giovedì 31 gennaio 2008

DIY Turbolento

È finalmente uscito l'album di debutto dei Don Turbolento, uno delle nuove band più chiacchierate del 2007. In questi mesi, con buona probabilità, li avrete già visti dal vivo, dato che stanno girando tantissimo.
Dell'ottimo disco ne ho parlato su Vitaminic (ci sono anche un paio di tracce in streaming), mentre qui sul blog mi incuriosiva approndire la conclusione del comunicato stampa che lo accompagna:

«I cd non si vendono, le distribuzioni mettono il marchio ma non distribuiscono finché non c'è una richiesta da parte dei negozi. Internet, con gli mp3 e i blog, facilita la comunicazione ma allo stesso tempo determina un'inflazione di musica e di informazione musicale. I cd, appena pubblicati, sono reperibili e scaricabili con il file sharing. In questo panorama musicale in continuo mutamento e di difficile lettura, abbiamo scelto di pubblicare "Don Turbolento" per la nostra etichetta, la Circolo Forestieri, che per il momento lo distribuirà solo durante i nostri concerti».

Ho rivolto quindi qualche domanda a Marco Obertini, che con Circolo Forestieri cura booking e management della band bresciana. Dietro al progetto Don Turbolento si scoprono idee chiare, una buona consapevolezza e l'understatement giusto.
E in più si balla.

>>>(mp3): Don Turbolento - Jingo & Nina


Alla base della decisione di pubblicare il disco in proprio c'è dunque una situzione di "inflazione di musica e di informazione musicale" che rilevate: quali sono gli effetti positivi e quelli negativi, e quali prevalgono?

Direi che gli aspetti positivi sono, per esempio, il fatto di non essere più sottoposti in maniera unica ed inappellabile al giudizio di pochi giornalisti della carta stampata o di poche etichette discografiche. Per contro, centinaia di pubblicazioni e informazioni fanno sì che il fruitore medio di musica risulti assolutamente confuso e impotente rispetto alla quantità di proposte.
Risultato: se fino a qualche anno fa una piccola indie label come la Homesleep, con il suo marchio di garanzia, era in grado di rendere visibile la sua produzione, ora non lo è più. Ti ho fatto un esempio a caso per dire che, oggi come oggi, se non ci sono un investimento cospicuo e un progetto ambizioso alle spalle, un'etichetta vale l'altra.
A questo punto, se si hanno delle competenze, una buona conoscenza del settore e una buona band, è meglio il "do it yourself": non hai impegni che ti vincolano e di conseguenza guadagni in dinamicità, requisito a mio avviso fondamentale in un microcosmo musicale in continuo mutamento. Questa è stata in definitiva la scelta Don Turbolento / Circolo Forestieri

Ma se oggi un'etichetta vi chiedesse di ripubblicare l'album accettereste oppure no? E con quali motivazioni?

Se l'etichetta o l'editore (che negli ultimi anni ha di fatto sostituito l'etichetta nella ricerca delle band) ha un progetto serio ed è disponibile a un investimento dignitoso, la risposta è assolutamente sì. Anzi, ti posso dire che questo è uno degli obiettivi che ci siamo posti, cercando però di non esserne condizionati.
Mi spiego: se vai da un editore con un ottimo progetto senza però avere una visibilità, e cioè una forza contrattuale, accetterai più o meno passivamente tutto ciò che ti viene offerto. In sostanza, con buone probabilità verrai bruciato.
Se vai a fare una trattativa con gruppo che è conosciuto, ben recensito e che porta ai concerti un numero significativo di persone, hai buone probabilità di concludere un accordo gratificante e non penalizzante.

Secondo voi come evolverà la situazione? Voi avete deciso di puntare sui concerti, distribuendo il cd ai live, ma in generale cosa pensate succederà?

Ti posso dire cosa ci auguriamo che accada: che i Don Turbolento suonino tanto e questo già accade, anzi per ora stiamo rinunciando a diverse proposte di concerti dal centro e sud Italia per mancanza di ferie dei due DT. Suonando tanto, la nostra speciale rete di distribuzione funzionerà consentendoci di vendere le 1000 copie stampate. Esaurita la prima tiratura del disco faremo un bilancio del lavoro svolto ed in base a quello che ne emergerà decideremo i passi successivi.
L'insonnia del panda

Panda Riot
Leggevo questa mattina che almeno il 13% degli italiani soffrirebbe di insonnia. Mentre cercavo altre notizie a riguardo, ho scoperto una sindrome chiamata "alessitimia". Qualcuno ne sta cercando una possibile relazione con la difficoltà a dormire.
Ieri notte, molto tardi, sono capitato di nuovo sui Panda Riot, band di Philadelphia di cui si era parlato su diversi blog l'anno scorso. Nel frattempo è uscito il loro album d'esordio, She Dares All Things. Mi sono messo a riascoltarli, e li ho trovato perfetti per l'ora e la situazione.
Morbide miniature di My Bloody Valentine con drum machine, addolcite da una sospirante voce femminile e da melodie a variazione ridotta. Mi tornava in mente qualcosa dei vecchi Radio Dept., ma solo perché ero un po' nostalgico, è ovvio che il riferimento principale restano i numi tutelari dello shoegaze più classico.
La loro biografia si conclude con l'espressione "slow motion avalanche". Come quel sonno che non arriva mai.

>>>(mp3): Like Flowers at Night
>>>(mp3): Art School Girls of Doom
>>>(mp3): Streetlight & You & Me (demo)

martedì 29 gennaio 2008

Amycanbe live al Sesto Senso

Amycanbe
Continuo a essere dell'opinione che sia un sintomo del malandato stato di salute della discografia italiana il fatto che un ottimo gruppo come gli Amycanbe sia dovuto emigrare in Gran Bretagna per trovare un'etichetta.
In ogni caso, il loro disco d'esordio Being A Grown Up Sure Is Complicated ora è qui, grazie alla giovane etichetta Dancing Turtle. E gli Amycanbe verranno a presentarlo dal vivo questa sera alle 20.30 al Circolo Sesto Senso, in Via Petroni 9/c.
Ci si vede a banco.

