giovedì 30 marzo 2006

Affittasi ubiquità
Spring is here again eccetera eccetera version

Dopo qualche settimana torno a mettere un po' di ordine nell'agenda, che gli appuntamenti si accavallano e la primavera degli eventi musicali è già in fiore.

Si comincia questa sera allo Zò Caffè (via Lodovico Berti 15/b), dove all'interno dell'imprescindibile rassegna Murato, curata da unhip records in collaborazione con Città del Capo Radio Metropolitana, arriva Jel per una data unica nazionale. Il fondatore del collettivo Anticon, nonché membro di Clouddead, Themselves e 13&God, verrà a presentare il suo ultimo album Soft Money. Consueta anteprima radiofonica nel pomeriggio tra le 16 e le 17, con Jel ospite di Elisa Graci e Fedederico Bernocchi. Prima e dopo il concerto Dj MorraMC.
All'Estragon serata rock di band femminili bolognesi, in concerto a ingresso libero il cui ricavato andrà a favore di Emergency: sul palco La Menade + Kissexy + Brisk Eyes.
Al Cassero, per la serata Groundfloor, Rights? Party!, con performance di Vladimir Luxuria e Titti De Simone, e la selezione musicale di Queers' djs.
A Modena, alla Scintilla, tutto l'hardcore che volete con The Smackdown (HC dalla Svezia), Lady Tornado e Banxthis. Durante la serata vegan food, distro e open bar.
Un po' più fuori città, segnalo che al Loco Squad, il bel localino di Milano Marittima, è in concerto Mr. Henry, aka Enrico Mangione, con il suo oscuro blues tra Jeff Buckley e Tom Waits.

 Hot Gossip - 'Angles' Per domani, venerdì 31 marzo, innanzitutto un po' di autopromozione: a polaroid, dalle 21 alle 22.30 su Città del Capo Radio Metropolitana, avremo ospiti al telefono niente meno che gli Hot Gossip, per presentare quello che sarà uno dei dischi italiani più dirompenti e frenetici della stagione: Angles, pubblicato da Ghost Records. Quattro chiacchiere e qualche canzone in anteprima insieme alla banda, in attesa di vederli in concerto dalle nostre parti.
Per venire alla musica dal vivo più vicina a noi, segnalo domani che tornano in città i Baustelle, questa volta sul nuovo palco dell'Estragon, a presentare ancora una volta il loro ultimo acclamato album La Malavita.
Al Covo c'è la seconda parte di ELECTRONIC RACE, con live set di Shaduz e a seguire il dj set di Mikkel (Homework), mentre nella prima sala tiene banco la classica selezione indie rock del club di Viale Zagabria con Jonathan Clancy (Settlefish) e il sottoscritto a far da supplente per l'imbazzato Mr. Unhip.
Al Bronson di Ravenna arrivano i Devics a presentare il loro ultimo album Push The Heart, e già so che molti di voi non potranno mancare.
Sempre da quelle parti, al CSOA Spartaco di Ravenna ritorna la suggestiva musica degli statunitensi Grails (Neurot Rec. / Aurora Borealis). Ad aprire per loro ci saranno i romagnoli Palustre.
Dalla parte opposta della pianura, a un altro centro sociale, il Libera di Modena, serata benefit per gli antifascisti arrestati a Milano, con i concerti di Klasse Kriminale (Oi Streetpunk SV-PR), Tennentz Colombo (Streetpunk VE), Brigata Alcolica (Oi BO), Vuoti Persi (Hc Suzzara), Contropressione (Oi VA), Propaganda Sovversiva (Streetpunk Girls VA), Frode (Oi Seriate), Prima Linea 8S (Oi Monza).
Spostandosi in provincia da quelle parti, all'Aquaragia di Mirandola, per la festa della Sinistra Giovanile saranno in concerto i Fourire e i Duner.

