sabato 31 dicembre 2005

Affittasi ubiquità
Buon Anno edition

La mezzanotte del 31 dicembre è il momento dell'ubiquità per eccellenza. Vorremmo essere in ogni luogo a festeggiare con tutti, vorremmo brindare con chi è lontano e baciare sotto il vischio chi non può essere con noi.
E quindi, che si fa da queste parti la sera di capodanno?

Comet Gain - 'You Can Hide Your Love Forever'Chi vi scrive sarà con un bel po' di amici al Covo di Viale Zagabria 1, a Bologna.
E non ci sarò per semplice tradizione, o perché nel corso della notte avrò l'onore di mettere dischi nel Gate 3 assieme ad Arturo Compagnoni e a Feruccio Quercetti dei CUT (mentre nella prima sala ci saranno Yanez & Dedu, Giovanni Unhip Gandolfi e Jonathan Clancy dei Settlefish).
Sarò là perché subito dopo i brindisi di rito, il 2006 comincerà alla grande con il concerto dei Comet Gain, la band britannica il cui nuovo album City Fallen Leaves da un paio di mesi non manca mai tra le nostre polaroid alla radio, perché è stata un'aventura averli qui (magari nelle prossime settimane riuscirò a farmi raccontare come è andata) e soprattutto perché li amiamo dalla prima volta che abbiamo ascoltato You Can Hide Your Love Forever.
Per chi arriva prima di mezzanotte, ad aprire la serata ci saranno gli Offlaga Disco Pax, a sancire con una grande festa un anno per loro davvero trionfale.

Un altro bel posto dove mi paicerebbe essere starsera è l'Aquaragia di Mirandola (Modena), dove la sempre lodevole Fooltribe organizza un "Last Minute Capodanno" con Royal Drums Project (explosion on the floor/extreme drum show), Bob Corn (sings the song con la barba), Milaus (indie mountaineers), Three in One Gentleman Suit (badass post something) e Duner (rock geometry from tramuschio).
Come recita il comunicato: "cenetta buffet sul posto, poche pretese, tanta musica prima e dopo la mezzanotte, ingresso 5 euro e si arriva fino a mattina".

Per restare in città, anche senza andare in Piazza Maggiore, non mancano le alternative, soprattutto se vi piace festeggiare con diverse migliaia di persone intorno.
Al Palanord c'è The Big One: dalle 22 fino alle 7 di mattina "reggae/dancehall e ritmi caraibici non stop" con tanto di Dancehall Queen Contest per le ragazze e contorno di mercatini etnici.
Il Livello57 torna nella vecchia sede Sub Stalingrado per il Brainstorm #6. Qui la proposta varia fra rave, dub e chill out zone. Open gates ore 23.
Il Link offre electro house, drum & bass e hip-hop su tre sale (e c'è pure il giardino per i barbecue?) con uno esercito di dj. Navetta gratuita dalla stazione dei treni e fino a mezzanotte ingresso libero.
Il Cassero presenta il programma molto ricco e vario di Casserolandia: l'ultimo nome in scaletta comincia alle dieci e mezza di domani mattina.
L'Estragon punta sulla tradizione e vede in consolle PopPen DJ'S (revival anni '80) e Scandella DJ (a selezionare rock e alternative).
Del resto, "serata con zeppe e parrucche, glitter e pantaloni a zampa, nello stile delle migliori balere" e quella che propone anche il TPO (info: 051 5873178 - pare che il sito non esista più): fra Studio54 e funky/soul su due sale con vari dj.

Tralascio un sacco di cose, segnalate pure nei commenti fino all'ultimo minuto: sono certo che troverete il modo di divertirvi.
Buon anno e un abbraccio a tutti. Ci si vede (a banco) dall'altra parte.

giovedì 29 dicembre 2005

Au Revoir Simone

 Au Revoir Simone Invece, un disco che ho ascoltato tanto, in questi giorni gelati tra nevicate leggere e mattine smaglianti di cielo terso, è stato Verses Of Comfort, Assurance and Salvation delle Au Revoir Simone, consigliatomi dal sempre attento Michele Restuccia.
La prima cosa che avevo pensato, al suo primo giro nel lettore, era che potessero piacere a chi aveva apprezzato (ma chi aveva davvero apprezzato?) gli svedesi Sambassadeur. Stesse atmosfere raccolte, malinconiche anche quando la battuta è più veloce, stesse voci lievi in mezzo a elettronica che si fa calda.

Poi mi sono detto che il trio proveniente da New York, in fondo, basta a sé stesso: qualche tastiera vintage, una batteria elettronica, e sopra a ogni cosa queste tre voci di ragazze arrampicate per melodie naif e capricciose, accompagnate da suoni ridotti all'essenziale.
Non si arriva esattamente a "gli Stereolab che improvvisano una cover di Belle & Sebastian" (piuttosto, la recensione di Indiepop.it cita Brian Eno e compositori giapponesi), ma è un suggerimento che accetto se aiuta a descrivere una fotografia in cui il sole esplode dietro tende da Vergini Suicide, e non mancano suoni di campanelli, tanto di stagione.

Tralasciando, infine, tutta una serie di pignole e improbabili distinzioni sul vuoto e sul pieno come obiettivi distinti raggiunti con gli stessi mezzi, è facile lasciarsi incantare dal queste otto eleganti canzoni con le scarpette basse, buon accompagnamento al pomeriggio che presto diventa buio, in casa da soli.
Lo sembrano proprio bellissime. Il loro tour-diario è disarmante.

MP3:
Hurricanes
Through the backyards
Back in time

mercoledì 28 dicembre 2005

Il battito di ciglia di un elefante a Oakland
è un tornado a Bologna

 Why? - 'Elephant eyelash' Di solito dimentichi. O pensi che non hai tempo. E così è quasi sempre il tempo che trova te. E quasi sempre è il momento giusto.
Mi avevano detto "oh, ascolta assolutamente il disco di Why?" almeno sei mesi fa, devo darne atto alla balotta Riotmaker e a Monsieur Loser. Puntuale, io avevo scaricato e messo da parte, smemorato e sordo che non sono altro.
Così, quando qualche settimana fa, insieme ai primi fiocchi di neve e alle prime luci natalizie, Elephant Eyelash era finalmente entrato fra i miei ascolti, non sapevo se darmi dello sciocco perché avevo perso tanto tempo, oppure se ritenermi fortunato ad avere quelle canzoni tutte nuove e tutte per me nei giorni frenetici dell'Avvento, delle chiusure d'uffici, delle spese fatte di corsa, degli autobus affollati, dell'aria satura di micropolveri congelate.

Io mi rintanavo dentro le cuffie, cercando di convincermi che il resto fuori riguardasse soltanto gli altri. Il freddo, i conti alla rovescia, le stupide abbreviazioni dei messaggi sui cellulari.
Sì, insomma, ero un po' da solo, e le canzoni di questo disco, tese e a loro modo combattive, grondanti versi che mi giungevano a strappi, erano il perfetto modello in scala musica e parole di come mi sentivo.

