venerdì 30 gennaio 2009

Eight Legs in tour in Italia

Questo fine settimana tornano in Italia per tre date gli Eight Legs, giovane band londinese che, dopo essere stata scoperta dallo stilista Hedi Slimane, l'anno scorso aveva debuttato su Weekender Records con l'album Searching For The Simple Life.
A me erano piaciuti perché accanto a toni più punk e hooligan, le loro acerbe canzoni a volte lasciavano trapelare un umore desolato e smithsiano, un doposbornia senza ricordi né voglia di andarli a cercare. Un po' come racconta These Grey Days, piccola canzone da nipotini di Doherty che però indovina una di quelle melodie che ogni tanto mi tornano in mente all'improvviso, anche dopo tanto tempo.
Gli Eight Legs saranno questa sera a Roma (Rashomon Club), domani a Firenze (Auditorium Flog) e domenica a Modena, al Vibra, dove avrò il piacere di mettere un po' di dischi prima e dopo il concerto insieme alla balotta del Mattatoio Club. Occhio all'orario, è alle 19.

>>>(mp3): These Grey Days
>>>(mp3): These Grey Days (Hedi Slimane for Dior Homme Automne-Hiver 2006)

giovedì 29 gennaio 2009

Polaroids From the Web
Anticipazioni e nuove uscite

- Il nostro MAPS pubblica la prima anteprima da Reservoir, il prossimo album dei Fanfarlo, insieme alla copertina e a un po' di altri regali. Pop sontuoso come sempre e arrangiamenti tirati a lucido.
>>>(mp3): I'm a Pilot

- Stanno per tornare anche i Cats On Fire. Our Temperance Movement uscirà l'11 marzo. Dopo Horoscope, già in streaming sul MySpace della band, ecco un'altra chicca smithsiana e mesta più che mai (Grazie a Interflug per la segnalazione).
>>>(mp3): Letters From a Voyage to Sweden

- Esce oggi il secondo e omonimo album dei norvegesi I Was A King. Il suono della band si è affinato ancora di più, tra Dinosaur JR e Teenage Fanclub in una giornata grigia e shoegaze, vedi anche il titolo del singolo, Norman Bleik. Il disco è stato registrato a New York insieme a un botto di gente tra cui Sufjan Stevens, Daniel Smith (Danielson) e Gary Olson (Ladybug Transistor).
>>>(mp3): Norman Bleik

- L'anno scorso ero arrivato lungo sull'esordio di Coconut Records, il bel progetto musicale dell'attore Jason Schwartzman. Questa volta mi faccio trovare pronto: è appena uscito il nuovo Davy e il primo singolo promette bene.
>>>(mp3): Microphone

mercoledì 28 gennaio 2009

I posti che vedremo

 Lake - Oh, The Places We’ll Go Segnalazione tardiva (ma vedo che sono in buona compagnia: anche Pitchfork ci è arrivato pochi giorni fa) per un piccolo e molto piacevole disco dell'anno scorso targato K Records.
I Lake provengono dalla stessa zona dell'etichetta, ovvero Olympia, e hanno una formazione abbastanza variabile da tre a sette elementi. Questo Oh, The Places We'll Go sarebbe il loro terzo lavoro, anche se è il primo non autoprodotto, e regala un pop dai colori tenui e al tempo stesso introverso, riscaldato dalle giuste percussioni e un po' di fiati.
Come degli Architecture in Helsinki che, stanchi della confusione ritmica e della disorganizzazione, si fossero presi una vacanza negli Anni Sessanta (Blue Ocean Blue). O come se gli Stereolab finalmente rilassati e sereni provassero a scrivere canzoni per Belle & Sebastian (la title track). E poi c'è la svagata malinconia del ritornello di Deadbeat che mi fa venire mente un po' i Camera Obscura.
Il risultato non farà gridare al miracolo ma è un suono che preso tutto assieme ha bei momenti felici e bucolici.

>>>(mp3): Oh, the Places We'll Go
>>>(video): Heaven
>>>(live): Daytrotter session

martedì 27 gennaio 2009

Valido Cinema presenta: Nick and Norah's Infinite Playlist



"Why are they called 'The Cure'? They should be called 'The Cause'!"
Norah

Sì, statene pure alla larga.
Questo è tutto quello che avete bisogno di sapere / sentirvi confermato.
Oppure se ne può discutere, se volete ignorare il fatto che è stato tratto da un libro per teenagers.
Se volete ignorarlo ok, possiamo divertirci due minuti a sparare sulla Croce Rossa.

Dunque: abbiamo una sigla che è una carrellata sulle pareti di una camera da letto imballata all'inverosimile di poster di band indie e copertine di dischi indie, ma che no, non si accontenta di questo, aggiunge sequenze animate dove compaiono i loghi di altre decine, centinaia di band indie. Indie, indie, indie. Ogni singolo centimetro quadrato dello schermo urla "indie".
E per essere assolutamente sicuri al 100% di aver centrato il target, tutto ciò viene inframezzato dal protagonista Michael Cera (quello che ascoltava indie in Juno) che sta preparando un mixtape indie per - bravi, avete indovinato - la sua ex. Titolo profondo e significativo, copertina disegnata/colorata/tagliaincollata a mano. Che è un po' come se devi rappresentare un italiano in 10 secondi e lo inquadri mentre mangia una pizza davanti a una partita di calcio e telefona a sua madre urlando "BELISSSIMO!" (con una L sola). Ci manca solo che gli bussino alla porta gli amici gay per ingaggiarlo come batterista in un gruppo di indietronica nonostante lui non sappia suonare, cosa per cui bisogna attendere giusto altri 60 secondi.
Questo è più che sufficiente per darvi una pennellata dell'aria che tira.

