venerdì 29 febbraio 2008

Pushing the agenda forward
Waiting for the "Inevitable Love Explosion"

Tiger Tiger!Oggi è il 29 febbraio e per festeggiare ci vuole un disco bisestile...

Questa sera release party al Covo di Bologna.
Sarà una festa di quelle che si vedono una volta ogni quattro anni.

>>>(mp3): Tiger Tiger! - Before You Go
>>>(mp3): Tiger Tiger! live @ polaroid
Bombay pop



Ieri ero al pub a vantarmi di come la sera prima fossi andato a vedere un set di mezzora dei MGMT al Koko, per poi uscirmene irrispettosamente prima che salissero sul palco Sons & Daughters e Band of Horses. Non avete idea di quante pacche sulla spalla ho ricevuto in segno di stima (ma qualcuno dal fondo ha anche urlato "cretino").
Dello spettacolo ne ho già parlato su Vitaminic, dimenticando giusto di citare le due sciantose smanicate in prima fila, clamorosissime groupie barely legal palesemente conciatesi da occasione speciale, piene di sorrisetti e occhiolini per Mark Knopfl Andrew Vanwyngarden, che mi hanno portato a pensare "anch'io da grande farò la rockstar".

Detto ciò, la segnalazione di oggi sono i Bombay Bicycle Club, perchè ieri sera (sempre al Koko, perchè dopo la figura con i MGMT mi riveriscono come un vero intenditore) mi hanno fatto troppo ridere.
Tre 17enni e un 18enne da Crouch End, una delle più belle zone del nord di Londra, che rubano il nome a una nota catena di ristoranti indiani e che sul palco si muovono come se gli scappasse troppo da pisciare - uno che fa lunghe passeggiate nervose per il palco, uno preso da improvvisi spasmi muscolari, cose così.
Musicalmente le coordinate sono talmente usurate che la mia mano si rifiuta di scriverle e mi tocca dettarle alla mia segretaria: Strokes, Libertines, Interpol (grazie Kelly).
Eppure riescono ancora a infilare pezzi notevoli come Open House o la ballata Ghost, che si districano tra suoni familiari mostrando già una personalità e una voglia di distinguersi che manca a tanti colleghi più vecchi e famosi.
I Bombay Bicycle Club sono i quattro più sfigati della classe che decidono di giocare allo stesso gioco dei più popolari, ma di farlo a modo loro, senza inutile irruenza ma con freschezza e sana voglia di spintonare un pochino certi ammuffiti confini del guitar rock inglese.
E a differenza di analoghe giovanissime band, che con l'età rischiano di perdere anche gran parte del fascino, questi non si vede l'ora che crescano.

Chiusura obbligatoria su Dev, la nostra mascotte, visto che la settimana scorsa ho maldestramente dimenticato di citarlo.
Questo è lui ieri sera agli Shockwave NME Awards 2008:

>>>(mp3): Bombay Bicycle Club - Open House

mercoledì 27 febbraio 2008

Polaroids From the Web
"Ctrl-alt-deleting your face with no reservations"

- "Belgian rock band dEUS have announced the completion of their fifth studio album, Vantage Point, which will be released April 21 on V2". Diverse le collaborazioni illustri, tra cui anche Karin Dreijer Andersson (The Knife) che presta la voce a Slow, il primo singolo estratto, prossimamente in free download sul (notevole) sito della band belga.

- Pete & The Pirates in concerto sono stati fantastici, potenti e beffardi. Mi ha incantato il modo in cui dal vivo riescono a tenere in equilibrio le loro canzoni. Un tiro poderoso e larghi crescendo che entusiasmavano, trascinandomi nei cori. Vibrava tutto fino al soffitto e loro ghignavano. Vederli poi nel backstage discutere animatamente di come, secondo loro, era andato il concerto, rinfacciandosi ogni piccolo passaggio sbagliato, è stata una sorpresa. Ma un quarto d'ora dopo stavano già ballando tutti assieme e brindando.
Se ve li siete persi a questo tour, recuperateli su MAPS, dove hanno registrato tre pezzi unplugged in studio e ci sono pure gli mp3 e i video.

- Su Drowned In Sound le prime anticipazioni di Couples, il prossimo album dei Long Blondes prodotto da Erol Alkan.

- Alessandro presenta il tour italiano di Stars In Coma, musicista pop svedese nostra vecchia conoscenza.

- Valido goes snob at the MGMT gig in London

- Etichette discografiche alla frutta: il curatore di PerezHilton.com messo sotto contratto dalla Warner per centomila dollari???

- Su Vitaminic ho provato a scrivere una recensione di Hold On Now, Youngster, l'atteso esordio dei Los Campesinos!. Su queste pagine li seguiamo dall'estate del 2006 e così, quando è arrivato questo album, è stato strano accorgersi che all'inizio non mi diceva molto. Li amavo, conoscevo i loro riferimenti, ma ora che erano "roba da Pitchfork" non scuotevano la mia cronica pigrizia.
Questa, a pensarci bene, è una tipica situazione da testo dei Los Campesinos!, un gruppo che stupisce per come riesce a raccontare con precisione la propria consapevolezza senza perdere un briciolo di euforia e continuando a mettere in discussione il perimetro della propria nicchia.
E, alla fine, è stato proprio questo a conquistarmi, a farmi capire quanto questo piccolo e imperfetto disco fosse davvero importante per me.
La prossima settimana sono Italia per due date, il 6 a Milano e il 7 a Bologna, e io non vedo l'ora di vederli dal vivo.

