lunedì 30 giugno 2008

Aspettando il Pop Circus: -5

Sabato, al Jardin Au Bord Du Lac, all'Idroscalo di Milano, si terrà il Pop Circus Festival, evento che vedrà riuniti sullo stesso palco Rakes, Good Shoes, Those Dancing Days, Maccabees e, in veste di dj per il set conclusivo, i New Young Pony Club.
Venerdì sera, durante la trasmissione, regaleremo un biglietto d'ingresso, perciò restate sintonizzati.
Intanto per cominciare a conoscere meglio i nomi in cartellone, sentiamo chi si prenderà cura del dancefloor nell'aftershow. Questo è un breve ma eclettico mix che proprio i New Young Pony Club, già autori dell'acclamato esordio Fantastic Playroom, hanno realizzato l'anno scorso per lo show radiofonico di Kissy Sell Out su BBC1:

>>>(mp3): New Young Pony Club - mix for Kissy Sell Out - R1
Stockholm syndrome
«We like you Swedes. You are Communists. You're not part of the NATO. You've never had war on China, and you have wonderful melodies in songs».
Il migliore articolo che mi sia mai capitato di leggere sulla scena musicale svedese e sulle ragioni della sua prosperità.
Adam Sachs della rivista Spin analizza il successo di un mercato musicale, andando a vedere dove e come si decide che un mercato esiste, ovvero nei Ministeri e nelle sedi delle Agenzie governative.
Senza però dimenticare che "it's the music that will stand on its own", e che alla fine si tratta di "come" far arrivare alla gente band come Knife, Shout Out Louds o Loney Dear.

>>>(mp3): The Last Party - Come Back To Stockhom
>>>(mp3): Most Valuable Players - Stockholm Doesn't Belong To Me (Viktor Sjöberg remix)
Dispenser Lab covers project

Fede MCQuesto post è chiaramente solo una scusa per mettere un'altra volta questa foto pesissima del nostro Fede MC, non più residente bolognese ma sempre régaz nel cuore.
Dispenser, la trasmissione che conduce su Radio2, dalla settimana scorsa è passata al suo formato estivo denominato Dispenser Lab.
Tra le varie novità, è partito una specie di "covers project", in cui ogni giorno qualche classico della storia del rock viene riletto da diverse fra le migliori band della scena indipendente italiana. Oltre alle versioni già note di Canadians, Le Man Avec Les Lunettes, Ex-Otago e Zen Circus, fra gli altri, aspettatevi grosse sorprese da Settlefish, Disco Drive, Amari, The Calorifer is Very Hot e Tunas, solo per citare alcuni dei nomi già in calendario.

>>>(mp3): Annie Hall - Wake Me Up Before You Go-go (Wham!)
>>>(mp3): Gonzo48k - Stand By Me (Ben E. King)

venerdì 27 giugno 2008

Oh, bright young things!

Un fantasma francese si aggira per i sobborghi di Los Angeles con una maglia a V, calze a pois e magnifici mocassini, organizzando feste a tema "croquet" e cantando cover di Francoise Hardy.
Oh, solo giovani, belli e brillanti, di nobili natali e innata eleganza fuori dal tempo, i cantautori che ci culleranno nelle sere da soli.
La prima cosa che mi ha colpito di Jeremy Jay è stata la voce, ora profonda ora capricciosa, e il modo di dissolverla via dalle sue canzoni. Viene subito in mente una specie di Jens Lekman americano, ma con certi tormenti alla Calvin Johnson, sulla cui etichetta K Records, non a caso, il ragazzino biondo ha debuttato alla fine dello scorso anno.
Airwalker era un ep strano, tra Magnetic Fields, lontani echi Anni Cinquanta e addirittura qualche ombra alla Joy Division. Ora è arrivato l'album vero e proprio, A Place Where We Could Go, che recupera alcune canzoni sparse in un paio di album autoprodotti precedenti. Uno di quei dischi che ascolto d'un fiato e rimetto sempre da capo e che non so da che parte prendere, perché mi hanno già preso loro.
Attacca con Heavenly Creatures, quasi da Neil Young, e poi si dilata in Beautiful Rebel, con un David Bowie perso nel deserto e circondato da minacciosi motociclisti in giubbotto di pelle. Ma c'è posto anche per il romanticismo vintage di una Escape to Aspen, o di una disarmante Hold Me in Your Arms Tonight.
La K presenta A Place Where We Could Go con la formula "like Buddy Holly, Peter Pan and the John Hughes movies rolled into one" ma in realtà bisogna ammettere che suona tutto molto più dandy, nonostante la bassa fedeltà.
Sintesi riuscita della passione di Jeremy Jay per le chanteuse e gli sguardi in bianco e nero della Nouvelle Vague, da un lato, e la sensibilità per un pop primitivo e asciutto che ha assorbito a fondo la lezione di Jonathan Richman, dall'altro, A Place Where We Could Go rappresenta un esordio maturo e seducente.


>>>(mp3): Hold Me in Your Arms Tonight
>>>(mp3): Oh, Bright Young Things!
>>>(stream): Ascolta l'intero album in streaming


P.S.: tra settembre e ottobre Jeremy Jay sarà in Europa per qualche data. Se qualche anima gentile volesse invitarlo a suonare in Italia avrebbe tutta la mia riconoscenza, altrimenti qui si organizza già la macchina per Vienna o per Oslo.
Arriva l'album delle Signorine Taytituc

Non fatevi trarre in inganno dalla delicata foto qui accanto. Quando siedono dietro una batteria o imbracciano una chitarra, le Signorine Taytituc diventano selvagge amazzoni dedite a riti pagani in onore delle oscure divinità del Rock'n'Roll.
Dopo il demo della scorsa primavera, arriva finalmente il debutto sulla lunga distanza, We Just Play, e lo presenteranno dal vivo questa sera alla Scandellara. Non mancate!

giovedì 26 giugno 2008

Where can we go when the lights are low?

Arriva l'estate (2)
Vancouver live a polaroid

Even My Winters Are Summers, album d'esordio dei Vancouver, sarà uno dei dischi italiani che la redazione di polaroid si porterà dietro sulla strada delle vacanze. E proprio la settimana scorsa, la band parmigiana è stata nostra ospite negli studi di Via Berretta Rossa per presentarlo, fare qualche brindisi e per suonare qualche canzone in acustico.
Potete ascoltare la puntata intera su Vitaminic, tra una striscia dei Peanuts, molte birrette e uno iato. Mentre ecco qui i brani che i Vancouver ci hanno regalato dal vivo:

mercoledì 25 giugno 2008

Feeling better
The Teenagers live in Firenze - 2008/06/18



"I know you're born in '84" recita l'inizio di Starlett Johansson, ma quando si spengono le luci e quelle poche note battono dalle casse sembra che i Teenagers si stiano rivolgendo al pubblico raccolto sotto il palco del magnifico Teatro Gambrinus di Firenze, invece che all'attrice hollywoodiana.
A dire il vero, le prime file avranno anche qualche anno di meno, facendo un po' assomigliare tutta la scena di immediati salti e strilli e abbracci eccitati al video di Homecoming. Noi ci siamo proprio in mezzo, tra compagnie di studenti Erasmus già avanti coi giri di birra gratis offerta dalla Lee e ragazzine ancora lontane dalle preoccupazioni per l'esame di maturità, e devo dire che è impressionante notare come in pochi istanti tutto riesca a trasformarsi in una festa vorticosa e incontrollabile.
Ancora più stupefacente, sulla successiva Love No, è vedere quella piccola folla partecipe urlare in coro il ritornello "I'm not in love with you / but it's ok to stay with you" con la gioia negli occhi. Come se i Teenagers, raccontando quanto di meno delicato si possa dire, avessero liberato la loro musica dal bisogno di confrontarsi con ogni aspetto sentimentale, e così facendo avessero trovato un formidabile punto di contatto con il loro pubblico.
Eppure, come aveva scritto qualche mese fa il Village Voice, nelle canzoni dei Teenagers "it's all about girlfriends, ex-girlfriends and girls they want for their next girlfriend". Sembra questa, allora, la poetica degli "Adolescenti": la via più breve tra due punti, anzi, la via più accelerata. "She asked me when / I said now". Il modo in cui ogni possibile pretesa morale cade, lasciando una storia nuda e cruda, fatta di niente se non una superficie lucida, dove l'unica cosa che conta è trovare il "perfect timing" per un "french kiss", mi incanta.
In questo senso, Make It Happen, traccia centrale dell'album Reality Check spiegava già molto: "our life is our main inspiration, [...] doesn't matter if we tell lies". Ma l'ironia che i Teenagers riescono a non far venire mai meno (vedi l'assurdo invito al marketing di Feeling Better), li salva almeno ancora per un po' dalla noia, il peccato mortale dell'adolescenza.
Dal punto di vista musicale, il trio francese dal vivo è piuttosto scarno ("stripped down" direbbero con più eleganza gli inglesi). Basso dai colori Anni Ottanta molto in evidenza, pochi accordi di chitarra ritmica e qualche tocco di synth analogico a dare profondità. Anche con l'aggiunta di due ragazze super hipster (Antonia e Rebecca) alla batteria e tastiere/chitarre, il risultato suona un po' come una specie di Ex-Otago per la generazione Vice Magazine, ma il bello è che riesce a funzionare.
Dorian è abbastanza assente, ancora intontito dal jet-lag australiano, ma Quentin Delafon è un frontman perfettamente in parte. "Skinny jeans and funky hair" come uno dei suoi personaggi, quasi non prova nemmeno a cantare, recitando da voce fuori campo le storie che tutti conoscono a memoria: quella di Nicole, quella della cheerleader, quella della commessa di GAP... Soprattutto non si nega nemmeno un istante al pubblico: sorride, saluta, risponde, balla male come una persona normale, e a un certo punto scende anche a cantare in platea, tra le ragazzine che gli buttano le braccia al collo. Che dovrebbero fare di più, i Teenagers?
Il gran finale è una strepitosa Homecoming collettiva con la consueta invasione di palco, in mezzo alla quale non si capisce più niente. Subito prima però c'era stata Street Of Paris, canzone a cui forse non avevo mai dato la giusta attenzione, e che dal vivo suona quasi meglio dei singoli più famosi. Una corsa di notte, farsi le foto per strada, salire di corsa in casa sudati e spogliarsi e tremare. "We are teenagers, we don't care" ribadisce Streets Of Paris, e anche se questa sera quasi nessuno qui intorno credo sappia che "Parigi non sarebbe mai più stata la stessa, anche se era sempre Parigi e tu cambiavi mentre cambiava lei", tutti stanno rispondendo "c'est la folie" con così tanta forza e allegria che non si può davvero fare a meno di lasciarsi trascinare e travolgere.

(Grazie a ehiuomo per le foto)


>>>(mp3): The Teenagers - Feeling Better (demo)

martedì 24 giugno 2008

Arrivano i pirati


Questa sera sulla spiaggia dell'Hana-bi di Marina di Ravenna approderà una nave pirata partita da Reading, vecchia Inghilterra. Il tesoro però lo abbiamo già scoperto da un pezzo e si intitola Little Death, album di debutto di Pete & The Pirates, giunto a tirare le somme di un paio di singoli ed ep che già promettevano molto bene.
Visti per la prima volta in tour in Italia quest'inverno, i Pirates suonano un pop che riesce a essere al tempo stesso grandioso e scazzato, a bassa fedeltà e ad alto tasso di euforia, in continuazione sfuggente. Dal vivo viene fuori del tutto quanto può rivelarsi precario, nervoso e fragile il loro equilibrio: a me ha entusiasmato come riuscissero a passare, in pochi istanti, da un caos beffardo a un glorioso sublime con la stessa leggerezza puntigliosa e un po' fuori dal tempo di certo humour britannico.
Little Death è lontano dall'essere un disco senza difetti, e anche i fan di lunga data, quelli che seguono Thomas Sanders sin dal progetto Tap Tap, non hanno nascosto un po' di disappunto. Ma non ci possiamo fare niente: a volte sono proprio le cose più imperfette, quelle irregolari e inafferrabili, a sedurci e stregarci con maggiore forza, e non ce le leviamo dalla mente. Ci si vede a banco.

>>>(mp3): She Doesn't Belong To Me
>>>(mp3): Pete & The Pirates acoustic live @ MAPS
A Rough Education (2)

Non ho avuto tempo di partecipare alla conversazione qui sotto, scusate. Segnalo soltanto che oggi parlava degli A Classic Education anche Sir Alistair Fitchet:
«It's a monumentally wonderful moment to have and one that any number of groups should kill to even get close to».

lunedì 23 giugno 2008

A Rough Education

In attesa di vederli dal vivo all'Indietracks Festival e subito dopo a Londra, addirittura insieme ai Wave Pictures, la Gran Bretagna si sta caricando per gli A Classic Education.
Dopo il lusinghiero post che qualche giorno fa il blog Song By Toad aveva dedicato ai nostri, ora è addirittura la volta dello storico negozio Rough Trade che spende queste ottime parole per presentare la band bolognese: «A Classic Education are here to rescue you with their string-stroked grandiosity and epic, multi-layered twee drenched indie expanse».
"Good job", régaz!

(Nella foto, raccolta dal sempre attento Valido, Colas live di spalla agli A Classic Education nel negozio Rough Trade di Brick Lane)

sabato 21 giugno 2008

Buon Compleanno Mattatoio Club

Buon Compleanno Mattatoio ClubIl Mattatoio Club di Carpi compie un anno e domenica festeggerà organizzando il primo "So Young festival".
Sul palco all'aperto due giovani promesse come Hacienda e Leggins faranno da spalla ai nostri carichissimi Settlefish. Tra un concerto e l'altro, e senza dimenticare una finestra per la partita sul grande schermo, si daranno il cambio al mixer molti dei dj che hanno animato la stagione del locale, con l'attesa new entry delle Trèschic. Sul far della sera anch'io avrò il piacere di mettere un po' di dischi per accompagnare i numerosi aperitivi.