Sabato primo aprile niente scherzi per quanto riguarda i concerti.
Al Covo arriva finalmente Ant, ovvero Anthony Harding, già batterista degli Hefner, a presentare il suo nuovo laovro solista Footprints Through The Snow. Se aggiungiamo che ad aprire per lui ci saranno gli adorabili Pecksniff direi che la serata è imperdibile.
Le alternative al biondo scandinavo d'adozione sono tutte made in Italy: al TPO tornano per la loro presenza orami mensile in città gli infaticabili Offlaga Disco Pax, mentre all'Estragon sono in concero i Linea 77 (ad aprire per loro i Cooper).
Per chi si sposta fuori città, al Bronson c'è l'accoppiata Amari + Delitto Perfetto per una serata di rime infuocate e stile. A seguire, la festa dei djset Indie Electro Sessions con Vins Chris Stivs Trinity e Len.
Al Calamita di Cavriago (RE) arrivano dagli States le travolgenti Demolition Doll Rods con il loro sporco rock'n'roll, e a seguire il doppio dj set di Kozmik Dancer (aka Ferruccio dei Cut) e Luca Superlove Soundsystem (ovvero Luca G dei Julie's Haircut).
Infine, ancora al Libera di Modena, una serata in favore della sottoscrizione a Radio Blackout (Torino) con: Banda del Rione (TO - oì!), Rebelde (Forlì - punk-oì!) e Skarnemurta (Skacore - Parma).

Domenica 2 aprile l'appuntamento è a Ferrara, per i concerti semiacustici all'ora dell'aperitivo da Zuni. Questa settimana è la volta di Thomas Truax ("un pazzo di New York che fa concerti in solo con un sacco di strumenti e strumentini"), accompagnato dai nostri Midwest, con le canzoni dal loro ultimo Whatever You Bring We Sing.

Di sicuro dimentico qualcosa, segnalate pure nei commenti, per tutto il resto c'è la molto più affidabile Italy Gig List.
Ci si vede a banco.

mercoledì 29 marzo 2006

Musica per la mezza stagione

Due dischi per certi versi affini nelle origini e negli intenti mi hanno accompagnato verso questa primavera, ma sento che ne resteranno fuori, fermandosi un passo prima di giornate calde e piene come quella che abbiamo avuto qui oggi. Eppure, nella loro morbidezza da coperta di Linus, non si meriterebbero che li dimenticassi.

The Embassy - 'Tacking' - The Embassy - Tacking - (Service, 2005)
La prima volta che ho sentito nominare gli Embassy è stato da Johan dei Radio Dept., nella primavera di due anni fa. Durante il viaggio in furgone verso Roma ci regalò il loro album di debutto Futile Crimes, parlandocene a lungo e spiegandoci che erano il suo gruppo preferito. Ammetto di non avere capito niente all'epoca e invece, vedendo la direzione che ha preso in seguito il piccolo gruppo di Malmo, si poteva già intuire qualcosa.
Gli Embassy sono un duo proveniente da Goteborg e suonano pop come se il pop l'avessero inventato i Pet Shop Boys. La loro elettronica soft mescola bene anche elementi acustici, e in canzoni come Information o Stage Persona tutto procede piacevole e comodo, come se gli Anni Novanta dovessero ancora arrivare. In altri momenti (Lurking With a Distance) inseguono un synth pop più diretto e danzereccio, con un impiego di certi campionamenti da scuole medie. La voce sempre molto pulita, quasi alla New Order, risolve ogni situazione. Chitarra, vibrafoni e percussioni ingentiliscono l'ostinata ricerca di suoni "di plastica" da parte degli Embassy. Il fatto che escano su Service, già casa di Jens Lekman, dovrebbe essere una garanzia.
>>> Il primo mp3 che ho trovato: It Pays To Belong (ma ascolta anche il mash-up con The Knife: Some Neverland) <<<