>>>(mp3): Los Campesinos! - Death To Los Campesinos! (Live)

lunedì 25 febbraio 2008

Too sexy for my kids

Sexy Kids
Prima o poi bisognerà rivalutare tutta la questione The Royal We sotto una diversa luce. La "prematura scomparsa" del gruppo di Glasgow, infatti, sta funzionando da detonatore per altre interessanti scoperte musicali della scena scozzese.
Dopo i Correcto, ecco la mia ossessione degli ultimi giorni: i Sexy Kids, che non a caso vedono nelle proprie file l'infaticabile Patrick Doyle.
A fargli da contrappunto ci sono la voce e le tastiere di Roxanne Clifford. Qui si gioca gran parte del fascino della band, che al primo ascolto riporta alla mente la gioiosa instabilità dei Bis, certi spigoli dei Life Without Buildings o le feste dei Bearsuit, ma senza la stessa irruenza rumorosa. In sostanza, melodie indiepop con approccio immediato e punk, per il puro gusto di divertirsi.
In rete non si trovano molte altre informazioni su di loro, grazie anche un nome che non agevola di certo Google. Di recente hanno aperto qualche data per gli Enon, mentre i Franz Ferdinand sono stati visti tra il pubblico ai loro concerti. Sembra poi che sia all'orizzonte ("perhaps") un sette pollici sulla storica label Slumberland. Per ora godetevi un paio di demo, tra cui la contagiosa Sisters Are Forever and I Am, che non mi esce più dalla testa.

>>>(mp3): Sexy Kids - In A Box In A Bag
>>>(mp3): Sexy Kids - Sisters Are Forever and I Am
Cold device

Yuppie FluSto ascoltando su Rockit le due prime anticipazioni dal prossimo album degli Yuppie Flu. Cold Device è anche in free download dal sito della band.
Atmosfere molto rilassate e serene, che riportano in evidenza quegli umori alla Flaming Lips cari al gruppo anconetano. Echi di percussioni, uno sfondo quasi orientale e chitarre al contrario. Poi si apre il coro ed è una domenica di fine primavera.
Direi che per ora siamo più dalle parti di Days Before the Day che dell'ultimo Toast Masters. Del resto, lo stesso Gabbo racconta di prediligere "ritornelli enormi", da suonarci dentro anche un aspirapolvere. Pare inoltre che ci sarà da aspettarsi un bel po' di elettronica.
Non vedo l'ora di sentire il resto del disco. Intanto mi perdo nello strano labirinto di questi due versi:
I dream of some cold device to keep me calm
I dream of a new disguise to keep me warm
.

venerdì 22 febbraio 2008

Pushing the agenda forward
Towards little deaths

1) Pete and The pirates (questa sera in concerto al Covo) saranno ospiti oggi pomeriggio negli studi di Radio Città del Capo, all'interno di MAPS. Presenteranno l'ultimo album Little Death e suoneranno qualche canzone dal vivo. Il tutto a partire dalle 16. Imperdibile.

>>>(mp3) Pete and The pirates - This Thyme


2) Il sottoscritto si godrà i Pirates domani all'Extra di Recanati. Se siete da quelle parti fate un fischio. Stasera invece ci si vede a banco qui:

Jens Lekman live a Firenze


3) Domenica sera, all'ora dell'aperitivo al Locomotiv Club (Via Serlio 25/2) saranno in concerto i Comaneci e Musica da Cucina, per tenere alto il livello emotivo del weekend fino all'ultimo.
Apertura ore 19, biglietto 5 euro, buffet offerto da Our Awesome Kitchen (sì, è proprio lui!).
Ode a un bravo guaglione


Martedì, invece di andare al concerto più polaroidabile della settimana, i Cut Off Your Hands al Barfly, ho deciso all'ultimo di rimanere a casa a guardare la Champion's League. Visto il risultato state tranquilli che non lo farò più.
Per cui oggi vi racconterò una storiella molto modesta.

Ed Harcourt è di casa a Londra.
Ieri mattina gli hanno telefonato, e gli hanno chiesto se era disponibile a sostituire una band che aveva dato forfait all'ultimo per una serata al Koko.
Lui ha detto di sì.
In Italia quelli che si fanno trovare sempre liberi anche all'ultimo minuto prontissimi a intrattenere una folla li chiamiamo con due parole: una è "Pino" e l'altra è "Insegno". Ma non divaghiamo.
Non so quanti di voi si ricordano di Ed: nel 2001 aveva esordito con l'acclamato Here Be Monsters, ed era stato indicato come una delle 52 promesse più brillanti dell'anno. Il suo stile lo si potrebbe inquadrare in un qualche modo a metà tra un Jeff Buckley e un Rufus Wainwright, ma senza gli eccessi né dell'uno né dell'altro, e con un talento non straordinario ma semplicemente, banalmente sopra la media. Io mi ero fatto conquistare da She Fell Into My Arms, allegro mid-tempo che conteneva il verso "I don't mind if I lose, 'cause if I win I'll be so confused", e me la riascoltavo con una certa frequenza.
Però lo ammetto: dopo mi sono dimenticato di lui. Tanti si sono dimenticati di lui. Ha sfornato altri dischi con una certa regolarità, ma è diventato uno di quei nomi talmente fuori dal coolness-radar che ti accorgi di lui solo quando ti capita una nuova recensione sottomano.

Ieri sera Ed è salito sul palco, ovviamente senza uno straccio di band, e senza perdere un secondo ha iniziato ad alternare pezzi alla chitarra e al pianoforte uno attaccato all'altro, roba ad alto tasso melodico, con punte di malinconia e qualche sfogo barocco.
Non ha composizioni memorabili il nostro Ed, ma semplicemente belle. E considerando che tutta la cosa è improvvisata, si barcamena da un pezzo all'altro con una naturalezza impressionante, non un attimo di indecisione, non una pausa, non un orpello o un cazzeggio fuori contesto.
In spettacoli del genere, dove la gente non è lì per te, dove in tutta la probabilità non sapeva nemmeno della tua presenza, dove si sa già in partenza che è inutile anche solo provare a coinvolgerla, le uniche cose che il filtro lascia traspirare sono talento e passione puri. E Mr. Harcourt, in un'esibizione di rara modestia confinante alla rassegnazione, dà la netta sensazione di essere uno che, volente o nolente, ha la musica nel sangue.
Non avete idea di quanto il mix di tutto ciò riesca ad essere rinfrescante.

