mercoledì 31 marzo 2004

Dov'è la musica (2)

Jim DeRogatis, che da queste parti conosciamo soprattutto per la biografia di Lester Bangs, ha scritto un interessante articolo intervistando una ventina di esponenti della scena musicale di Chicago e chiedendo loro un parere sul futuro della musica.
Dov'è la musica

30 persone sono state denunciate dalla Guardia di Finanza nell'ambito delle operazioni internazionali per contrastare la diffusione del file sharing. Tra questi, non solo gestori di server su cui si appoggiano le reti P2P, ma anche comuni utenti che condividevano file musicali in grande quantità.

Intanto la EMI licenzierà 1500 dipendenti, la maggior parte dei quali provenienti dagli stabilimenti di produzione dei cd, ma non solo: è nei piani ridurre del 20% anche il roster degli artisti. I primi a farne le spese saranno ovviamente "quelli di nicchia".

Diamo anche qui la colpa a chi scarica mp3? A ben vedere le previsioni dicono che la EMI quest'anno guadagnerà 300 milioni di sterline.
E il boss di EMI Alain Levy ha uno stipendio che si aggira tra i 12 e i 20 milioni di sterline l'anno.

Intanto, ad Harvard sono del parere che "downloads have an effect on sales which is statistically indistinguishable from zero, despite rather precise estimates. Moreover, these estimates are of moderate economic significance and are inconsistent with claims that file sharing is the primary reason for the recent decline in music sales"...
Nuda Veritas

Tutto quello che abbiamo sempre voluto sapere su Inkiostro, ma non abbiamo mai osato chiedere.

martedì 30 marzo 2004

Trentenni, internet, sesso e rock'n'roll
Blog Out questa sera a Modena

Blog Out - 13 diari dalla reteQuesta sera, alle ore 21 nella suggestiva cornice dello Juta Cafè di Modena si presenta Blog Out - 13 diari dalla rete, l'antologia di blog italiani pubblicata da Novecento Libri e curata da Biccio e Alessandro.

La serata sarà introdotta dall'eccezionale Jonathan Sisco e vedrà la partecipazione di Leonardo, Antonio "Blogorroico" Cavedoni e i due di polaroid, che non hanno ben chiaro cosa diranno ma, insomma, con un paio di martini prima di cena dovrebbero farcela.

Piace qui ricordare che i proventi ricavati da Blog Out vanno a beneficio di Emergency, quindi dopo le chiacchiere sarebbe bello acquistarne una copia.
Lo Juta Cafè si trova in Via Del Taglio 91, accanto alla Piazzetta della Pomposa.
Se, come me, a Modena vi perdete sempre, vi lascio anche un numero di telefono: 059 219449. Ci si vede lì.

lunedì 29 marzo 2004

Numero zero

Fatemi capire: per il lancio di School Of Rock, la nuova commedia con Jack Black, la United International Pictures Italia ha messo in giro delle finte fanzine intitolate "Daily Rock" di colore (non si poteva sbagliare) rosa, oppure ne aveva solo una copia Lucio da farmi avere "per caso" come ogni buon agente di viral marketing?
No, perché la cosa avrebbe del (limitatamente) clamoroso, almeno per un provinciale come me.

Il foglio A3 è rozzamente piegato in quattro, mentre all'interno finti ritagli di giornale parlano in maniera sbrigativa del film, di air guitar, di tatuaggi, del fumetto Emily e della carriera di Jack Black.
In un angolino ci sono anche tre recensioni di dischi (il genere letterario più a buon mercato): i Darkness, i Jet e la colonna sonora del film.
Anche l'epoca delle fanzine (qualcosa che il target di School Of Rock nemmeno sospetta) viene così appiattita a veicolo promozionale. Buonanotte.
Perfect Fanzine Forever

Non leggevo Perfect Sound Forever da un po' e sbagliavo.
Nell'aggiornamento di marzo/aprile ci sono: belle interviste a Terry Knight dei Grand Funk Railroad, a Jason Pierce di Spiritualized e a Giovanni Antognozzi della italiana Ants Records, un saggio su Phil Spector e uno sui migliori dischi "da divorzio", un articolo veramente pessimista sul futuro della musica dopo gli mp3 e un racconto con dentro dei cloni di Lou Reed scritto da uno che possiede Metal Machine Music in Stereo-8, vinile, cassetta e compact disc, e in nessuna delle edizioni gli piace.
C'è anche altro, ma stasera non ho tempo di leggere tutto.
Ci vorrebbe una fanzine, però elegante

Polaroid, insieme ad altri, è stato citato dentro un video che si vede su un sito, e che è una rassegna stampa di blog italiani, in questa puntata dedicata al tema delle fanzine.
La cosa suona un po' complicata ma devo dire che mi intriga parecchio.
L'autore del Bersò (questo il nome del programma sperimentale) è Giorgio Levi, già curatore dell'omonimo blog dedicato all'informazione.