  Most Valuable Players - 'You In Honey' - Most Valuable Players - You In Honey - (Friendly Noise, 2006)
Un passo in avanti lo facciamo con questo quartetto proveniente da Nacka, cittadina alle porte di Stoccolma, il quale si era già fatto conoscere l'anno scorso per il singoletto tutto cori e marcette di fiati Stockholm Doesn't Belong To Me, in grado di mischiare malinconia e melodia a presa rapida.
Ora i Most Valuable Players arrivano al debutto sulla lunga distanza e mostrano di avere in realtà un guardaroba ben più ricco. Pop eletronico che pur muovendo apertamente dai New Order sa transitare anche per stanze più acid(e) di vecchia memoria (l'attacco in stile Detroit-bignami di Guess My Name), derive ambientali perfette per disgeli nordici (A Kiss On The Lip, o l'acustica Most Valuable Players Vs. The Technology oppure il magico finale con Music Breaks Where No Sun Shines), piccole ballate per abbracciarsi la domenica mattina (Snow In May), canzoni adatte a un pronipote di Morrissey abbandonato su una stazione spaziale (Marco Polo).
Alla lunga risultano micidiali se state tentando di mantenere una parvenza sociale di buonumore, ma se cercate un buon disco per questa mezza stagione io lo consiglierei.
>>> Da ascoltare: Stockholm Doesn't Belong To Me (ma sul sito del distributore americano trovate un altro paio di mp3 interessanti) <<<
Come passa il tempo, eh

Prima, in pausa pranzo, la radio del bar sotto l'ufficio (credo fosse sintonizzata su RDS) ha trasmesso Damaged Goods dei Gang Of Four.

lunedì 27 marzo 2006

Whatever Happens Next
Nikki Sudden, 1956 - 2006

 Nikki Sudden a Urbino, estate 2005

L'ultima volta che ho visto Nikki Sudden, a un certo punto i tecnici hanno dovuto chiedergli di smettere di suonare, perché stava ormai piovendo da un pezzo ed era pericoloso restare ancora sul palco.
Lui ha fatto un altro dei suoi disarmanti sorrisi alla Stan Laurel e voltandosi verso di noi ha detto che gli dispiaceva, non dipendeva da lui.
Noi, del resto, sotto l'acqua eravamo rimasti a malapena una trentina, probabilmente gli stessi che l'avevano già visto qualche mese prima al Covo.
E così quest'estate, in quella piazza di Urbino, non ho potuto riascoltare la sua cover di If I Could Write Poetry dei Television Personalities. Ve la metto qui, perché mi commuove, insieme a The Helicopter Spies, la mia canzone preferita dell'album degli Swell Maps Jane From Occupied Europe. Una canzone che ogni volta mi fa dire, cazzo, quelli erano già lì quindici anni prima dell'indie rock, dei Pavement e di tutto il resto.
Nikki Sudden ha raggiunto suo fratello Epic Soundtrack ieri. A noi, per fortuna, resta la loro musica.

- Swell Maps - The Helicopter Spies
- Nikki Sudden - If I Could Write Poetry - (Television Personalities cover)


update: qui il post di Fabio de Luca.
Ciao Loser

Difficile immaginarsi nella parte di "quello che chiude la porta alla fine", ma il pretenzioso "statement di natura generale" di cui parla Andrea intendeva alludere proprio all'intravedere il fondo di un discorso.
Ciò che lo prolunga appare come un esperimento galvanico, un morto vivente, e non può andare avanti all'infinito. Almeno resta la consolazione di averlo fatto anche un po' assieme, quel piccolo discorso.
Sarà la stagione, ma il dialogo con cui si chiude l'ultima e definitiva puntata di Conversation Intercom (oltre a ripescare un jingle / marketta / presa per il culo di tre anni fa che avevo rimosso) è stata una piccola imprevista mazzata.

