venerdì 30 agosto 2002


Via Blogtree sono capitato sulla pagina di una cuginetta portoghese, che ha un sacco di link indipop indinteressanti.
Oggi però sono stanco e cito solo il più sciocchino di tutti (ed ecco qui a fianco il risultato: scontantino, nevvero?):

What obscure band are you?

Ancora a proposito di Lusitania, Simone ci segnala questo bel blog.
"Pare che il Portogallo si addica allo spirito dei bloggatori".
Ciaociao Frammento :-)

mercoledì 28 agosto 2002

qualcuno si ricorda i cartoni animati dei Jackson 5? Un'esperienza psichedelica unica, i cui effetti scontiamo ancora oggi...Lo ha già segnalato l’ottimo Soul Mate ma, dato che Polaroid è un programma in nice price, mi sembra cosa buona e giusta riportarlo anche qui.
Si trova in molti negozi di dischi (anche nei megastore più patinati) una serie di interessanti compilation targate Spectrum al notevole prezzo di 5 euro, cifra degna del vostro mercatino dell’usato preferito. Si tratta per lo più di ristampe discretamente curate di materiale Tamla Motown, ovvero l’etichetta che nei sixties diffondeva in Gran Bretagna tutta la produzione statunitense di gente come Marvin Gaye, Temptations, Four Tops, Jackson 5, Stevie Wonder, nonché tutti quelle fenomenali band femminili tipo Supremes, Marvelettes, Velvelettes ecc.

Oltre alla quantità di r’n’b che piaceva tanto ai mod inglesi, nella collana figurano anche diversi sudamericani e alcuni italiani poco ovvi (da ricordare almeno Giorgio Conte).
Il prezzo invita all’orgia.
E poi cosa sarebbe una festa senza "A B C, one two three, baby you and me"?

L'edipeo enciclopedico

Quiz del 25 agosto. Risposta: Il palloncino bianco, per altro inspiegabilmente troncato a metà da Fuori orario, era accompagnato nelle sale da un cortometraggio di Nanni M., sul Sacher che proiettava, per pochi, il Kiarostami di turno.

Due le scene celebri. 1) Nanni M. che gira per la libreria del Sacher e spiega agitato di non mettere uno vicino all'altro i libri dei giovani scrittori perché non sopportano di essere messi in gruppi; 2) Nanni M. che, per soffrire in pieno le verità del mercato, si fa leggere al telefono, nel pieno della notte, i dati sugli incassi delle altre sale con Disney e Blockbusters.

martedì 27 agosto 2002

(intanto qualcuno per farsi un regalo di compleanno incomincia a leggere Proust: soffio sulle candeline anch'io!)

Poi mi faccio le postille da solo perché in autobus ho sentito me stesso dire "quest'estate sono andato...".
E d'accordo, fuori cominciava a piovere, la collega era molto più, ehm, giovane (miodio), però non posso, io non posso dire "quest'estate" quando è ancora il 27 agosto. Un freddo 27 agosto, ne convengo, ma è da alienati parlare oggi dell'estate al passato.

Una volta l'estate era la stagione del tempo dilatato e per nulla inerte. Si stringeva in mano come una pesca e l'orizzonte aveva un senso.
Adesso abbiamo a malapena due tre settimane quando va bene, per spingere il naso un poco fuori dal nostro corpo e annusare l'aria calda che dovrebbe scaldare sempre sotto la pelle.
Adesso il tempo sembra passare in un attimo, una pausa di lavoro appena più lunga del consueto, e ci ritroviamo in autobus a sentirci dentro i soliti sedici anni e non capiamo perché arriva un altro compleanno.


Ma che meraviglia!