Dopo di lui sono saliti sul palco Greg Dulli e Mark Lanegan, i Gutter Twins, raggiunti nei bis anche da Martina Topley-Bird.
Non c'era storia: Ed ne è uscito perdente.
Forse è per quello che, nonostante la precarietà della situazione, è sembrato tutt'altro che confuso.

Ed Harcourt - She Fell Into My Arms

giovedì 21 febbraio 2008

From Kortedala with love
Intervista a Jens Lekman

Ancora sospeso tra l'atmosfera del concerto di martedì scorso al Teatro Rasi e l'attesa per quello di domani al Viper, posto qui una versione quasi integrale dell'intervista che Jens Lekman ha rilasciato a MAPS, il programma del pomeriggio di Città del Capo Radio Metropolitana.
Ringrazio Jonathan Clancy che l'ha curata e trascritta. Potrete sentirla in onda (e ritrovarla nel podcast) oggi, a partire dalle 16.

(Grazie a Lucio per le foto)



Jens Lekman live @ RavennaJonathan: Ciao Jens, per prima cosa grazie per aver reso l'intervista possibile. So che avete avuto qualche inconveniente durante il viaggio e sei appena sceso dal furgone...

Jens: Nessun problema!

Jonathan: Siamo molto curiosi di sapere che tipo di line-up avrai questa sera dal vivo. So che lavori con parecchi samples e c'è questa collaborazione con Viktor Sjöberg che sta sul palco insieme a te. A che tipo di live assisteremo?

Jens: A questo giro, oltre a Viktor, ci sono gli archi e poi basso e batteria. Mi piace. Purtroppo non avevamo abbastanza soldi per portare anche i fiati, ma gli archi compensano abbastanza bene. C'è questa vibe alla Dexys Midnight Runners... Un po' come il pezzo
Celtic Soul Brothers.

Jonathan: Come lavorate con i samples live?

Jens: Viktor ha questo affare con tanti bottoni. È veramente orrendo... Sembra che suoni nei Linkin Park o qualcosa del genere. Spinge quei pulsanti ed escono i samples. A dir la verità non ne capisco molto, ma lui sa quello che sta facendo.

Jonathan: Suonare in questo modo dal vivo potrà influenzare i tuoi prossimi dischi?

Jens: Mmm, non ne sono sicuro. Di solito non sono influenzato dalle persone con cui suono perché mi ritrovo a fare tutto da solo. Ho provato a registrare con una band in passato ma non ha funzionato. Devo proprio fare tutto da solo!

Jonathan: Stai scrivendo canzoni nuove? Ci stai lavorando?

Jens: Mi sono appena trasferito in Australia e lì ho scritto un po' di pezzi nuovi, sono diversi, un po' differenti dalle cose che ho fatto in passato. Sono più caldi. Le canzoni sono più "rilassate", in un certo senso. Sai, tutti i giorni mi svegliavo, facevo una colazione incredibile, c'erano degli odori e profumi stupendi, era estate in Australia. Secondo me le canzoni sono influenzate da questo. La mia mente era rilassata e completamente a suo agio.

Jonathan: Le tue canzoni non sono quasi mai apertamente politiche, però di certo qualcosa si può leggere tra le righe. So che l'anno scorso in Svezia c'è stata una svolta importante, ora al governo c'è la destra. È forse uno dei motivi che ti ha spinto a cambiare aria?

Jens: No, veramente no. Amo ancora la Svezia nonostante ci sia questo governo conservatore. Mi sono trasferito in Australia perchè ho tanti amici lì. Prima amici musicisti, che poi mi hanno fatto conoscere altri amici.

Jens Lekman live @ RavennaJonathan: Ho letto l'intervista per Pitchfork dove spiegavi che hai la tendenza a scrivere canzoni "profetiche", nel senso che scrivi di cose che non ti sono successe e che dopo, in qualche modo, ti accadono. Ci sono storie del disco che nel frattempo si sono trasformate in realtà?

Jens: Beh, mi sa che quasi tutte le canzoni del disco si erano avverate in qualche modo quando il disco è stato pubblicato. Fammi pensare...
Sipping On the Sweet Nectar è interessante: volevo scrivere una canzone a proposito di una cosa che era successa due anni fa (forse è meglio che non entri nei dettagli), una cosa che mi rendeva triste e mi aveva buttato giù. Una volta finita la canzone mi sono accorto che avevo completamente cancellato qualsiasi riferimento a quello che era successo in realtà. La canzone non era completamente diversa, avevo solo eliminato una serie di eventi. Faceva parte del processo della canzone, per questo l'ho scritta. Nel momento in cui l'ho conclusa avevo superato il problema.

Jonathan: C'è stato qualche sviluppo nella storia di
Nina?

Jens: No direi di no. Vive in America ora e l'ho visto poco tempo fa. Non è successo niente di nuovo, anche se devo rispondere spesso alla domanda: "Ma esiste veramente?"

Jonathan: Uno dei versi più belli di questo disco è "What's broken can always be fixed / what's fixed will always be broken" da
Your Arms Around Me. Nella prima versione live del pezzo quei versi non c'erano: cosa ti ha spinto a inserirli?

Jens: Secondo me era solo un modo migliore per finire quella strofa. Non voglio rovinarvi la magia, ma l'ultimo verso, insomma, non era veramente finito, era qualcosa che che non mi metteva a mio agio.

Jonathan: Un'ultima domanda: che rapporto hai con l'Italia? Una volta avevi anche cantato una canzone in italiano, contenuta in un vecchio Ep per il tour australiano...