>>>(mp3) Down Under
>>>(mp3) Amycanbe live @ "polaroid blog sessions"
Polaroids From the Web
Waiting for the Ravage

- Succede tutto sempre più in fretta. Vice Magazine intervista i Calcutta Bubbles. YO!

- Nuovo interessante ingresso in casa Matador: si chiamano Jaguar Love e sono composti da Johnny Whitney e Cody Votolato, già nei Blood Brothers, e J. Clark, membro dei defunti Pretty Girls Make Graves.

- FdL segnala che qui si può ascoltare in anteprima il nuovo singolo dei Gnarls Barkley. Ok per il tiro "à la Fatboy Slim", ma c'è dentro anche un bel po' di northern soul. Insomma, vogliamo chiarezza: questo 2008 sarà "pucci" o sarà "mod"?

- «For the 2008 Mountain Goats album Heretic Pride, Mountain Goats songwriter John Darnielle wrote descriptions of each song on the album for Jeffrey Lewis to illustrate. Scroll down for the resulting 3-page "comic book press kit" used for album promo».

- È uscita ieri l'edizione italiana di Our Ill Wills, il secondo meraviglioso album degli Shout Out Louds. Per tutta la settimana su Vitaminic lo si può ascoltare in streaming.

- Sopraffatti dai download: «The average 14-year-old can hear more music in a month than someone would have heard in an entire lifetime just 300 years ago».

- «Insistere a parlarne e sviscerarne concetti e sfumature appesantisce troppo la materia che al contrario, mai come ora, ha bisogno di una leggerezza nuova, che è delicatezza & gentilezza, del respiro di tutti, come labbra che soffiano sul fuoco e lo accendono e l'ossigeno liberato gonfia la mongolfiera e poi quella vola via, e noi con lei, in un cielo azzurro ma più azzuro di così non si può»: Rockit ascolta il nuovo Amen dei Baustelle.

- Un bell'articolo di qualche giorno fa sul Village Voice racconta il nuovo successo di Kimya Dawson dopo la colonna sonora di Juno. A proposito, non pensavo che avrei mai rivisto assieme "le pesche marce": Simona (bentornata!) segnala questa Anyone else but you dal vivo, addirittura presentata da Whoopi Goldberg sulla ABC.

- Li avevamo intravisti l'anno scorso prima dei Lucky Soul. Ora che li ha pompati anche Valido a polaroid, Pitchfork parla degli School.

- Su Frequenze Indipendenti c'è un video di Victoria Bergsman "dedicato" ai New Order realizzato un paio d'anni fa. Non ne sapevo niente e mi sembra davvero molto bello.

lunedì 28 gennaio 2008

American splendor


Questa sera, alle otto e un quarto, a Vicolo Bolognetti.
Info: Cineclub Fratelli Marx / Wikipedia / IMDB.
Trash memories

Stephen Malkmus - Real Emotional TrashNon riesco davvero ad ascoltare fino in fondo buona parte delle canzoni degli album solisti di Stephen Malkmus. Forse dipende dalla mia poca dimestichezza con le canne, ma dentro molti di quei (pretenziosi?) virtuosismi di chitarra sento il gusto per una psichedelia alla quale trovo difficile abbandonarmi.
Detto questo, e precisato che si tratta di un problema di ben poco conto, bisogna però notare come in ogni album Malkmus si ricordi sempre di aggiungere un piccolo regalo per tutti quelli che ancora lo ricordano soprattutto come il cantante della sua vecchia band.
I momenti più pavementiani del Malkmus solista sanno toccare e commuovere con una grazia d'altri tempi, valga la storia di Jenny & The Ess Dog su tutti. A questo giro, in mezzo al nuovo Real Emotional Trash sboccia una Gardenia dal ritornello un bel po' ingarbugliato, anche tenendo conto dei complicati standard di Malkmus:

Well you are a gardenia
pressed in the campaign journal in the rough sack
of an afrikaaner candidate for mild reform


A proposito di testi strani: il blog Earfarm prova a interpretare la title track del nuovo album di Malkmus con l'aiuto di una mappa...


>>>(mp3): Stephen Malkmus - Gardenia

venerdì 25 gennaio 2008

Bloodbaths



L'esibizione di Morrissey alla Roundhouse, durante la prima delle sue sei date consecutive, si può sintetizzare nel momento in cui il nostro, con aria annoiata, ha dichiarato "I don't really feel the need to say anything historically funny before this song" per poi lanciarsi in The world is full of crashing bores.
Beh, caro il mio Moz, relativamente alla tua carriera è vero, non ne hai bisogno, niente da obiettare, figurati. Ma relativamente alla serata... come dire, ecco, avrei gradito che invece lo dicessi qualcosa di divertente, magari pure storico. Così, tanto per movimentare e rimediare a una scaletta fiacchina e a una band patetica.
Ad ogni modo, giusto per venire subito a meno alla mia prima promessa, ho approfondito la faccenda direttamente su Vitaminic.

Dopo l'avventurosa esperienza di giugno scorso in apertura di una serata White Heat da Madame Jo-Jo sono inoltre tornati a Londra anche i nostrani A Classic Education, più rodati, più belli (al violino c'è Cathy dei Fanfarlo) e più determinati che mai. Giusto in tempo per perdersi la prima caduta di governo del 2008.
L'atmosfera al Buffalo Bar per il Rockfeedback del giovedì è caldissima, e loro si presentano così:

E poi è un crescendo.
Rispetto all'ultima volta che li ho visti (luglio, prima degli Arcade Fire) i suoni sono finalmente belli pieni dall'inizio alla fine, e questo permette loro ad esempio di spostare l'arcinota Stay, son in terz'ultima posizione senza perdere un grammo di consistenza.
Tra una bomba e l'altra Jonathan si lavora la folla in scioltezza, e sul finale scatta addirittura l'invasione di palco: se c'era da impressionare qualcuno, meglio di così non poteva andare.