Mattatoio ClubÈ stata davvero un'annata intensa, quella del Mattatoio. La lista di nomi che sono passati per il piccolo club modenese potrebbe competere con quella di qualche analogo bar di Londra o Stoccolma: Brunettes, Fanfarlo, Jeremy Warmsley, Bishop Allen, Violets, Lodger, Picastro, Evangelicals, Mixtapes & Cellmates, Pelle Carlberg, Bobby & Blumm... Per non parlare di tutte le nuove band italiane più interessanti. Concerti, vorrei sottolineare, sempre gratuiti. Davvero niente male per un locale che ha appena aperto. Mentre molti continuano a parlare di "scena", e spesso non riescono a vincere la pigrizia per farsi mezz'ora di autostrada, il Mattatoio sta portando avanti una proposta coerente, curata e non scontata.

Mattatoio ClubCon tutta la musica che "il Matta" ci ha regalato in questi mesi, per festeggiare il suo primo compleanno mi è venuta voglia di provare a ricambiare. Qui sotto trovate il mio primo improvvisato esperimento con quelle trappole infernali che sono i software per dj. Non prendetemi in giro se nemmeno con un computer riesco a mixare due canzoni a tempo. In questi casi si dice piuttosto che si punta tutto sulla selezione e non sulla tecnica, no? Comunque, mi pare un mini-set adatto all'occasione, su una battuta media e abbastanza morbida, non ancora da ballo, per quel momento di passaggio tra il secondo mojito e il terzo vodka lemon, mentre sta arrivando gente. La tracklist la ricopio domani. Per ora, Buon Compleanno Mattatoio Club, ci si vede a banco!

>>>(mp3): polaroid blog - Mattatoio Club first birthday mix

1) Jens Lekman - Sippin' On The Sweet Nectar (Bogdan Irküks Love Nectar mix)
2) Mystery Jets - Young Love (The Shoes remix)
3) Cut Copy - Hearts On Fire (Hannulelauri remix)
4) The Ting Tings - Shut Up and Let Me Go (Christian Vorbau remix)
5) Pacific! - Sunset Blvd
6) The Radio Dept. - Closing Scene
7) Atlas Sound - River Card
8) The Teenagers - Love No (Delorean remix)

venerdì 20 giugno 2008

Arriva l'estate

Vancouver - 'Even My Winters Are Summers

Arriva giusto in tempo per questa estate che oggi sembra finalmente annunciarsi, nonché per l'ultima puntata di primavera di polaroid alla radio, l'album d'esordio dei parmigiani Vancouver.
Si intitola Even My Winters Are Summers e trabocca di bei suoni indie rock Anni Novanta, con quel tocco molto emotivo che ci conquista sempre il cuore. I Vancouver saranno questa sera nostri ospiti negli studi di Via Berretta Rossa, per parlare del disco e per suonare qualche canzone dal vivo.
Appuntamento alle 21, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana (anche in streaming).

>>>(mp3): Vancouver - Jennifer ('s Unpredictable Happiness)
Hurricane Kids



Il caso Black Kids è emblematico di questi tempi.
Hype esagerato l'anno scorso sulla scorta di un solo ep digitale di quattro pezzi, entusiasmo già smorzatissimo quando viene annunciata la lussuosa collaborazione con Bernard Butler, e backlash a piena potenza quando esce il mediocre video tratto dall'inno I'm Not Gonna Teach Your Boyfriend How To Dance With You. Il relativo singolo, primo prodotto su supporto fisico dei cinque ragazzi di Jacksonville, viene stampato nelle ormai canoniche tre/quattro versioni diverse mangiasoldi, e da queste parti campeggia il poster un po' ovunque. Insomma, ho visto puristi perdere interesse per molto meno. E l'album esce solo a luglio...
Comunque: il sottoscritto li aveva già assaggiati nel dicembre scorso in un piccolo pub di Holloway Road, ma era decisamente il caso di ricontrollare la situazione.

Lo show di mercoledì all'ULU, capienza 1100 persone, era esaurito già da prima che nascessero i dilemmi cool/non cool, ma il pubblico è visibilmente del tipo che va riconquistato quasi da zero.
Il primo pezzo è accolto con freddezza.
Il secondo è Hit The Heartbrakes: suono finalmente bello pieno, una bomba.
Il terzo è di nuovo accolto con imbarazzante gelo, nonostante il reparto femminile tenti attivamente di coinvolgere la folla con qualche coreografia standard.
Il quarto è I've Understimated My Charm (Again): un'altra bomba eseguita impeccabilmente. Qualcosa inizia a cedere.
Il quinto è ancora inedito.
Il sesto è Hurricane Jane, e la gente inizia finalmente a scatenarsi sul serio. Reggie acquista sempre più confidenza, ma è soprattutto sua sorella Ali a prendere in mano la situazione piazzandosi di prepotenza al centro del palco a ballare e provocare con l'occhio di chi la sa più lunga di quello che voleva farti credere.
Segue un'altro paio di pezzi nuovi, poi entra a sorpresa Bernard Butler in persona, annunciato da un emozionato Reggie che mette decisamente a tacere certe vecchie voci destabilizzanti.
Al turno di INGTYBHTDWY (è eccessivamente lungo pure l'acronimo...) la situazione è questa:



Tempo per un altro pezzo, per un totale di undici, e tutti a casa sudatissimi, mentre i buttafuori sedano una rissa scoppiata durante il pogo.
Da imbarazzante gelo a trionfante caos in 40 minuti.

Verdetto: cool? uncool? Se questo tipo discorso vi interessa, mi sa che le cose saranno schizofrenicamente altalenanti ancora per un po'.
Ma da quello che ho sentito, l'imminente Partie Traumatic (Almost Gold UK / Columbia US) è almeno per 3/4 un album da potenziale top ten, con parecchie influenze soul/disco 70s, in cui INGTYB (...) - che personalmente ho sempre trovato moscia e fin troppo ruffiana - suona fortunatamente come caso stilistico a parte. Al che Mr. Butler era davvero l'uomo perfetto per il lavoro.
Ultima nota per Ali Youngblood, una Beth Ditto meno scriteriata e più panterona, che ci mette un po' a scaldarsi ma quando lo fa mina ogni certezza. Qui lo dico e qui lo nego. Ma fate in modo di vederli quando vi degneranno della loro presenza.

>>>(video): Hurricane Jane
>>>(mp3): Hurricane Jane (Cansecos remix)

giovedì 19 giugno 2008

Salviamo Radio Facoltà di Frequenza

I ragazzi de La Belle Epop mi inviano questo appello e ve lo giro volentieri: lo scopo è quello di diffondere il più possibile la voce su quanto sta per accadere a Radio Facoltà Di Frequenza di Siena, la prima radio universitaria italiana.
Senza nessun preavviso e senza alcun confronto, dal primo luglio, il Senato Accademico potrebbe decidere di non rinnovare la concessione della frequenza.
Tutti i collaboratori della radio hanno immediatamente lanciato la campagna Save FDF. Sul sito si trovano un po' di informazioni, se potete fatele girare e sostenete l'iniziativa, anche soltanto con un post su blog e webzine, o con un passaggio radiofonico o con una mail.

