venerdì 31 agosto 2018

"Nazis should be dealt with like in Normandie"

The Radio Dept. - Going Down Swinging

"The Swedish national election is coming up and that means we’re putting out a new single", scrivono questa mattina The Radio Dept. pubblicando un nuovo singolo intitolato Going Down Swinging. Era successo anche per le elezioni di quattro anni fa, e nel frattempo si può dire che la situazione sia pure peggiorata: la destra populista, i movimenti xenofobi e il partito nazionalista SD hanno guadagnato ancora percentuali e visibilità dalle ultime elezioni, anche in un Paese progressista come la Svezia. L'invito della band di Malmö è quello di prendere molto sul serio la questione. L'immagine che utilizzano è potente. In occasione di recenti marce neo-naziste, in Svezia erano state suonate le campane delle chiese per mettere in guardia la popolazione:

These church bells
I love what they say
Nazis should be dealt with like in Normandie
Only inbreds join an alt right parade
Someone please tell that to Morrissey


Non c'entra il sentimento religioso, ma quello di una resistenza civile che non può accettare - nemmeno nel "frivolo" campo della musica pop - di essere messa da parte. Non a caso, la traccia è una delle più cupe e tetre mai scritte dai Radio Dept., e credo che l'incalzare della chitarra e della batteria sotto il grave tappeto di synth rappresenti in maniera efficace la sensazione di urgenza che il contesto politico richiede:

Do the right thing now
In your heart you know it
You’re not fooling anyone
You know this is for real


Some things will never fade

 Girl In red - Marie Ulven

Il tempo indifferente cambia il modo in cui ci abbracciamo, le parole che non ci diciamo. A un certo punto, scopri che tutta l'energia che mettevi nell'amore se ne va nello sforzo di tenere quel nome fuori dai tuoi pensieri. "I spend all my days trying to forget her face / She's so hard to erase, I dont think she can be replaced". Se sei abbastanza vecchio e cinico, questi semplici versi ti sembreranno quelle promesse-da-mattina-dopo, tipo "basta, ora smetto di bere". Se invece hai un cuore ancora un poco twee, non riuscirai a non innamorarti di Girl In Red, ovvero Marie Ulven, giovanissima cantautrice proveniente dalla cittadina norvegese di Horten. Ha pubblicato finora soltanto una manciata di canzoni registrate nella sua cameretta, ma rivela già una grazia e una facilità di scrittura che lasciano meravigliati.
I suoi innamoramenti sono totali (She Was The Girl In Red), il suo cuore è spezzato per sempre (Forget Her), la sua adolescenza inquieta la tiene sveglia di notte (4AM) e cita anche uno dei "film tumblr" per eccellenza (Say Anything) per convincere la fanciulla dei suoi desidderi a scappare con lei ("it's an old movie / you probably don´t know / but my mother showed me it years ago / so say anything"). La schiettezza con cui Girl In Red tocca temi delicati come il coming out è invidiabile: "I should be into this guy / but it's just a waste of time / he’s really not my type / I know what I like / no this is not a phase / or coming of age / this will never change". Per poi concludere con un'affermazione netta che molte persone farebbero bene a tenere più spesso a mente: "It's not like I get to choose who I love".
Siamo dalle parti di quel bedroom pop a bassa fedeltà che ricorda una giovane Frankie Cosmos, Adult Mom o Girlpool, per dare qualche riferimento, ma il talento e la consapevolezza sembrano già molto promettenti. In una delle poche interviste che si trovano in rete, Marie ammette con tutto il candore possibile "I love happy melodies and miserable lyrics", e io davvero non chiedo di più.






martedì 28 agosto 2018

Nella mia fantasia per te sono un’ossessione, come tu per me

Ladroga - Arty

Seguo ormai dalla primavera dell'anno scorso questi sorprendenti ragazzi che si dividono tra Roma e Londra, ma che in realtà sembrano provenire da qualche realtà parallela popolata soltanto di feste del liceo, fotografie istantanee e quegli amori irrevocabili dei vent'anni. Ladroga è una band che non puoi davvero inquadrare in nessuna scena: non fanno it-pop anche se cantano in italiano; raccontano storie adolescenziali ma non sono per nulla ingenui; tengono le chitarre sempre molto alte e molto sporche, ma l'indie rock non è la prima cosa a cui mi fanno pensare quando li ascolto. Io li ascolto e soprattutto sorrido, sorrido e mi sembra di ricordare tutto. Per esempio, in questa nuova, spudorata e magnifica Arty rubano tre accordi a Boys Don't Cry e poi si buttano a rotta di collo in una dichiarazione totale e temeraria, senza nemmeno la paura delle contraddizioni:

ti tenevo gli occhi addosso
tra la gente
mi scoppiava il cuore
che rabbia mi facevi che parlavi a quel coglione
e puntualmente quando ti voltavi verso me
guardavo altrove

Do you remember when it ended?