E se si accontentavano di impressionare almeno me neppure gli Agaskodo Teliverek potevano fare di meglio, anche se già piazzare al microfono una frontman giapponese significa guadagnare il permesso automatico di suonare qualsiasi cosa (tranne i CSS).
Gli altri membri della band invece sono ungheresi e così brutti che a confronto Lightspeed Champion è intrigante, e per di più si presentano con una tenuta - t-shirt gialla aderente, shorts, calze al ginocchio, scarpe bianche - che è un'aperta sfida a Borat a un match all'ultimo sangue di ping pong.
Ma quello che ci interessa è che sonicamente spaccano: prendete le allegre cavalcate strumentali degli Hemstad, schiaffeggiatele, incappucciatele, portatele tipo dove hanno girato Hostel, staccatele le dita dei piedi con una pinza e... scusate, mi stavo lasciando trasportare; mettete la suddetta frontman giappo, poco convinta ma divertitissima, a fare un po' di coreografia e strillare cose a caso, e il gioco è fatto. Irresistibili.
In chiusura di serata i Cat the Dog: hanno firmato Virgin due giorni fa, e non sono altro che una cover band dei Nirvana quando va bene e dei The Vines quando va male.
Su NME ne andranno matti.

>>>(mp3): Morrissey - That's how people grow up
>>>(video): A Classic Education - Stay, son (live @ Buffalo Bar, London)
>>>(video): Agaskodo Teliverek - Gay Hussar
Everyone is waiting for the superstars

PatrobotAvevo parlato dei giovanissimi Calcutta Bubbles per la prima volta a luglio dell'anno scorso, intervistando questi "nerds on the dancefloor" con molto entusiasmo.
In soli sei mesi i ragazzi hanno fatto passi da gigante. Nelle prossime settimane si consiglia di tenere d'occhio trasmissioni televisive vicine al nostro rumore e riviste patinate particolarmente viziose.
Intanto, dopo un ep di remix pubblicato a ottobre da Peteran Records, la formazione originaria si è ridotta a duo, e al tempo stesso è nata la CBS Crew, che dovrebbe dare vita a diverse collaborazioni esterne.
La prima è appena uscita e vede Pit insieme alla giovane fanciulla Patrobot, dalla voce molto Uffie. Si intitola Alphabetzz e.p. e si può scaricare qui.
Questi folli hanno anche preparato un teaser. Inarrestabili.

>>(mp3): Pit From Calcu**a (feat. Patrobot) - Skittish Clubbers


giovedì 24 gennaio 2008

Cane gorilla serpente

Ritrovo tracce dei Redwormsfarm negli archivi di questo blog già nel 2002. Fu amore a prima vista, con un concerto a Musica Nelle Valli al quale non ero per nulla preparato e poi il debutto Troncomorto.
Il successivo Amazing! fu all'altezza del titolo. "Two guitars and drums, we always do the same" e poi giù a testa bassa, a spostare macigni di post-punk rumoroso.
Negli anni ho sempre cercato di rivederli tutte le volte che potevo, perché "i vermi" sopra un palco riescono a essere una delle band più formidabili e coinvolgenti che si possa incontrare dalle nostre parti.
Ora il trio padovano è tornato, il terzo album si intitola Cane Gorilla Serpente, ed è autoprodotto per Infecta e distribuito Goodfellas. In questa bella e schietta intervista la band racconta della separazione da Fooltribe, dice la sua a proposito della Scena e spiega le nuove scelte musicali. Pare che i suoni dell'ultimo album si siano spostati verso un approccio meno immediato e live, più giocato sugli arrangiamenti.
Io non vedo l'ora di ritrovarli, questa sera, dal vivo. L'appuntamento è alle 22.30 al Locomotiv Club, in Via Serlio 25. In apertura, gli abbastanza folli Dadamatto (qui la recensione di Indiepop.it), già protagonisti di una memorabile serata di Murato un annetto fa.

>>>(mp3): Redwormsfarm - Help Me!


ps: oggi pomeriggio i Redwormsfarm saranno ospiti di MAPS, a partire dalle 16, su Città del Capo Radio Metropolitana
"... but I haven't got a stitch to wear"

Siccome so che polaroid ha un pubblico fashionista e glam come i suoi conduttori, vi giro la segnalazione di un'iniziativa benefica che stuzzicherà il vostro senso civico quanto quello estetico, nonché il vostro raffinato gusto musicale.
Il cantutore statunitense Antony, in collaborazione con la boutique on-line Yoox.com, ha disegnato un abito che sarà messo all'asta su eBay il prossimo 10 febbraio. I proventi andranno al Sylvia Rivera Law Project (SRLP), associazione americana che lotta per l'autodeterminazione delle identità di genere.
Qui a fianco, un'immagine dell'abito, realizzato a mano in jersey di seta bianco e prodotto in un unico esemplare autografato da Antony. Stavo giusto pensando che non ho mai uno straccio da mettermi per andare in radio.

mercoledì 23 gennaio 2008

Leggins: the modern age

Leggins
Ero lì tranquillo che sfogliavo il programma del Mattatoio Club di Carpi (MO) quando incontro un nome mai sentito in giro. Sembra pure scritto nel modo sbagliato: Leggins, senza una "g".
Faccio un rapido Google e mi trovo davanti tre facce adolescenti, un attimo dopo parte questa canzone che pesta veloce, brucia chitarre strokesiane e tira fuori una voce che sembra uscita dai migliori pub della tradizione britannica.
E io cosa posso fare, quando mi capita una canzone così? Io, régaz, mi metto a ballare. E la suono forte in radio. E mi si stringe il cuore per una nuova giovane band.
Che poi, saranno pure giovani questi Leggins, ma sembrano avere già idee chiare. Si muovono agili nella Rete, stanno registrando un ep che uscirà per Disastro Records, nuova emanazione della storica Cramps, e hanno già un "events manager".
Qui sotto un mp3 e quattro chiacchiere con i diretti interessati.
Sabato sera saranno in concerto al Mattatoio. Ci si vede a banco.