E poi, conclude Andrea: «anni di parole, musica e maldestri tentativi di inventare un linguaggio nuovo per parlare di cose che fino a pochissimo tempo fa non esistevano. Il percorso è arrivato a conclusione e dopo aver cambiato pelle diverse volte è il momento giusto per fermarsi con l'unica -preziosa- condizione di ricominciare da capo altrove».

domenica 26 marzo 2006

Guillemots: giù dalla scogliera con stile

 Guillemots - 'From the cliffs' Qualcuno li avrà visti su Pitchfork la settimana scorsa, altri si saranno segnati il nome da Blow Up di marzo, i più attenti li avevano già notati nella playlist di Losing My Badge di febbraio, ma il Guardian e la BBC li stanno spingendo dall'anno scorso.
Sto parlando dei Guillemots (hey, seconda segnalazione consecutiva dal catalogo Fantastic Plastic: send me money, guys!), quartetto che fa base a Londra ma che riunisce membri inglesi, scozzesi, canadesi e brasiliani.
I Guillemots hanno appena pubblicato From The Cliffs, mini album che sarà distribuito in Italia a maggio e che raccoglie i brani di un paio di ep precedenti, andando giustamente a mietere quanto generosamente seminato dalla band negli ultimi mesi.

 Guillemots La prima parola che mi sento di spendere per i Guillemots è "classy", tanto che mi ero subito detto "questi li devo far sentire a Lucio".
Quando lo swing del ritornello del loro inno Trains To Brazil ingrana la quarta ed entrano in scena i fiati e il theremin (sì, c'è anche quello e io li ascolto lo stesso) tutte le cravatte si allentano da sole, voi ciondolate la testa, avete appena ordinato uno scotch on the rocks e state per dire qualcosa nell'orecchio alla ragazza accanto.
Ci sono molti sorrisi e luci basse e stile senza pose dentro la musica dei Guillemots, e vi trovate in un angolo del club a chiedervi perché tutti scrivono sempre "pop con venature jazz", e se per caso il jazz non potrebbe avere anche ossature o muscolature.
Insomma si percepisce qualcosa di fisico, sensuale, nella musica dei Guillemots, e c'è anche molta anima, aka soul, grazie soprattutto alla voce di Fyfe Dangerfield, autore della maggior parte dei brani. Una voce bella e non petulante anche nei passaggi più appassionati.
Del resto, come non trovare simpatico uno che dichiara: "I don't think there's a greater art than writing a three-minute pop song that people can sing when they're drunk".

Poi, chiaro, arrivano pure i momenti dove qualcosa si trascina (anche nelle nottate migliori avete avuto quei due tre attimi di stanchezza), ma l'impressione generale resta quella di un gruppo già adulto al primo ascolto, e si mette subito From The Cliffs nella lista di dischi che bene si adattano a questa tanto attesa fine dell'inverno.

Mp3: Trains To Brazil
Il mio spazio VS MySpace

Melanie Valera, aka Tender Forever (che vedremo in concerto a Bologna il 14 aprile) ha chiuso il suo profilo su MySpace per una serie di ragioni davvero condivisibili.

venerdì 24 marzo 2006

The last days of my winter coat

 Umlaut Nervosi nervosi nervosi. Ripartiamo nervosi come le canzoni degli Umlaut, quartetto proveniente da Sheffield che ha pubblicato un solo singolo su Fantastic Plastic nell'ottobre dell'anno scorso e dopo si è sciolto.
E già solo per questo rimandare a un'estetica radicalmente indie di altri tempi si fanno amare.
La scelta dell'etichetta poi, casa di Bearsuit e Help She Can't Swim!, per dire due nomi, insomma gente non proprio tranquilla, è una garanzia. E anche se non ci sono più da un pezzo, i loro amici su myspace continuano crescere di numero.
Jonathan Clancy dei Settlefish, raggiunto al telefono, ancora si ricorda di una data insieme, l'anno scorso a casa loro: "dal vivo erano ultra naif, e la tastierista sembrava uscita dalla terza media. Davvero si sono sciolti? Grandi, tipo Sarah Records allora".

Nervosi nervosi nervosi e frenetici, le melodie taglienti, le sei corde grattate di corsa, la voce buttata fuori con accento impresentabile. Quella degli Umlaut è una fragilità irruenta. È un'adolescenza a primavera. Descrivono così la loro musica: «tales of girls, small towns and school trips put to the sound of quirky guitar pop interspersed with heavy bits of grrrrrrr...»
Non c'è nient'altro da aggiungere. Queste sono le canzoni. Stringere i pugni e ballare.