Hater "Fall Off" - photo by Kamila Schneltser
Hater - photo by Kamila Schneltser

Da qualche giorno è uscito il terzo singolo tratto da Siesta, il secondo album dei nostri adorati Hater. La band svedese, dopo It’s So Easy e I Wish I Gave You More Time Because I Love You, comincia a darci un'idea del carattere che avrà questo nuovo lavoro: più malinconico, disteso e riflessivo del suo predecessore, e forse più figlio dell'EP Red Blinders dello scorso inverno. Fall Off è una ballata agrodolce che guarda all'arrivo di una nuova estate con occhi pieni di disincanto, e che non nasconde la stanchezza della "our history of days". Dentro tutto il tempo che abbiamo condiviso e che è passato, la voglia di ricominciare: "I want to get away like we did before", anche se forse non lo faremo più insieme. Impossibile non citare anche stavolta la scintillante voce di Caroline Landah, vero e proprio cardine del suono degli Hater, e perfetta nel raccontare quel momento "still, but inside a storm" in cui tutto si decide.

lunedì 27 agosto 2018

Golden days, before they disappear

MONNONE ALONE

"Hold on to these days for another year" canta Mark Monnone nel nuovo singolo dei suoi Monnone Alone, ed è un verso che terrò stretto in questo ultimo lunedì di agosto. Un po' come quando sta per ricominciare la scuola, e tutti i giorni volati via fino a quel momento sembravano all'improvviso pochissimi, troppo brevi ed evanescenti, e dovevano bastarti fino all'estate successiva.
Il singolo si intitola Cut Knuckle, esce come sempre per la sua Lost & Lonesome e anticipa un album intitolato Summer of the Mosquito "due out sometime in 2019".
A dispetto del nome, i Monnone Alone sono ormai una band abbastanza stabile, che vede l'ex bassista dei leggendari Lucksmtihs accompagnato da Gus Franklin (già negli Architecture in Helsinki), Joe Foley (Aleks & the Ramps) e Louis Richter (altro Lucksmiths e pure Mid-State Orange). Il singolo, che uscirà anche in 7'' per la finlandese Royal Mint Records, è stato registrato da Gareth Parton (già al lavoro con The Go! Team, The Breeders e Foals) e vede Monnone esprimere al meglio le sue influenze Pastels / TV Personalites, ancora più evidenti nella bella b-side Difficult Boy.



mercoledì 22 agosto 2018

Rock the Baita 2018!

Rock the Baita 2018

Sta diventando ormai una tradizione: l'ultimo appuntamento con la musica dal vivo prima della fine delle vacanze d'agosto è sulle colline di Parma. Sabato sera infatti ritorno a Chiastre con la scusa di mettere due dischi aperitweevi, in realtà per godermi la quinta edizione di Rock the Baita.
Il festival quest'anno è cresciuto ancora e si è fatto internazionale, e vede in cartellone la prima data italiana degli indie rockers londinesi Desperate Journalist, il punk scanzonato dei divertentissimi inglesi Fresh, e il ritorno degli svedesi Barbarisms, con il loro folk rock super elegante (e un nuovo magnifico album da presentare). A rappresentare i suoni di casa nostra, le giovani promesse milanesi Tropea, con la loro "pijama music for pijama people".
Come se non bastasse, dopo i live ci si rintana nella baita per i veri djset (l'anno scorso io ho salutato alle prime luci dell'alba e non ho ancora smaltito del tutto i postumi).
Sconcertante ingresso "up to you", vedete di partecipare e sostenere chi si sbatte per portare tutta questa bellezza anche in provincia.
Volendo si può anche salire con una notevole camminata, calcolate bene i tempi perché su i brindisi cominciano alle 18: ci si vede a banco!







giovedì 16 agosto 2018

Première: The Chills - "Scarred"

Première: The Chills - 'Snow Bound'
The Chills - photo by Gabrielle Devereux

I’m not candy you can sample and discard
You barely scratched my surface and I’m scarred
It’s just too hard