Leggins - Money Isn't Everything



Cominciamo dalle presentazioni: da chi sono composti i Leggins e da dove vengono? A giudicare dalle foto che girano sembrate parecchio giovani.

Fondamentalmente siamo tre amici che amano la vecchia Albion e tutta la musica che da là proviene. La band nasce in un sobborgo squallido in provincia di Vicenza e lì vive ancora. Ebbene sì, siamo effettivamente molto giovani, praticamente tutti diciassettenni, anche se qualcuno si sta avvicinando verso la maggiore età. Infatti ci sbattiamo giorne e notte per trovare qualche buon'anima disposta ad accompagnarci ai live.

Leggins
Com'è nata la band? Eravate in altre formazioni prima? Com'è la scena dalle vostre parti?

L'attuale formazione è nata nel settembre dell'anno scorso, con l'intervento del nuovo batterista, ma il gruppo ha iniziato a prendere forma all'incirca nell'autunno del 2006. Nessuno di noi era in altre band in precedenza.
La scena dalle nostre parti è veramente molto attiva e proficua, con gruppi di buon calibro di qualsiasi genere, e secondo il nostro punto di vista ciò è una cosa veramente positiva.

Le due canzoni che per ora si possono ascoltare sul vostro myspace mostrano chiari riferimenti a Strokes e Libertines. Che altro bisogna aggiungere alle vostre coordinate musicali? Come definireste il vostro stile?

LegginsSiamo cresciuti ascoltando principalmente Libertines, ed è proprio grazie a loro che abbiamo iniziato ad esplorare un po' tutta la musica stava venendo fuori attorno all'idea Libs.
Stiamo per entrare in studio a registrare il nostro primo EP, che conterrà tracce in puro stile indie rock, britpop, post-punk, cantato sempre in inglese. Nei nuovi pezzi cerchiamo di non dare nulla per scontato, con parti di chitarra e basso che si mescolano da dio e lo stesso vale per le voci.

Vi date parecchio da fare promuovendo la band via myspace e avete migliaia di amici: che opinione avete di questo mezzo? Ci sono pro e contro?

Sì, effettivamente siamo parecchio attivi nella promozione tramite myspace, crediamo sia una piattaforma utilissima per farsi vedere, ascoltare e conoscere. È qui che organizziamo la maggior parte dei nostri concerti, quindi bene o male cerchiamo di stare connessi il più possibile, e anche se magari non siamo presenti davanti allo schermo lasciamo sempre tutto acceso. Myspace è bello quanto si vuole, ma purtroppo ti brucia il cervello, è una droga pesantissima che non ti lascia via di fuga, inizi ad usarlo e non puoi più farne a meno, magari sarà anche debolezza ma è pazzesco.

martedì 22 gennaio 2008

Good night or goodbye?

Here comes the part
where I open my heart
and no one
wants to hear about it


Lo so, lo so: non si dovrebbero mai citare versi dei Pants Yell! al di fuori della propria cameretta, ma su Vitaminic io e Nur ci siamo lasciati andare a un bel po' di sentimentalismi per la recensione a quattro mani dedicata ad Alison Statton, l'ultimo superlativo album della band del Massachusetts.
Non aggiungo altro. Vi lascio soltanto con Shoreham Kent, la traccia più corta del disco, centoventi secondi frenetici e smithsiani che frullano malinconie in formato Postcard Records.

Even if you said to me: "I'm not happy"
even if you said to me: "You're not right"
there's only one reason why I came here
and it's to tell you "Good night"


>>>(mp3): Shoreham Kent
The Calorifer Is Very Sick

Venerdì scorso Nicola e Nani si sono fatti tipo seicento chilometri solo per venire a perdersi tra le nebbie di Bologna e le strade della periferia di Via Emilia Ponente (senza contare la febbre e i malanni di stagione), ma non hanno mollato e a costo di raggiungerci in radio soltanto a dieci minuti dalla fine del programma ce l'hanno fatta.
Per fortuna che prima ci aveva fatto buona compagnia il Baustellometro.
La puntata intera è qui, mentre queste sono le due canzoni improvvisate unplugged allo Zerinol che The Calorifer Is Very Hot ci ha regalato:

Wocko
Orange Is a Ba-Ball

(pics by LaFagotta)

lunedì 21 gennaio 2008

Gerry


Questa sera, alle otto e un quarto, a Vicolo Bolognetti.
Info: Cineclub Fratelli Marx.
Yelle Cool Kids Can't Die! remix

Cool Kids Can't DieSe girate per club, almeno da queste parti (ma li hanno avvistati anche a Milano e addirittura Londra) è molto probabile che abbiate incontrato questi due tipi dietro al mixer. Si fanno chiamare Cool Kids Can't Die!, rovesciano parecchia electro anche sulle piste dei locali più indie e da qualche tempo si dedicano ai remix.
L'ultimo è un bel lavoro su Ce Jeu, una delle tracce più sbarazzine dell'album di Yelle, qui resa decisamente più marziale e diretta.
Let's get to know the Kids, then!

Da quanto tempo fate i dj e da quanto vi occupate anche di remix?
I dj da quasi tre anni, mentre abbiamo cominciato fare remix nel 2007. Ma suoniamo assieme, in varie forme, da almeno 13 anni.