Bon, ci siamo divertiti.
Passiamo alle cose più importanti.

La storia nel succo è che, nel giro di una notte, Michael Cera (Michael Cera, non Zac Efron) si ritrova a dover scegliere fra due assidue corteggiatrici: la sua ex pentita, Tris (Alexis Dziena), e Norah (Kat Dennings), che ha appena conosciuto.
  • Tris: ascolta indie, frequenta locali indie, assiste a concerti indie, ha occhi grandi e luminosi come un manga, labbra come caramelle, fisico impeccabile, ama vestirsi provocante e per lui è disposta a improvvisare uno striptease in mezzo alla strada, illuminata dai fari della sua auto, sulle note di Sexy Thing - senza contare il nome stesso che parrebbe una promettente abbreviazione di "threesome".

  • Norah: ascolta indie, frequenta locali indie, assiste a concerti indie, ha un viso caruccio ma gli occhi spenti, il culo grosso, parla come un camionista, ha un senso dell'umorismo che neanche i quotidiani inglesi, dà l'idea di fumare tre pacchetti di Gauloises al giorno, scopa togliendosi solo una scarpa, ha orgasmi silenziosi tipo scoiattolo che sbadiglia e - forse la cosa più grave - una foto ci rivela che è figlia del produttore dei Counting Crows.
Un'ora e mezzo di manuale del risaputo, con comparsata di Devendra Banhart in omaggio, poi Michael Cera fa ovviamente la scelta sbagliata (Norah).
E questo - o meglio, la sopracitata scena dello spogliarello - è l'esatto punto in cui lo stereotipo viene talmente gonfiato da fare il giro completo e svelare la verità.
Non per forza la vera verità - non voglio lanciarmi in una tirata del tipo "sapessi quante persone/band ho visto rinunciare a situazioni di palese successo/convenienza per nessun altro motivo che non fosse la paura di intaccare la propria preziosa pseudo-identità di alternativi", che saprei affrontare solo in modo estremamente superficiale.
Però, anche se ci fanno la grazia di addolcire la pillola dipingendo Tris come fondamentalmente stronzetta e infedele mentre Norah, hey bro, Norah ascolta mooolto più indie di lei, la morale del film è questa. È così che i filmakers, i "mainstreamers", vedono gli indie.
I metallari sono quelli grezzi che urlano.
Gli emo sono quelli che si tagliano e si lamentano.
Gli indie sono quelli concettualmente allergici a tutto ciò che ha un consenso popolare superiore al 50% anche quando va contro il buon senso e/o i loro stessi interessi.
In qualsiasi campo.
Così, sapevatelo.

Tornando al film in generale: certo che mi sono chiesto se il mio totale disprezzo fosse solo una questione di età, poi mi sono ricordato che a 16 anni mi fece ribrezzo pure Empire Records, e non credo che qua siamo molto lontani. In confronto a entrambi Singles sembra un Mike Nichols d'annata.

E ok lo ammetto: nei 20 secondi netti in cui si sente Very Loud mi sono commosso tipo zio alla cerimonia di laurea del nipote.


>>>(mp3): Shout Out Louds - Very Loud (soundtrack version)

lunedì 26 gennaio 2009

Animali del consenso collettivo


Non voglio passare per snob a tutti i costi, ma almeno oggi lasciatemi scrivere che Merriweather Post Pavilion, il nuovo e osannato album degli Animal Collective, purtroppo a me non dice quasi nulla. Certo, è fantastico e ricchissimo... e poi le voci, lo spazio, i colori, "il pop del 2009"... ("i nuovi Hall & Oates" secondo Alan McGee... "i nuovi Moby" per Spin???)... ma alla fine, in tutta sincerità, mi entra da un orecchio ed esce dall'altro. Posso ammirarlo, posso vedere fin dove si erge, posso notomizzarlo, ma non ci trovo (ancora?) niente che mi coinvolga sul serio.
Di fronte al "consenso collettivo", però, mi arrendo e resto in minoranza. La butto in caciara e vi lascio qualche remix niente male del singolone My Girls che gira in rete, oltre al già noto mashup con Frankie Knuckles (I was there!):

>>>(mp3): My Girls (Straight Up! remix) - (via)
>>>(mp3): My Girls (Dave Wrangler remix) - (via)
>>>(mp3): My Girls (Mexicans With Guns remix) - (via)

(gif by Snuh)
Delocalizzare Bologna

A lato di una discussione sullo sgombero del Centro Sociale Conchetta in corso sul blog di Andrea, Bebo lascia un ampio e sentito commento che mi pare il caso di segnalare anche qui:
Qui a Bologna la sorte è identica: parlano di delocalizzare, come le aziende che vanno in Romania o in Cina, spostano i centri in periferia o nella periferia della periferia, nelle zone industriali non collegate dai mezzi, in mezzo al niente, in modo da farli scomparire per forza di cose.
Poi ci sono gesti schizofrenici come l'evento NetMage, che conquista il gotico e centralissimo Palazzo Re Enzo (tredicesimo secolo). Lampadari a goccia e affreschi magnifici. Tralasciando un po' di disagi organizzativi, sabato per i Black Dice era pieno delle facce che vedevi dieci quindici anni fa al Link e al TPO, oppure alle serate punk hardcore. Che vorrà dire? Bebo, dov'eri? Dove si va?