Jens: Sì, fammi pensare...
La Strada Nel Bosco. Passavo molto tempo in Italia quando ero un bambino. Ci andavo in vacanza anche quando stavo male. E ogni due tre anni ci torno e mi fa stare bene, mi rinfresca. Sono stato nella parte settentrionale. Sono stato spesso sul Lago di Garda, adoro quel posto. Poi sono stato a Venezia ma non mi è piaciuta molto.

Jonathan: Ti hanno fatto ascoltare musica italiana da piccolo? Ricordi qualcosa?

Jens: Sì, mi ricordo che avevamo dei vicini di casa italiani. Sai, sono cresciuto in un quartiere dove solo il 5% degli abitanti era svedese. Il resto era un misto di culture. Durante l'estate nostri vicini italiani facevano questi barbecue enormi in giardino e tutti quanti venivano e cantavano le canzoni del proprio paese.

martedì 19 febbraio 2008

Somebody's baby

El Perro Del Mar
Pochi ascolti in questi giorni, quasi tutti concentrati su Jens Lekman, nell'attesa dei concerti di stasera a Ravenna e di venerdì a Firenze.
A parte questo, un piccolo album che a prima vista mi aveva detto poco e al quale, invece, scopro di tornare ogni tanto con piacere è quello di El Perro Del Mar, cantautrice svedese poco incline all'allegria e giunta al secondo lavoro sulla lunga distanza. Le nuove canzoni di Sarah Assbring, se prese con il giusto stato d'animo, sanno regalarmi una curiosa forma di serenità. Happiness Won Me Over è qualcosa che mi auguro di poter dire anch'io un giorno, nonostante quell'organo da sacrestia possa suonare quasi inquietante.
From The Valley To The Stars è un album elusivo, pieno di echi che sfuggono, "unfashionable" come lo ha definito lei stessa, ma nel quale trovano spazio collaborazioni sia con Björn Synneby dei Pacific!, sia con il Coro dell'Orchestra di Göteborg.
E poi tra un sospiro, un veleggiare d'archi e una ballata da ore piccole al night-club, si illumina all'improvviso Somebody's Baby, davvero la Come Another Night del 2008. E questa ragazza che sembra sempre smarrita in altre epoche si dimostra capace di venirti a ballare vicino e di farti trattenere il respiro.

Su Pitchfork ci sono un paio di canzoni in anteprima, mentre il collettivo The Hood Internet ha preso la nuda traccia centrale del disco Inner Island ("Don't cast away your inner island / It's where you went as a child / It's where you long to go, still") e l'ha remixato in direzione electropop.

>>>(mp3): Somebody's Baby
>>>(mp3): Inner Island (The Hood Internet remix)

sabato 16 febbraio 2008

"I've killed the party again"


Si preannuncia una settimana intensa per la mia valigia dei dischi.
Si comincia questa sera al Bronson di Ravenna, dove fiancheggerò i resident delle Indie Electro Sessions dopo il concerto degli Ex-Otago. Garantita una notte di melodiaaa, simpatiaaa, potatoes and veggies.
Lunedì 18 sarò al Circolo Sesto Senso (Via Petroni 9/c, Bologna) a suonare un po' di Musica Per AperiTweevi dalle 19 in avanti. Venite a fare un brindisi.
E poi, due appuntamenti che considero un piccolo "life achievement". Avrò infatti il piacere di mettere dischi intorno a due delle date che Jens Lekman terrà in Italia nei prossimi giorni: martedì 19 al Teatro Rasi di Ravenna (grazie Chris), con un pre-concerto a tema, e venerdì 22 al Viper di Firenze (grazie ai ragazzi di Organetta) per le danze a seguire. Non comincio neanche a raccontarvi quanto la cosa mi riempia di gioia.
Ci si vede a banco.

Jens Lekman - Black Cab (2003)
Jens Lekman - Kill a Party / Ressurect it (2005)

venerdì 15 febbraio 2008

Streghe a Mornington Crescent

Sbrighiamo la routine in partenza.

- Uomini brutti: ho visto i Les Savy Fav, e ne ho parlato su Vitaminic. Tim Harrington è il fiero e indiscutibile imperatore della categoria, roba che non c'è nemmeno gusto, e la band cerca fondamentalmente di non distogliere troppo l'attenzione dalla sua bruttezza invadente.

- Uomini belli: ho visto Black Francis. È ufficialmente l'autore dell'idea più stronza dell'anno: organizza con scarso preavviso un concerto gratis al pomeriggio in un posto da 100 persone, e i pezzi migliori li fa lì. E alla sera, per chi ha pagato, Bluefinger e il Seven Fingers EP integrali senza bis. Vaffanculo. Si salva solo perchè è bello.

Dando quindi per scontato che i Queens of the Stone Age non vi interessano (altra band che ha sposato il credo "tutto l'ultimo album e il resto forse e controvoglia"), veniamo al dunque.
Oggi a Londonwatch vi presentiamo le Ipso Facto, quartetto di ragazze con base londinese attualmente circondate da un buon buzz, e già con il giro di amicizie giuste (tra cui il Dev - che non posso fare un post senza citarlo - e Theoretical Girl, di cui compongono la backing band).
Il loro look & sound è del tipo che stimola le descrizioni più creative, e il mio umile contributo è il seguente: sono la progenie nata dalle Elastica e dagli alieni del Villaggio dei Dannati, ingaggiate per un film di Tim Burton in bianco e nero sul CBGB (...olè!).
Oppure più semplicemente sono il lato oscuro delle Those Dancing Days. Ovvero: wave, horror-garage, psichedelia, un campionario ben scelto di cliché goth e, là dove ti aspetteresti un po' di teatralità alla Siouxsie, l'irresistibile monoespressività di Rosalie Cunningham.
Mercoledì sera sono salite sul palco del Koko senza sorridere, senza salutare, dando le spalle, e perdendo un buon 6/7 minuti a risistemare la strumentazione senza rispetto, con un misto tra spocchia e timidezza assolutamente naturale.
Io mi sono innamorato di Samantha Valentine, che suona il basso annoiata e a gambe incrociate come se stesse aspettando l'autobus, ma ne sposerei tranquillamente subito una a caso.
Attualmente suonano in zona un giorno sì e uno no, per cui c'è tempo.
Intanto sparatevi Balderdash, che in camera mia è già un riempipista:

Ipso Facto - Balderdash



>>>(video): Les Savy Fav - Patty Lee (live on Conan O'Brian)
>>>(video): Black Francis - I Sent Away
>>>(video): Ipso Facto - Harmonise
Chewingum live a polaroid!