- First Song
- Lea Green
- Winter Coat
- Professionals

 Losing My Badge #6

Everyone who danced and smiled at LMB #6, we love you!

(e grazie a Lucio per le Lomo)

Dopo un punto ci vuole sempre un "a capo".
Scarto di consonante nella sciarada di queste settimane enigmistiche: non è un "da capo".
Quindi si volta pagina. Quindi qui si va avanti come prima. Stasera alla radio (in collegamento con Salvatore), e poi al Covo a mettere dischi insieme a mr. Unhip dopo il concerto degli Holloways.

venerdì 17 marzo 2006

In a Fuksas state of mind

 fieramilano - Pero/Rho - marzo 2006
Dopo settantasei ore dentro la nuova sede del quartiere fieristico di Milano, i contorni della realtà cominciano a svaporare.
Per fortuna la musica, questa sera in radio e domani a Losing My Badge, in qualche modo continua.

martedì 14 marzo 2006

Songs From The Spiders House

A Bob Corn piacciono le canzoni che riesce a scrivere girando su un solo accordo.
A Bob Corn piacciono certe frasi all'indicativo: I Need Love, You Are My Island, I've Got Sand In My Pocket.
A Bob Corn piace la sua nuova camicia viola, a cui è dedicato questo tour.

Qui non c'è più bisogno di spiegare che alla stessa persona dietro il nome di Bob Corn piace anche lavorare a una cosa meravigliosa come Fooltribe, o al festival Musica Nelle Valli, che quest'anno dovrebbe ritornare.
Perché Bob Corn è un nome che ormai cammina per conto suo, grazie a due dischi belli e spudorati: Sad Punk And Pasta For Breakfast del 2004, e il nuovo Songs From The Spiders House. Due dischi fatti quasi per intero soltanto da una chitarra acustica e da una voce. Anche se ogni tanto Giulio Favero suona un organo o qualche altra chitarra, e si sente il pianoforte di Paolo Segagna, oppure la volta scorsa c'erano Elena e Gigi dei Perturbazione.
Come forse saprete, non sono il tipo che in casa si mette su i dischi di Elliot Smith e roba simile. Però quando c'è un concerto di Bob Corn, io sono lì davanti e se c'è posto mi siedo per terra e lo ascolto. A me basta Bob e basta quel che canta. La semplicità e la verità sono cose differenti, ma ogni tanto una canzone può farle brillare insieme.
Per esempio, la settimana scorsa a Ferrara Bob ha regalato una canzone dedicata alle Black Candy che parlava di angeli, t-shirt nere e rock'n'roll. E dopo si è lasciato andare a una cover di Revolution Winter che ha fatto commuovere tutti quelli che non avevano dimenticato all these bands that played out in 1985.

Questa sera Bob Corn arriva allo Zò Caffè per la rassegna di culto Murato. Ad aprire il suo live ci sono i Comaneci, trio ravennate dalle sonorità à la Cat Power.
Nel pomeriggio Bob Corn sarà ospite di Miss Elisa Graci e FedeMC (che metterà pure i dischi allo Zò prima e dopo i concerti) sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana.

domenica 12 marzo 2006

It's been a bad day
With your voice in my ear

 The Ian Fays Dev'essere stagione. Di ragazze dalle voci suadenti, delle loro canzoni che adornano giudiziose stanze acustiche con l'elettronica ritrovata in soffitta, e di parole come se fossero scritte su vetri appannati un giorno di pioggia.
Nelle settimane passate, prima le Au Revoire Simone e poi Tender Forever erano state capaci di farmi compagnia e al tempo stesso di lasciarmi addosso questa perenne sensazione da fine del pomeriggio in casa da solo.
E ora sulla stessa scia, tra bottiglie vuote e calze a righe, ecco qui le Ian Fays, quattro fanciulle californiane provenienti dalla rurale contea di Humboldt.