Martedì di buoni propositi coccolati dal più sfrenato edonismo.
8.00 to 9.00 quotidiano e colazione al Caffè della Griffe, nuovo nuovo di restauro, caffè al pepe, pastina, guardando fuori.
Del resto fuori sole e motorini sul pavè. Segue passeggiata in via Testoni tanto per credere che puoi diventare creativa quando vuoi (anche domani, cioè: tanto vale domani). Poi di corsa al mio surreale lavoro. Niente di nuovo, in verità, a parte installare un po' di programmi sul pici, spogliato per un'estate che doveva esser calda.
Poi nessuno mi controlla, che sono tutti troppo occupati a sposarsi e io passo il pomeriggio leggendo Greek*talking*birds. Il pomeriggio intero. Intanto va addensandosi il consueto nuvolame crepuscolare mentre continuo a leggere, a rebour. Bello, davvero. Mi fa sentire un po' aruspice, ma deve essere il nome (anche se poi l'etimologia mi sa che è fegato e non uccelli, bah).
Bello, non c'è che dire. Anzi, qualcosa, forse: vive la roque!

buon compleanno Simone!

quelli come lui e me nati nel segno della Vergine, oltre a passare per persone precise fino alla pignoleria, piuttosto pedanti e, in fondo in fondo, anche un po’ spaccamaroni (uno non sceglie 101ism come dominio per niente: suvvia Simone, non prendertela...), hanno anche la sfortuna di compiere gli anni in una stagione infelice quale è la fine dell’estate.

Di solito le vacanze sono già alle spalle, si ritorna al lavoro o ai libri, nella migliore delle ipotesi ci si immalinconisce nei buoni propositi (che di solito prevedono progressi ginnico-culturali chissà perché favoriti dall’abbassamento della temperatura).

Il vero capodanno è settembre, e cominciare un altro anno improvvisamente appesantiti da un anno in più frena ogni entusiasmo. Significa dover farsi due volte i conti addosso, trovare due volte le energie per uscire dal letto la mattina, scacciare due volte gli stessi pensieri la notte prima di addormentarsi.

Oh, sì: a volte non si può fare a meno di sentirsi vicini a quanto scritto da Mr. Dave Kulp in data 25 agosto, oppure "amare i puntini di sospensione".
Sì.
Però.
Insomma alla nostra età, ormai... (puntini di sospensione).

lunedì 26 agosto 2002

Un Polaroid-intimista
.


piccoloigloo
Deve esser stato che a casa non c'era nessuno, una poltroncina rossa, un pouf disneiano dove allungarsi, litri di tè verde, ma sarei rimasta ad ascoltare Silvestrin per ore, tutto compreso nel salottino educato e sottovoce chiacchierando con Giuliano Palma prima e sdottorando di emocore coi giornalisti di mucchio, poi. Intermezzo di zapping per scoprire le canzoni dell'estate che ci siamo perduti nella accogliente bambagia delle cassette miste, delle frequenze portoghesi di antena3 (quando ancora avevamo un'antenna). Noir Desir, per esempio, le vent nous portera, qualche minuto sufficiente a scoprire che non ci siamo persi poi molto. Ghiotta seconda serata: Giulietta (in the wonderland) degli spiriti su retequattro, James Stewart che sapeva troppo su reteotto, Mtv che invade Belém portata da Kelis e Roger Sanchez, Charles Bronson pornografo che sposa la sedicenne Twinky su lasette, mentre raitre propone nello Specchio gli occhioni del Palloncino Bianco (chi si ricorda che cortometraggio accompagnava nelle sale italiane il Palloncino bianco di Panahi?). Magnifique. Che accogliente ritorno.
Il cielo minaccia pioggia, in facoltà non c'è nessuno, le nostre sneakers da polaroid in dutchdesign balenano i colori dell'iride da Bologna a Brescia e viceversa: quasi, quasi monto una tenda.


domenica 25 agosto 2002


dici, tornati dalle vacanze, subito superoperativi, ci ributtiamo nell'attualità, al lavoro, al lavoro! ma quando poi le novità più interessanti parlano di cose di dieci o addirittura quindici anni fa, quelle che (in teoria) ti hanno formato (fra le altre), e come se non bastasse questa settimana sulla copertina di NME ci sono (ma guarda) gli Strokes (poster in regalo), bah, allora getti la spugna prima ancora di iniziare e ti ributti in divano a guardare pessimi video e trailer di film che non ti sogneresti mai di andare a vedere.

a proposito: quanti film d'amore disperato, d'amore appassionato, d'amore torbido, d'amore in tempo di guerra, d'amore fra ballerini studenti americani giocatori di pallacanestro eccetera eccetera eccetera stanno programmando?
è in arrivo un autunno caldo (per i diari dei liceali)...

sabato 24 agosto 2002

Dopo aver certificato la paternità di Leonardo, è tempo di far entrare altri amici nella famiglia Polaroid.
Infatti siamo linkati anche da Vanessa, Cristof, Alice e Samuele.