venerdì 23 gennaio 2009

1999: uh, tipo, dieci anni fa

Suburban Kids With Biblical Names
Nonostante tutto, me lo ricordo abbastanza bene quel 26 maggio 2006. A Bologna si annusava già l'estate, io abitavo in un'altra casa, i Radio Dept. avevano da poco pubblicato il loro secondo album e all'Estragon arrivavano i Babyshambles di Pete Doherty.
Ma per me il vero evento era la prima e imprevedibile discesa in Italia dei Suburban Kids With Biblical Names. Grazie a Paola di Homesleep, che organizzò ogni cosa, e a Lucio che fece da driver e fotografo riuscimmo ad averli ospiti in radio.
Johan e Peter ci regalarono un paio di canzoni dal vivo e mi pare che la puntata tutto sommato andò bene, per essere una roba di polaroid. Il concerto fu molto bello anche se, come previsto, il Covo era mezzo vuoto. La band poi restò a ballare e brindò a lungo insieme a noi. Più tardi in pista ci raggiunsero anche le Ian Fays.
Incontrammo di nuovo i Kids quasi alla fine dell'estate, questa volta a un piccolo festival in Svezia. Quasi per caso Johan disse "ah, spero non ti dispiaccia: abbiamo usato un campionamento della trasmissione per un pezzo che stiamo scrivendo". Mi spedì un demo strumentale e non ci potevo credere, era davvero .
Ora quel pezzo è diventato 1999, traccia che apre il nuovo ep publicato come sempre da Labrador e intitolato #4. La canzone ha un curioso passo quasi disco "da crociera", con quel modo tipico dei SKWBN di filtrare la malinconia tra lustrini e coriandoli: "sometimes I go back to where I was before I was this".
Questo quarto ep dovrebbe anticipare l'atteso prossimo album, previsto a fine anno, e spero davvero di rivederli da queste parti.

>>>(mp3): Suburban Kids With Biblical Names - 1999

giovedì 22 gennaio 2009

The Tunas live a polaroid!

The Tunas - I Cut My Finger In JulyCon un po' di ritardo il podcast di questa settimana è finalmente on-line (trovate la puntata intera su Vitaminic). L'attesa comunque è ripagata in pieno perché venerdì scorso abbiamo avuto ospiti nei nostri studi Coolface Frabbo, Davidedeitunas, Lawrence Cleanhead e Erica-Go-Go, ovvero The Tunas, venuti a presentare il loro nuovo album We Cut Our Fingers In July (registrato insieme a Matteo Bordin dei Mojomatics).
Del disco parleremo a suo tempo, in radio è stato divertente vedere come i Tunas sono riusciti ad adattare la loro irruenta anima elettrica e rock'n'roll a queste versioni acustiche. I ragazzi hanno stoffa e il risultato è stato bello emozionante, fino al gran finale con sorpresa che non mi aspettavo e che mi ha fatto un bel po' contento.

Lament 1
Flight From Ashiya (Kaleidoscope cover)
You Know You Should
Revolution Winter (Black Candy cover)

[mp3 rimossi su richiesta della Tre Accordi Records]
Lasciami entrare


Non trovo in rete l'immagine di Lasciami entrare che cercavo e che mi ha rapito. Verso la fine del film, quando il peggio sembra passato, il viso di Oskar è dietro il vetro, visto da fuori, appena velato. Il riflesso della neve accentua ancora di più il suo pallore, come se prolungasse con la luce il suo silenzio. Il silenzio che tiene assieme tutti gli spazi e i contrasti di questa storia.
Così scelgo questa foto, più scontata ma non meno tenera, per consigliarvi di andare a vederlo.
L'amore può essere freddo e ti succhia il sangue. Quando lo scopri non hai molte parole, ma risolve il tuo cubo di Rubik.

ps: il titolo orignale del film (Låt den rätte komma in), come anche quello del libro da cui è tratto, sono una citazione dalla canzone di Morrissey Let the Right One Slip In (da Viva Hate, edizione 1998). Ma lo spoiler più sconcertante e commovente l'ho trovato qui (è uno spoiler, io vi ho avvertito, eh).

>>>(mp3): Morrissey - Let the Right One Slip In

mercoledì 21 gennaio 2009

The Soft Pack

The Soft PackSi era vagamente parlato di loro l'autunno scorso, quando decisero di abbandonare il loro primo nome ("The Muslims") viste le continue noie. Il NY Times si domanda dove fosse il problema, dato il recente successo di gruppi chiamati Fuck Buttons, Fucked Up o Pissed Jeans.
Poi, quasi senza preavviso, a fine anno i Soft Pack si sono ritrovati nelle liste di "band da tenere d'occhio nel 2009" su testate come Observer e Paste. Niente male per dei ragazzi che non possono nemmeno pagarsi un grafico per la copertina del disco.
Provengono da San Diego e suonano semplice rock'n'roll. Alcuni li paragonano a certi Strokes, ma direi che lo stile è molto più scarno e grezzo. Anzi, i Soft Pack non ci provano nemmeno a "darsi uno stile", e hanno ben presente di essere degli sfigati.
Sul fondo alle loro canzoni resta sempre qualcosa di freddo. Anche quando il ritmo pesta e il basso incalza nevrotico, la voce di Matt Lamkin sembra dissociata (un po' alla Modern Lovers), mentre le chitarre si fermano un passo prima di dare l'affondo decisivo. Distratti, incapaci o astuti?
Chi se ne frega, si arriva alla fine del disco e c'è questo pezzo, Bright Side, e non importa nient'altro.