 The Ian Fays Immancabili tastiere Casio rotte, la chitarra imparata all'oratorio e la carezza delle parole come sussurrate all'orecchio.
Sono proprio le voci gentili delle gemelle Sara e Lizz Schoelen, fondatrici della band, la prima cosa che colpisce di queste canzoni, tanto esili quanto timidamente intense sotto le loro drum machine giocattolo. Un abbraccio del tutto lo-fi e spontaneo. E torna alla memoria quando dentro un abbraccio stava ogni cosa e bastava. In fondo queste ragazze non avrebbero ancora l'età legale per bere.

Tra le proprie influenze musicali, le giovani Ian Fays non mancano di elencare Azure Ray e Mirah, ma 16 Weeks rimanda anche a Sinead O'Connor, e la prima nota di Peppermint Schnapps sembra una citazione dalla Annie di Heartbeat.
 The Ian Fays - 'The Damon Lessons' Dopo qualche demo autoprodotto (tra i titoli The Ryan Blackmore Project e Benny the Apple Cider Drunk) le Ian Fays hanno registrato il loro primo album, The Damon Lessons, che all'inizio di aprile sarà ristampato in Italia dalla Homesleep.
La stagione nuova comincia con un abbraccio.

Mp3: The Disco Song
Mp3: All The Phones Are Broken In This House, Sir

sabato 11 marzo 2006

Music Breaks Where No Sun Shines

Qualche aggiornamento è in arrivo, promesso, sia per il blog che per il podcast.
Intanto segnalo al volo dove saremo domani sera verso le sette: da Zuni, a Ferrara, per i concerti elettroacustici di Edwood e Annie Hall, due band italiane che meriterebbero un po' più di attenzione.

martedì 7 marzo 2006

Think I'll stay inside the music, you'll have to come and get me here

I Chrysler mi stanno ossessionando da mesi, dal giorno della loro fortuita intercettazione nell'intermittenza di un banner sulla prima pagina di Pitchfork (the brutal way that fate played).
Alla fine, si sa, poteva succedere anche agli Amandine, i presupposti erano gli stessi, ma quelli arrivarono per strade convenzionali ed io avevo parole da spendere subito, e una volta spese, poi, non è stato più lo stesso.
Una serie di fortunate coincidenze ha alimentato l'ossessione: il loro sito addormentato sotto una coltre di neve, le loro facce coperte da maschere a triangolo suprematista russo, le poche parole, e nemmeno troppo entusiaste, di quegli scellerati nuovaiorchesi musicofagi (so t-shirt righteous) e la copertina violetta di "Cold war classic" sul sito della Rough Trade. I Chrysler sono svedesi, suonano la chitarra e hanno campanelli e trombette a innestarsi in anticipo sul tuo stupore (non troppo, però, da innervosirti). I Chrysler assomigliano ai Clientele (e sono bruttini proprio come loro), omaggiano pieni di deferenza i Velvet Underground e arrossiscono se cantano come Bob Dylan e Nick Drake. I Chrysler sono ossessionati dalle stagioni come i Lucksmiths (e.g. between the winter and the fall Roses springing from the dead land e ancora The way I can't accept that seasons change) e il ricordo dei Radio Dept. è lì annidato: while the tide is high miracles will happen, nel meraviglioso paese in cui against the tide, strange things will happen. Ma, ovvio, c'è qualcosa in più, i brividi alla schiena (sends shivers!), come il sole di febbraio attraverso il vetro della macchina, Saint Simon tenuta nelle cuffie ad un aeroporto, Lugano, addio un'estate di mille anni fa.

L'etichetta svedese che pubblica The Chrysler si chiama Flora & Fauna.
"Failure and sparks" (2004), loro album d'esordio, è stato distribuito in America dalla Galaxy Gramophone l'anno scorso, anno in cui è uscito il loro secondo meraviglioso lavoro "Cold war classic" (negli UK su Rough Trade) che si è avvalso della collaborazione di Concretes e Laakso.
Materiale edito e inedito si trova sul loro sito, scritto in Courier, dove è possibile scaricare il video di "While the tyde is high" (.mov).
La mia canzone preferita è "Thinking about the brown haired boy" (.mp3).
"Target di giovani-adulti"

Non so come debba essere interpretata la notizia, ma il Sole 24Ore si è comprato Rockol.it.

lunedì 6 marzo 2006

Polaroids From The Web
"Ti mando un fax su Skype" version

- Potere dei blog? Dal sito degli Strip Squad: 2005-06-09 Live at "Musica Indipendente a Milano", an indie- festival in Milano, Italy (suppongo - e spero - che quel "2005" sia un refuso).