Quindi i CKCD sono anche una band? I vostri demo vedranno mai la luce in qualche altra forma?
Non so se band sia il termine più apropriato. Diciamo che nei nostri progetti c'è anche quello di produrre musica propria, cosa successa in passato con
NY Attic, che si può ascoltare sul nostro myspace. Al momento stiamo sistemando le parti vocali di due nuovi pezzi e se il lavoro ci soddisferà usciremo presto con un demo.

Come scegliete le canzoni da remixare?
In alcune occasioni su richiesta, in altre, se veniamo attratti in modo particolare da una canzone, siamo noi a proporre all'artista o alla band di rielaborare la song.

Questo lavoro su Yelle in particolare come è nato?
Molto semplicemente, dal remix contest!

Quali strumenti e/o software utilizzate?
Mescoliamo l'uso di synth e qualche pezzo di chitarra o basso, all'uso (abbondante) di software, drum machine e sequencer, cercando però di suonarli nella maniera più live possibile.


>>>(mp3): Yelle - Ce Jeu (Cool Kids Can't Die! remix)

sabato 19 gennaio 2008

I dj venuti dal futuro

Future Film Festival Quest'anno, in occasione della decima edizione del Future Film Festival, potete trovare i dj di Radio Città del Capo a mettere dischi al Future Village, dentro Palazzo Re Enzo (per i non bolognesi: è proprio accanto alla Fontana del Nettuno).
Se oggi siete in zona per l'incontro con Bruce Sterling o la presentazione del volume di Andrea Plazzi, o per vedere qualcuno degli innumerevoli film, corti e documentari (qui il programma completo della giornata), questa sera è il mio turno.
Ci si vede a banco, intorno alle 18.

venerdì 18 gennaio 2008

Marzipan in polaroid

 The Calorifer Is Very Hot Non so quanto ci sia da fidarsi di tipi come questi qui accanto, comunque stasera a polaroid avremo ospiti The Calorifer Is Very Hot.
Presenteremo il loro album d'esordio Marzipan In Zurich (ne avevo già parlato qui), brinderemo in abbondanza e ci regaleranno qualche canzone dal vivo.
L'appuntamento è a partire dalle 21 sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana (per chi è lontano da Bologna c'è anche lo streaming e quanto prima il podcast).
Stay tuned.
La bestiazza e la gnocca


Bentornati a Londonwatch! Perdonatemi, volevo scriverlo almeno una volta per vantarmi al bar, non lo farò più.
Inizialmente volevo farvi la cronaca di una settimana per me insolitamente densa, comprendendo una serata Twee as fuck con Theoretical Girl, l'in-store a sorpresa dei Radiohead alla Rough Trade (poi spostato all'adiacente 93 Feet East) e quello un po' meno a sorpresa dei Wombats da Fopp. Poi però la prima si è rivelata un pacco ingiudicabile, con pubblico distratto e chiacchere a coprire la musica, e gli altri due eventi erano prevedibilmente già murati prima del mio arrivo.
Per cui vi presento le uniche cose che valgono due righe.

Lightspeed Champion @ Rough Trade East (in-store)
Il progetto solista di Dev Hynes, ex Test Icicles e uomo che in foto pare brutto come pochi, da queste parti è indicato più o meno ovunque, free press generiche comprese, come una delle promesse più interessanti del 2008.
Sono andato a verificare e posso confermarlo: quest'uomo è brutto che non si guarda.
Ma il talento c'è: pensate a un Badly Drawn Boy più minchione, o a un Adam Green meno minchione se preferite.
E se il buon gusto melodico si intravedeva già nei pezzi più riusciti dei non troppo rimpianti Test Icicles, la vera scoperta è la sua scioltissima vena da raccontastorielle. In questo senso, più che i bei ricamini del singolo Galaxy Of The Lost o le cazzate dette tra un pezzo e l'altro, impressiona il folk-prog di 10 minuti di Midnight Surprise, se volete una risposta indie al Meatloaf di Bat Out Of Hell.
Da segnalare la presenza ai cori di Emmy the Great, altro personaggino interessante, e alla batteria la sorella minore di Melissa Auf Der Maur (credo).
Per chi può, consiglio di intercettarlo nella sua unica deviazione dal tour inglese mercoledì 30 gennaio alla Casa 139 (MI).

The Kills @ Soho Revue Bar
Potenziale glamour elevatissimo per questa data di riscaldamento dei The Kills nel piccolo e lussuoso Soho Revue Bar, giusto alla vigilia del 34esimo (si può svelare la cifra?) compleanno di Kate Moss, attuale fiamma del chitarrista Jamie Hince/Hotel.
Pubblico composto all'80% da fighettissimi avventori abituali e/o gente che sperava nella presenza di Kate (inutilmente, i giornali dicono che stava traslocando, motivo per cui il signor Hince ha saggiamente preferito procurarsi altri impegni). In un'atmosfera del genere l'ispiratissima Alison Mosshart/VV ha gioco facile a sembrare la figlia del Dio del rock'n'roll incarnatasi per redimere i nostri peccati.
I pezzi nuovi sfoggiano meno classicismo e più noise: nei momenti in cui riuscivo a distogliere lo sguardo da Alison (difficile, a un metro di distanza) li ho trovati molto, molto promettenti.
Ma diciamo che più che altro mi sono sentito in dovere di contrastare in qualche modo la foto di Lightspeed Champion.