"Rain is millions of tiny speech bubbles unused": da questo punto di vista Speech Bubbles è formidabile per come riesce a essere, allo stesso tempo, manifesto di poetica e racconto.

Per concludere, mi unisco al coro di "Elephant Eyelash è il disco più pavementiano che si sia sentito quest'anno": la strepitosa Gemini oppure Act Five suonano infatti quasi un tributo (mentre pezzi come Yo Yo Bye Bye o Rubber Traits potrebbero incuriosire addirittura i nostri Yuppie Flu), ma Yoni Wolf non si ferma lì, e mette a frutto la sua formazione hip hop nell'uso misurato della voce, e soprattutto nell'utilizzo di fonti sonore eterogenee per la costruzione delle canzoni.
Un grande disco davvero. Mi sono dovuto imporre a forza di non ascoltarlo nei giorni di Natale per non buttarmi troppo giù.

venerdì 23 dicembre 2005

La Nostra Classifica dei Dischi del 2005

Passa il tempo ma qui a polaroid le classifiche di fine anno le facciamo ancora come una volta. Con ingredienti semplici, genuini, lavorati a mano.
I dischi vengono conservati con amore lungo i dodici mesi. Passano dai nostri scaffali e dai nostri hard disk all'etere bolognese. Si diffondono nei locali dove giungono in preziose valigette e piccole scatole selezionate con cura. Si fanno dei lunghi giri in macchina, in autobus e in cuffia.
Sono i nostri dischi. Non i migliori, ma quelli che hanno fatto il nostro 2005.
Perché le classifiche di fine anno, qui a polaroid, le facciamo ancora secondo tradizione: come un diario delle nostre stagioni appena passate.
E quindi ora eccolo qui, e questa sera lo suoneremo a partire dalle ventuno su Città del Capo Radio Metropolitana, nella nostra puntata di Natale.
All the people on the left, Enzo. And then a step to the right, La Laura.


10) Amari, Grand Master Mogol (Riotmaker)
Perché il 2005 è stato un campo minato e quest'estate gli Amari l'hanno cantato alla perfezione. Anche per questo, noi gli vogliamo bene. Grand Master Mogol mi ha lasciato in bocca il sapore forte del Borghetti, nelle gambe le spinta delle salite di Urbino, nel cuore una Bolognina Revolution e negli occhi tutti i colori al neon dell'arcobalena.

9) The Lucksmiths, Warmer Corners (Candle Records)
"La musica della porta accanto" che ha suonato per molti e lunghi mesi. Quella canzone "che abbiamo ascoltato centinaia di volte" ma che continuava a ricordarmi qualcosa. Warmer Corners è forse il più completo album della nostra preferita band australiana. O forse soltanto l'ennesimo concentrato di indiepop e testi malinconici. Dipende un po' dai giorni. E non è difficile dire sorridendo "io sono tutto qui".

8) Frida Hyvönen, Until Death Comes (Licking Fingers)
Una cantautrice su questo lato della classifica forse non se la aspettava nessuno. Ma queste canzoni sono una passeggiata notturna fino in fondo a Södermalm, gli occhi socchiusi dell'estate svedese, il suono seducente di una voce che resto ad ascoltare incantato dalle labbra che mi parlano. Come another night non manca mai a Losing My Badge.

7) Yuppie Flu, Toast Masters (Homesleep)
Il disco della primavera, un prato pop dove finalmente stendersi di nuovo e allargare le braccia. "Stiamo tutti diventando buffi rottami / ma felici come clown / e con bambini tutti intorno" (da A Good Guide) è un momento di serenità di questo 2005 che voglio ricordare, insieme a Our Nature, incredibile floorfiller quando giochiamo in casa, tra le mura del Covo.

6) Wolf Parade, Apologies To The Queen Mary (Sub Pop)
Tutta la musica di Wolf Parade si spreme dai nervi di Dan Boeckner e dal sudore di Spencer Krug, e io la trovo dannatamente complicata ma niente affatto intellettuale. Anzi, è un tumulto ansimante di viscere e di muscoli che mi affascina, perché non so mai come reagire, se prestando attenzione o perdendo la testa nella danza.

5) Maximo Park, A Certain Trigger (Warp)
Sono cresciuto a pane e Smiths, non posso farci niente, e questo è per forza il mio brillante disco british dell'anno. Si balla, si cantano le parole, ci si mette la camicia appropriata, si fanno citazioni, si eccede con misura, si ama e abbandona: "every sentence has its cost".

4) The National, Alligator (Beggars Banquet)
Io ci ho sentito la forza del classico, il modo giusto di appoggiare il braccio al bancone del bar, la stessa vecchia giacca portata con eleganza non comune, il rock e il dolore. Un disco probabilmente per nulla estivo ma che mi sono ritrovato ad ascoltare senza sosta nei mesi infuocati che ho trascorso sulle strade. Della Bassa o d'America a tratti non faceva quasi differenza. Un disco capace di far soffrire.

3) Architecture In Helsinki, In Case We Die (Tailem Bend)
Il mio disco caleidoscopio di quest'anno, e io bambino che ci cado dentro. Danzando con i fantasmi, ridendo sulla spiaggia, dimenticandosi di ricordare, suonando i campanelli, facendo le vocine buffe, lucidando gli ottoni, prendendoti per mano, correndo e correndo ancora, a perdifiato.

2) Sambassadeur, s/t (Labrador)
Mi ripeto, ma questo è stato mio disco dell'autunno 2005, e da questa parti l'autunno non è una stagione come le altre. Un disco esile, certo troppo fragile per questa posizione in classifica, ma qui dentro per me c'è il suono con cui i luminosi sorrisi dell'estate si allontanano, mentre le mattine cominciano umide. Difficile trattenere quella luce. Difficile prenderne congedo. E la malinconia è soltanto la fatica di chi ha continuo bisogno di Bellezza per andare avanti.

1) Clap Your Hands Say Yeah, s/t (autoprodotto)
Perché, alla fine, ogni volta io ho bisogno di innamorarmi, di sentire le canzoni prima sotto la pelle che dentro le orecchie, e capisco che sta succedendo da come le gambe non stanno ferme, da come le mani si gettano in aria, dall'urgenza di ripetere le mie solite parole scavalcando un nodo alla gola. Tutto ciò che si è detto e scritto dopo (l'ho fatto anch'io, lo so) non arriva nemmeno a sfiorare quello che ho sentito in un momento di giugno, la prima volta che ho incontrato una loro canzone, e il sorriso che mi ha regalato, come di chi si ritrova, e si riconosce.
10) Aqueduct, I Sold Gold(Barsuk)
E poi quell'ep ci aveva fatto sperare. E l'hanno scorso dicemmo: David Terry sarà nei nostri cuori e nelle nostre classifiche del 2005. E chi si aspettava che poi questo 2005 ci avrebbe riconciliato con la musica tutta e fatto innamorare di un disco nuovo ogni millisecondo? Growing Up with GNR e Heart design sono due pezzi eccezzionali. Che non ci levano il sorriso dalla faccia. Ah, scusa, tu, non è che c'hai un gettone per la sala giochi?