ps: e poi finalmente dovremmo anche ricordarci di ringraziare Mr. Granieri per avere definito con certo humour questo blog "elegantissimo" nel suo articolo su Internet News di marzo...
Musica per ragazze simpatiche

Hai presente quando chiedi se una ragazza è bella e ti rispondono che, beh, è simpatica?
Ecco, a volte succede lo stesso quando ti dicono di un disco che è "carino".
Non c'è niente che non va, è fatto come si deve, però hai già l'impressione che dal tuo scaffale scenderà poche volte. Eppure, non potresti parlarne proprio male.
Mi è capitato con un paio di dischi che casualmente portano la stessa etichetta (l'ottima Merge Records) e che in queste settimane di inizio primavera ho, nonostante tutto, ascoltato parecchio: Make Out dei Rosebuds e Underachievers please try harder dei Camera Obscura.
Più mosso il primo (con punte di puro divertimento), più intimo il secondo (e quando dico intimo intendo una versione soft dei Gentle Waves).
Ci muoviamo in territori indie pop con tutti i crismi, e canzoni piene di sha-la-la e cori ammiccanti, ma purtroppo non ricordo un titolo oltre la traccia numero uno di entrambi gli album. Rimango abbastanza freddo di fronte a tanta perfezione e... sì, tanta carineria.
Già in agenda

Sulla fondamentale Italy Gig List compaiono le prime anticipazioni sul Festival Musica Nelle Valli, uno dei nostri appuntamenti musicali preferiti. Si terrà il 29 e il 30 maggio a Finale Emilia (MO), e tra i primi nomi annunciati ci sono El Guapo, Rosolina Mar, The Chinese Stars e With Love.

Nella pagina dedicata all'elettronica, intanto, seguiamo con entusiasmo le date de Le Ocarine di Budrio.
Lì nel mezzo

Il Blog Della Domenica è capace di farti ascoltare anche Ligabue.
E alla fine ho paura.
Love affair

I Baustelle sembravano divertirsi a suonare l'altra sera al Covo, o almeno così mi piace pensare.
E che fossero contenti di trovarsi sul palco "del CBGB's di noi altri" (questa la definizione usata dallo stesso cantante Francesco Bianconi) si sentiva anche nel loro concerto, più tirato di quello che avevamo visto qualche mese fa a Ferrara: in qualche modo più riuscito perché meno pulito.
I lustrini da balera che gridavano Umberto Tozzi e Vecchioni e Nada si sparpagliavano, e restavano in piedi questo gruppo rock, queste belle canzoni che per una volta sono italiane e non fanno vergognare, queste parole da cantare tutti assieme senza sembrare sciocchi e che ogni tanto fanno anche un po' a male.

venerdì 26 marzo 2004

"Se non avete di meglio da fare venite a muovere un po' le ossa che se no dopo vi viene l'artrosi!" (Mara)

shake the bones: a garage punk night - sabato 27 marzo - Centro Sociale Fassbinder - Sassuolo (MO)

giovedì 25 marzo 2004

Puntata patata

Finalmente fanciulle in fiore questa sera a polaroid: in occasione della prima puntata di primavera, infatti, avremo l'onore di ospitare Miss Second Sight e Miss Fio.
In scaletta un po' di dischi, quattro chiacchiere e qualche birretta in compagnia, prima di andare tutti al Covo a sentire Paolo Benvegnù.
A partire dalle venti, sui centotre punto cento in stereofonica modulazione di frequenza di Radio Città 103. Non mancate.
Nessuno conosce nessuno
Ma Roger Avery sa qualcosa di Bret Easton Ellis

Le regole dell'attrazioneLe regole dell'attrazione, da quel che ricordo, mi era sembrato il libro più debole di Easton Ellis, lettura obbligata dei ventenni di alcuni anni fa.
L'omonimo film nelle sale in questi giorni ne è la migliore trasposizione possibile, e forse anche qualcosa di più.
E' divertente (anche quando cialtroneggia) e funziona sotto molti punti di vista: riesce nell'impresa di mettere ordine nel namedropping esasperato sul quale era costruito buona parte del romanzo (problema risolto con i dieci minuti prima dei titoli di testa); trova attori in grado di dare conto dell'opacità dei personaggi senza risultare dei baccalà (ammetto di non aver mai visto Dawson Creek o Seventh Heaven, piccolo vantaggio); ha un costante e puntuale sfondo sonoro (grazie Fra'), vitale nella scrittura di Easton Ellis.