>>>(mp3): The Soft Pack - Bright Side
>>>(mp3): The Muslims - Grinding Halt (The Cure cover)
>>>(video): The Soft Pack - Extinction

update: in contemporanea, ne parla anche Stereogram (potevamo metterci d'accordo almeno sulla foto, eh)

lunedì 19 gennaio 2009

C'mon let's get high!

Ci sono di sicuro cose più importanti di cui parlare, e quando avrò un po' di tempo magari spenderò anch'io i miei due cents sul nuovo album dei Franz Ferdinand, ma per ora mi piace segnalare l'unico remix di Ulysses, tra i mille in circolazione, che mi sembra faccia sul serio il suo dovere, tra punte acuminate, battuta sopra le righe e smodata farcitura di synth.
IMISSMYJUNO è un giovane canadese di origini russe, e questo è il suo biglietto da visita.



(pic by Lolita)

domenica 18 gennaio 2009

What my life could have been


E non importa se si sente sporco o se le immagini sono buie. Quelle ombre che ballano contro la luce delle lampade e di un televisore senza segnale, la sala di un vecchio albergo chiuso, piena di amici, bottiglie e canzoni nuove da provare, e poi arriva questa inedita, forse la più trascinante finora del repertorio degli A Classic Education.
Favolosa. Una melodia dolente che cresce sopra un ritmo precipitoso, lo stesso contrasto tra le note squillanti del mandolino e gli accordi di chitarra, mentre la voce del violino si distende sul coro più immediato, un "o-oh!" che tutti già cantiamo lì davanti.
Ancora non ha un titolo, anche se What My Life Could Have Been potrebbe andare bene, dato che la canzone parla di false partenze, e mantiene (come in controluce, appunto) un senso di nostalgia che il suo tempo vorticoso non riesce a nascondere.

[Questa settimana sono usciti anche i primi nomi delle band che suoneranno al SXSW 2009 e come avevamo anticipato ci saranno anche gli A Classic Education. Qui trovate la lista (non ancora definitiva), e come si può vedere la rappresentanza italiana è piuttosto nutrita.]

venerdì 16 gennaio 2009

The Tunas VS Blake/e/e/e VS polaroid


Mi preparo un thermos di caffè perché si preannuncia una serata lunga e impegnativa.
Prima a polaroid avremo ospiti dal vivo i Tunas, che presenteranno il loro ultimo album We Cut Our Fingers In July (chi coglie la citazione del titolo vince una cena con le Signorine Taytituc), l'atteso seguito del dirompente Au... Gogo. Sarà interessante vedere come una band garage rock'n'roll saprà interpretare le proprie furibonde canzoni in chiave più acustica. Appuntamento alle 21 sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana (anche con streaming e podcast).

Poi, al Locomotiv Club (in Via Serlio 25), all'interno della ragguardevole rassegna Murato, curata dalla Unhip Records, arrivano (per la prima volta in città) i Blake/e/e/e, progetto con cui Paolo Iocca e Marcella Riccardi, accompagnati da Egle Sommacal e Mattia Boscolo, raccolgono l'eredità dei Franklin Delano. Il loro Border Radio è stato uno dei migliori album italiani dell'anno appena trascorso, ne avevo parlato qui, e non vedo l'ora di sentire come suonerà live.
E infine, dopo il concerto, avrò il piacere di mettere un po' di dischi insieme all'Uomo dell'Anno in persona, per scatenare danze e brindisi.
Ci si vede a banco!

>>>(mp3): The Tunas - You Got Bread
>>>(mp3): The Tunas - Indie Kids
>>>(mp3): Blake/e/e/e - New Millennium's Lack Of Self Explanation
Outside is cold for us


The Calorifer Is Very Hot sono in tour in Europa e stanno tenendo un divertente diario di viaggio su Rockit, da cui è tratto anche questo video. Aspettando di ascoltare le nuove canzoni (in arrivo un singolo a primavera?), io vorrei essere là fuori a prendere freddo insieme a loro.

giovedì 15 gennaio 2009

Chewingum live @ Sesto Senso!


Questa banda di sciabolati sarà in concerto al Circolo Sesto Senso (Via Petroni 9c) questa sera alle 21.
Chi non avesse la più pallida idea di chi sono i Chewingum può trovare un loro delirante live a polaroid qui e una recensione del loro album di esordio su Vitaminic. Ci si vede a banco!

>>>(mp3): Afterhours (Velvet Undergound cover)
>>>(mp3): Raianair (live)
MAP - Music Alliance Pact #4


Quarto appuntamento con l'esperimento internazionale del Music Pact Alliance (riassunto delle puntate precedenti: qui, qui e qui) e si aggiungono nuovi Paesi.
Vi annoiate? La lista è troppo lunga da leggere? (devo ancora trovare un buon modo per fare i "post espandibili" su Blogspot).
Commenti e consigli su come proseguire al meglio questa collaborazione sono sempre graditi. Per scaricare tutte le canzoni in un solo click, ecco il link.