Non Facciamo Morire FdF

mercoledì 18 giugno 2008

I Tunas contro i Teenagers

The Teenagers + The Tunas = ?

Riuscite a immaginare un'accoppiata più surreale, musicalmente parlando, di quella fra i Teenagers e i nostri Tunas? Eppure è proprio quella che questa sera salirà sul palco del Teatro Gambrinus di Firenze, per un Vice Party sponsorizzato dalla Lee, all'interno degli eventi Pitti Immagine Uomo 74.
Che succederà quando gli autori di Indie kids (make me sick) incontreranno il trio francese ultra hip? Polaroid sarà là a documentarlo, e data la presenza del dispensatore di pose ehiuomo, cercherà di non farsi mancare le party pics tra Dorian, Frabbo e tutte le modelle.

>>>(mp3): The Teenagers - Love No (Delorean remix)
>>>(mp3): The Tunas - You're Too Late
I talk out loud like you're still around


Quando qualche mese fa avevo scritto del bel debutto di She & Him, ovvero la band dell'adorabile Zooey Deschanel e di M. Ward, avevo accennato alla partecipazione dell'attore Jason Schwartzman, ex batterista dei Phantom Planet e soprattutto ex fidanzato della stessa Deschanel. Ma non sapevo che la Deschanel aveva per prima collaborato a Nightiming, l'esordio solista di Schwartzman dell'anno scorso. Ecco una fotografia per immaginarsi meglio la scena e spendere qualche sospiro.
Coconut Records è il nome della band, e l'album è stato scritto, suonato e autoprodotto tutto da Schwartzman, giusto con qualche amico di passaggio, tipo Kirsten Dunst in un paio di cori o il cugino Roman Coppola che disegna la copertina.
Per farvi capire lo spirito del progetto, fino a qualche tempo fa, quando Schwartzman spediva i cd infilava nella busta anche una polaroid scattata all'istante. Qualcuna è raccolta su Flickr.
Il disco è pieno di pop piuttosto malinconico, qui e là soffuso di folk, senza altre pretese che non siano quella di sembrare uscito da una radio sulle autostrade della California, una trentina di anni fa. Un suono classico e limpido, per qualcuno forse futile, ma come può essere futile ogni semplice eleganza fuori dalla moda. O come può essere elegante la commovente grazia dei passi di danza e di scherma, in qualche modo fusi nel piccolo capolavoro di questo video, con protagonista lo skater Mark Gonzales che fluttua sulle note di West Coast.

>>>(mp3): West Coast
>>>(mp3): Easy Girl

bonus track:
- La pagina di Wikipedia dedicata all'albero genealogico della famiglia Coppola

martedì 17 giugno 2008

Polaroids From the Web
I say Hi. You say Bye.

- Aspettando che le Those Dancing Days arrivino per la prima volta in Italia al Pop Circus Festival, il prossimo 5 luglio, ecco qui Run Run Run, il loro nuovo video.

- Urban Guerrilla, nuova canzone in free download per i Primal Scream, come anteprima dal prossimo album Beautiful Future.

Love Is All Play 5 Covers- Leggo in giro appassionate ed euforiche recensioni degli amati Love Is All in concerto a New York. Tra l'altro, ad aprire per loro c'erano proprio Vivian Girls e Crystal Stilts, due dei miei gruppi preferiti di questi ultimi tempi.
Su Brooklynvegan si trovano le solite fotografie esaltanti, mentre questo video può rendere abbastanza bene l'idea dell'atmosfera. La band di Gothenburg ha appena realizzato un cd-r con 5 cover (Prince e Dire Straits, fra gli altri) disponibile anche in formato digitale su E-music. Il nuovo album è già stato registrato, si intitolerà A Hundred Things That Keep Me Up At Night ma non ha ancora una data di uscita.
>>>(mp3): Love Is All - Darling Nikki (Prince cover)

- Matteo Lavagna, bassista dei Disco Drive, ha aperto un nuovo blog, I say Hi. You say Bye. Da oggi comincia a regalare I Want To See All My Friends At Once, una serie di "nastroni" curati da lui insieme a un po' di amici e ospiti. Appena addomestico Traktor ci provo pure io.

- "The radio plays crap" :-)

- Qualche settimana fa su Vitaminic avevo parlato dei Dadamatto, autori di un album curioso e intrigante. Ora lo potete ascoltare in streaming su Rockit.

- E a proposito di Vitaminic, oggi sullo scaffale ci sono i Fake P.

- Da qualche tempo non avevo notizie degli Indurain, giovane band di Stoccolma dedita a un pop sognante e raffinato. Dopo un primo singolo per Cloudberry, già sold out, eccoli tornare con un ep su Plastilina Records intitolato What You Get For Being Naive.

- Dulcis in fundo: Davide live from Williamsburg. Così si fa.

lunedì 16 giugno 2008

Conosci meglio Alessandro

Conosci meglio Alessandro Baronciani
Se fossi nello staff di MySpace Italia sostituirei il mestissimo banner qui sopra (giuro che è vero) con la fantastica foto scattata da Gecco all'ultimo MiaMi Festival.
Ma questa è solo una scusa per parlare dell'ultimo lavoro di Alessandro Baronciani, già cantante della band di culto degli Altro. Si tratta di un "fumetto-letto" pubblicato in tiratura limitata da Punk Not Diet, la distro do-it-yourself curata dai Giardini di Mirò.
Info su come acquistarlo: da Jukka. Info su come restarne incantati: qui sotto.

domenica 15 giugno 2008

Maschi contro femmine


Oggi pomeriggio si va a fare una gita in campagna dalle parti di Correggio (RE) per il terzo iGloo Festival.
Questa volta il tema sarà la sfida fra i sessi.
A rappresentare sul palco le Femmine ci saranno:
Agatha (Milano)
Amavo (Venezia)
Per il testimone dei Maschi suoneranno:
The death of Anna Karina (Correggio et cetera)
Lucertulas (Vittorio Veneto)
A scontrarsi al tavolo da ping pong dei dj:
Just like Monday VS Music is my boyfriend
Luca G. (Julie's Haircut) VS Mara (Black Candy / Same Old Song)
In cucina ci riprovano Maolo (My Awesome Mixtape) VS Agnese (che, essendo incinta, potrebbe svarionare i piatti a seconda delle voglie).

Come arrivare + cos'è l'Igloo

sabato 14 giugno 2008

Meeting Agyness Deyn



No davvero, è stato uno show talmente grottesco che non c'è bisogno di amplificare o dire cretinate per intrattenere.

Lo scenario è l'Industry di Shoreditch, il più classico dei club fighetti, con elegante bar al piano terra e piccola venue al piano di sotto, palco basso e tò, duecento persone di capienza a dire tanto. Gli avventori sono 25-30enni come ne incontri tutti i weekend nei posti più fashion di Milano. Sosia di Agyness Deyn: una sola, brutta, tristissima.
Apre la serata una band di ragazzini che più imbarazzante e molesta non si può. Non ho capito il nome ma a giudicare dal genere probabilmente si chiamavano Arctic Libertines. Il frontman a un certo punto fa involontariamente cadere l'asta del microfono, e di colpo gli si illuminano gli occhi al pensiero di tornare a casa e raccontare l'eclatante gesto rock'n'roll che ha appena compiuto. Per cui la fissa orgoglioso e la lascia dov'è, salvo poi chiedere scusa quando due minuti dopo uno della crew la va a rimettere a posto. Ballano solo tre racchie ubriache dure, ma loro sono contentissimi. E come smettono, la gente si ammassa frettolosa sotto il palco: ci sono più persone ad ammirarli mentre smontano tutto che prima mentre suonavano.