ChewingumQuasi un anno fa su Vitaminic scrivevo: «se esiste una via italiana all'indiepop dalle sfumature più twee, i Chewingum la stanno percorrendo in bicicletta, sorridendo felici una domenica pomeriggio di primavera».
Non avevo capito niente.
I Chewingum sono semplicemente pazzi. Pazzi giovani cantautori capaci di tenere insieme Jonathan Richman, Rino Gaetano e i Belle and Sebastian. Dopo il primo ep è arrivato finalmente il loro album d'esordio, La seconda cosa da andare (qui ne scrive con il giusto trasporto Nur) e la settimana scorsa sono venuti a presentarlo in radio.
Insieme a Carta e Ragazzo Italiano abbiamo parlato di piselli taglienti, di meeedleeey, tarallucci e vino, ci hanno raccontato l'etica do-it-yourself del collettivo Marinaio Gaio e di altre label indipendenti della "East Coast", e abbiamo scoperto che la nostra Radio Città del Capo prenderebbe il nome dall'amaro.
In mezzo alla puntata (qui sotto potete scaricarla intera, oppure ascoltarla in streaming) ci sarebbe anche Valido in collegamento da Londra. Aveva in scaletta le Those Dancing Days e degli "stalloni ruggenti", fate voi.
Ecco le canzoni che i Chewingum hanno regalato dal vivo in studio:

Raianair
Giulio-Claudia
Paul Simon




>>>(mp3): polaroid / Thermos - 8 febbraio 2008

mercoledì 13 febbraio 2008

Correcto

CorrectoAvevamo conosciuto il nome dei Correcto lo scorso autunno, con il primo singolo Joni e il buzz che ne era seguito: una band che vede al suo interno Paul Thomson, batterista dei Franz Ferdinand, e al basso Patrick Doyle dei Royal We (la più fugace apparizione indiepop del 2007) si fa di certo notare.
L'evidente eredità del sound di Glasgow, le radici post punk alla Postcard Records, la connessione con i Life Without Buildings nella prima formazione e soprattutto l'interesse immediato della Domino Records: tutti elementi che creavano un bel po' di aspettative.
Alla voce un certo Danny Saunders, non proprio un ragazzino alle prime armi, che raccontava di scrivere canzoni guardando la tv del mattino, prima di uscire per andare a lavorare.
Finalmente è arrivato questo omonimo album d'esordio, tirato come te lo potevi aspettare. Dodici tracce in trenta minuti, con alcuni momenti davvero brillanti e già pronti per la pista, sempre che qualcuno ancora balli con le chitarre. Downs o il secondo singolo Do It Better (già linkato qui qualche giorno fa) sembrano la migliore versione aggiornata di una hit dei Buzzcocks, mentre altrove Saunders si diverte a spingere sugli accenti più apertamente Fall e Pistols (No One Under 30 oppure Here It Comes, per me un filo troppo aggressive).

Ma quello che alla lunga mi ha davvero colpito di questo bel disco sono state le ballate. Perdenti e alcoliche, dirette, del tutto sconsolate senza essere banalmente tristi. Mi si sono appiccicate addosso all'istante.
Save Your Sorrow e la sua storia di stralunata inadeguatezza, il gran finale di When You Get Away From Me, cantata dopo l'ora di chiusura del pub, e soprattutto Walking To Town, rovinata dichiarazione d'amore e ideale colonna sonora per un San Valentino disgraziato e solitario.

>>>(mp3): Correcto - Walking To Town

1987

Robert SvenssonEsordio solista per Robert Svensson, già cantante dei Mixtapes & Cellmates. L'album si intitolerà Young Punks Are on the Never-Never e uscirà in estate per la stessa etichetta dei M&C, ovvero la No Method.
1987, il singolo che lo precede, vede la collaborazione di Adam Olenius, inconfondibile voce degli Shout Out Louds, e sembra quasi la somma algebrica dello stile delle due band, con una patina elettronica che suona piuttosto "emo" e Anni Ottanta allo stesso tempo.
Qui si può scaricare anche il remix curato da Matts Katt.

>>>(mp3): Robert Svensson feat. Adam Olenius - 1987

(photo by Lucio)

lunedì 11 febbraio 2008

Addio Polaroid

Ringrazio tutti quelli che negli ultimi due giorni mi hanno scritto e lasciato commenti segnalando che alla fine la Polaroid ha deciso di abbandonare il mercato delle istantanee. Tutto sommato, anche se non sono pratico di fotografia, mi ero affezionato al marchio statunitense.
In realtà questo blog, come forse qualcuno sa, prenderebbe il nome da altro: da una raccolta di Douglas Coupland, Memoria Polaroid, e dalla commovente idea delle "ink polaroids", create da Stuart David quando ancora suonava nei Belle and Sebastian.
Però dispiace per la fine di questo altro pezzetto dell'immaginario, per un'altra vittoria del digitale sul materiale.
Credo comprerò qualche ultimo rullino e lo sciuperò come so fare bene.

Tornando dopo tanto tempo sul sito dei Looper (il progetto di Stuart David successivo all'abbandono dei B&S) scopro che stanno per pubblicare gratuitamente un nuovo album su We7, la net-label curata da Peter Gabriel. Me lo segno in agenda.