Basterebbe da solo il resoconto del viaggio in Europa di Victor - vale il biglietto - per affermare che Roger Avery (ti pareva che non avesse un blog) ha capito molto dello scrittore americano: prima persona al tempo presente, lingua estremamente povera (si diceva paratassi?) per accelerare ancora di più le immagini velocissime, ripetizioni e ripetizioni e ripetizioni che finiscono per intontire e rendere inutile qualsiasi distinzione e indifferente il progresso della narrazione.

Certo, poco salverebbe questo film dall'accusa di giovanilismo, ma il disinteresse di Ellis/Avery per temi e contenuti è abbastanza evidente dalla spietatezza con cui la ragazza che si suicida per amore è lasciata al suo destino.
Sì, d'accordo, i figli di quest'America ricca e assurda sono tossici alcolizzati che scopano continuamente chiunque capiti a tiro senza ricordarsi nulla...
Non importa l'amore "a quelli come noi", dice Lauren alla fine, ed è una morale talmente risibile ("nessun conosce nessuno", cioè, capisci...) che non ci si prende nemmeno la briga di finire l'ultima frase. Motocicletta, via, rock'n'roll.

A me sembra un po' una mazzata ai film collegiali americani più deleteri. Insomma, cosa differenzia The rules of attraction da American Pie?
Qui nemmeno per un secondo si fa finta di rappresentare la vita "scolastica" (l'unico prof. che si vede non è per nulla diverso dagli altri ragazzi alle feste), e si portano alle estreme conseguenze le condizioni che là provocano la risata stupida: in questo campus il tempo è sospeso (potrebbe anche essere una prigione), si vive un interminabile weekend di party e ammucchiate. Ed è lì che si scatena comunque tutto il "male" che c'è (anche) in questi ragazzi fichissimi e ignoranti come capre.

martedì 23 marzo 2004

Di tutto cuore

Ladies and gentlemen in diretta da Kroc, Los Angeles, il nuovo singolo di Morrissey Irish blood English heart.
(grazie AB, è stata una bella sorpresa)
Questa mattina si ascolta

... Piccolo e tenero ultrà, il karaoke esistenziale di Leonardo (dove riscopro anche una pagina che avevo dimenticato da tempo: le fonti dei testi degli Smiths).

A proposito: è da un paio di settimane che la pubblicità qui sopra invita a cercare su google "Morrisey".
Forse l'altra "s" è su Altavista?

related searches: 'morrisey' (sic)

lunedì 22 marzo 2004

Pausa caffè

Mentre non smetto di ascoltare New Resolution (Postal Service remix) delle Azure Ray, mi riguardo le foto della festa di San Patrizio di Courtney Love.

domenica 21 marzo 2004

Musica per punk tristi

BOB CORN 'sad punk and pasta for breakfast'Questa mattina, anche se restavi sdraiato mezz’ora a scrutare il cielo, le nuvole che passavano in fretta non dicevano proprio nessuna forma particolare. Comunque le guardavi, restavano soltanto il bordo nudo di una perturbazione. Di qua il sole che scaldava bene, appena un passo più in là, sopra le colline, era già coperto.
Così, prima che questo primo giorno di primavera del Duemilaquattro raffreddasse, mi sono alzato e ho camminato un po’ per la città chiusa al traffico a causa delle micropolveri.
Ho tenuto in cuffia un solo disco, il quale avendo sette canzoni per venti minuti ha girato parecchie volte.

Era Sad punk and pasta for breakfast di Bob Corn e ci stava benissimo con questa luce, questo vento e questi passi. Dovreste provare.
Lui in realtà è Tizio, ovvero Tiziano Sgarbi, il ragazzo con la barba che sta dietro la Fooltribe, e la Fooltribe è quella specie di agenzia/etichetta/collettivo che organizza quasi tutti i concerti che mi piacciono. Ad esempio, sono stati i primi a credere nelle Black Candy, e già questo basterebbe a dare loro tutta il credito musicale necessario.
Il rapporto tra le Black Candy e questo disco poi è ancora più stretto, perché dentro, nell’elegante libretto, Tizio sostiene di non essere un musicista e di avere imparato quello che fa proprio da loro.