9) Bloc Party, Silent Alarm (Wichita)
E poi i Bloc Party sono stati ovunque. A me hanno fatto correre, un sacco. Uscivo di casa con Like eating glass, costeggiavo il cimitero con Banquet, mi affacciavo sull'oceano con This modern love. Così, per settiane. Poi è arrivato l'inverno, la pioggia, l'indolenza. E non li ho ascoltati più. E poi i Bloc Party erano ovunque. Contemporaneamente: vernissage, festival, in Australia, nelle radio, nelle tivù, negli scantinati. Ma se li ascolto penso sempre all'affanno della corsa, al buio e alle strade deserte del mio quartiere.

8) Clem Snide, End of Love (Spin Art)
End of love è la canzone d'amore più bella del 2005 e il disco è una giostra di latta, cesello di immagini e nomi. È letteratura pret à porter, a lessico tascabile di piccole cose. Un disco da tramonti stucchevoli e amaro Strega. Crepuscolari del New Jersey su "tiny european cars".

7) Wolf Parade, Apologies to the Queen Mary (Sub Pop)
Scelta compiacente, ma disco grandioso. Arrivata alla posizione numero sette, mi sono accorta che non avevamo ancora fatto un ballo. Fino a ottobre poi non si è ballato. E poi all'mprovviso la pista si è vuotata. Wolf Parade è stato un po' così. Levati dalla sedia in cui ti sei messa e alza le braccia. Ancora un po'. Ancora per un po'.

6) Clientele, Strange Geometry (Merge)
Strange geometry parla di architettura. Non che questo sia un buon motivo per amarlo. Il punto è: parla di architettura con te. Infatti quando lo ascolto sto sempre molto vicina alla radio. E' un disco sussurrato, di immagini inafferrabili e allo specchio. Losing Haringey mi fa uscire di testa, è la polaroid perfetta. And I did want to drink after all.

5) Bright Eyes, I'm wide awake, it's morning (Saddle Creek)
All'inizio dell'anno ero talmente innamorata di Conor che l'unica possibilità di salvezza era vederlo da vicino. Infatti è successo. Quella sera che il sole era tramontato sull'Indiano oltre il finestrino di un viaggio in treno verso la frantumazione delle mie aspettative sono tornata a casa con il cuore sanguinante. La Laura di Landlocked blues non ero io, peccato.

4) The National, Alligator (Beggars Banquet)
Alligator mi fa ancora tremare le ginocchia anche se lo so a memoria, se l'ho ascoltato a ripetizione per un mese, tutte le volte che sento quel verso di Looking for astronauts che dice di "getta la tua collezione di dischi dalla finestra (they all run together and never make sense)" mi sembra la prima volta che ho sentito Springsteen cantare "getta rose nella pioggia". E ho i brividi se ci penso. Matt Berninger è una invincibile vittima, nessuno mai lo lascerebbe uscire da solo into America. Mai.

3) The Panics, Sleeps Like Curse (littleBINGMAN)
Sleep Like Curse è un disco solido. Bilancia con la sua inclinazione notturna e polverosa la solare leggerezza di Warmer Corners e In case we die. E un disco di quelli con le chitarre. È un disco della West coast e così, a suo modo, western. Suonarono in un pub, imbottito di gente. Le prime file versavano lacrime copiose. Spietatamente sensuale. Meraviglioso.

2) Architecture in Helsinki, In Case We Die (Tailem Bend)
Vino e uno e quattro fa cinque, lo sapevate? In case we die è un manuale per confusionari organizzati, un musical che si snoda in strade di rotonde e fantasmi, in cui vale la pena un ballo. Suonate le pentole e i coltelli in un rito casalingo, danza macabra, dietro a tende spesse e tappezzerie a fiori. Perchè evviva l'autoironia.

1) The Lucksmiths, Warmer Corners (Candle Records)
Il 2005 è stato il capitolo della mia vita intitolato Australia. Quello appeso ai telefoni delle long distance phone calls, quello delle code alle poste, delle lavanderie a gettoni, dell'estate che finisce ad aprile. Il 2005 è stato l'anno delle mountan bikes, del surf, dei minigolf, dei muffins. L'anno di quel fico esagerato di Tali White. Un anno scritto da Marty Donald.


update: e qui c'è la classifica suonata in radio.

mercoledì 21 dicembre 2005

Have yourself a filthy little Christmas

Quest'anno non avevo tempo di fare il post con gli mp3-regali di Natale. Del resto, Max, Ink, FdL (1 e 2) e Fidelio stavano già facendo un ottimo lavoro e materiale da ascoltare mentre si addobbava l'albero ce n'era in abbondanza.

Pensavo di cavarmela mettendo su qualche classico di stagione delle Shonen Knife, sempre consigliabile. Oppure mi sarei accontentato di questa maliconica Pink Christmas degli svedesi Envelopes, biglietto d'auguri spectoriano con zampogne e un bel crescendo scandinavo, e il finale di tutte le candeline accese per la Notte Santa mentre fuori nevica.
Davvero, Christmas Is Cancelled anche This Year come cantavano i Long Blondes, pensavo fino a ieri sera.

Poi è bastato qualcosa di semplice come uscire presto dall'ufficio, camminare in fretta sotto i portici tra gente piena di sacchetti e pacchetti, sentire il freddo sulla faccia, entrare di corsa in qualche libreria, scoprirsi a pensare un regalo, bere un sorso di vino al volo e guardare le Due Torri vestite con tutte le luci bianche, per dire "hey régaz, ma è già Natale anche quest'anno!"

Have Yourself A Filthy Little ChristmasE poi mi sono imbattuto di nuovo in Christmas Is Cancelled, questa volta però nella versione lo-fi scazzata, ancora più british e divertita fino all'indecenza fatta dai The Vichy Government.
"Stood by the fireplace / You look ridiculous" e tutto il resto che sapete, ma questi non hanno paura di buttare nel pattume una canzone perfetta.
E mi sono detto, ecco un fantastico regalo.

L'ho trovata nella per nulla natalizia compilation Have Yourself A Filthy Little Christmas, messa in download gratuito dalla Filthy Little Angels, piccola etichetta di Los Angeles che avevamo già conosciuto per i primi lavori di Long Blondes e Boyfriends.
Che dire? Non aspettatevi molto e troverete un po' di tutto. Da una cover di All I Want For Christmas degna dei Beat Happening al punk poppettoso dei Sailplanes, da un tipo che ascolta troppo Bright Eyes e che si fa chiamare Captain Polaroid all'indiepop-con-coretti-alla-Pipettes proposto dalle The Schla La Las.
C'è anche un demo del "nostro" Ant e la cosa ci riempie di felicità, perché ascoltare Ant per Natale è perfetto.