Ciao régaz, scusate la poca tempestività ma qui siamo tutti piuttosto scollegati ;-)
Quando ricomincerà il programma (già: quando ricomincia il programma??) siete invitati a Bolonnia per una seconda serata di blog alla radio.

venerdì 23 agosto 2002

lunedì 19 agosto 2002

Alfama, Lisboa, segunda-feira (che poi sarebbe il lunedi) 19 agosto.
Ieri abbiamo fatto i bravi turisti: Belem tra le nuvole e il Tejo, il monastero dos Jeronimos col suo bel chiostro biscotto, il porto senza pesce spada (tanto per far parlare del nostro smodato edonismo), la cattedrale del Sé, il piccolo museo dell'azulejos, abbiamo anche provato un paio di scarpe da Polaroid con Jean Paul (Gaultier) nel tres tres cool Bairro Alto.
Oggi ci perdiamo a piedi verso Graça, come insegna Saramago.

mercoledì 7 agosto 2002

E invece noi il continente lo stiamo attraversando lentamente, quindici chilometri alla volta.
Anche qui: tapas, paella, pan au chocolat, gazpacho, kebab e salade, cerveza nei bicchieri sottili e bassi, cous cous mentre Leonardo in flashback trasforma il cortile dell'Ikastola (pag. 350 e qualcosa della Let's Go) nelle scuole elementari di Cavezzo ed e' cosi', semplice e assoluto, come la parete di vetrocemento verde menta e la diagonale di sole che arriva sulla mia sedia.

Diversi fenomeni di centounismo da spiaggia, bello, specie se la spiaggia e' quella di Cadaques o i cavalloni poco sotto Barcellona (vi scriviamo da qui) dove guardi il mare e sembra l'oceano, e intanto, di sopra, gli aquiloni portano a spasso i ragazzi californiani della Bassa.

Non si capisce come Monica possa ancora sopportarci dopo quasi una settimana di viaggio e tenda e strade sbagliate e cassette miste indi. Tra l'altro piove tutte le sere, poco dopo aver finito di piantare i picchetti e non aver ancora deciso cosa comprare al minimarket del campeggio o se invece scendere in paese con gli smoker vicini di roulotte.

Procediamo verso sud, e verso ovest, sempre piu' lontano (far far west...).

enzØ + La Laura + Monica + Leonardo

lunedì 5 agosto 2002

Islands

a palermo, fatto il tour delle librerie nice price del "cassaro" tutti giù per via spinuzza a bere all'xxxx, nella piazzetta alberata in pieno centro, fra i palazzi liberty, sulla scena grandiosa di una capitale del modernismo. il teatro massimo non si vede, ma si passa proprio davanti al cinema teatro utveggio, una delle kursale dei primi del secolo. la palermo di quest'anno avrebbe fatto felice kracauer e certo non sarebbe dispiaciuta a benjamin. la musica dell'xxxx non sarebbe gradita alla cultura pop che pervade polaroid: acustico, un po' di sudamericano vero, e una leggera tendenza progressive, ma si beve bene e tanto: caipirina, mojito, tequila e arancia. e dopo bisogna assolutamente fermarsi a cena dalla famiglia che, qui di fronte, fra i locali, ha messo fuori 4 tavoli davanti casa e serve le cozze scoppiate col pepe e gli spaghetti ai ricci per qualche euro. fantasticare di trasferirsi a palermo è pensare di mutare la vita di un provinciale nella cultura multiforme di una capitale dell'anima e del tempo occidentale.