>>>(mp3) Looper - Close Your Eyes

sabato 9 febbraio 2008

Vitaminic night VS Datarock

Domenica sera alla Casa139 di Milano, per la prima ufficiale Vitaminic Night (dopo la data numero zero di Bologna, lo scorso novembre), ci saranno i norvegesi Datarock in concerto.
Quelli in tuta rossa che saltano tutto il tempo. Quelli di FA-FA-FA-FAFFA-FAFFA-FA...
A seguire, avrò il piacere di affiancare MarinaP, Fabio de Luca, Mauro Del Rio e Tomm. al mixer.
Mettevi le scarpe comode che ci sarà da ballare.

A Classic Education - Best Regards
Correcto - Do It Better
Don Turbolento - Jingo & Nina
The Futureheads - The Beginning of the Twist
Komon - Poetry for the Winter
Leggins - Money Isn't Everything
Let's Wrestle - I Won't Lie to You
Los Campesinos! - Broken Heartbeats Sound Like Breakbeats
Love Is All - Busy Doing Nothing (Tapedecic Remix)
The Pains Of Being Pure At Heart - A Teenager In Love
Poney Poney - She Began Telling Me Secrets
Those Dancing Days - Those Dancing Days (Radio LXMBRG Remix)
Yeah! Woho! - There Was A Time
Young Republic - Modern Plays

venerdì 8 febbraio 2008

Speciale "Uomini molto brutti"


Conosco almeno una persona che leggendo il titolo ha sicuramente cambiato canale al volo.
Invito quindi tale persona - ma anche tutti gli altri che sentono le proprie attese tradite - a leggersi la mia recensione dello show delle Those Dancing Days su Vitaminic, per quanto tre di loro siano anch'esse piuttosto bruttine, e le altre due minorenni.

Partiamo subito con una clamorosa sorpresa.
Ve li avevo presentati due settimane fa, mi avevano conquistato al volo con il loro assalto electro-noise e sono tuttora il mio gruppo preferito del momento: parlo degli ungaro-giappo-londinesi Agaskodo Teliverek.
Ebbene, ho intervistato per voi il loro leader, Miklos "The Accountant" Kemecsi.
L'occasione: ieri sera stavo tornando a casa dall'ufficio, sul treno delle 19.03 che percorre la tratta Liverpool Street - Enfield, assorto nella lettura della mia copia di Mojo (per darmi un tono), quando per caso alzo gli occhi e - ve lo giuro - me lo ritrovo seduto di fronte. L'ho riconosciuto al volo: certe facce non si scordano facilmente, e poi come controprova aveva la chitarra con sè. Quant'è piccola l'Europa...
Segue trascrizione tradotta dall'inglese e interamente basata sulla mia memoria distorta, e pertanto largamente rimaneggiata (non so nemmeno se si possono fare queste cose):

...Agaskodo Teliverek? *

Sì?

Grande!! Ho comprato il vostro cd al... come si chiama... Buffalo Bar!

Ah grandissimo! Cos'è stato, due settimane fa! È stata una performance molto disastrata...

Hehehe, vero, ma mi siete piaciuti un casino lo stesso, ho preso il cd e poi vi ho pure fatti passare a una trasmissione radio in Italia!

Uh, grazie mille!

Che state combinando, suonate in zona?

No, stiamo finendo di registrare il nuovo album, esce ad aprile. Tra l'altro abbiamo già una distribuzione italiana, con la [non me lo ricordo, mannaggia, se qualcuno lo sa correggo subito].

Figo! Ho notato però che il primo cd è molto diverso rispetto a come vi proponete live, è molto più elettronico, mentre quando vi ho visto io eravate praticamente in formazione classica.

Sì, è vero, è che il primo album l'ho registrato praticamente io da solo, poi con calma ho cercato di mettere su una band come si deve. Quando ci hai visti avevamo il batterista nuovo da appena due settimane.

Beh, mi piace sia come ti sei arrangiato nel disco sia questa nuova direzione, non vedo l'ora di sentire cosa combinerete nel nuovo album. Quando la prossima data a Londra?

Dunque, fammi pensare... date regolari non ricordo, ma a maggio abbiamo una cosa speciale al Barden's, sarà praticamente una jam session con Damo Suzuki, e ci sarà da ridere perchè non è che siamo esattamente una jam band...

Figata! Ci sarò fisso.

Ottimo! Di dove sei in Italia?

Bologna [non è vero, ma lo dico sempre per far prima]. Dovete troppo venirci a suonare.

Bella Bologna! Sicuro, mi piacerebbe un tot.

Aggiudicato, vi faccio pubblicità. Bon, io scendo qui, alla prossima!

Ok, nice to meet you, see you around!


Mi rendo conto che non è niente di particolarmente scottante, ma era la mia prima intervista e ci tenevo a pubblicarla, abbiate compassione.

Tre veloci punti in chiusura:

- Uomo brutto n.2: Will Sheff e i suoi Okkervil River, visti martedì sera allo Scala di King's Cross, intensissimi e a lunghi tratti il miglior surrogato dello Springsteen del '75 che mi sia mai capitato di vedere, primi seri candidati per lo show dell'anno.

- Uomo brutto n.3: un fuoriclasse del settore, l'impareggiabile Eddie Argos e i suoi Art Brut, visti mercoledì all'ULU in compagnia speciale di una sezione di fiati che onestamente ha aggiunto poco e niente. Ma loro sono ormai una garanzia, il tipo di concerto che una volta ogni 4/5 mesi si guarda sempre volentieri, per cui segnalo soltanto la presenza tra il pubblico di Emily Kane in persona (che costringe il buon Argos a cambiare il testo dell'omonima canzone in "I haven't seen her in 2 hours") e del fratellino di Eddie (quello che "just discovered rock'n'roll"). Mancava solo Enrico Gatti.