Non so se l'intenzione di Martin Phillipps dietro questi versi fosse, in parte o del tutto, autobiografica, ma certo è che potrebbero sembrare ritagliati apposta per la sua figura - a dire poco fondamentale, non solo per l'indiepop, ma per tutta la storia del rock alternativo degli ultimi trent'anni.
Fondatore e unico costante membro dal 1980 dei neozelandesi The Chills, titolari insieme a una manciata di altre band di casa Flying Nun del classico "Dunedin sound", purtroppo Phillipps non ha sempre raccolto tutto quello che con il suo inesauribile talento di autore è riuscito a seminare in decine e decine di canzoni. La nuova e più recente fase della sua carriera, inaugurata dopo un lungo silenzio con Silver Bullet nel 2015, sembra avergli fatto finalmente lasciare alle spalle problemi di salute, dipendenze e depressione, regalandoci una band come nuova, non solo nella formazione, l'ennesima, ma soprattutto nello spirito e nell'attitudine.
Ora sta per arrivare un nuovo lavoro dei Chills, e a quanto dice lo stesso Phillipps, si tratta di un album "about consolidation, re-grouping, acceptance and mortality", scritto dal punto di vista di un "dysfunctional 50-something wrestling with maturity and discovering that their post-punk DIY beliefs still have a real voice". Davvero non potrei aspettarmi di meglio. Il suono è scintillante, le parole nette, di una sincerità conquistata dopo lunghe battaglie.
I versi qui sopra appartengono a Scarred, contenuta nel prossimo album Snow Bound, in arrivo il 14 settembre su Fire Records, e nuovo meraviglioso singolo che sono onorato di poter presentare oggi in anteprima su queste pagine:




venerdì 3 agosto 2018

And I got this radio on

BODEGA SISTERS

Taggano le loro canzoni come "post-krautrockpopgaze", provengono da Stoccolma, pare che siano in cinque (ma non trovo una loro foto), vari membri facevano parte di altre band a me sconosciute come Gorilla Cult, Haschan Luego, Ave.L e Midvinterblot, e hanno un profilo Instagram con una cinquantina di follower: questo è più o meno tutto quello che sono riuscito a scoprire sui Bodega Sisters, band che mi ha fatto innamorare a prima vista, anzi al primo ascolto.
Il motivo è semplice: da queste loro prime prove, il paragone più forte che mi verrebbe in mente di fare è quello con certi Broken Social Scene. Se ci pensate, all'epoca della loro sua esplosione, il collettivo canadese fu una band formidabile, qualcosa che ti faceva dire "non ho mai visto niente del genere". Eppure non sembra avere lasciato eredi diretti nello scenario musicale contemporaneo. Immagino che sarà questione di cicli e idee che torneranno, ed è anche per questo che oggi mi esaltano così tanto questi Bodega Sisters.
La loro ultima strepitosa canzone si intitola Footnote / Static, è un viaggio di sei minuti super intensi, ed è contenuta in una compilation della label britannica Breakfast Record. Con una voce profonda, un po' National un po' Silver Jews, disegna questo ritratto, che sento un po' anche mio:

My typewriter’s fading
And I got this radio on, out of
Tuned to infrequencies
The static visage of man mirrored in an empty room
Inked in pen




giovedì 2 agosto 2018

Indietracks Festival 2018: il report di Barto!

La settimana scorsa mi rammaricavo del fatto che non avrei potuto partecipare all'Indietracks Festival 2018, ma a cosa servono gli amici se non a farti trovare tra i messaggi una cronaca dell'evento che rende subito la nostalgia meno pesante? Grazie dabbero al Barto (già firma di webzine italiane e titolare del blog Roundmount) e alla sua generosità per questo dettagliatissimo report.