Quello che fa, molto semplicemente, è suonare una chitarra acustica, tenere il tempo strisciando i piedi seduto sulla sua sedia e rivolgersi a una donna in quasi tutte le canzoni. “L’ultima canzone è nata senza pensare a nessuna ragazza, ma poi l’ha trovata”… che poi è un po’ il senso della mia preferita, la penultima Sand and the end.
Su disco la bassa fedeltà del progetto musicale Bob Corn viene abbellita dal violoncello e dalla chitarra di Elena e Gigi dei Perturbazione, e dai feedback di Giulio Favero degli One Dimensional Man, pure in cabina di regia.
Mi piace molto anche la confezione: una strana busta come quella di un 7 pollici ristretta in lavatrice, con foto molto belle, molto appropriate a tutta la situazione.
Album perfetto per questo inizio di primavera: un po’ punk e un po’ triste, come lei.
Solo perché nessuno sta postando niente (2)

"Scopri le otto piccole differenze" tra Bologna e Modena dal punto di vista musicale, suggerisce Leo qui sotto.
Bene, eccone un'altra: se si organizza una serata a favore di Emergency, dove pensate di trovare i Modena City Ramblers e dove invece due interessantissime band che pubblicano per Domino e FatCat Records?
Risposta sbagliata.

Grazie a Squarewave, infatti, Movietone e Crescent, provenienti da Bristol ed esponenti di spicco della scena post-rock / slowcore, si esibiranno questa sera all'OHM (ex More) di Modena.
Le info per raggiungerlo le trovate qui.
Solo perché nessuno sta postando niente

La differenza principale tra il Covo (Bo) e Libera (Marzaglia-Mo), al venerdì sera, è la seguente:
magari al Covo mettono su Belle & Sebastian.
A Libera, mettono su la sigla del cartone di Belle & Sebastian.

(E tutti cantano il coro il ritornello).

Non so cosa ne penserebbe Malatesta, ma d'altronde è morto.

giovedì 18 marzo 2004

If you're feeling scenester

Se Stuart Murdoch che balla in maniera cosi terribile è fighissimo lo stesso, allora c'è una speranza per tutti noi perdenti.
Ieri sera al Rolling Stone di Milano i Belle & Sebastian hanno lasciato l'impressione che ormai possano permettersi di fare un concerto di due ore senza suonare il singolo dell'ultimo album, per esempio, e la gente uscirà dal locale ugualmente soddisfatta.
Non che I'm a cuckoo mi sia mancata, lo ammetto, però If she wants me sì. E al posto di un paio di canzoni da intervallo durante lezioni di salsa e merengue si poteva mettere qualche risaputa hit.

Tolto questo trascurabile sassolino dalla scarpa, inchiniamoci di fronte alla band scozzese, probabilmente quanto di più vicino la nostra generazione possa sperare di arrivare a figure classiche come Burt Bacharach, Beach Boys e The Smiths.
E ammiriamo la capacità con cui tirano fuori il meglio dal loro pubblico: tutti avevano voglia di battere le mani, di schioccare le dita quando richiesto, di cantare strofe e ritornelli imparati ormai tanti anni fa. E tutto immancabilmente sorridendo.
Chi non avrebbe voluto essere Paola con la maglietta verde, chiamata sul palco dalle prime file a cantare Roy Walker (e lei che gli sussurra sfacciata "I think you're a really good dancer...").

Ad ogni buon conto, abbiamo assistito a un set fin troppo raffinato, cosa che è finita per sembrare un ossimoro se si pensa alla loro cristallina semplicità pop. Questo l'ho sentito dire da chi mi stava a fianco, non certo da quelli dietro, che non hanno mai smesso di limonare. Su Fox in the snow, poi, vi lascio immaginare.
Se fossi più in forma spenderei due parole sulla cornice fatta di perfettissime pieghe di capelli e orecchini vintage in plastica e ingresso omaggi alle tipe sotto i cinquanta chili. Ma si sa: Milano capitale della moda, l'ha detto pure Stuart, non certo dell'indie.
Nel complesso un'ottima serata, anche senza celebrità avvistate (il migliore era il giovanotto che ha scritto la recensione per Blow Up).
Ah: abbiamo anche conosciuto Max.
Finalmente.

mercoledì 17 marzo 2004

La primavera è pop

Baskervilles (self-titled)Ultimamente ritrovo i Television Personalities un po' dappertutto. Puro caso o segno dei corsi e ricorsi storici, e di noi che come sempre inconsapevoli ci capitiamo in mezzo?
Ad esempio, chi l'avrebbe detto che che proprio i TP erano il principale riferimento dichiarato dai Baskervilles?
Non so bene cosa rimanga della sgangherata (detto con tutto l'affetto) band di Dan Treacy dentro questo quartetto newyorkese, autore piuttosto di un indie-pop che, per cominciare a delimitare il campo a grandi linee, è più vicino alle sonorità di Belle & Sebastian.
Forse conta l'attitudine, come si dice in queste situazioni.
Però, sia quando si danno una mossa (come in Have You Seen The Ideal? o in The Pages Of Lisa, Bright And Dark), sia quando cedono alla malinconia (John Ryley), i Baskervilles azzeccano melodie che ti restano in testa con una facilità impressionante.
Per una recensione e un'intervista (entrambe molto appassionate) rimando al solito affidabile Indiepop.it.
Mi limito a suggerirvi di cercare almeno la contagiosa Day one, Amanda year: non sarà la canzone più rappresentativa di questo album (in generale più orientato verso i Sixties), ma suona così meravigliosamente 80 e invita così spudoratamente a battere le mani e ballare che basterebbe già da sola a fare da sfondo all'imminente primavera.
A letto col perdente
Perché una multinazionale paga quest'uomo?