molti di voi, forse pochi in realtà, avranno letto la nuova atlantide di bacone (ma leggetelo se vi sentite giù, scoprirete che c'è sempre un posto e qualcuno che vi accoglierà con tutti i vostri bisogni e interessi). la vacanza di quest'anno si sta trasformando in un itinerario straordinariamente continuo fra le isole, con le loro società particolari e staccate: la fantasmatica capraia, i ricchi di cavallo, la minuscola sardegna fra olbia e cagliari, palermo, alicudi. sono cinque settimane fuori dal continente. e non è fantasia, e tantomeno assenza.

jonathan & alessia

venerdì 2 agosto 2002

Le redazioni di Polaroid e Leonardo sono in partenza per la penisola iberica a caccia di radio locali. Così anche il blog va, mon dieu, in vacanza. Speriamo di incontrare sul cammino postazioni pronte ad accogliere il nostro diario estivo: ma intanto Polaroid vi augura buone vacanze con un regalo.

Qualcosa da leggere e perchè no, da ascoltare.



Polaroid alla radio


Appena mi alzo il cielo minaccia pioggia. Dalla terrazza: vista trecentosessantagradi, occhio di pesce a comprendere il tutto. Destra: skyline industriale tra vapori chimici. In medio stat: un pugno di gelsi di urbanizzazione primaria, nel controviale biciclette tipo erre lente (deve essere una domenica senz'auto, senz'altro). Sinistra: merli in silenzio laterizio, rivestimento di sacco, fuori fuoco liquido per umidità e fossato, anche. Dietro: beh, dietro si sa, dietro c'è qualche animale della mitologia dei boschi americani, qualche verso di una poesia di Montale. Certo. Ci vorrebbe una foto alle spalle, presa proprio l'istante prima che l'hide-behind scappi e che la poesia si sfili dal campanile in bilico della chiesa di San Benedetto.
Forse non sarò abbastanza tempestiva o farà prima la pioggia e subito noi avremo troppi anni e coraggio di meno.

Sergio è seduto sui gradini della stazione. Ferrara è un paragrafo breve e l’interregionale per Bologna parte fra poco. Tiene tra le dita la foto di Alice: orto botanico, mezzogiorno, ninfee.
Sergio gira l’Europa scrivendo una guida turistica radiofonica: ogni città è una selezione di frequenze, il criterio comincia casuale, poi diventa sentimentale, trovando nel caso la ragione. Sergio ha il privilegio di poter raccontare ogni città ascoltandola, un po’ come mettere in musica un’immagine, suonarla.
Infila la polaroid tra due pagine su cui ha disegnato la mappa dell’Europa per stazioni. Aveva lasciato l’Italia per ultima, capitolo difficile, troppo vicino a casa. Ma questa foto di Alice non era prevista: prevedibile ma rimandata prima di ogni tappa.
Il viaggio era stato tutto un cambiare di stazioni. Si era spostato come l’asta gialla della radio lungo le traversine dei binari. In ogni atrio, dagli altoparlanti chiamavano le città e le città uscivano dalle sue cuffie.

Nella polaroid-retrovisore sono finiti: alcuni dei miei capelli, un parapetto grigio, vasi di rose rosa, lampade cinesi appese ad un filo, una poltroncina settecento con i piedi dorati, un pavimento galleggiante, oleandri bianchi, sul fondo la lanterna di un campanile in bilico.
Questa sera la racconto che fuori è sereno e cerco di dirti che questa immagine è a suo modo un falso fuori tempo. Poi accendo una sigaretta nel microfono, mentre tu scegli una canzone che saprà insieme di conglomerato cementizio armato e carta di riso.
Tu pensi alla musica e non capisci l’effetto destabilizzante, sapere cosa c’è alle tue spalle, nell’attimo in cui l’acido si compone, all’istante. Poi l’istante esce dalla macchina e tieni tra le dita la memoria polaroid.