Indietracks Festival 2018: il report di Barto!
Foto di entoni_uk

Polaroid dall'Indietracks Festival 2018 - di Stefano "Barto" Bartolotta

Dodicesima edizione dell’Indietracks, sesta di partecipazione personale. Ormai la rassegna di fine luglio è una sicurezza sotto molti punti di vista: l’atmosfera, l’organizzazione degli orari sui vari palchi sempre ben strutturata e caratterizzata anche dall’agilità necessaria per cambiare gli slot in caso di emergenze logistiche, il buon cibo e la buona birra, la voglia da parte di tutti i presenti di essere il più amichevoli e positivi possibile, e la musica, naturalmente, sempre ben bilanciata tra diversi generi riconducibili all'indiepop e tra veterani consolidati, ritorni di nomi storici e giovani rampanti. Tutto è stato pienamente confermato in questo 2018, nonostante la pioggia abbia creato un po’ di stanchezza supplementare per tutti, che si è notata soprattutto nelle nottate alla campstite disco, molto più calme del solito. Non ha piovuto costantemente, ma il maltempo è stato presente per una parte considerevole del weekend, con punte di autentico diluvio il sabato pomeriggio. In ogni caso, non sono mancate le facce felici, le chiacchiere con gli amici di sempre e le nuove conoscenze, come dev’essere a ogni Indietracks. E non sono mancati magnifici momenti musicali, con i grandi nomi che non hanno tradito e le giovani promesse che si sono fatte valere.
Indietracks Festival 2018: il report di Barto!
Foto di grange85
Purtroppo, le citate emergenze logistiche mi hanno impedito di assistere ai tre concerti del venerdì sera, ma sabato e domenica mi sono goduto diverse ottime prestazioni musicali. I lettori saranno probabilmente curiosi dei nuovi nomi che ho scoperto, e allora inizio subito da loro. Le Ghum provengono da Londra ma in realtà sono nate tutte in posti diversi, compresi Spagna e Brasile, e sono una sorta di versione con meno spinta ma più groove dei Desperate Journalist; i Dream Nails sono anche loro di stanza nella Capitale e si definiscono “punk whitches” e “The Ramones meet Bikini Kill” e, in effetti, il loro bilanciamento tra noise melodia e tra carica e struttura è da ammirare; i Life Model, da Glasgow, nonostante i diversi problemi tecnici, hanno messo in mostra la loro capacità di inserirsi con personalità nella diramazione shoegaze che fa parte dell’evoluzione di questa scena negli ultimi anni. Passando a chi ha debuttato sulla lunga distanza nel 2018, gli Happy Accidents seguono le orme di Martha e Spook School ma non sono dei cloni, mostrando, invece, idee e personalità, mentre le Dream Wife, da Brighton, sono probabilmente il gruppo più bello da vedere del weekend, grazie al carisma e alle qualità da performer della cantante islandese Rakel Mjöll; anche qui, comunque, le idee musicali e l’esecuzione sono ragguardevoli, con un’aggressività ragionata e ben incanalata.
Continuando coi nomi presenti sul circuito da un po’ più di tempo, non posso non citare il mio trio di preferiti del weekend. Le atmosfere uniche realizzate dal pop strumentale delle Haiku Salut, il pop-punk sempre più esplosivo e colorato dei Colour Me Wednesday e le armonie irresistibili degli Smittens mi hanno totalmente rapito, e lo stesso è capitato con tutti coloro che hanno assistito a questi live. Lo stesso si può dire del set in solitaria di Darren Hayman, che ha omaggiato nell’occasione il primo disco degli Hefner, Breaking God’s Heart, suonandolo per intero. La qualità musicale è emersa pienamente anche senza la presenza di una band, e in questa veste così essenziale, la forza evocativa dei testi si è espressa al massimo. Da parte loro, i British Sea Power hanno onorato al meglio lo slot di headliner del sabato sera con un set espolosivo, facendo ballare, saltare e cantare tutti i presenti. È stato bello anche vedere Emma Kupa (ex Standard Fare e ora Mammoth Penguins più altri progetti e, da quest’anno, parte del team organizzativo), suonare con i Let’s Whisper, per un set, anche qui, di ottimo livello.
Darren Hayman @ Indietracks Festival 2018: il report di Barto!
Foto di indiehorse
Non è Indietracks senza uno o più ritorni di band storiche dopo molti anni di attività, e quest’anno l’onore è toccato nientemeno a due prodotti della Sarah Records, nell'anno in cui la statunitense Emotional Response ha pubblicato alcune reissue della legendaria etichetta di Bristol e una compilation con canzoni nuove. Sia i Boyracer che gli Even As We Speak si sono fatti assolutamente valere, i primi con la loro proposta senza fronzoli, fatta di canzoni sparate come proiettili ma al cui interno c’è uno studio delle dinamiche non indifferente, e i secondi con la loro particolare ampiezza di idee sotto diversi punti di vista, dal songwiting all’impostazione strumentale. Da quando vado all’Indietracks, non c’è stata alcuna band della vecchia scuola che mi abbia deluso, e anche in questi due casi si è visto chiaramente che l’esperienza, nell’indiepop, è sempre un chiaro valore aggiunto, e non va a discapito dell’energia sul palco.
Insomma, gli anni passano, l’età avanza e impedisce di assistere ai concerti in modo serrato come in passato, ma impone più momenti di riposo, e il meteo non sempre è favorevole, ma l’Indietracks continua a essere un evento imperdibile, e qualcosa mi dice che sempre lo sarà.