AMERICA: I Guess I’m Floating
Blind Man’s ColourJimmy Dove
Blind Man’s Colour came on our radar in late ‘08 with three excellent Animal Collective covers. With their debut album, Season Dreaming, coming out sometime in early ‘09 and Jimmy DoveRainbow Faces which you can download from the band’s blog. Jimmy Dove is a MAP exclusive mp3.

ARGENTINA: Zonaindie
Bicicletas11 y 20
We started the year listening non-stop to this brand new song by Bicicletas, a superb space-rock band that has been shaking the independent scene of Buenos Aires for some years now. 11 y 20Quema, which is released in March by Bingo! Records.

AUSTRALIA: Who The Bloody Hell Are They?
The Middle EastBlood
I feel like Arcade Fire comparisons have been overused in music reviews over the past whenever, so I’m going to do my best to not compare The Middle East to Montreal’s finest. It’s tough though, because this Townsville, Queensland collective do fit the criteria, at least initially – a large collection of musicians (at least six, possibly seven) who create dramatic and climactic folk-ish anthems.

BRAZIL: Meio Desligado
GuizadoRinkisha
Created by Guilherme Mendonça, Guizado presents instrumental songs ranging from jazz, alternative rock and experimental electronica, always sounding avant-garde. Their first album, Punx, was acclaimed by critics (including the Brazilian Rolling Stone) as one of the best albums in 2008. As well as Mendonça, who is a well-known trumpeter in São Paulo’s underground music scene, Guizado is formed by Curumin, Ryan Batista and Régias Damasceno, musicians involved with some of the most creative artists of the Brazilian alternative scene. Rinkisha, a deep and melancholic song, sounds like John Frusciante playing with Tortoise.

CANADA: I(Heart)Music
Parachute PenguinYour Crimes
Yes, their name is horrible. And yes, this song borrows rather liberally from The Killers. But despite both of those things, if Parachute Penguin’s forthcoming EP, due out in late February, is anywhere near as good as this (or any of the other tracks on the outstanding EP the band released back in the spring), then it won’t be long until the band is playing arenas around the world. Hopefully they’ll stay away from those feathered jackets, though.

CHILE: Super 45
Como Asesinar A FelipesEn Busca De Un Nuevo Sueño
Como Asesinar A Felipes (How To Kill Felipes) is the best way to understand what’s going on in Chilean hip hop music – cross-referenced music styles with deep and shocking lyrics. Former jazz musicians joined MC Koala Contreras and DJ Spacio to create an outstanding jazz-rap combo. Their self-titled album, released last year, has been described as the best Chilean album of the year by even mainstream media. And there is no doubt about it, no other band can take our minds, ears and bodies like Como Asesinar A Felipes have.

ENGLAND: The Daily Growl
Emmy The GreatWe Almost Had A Baby
Although the wait for Emmy The Great’s debut album has been long enough to make it seem like an indie-folk-pop Chinese Democracy, the good news is that First Love is finally coming out on February 2. This track is the first single from the album, released at the end of last year.

GERMANY: Blogpartei
The NotwistGood Lies
The Notwist is probably better known abroad than in Germany. They come from the Bavarian city of Weilheim, where other famous bands – partly with the same members – have their base, e.g. Console, Lali Puna and 13 & God. The Notwist sound is built on the characteristic voice of Markus Acher and the discreet electronic background constructed by Martin Gretschmann.

ICELAND: I Love Icelandic Music
Singapore SlingMartian Arts
Singapore Sling is a darkly, neo-psychedelic, avant-garage band formed in Reykjavik in 2000 by singer-songwriter-guitarist Henrik Baldvin Björnsson and lead guitarist Einar Þór Kristjánsson. The band is often compared to The Jesus And Mary Chain, The Velvet Underground and My Bloody Valentine. Martian Arts is taken from their fourth album, Perversity, Desperation And Death, released last November on the new Icelandic label Microdot.

IRELAND: Nialler9
Gran CasinoOne Chance
An intriguing upbeat rabble-rousing orchestral racket from a 13-piece Dublin band who have the horn for brass and blustery rock epics. Their debut Sun Music EP sounds like Arcade Fire jamming with Herbie Hancock.

ITALY: Polaroid
ArnouxToday, A Rainy Day
Cascades, the debut album by Arnoux, blends melancholic synths and glitches with acoustic sounds and warm voices, portraying a delicate and touching liquid landscape.

NEW ZEALAND: Counting The Beat
Princess ChelseaMonkey Eats Bananas
Every May in New Zealand is NZ Music Month. Album sales and radio airplay figures of Kiwi artists soar and there is a celebration of local musical talent. For the past two years NZ music magazine Real Groove has issued a CD in May titled The Sound of Young New Zealand. One of the standout tracks of the 2008 edition was Monkey Eats Bananas, a song so infectious I’ve driven members of my household mad with repeated plays, eventually awarding it Song of the Year in Counting The Beat. It’s silly but incredibly compelling. Xylophone, electric piano, a nonsense lyric that doesn’t kick in until two-thirds of the way through the song, all atop a great rolling bass line. Princess Chelsea is about to release her debut album and Monkey Eats Bananas

NORWAY: Eardrums
I Was A KingWeighing Anchor
I Was A King is one of the Norwegian bands I expect will do very well in 2009. Frontman Frode Stromstad has a unique gift of creating addictive melodies with distinctive roots to the 60s. Distorted through the sound of the 90s indie scene, the result is I Was A King. On their self-titled second album, which received a maximum score in Norway’s largest newspaper, the trio is helped by artists such as Emil Nikolaisen (Serena Maneesh), Sufjan Stevens, Daniel Smith (Danielson) and Gary Olson (The Ladybug Transistor).