Ma poi questo "disco" alla fine mi piace anche perché ci sono dentro cose che col Natale non c'entrano proprio nulla.
In fondo, il Natale a volte sembra antipatico proprio perché c'è chi pretende che ogni cosa intorno si adatti ad ogni costo alla sua ingombrante presenza. E in questo disco tutto invece ha un suono abbastanza cinico.
Un po' come vomitare sbronzi in bagno alle otto di sera mentre di là i parenti si siedono per il cenone. Uh, so filthy.

martedì 20 dicembre 2005

Tremendamente bello
Confutazione della guida ragionata per una sognatrice consapevole

Mettiamo che un giorno Chris Martin in maglia fucsia (sì fucsia), si trovi a cantare le canzoni dei Coldplay, ballando come un invasato, al centro di un cerchio di bambini del Ghana in evidente stato confusionale.
Questa è una situazione che una, a buon diritto, potrebbe ritenere, se non impossibile, quantomeno poco plausibile. No, non ho detto agghiacciante.
E siccome pare si sia verificata, viene da dire, c'è speranza, ancora. Per tutte. Che meraviglia.
Tremendamente belli
Guida ragionata per una sognatrice consapevole

Quanto segue è maturato in seguito a due dei migliori concerti dell'anno: quello dei Settlefish e quello degli Amari, recentemente visti al Covo.

1. La Temibile Verità. Prima o poi accade sempre, per quanto supplici di proroghe, per quanto cerchiate di ingannarvi, la verità arriva, come una doccia fredda: nessun Richard Gere vi salverà mai dal Sunset Boulevard per portarvi a fare shopping a Rodeo Drive.
Ingannarsi, si sa, è una vocazione che richiede amore e dedizione e un quotidiano imbracciar d'armi contro i crudeli detrattori della mistificazione.
Agli orrori del tempo che passa, la cui fenomenologia si svolge in solchi variamente scavati qua e là, secchezza localizzata, ciocche da vegliarda, macchie, si accompagna il carsico svilupparsi della consapevolezza maturata dopo anni di prove incontrovertibili: Chris non lascerà mai Gwyneth per te. Non che non lo farebbe, se ti conoscesse un po' meglio. È solo altamente improbabile.

2. L'evidenza sperimentale. Se i vostri genitori hanno buttato i loro soldi per le vostre vacanze studio in Inghilterra e non vi è nemmeno capitato per errore di imbattervi in un Damon Albarn qualunque, in tempi che vi erano d'oro per beltà e giovinezza, siete forse così invincibilmente ingenue da potervi permettere di sperare ancora? E che dire di quella amica che conobbe e baciò John Taylor e adesso ha un marito che fa il turnista e all'apice del successo suonò con Cremonini?
Io, Cesare Cremonini l'ho incrociato più di una volta in zona Clavature e non è che mi ha accompagnato da Mister Gal dicendo che aveva intenzione di spendere per me una sfacciata somma di denaro. Non che non lo farebbe, se mi conoscesse. È solo altamente improbabile.
E, ad un certo punto, questa storia delle situazioni altamente improbabili è altamente demoralizzante e ogni nuovo giorno di aspettative frustrate porta con sè il rischio della pazzia.

3. La Rivoluzione Copernicana (quella della Bolognina).
Mia sorella, che oltre ad essere molto giovane e bella, è anche davvero pratica, il giorno che si sciolsero i Take That, senza che lei li avesse mai visti né in concerto né tantomeno di persona, inzuppando la decima Macina nel latte e nelle lacrime, disse: "Bisogna tutte fare come fa Enzo, che i suoi idoli sono i suoi vicini di casa, così ci può parlare tutte le volte che vuole e può anche fare delle foto in primo piano."
Questo si chiama spirito di sopravvivenza e di inventiva. Sognatrici tutte, non è necessario abbandonare le speranza, poiché sperare è bello, fortifica, illumina lo sguardo, rende attive e creative, si tratta solo di rivedere le aspettative: ormai è chiaro che non conoscerete mai la vostra rockstar del cuore, quella che avete visto mille volte in concerto e che, diciamolo, ultimamente vi sta deludendo parecchio. Bene, perchè non sperare invece di vedere suonare la gente che conoscete?
Pensateci: vedere suonare i vostri amici non è sicuro, ma è altamente probabile. Se non praticamente certo. I vostri amici, inoltre, da non sottovalutare, parlano italiano, spesso corretto, che non è da tutti. Inoltre, sapete già che non vi deluderanno mai, un po' perchè è gente giusta un po' perchè, effettivamente, li conoscete già. Quando bevete una birra con un musicista che conoscete già finisce che poi vi dimenticate che suona anche benissimo o che ha quel modo di cantare così sexy. E poi diciamocelo, chi si ricordava che balla così? E ancora, ma quel testo di quella canzone l'ha scritto davvero lui? E visto che, bene o male, prima o poi, ve li ritrovate tutti a calcare la scena, è sempre bello, sorprendersi a pensare, rapite, però, e chi si immaginava che fossero anche splendidi. Cioè, così fichi, dannazione! O altre cose marginali tipo, che so, in fondo una rastrelliera da bicicletta e un paio di neon colorati in salotto non starebbero poi così male.
E, ancora, camicie porpora e felpe con il cappuccio. A scelta, per tutti.
Se poi i vostri amici finiranno a riempire i palazzetti non è dato sapere. Ma questa è una cosa possibile. Invece.


E grazie a Fede per le foto (no, non quella di John Taylor).
Punk photos

Ringrazio Cesare che ha segnalato questo fantastico flickr di Andy Rosen, London Punks 1976-1984.

lunedì 19 dicembre 2005

Min Förlorade Pin

 Bebban from Shout Out Louds at Losing My Badge #3

Siamo onesti: Arturo e il sottoscritto erano già stanchi prima di cominciare.
Un concerto come quello degli Shout Out Louds visto e sudato sotto il palco, in mezzo a un pubblico che rispondeva a meraviglia e che ha accolto gli svedesi come meglio non si poteva immaginare, lascia il segno.
Aggiungete l'emozione di guardarsi intorno e vedere che loro erano proprio , nel nostro vecchio posto, finalmente, tra le mura dove ci sentiamo a casa: ci siamo sfiniti a forza di sorridere dalla felicità.
I dischi che abbiamo suonato dopo non me li ricordo (so solo che nella confusione abbiamo dimenticato gli Hot Gossip: imperdonabile). Intanto qualcuno si perdeva, qualcuno si infilava nei camerini, gli altri ballavano e ogni tanto anche io in mezzo a loro. Ricordo che una ragazza mi ha chiesto di mettere i Sambassadeur e quasi non ci credevo. Uno invece mi ha detto qualcosa del tipo "ti aspetto fuori" perché non passavo Smiths e Joy Division. Nella stanza accanto facevano la loro comparsa Ken Stringfellow e Mat Harris. I Le Man Avec Les Lunettes presenziavano. I ragazzi di Via Toniolo imperversavano. Mi sono ritrovato addosso una spilletta della Best Kept Secret (grazie!), dall'altra parte del mondo Julian Casablancas si stava chiedendo da dove diavolo arrivasse quella con scritto "indieshit!", mi hanno regalato un paio di demo, hanno provato ad avvelenarmi con un drink, non abbiamo scoperto il significato del tatuaggio di Bebban...
Ma molto più di queste sfuocate parole, le Lomo di Lucio sono il racconto della nostra serata.

venerdì 16 dicembre 2005

«... I knew it would be tonight...»