L’ultima immagine è di sera. Dentro la Caffeteria Araba di Via Centrotrecento Sergio aspetta che Jamil prepari il suo felafel. La voce alla radio è quella di Alice. Sergio l’ha riconosciuta passando sotto i portici e ha pensato che aveva fame.
Alice sta parlando di una foto che non è riuscita a qualcuno che tace e risponde mettendola in musica.
Ma Sergio intuisce una differenza, tra la foto che Alice ha davanti agli occhi e la sua voce che non riesce a descriverla, la stessa differenza che passa tra il ricordo di lei e il fatto di incontrarla per caso alla radio, alla Caffetteria Araba di Via Centrotrecento, a una distanza cittadina qualunque e in qualunque modo irrilevante. Lo spazio di Sergio si misura in altre unità: frequenze modulabili in memoria, come polaroid alla radio.

Proust in automobile«Oggi quel viaggio lo si farebbe probabilmente in automobile, con l’idea di renderlo così più gradevole. Come si vedrà, fatto in quel modo, esso sarebbe, in un certo senso, più vero, giacché si seguirebbero più da vicino, in un’intimità più stretta, le varie gradazioni con cui cambia la faccia della terra.

Ma, in fin dei conti, il piacere specifico del viaggio non è di poter scendere lungo il percorso e fermarsi quando si è stanchi, bensì di rendere più che si possa profondo - e non già insensibile - il divario tra la partenza e l’arrivo, di sentirlo nella sua totalità, intatto, quale era dentro di noi quando la nostra immaginazione ci trasportava dal luogo in cui vivevamo fin nel cuore di un luogo desiderato, con un balzo che ci sembrava miracoloso non tanto perché colmava una distanza, quanto perché univa due distinte individualità della terra, conducendoci da un nome a un altro nome: balzo schematizzato (più che da una passeggiata in cui, per la possibilità di scendere dove si vuole, non esiste un vero e proprio arrivo) dall’operazione misteriosa che si consumava in quei luoghi speciali che sono le stazioni, le quali, sebbene in pratica non facciano corpo con al città, contengono l’essenza della sua personalità così come ne portano il nome su un cartello segnaletico».

Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore

giovedì 1 agosto 2002

Last night


Questa sera ultima puntata per Polaroid.
Gli ultimi novanta minuti con ebi + Ellegi all’insegna dell’indie pop più sfacciato li dedicheremo ai nostri maestri Arturo e Fabio, che però non ci potranno ascoltare perché già volati a Benicassim.
Vorrà dire che gli regaleremo la cassettina :-)
Voi non mancate: alle venti, sul confortante mono di Radio Città, sui centotré punto cento in modulazione di frequenza per Bologna e provincia.







Poi Polaroid parte...
Buone vacanze a tutti dalla redazione!

Che piacere arrivare per un istante proprio lì dove più o meno eravamo partiti, ormai tanto tempo fa.
E senza tornare indietro.

Imprescindibili compagni di viaggio durante le prossime vacanze saranno The Lucksmiths, trio australiano che ho recuperato link dopo link tra le più misconosciute indie-labels nelle ultime serate di adsl (per le vacanze ci si preparava facendo qualche lavatrice: quest’anno ho sfruttato intensamente un computer mezzo imballato per un trasloco di un ufficio non più mio e ho messo da parte qualche preziosissimo masterizzato).

Al primo ascolto i tre ragazzi di Melbourne fanno subito venire in mente Belle And Sebastian, nelle interviste citano Cowboy Junkies, Billy Bragg, Lloyd Cole e i Rolling Stones, preferendo lasciare da parte The Smiths (modestia? un pizzico di presunzione?).
(Compiti per le vacanze: recuperare Billy Bragg anche se non è in nice price. E scaricare i testi.)

Poi chiedi informazioni al maestro Arturo e scopri, ma certo, i Lucksmiths, li conosce benissimo, quel gruppo visto a Monaco anni fa, di spalla proprio ai Belle and Sebastian in uno dei loro primissimi tour.
E tu che all’epoca registravi il suo programma alla radio ricordi a un tratto la voce di Linda che presentava un quarantacinque giri che sembrava una versione lo-fi degli Housemartins. Erano loro.
Questa sera, con tutte le cautele e le differenze del caso, su Radio Città li passeremo noi ;-)
Grazie régaz!