- e non si può chiudere senza il DevWatch: nel suo ultimo post la nostra mascotte Lightspeed Champion elegge Cloverfield a miglior film di tutti i tempi, e per la gioia dei nostri occhi non fa mancare una generosa foto insieme ad Alexa Chung.

E su Alexa Chung direi che posso chiudere, grazie per la pazienza.



>>>(mp3): Agaskodo Teliverek - Blood Club
>>>(video): Okkervil River - Our Life Is Not A Movie Or Maybe
>>>(video): Art Brut - Emily Kane

* vi ricordo che Agaskodo Teliverek in ungherese significa "stalloni ruggenti". Ora, già fa senso a me quando mi chiedono "sei valido?", mi immagino lui a sentire uno che lo appezza in treno chiamandolo stallone ruggente.

giovedì 7 febbraio 2008

Punk music during the sleep

Questa sera doppio appuntamento live al Locomotiv Club (in Via Serlio 25): arrivano a presentare i loro ultimi album The Calorifer Is Very Hot e gli Edwood, nomi che oramai dovrebbero risultare familiari su queste frequenze.
Se del Calorifero e del suo Marzipan In Zurich abbiamo parlato e suonato in lungo e in largo in questi mesi (e ogni volta che posso torno a vederlo in concerto, sempre parecchio divertente), vorrei spendere qui qualche parola per Punk Music During the Sleep, disco pubblicato dal quartetto bresciano lo scorso autunno e che li ha confermati autori di un bel rock "notturno", venato di elettronica, e che mi richiama subito alla mente certi Notwist d'altri tempi.
Dhinus ha notato come si tratti in qualche modo di "musica che non rompe il silenzio", e Daniele parlava di una "insolita tonalità blu profondo dotata però di leggerezza". Un effetto che sembra riuscire meglio agli Edwood proprio in certe ballate distese, dove il lato acustico delle canzoni si colora di glitch morbidi, del tutto "naturali". Canzoni come vetri appannati da cui si guarda piovere alla fine di un pomeriggio.
Un disco che si potrebbe definire meditativo, e che mi pare riesca a disegnare un paesaggio spoglio, forse solitario, ma senza suonare niente affatto freddo.

>>>(mp3) Edwood - Summer Climax
>>>(video): Edwood - Bright
"Parliamo sempre d'altro"

Il server di Vitaminic si è concesso qualche giorno di vacanza e perciò l'mp3 dell'ultima puntata lo potete scaricare temporaneamente da qui (oppure ascoltarlo in streaming alla fine di questo post).
Oltre al sottoscritto e a LaFagotta, luminosi esempi della radiofonia moderna, l'ultima puntata ha visto anche il ritorno di Salvatore, dalla redazione di Indiepop.it, nonché un collegamento dal Festival MiaMi Ancora di Milano grazie a Ehi!Uomo, per la consueta rubrica Pose!.
Da segnalare, inoltre, l'assistenza legale in studio di una stagista della stagista, resasi oramai necessaria, viste le condizioni dei conduttori.
Playlist niente, che è lunga da scrivere, un po' di sorprese.



martedì 5 febbraio 2008

Polaroids From the Web
Pronto per il pavimento?

- "Music is bad enough already": ovvero, come il dibattito in corso negli Stati Uniti fra cantautori e case discografiche sulla questione dei diritti d'autore potrebbe avere ripercussioni anche per noi.

- Due nuove uscite per la net-label italiana Kirsten's Postcard, entrambe dedicate al cantautorato femminile, e come sempre in download gratuito: Emily Plays, progetto di Sara Poma, da Pavia, in bilico tra pop, rock e "midwest highways", e la britannica Lou Shiels, con il suo "The Cardigan EP" pieno di piccoli incanti folk.
>>>(mp3): Emily Plays - She don't use Jelly (Flaming Lips Cover)
>>>(mp3): Lou Shiels - My Electric Cardigan

- Nei giorni scorsi, Jonathan Clancy e Francesco Locane, ovvero la redazione di MAPS (in onda dal lunedì al venerdì sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana) hanno intervistato il buon Devonte Hynes, in arte Lightspeed Champion, uno dei nomi più chiacchierati di questo inverno.
Trovate l'intervista (sia in versione italiana che originale) qui.

- "Unfortunately people sometimes suppress their lust. And it's not only sex. It could be lusting for anything really, anything that's supposedly very bad for you but can be good for you, too": per prepararsi al concerto di sabato al Bronson di Ravenna, una lunga intervista ai Raveonettes su Pitchfork.

- Biker Boy, musicista electropop di Stoccolma che abbiamo visto l'anno scorso in concerto anche dalle nostre parti, ha lanciato per il 2008 il progetto "Calendar", pubblicando una canzone al mese e lasciandola in free download sul proprio myspace per una settimana. "Febbraio" ha un plasticosissimo remix dai colori balearici d'altri tempi.
>>>(mp3) Biker Boy - Febraury Song (Cherry Studios remix)

- In un'intervista su Popmatters gli Hot Chip citano Will Oldham tra le ispirazioni per il loro ultimo album, Made in the Dark, uscito proprio ieri. Intanto Ready For The Floor (con il relativo video) è singolo della settimana su Drowned In Sound.
>>>(mp3): Hot Chip - Ready For The Floor (Peter Dragontail remix)

- Grazie a Federica per la segnalazione di Jam On Bread: we all love Labrador Records!

lunedì 4 febbraio 2008

Still

Esiste un punto in cui anche la malinconia finisce per assomigliare a una profezia che si autoavvera. C'è qualcosa dentro certo pop erede dello shoegaze, in quel suo essere ostinatamente inconsolabile, che sfiora il fatalismo in maniera fastidiosa.
Come accorgersi all'improvviso di essere molto più pigri di quello che la consueta indulgenza verso sé stessi porta a concedere.
Si resta fermi, sospesi, still, senza molte parole oltre a quelle, sempre identiche e presenti, che girano in testa e fanno eco, cercando di incastrarsi e uscire una volta per tutte.