In Bed With A Loser

Prende il via In Bed With A Loser, il nuovo reality show che sconvolgerà la blogosfera, e al cui confronto la blog balotta sembra un branco di intellettuali.
Nella puntata pilota, andata in onda sabato da Bologna, il protagonista Andrew J. Rolamee si insedia nella casa dell'ospite di turno, gonfia il materassino giallo che lo accompagna in tutte le avventure e comincia a raccontare la sua storia, ogni volta diversa, fino alle prime luci dell'alba. Irresistibile: alla fine, persino gli uccellini fuori dalla finestra cinguetteranno in dialetto maceratese.
I concorrenti che tengono duro fino al termine della trasmissione vincono una settimana di sintomi influenzali regalata direttamente dal nostro eroe.
In Bed With A Loser: la cosa migliore vista sui vostri schermi dai tempi di Nanni Loi (peccato solo per la tremenda colonna sonora).
In Bed With A Loser: la prossima puntata potrebbe essere a casa vostra...
Thank you for the music (15)
Una polaroid di musica in nice price

Beach Boys 'Pet Sounds'Quando Brian Wilson compose Pet Sounds, il resto dei Beach Boys era in giro da mesi a tenere concerti e a sorridere di California per il miglior 1966 che l’umanità avesse mai visto. Hey gente, siamo i ragazzi della spiaggia!
Un attimo prima di sprofondare nelle contraddizioni del Vietnam e della contestazione, sembrava letteralmente necessario costruire la musica perfetta, che potesse parlare a tutto il mondo e cambiarlo.
Probabilmente nella testa di Wilson queste cose erano chiare, in un certo senso: glielo dicevano i dischi dei Beatles e di Phil Spector, le sostanze che stava scoprendo rinchiuso nella sua casa-studio di Bel Air e la processione di dottori e santoni che entravano e uscivano passando dal prato dietro la piscina.

Immagino che per Wilson e il resto del gruppo non dovesse essere facile incontrarsi di nuovo: al ritorno da un lungo viaggio i giovani uomini abbronzati, e perennemente in viaggio il corpulento ragazzo silenzioso.
Soprattutto, cerco di immaginare come Wilson facesse ascoltare agli altri la musica che lui stava mettendo a punto con i migliori session-men di Los Angeles, e su cui i Beach Boys in pratica avrebbero messo solo la voce (non che fosse cosa da poco) e la faccia.
Io mi chiedo cosa facevano: si sedevano tutti assieme nella stanza? Andavano in sala di registrazione? Avevano le cuffie oppure alzavano il volume? E come era quel silenzio alla fine di ogni canzone? Oppure parlavano tutto il tempo?

Pare che i Beach Boys fossero preoccupati principalmente di quanto l’incanto che avevano creato per il loro pubblico potesse venire turbato da composizioni troppo intellettuali. E pare che Brian Wilson fosse sempre più frustrato per come le sue idee musicali si traducevano nella realtà, e diventasse esigente fino alla nevrosi.
Si può dire che entrambi peccarono di ottimismo: la band perché credeva di poter perpetuare all’infinito quell’immagine, per così dire, da Happy Days e il relativo riflesso commerciale; mentre l’utopia di Wilson finirà per rivelarsi troppo “solare” per aderire alla curva dei tempi.

Prima che le cose esplodessero (definitivamente?) inseguendo la realizzazione di Smile, i Beach Boys già molto in alto toccarono il cielo della musica e lo colorarono con Pet Sounds, un album praticamente perfetto, che affascinò e influenzò generazioni di musicisti e ascoltatori. C’è qualcosa nel suo essere classico che trascende le singole hit come Wouldn’t it be nice o God only knows. Forse è proprio in quel tentativo di Brian Wilson di creare pop senza tempo, pur essendo un magnifico prodotto del suo tempo.
Mi lega a Pet Sounds la sensazione struggente che deriva dall’impossibilità di condividere fino in fondo quello che la musica ci fa sentire.