PERU: SoTB
TurbopotamosTerrorize You/Disco Flor
After a few demos had been circulated, the rumour was that a cool new sound had awoken the sleepy local scene. With the appearance of No Love, the second album from Turbopotamos in 2007, the rumour proved to be true. With their refreshing compositions, Turbopotamos have been plotting a path that took them on to the same bill as REM and Travis in Lima last November.

PORTUGAL: Posso Ouvir Um Disco?
The WeathermanChloe’s Hair
The Weatherman is Alexandre Monteiro, a resident of Oporto in the north of Portugal. Chloe’s Hair is the first single of his second album, Jamboree Park At The Milky Way, due in February, which he recorded with guest musicians. Besides being a musician, Alexandre runs his own independent record label, Poptones, and an arts collective company, Sublime. Thanks to The Weatherman, the MAP sites are the first in the world where Chloe’s Hair is downloadable for free. Obrigado.

ROMANIA: Babylon Noise
Les Elephants BizarresHave No Fear
Les Elephants Bizarres is an alternative band formed in 2007 in Bucharest. Not really like those big, apathetic creatures, these dancing, multi-coloured Elephants are a very fresh and vivid appearance in the Romanian music scene. Their concerts often stir up the audience and make them dance with their indie-pop-disco-punk motley sounds. You can download some of their other songs and watch live performances on their website.

SCOTLAND: The Pop Cop
Evan CrichtonHoliday Time
Glasgow-based Evan Crichton is a rare talent. He’s a singer whose songs have a timeless feel, perhaps because they are immaculately paced and seem to exist in a world and space all of their own. After a year-long absence, Evan has just returned to playing live with a full band set-up and the Scottish music scene is a better place for it. Holiday Time is taken from his debut record Bright Our Broken Days.

SINGAPORE: I’m Waking Up To...
I Am David SparkleJaded Afghan
The curious name of Singaporean band I Am David Sparkle is a literal translation of a famous Malaysian disco singer in the 80s called M. Daud Kilau. Their music, however, shows only a hint of that nostalgia. In Jaded Afghan, taken from their second album This Is The New, a carefully woven ambience is animated by an intriguing blend of beats and bleeps that moves back and forth in time. For me, though, what most subtly drives this track forward in the end is the sound of a gently wandering guitar, lightly treading but hugely moving, with slightly darker rumblings underneath.

SOUTH KOREA: Indieful ROK
The Invisible FishFallen
Once the male half of Bluedawn – Korea’s foremost folk/dream-pop duo – The Invisible Fish is now completely on his own. For those who know Bluedawn his music is still familiar, but he’s experimenting more and the songs are more personal. Not wanting to compromise with his new-found post-noise-folk sound, The Invisible Fish releases everything by himself and put out his second solo EP, Loss/Sleepless last month.

SPAIN: El Blog De La Nadadora
SaioaIs It Possible
From our point of view, Saioa has changed the concept of the singer-songwriter. She comes from the Basque land and her debut album, Matrioska Heart, was released in 2008 on the small Spanish label Moonpalace. Her songs follow a folk pattern with influences such as Low and Leonard Cohen.

SWEDEN: Swedesplease
The Bridal ShopThe Ideal State
I can’t say enough good things about The Bridal Shop. They perfectly meld the sounds of electronic pop of the 80s with shoegaze of the 90s and indie from the 00s. In other words they’re the complete package. Their Peruvian label (I know that’s kind of a weird locale for a Swedish group) Plastilina Records deserves kudos as well for releasing some of the best indie-pop this side of Cloudberry. This song is from the band’s mini-album, In Fragments, out in February.

mercoledì 14 gennaio 2009

Bologna Calibro 35: assalto alla locomotiva

Calibro 35Segnalazione dell'ultimo minuto, ma per questo ancora più urgente. Questa sera al Locomotiv Club, all'interno del funambolico Magazzeno Bis, saranno in concerto i Calibro 35, supergruppo dedito al recupero delle storiche colonne sonore dei poliziotteschi Anni Settanta in chiave funk.
Quando li vidi la prima volta, del tutto ignaro, allo scorso MiAMI Festival rimasi folgorato. Concerto caldissimo, groove e divertimento totale, in mezzo a musiche di mostri sacri come Morricone, Micalizzi e Trovajoli.
Questa sera, con l'aggiunta della follia di casa Trovarobato, sarà anche meglio.
Appuntamento alle 21.30 in Via Serlio 25 (ingresso 8 euro con tessera ARCI).
Portate il passamontagna.

