un album autoprodotto dal titolo We Feel Safer At Night (per farlo hanno mollato il lavoro), registrato insieme a Tyler Sargent dei CYHSY. Nella loro second interview ever hanno detto la cosa più giusta che una band del genere possa dire oggi: «blogs are a reflection of the kind of music we're playing. Our recordings are not polished, and the songs really aren't polished. I think it's cool that what blogs or what Myspace are doing is just as disorganized as we are as bands».

>>> mp3:
>>> Coco on the corner
>>> We feel safer at night
Yeah Yeah Kids

Mi arrivano segnalazioni di belle serate indiepop anche dalle nostre parti. Finalmente!

 The Kids At The Club

 Yeah Yeah Candy

martedì 7 novembre 2006

Mattonella

Immagino che pochi arriveranno in fondo a questa discussione con Jukka Reverberi su musica e blog.
Ma ogni tanto fa ancora piacere ritrovarsi lì, intorno alla mattonella, con un po' di teste che pensano.
Franklin Delano live @ polaroid (reprise)

È on line il podcast della trasmissione di venerdì scorso, che ha visto ospiti in studio i Franklin Delano al completo nella rinnovata formazione.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere, finito il vino, presentato il loro ultimo album Come Home e i ragazzi hanno suonato un paio di canzoni unplugged.
Lucio ha fatto le foto e come sempre lo ringrazio. Io mi sono divertito molto. La band bolognese sarà in concerto al Covo sabato 11 novembre.

Franklin Delano - I Am a Cow (live at polaroid)
Franklin Delano - I Know My Way (live at polaroid)

 Franklin Delano live @ polaroid  Franklin Delano live @ polaroid  Franklin Delano live @ polaroid
 Franklin Delano live @ polaroid  Franklin Delano live @ polaroid  Franklin Delano live @ polaroid
 Franklin Delano live @ polaroid  Franklin Delano live @ polaroid  Franklin Delano live @ polaroid

Voto di protesta indiepop

Non sono mai stato al MEI e confesso che non ne ho mai sentito particolare mancanza. Sapevo dell'esistenza del Premio Out Indies, che "si propone di mettere in evidenza le realtà internazionali, appartenenti all'universo indie", ma solo quest'anno ha attirato la mia attenzione.
Tra le 21 band in gara, infatti, ho notato il nome degli I'm From Barcelona.
Non so perché siano finiti lì, sono outisider totali rispetto a nomi più blasonati e preferiti dal pubblico italiano tipo Mogwai, Tv On The Radio, Cat Power, Devics, Yo la Tengo o Arab Strap (che, guarda caso, saranno in Italia proprio in quei giorni). Ma mi diverte molto l'idea che con qualche voto si potrebbe avere l'occasione, forse unica, di vedere dalle nostre parti il collettivo svedese. Non è semplice per loro fare concerti fuori casa.
So poi che esiste anche un nutrito partito di osteggiatori del Meeting di Faenza. Bene, ora con un semplice voto avete l'opportunità di sabotarlo dall'interno, costringendo gli organizzatori a sobbarcarsi la spesa di invitare i trenta rumorosissimi e sciabolati componenti degli I'm From Barcelona!

lunedì 6 novembre 2006

The President's Dead

Quello che più mi ha stupito del concerto di sabato sera è stato come la sala piena del Covo fosse completamente silenziosa e rapita anche durante le canzoni più lente e le ballate più strazianti degli Okkervil River. Si potevano sentire gli scatti delle macchine fotografiche e le ordinazioni al bar nell'altra stanza.
Da queste parti, in fondo, siamo abituati un po' male, e percepire in maniera così netta come la passione intensa e magnetica di un concerto unisse me e tutti quelli che avevo intorno era una cosa che infondeva nuova fiducia all'andare a vedere ancora musica dal vivo.

Il cantante Will Sheff dichiara in apertura di avere un conto in sospeso con Bologna per il concerto dello scorso anno, durante il quale si era rotta la tastiera (eppure tutti ce la ricordiamo come una serata magica), e quindi promette che questa sera si rifaranno.
Durante il sound-check la band di Austin aveva previsto un'ora e venti di musica, e così è, con tutti i classici dagli ultimi Black Sheep Boy e Black Sheep Boy Appendix suonati senza tregua, e andando anche a ripescare perle come Lady Liberty dal primo album Don't Fall in Love With Everyone You See.

Il nuovo singolo The President's Dead racconta la storia di un ragazzo che sente alla radio la notizia dell'assassinio del presidente, e anche se non capisco bene perché, sul sito dell'etichetta Jagjaguwar si precisa che il ragazzo è repubblicano.

>>> mp3: Okkervil River - The President's Dead

venerdì 3 novembre 2006

Franklin Delano live @ polaroid

Franklin Delano - 'Come Home' Si intitola Come Home ed è il nuovo e terzo album dei nostri Franklin Delano.
Il disco, che si segnala anche per la produzione di Brian Deck (già al lavoro con Modest Mouse e Califone, fra gli altri), senza abbandonare le radici ben salde nel folk e nel country rock a stelle e strisce, suona più carico, positivo e brillante di quanto ci si poteva aspettare dai Franklin Delano: basta ascoltare I Know My Way per farsene un'idea.
Questa sera a partire dalle 21 Paolo Iocca, Marcella Riccardi e altri della band saranno ospiti di polaroid negli studi di Città del Capo Radio Metropolitana per presentarlo e suonare qualche canzone dal vivo (anche in streaming e, con pazienza, podcast).

giovedì 2 novembre 2006

Lanzafame

 Tap Tap - 'Lanzafame' Sir Thomas Sander proviene da Reading, Gran Bretagna, ed è membro della band Pete & The Pirates: questo è praticamente tutto ciò che si riesce a sapere via Google a proposito di chi ha dato vita al progetto Tap Tap.
L'altra dato, quello decisivo per quanto mi riguarda, è che il loro album di debutto, intitolato Lanzafame, è pubblicato dalla Catbird Records, una garanzia.
Queste undici canzoni si muovono sul sentiero ampiamente battuto che va dagli Arcade Fire ai Wolf Parade, senza inventare nulla ma mettendoci una bella energia e soluzioni melodiche sempre incisive. Interessanti le deviazioni che vanno a parare ora dalle parti di certi Beach Boys nevrotici, ora dalle parti di Pixies in vena di euforia.
Tra quelle chitarre appuntite e quelle fisarmoniche malferme, si respira un'aria di nobiltà decaduta, con parenti sfaccendati che passano il fine settimana nella tenuta della zia da cui sperano di ereditare, gatti in soggiorno, vicari in tutù e maggiordomi irreprensibili. Un album vittoriano, elegante e perdente, che forse sarebbe piaciuto a Wodehouse. Da ascoltare con l'ipod su un treno a vapore che viaggia nella campagna inglese.

>> mp3:
- 100,000 Thoughts
- Way To Go, Boy
- Here Cometh
- Little Match (Big Fire)
Kalenderv. 113, 415 13 Göteborg

Jens Lekman si sente prigioniero di un cliché e vuole liberarsi del suo ukulele. Potete averlo voi, basta spedirgli una cartolina da un posto dove non siete mai stati prima.