Alle 10.20 salgono i Five O'Clock Heroes: per essere una band che ha totalmente rinunciato a qualsiasi integrità artistica sono più che dignitosi, soprattutto nell'atteggiamento amichevole, rilassato e professionalissimo. Ma quasi tutti tra la folla hanno la testa girata: è entrata l'immancabile Pixie Geldof, e dietro di lei c'è Agyness, la diva del momento, la regina dei tabloid, l'annunciata erede di Kate Moss, che si piazza a ballare in un tavolo vicino protetta da una schiera di amici.
C'è da attendere ben otto insipide canzoni e svariati, fastidiosi problemi tecnici prima che arrivi il suo turno: quando sale sul palco, è accompagnata da un abbagliante muro di flash.
Senza perdere ulteriore tempo in descrizioni, via col filmato:



Dopo questa cosaccia è il turno del singolo Who, e poi il surreale cambio di programma.
Ho la scaletta sotto gli occhi: ora sarebbe prevista la pausa, seguita da due bis.
E invece la pausa salta, e parte il primo bis, una cover inutile di S.O.S. degli Abba, con Agy di nuovo alla seconda voce.
Finita questa, la band saluta.
Il silenzio che segue è quanto di più imbarazzante immaginabile.
Si contano tre applausi tre. In una sala di duecento persone. Un'indifferenza assordante che la dice fin troppo lunga sul vero interesse dei presenti.
Il dj attende circa un minuto, poi mette la musica.
E mentre Agy continua a bere e salutare gli amici (niente Dev in vista, delusione), fuori dall'Industry c'è già una barriera di paparazzi che l'attende.

Da Londonwatch per oggi è tutto: dalla prossima volta, giuro, mi sforzerò di nuovo di parlare di cose serie.

- Agyness Deyn live @ Industry: galleria di immagini

venerdì 13 giugno 2008

Le Man Avec Les Lunettes kick-start European tour

Parte questa sera proprio dalla nostra città, in occasione del party di chiusura del Circolo Sesto Senso, il nuovo tour europeo dei Le Man Avec Les Lunettes.
Nei prossimi dieci giorni Francia, Danimarca, Germania e Svezia sopporteranno per noi il pop al miele della band bresciana, che ha già completato le registrazioni per il nuovo album.
La formazione di questo tour sarà quella a 6, con tanto di violoncello, che abbiamo già visto all'opera in maniera eccellente nell'ultimo anno. Sempre che il batterista non sbagli ancora treno.
Anche la webzine Rockit seguirà i nostri in giro per il continente con un diario on line dove finiranno foto, filmati e canzoni.
Ma il vero traguardo di un'intera carriera per i Le Man Avec Les Lunettes sarà quando questa sera, finalmente, varcheranno la porta degli studi di polaroid, per una emozionante sessione acustica che si preannuncia memorabile. Puntuali, alle 21, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana (anche in streaming).

>>>(mp3):
Aging Again
Could I Call You Honey?
Our Driver Goes Fast
Tennis System and Its Stars
Victoria Swimming Pool
Countdeyn: ZERO



Ci siamo. Mancano appena una dozzina d'ore.
Stamattina in ufficio ho fatto subito le prove: appena è entrata la direttrice del marketing ho urlato "TI AMO" e sono svenuto. È andato tutto benissimo, ma non ho capito se ora vogliono licenziare me o si licenzia lei.
Ad ogni modo: Five O'Clock Heroes, con una confermatissima Agyness Deyn, all'Industry di Shoreditch, subito dopo la partita dell'Italia (la programmazione degli inglesi è come sempre impeccabile).
A domani per l'edizione di Londonwatch più glam che abbiate mai letto.

giovedì 12 giugno 2008

Un disastro annunciato

Se Great Dj dei Ting Tings è stata la Brimful Of Asha di quest'anno, per continuare a credere che stia davvero tornando il Big Beat potremmo allora dire che Handsfree di tale Sonny J si candida a diventare la Gangster Trippin + History Repeating di questa estate, con l'aggiunta di quell'aria vagamente criminale che non dispiacerebbe a Tarantino. Un pezzo che già al primo ascolto suona come se lo avessi sentito uscire in continuazione da una radio sempre accesa in quella stanza d'ostello, in inter-rail a Londra, una dozzina di estati fa.
La canzone proviene dall'album Disastro, lavoro che si pone in maniera chiara riferimenti ambiziosi come Avalanches (vedi i ripetuti inserti cinematografici) e Go!Team (con tutti i livelli belli saturi di fiati e chitarre). Il primo singolo Can't Stop Moving, dello scorso autunno, aveva un gran tiro soul e un video parecchio carino (mai visto), mentre il successivo Enfant Terrible sarebbe stato bene nell'album di Yelle (immancabile il remix che lo portava poi in zona Ed Banger all'acqua di rose, a cura dei Losers). In scaletta non mancano riempitivi trascurabili, ma qui e là c'è materiale divertente, come Belly Bongo, degna del cartone animato dei Jackson 5, o l'assurdo dialogo di I'm So Heavy, e altre tamarrate senza ritegno, come appunto la nuova Handsfree. Party like it's 1999 again!

>>>(mp3): Handsfree (If You Hold My Hand)
>>>(mp3): Belly Bongo
>>>(mp3): Enfant Terrible (The Losers remix)

Countdeyn: -1



Stando al London Paper, mercoledì sera Agyness Deyn è andata a una serata karaoke, si è ubriacata, ha mostrato le tette e ha dichiarato "I can't wait for my next performance with Five O'Clock Heroes on friday".
Non mi sto inventando niente, giuro.
E ho una sola parola di commento: "BINGO".
No aspetta, ne ho altre cinque: "More of the same, please".

Meno uno.

mercoledì 11 giugno 2008

Se qualcuno ha ancora tempo di tenere un'agenda

- Inaugura questa sera alle 21.30, con un cocktail di gala al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, l'edizione 2008 del Biografilm Festival. La rassegna proseguirà fino al 15 giugno presso la Manifattura delle Arti, con retrospettive dedicate a Jean Seberg, Hunter Thompson, Andy Warhol e Syd Barrett, fra gli altri.
Anche Città del Capo Radio Metropolitana e Locomotiv Club collaborano alla manifestazione, curando la colonna sonora dei Biografilm Village. Tutte le sere, a partire dalle 18.30, troverete i dj della radio a mettere un po' di dischi nella piazzetta di Via Azzo Gardino 65 (il mio turno è domani), fino ad arrivare alla grande festa di sabato sera dedicata ai Monty Python.