>>>(mp3): Calibro 35 - Gangster Story
L'anno che verrà (scaricato)

Analoga alla tradizione delle classifiche di fine anno, nelle settimane successive si diffondono le liste di band su cui scommettere per i prossimi dodici mesi.
Difficile prevedere quali ci azzeccheranno, però tra le tante, alcune mi sembrano interessanti a prescindere dai successi futuri.
Tralasciando "i 20 dischi che non vediamo l'ora di ascoltare" di Stereogum (un po' prevedibili), e il "Sound Of 2009" della BBC (su cui svetta Little Boots, andiamo bene...), alcuni suggerimenti più originali iniziano ad arrivare dalla webzine God Is In The TV (My Teenage Stride, finalmente!), che nei prossimi giorni continuerà l'indagine a puntate.
Non ho ancora avuto tempo di ascoltare il podcast con le previsioni dei giornalisti del Guardian Alexis Petridis, Paul MacInnes, Rosie Swash e Tim Jonze, ma sempre sullo stesso quotidiano si può scoprire che la musica pop quest'anno sarà un affare da donne (tipo Florence and the Machine e Larkin Grimm, mah). Altrove, c'è anche Alan McGee, che lancia le sue "tips for 2009" (con il nostro Dent May e le Ipso Facto, fra gli altri).
Dazed, nella sua speciale serie "Teenage Takeover", dà la parola al giovane Nicholas Burman per alcune segnalazioni di band "Coming Up" (abbastanza discutibili e probabilmente poco promettenti, ma di certo non banali).
Meglio forse affidarsi al sempre ferratissimo Sweeping The Nation, che anche quest'anno regala la playlist in download "Class Of '09".

>>>(mp3): My Teenage Stride - Terror Bends
>>>(mp3): Little Boots - Stuck on Repeat
>>>(mp3): Florence and The Machine - Kiss With A Fist
>>>(mp3): Cheeky Cheeky And The Nosebleeds - Slow Kids (The Shoes Remix)

martedì 13 gennaio 2009

La maledizione dei side project e la sindrome del batterista invidioso

 fagottismi

Sul sempre provvido blog musicale del Guardian trovate qualche considerazione sull’evitabilità dell’epidemia di progetti laterali in circolazione. L’urgenza comunicativa di questi artisti è tale da non poter sopportare la paziente flessione di qualche mese di silenzio? Oppure suonare in una band di fama internazionale è davvero così opprimente? E infine, non sarà per caso una sindrome, quella del “batterista invidioso”? Dall’antecedente mesozoico (e paueroso) di Phil Collins, all’emblematico caso di Dave Grohl (questo lo aggiungo io) fino a Moretti degli Strokes, le ambizioni fuori porta dei batteristi sembrano una costante ricorrente della storia del rock. Va da sé intuire che a volte va male, terribilmente male, altre volte va di lusso. La prima conseguenza lamentata dal giornalista del Guardian sembra quella di rubare tempo e preziose attenzioni alle band principali e poteva essere un ottimo spunto di riflessione, ma come sempre gli articoli del Guardian non conoscono mezze misure: così l’articolo finisce subito, stroncato praticamente a metà - non prima di regalare un’affermazione come «do we have to wait for every single member of the Strokes to release some half-baked collection of phoned-in dirges before they return to the studio?» condivisibile persino da un’intossicata-da-Little Joy come la sottoscritta.

Infatti anche questo inutile post altri non è stato che un pretesto per postare, in questo tempio dello stile dorico-scandinavo, una foto di Fab Moretti.

(pic by dsbartholow)

lunedì 12 gennaio 2009

Birds encouraged him
Blogs encouraged them

A un anno circa dalla segnalazione di MAPS sulle pagine di Pitchfork, ecco di nuovo Jonathan e Francesco protagonisti oltreoceano, questa volta sul celebre blog Stereogum, il quale linka la recente sessione acustica di Jason Lytle dei Grandaddy negli studi di Radio Città del Capo.
Bel colpo, régaz!


Broadcasting ideas is not a good idea anymore

Ho guardato poca tv in questi giorni e così ho scoperto soltanto ieri che Qoob, il canale "sperimentale" di MTV trasmesso sul digitale terrestre, ha abbandonato l'etere e continua la programmazione unicamente dal sito.
"Lasciare spazio alle mille possibilità di produzione e distribuzione più tipicamente 2.0" suona un po' come tirare i remi in barca, peccato.
Non ho Sky per sapere come sono gli altri canali tematici, e dato che quello che di MTV si vede in chiaro non è più un canale musicale da un pezzo, la cosa mi dispiace un bel po'. Suppongo sia stata una decisione economica, perché i risultati dal punto di vista artistico e creativo mi erano sembrati notevoli sin dal principio.
Era davvero l'unica tv che potevo tenere anche in sottofondo come una radio, e poi ogni tanto mi ritrovavo in piedi in mezzo alla cucina incantato da qualche cortometraggio assurdo o da un video che ancora non conoscevo. Era l'unico numero del telecomando che si poteva fare a memoria e su cui ti rifugiavi ogni volta che tutti gli altri cento passavano il nulla.
Vabbè, forse era troppo presto per l'Italia, o forse era una fantastica idea che però utilizzava il mezzo sbagliato (quanti del target "giovane" preferiscono il digitale terrestre al satellite?). Adesso ci ricorderemo ogni tanto di guardare il sito (ok, almeno ci sono i feed).
In bocca al lupo al buon Andrea: chi metterà adesso i video dei miei gruppi preferiti all'ora in cui ceno?