lunedì 15 marzo 2004

LITTLE FRIENDS

The PonysI Ponys suonano vecchio. Tipo una garage band ossessionata dai primi due dischi di Wire. Arrivano da Chicago ed incidono per una delle migliori etichette in circolazione. Hanno fatto uscire tre singoli ed un album. Diciotto canzoni in tutto, perchè il lato b di Wicked City, il secondo quarantacinque giri lo hanno incluso anche nell'album. Quella canzone si chiama Little Friends, ed è una di quelle che quando le ascolti dividono in due la giornata, tipo la metà in cui non avevi ancora ascoltato Little Friends e la metà dopo, che è molto meglio di quella prima, chissà perchè. Ogni tanto mi ricordano pure i Flipper, ma questo potrebbe portargli male, quindi meglio lasciare stare.
Se la fortuna ci assiste li vedremo assieme ad Hunches ed Hospitals dalle nostre parti a fine aprile.
illustrazione di Brian BrooksMorrissey gets a job

Dopo il tributo agli Smiths tutto sommato "ortodosso" realizzato dalla Matinée Recordings, ne è in arrivo un altro sicuramente più curioso: nomi della scena emo e post-hardcore come Cursive, Hundred Reasons, Million Dead, Instruction e Garrison saranno protagonisti di cover raccolte dalla etichetta Sorepoint (che si presenta con un "We only pick the bands that we really think are something to shout about") in un album intitolato "How Soon Is Now?"

Intanto cresce l'attesa per il nuovo album di Morrissey "You are the quarry", in uscita il prossimo 17 maggio, di cui è stata resa nota la tracklist.
Qui trovate già una recensione di Simon Goddard andata in onda sulla BBC qualche giorno fa: "I think his fans will love it and there's so much good will out there in the world for Morrissey".


ps: l'immagine è tratta da Morrissey Gets A Job di Brian Brooks.
Dalle nove alle cinque
Homesleep Weekend II, 11-13 marzo 2004, Il Covo - Bologna

E’ stata una festa lunga tre notti, nel nostro posto preferito, insieme a (quasi) tutti gli amici che vorremmo avere a una festa, oltre a nuove interessanti conoscenze, e (quasi) tutta la musica che vorremmo sentire a una festa.

Mi è piaciuto viverlo così questo lungo Homesleep Weekend: dall’inizio alla fine, dalle nove alle cinque, orario continuato fino a mattina. Aggirarmi per le stanze del Covo vuote ma già irrequiete prima dell’apertura, impegnato a sparpagliare su tutti i tavolini quei foglietti e altri anche più DIY fotocopiati in ufficio (ok, ne riparleremo, spero), restare a vedere la gente arrivare piano, muoversi nella folla, sino al momento in cui vedevamo accendersi le luci bianche dei neon prima della chiusura.

Dopo tre giorni così, domenica sera resta tutto nelle gambe deboli, nella testa un po’ pesante e negli occhi arrossati che reclamano ore di sonno. Rimbombano ancora le orecchie per la quantità di musica assorbita e le parole spese a raffica e più o meno sobriamente (ormai metà della gente che conosco si esprime solo citando Giovanni Gandolfi).
Dimenticherò presto parecchie cose, ma di certo non la sensazione di stare assistendo a qualcosa di molto bello quando noi soliti da soli sotto il palco saltavamo e cantavamo You can’t hide your love forever di Comet Gain, suonata (quasi) apposta per noi. E ho ancora in mente il sorriso con cui David Feck rispondeva al sottoscritto, ormai impresentabile, e le terribili occhiatacce che mi rivolgeva la sua british girlfriend a un orario impossibile.
Mi è dispiaciuto, invece, sentire The French così freddi rispetto al disco dell’anno scorso, e del resto una risposta fredda è quella che hanno avuto dal già esiguo pubblico.

I Julie’s Haircut mi hanno trovato aggrappato a banco, e ho ballato poco quando avrei dovuto saper tenere meglio il centro buio della sala, come gli Yuppie Flu hanno saputo tenere il palco nonostante l’impianto di amplificazione cercasse di ostacolarli in tutti i modi.
E che Alessandro Raina dei Giardini di Mirò salisse sul palco a cantare un pezzo insieme alla band anconetana si sapeva, ma che si trattasse proprio di Order the player off the field mi ha stupito non poco. Il risultato è stato davvero al di sopra delle mie aspettative.
Credo poi di ricordare i Fuck trasformarsi in assurdi prestigiatori dopo aver suonato un set breve ma assolutamente da incorniciare per come è riuscito a essere sconclusionato e tirato al tempo stesso.
E non è mancata la cover di Ops, I did it again.