- Parte sabato 14 giugno, negli spazi di Villa Serena, BOF - Bologna in Fashion, iniziativa nata dalla collaborazione tra la webzine Frizzifrizzi (ne sentiremo ancora parlare da queste frequenze) e Matilda Concept Store, grazie anche alla disponibilità di Macchine Celibi, cooperativa di produzione culturale bolognese.
L'obiettivo dichiarato è "focalizzare l'attenzione sulla scena fashion bolognese, convogliando le energie già esistenti attorno ad iniziative nel campo della moda". La prima tappa sarà quindi la presentazione durante i mesi di giugno e luglio di giovani marchi nati in città. Noi si passa volentieri in Via Della Barca 1 a dare un'occhiata curiosi, che abbiamo sempre un sacco da imparare.

- È partita invece già la settimana scorsa la seconda edizione di Arti Vive Festival ("ha un anno, e ha fame" questo lo slogan), che si tiene a Soliera, in provincia di Modena.
In programma ci sono ancora un bel po' di concerti interessanti: Bugo, Sophia, Offlaga Disco Pax, Beatrice Antolini, Redowm's Farm e Tre Allegri Ragazzi Morti. E vorrei sottolineare che saranno tutti gratuiti.
In più, lo Juta Cafè avrà cura di darvi da mangiare e da bere, mentre saranno i ragazzi e le ragazze del Mattatoio Club ad occuparsi della selezione musicale, entrambi garanzia di qualità.
Countdeyn: -2



Agy, mi sono perso, aiutami tu, fammi un segno con le manine... dici due? DUE.
Mancano due giorni al concerto dei Five O'Clock Heroes all'Industry di Shoreditch.
E, colpo di scena, questa volta ho notizie aggiuntive!
Salta fuori che lunedì i ragazzi abbiano fatto un concerto di prova ad un party a soli inviti, davanti ad altri VIPss quali Alexa Chung (e qui svengo), Alex Turner e Kelly Osbourne.
Però figurati se non c'era anche Lightspeed Champion...
Secondo me non l'hanno segnalato perchè era brutto.
Ma questo non spiegherebbe Kelly Osbourne.
Allora magari aveva un berretto diverso e non l'hanno riconosciuto.
Tipo che hanno detto "brutto è brutto, ma il berretto è diverso e non siamo sicuri".
Ad ogni modo, Agyness Deyn ha cantato ben tre pezzi, e a questo punto la sua presenza all'Industry è praticamente certa.
Urlare "TI AMO", svenire, ribeccarsi, raccontarvi tutto.
Due giorni.
Ma se tipo facessi uno striscione? Ci scriverei "The Paddingtons suck". Così.

martedì 10 giugno 2008

Martedì legna (2)

- Ormai lo avrete capito, questo blog ha un debole per i giovani Calcutta Bubbles. Il duo ravennate, giorno dopo giorno, mp3 dopo mp3, sta crescendo in stile e sostanza.
In attesa di vederli ancora in consolle e di sentire finalmente i risultati dei nuovi lavori in studio con Patrobot, "accontentiamoci" di questi due remix, morbidi e pieni, buoni per l'estate che arriva.

>>>(mp3): Roxxn - Frequency (Calcutta Bubbles deep jafar rmx)
>>>(mp3): Funkabit - Cardigan (Calcutta Bubbles sun & palms remix)


- Lo avevamo già conosciuto quest'inverno per i remix di Amari e Editors, fra gli altri, e ne aveva parlato anche il nostro FdL. Lui si fa chiamare NT89, proviene da L'Aquila e a questo giro arriva addirittura in Australia, per mettere le mani sul noto singolo dei Cut Copy (il cui ultimo album In Ghost Colours, dopo un po' di iniziale indifferenza, mi pare venga fuori bene sulla lunga distanza).

>>>(mp3): Cut Copy - Hearts on Fire (NT89 remix)


- Queste accanto sono le Pipettes oggi. Come forse saprete, da un paio di mesi se ne sono andate anche RiotBecki e Rosay, e così ora non è rimasto più nessuno della formazione originaria. Non so bene cosa potrebbero inventarsi le Pipettes per tornare a essere qualcosa di attuale e divertente nel 2008. Magari qualche remix? Ci provano i RAC, collettivo di dj e produttori attivo tra Stati Uniti e Vecchio Continente, già suonato da queste con le versioni di Au Revoir Simone, Bloc Party, Shins e You Say Party We Say Die. Il classico Pull Shapes si tira a lucido con un po' di beat ma senza perdere i lustrini pop. Da testare su pista.

>>>(mp): The Pipettes - Pull Shapes (RAC remix)
Countdeyn: -3



Stavo già iniziando a confondermi, ma mi sono fatto aiutare da un collega e posso annunciarvi con una certa sicurezza che mancano TRE giorni TRE.
Venerdì 13 giugno: partita dell'Italia al pub (rigorosamente diverso da quello di ieri), Five O'Clock Heroes all'Industry, Agyness Deyn (forse).
Per l'occasione, Londonwatch andrà in onda con un giorno di ritardo (il tempo di svenire, ribeccarmi, ecc...).

Se Agy non si presenta faccio licenziare Donadoni.

lunedì 9 giugno 2008

Festival di musica e baci

Non ci si innamora quasi più. Al massimo, di tanto in tanto, con insolente insicurezza, ci si adopera per far innamorare di noi qualcun altro. Giusto per vedere se si è ancora capaci, se si è ancora attraenti a sufficienza, o non troppo vecchi.
Ma poi finisce lì.
In compenso, abbiamo infiniti album digitali pieni di fotografie strepitose, siamo capaci di scegliere nuovi layout meglio di qualsiasi parola, sappiamo elencare tutte le ascendenze musicali di tutte le band di ventenni già prima di averle scaricate, riconosciamo le marche di shampoo quando affondiamo il viso tra i capelli di persone sconosciute, mentre qualcuno che lavora alla televisione aspetta soltanto una nostra telefonata, e c'è sempre chi ci può ospitare in una capitale straniera. Aggiungiamo amici su amici, e non mostriamo mai di essere on line.
Poi, un giorno, la pelle si fa meno luminosa, i pori si dilatano e i tessuti perdono elasticità. Si passa più tempo a scegliere cosa mangiare, si smette di leggere giovani scrittori e si comincia a detestare il design Ikea, i posacenere colmi, la necessaria sterilità dei cosmetici, la puntualità delle riviste, la sciatteria delle droghe, tutti i nomi dei party di metà settimana. Ci si trova a preferire cuscini a concerti, e si giudica con amara superiorità chi arriva ora, nuovo, sorridente e vestito male, a spingersi fin sotto un palco per sentire sulla faccia tutta la musica che può.


Il MiaMi 2008, festival organizzato a Milano dalla webzine Rockit, ha dovuto combattere contro condizioni meteorologiche poco clementi, un programma non del tutto equilibrato e un certo clima ostile nei giorni che lo precedevano, probabile conseguenza del buon risultato della scorsa edizione. Ho partecipato alle prime due giornate e vorrei appuntarmi qui alcune brevi istantanee delle cose che mi hanno più colpito.