Nel prossimo numero: la 7 giorni di Morrissey alla Roundhouse (anche se ovviamente presenzierò a una data sola)

>>>(mp3): Lightspeed Champion - Midnight Surprise
>>>(video): Lightspeed Champion - Galaxy Of The Lost
>>>(mp3): The Kills - Love is a deserter (Caveman remix)
>>>(video): The Kills - URA fever

giovedì 17 gennaio 2008

At Swim Two Birds a Bologna

 At Swim Two Birds Quel poco che saprei dire degli At Swim Two Birds di Roger Quigley l'ho scritto l'altro giorno su Vitaminic, per presentare il tour italiano e l'ultimo album, Returning to the Scene of Crime, disco silenzioso, di spoglia bellezza, triste senza mezze misure.
Qui mi sta a cuore soltanto ricordare la data di questa sera al Locomotiv Club (via Serlio 25), che lo vedrà sul palco insieme al local hero Terje Nordgarden e ai milanesi Soloincasa.
Un triplo concerto dai toni acustici e intimi, in perfetta sintonia con il cielo che c'è sopra Bologna oggi.
Ci si vede a banco, stasera però un po' più sottovoce.

>>>(mp3) At Swim Two Birds - Down By the Stream


update: Distilleria è andato a vederlo ieri sera a Milano.
One day we're going to live in Paris, I promise

Friendly FiresGrazie a Fabio De Luca per avere puntato di nuovo la mia attenzione sui Friendly Fires, indicati da molti come uno dei nomi caldi del 2008.
Li avevo un po' sottovalutati quando, in un'intervista su DiS del mese scorso, ero arrivato alla frase "this is dance music, for dancing to; it's not indie-dance music for geeks to get all chin-strokey over".
Questa corsa ad abbandonare la barca dell'indie che affonda (per saltare sul primo surf?) è abbastanza ridicola e antipatica. Non basterà mettersi una felpa col cappuccio, una t-shirt fluorescente e dei ray-ban enormi per farsi venire qualche idea.
Poi ho sentito il nuovo singolo Paris (uscito su 45giri per Moshi Moshi), e mi è sembrata fantastica. Cattura quell'umore notturno e urbano come una volta riusciva ai Bloc Party, coniugando morbidezze pop alla Phoenix con un beat che fila liscio tipo Hot Chip.
Nei due EP precedenti il trio britannico aveva mostrato di sapere toccare anche corde più dure, e molti hanno tirato fuori appropriati paragoni con !!! e Rapture. Senza disporre della profondità degli LCD, avevano anche azzeccato una paraculissima mossa di genio con la cover di Your Love di Frankie Knuckles, pezzo di storia della house music (uh, me l'era comprato in 12'' la bellezza di diciotto anni fa).
Quando infine li vedi cambiare ancora le carte in tavola e dichiarare a Mixmag che "it's not pure club music, when we play live it's noisy, full-on and trashy", decidi di smettere di cercare informazioni e recensioni e fai ripartire la tirata new-wave di Photoboot dall'inizio. Ci si vede a Parigi.


>>>(mp3): Friendly Fires - Paris
>>>(video): Friendly Fires - Paris
>>>(mp3): Friendly Fires - Your Love (Frankie Knuckles cover)

mercoledì 16 gennaio 2008

Out of sound



Disco Drive - Out Of Sound (Le Dariellandia RMX - edit)


Quando Matteo dei Disco Drive (qui sopra in un tipico ritratto) e Dariella degli Amari (che ha curato questo remix) uniscono le forze dietro al mixer si trasformano nei temibili dj Peluche!

martedì 15 gennaio 2008

Niente più canzoni d'amore

 Lacrosse
In questo periodo non sto ascoltando molto indiepop, soprattutto svedese. Sarà la stagione, sarà che non escono le cose giuste per me.
Eppure (come si può intuire dall'immagine qui sopra) la ricetta indovinata dai Lacrosse, sestetto di Stoccolma, nonostante vada giù pesante con gli zuccheri, mi ha preso bene fin dal primo momento: una sorta di incrocio tra le melodie semplici e felici degli I'm From Barcelona e certe spinte corali scintillanti alla Tilly & The Wall.
E sullo sfondo, puoi quasi vedere qualche tunica dei Polyphonic Spree abbracciarsi gioiosa. This New Year Will Be For You and Me, pubblicato dalla label tedesca Tapete, all'inizio di dicembre è stato "disco della settimana" contemporaneamente per Rough Trade e per Norman Records.
Il video con i pupazzetti di pezza che fanno i mattacchioni in America è puro genio, e ti fa venire voglia di mettere in piedi un gruppo twee solo per rifarlo.

>>>(mp3): No More Lovesongs
>>>(mp3): So Sad
>>>(video): You Can't Say No Forever

lunedì 14 gennaio 2008

I film che nessuno voleva farvi vedere

Il titolo dell'ultima rassegna organizzata dal Cineclub Fratelli Marx potrebbe funzionare quasi come motto della loro intera carriera di promotori culturali. Davvero un bel po' di volte, davanti a un grande schermo, mi sono detto "se non c'erano loro, quando lo vedevo un film del genere?".
Questa sera i ragazzi partono con una nuova avventura cinematografica e nella Sala Multimediale di Vicolo Bolognetti 2 proporranno una selezione di sei film che non hanno ottenuto distribuzione in Italia, pur avendo conquistato riconoscimenti in molti Festival.
Si comincia con Den brysomme mannen ("The bothersome man" - Norvegia, 2006) e si prosegue poi ogni lunedì sera, fino al 18 febbraio.

sabato 12 gennaio 2008

Gli Shout Out Louds tornano Bologna!

Venerdì 28 marzo 2008, dopo più di due anni, gli Shout Out Louds tornano in concerto a Bologna, al Covo Club.
Presenteranno l'edizione italiana del loro ultimo album Our Ill Wills.
In apertura: The Calorifer Is Very Hot.
Ci si vede a banco.