Grazie a Salvatore (bentornato!) per avermi riportato in mente questi Moscow Olympics, di cui Alistair Fitchet aveva parlato già la scorsa estate.
Sono un quintetto proveniente dalle Filippine, prendono il nome da una canzone degli Orange Juice e hanno da poco pubblicato il loro 7 pollici d'esordio per l'etichetta svedese Fraction Discs. Si intitola Still e trabocca di dolenti arpeggi di chitarra, saturi di riverberi, ad avvolgere una voce sognante. I riferimenti canonici vanno dai My Bloody Valentine ai Blueboy fino ai New Order, per finire nel grande golfo accogliente della Sarah Records.
È abbastanza ovvio che io ci sto malissimo perché sento risuonare non poco di certi primi Radio Dept., e tutto quel freddo.

>>>(mp3): Moscow Olympics - Still
>>>(mp3): Moscow Olympics - Carolyn (demo)
La girl-band dell'anno


Questo ed altro, venerdì su Londonwatch!

domenica 3 febbraio 2008

These grey days

Questi quattro ragazzini di un sobborgo di Londra non avevano nemmeno 18 anni quando Hedi Slimane li invitò a comporre una colonna sonora per la sfilata parigina di Dior, collezione inverno 2006/2007. Tirarono fuori una versione di quindici minuti di quello che ora - ridotto a tre - è il loro ultimo singolo, These Grey Days.
Al primo ascolto gli Eight Legs possono apparire la classica band UK "post Libertines", ma in questa traccia mostrano un lato più malinconico e smithsiano. Potrebbe essere una canzone di qualche personaggio minore di "Skins", tra sms, feste, incomprensioni e svenimenti, e io inciampo su quella pronuncia così british di "patio" (che non a caso rimanda a Reel Around the Fountain).
Per i giorni grigi qui, suona più che appropriata, "wish we hadn't changed / wish we hadn't kissed good bye to those old days".
Altrove gli Eight Legs sembrano più punk e diretti, acerbi hooligans nei loro jeans stretti e magliette con le scritte fatte di nastro adesivo. Hanno passato il 2007 in tour, toccando anche Giappone, Germania e Svezia, e dividendo palchi insieme a Cribs, Rakes e Pidgeon Detectivies.
Arriveranno per la prima volta in Italia a fine marzo, per due date a Milano e Treviso.

>>>(mp3): Eight Legs - These Grey Days

venerdì 1 febbraio 2008

Non si finisce mai di imparare



Ieri sera ero alla festa del 10° anniversario della Moshi Moshi, all'Hoxton Bar & Kitchen, comodo come un Papa in primissima fila. Poi commetto il grave errore di voler fare una puntatina al bar: salta fuori che, al contrario di ogni logica, tutta la gente era ammassata all'indietro. Esatto: in prima fila si stava larghi, dietro non si muoveva un muscolo. È andata a finire che, non riuscendo più a tornare avanti, per sopravvivere sono dovuto direttamente uscire e perdermi gli headliner, i losangelini Mae Shi, con una certa frustrazione.
Spreco comunque due righe su ciò che ho visto:

Lykke Li- Pencil toes: il loro genere sta tutto tra Kasabian e Bloc Party, con una bambolina delle Bratz senza voce al posto di Kele Okereke. Scommetto £20 che il nome della band l'hanno lasciato scegliere a lei tanto per farla sentire più coinvolta. C'è ben di peggio, ma abbastanza inconsistenti.

- Fanfarlo: dovreste già conoscerli, sono una sicurezza. Hanno una compattezza micidiale, e un livello qualitativo già stabile sul medio-alto. Probabilmente se qualcuno avesse steso Win Butler prima che componesse Rebellion (Lies) oggi si ritroverebbero con il 60% di ogni pezzo ancora da arrangiare, ma di solito non ci si fa caso e si è più che felici di ballare.

- Lykke Li: un nome, un assist a porta vuota per Boldi e De Sica. Sale sul palco e comincia subito a sculettarmi davanti per un minuto buono. Sto per assegnarle la vittoria a mani basse, poi mi riprendo e mi rendo conto che come proposta musicale - un disco pop alla Annie/Robyn qua, una ballatona alla francese là, panteronate varie - personalmente mi dice poco e niente. Ma la presenza è indubbia, e in più è di Stoccolma: come le FAQ di questo blog spiegano, un bonus quasi illimitato.

Per farmi perdonare dell'incompletezza apro la sottorubrica "DevWatch" dedicata al nostro cantante brutto preferito, l'inimitabile Lightspeed Champion, e vi segnalo due video: in uno lo vediamo prostituirsi al volo in una comparsata al Grande Fratello inglese, introdotto dalla regina delle scenesters londinesi Peaches Geldof, e già sodomizzato a cambiare il testo di Galaxy Of The Lost per infilare i nomi dei concorrenti; nell'altro è all'improvvisato release party di Falling Off The Lavender Bridge al White Heat, con un estemporaneo supergruppo ribattezzato Pun Lovin' Criminals, ad eseguire una calligrafica Reptilia degli Strokes insieme alla guest star di lusso Alex Turner.
E sì, nel caso ve lo steste chiedendo, NME ha giè iniziato a trattare i Test Icicles come i geni più incompresi della storia della musica dopo i Velvet Underground, e il nostro Dev come il più grande rivoluzionario dopo David Bowie, che ha inventato il nu-rave in qualità coinquilino di Simon Taylor-Davis dei Klaxons.
Tanto vale che inizio a dire che i blog li ho inventati io.

>>>(video): Fanfarlo - Fire Escape
>>>(video): Lykke Li - I'm Good, I'm Gone (live acoustic - feat. Robyn, Adam & Bebban - Shout Out Louds, Daniel - The Concretes, others)