- Nello stesso giorno in cui si apprendevano le nuove date italiane degli Architecture In Helsinki (grazie della tempestiva segnalazione a Enver), il buon Maxcar segnalava un divertentissimo remix di The Owls Go curato qualche tempo fa da Max Tundra (!).

- Nick Sylvester, nota firma di Pitchfork e del Village Voice, è stato sospeso da entrambe le testate per aver inventato parte di un suo articolo (una abbastanza studipa recensione di un manuale di abbordaggio a NY).

- In che mondo viviamo: cinquantamila copie vendute per il suo disco d'esordio non bastano a MySpace.

- Succede sempre anche in Italia: il Consolato svedese organizza uno showcase di musica indie a New York.

- Mi era sfuggito: il numero di Vice dedicato al Carso...

giovedì 2 marzo 2006

"I'm fixed"

Per battere la concorrenza di Losing My Badge le provano tutte. Qui Erlend Oye e Jens Lekman suonano e cantano Tram #7 To Heaven alla serata Indierave di Stoccolma. Per un attimo si vede anche Terry Ericsson, l'originale "indie-gud" (occhio, il filmato pesa 42 Mb).

mercoledì 1 marzo 2006

Le Murato Avec Les Lunettes
 Le Man Avec Les Lunettes Guardiamoci negli occhi, anzi, negli occhiali: la scena indie è tutto un magna magna in mano ai blogger, la solita spocchiosa élite che si autocelebra.
Prendi stasera: allo Zò Caffè, all'interno della rassegna Murato, faranno la loro prima apparizione cittadina i Le Man Avec Les Lunettes.

È sotto gli occhi di tutti che il trio è arrivato dove è ora grazie all'hype più sconsiderato, e non certo per meriti personali.
Salta all'occhio quanto l'intero progetto sia costruito a tavolino, probabilmente da Lucio.
Solo il cielo sa a quali bassezze i LMALL si sono dovuti piegare per salire sul prestigioso palco del festival di Emmaboda, obbligati a soddisfare torme di bramose adolescenti svedesi pur di raggiungere il successo.
E tutto ciò nonostante la boy band bresciana insista a proporre il suo trito pop beatlesiano, debitore un po' di Air, un po' di Mercury Rev e con una strizzata d'occhi a certi Grandaddy, che piace solo ai "presenzialisti ricoperti di spillette e altre anime perse con la borsa a tracolla".
Non è un caso che, prima e dopo i live, a mettere i dischi ci sia proprio Enzo del blog polaroid, uno che darebbe un occhio pur di non perdere una serata del genere.
Tra l'altro questa sera i Le Man Avec Les Lunettes presenteranno anche le loro ultime "fatiche" discografiche: un singolo in vinile trasparente, in edizione limitata a 100 copie, incentrato sul tema del tennis (per Honey Records), e una cassetta dal titolo Breasting The Tape uscita su Best Kept Secrets, contenente brani inediti e rarità.

Dopo i LMALL per fortuna c'è Moltheni in concerto, per il gran finale del tour di Splendore/Terrore, e stasera eseguirà in anteprima anche alcune canzoni dal prossimo disco (in uscita a ottobre) e al quale parteciperanno anche Franco Battiato, Marta Sui Tubi e Bill Elm dei Friends Of Dean Martinez. La voce e la chitarra di Moltheni saranno accompagnate dal Wurlitzer di Pietro Canali.
Occhio, che nel pomeriggio, tra le 16 e le 17, c'è la consueta anteprima radiofonica a Su La Testa, con FedeMC ed Elisa Graci.