Dei Wisdom Of Harry non so dire molto, se non che un paio di affidabili intorno a me erano delusi dal confronto con l’ultimo album, e che quasi tutta la gente mi pareva completamente distratta dall’aria elettrica che si respirava sabato sera, e non li ha degnati di molta attenzione.
Il merito era tutto dei Franz Ferdinand, attesi alla prova del nove del live. E invece gli scozzesi hanno dimostrato che a volte l’hype ha ragione e ha i suoi bei motivi, non è solo questione di uffici stampa ma si propaga dopo concerti come questo (niente a che vedere con il disco).
Un’esibizione serrata e frenetica (e divertente) come la loro mi ha riportato alla memoria quelle degli Strokes pre album d’esordio della primavera 2001. La totale assenza di una pur minima esitazione nel loro concerto ha schiacciato una sala stipatissima, ed era un piacere vedersi alzare così tante braccia e volare da una parte all’altra danze selvagge.

Il suono finalmente usciva perfetto dall’impianto e arrivava alla nuca come una sciabolata di Nuova Onda dagli imprevedibili riflessi. Che dire infatti del nudo ritornello beatlesiano in Tell her tonight? (Le tre voci in linea, le chitarre puntate e le camicie strette: i FF si presentavano come un plotone d’esecuzione, e la cosa funzionava dannatamente.) O come tacere dei ricordi di Duran Duran epoca primo/secondo album, soprattutto nell’uso del synth? E come non sorridere vedendo levarsi la marea del pubblico sul levare malefico di Take Me Out, tutti in coro?
Il quartetto non è esattamente il più simpatico dei gruppi, data la quantità di attenzione che hanno ricevuto, ma non si può certo dire che non sappiano fare quello che devono. E se non spariranno domani, potrebbero regalare altri spaccapista a colpo sicuro.

Uniche note negative di questa tre giorni, a mio avviso, sono stati gli ospiti dj stranieri, quasi mai in sintonia col pubblico locale. Molto meglio, ad esempio, ha saputo fare Arturo prima dei concerti nella serata di sabato, tenendo sulla corda quattrocento agitatissime persone sparando via via robe tipo Orange Juice, Television Personalities, Razorcuts, Shop Assistants, Pastels, Talulah Gosh, Teenage Fanclub, la sua ultima fiamma i Ponys, i Radio Dept. e trovando anche il tempo di mettere le Black Candy prima dei Franz Ferdinand.
Una bella festa, davvero.

giovedì 11 marzo 2004

Musica per le mie orecchie

Black Candy 'Candinista'Non ci sono dubbi che Candinista delle strepitose Black Candy è, come minimo, il disco d'esordio dell'anno. Già da ora.
Non mi andava però di dedicargli soltanto una piccola recensione sul blog.

E così inaugura oggi, sulle note di Revolution winter, polaroid alla radio: quello che avremmo fatto se avessimo avuto la fortuna di vivere all'epoca delle fanzine.
I’ve spent my whole life running away

Quando Arturo mi consigliò per la prima volta di cercare in rete le cose che scriveva Alistair Fitchett io non riuscivo proprio a ricordarmi quel nome.
Oggi Tangents è una delle webzine che leggo più spesso.
Non è molto spettacolare: non ci sono news, gli articoli parlano di quello che gli autori stanno ascoltando in quel periodo (o dei nastroni che stanno facendo), e non sempre si tratta di novità. A volte sono ritratti di personaggi della scena musicale locale. Ultimamente hanno messo anche delle gallerie fotografiche.

Prendete i soliti quattro sfigati (qui a Bolgona come a Londra), un piccolo club una sera feriale, una chitarra e un certo signore che risponde al nome di Calvin Johnson.
Questo articolo su un suo concerto di un paio di settimane fa io lo trovo semplicemente commovente, per quel che "says something to me about my life".
The sound of the city

Mr. Profeta ci segnala (o suggerisce?) una nuova idea di fare la radio che arriva direttamente dalle strade di New York.
Potremmo mai permettercelo qua sotto i nostri portici? Certo, ora che RadioCittà103 ha abbandonato lo storico e confortevole mono per questa smagliante stereofonia potrebbe succedere di tutto.


update: Mr. Loser parla di un'analoga iniziativa londinese (ricamandoci sopra parecchio...)
The Homesleep Weekend starts round here

E anche noi, dopo qualche giorno di silenzio, torniamo in onda. Non è che la frase qui sotto voleva essere una lapide per questo blog, anche se ogni tanto ci piace riconoscerci nelle "persone infuocate" di cui parla Mr. Comet Gain.
Né la citazione della band britannica era esclusivamente riferita alla loro straordinaria presenza all'Homesleep Weekend che prende il via questa sera al Covo di Bologna.
Di questo evento ci siamo occupati in tanti sulle pagine del rinnovato Zero In Condotta (ok, in alcune stanze la vernice non è ancora del tutto asciugata: tipo, se trovate degli strani "/xls" nella barra degli indirizzi cancellateli con benevolenza).
Per la tre giorni bolognese c'è questa "splash page" (chi ne sa m'ha detto che si chiama così), anche se la mia firma non c'entra nulla. Piuttosto, ringraziamo tutti Sergio.