>>>(mp3): Impossible (acoustic)
>>>(mp3): Tonight I Have to Leave It (acoustic)
(live on M.P.R.)

venerdì 11 gennaio 2008

Glockenspiel


Non spaventatevi! Non sono Ebi, sono Valido. Sì, quello famoso che scrive da Londra. Sono virtualmente scappato di casa e mi sono fatto ospitare qui sul divano da Polaroid. Ne approfitterò per dare il mio contributo, cercando di non sporcare. Sopportatemi.
Tipo, per accattivarmi subito il vostro favore mi sono sottoposto a una serata che più polaroidiana non potevo: al Luminaire, per un trionfo di tweeness con Club 8 + Would-Be-Goods + The School.
Ma procediamo per ordine.

The School
Vi conosco mascherine.
Vi piacciono le melodie 60s girl pop prese pari pari dal manuale di riferimento? Magari suonate imprecise da una manciata di sbarbatelle barely legal supportate dai compagni di classe? Magari con la frontman che non alza mai lo sguardo e ogni tanto le scappa da ridere a metà verso? Magari con il presidente del club di scienze che suona il glockenspiel? Magari con una seconda chitarrista che ancora fatica a mettere due barré di fila, e si auto-abbassa il volume sfiorando le corde una volta sì e quattro no? Che faranno uscire il loro primo singolo, "Valentine", il giorno di S.Valentino? Che chiudono il set con una canzone di Natale, il 10 gennaio? Che al banco hanno in vendita un demo di quattro pezzi su cd masterizzato, con tracce scritte sopra a penna, senza uno straccio di copertina, a £2?
Beh, se piacciono a me figurarsi a voi. Il loro orecchio per il genere non fa una piega.
Ho avuto occasione di fare due brevi chiacchere con la band, e il secchione mi ha rivelato che stanno per intraprendere un minitour in Svezia; io gli ho detto che fanno bene, perchè secondo me in Svezia piacciono un casino; lui mi ha detto che sì, in effetti in Svezia ci sono un sacco di band con il glockenspiel; io me ne sono andato, prima che mi facesse la top 5 dei suoi suonatori di glockenspiel preferiti dal 1910 in giù.

Would-Be-Goods
Suonano praticamente la stessa broda dei The School, giusto un po' meno Phil Spector e un po' più lounge. Il problema è che, essendosi formati nell'87, hanno esattamente il doppio degli anni se non di più. Ovvero, vista tra l'altro la loro aria piuttosto seria, la fondamentale differenza tra "cute" e "creepy".

Club 8
Che emozione, scrivere su un sito dove il lettore medio sa già che il chitarrista dei Club 8 è uno dei signori Labrador, senza tantomeno dover spiegare cos'è la Labrador.
Dopodichè è difficile concentrarsi sulla musica quando davanti si hanno due bellezze statuarie come Karolina Komsted e quella seconda chitarrista di cui non ho rintracciato il nome, praticamente una gemella ma con i capelli rossi.
Classe da vendere, i Club 8. Chi mi conosce sa che generalmente apprezzo mood ben diversi, ma davanti a certe cose ci si può solo arrendere.
Una pulizia impressionante. La capacità di creare un'atmosfera chill out impeccabile, come starsene seduti in spiaggia in autunno a guardare le onde che si increspano (mi sto facendo contagiare). Melodie che accarezzano e quasi massaggiano, la voce angelica di Karolina che non ha una sbavatura una, che nemmeno un computer programmato per essere sexy saprebbe essere così efficace.
L'ultimo disco, "The boy who couldn't stop dreaming", è appena uscito e da queste parti ha ottenuto decisamente un buon passaparola.

>>>(video): Club 8 - Whatever you want
>>>(video): Club 8 - Love in december

Come sono andato?
Polaroids From the Web
"Hold on now, youngster" a tua sorella

- A-Punk, il nuovo video dei Vampire Weekend è fatto di niente, eppure è molto carino (come del resto la canzone) e in un paio di giorni è stato linkato da mezzo mondo. Sarà perché dietro c'è la mano di Hammer & Tongs, ovvero i registi di altri video supercarini come Coffee & TV dei Blur, o di un piccolo film di culto come La guida galattica per autostoppisti.

- Ad aprile, le Breeders in tour in Europa!

- Il nostro Banjo or Freakout è stato citato tra le band da tenere d'occhio nel 2008 secondo Drowned In Sound.

- Enver (ora tornato al blog) segnala che l'altra sera a B-Side, su Radio Deejay, hanno passato Charlie fa il surf, il nuovo singolo dei Baustelle. Lo si può ascoltare qui, subito all'inizio dello streaming. Effetti sulla voce peggio di Cher, un testo che, per essere gentili, mette imbarazzo e una stanchezza che mi prende già al primo ascolto. Ce li siamo persi?

- Ma spiegatemi: tutto a un tratto fa figo dare addosso a Steve Aoki?

- John Harris, autore del magnifico The last party, è scettico circa il ritorno dei mostri sacri degli Anni Novanta (anche alcuni dei commenti meritano una lettura).

- Youaintnopicasso ha postato una vecchia cover di Freak Scene dei Dinosaur Jr. suonata dal vivo dai Belle & Sebastian.

- Questa sera riparte polaroid alla radio. Intorno alle nove, sui 96.3 e 94.7 in FM di Radio Città del Capo (anche in streaming e tra un paio di giorni in podcast), LaFagotta e il sottoscritto, tra un brindisi e l'altro, ricominceranno a suonare per voi i loro dischi preferiti. Ospiti annunciati La Donna di Prestigio, Aurelio "Paso" Pasini e un collegamento da Londra che dovrebbe essere una sorpresa, anche se il post qui sopra mi sa che scopre un bel po' di indizi. Stay tuned!