 Shout Out Louds hysteria - summer 2004 - photo by Flavia - io sono ridotto uno straccio La prima volta che li abbiamo visti, nell'estate del 2004, non sapevamo quasi chi fossero. La bolgia ci colse impreparati. Qualche migliaio di adolescenti svedesi che ballavano senza domani mi ridusse uno straccio.
Ma fu amore a prima vista.

 Shout Out Louds - Bebban - photo by Lucio Arrivò l'inverno e, dopo qualche concerto a New York, anche il primo tour europeo. La data più "vicina": Monaco. Partimmo senza indugio.
E fummo noi a portare la festa.

 Shout Out Louds - Ted and Eric - photo by Cobra Snake Poi i ragazzi svoltarono.
Firmarono con la Capitol, passarano buona parte dei mesi successivi negli Stati Uniti e finirono addirittura nelle foto di Cobra Snake.

Intanto noi qui aspettavamo.
Da quando Fabio Merighi per primo trasmise in radio un loro frammento di pochi secondi scovato in Rete, noi qui aspettavamo. Da quando a dicembre dell'anno scorso stavamo per ripetere l'esperimento Radio Dept. e provare a portarceli giù da soli, noi qui aspettavamo. Da quando ogni volta che ci capita di mettere i dischi non manchiamo di suonare 100° a tutto volume, noi qui aspettiamo gli Shout Out Louds.

 Shout Out Louds - Adam e Ted - photo by Lucio E questa sera, al Covo di Viale Zagabria 1 a Bologna, finalmente saremo esauditi.
La prima e unica data italiana del quintetto di Stoccolma è un evento. Forse piccolo, forse di poco interesse per gli intellettuali della scena, ma davvero emozionante per chi ama melodia, ritmo, divertimento e sudore, chi ama canzoni che fremono, chi ama gettare le braccia al cielo e ballare a squarciagola.
Sapete dove trovarci questa sera. Oh sì, ci si vede a banco.


Bonus track #1: Ad aprire il concerto ci saranno i Mersenne, band bolognese devota alle calde sonorità indie rock che, dopo la buona prova dello scorso anno, ha appena terminato di registrare dieci nuovi brani con l'entusiasta Giacomo Fiorenza. Teniamoli d'occhio!

Bonus track #2: Questa sera al Covo l'uomo da 9 esami in 40 giorni, il Dottor Valido festeggia!

Bonus track #3: Se tutto va bene, dovremmo riuscire ad avere gli Shout Out Louds ospiti al telefono durante polaroid, a partire dalle 21 su Città del Capo Radio Metropolitana. In contemporanea gli Amari saranno da Inkiostro: tentiamo la trasmissione a reti unificate?

Bonus track #4: Per caso vi ho già detto che dopo il concerto degli Shout Out Louds ci sarà la terza serata di Losing My Badge? Anzi, di Min Förlorade Pin...

mercoledì 14 dicembre 2005

Affittasi ubiquità
Ormai non me l'aspettavo più

Gli ultimi fuochi di questo 2005, prima di Natale e del grande botto di Capodanno, ce li giochiamo in questa manciata di giorni da qui al weekend.

Si comincia questa sera, con l'imprescindibile appuntamento Murato, a cura di Unhip Records e Città del Capo Radio Metropolitana. Questa settimana si ritorna nella confortevole ed elegantissima sede dello Zò Caffè per ospitare i Kill The Vultures, provenienti da New York. Gente da copertina di Blow Up che riconfigura l'hip hop infarcendolo di influenze jazz e punk. Qui potete trovare un po' di mp3 per farvi un'idea di quanto 'sti ragazzi siano avanti e oltre.
All'Estragon invece i suoni si spostano sul metal-core con The Bled, Fear Before The March Of Flames e Fall of Troy. A seguire lo spazio disco si rilassa sui ritmi in levare della Reggae Dance Hall Kingston Vibration.
Questa sera è aperto anche l'Atlantide Occupato di Porta Santo Stefano. Non ho trovato in giro molte info ma suppongo ci sia la solita e solida offerta hardcore. I gruppi in scaletta sono Vri-il, Madame P. e IOIOI.
Per pura snobberia metto in agenda anche il cantautore Simone Cristicchi che arriva al Blue Inn Cafè.
Mi pare invece molto utile segnalare che stasera e domani al Chet Baker di Via S.Carlo c'è niente meno che il Quartetto di Franco Cerri. Il concerto comincia verso le 22.

Domani all'XM24, a partire dalle 21 proiezione di Polyester di John Waters (in odorama!). A seguire, concerto di Neil On Impression ("post-rock e cavalcate!"), Yokoto Bigeri ("math-rock e calci volanti!") e Anatre Supreme ("hard-rock strumentale e testate!"). Io adoro come questi ragazzi presentano i gruppi.
Al Covo c'è Metronotte, l'appuntamento mensile con il microfono aperto per poeti declamanti, rappers, attori, cantanti, b-boys, scratchers e beatboxers. Accompagnano il tutto I Riffs (Bruno Briscik, dj Tay-One, Max Dall'Omo) e il Maestro di cerimonia Gopher. A seguire dj set di T-Robb.
Fuori città, troviamo Giorgia al Vox di Nonantola (MO), gli Offlaga Disco Pax al Renfe di Ferrara, mentre al Diagonal Loft Club di Forlì c'è un dj set curato da Emidio Clementi.

Venerdì è una di quelle sere che, per quanto mi riguarda, si preannunciano indimenticabili. Per la prima volta in Italia, arrivano al Covo gli svedesi Shout Out Louds, una nostra fissa da almeno da un anno e mezzo. Loro nel frattempo hanno fatto il grande salto verso il mondo major e le foto su Cobra Snake. Tra Cure e Strokes, e molto più divertenti della loro somma, ci hanno già visto un paio di volte ballare tutti sotto al palco, ma questa volta sarà diverso, questa volta sarà a casa nostra, e vogliamo accoglierli grandiosamente. La gioia di essere lì per me sarà doppia perché, a seguire, il sottoscritto e Arturo Compagnoni tenteranno di restare sobri per il terzo appuntmento di Losing My Badge. E ne siamo sinceramente onorati.
Le alternative quella sera, mi duole riconoscerlo, non mancano, ma insomma: già sapete dove ci si vede a banco.
Al Velvet, per esempio, ci sono in concerto i Soulwax in formato Nite Version, e a seguire i fratelli Dewaele si esibiranno anche come 2ManyDJs.
Oppure all'Estragon arriva il power pop dei Posies, veterani della scena di Seattle, accompagnati da Ken Stringfellow dei REM.
Al Cassero, infine, c'è Miss Les.bo 2005, l'ottava edizione dell'ormai storica passerella per eleggere la lesbica più ri-creativa dell'anno.
Segnalo anche che verso le 17.45 gli Zen Circus registreranno la puntata natalizia di Magazzeno Bis, il talk show radiofonico tra Renzo Arbore e John Peel, diffuso in tutta la nazione (e non solo) dal network radiofonico inconsapevole. Per info e per partecipare (il posto è piccolino) mandategli una mail, loro sono sempre molto gentili.