- Lo spostamento delle band della Collinetta all'interno del Magnolia ha penalizzato diversi live e invece ne ha esaltati altri. I Trabant, per esempio, secondo me sono stati più divertenti nella stanzetta umida e affollata. Magari avrebbero potuto fare meno chiacchiere tra un pezzo e l'altro, ma è un po' il loro stile. Dal vivo si confermano una delle band più coinvolgenti e "da festa" in circolazione, fregandosene dei suoni precisi e pestando con gusto.

- Anche The Calorifer Is Very Hot, nella nuova e perfetta formazione a quattro e con l'ingresso del contrabbasso, ci ha guadagnato. Pop a bassa fedeltà allegro e sregolato, cori e battimani per tutti e una bella attitudine sempre meno "italiana". Devo al più presto riascoltare i pezzi nuovi. Special guest: Francesco, tornato alla pompa da bicicletta, e Maolo dei My Awesome Mixtape sul palco per il finale di Outside Is Cold For Us.

- Purtroppo ho perso l'inizio del set dei Caloriferi per seguire gli Ah, Wildness! ma devo dire che ho fatto bene. Me ne parlavano già dallo scorso anno molti amici rimasti folgorati dai loro live, ma non li avevo mai inquadrati a dovere. Se volete farvi un'idea di chi sono gli Ah, Wildness! non basta ascoltarsi qualche traccia sul loro myspace, dovete vederli tutti assieme sopra un palco, male assortiti come personaggi di un fumetto, dovete restare spiazzati dalla loro arroganza, da quel rock'n'roll grasso come fosse il 1971. In realtà, credo che per le prime due o tre canzoni nessuno del pubblico si sia accorto che c'erano altri musicisti oltre alla fascinosa (e talentuosa) chitarrista Silvia Bertolotti. Poi è arrivato il groove di Thank You Falettinme Be Mice Elf Agin di Sly and the Family Stone e ci siamo lasciati conquistare da Federico Donelli e dalle sue mossette sfacciate. Abbastanza impressionanti anche le basette del bassista, mentre l'impassibile sassofonista sembrava il Sebastian de noartri.

- Rivelazione Calibro 35, un supergruppo di musicisti con le palle che riprende temi di colonne sonore dai poliziotteschi Anni Settanta e li spara in faccia al provincialismo (pure mio) dell'indie medio italiano con un tiro fenomenale. Morricone, Micalizzi, Cipriani, Trovajoli, alla faccia di tutti i nostri aperitivi, si è sudato e gridato un bel po'. Momento clou: il pezzo suonato con i passamontagna in testa. Note: li ha già passati la BBC e pare sia in arrivo un album per una grande etichetta specializzata.

- Mi aspettavo qualcosa di più da Il Genio. La scelta di aggiungere un batterista per il live, però gestendo anche le basi e così sacrificandolo, non mi pare abbia pagato. Qualche problema tecnico di troppo e la voce esile di Alessandra Contini si è persa, così come la delicatezza del loro suono. Nella scaletta di mezz'ora hanno infilato tutte e due le canzoni dell'album che mi piacciono di meno. Il disco l'ho comunque comprato, perché merita, ma spero di rivederli presto in una situazione più tranquilla.

- Si sentiva piuttosto male anche per i Tiger Tiger!, ma dato che li conosco già sono uscito a vedere com'erano i Drink To Me. E anche in questo caso si è trattato di una bella scoperta (una volta si andava a questi eventi anche per scoprire qualcosa, no?). Un trio acido, a tratti goliardico eppure intenso, difficilmente inquadrabili. Durante il loro live ho sentito gente intorno fare nomi sia di Oneida, sia di Blonde Redhead che di Flaming Lips, tanto per rendere l'idea di quanto possono essere sconcertanti. È da ieri che sto cercando di decifrare il loro album d'esordio Don't Panic, Go Organic.

- Divertimento astratto con i Camillas, che magari qualcuno potrebbe liquidare come demenziali, e invece hanno il perfetto controllo del casino che succede sul palco. Il pubblico del Miami ride e non sa bene dove lo stanno portando. Quello che sembra uno scioglilingua di numeri diventa una folle canzone d'amore, parte una specie di parodia dei Massimo Volume e subito dopo un pezzo techno, e Il gioco della palla mi rimbomberà in testa ancora nell'alba insonne. Cosa ci stava a fare quella Roland sul palco, se poi il suono di drum machine era sempre identico, non si è capito bene, ma davvero non importa. Il finale è stata per l'inedita Fanfare, forse la cosa più pop dei Camillas, con un potenziale da tormentone estivo.

- Finalmente ho visto pure io Le Luci Della Centrale Elettrica. Piace a tutti e tutti cantavano le sue parole gridate e strappate. Bisogna dire che la stanzetta stipata, sfatta e adorante, a quell'ora di notte, era davvero un bello spettacolo. Di sicuro Vasco Brondi ha una scrittura fuori del comune, ma a livello di progetto musicale, confesso che mi dice abbastanza poco (ok, è solo un problema mio), e credo che l'unico motivo per cui comprerei il suo disco sarebbe quello di avere una foto ricordo di questa stagione della musica giovane italiana. Però è sembrato simpatico.

- Tra gli headliner, gli Yuppie Flu erano quelli che aspettavo di più. Non li vedevo da almeno un paio d'anni e l'ultimo album, nonostante l'accentuato cambio di direzione, mi era piaciuto parecchio. Venerdì ho avuto la sensazione che il set sia stato troppo breve per loro, e che forse qualcosa dovesse ancora scaldarsi. In scaletta però le canzoni nuove si sono amalgamate bene e il pubblico ha risposto caldo ai "classici".

- Di molte altre importanti band (Disco Drive, Zen Circus, Altro, Three In One Gentleman Suit, Redworm's Farm, A Classic Education, Annie Hall...) non scrivo qui, l'ho già fatto tante altre volte, direi che sono state tutte all'altezza della situazione. Io mi sono divertito un sacco, nonostante la pioggia, le scenette da party pics e svariati gruppi che mi hanno lasciato un po' perplesso. Pur con tutte le critiche che di sicuro Rockit si attira in giro, fare una cosa del genere oggi in Italia non è da tutti. Bravi.

(Grazie a Ema per le foto,
e ad Andrea e Elena per l'ospitalità)
Countdeyn: -4



State fermi!!! Ci penso io a fare i conti.
Dunque, ieri mancavano cinque giorni, oggi ne mancano... cinque meno uno... QUATTRO! Quattro.
Venerdì 13 giugno. Industry di Shoreditch. Five O'Clock Heroes. Agyness Deyn (forse).
Prima fila. Urlare "TI AMO". Svenire. Ribeccarsi. Raccontarvi tutto.