Ma della frase qui sotto si diceva. Well, ecco: è solo che anche noi (e non da soli, per fortuna) stiamo cercano di realizzare un po' di "good stuff", e perciò ultimamente scarseggiamo in quanto a tempo.
Voi state pronti, non prendete impegni per sabato primo maggio e tenete da parte un po' di spiccioli. More news to come.

lunedì 8 marzo 2004

Preparandosi

We all know good stuff, 'soul', 'punk' whatever is based on a foundation of fired up people stupid/beautiful enough to do clubs, zines, labels + not just play guitar.

(David Christian, Comet Gain)

giovedì 4 marzo 2004

Big fish

A me la cosa che piace dei film di Tim Burton è il modo in cui gli attori diventano suoi attori.
L'ho detto una volta e adesso penso che sia ancora vero e soprattutto: scrivevo meglio nel 2002.
Elena Bonham Carter, nata per essere Ophelia, costretta nei costumi moderni finisce in antipatia (per esempio nella Dea dell'amore) invece lì, ha proprio quella cera preraffaelita per cui è versata e lavorata, nientemeno, senza essere costretta, morta, a galleggiare pelo d'acqua.
Questo mi piace, che gli attori diventano personaggi. Se in due dimensioni non importa.


mercoledì 3 marzo 2004

Salve. Non ho un blog. Vengo in pace.

Le caste della "Blogosphere" newyorkese viste da fuori in un articolo divertentissimo sul Village Voice.

Cos'è la "Blogosphere"?
"A land where the smart get smarter, the connected connect to one another, and the losers go home".
Già sento qualcuno strillare "mi si escludeva!".

By the way: "professional music journalist, the only career that holds the power to trump the Blogging Caste System"...
Ora sapete che regalo farmi

The Radio Dept. T-shirt

Il ritorno di Pink Fluyd?

Consiglia prudenza il clamore sempre piu' vivo destato giorni fa da una notizia serpeggiante fra gli addetti ai lavori: il ritorno in scena dell'ex chitarrista dei Pink Fluyd e per di piu' con un progetto che sembra una sfida impossibile. Ma potrebbe essere il solito flatus vocis. La sede periferica dell'evento corrisponde in pieno allo stile eccentrico del personaggio. E anche l'ottimismo marzolino della rassegna, intitolata lodevolmente "Una sera, in primavera, uno scrittore..., ricorda l'ironia un po' bislacca dei suoi momenti migliori, quella di uno che aveva previsto anche la neve, insomma. Per non dire dell'orario, le 20.30, quando tutti, di solito, celebrano il rito piccoloborghese della cena.

A dare credito alle voci, comunque, questa sera alle 20.30 alla biblioteca comunale di Bomporto (MO), durante la presentazione di Le cose dopo, il libro di poesie di un tale chiamato Alberto Bertoni, il musicista dovrebbe eseguire (per chitarra sola!!!) alcuni dei suoi pezzi piu' rivoluzionari. Si parla di Set the control for the heart of the sun, Shine on you crazy dimond pt.3, e Goodbye blue sky. La stampa locale pubblica addirittura una sua breve intervista dove alla domanda "chi ti ha convinto a tornare?" risponde "this fine ass blonde doing the dirty stuff on the floor with her girlfriend". Dietro il mistero di queste parole, che non giungeranno nuove agli ascoltatori meno distratti, si riconosce la solita tragicomica timidezza.

martedì 2 marzo 2004

Pretty in Pink Reloaded

The Modern Age copia Euston Station!
Ask me, ask me, ask me

Indovinelli per adolescenti.
Alcuni di voi hanno un iPod. Morrissey avrà un festival.

Il festival di Meltdown si terrà al South Bank Centre di Londra dall'11 al 27 giugno.
I partecipanti all'edizione 2004 saranno scelti proprio dallo storico leader degli Smiths, mentre negli anni passati sono stati invitati a curarlo, tra gli altri, David Bowie, Elvis Costello e Lee Perry.
Intanto dalle nostre parti, mi dicono, ne inizia uno diretto da Tony Renis, e un altro che vede Marina Petrillo in commissione.
Re-issue! Re-package! Re-package!

Da queste parti non ce lo siamo mai filato più di tanto, forse sbagliando, chissà.
Però ristampare due album usciti l'anno scorso in un solo cd il prossimo maggio è davvero una mossa scorretta (e antipatica) da parte di Ryan Adams.
E non possono non venire in mente i versi di Paint a vulgar picture "Slip them into different sleeves / Buy both, and feel deceived"...
Mi sintonizzo

La musica di questa mattina è un karaoke con i Cure.
Oppure il cd che teniamo in macchina.