Sabato 17, probabilmente dopo un discreto hang over, ci metteremo un po' a orientarci e a prendere la direzione della serata.
Al Covo tornano gli Amari, ben più "grandi" di un annetto fa, quando salirono per la prima volta sul palco di Viale Zagabria. Ora hanno sulle spalle un fardello come Grand Master Mogol, uno dei dischi italiani che più (mi) sono piaciuti quest'anno, e che sta meritatamente conquistando un nutrito seguito. Non vedo l'ora di vederli dal vivo. A seguire i colleghi di etichetta Fare $oldi, anche loro usciti in questo 2005 con un album fantastico, sempre su Riotmaker.
Al Calamita di Cavriago (RE) ci sono i Disco Drive e il loro irrefrenabile punk funk. Tra l'altro il trio di Torino sarà supportato dai validissimi Vancouver, band della scuderia Recycled, praticamente una garanzia. Dopo il concerto metterà i dischi Luca G dei Julie's Haircut e si presenta così: "per lo più MUSICA NEGRA, quindi non rompete. Io non saprò fare il dj, ma ho dei dischi dell'ostia che slegano da matti, quindi è tutto più facile".
All'Estragon c'è "10000 Giorni di Rock'n'roll: Tributo Italiano A Joe Strummer". Parteciperanno un botto di band: The Gang, Radioclash, Ratoblanco, The Stab, Clampdown, Malavida, Linea, Klasse Kriminale, Radio Brixton, Marmaja, Tupamaros, Bankrobbers, Prisoners, Steno e Laida Bologna Crew, Klaxon, Controllo Totale.
Al Link, infine, arriva il dj francese Dan Ghenacia. Ingresso libero fino all'una e dopo 5 euro.

Domenica 18 dicembre c'è uno di quei bei concerti pomeridiani all'Aquaragia di Mirandola (MO). In programma Dummo (post punk) + Edie Sedgwick (bassista dei SuperSystem) + special guest. Se il tempo lo permette si fa la trasferta.

Infine segnalo un nuovo appuntamento che ha inaugurato ieri sera e andrà avanti ogni martedì sera al Vapiàn, in via Santa Croce (tra via della Grada e via del Pratello). ALTRO? ALTRO a partire dalle 19.30, la selezione musicale della Cla.

martedì 13 dicembre 2005

Polaroids From The Web
(o almeno da quel che ne rimane in pausa pranzo)

- Scontro fra titani: Jukka Reverberi intervista Davide Gualandi

- Cheers ambientato a Salonicco raccontato da Benty

- Top Live Shows and Music Videos of 2005 secondo Pitchfork

- "Inspired by hot wine punch South Ambulance decided to give everybody an exclusive song for Christmas": Hangin In A Tie

- The Rough Trade Shops Top 100 Albums for 2005 - Based on shop sales and staff votes (con un primo posto che lascia abbastanza perplessi)

- Sta per uscire l'album di debutto dei Vapnet e vedrà come ospite Hello Saferide!

- Il meglio del 2005 secondo Jim DeRogatis

- Sul Guardian, le band "calde" del 2005 indicano quali saranno le hot bands del 2006

- Con molto understatement Gecco ripropone il Disco Bravo 2005

- Settlefish: i video

 Settelfish, 'Barnacle Beach'
Barnacle Beach

SETTLEFISH 'It Was Bliss!'
It Was Bliss!

lunedì 12 dicembre 2005

Say goodbye
But you may lose your heart

 Austin Lace - 'Easy To Cook' Nelle pene d'amore, la sola cosa più scontata e prevedibile di tutti quei "non hai proprio capito" è l'ostinata goffaggine del nerd che vi si oppone.
"I play the fool but you know it's for the good of music" (Wax).
Con insistenza ormai fuori luogo, i tentativi di chi vuole ancora chiarire si accavallano alla più infruttuosa miopia della sincerità.
E la replica non può che suonare come un "would be easy blaming you darling / but I have other things to do" (Accidentally Yours).
Del resto, amore, se ci fosse bisogno di ribadirlo, "none of the pictures in my bedroom / did survive that rainy day".
No, non c'è bisogno di ribadirlo, infatti. Ma arriva il momento in cui è così semplicemente bello compiere tutti i passi sbagliati, uno dopo l'altro, mentre tu mi porti per mano (Your Heart Is A Hook).

Eppure è un disco allegro questo Easy To Cook di Austin Lace, quartetto belga giunto al secondo album, e ora ripubblicato in Italia dalla nostra Homesleep.
Un disco di soffice e colorato indiepop mattutino, a tratti illuminato di lieve eletronica, riverberato da quelle jangling guitars di cui non ci stanchiamo, e che volentieri approda a bossanove leggere, coretti e battimani.
Un disco che t'invita a ballare e poi ti sussurra all'orecchio "We both knew the game, we both knew the core / We both knew the line, we knew it would be short" (To Ronald).
E non è un tradimento: è una dichiarazione di poetica.

 Austin Lace - 'Say Goodbye' Del resto, anche lo spassoso e spensierato video di Say Goodbye, canzone che stando alle parole della band "è stata di ispirazione a tutto il resto del disco", riesce a farti credere che ci sia un happy end. Soltanto dopo un po' ti accorgi che manca qualcosa a ricomporre la sorridente asimmetria del cartoon.
Viene quindi naturale domandarsi se per caso quell'Easy To Cook, quella cosa davvero così facile da cuocere, non sia altro che la tenera carne dell'inutile cuore.
Souvenirs de France

-- Jingle dell'anno --


  Lucio VS Clap Your Hands Say Yeah
Lucio VS Clap Your Hands Say Yeah


 Enzo VS Clap Your Hands Say Yeah
Enzo impezza i CYHSY che leggono Losing Today


Grazie a Valentina, Chiara, Amandine, Claire, Alexandre ed Emiliano.
(continua sul numero di febbraio di LT...)

mercoledì 7 dicembre 2005

Italians a go-go (2)

 Canadians - 'The north side of summer' - Canadians, "The north side of summer"
Vedo che ne parla anche l'ultimo Rumore, ma questo bell'ep è già in rotazione fissa su polaroid da un paio di mesi, e la traccia numero tre, A Long Lethargy è passata anche in pista a Losing My Badge. La sezione ritimica con Massimo Fiorio e Francesco Baldo la conosciamo bene: i Canadians infatti raccolgono l'eredità di quei veronesi Slumber che un paio d'anni fa ci erano piaciuti parecchio e avevano fatto ben sperare per le sorti di certa musica di casa nostra. Immutato è l'amore per la melodia, ma ora i suoni si fanno più caldi e i consueti riferimenti Grandaddy/Weezer si arricchiscono di sfumature ancora più apertamente sixties, peraltro dichiarate nella programmatica traccia d'apertura. Un piccolo grande disco di indiepop e chitarre come in Italia non si ascolta di frequente. Un disco da portare, per una volta tanto, a testa alta anche fuori dai confini nazionali. A proposito: dato che in giro raccoglie unanimi e meritati consensi, mi permetto di far notare un solo e non essenziale difetto di questo ep: sulla pronuncia inglese ci si potrebbe lavorare ancora un po'. Poi tutti in aereo per il tour!