Se Agy non viene è un paccone.

domenica 8 giugno 2008

Countdeyn: -5



Perdonate l'intrusione fuori scaletta, sono sempre Valido.
Vedete, per tenermi informato io leggo costantemente le news di NME, e c'è una cosa che loro fanno sempre per gli eventi più importanti, ovvero il countdown: consiste nell'avvertire quotidianamente che mancano tot giorni al tale avvenimento importantissimo, che sia il Festival di Glastonbury o gli NME Useless Awards, senza bisogno di condire con altre notizie o curiosità aggiuntive. Tutto lì. Ti dicono quanti giorni mancano a una data che è comunque strapubblicizzata ovunque ti giri, e basta. Ti trattano proprio così, da imbecille.
E allora, con il permesso del padrone di casa, mi sono detto: "PURE IO".
E quale migliore occasione se non l'evento in assoluto più atteso e importante dell'intera esistenza di Londonwatch?
Come quale??? Ma è il concerto dei Five O'Clock Heroes!!!
Sì, quella band che ha fatto il singolo con Agyness Deyn.
No, non ho ascoltato altri pezzi aldilà di quello.
No, non scherziamo, nemmeno quello mi piace.
No, non è stata annunciata nè è assolutamente garantita la presenza di Agyness Deyn.
Ma sì, sarò in prima fila lo stesso.
Lo faccio per voi.
È il mio mestiere.
Sono LONDONWATCH.

Tenetevi pronti: venerdì 13 giugno, all'Industry di Shoreditch.
Il mio programma è urlare "TI AMO", svenire e, appena mi ribecco, regalarvi il report del MILLENNIO.

>>>(video): Five O'Clock Heroes - Who (feat. Agyness Deyn)

venerdì 6 giugno 2008

Revelations



Niente punti stavolta! Ma scrivo lo stesso di getto che è tardissimo, sono vecchio e ci tengo comunque alla puntualità e allo stare sulla notizia.
Beccatevi 'sta paparazzata da fare invidia al London Paper:


Quest'uomo, che come avrete sicuramente notato è molto brutto, si chiama Fred MacPherson. O anche Frederick Blood-Royale. O anche Fred Les.
A voi non dice niente, ma alle più attente casalinghe inglesi è noto per essere saltuariamente comparso nei tabloid in qualità di ex-fidanzato di Peaches Geldof.
Vi ho mai parlato delle figlie di Bob Geldof? Si dice qualcosa laggiù da voi su di loro? No? Meglio così. Qua si dice fin troppo, e per nessun motivo plausibile.
Il punto è che per la seconda volta ho incrociato la sorella minore, la 17enne Pixie, freschissima tra l'altro di copertina su Tatler con tanto di titolo "the coolest girl in town". Arrivata alle Proud Galleries di gran carriera con truppa di amiche in tempo per sentire le ultime due canzoni, si piazza in prima fila, fa bella mostra del suo vestitino scollatizzzzimo, urla, scatta mille foto, si fuma una paglia e torna a casa nel giro di 20 minuti.
E meno male che c'era lei a fare casino e a portare alle stelle il tasso glamour della serata, perchè il povero Fred, che con i suoi Ox. Eagle. Lion. Man. propone un interessante art folk surreal-drammatico e molto personale, accompagnato da un chitarrista palesemente cresciuto coi Dream Theather, stava predicando nel silenzio più imbarazzante. Va sicuramente a gusti, ma la sua non è affatto roba da scartare a priori. Per esempio, il buon Lightspeed Champion (che Londonwatch non vale se non nomino Dev) se l'era tirato dietro come supporto per quella che è stata fino ad ora la sua più grossa data da headliner, al Koko. Insomma, assaggiate che non si sa mai.

Dal canto mio, ero lì per i Dananananaykroyd.
Lasciando da parte per un attimo il nome: vi ricordate quando l'emo era ancora figo? Quando era diverso? Quando era ancora semplicemente college post-hardcore melodico, e se parlavi di vestiti gotici e eyeliner da uomo ti guardavano come se avessi detto naso da pagliaccio e tutù da ballerina?
I Dananananaykroyd (no, sul nome ho deciso che non ci torno) vengono da Glasgow e sono in sei, hanno due batterie come i Trail of Dead (che ricordano molto), hanno una bassista femmina timida che è chiaramente un pesce fuor d'acqua ma si impegna tantissimo lo stesso, e fanno del volume impressionante senza dimenticare svariati momenti più distesi. Passano più tempo giù dal palco che sopra, anche perchè sopra non ci stanno e al chitarrista tocca andare al microfono e urlare al fonico "more stage!", come se bastasse spostare una levetta per aggiungere legno.
Il cantante, che è la copia sputata di Paul Dano in Il petroliere, a un certo punto fa tre giri completi di corsa di tutta la sala, mentre gli altri sono impegnati in un fraseggio strumentale, e il secondo batterista con una mossa maldestra si fa malissimo a un occhio e si assenta per cinque minuti.
E poi voglio dire, hanno un pezzo che comincia con "YEAH! Can you feel it in the air??" e un'intera strofa cantata dal pubblico (anche su disco)! Vi faccio sentire proprio quello:

>>>(mp3): Dananananaykroyd - Some Dresses

Comunque a chiudere la serata c'erano i Johnny Foreigner.
Per me è ormai la terza volta.
Magari verso la quinta/sesta inizieranno anche a piacermi.

giovedì 5 giugno 2008

Cosa sta succedendo agli amplificatori di Brooklyn?

Vivian GirlsDopo nomi come Pains of Being Pure at Heart e Crystal Stilts, continuo a incontrare band di quell'area la cui caratteristica principale è tenere riverberi e distorsioni delle chitarre fissi sul mille, a seppellire melodie super pop.
Mi sono imbattuto in queste tre ragazze, le Vivian Girls, che sembrano uscite da qualche vecchia b-side delle Shop Assistants e che mi hanno fatto tornare in mente dopo tanto tempo le Aislers Set (che fine avranno fatto?). Dopo due sette pollici, il loro album d'esordio autoprodotto è andato esaurito in pochi giorni e sarà ristampato dalla In The Red Records il prossimo ottobre, segnatelo in agenda.
Fragili muri di rumore a coprire cori da Sixties girl group, suono sporco dall'attitudine garage ma dalla inequovocabile sensibilità femminile, ritmi forsennati e dieci pezzi in poco più di venti minuti. Le Vivian Girls hanno le idee chiare. All The Time sparata in apertura è una fragorosa dichiarazione di intenti C86, No è la più divertente canzone composta soltanto da un monosillabo che mi sia capitato di sentire da un pezzo, mentre Where Do You Run To mostra il loro lato più romantico.
Per chi se lo chiedesse, il nome della band proviene da qui.

>>>(mp3): Vivian Girls - Such A Joke
>>>(mp3): Vivian Girls - No

mercoledì 4 giugno 2008

Unpacking ACE001

ACE001
[@]
"Surrounded by a love fest, and not feeling the love"

Il 13 maggio il fondatore di FreeWilliamsburg Robert Lanham sulle pagine di Radar On Line dava il via alla battaglia "Generation X vs. The Millennials" (come già segnalato anche da Icepick).
La settimana scorsa l'Economist, riprendendo un articolo di BusinessWeek, aggiungeva un interessante argomento al dibattito: noi slackers, ormai in piena età lavorativa, siamo davvero adatti al posto fisso (*), e di che tipo?
Ieri questa vignetta di Indexed riusciva in pochi tratti a riassumere tutta la faccenda.