venerdì 9 gennaio 2009

Cuori brucianti e silenziosi

Chi attende con ansia il ritorno dei Cats On Fire, può ingannare il tempo ascoltando i più delicati Burning Hearts. In realtà non avrebbero molto a che spartire con la band finlandese, se non il batterista Henry Ojala, per l'occasione affiancato dalla cantate Jessika Rapo dei Le Futur Pompiste. Ma l'inverno suonerà senza dubbio più lieve.
Siamo dalle parti di un pop morbido, tra Au Revoir Simone (come in I Lost My Colour Vision) e Stereolab ad acquerello (A Peasant's Dream). I riferimenti più consueti sono quelli dei vicini svedesi Club 8 e Acid House Kings, ma certe sfumature sembrano portare fino alla Scozia dei Delgados.
In queste canzoni ci sono gli abbracci, i graffi ("You planted some flowers on the same spot I'd been planning to drop a nuclear bomb") e c'è la desolazione che fa sentire freddo. Tra una parola e l'altra il silenzio non cade mai a vuoto, si prende tutto il tempo necessario, mescolando minime tessiture elettroniche con un folk da focolare, e soprattutto con un bel senso per la melodia.
Il duo ha realizzato un album intitolato Aboa Sleeping in uscita a febbraio per Shelflife.

>>>(mp3): Burning Hearts - Iris

giovedì 8 gennaio 2009

Provaci ancora, Polaroid


Nonostante il nome, come forse saprete, su queste pagine non ci occupiamo di fotografia. Eppure, non posso nascondere di guardare con un certo affetto alle sorti della Polaroid, il cui processo di fallimento cominciò proprio mentre nasceva questo blog.
L'anno scorso, quel che resta della casa americana annunciò che avrebbe dismesso la produzione di pellicole per istantanee (tanto che nacque anche l'iniziativa "Save Polaroid"), e così è stato con una certa sorpresa che ieri ho letto su Wired il titolo "The Polaroid camera is back, in digital".
La rinascita delle Polaroid passa da una versione di PoGo, stampante fotografica miniaturizzata già in commercio, con annessa una piccola camera digitale. La nuova macchina ha i pregi e difetti di una tecnologia ancora acerba, e chissà, magari abbiamo trovato l'istantanea del Ventunesimo Secolo. Ma il passaggio dell'articolo che mi ha strappato un sorriso è stato questo: «it has nothing to do with the old chemical Polaroid process, but the prints convey some of the same Pop Art charm: they're grainy and the colors are slightly off». Non era facile, nell'era di Flickr e Photoshop, puntare sull'imprecisione, sul caso e sullo scarto. Bravi.
E ora una bella canzone che non c'entra niente.

>>>(mp3): Bratmobile - Polaroid Baby

mercoledì 7 gennaio 2009

Ma io dico basta alla mente

Jonathan RichmanNon avevo pensato a quale canzone avrebbe inaugurato il nuovo anno qui sul blog, ma ieri sera mi è arrivato un buon suggerimento da Music Club, condotto dall'ottima Paola De Angelis su Radio1.
Stavo guidando piano sotto una fiacca nevicata quando, tra il nuovo Dente e l'ultimo singolo dei Calexico, è risuonata la voce di Jonathan Richman.
Cantava in italiano. E invitava alla calma.

la mia mente così veloce, così veloce
la mia mente che salta qua e là
ma io dico basta alla mente
va abbastanza bene, abbastanza va


A casa ho poi scoperto che la canzone intitolata Così veloce era già contenuta nell'album del 2004 Not So Much To Be Loved As To Love, e che farà parte anche della prossima raccolta A Que Venimos Sino A Caer?, con pezzi cantati in spagnolo, francese e italiano.
E Jonathan Richman, con la nuda semplicità della sua chitarra acustica e di questo ritmo saltellante, mi è sembrato una perfetta apertura, dato che è anche una delle principali influenze dei Wave Pictures, mio personale disco dell'anno appena passato. Spero che vi piaccia, e che vi aiuti a prendere le cose con più calma, soprattutto oggi.

>>>(mp3): Jonathan Richman - Così veloce

lunedì 5 gennaio 2009

"Troppe cravatte sbagliate"

Il primo consiglio dell'anno è per una mostra: Il Secolo del Jazz, in programma fino al 15 febbraio al MART di Rovereto.
Non sono un esperto di jazz, ma non è davvero necessario esserlo per restare incantati da un'esposizione come quella che ho visto. La ricchezza degli oggetti raccolti (quadri, fotografie, spartiti, documenti sonori e visivi) raccontano un secolo e oltre di storia in così tanti modi e con un tale sfarzo che quasi si dimentica di cosa si sta parlando. Passano in secondo piano anche i singoli artisti (non mancano nomi del calibro di Pollock, Mondrian o Guttuso) di fronte alla valanga di disegni fulminanti, a volte neppure firmati da quegli illustratori che cercavano di catturare il vortice di ballerini e suonatori, o da grafici e designer che traducevano in segni e forme un suono che non stava mai fermo.
Sul finire del Novecento sembra che la bellezza smarrisca un po' la strada, e direi che la mostra riflette bene anche questo aspetto. Ma copertine di dischi strepitose, riviste musicali d'epoca, locandine di serate danzanti (un paio commoventi disegnate da Picabia per i jazzisti Dadaisti) valgono assolutamente la trasferta nel bel museo trentino.

venerdì 2 gennaio 2009

Lust for life


Maybe if I really try
with all of my heart
then I could make
a brand new start...



(pic by Tatielle)