 Eveline - 'Happy birthday, eveline !!!' - Eveline, "Happy Birthday, Eveline !!!"
Gli Eveline vincono la complicata sfida di mescolare influenze jazz, ascolti post rock e cantautorato di alto profilo come quello di Robert Wyatt. Non a caso "eclettismo" è la parola che si legge più spesso nelle loro recensioni. Il quartetto bolognese d'adozione, al suo esordio, mostra da un lato di saper creare atmosfere rarefatte (Bin Laden and the romantic voice of the ocean, oppure la fantastica e conclusiva lxwaldocwithme&t.), quanto di poter ridere e swingare senza scrupoli (come in Gilda). Prediligono forme notturne e sincopate, ed è in momenti come Gin.O.Lemon, dove la lezione dei Radiohead si fa più evidente, che gli Eveline sembrano esprimersi al meglio.

 CASPER THE FRIENDLY GHOST - 'Dogma #1' - Casper The Friendly Ghost, "Dogma #1"
Stefano Poletti, voce dei parmensi Pecksniff, lo aveva dichiarato già all'epoca del concerto di Jens Lekman al Covo, la scorsa primavera: l'esempio della band tutta composta da ragazze lo prendeva piuttosto bene. Così, oggi per dare corpo (un certo bel corpo, diciamo) al suo ectoplasmatico progetto parallelo Casper ha chiamato Elena alle percussioni e Silvia al piano, marimba e trombone. Partendo dal presupposto "first take is ok" in fase di registrazione (ma vale anche per altri aspetti come la grafica), e aggiungendo una abbondante dose di lo-fi a un linguaggio twee già ridotto all'osso, quello che ne esce è una sorta di Moldy Peaches bambini e incontrollabili. Non a caso, il duo neworkese è omaggiato da una esuberante cover di Cheese (vorremmo averne una versione da più di un minuto almeno per poterla ballare!). A tratti, come in Walkie Talkie, compaiono repentini ed estemporanei frammenti di elettronica giocattolo, a confondere ancora di più le carte. Pubblica il tutto la Recycled, ormai garanzia di quella "bassa qualità" che ci fa sorridere il cuore e battere le mani ai concerti.

martedì 6 dicembre 2005

Tornano i Television Personalities!

 Television Personalities - 'My Dark Places'

La Domino pubblicherà il prossimo 27 febbraio un nuovo album a firma Television Personalities. Il primo album dopo ben undici anni, dopo che Daniel Treacy era stato addirittura creduto morto, dopo che hanno reso omaggio alle sue canzoni una serie di personaggi da Kurt Cobain a Jens Lekman.
L'album si intitolerà My Dark Places e sarà preceduto dal singolo su 7 pollici All The Young Children On Smack, All The Young Children On Crack.
Régiz, non so, adesso qui dobbiamo cominciare a organizzare una festa, una presentazione, qualcosa, cazzo, i Television Personalities...
Polaroids From The Web
Numer(os)i arretrati version

- Il neo Dottor Valido riappare nel mondo dei blog al nuovo indirizzo www.940.it e scrive una recensione del concerto dei Go! Team di venerdì scorso a Bologna che condivido al cento per cento. Sensazione di deja vù? Forse perché lo hanno già detto Max, Inkiostro, Marina, Ele e Nin-Com-Pop? Vabbè, qui è una stagione di arretrati...

- Aggiungo solo che vorrei spezzare una lancia a favore di Her Space Holiday, dal vivo molto più danzerecci e "uh, so Nineties!" rispetto al disco (e la batterista non aveva bisogno delle cuffie col click, al contrario degli inglesi).

- Sabato sera a Milano ho rivisto Wolf Parade in concerto, e la felicità che mi hanno dato ricompensa ogni altro scazzo in settimana. C'erano non più di 150 persone, di cui una decina salite da Bologna e dintorni a occupare parecchio agitate la prima fila. La banda canadese, nonostante lo scarso e tiepido pubblico, il locale abbastanza agghiacciante e l'amplificazione che faceva piangere (lo so, al Covo siamo abituati a ben peggio, ma almeno qui il lo-fi è quello del nostro cuore) non si è risparmiata un istante, scaraventandomi anche in aria con una Disco Sheets regalata all'inizio del bis. Credo di amare la musica di Wolf Parade per gli stessi motivi che Raoul Duke elenca per dire che non gli sono piaciuti. Ma sento anche altro: qualcosa nelle vene e nei nervi di Dan Boeckner che si scuote arriva fino a me, e lo sento passare affilato tra le ossa e i tendini. Qualcosa è lacerato nella loro musica, e sono incasinati, è vero (per fortuna non so niente di prog), ma "la loro dinamica" come dice RD è proprio quella che serve a me ogni tanto per ritrovare la voglia.

- In apertura i We are Scientists mi sono sembrati abbastanza incolori, la trasposizione musicale di quell'Orlando Bloom al quale il cantante cerca disperatamente di assomigliare. Il livello artistico per me è stato più o meno quello. Buoni comunque quei due tre onesti singoli da ballare.

- È da un mese che lo devo segnalare: oltra a quelli del suo blog Unpopular, Alistair Fitchet ha messo i feed anche sulla webzine Tangents.

- "So I took my guitar..."
Jens Lekman un paio di settimane fa ha dichiarato di volersi prendere una lunga pausa. Ora sul suo sito sta vendendo i suoi strumenti musicali. Io un po' mi preoccupo.
Questa qui, per esempio, è la chitarra con la quale ha inciso tutte le sue canzoni. Ce l'ha da quando aveva sedici anni. La sentite in Black Cab, Maple Leaves, You Are The Light ecc. Potete fare un'offerta, se ve la sentite.

- La settimana scorsa proprio la sua raccolta di ep e b-side Oh You're So Silent Jens era stata segnalata nella colonna Best New Music di Pitchfork. Tra l'altro oggi la webzine americana conferma il suo amore per la Svezia segnalando i Love Is All.

- E ancora a proposito di Jens Lekman: Low Noise si fa gli auguri di Buon Compleanno da solo e festeggia con il video di un suo concerto (insieme a José González) a Gothenburg nel 2003. Auguri!

- E a proposito di Svezia, è quasi Natale ma nelle interviste le Pipettes ancora la menano con i concerti di quest'estate: che siano ancora innamorate di me e di Lucio?

