Guardale, sono scimmie d'amoreNon era cominciata nel migliore dei modi. Il suono accurato degli
Amari scagliato nel buio della sala del Covo sembrava non trovare la strada, e così voci, strumenti e basi (sempre troppe per i miei gusti) restavano arruffati. Era un piccolo peccato, perché proprio in apertura di scaletta la band friulana aveva piazzato
Le gite fuori porta, piccolo inesplicabile manifesto del loro ultimo album
Scimmie d'amore.
Ma, d'altra parte, di fronte a loro c'era un pubblico capace di cementare d'entusiasmo qualunque gap tecnico, e pochi istanti dopo che quei cinque giovani uomini (abbandonato l'arcobaleno per un rigoroso black dress-code) avevano preso possesso del palco la festa era già partita. Il Pasta sparava fucilate di coriandoli che piovevano sui nostri sorrisi.
Per me si è sbloccato tutto dopo tre o quattro pezzi, quando è cominciata
30 anni che non ci vediamo ("e speriamo di non vederci per altri 30" ha aggiunto Dariella), una delle loro canzoni più toccanti di sempre. "Ma è una scusa per noi".
E poi anche tutto il resto è arrivato, come vecchi amici da incontrare di nuovo:
Bolognina revolution che qui gioca in casa,
Conoscere gente sul treno che diventa
Blue Monday, e poi la gag di
From Disco To Disco in coda a
Suffer With Style, una dilatata e rabbiosa
Whale grotto e una
Campo Minato in versione quasi Kings of Convenience. Poco importa se sono mancate le
Fiamme in un bicchiere, ci sarà tempo.
La canzone che mi piace meno del nuovo album è
Il raffreddore delle donne, ma ieri sera è bastato vedere quanta passione cantavano in un verso come "
vedi le mie braccia / sono lunghe / sono aperte" per crederci, era vero, ed è così.
Gran finale con Emilio dei Settlefish (di bianco vestito) come chitarra aggiunta per
Scimmie d'amore, il pezzo in cui gli Amari sono più Amari che mai, ma dentro cui in fondo finisci per riconoscerti un po'.