giovedì 10 gennaio 2008

Magazzeno Bis bis

Michele Orvieti / Magazzeno Bis

Questa sera riparte il treno di Magazzeno Bis, il "talk show concerto radiofonico tra John Peel e Renzo Arbore", organizzato dai ragazzi della Trovarobato.
Rispetto a quell'autunno di due anni fa, sono numerose le novità in cantiere, a cominciare dalla location: da questa stagione, infatti, Magazzeno Bis si svolgerà sul palco del Locomotiv Club (Via Serlio 25). Si potrà quindi assistere alle deliranti puntate in diretta e dal vivo, e non solo tramite il "network inconsapevole".
Si comincia con la band romana degli ZU e si proseguirà con Port-Royal, The Zen Circus, Le Luci della Centrale Elettrica e molti altri, per un doppio appuntamento mensile (da recuperare anche nell'archivio mp3).
København Store in azione

 København Store - Action, Please! Ogni volta che mi sono trovato davanti a un palco su cui suonavano i København Store rimanevo sbalordito dal volume e dalla potenza di suono che riuscivano a sprigionare.
Roba da spettinarti davanti alle casse. Non era questione di rumore, perché tutto restava in qualche modo in equilibrio e in armonia. Piuttosto, era l'impatto monumentale che il quartetto piacentino riusciva a imprimere nella propria musica, davvero notevole.

Dopo un paio di ep, ora vede la luce Action, Please!, debutto sulla lunga distanza pubblicato dalla neonata 42 Records.
Post rock grondante di riverberi (come nell'intro strumentale Postcore, fragorosa e struggente) e intessuto di malinconici glitch. Le atmosfere finiscono inevitabilmente per colorarsi di shoegaze, soprattutto quando fanno la loro comparsa i numerosi e azzeccati ospiti alla voce: Alessandro Raina (GdM e Amor Fou), Jonathan Clancy dei Settlefish, Fabio Campetti degli EdWood e Simone Magnaschi degli Stinking Polecats.
Canzoni che sanno farsi ora liquide ora infuocate, dilatate e all'improvviso intime. Un'ottima compagnia per questo lungo inverno. "This is not a dancefloor, no more".


>>>(mp3): København Store feat. Alessandro Raina - We Came Down From The North

lunedì 7 gennaio 2008

Le quattro del mattino, a ventun anni

BasilSe qualcuno ha mai visto Jens Lekman dal vivo insieme alla sua band non potrà avere dimenticato la fascinosa Ulrika, tastierista e violinista dalla seducente frangetta. Da qualche anno Ulrika porta avanti anche un progetto solista, sotto il nome di Compute, dedicandosi a una musica elettronica alquanto fredda e sottile.
Cosa abbia spinto Compute a produrre i Basil non appare immediatamente chiaro. Questo quartetto proveniente da Norrköping, di cui non si trova un'informazione in Rete neanche a piangere in svedese, suona infatti un pop morbidissimo e primaverile, fatto di chitarre jingle-jangle e allegre melodie superzuccherate che riportano alla memoria gli Shermans. Titoli come Breeze o Vanilla Girl parlano da soli.
Le tre tracce sul loro myspace sono appena finite in un singolo della Cloudberry e speriamo che da lì, almeno, arrivi qualche info in più. Per ora battiamo le mani e sorridiamo.

>>>(mp3): 4AM in the Morning
>>>(mp3): When We Were 21

sabato 5 gennaio 2008

Pretty girls (still) make mojitos

 Soda Funtain Rag Nuovo tour italiano per Soda Fountain Rag, la cantautrice norvegese che proprio nel nostro Paese, un anno fa, pubblicò su My Honey Records il suo album d'esordio, Sometimes I Wonder If You Have a Heart.
Intanto, in questi mesi la prolifica Ragnhild Hogstad Jordahl (questo è il suo vero nome) ha pubblicato anche un ep sulla benemerita Cloudberry Records, ha scritto un bel po' di canzoni nuove (da scaricare qui) e ha persino ispirato a Leonardo una bella riflessione su indiepop e terza età.
Dal vivo Soda Fountain Rag abbandona il modulo di bedroom pop fatto in prevalenza di synth giocattolo e malinconia, in favore di arrangiamenti più diretti che rimandano a Talulah Gosh ed Heavenly, elemento che a mio parere rende migliore giustizia alle sue canzoni.

L'appuntamento è questa sera al Mattatoyo Club di Carpi (dove dopo il concerto avrò il piacere di mettere un po' di dischi insieme a SoneekMX), giovedì 10 gennaio al Relè Café di San Giovanni Teatino (CH) e venerdì 11 al Traffic di Roma (queste ultime due date insieme al nostro The Calorifer Is Very Hot).

>>>(mp3) Pretty Girls Make Mojitos (live in Brescia, 2007/07/21)

venerdì 4 gennaio 2008

It's all a joke

British Sea PowerÈ tutto uno scherzo. L'anno nuovo, il nuovo calendario e gli appuntamenti già in agenda per settimane. È tutto uno scherzo. Quello che ti manca, quello che ti insegue e quello che hai scordato. È tutto uno scherzo. La neve che si è sciolta, il lavoro che riprende, l'influenza che non passa, le fotografie in cui non ti riconosci, il numero di telefono sbagliato, le medicine ritirate dal mercato, le risposte che non hai.
Ognuno sta scuotendo nel vento la propria bandiera, e non è vero che non te ne accorgi solo perché non esci mai di casa. Ognuno vuole piantare la propria bandiera e offrire boccali di birra ai barbari che arrivano appena un passo dopo.
Sventoliamo ancora le nostre bandiere al tempo che ricomincia, portentoso 2008, "it's all a joke".

>>>(mp3) British Sea Power - Waving Flags


[Waving Flags è il primo singolo tratto da Do You Like Rock Music?, nuovo e terzo album della band di Brighton. Dodici tracce grandiose e trascinanti che richiameranno molti paragoni con gli Arcade Fire. Fatto curioso se si considera che gli stessi BSP furono tra le prime ispirazioni per la band canadese. Spero di rivederli presto dal vivo dalle nostre parti. Nel 2003, sul palco del vecchio Estragon conciato come una trincea della Prima Guerra Mondiale furono a dir poco epici.]