- È una mia impressione o qui in città c'è parecchio riserbo sulla sera del 31 dicembre? Non so voi, ma io sento già un brivido...

venerdì 2 dicembre 2005

But I was there (2)

 Losing My Badge #2

La seconda serata di Losing My Badge è stata un po' più convulsa della prima, ci siamo dimenticati le bolle di sapone e i Vapnet quando ce li hanno chiesti. Ma tenere la sala grande del Covo (addirittura il palco, sul finale) è stata già una gran bella soddisfazione.
Grazie a tutti quelli che c'erano, a chi ha ballato, brindato, sorriso e cantato (e ancora complimenti a Marina).
Ci si vede il 16 dicembre, dopo il concerto degli Shout Out Louds!
Tuoni, fulmini e saette su Viale Zagabria

 The Go!Team Questa sera in radio probabilmente finiremo un po' in anticipo. Non potrò aspettare di correre al Covo per il concerto dei Go!Team. E stavolta ci si vede non a banco ma nelle prime file sotto al palco, a ballare come se non dovesse più arrivare il giorno.
Dopo, se sarò ancora in me, avrò l'onore di mettere un po' di dischi assieme a Mr. Unhip nella prima sala: sciabolatevi.
In alternativa ci sono i We Are Scientists (e pure gratis!) all'Estragon, ma per fortuna dovrei riuscire a recuperarli domani a Milano, di spalla a Wolf Parade.
Sì, lo so, che mi perderei i Baustelle al Covo, ma avendo già visto cosa sa combinare dal vivo la band canadese vi confesso che mi sta venendo molta voglia di impacchettare la blogmobile di amici, dischi e drinks e partire per la trasferta. Se sarete là, fatevi sentire.
We will rock you in da club

Come sarebbe 50 Cent se assomigliasse un po' di più a Freddy Mercury?.
Consueta operazione bastard-divertente che però, come abbastanza spesso accade, in fondo azzarda poco, lasciando la musica dei Queen troppo in secondo piano.
(link via Popbitch)

giovedì 1 dicembre 2005

Italians a go-go (1)

Andare ai concerti, andare in radio, e poi Losing Today, e mettere dischi un paio di volte la settimana... Qui la musica una volta era un hobby. Adesso altro che "affittasi ubiquità": il sottoscritto è da qualche tempo a rischio overbooking, e purtroppo questa paginetta fai da te è la prima a risentirne e a rimanere trascurata. Va tutto benissimo così, ci mancherebbe, ma appena arrivano quei due tre impegni di lavoro extra, ecco che mi sfugge del tutto di mano l'agenda.
Per esempio, per venire alle cose di casa nostra, non riesco più ad aggiornare il calendario degli eventi da non so quanto, nei giorni scorsi mi sono perso il MEI a Faenza, di cui non so nulla, e soprattutto non ho potuto seguire e supportare il May Days come meritava.
Così per rimediare, ho deciso che i prossimi approssimativi aggiornamenti di polaroid saranno dedicati all'Italia. Prima un po' di news, poi qualche disco.

- Conversation Intercom
Cominciamo dalle cose difficili. Premesso che Fabio De Luca io lo starei ad ascoltare sempre, anche se parlasse al telefono con Andrea Girolami, questo nuovo Conversation Intercom è un podcast che vede il nostro FdL proprio scambiare quattro chiacchiere dall'altra parte della cornetta con The King of Macerata. Insomma, una specie di blog a due voci tutto da ascoltare. L'ultima mutazione di Loser quindi si stacca ancora di più dalla forma radiofonica, e lo fa usando la musica come punto di partenza, virando verso il "costume" con un'attitudine che si potrebbe definire brillante. La continua allusione, poi, a un fertile passaggio di saperi generazionale funziona, e in fondo non è così comune. Forse potrebbe permettersi di osare qualcosa di più dal punto di vista della confezione (tutto sommato il montaggio è ancora molto "user friendly"), e noto che quando Girolami si dimentica di giocare al personaggio pubblico, lasciando intravedere il suo idioma natio e il suo vero lessico famigliare, suona subito più simpatico. Però va riconosciuto che relegare un programma del genere a oscuri meandri della Rete è davvero un peccato e uno spreco. Data per scontata la miopia dell'etere nazionale, se passa di là qualcuno dei network privati io consiglierei di rilanciare subito.

 Il video di 'Campo Minato' degli Amari- Il video di Campo minato
Sapranno anche camminare sulle punte, ma nel 2005 gli Amari sono entrati a gamba tesa sulla scena nazionale con un album pieno di canzoni memorabili. Ora hanno realizzato il video di Campo Minato, una fra le migliori di queste, e io non ho ancora smesso di guardarlo. È un incanto di stile.
Lo trovate nel formato .mov, più leggero, oppure in .wmv

- Ristampato "Fever In The Funk House"
 Julie's Haircut - Fever In The Funk House Nelle prossime settimane, Homesleep pubblicherà un'edizione rimasterizzata del disco d'esordio dei Julie's Haircut (uscito all'epoca su Gammapop, correva l'anno 1999). Saranno così di nuovo disponibili, in tutta la loro gloria, classici come Everyone needs someone to fuck, Black T-Shirt e Chip & Fish Brain. "Fever In The Funk House" sarà nei negozi a gennaio, proprio in contemporanea con il prossimo album dei Julie's. Chi però volesse regalarlo a Natale, lo trova già online su Sonicrocket.

- Fooltribe news
La nostra amata Fooltribe torna a farsi sentire e rinnova anche il sito. Mentre il catalogo raggiunge quota 11 con il nuovo album di S J Esau intitolato Wrong faced cat feed collapse, ripartono anche i live. Proprio S J Esau, alias Samuel Wisternoff, è in questi giorni in Italia. Queste le restanti date del suo tour:
01.12 fucecchio (fi) @ la limonaia
02.12 mirandola (mo) @ aquaragia w/ bob corn
03.12 bologna @ atlantide w/ ornaments e altri
04.12 bologna @ xm24 w/ enfance rouge
06.12 padova @ house show
07.12 bologna @ il covo w/ supersystem
Bob Corn descrive così la musica del cantautore di Bristol:
«SJ Esau scrive suona e canta canzoni che poi sporca con effetti macchine fusa rumoristrani, un po' a la Microphones ma... con meno ego, un po' a la Beck ma... senza funky, un po' a la Sparklehorse ma... molto sè stesso».
A sua volta Bob Corn sarà in concerto sabato 3 al Calamita, ad aprire per gli Old Time Relijun.

- Desperate Youth
 Erlend Oye fotografato da Cobra Snake E in chiusura, visto che si parla dell'Italia, per ricordarmi cosa è davvero il nostro Paese dal punto di vista musicale, e chi è il popolo "indie" che legge le riviste e le webzine giuste e si scarica i dischi sei mesi prima che escano, segnalo questa allucinante e come sempre puntuale cronaca di Daniele. Per me ancora più triste, per via dell'analogia con i soliti ricordi svedesi con cui non vi tedio più, d'accordo, ma un blog è il luogo adatto dove ogni tanto si potrebbe anche mandare tutti a fare in culo.