martedì 23 dicembre 2003

Buon Natale, régaz

La cosa più natalizia che mi è capitata in questi giorni è stata rivedere la replica della puntata in cui arriva Il Piccolo Aiutante di Babbo Natale.
Mi sono commosso ancora, a distanza di più di dieci anni. Confesso che vi ho pensato quando Homer dice "ma è patetico, è un perdente, è... un Simpson!".

Così, anche se a Bologna splende il sole, decido di indossare la barba finta e il costume rosso che tengo da parte per queste occasioni.
Vi faccio i miei migliori Auguri, fingo che nel 2003 siano stati tutti buoni e prima di andarmene off line vi porto un po' di regali, scegliete quelli che preferite.

- The Strokes live in Lowell, Massachussetts, 31 ottobre 2003 (e già che ci siete magari date un'occhiata all'archivio: tra gli altri, Sonic Youth, Talking Heads epoca 1983, Beck insieme ai Flaming Lips)

- gli Yo La Tengo rifanno i Velvet Underground

- anche i Pavement, e molto altro

- per restare in tema, Stephen Malkmus & The Jicks a Rotterdam, lo scorso marzo.

- rarità dei Radiohead

- su Indierocklive.com trovate My Morning Jacket, Ween, Calexico e Spiritualized. Ogni concerto è corredato da note e commenti

- Mogwai live in Japan (22 novembre 1999)

- Billy Bragg a Glastonbury nel giugno 2002

- qualcuno è interessato a 136 concerti di Michael Franti insieme agli Spearhead?

- At The Drive-In, Fugazi, Get Up Kids, Blonde Redhead e altri, su transmission3000.com

- una miscellanea di Peter Doherty.

Stacco per un po'. Ho già mandato avanti la versione automatica di polaroid, che si scrive da sola e ha pure link interessanti. Peccato non riesca ad aggiungere alla "blog balotta" quella di FFWD.
E speriamo che stavolta nessuno se la prenda troppo.
Buon Natale a tutti :-)

lunedì 22 dicembre 2003

La buona novella, breve racconto natalizio in quattro parti

Se avete guardato la Meglio Gioventù potete anche leggere di sotto. Se poi l’avete visto al cinema, questo è anche gratis (beh, dipende dalla connessione, ma).
Parte I: via Clavature di dicembre

Il Calice tracima fidanzate coi jeans di Richmond e sportine di Ratti, il cui sobrio punto vendita bolognese si affaccia poco più avanti, impreziosito per le festività da un raffinato fiocco di luci, degno epilogo di un nastro dorato che imbalsama tutto l’edificio con grande eleganza. Del resto anche per i piccioni è Natale (povera Coco, e soprattutto, poveri noi).
La proprietaria di quel che resta di Carlo Grazia, si annoia sull’uscio richiamando al buon senso con gli stessi pantaloni di New York da vent’anni, se proprio vi siete impuntati su ’sto fatto di spendere in vestiti (anche se nemmeno lei ne vede il motivo), comprate, che so, Van Noten o Margiela.
Parte II: di fronte a Miss Sixty

Sto andando a messa in San Petronio, ma dato che non ho espiato a sufficienza, dall’Alto mi inviano un ex compagno di università, burlona epifania domenicale.
Io non sto guardando le vetrine di un negozio monomarca di jeanseria per dodicenni bellissime, gonne rasopelo uso ultimo capodanno da educande, ma una lampada arancione che assomiglia molto ad una che ho già in scala minore e vagheggio quanto potrei realizzare vendendola.
Ecco, ad una certa età gli ex compagni di università cominciano a spaventarti come gli ex compagni di liceo, con l’aggravante che ti riconoscono sempre e non c’è via di scampo.
Il problema è che i miei ex compagni di università usano con disinvoltura fantasiose espressioni tipo: mi hanno dato la direzione lavori, abbiamo vinto l’appalto concorso, potremmo però fare un cena tutti insieme tipo da Rodrigo, per capodanno prendo un aereo il giorno stesso.
Ma la peggio è sempre lei: e tu?
Parte III: prova di fede

In breve, loro sono degli entusiasti patologici della vita post laurea, atteggiamento che presuppone un'unica risposta esatta, l’indifferenza cool, tu hai cioè un programma radiofonico, vendi mobili restaurati e orecchini di carta contoterzisti, hai ascoltato almeno dieci dischi usciti nel duemilaetre e, attenzione: fai ancora le quattro di mattina (il che di solito impressiona molto).
L’atteggiamento da indifferente cool ha la funzione salvifica di confondere l’interlocutore per levarti dall’imbarazzo, ma presuppone un’unica condizione e cioè che giunto il tuo turno messo in bella evidenza dalla domanda e tu? al primo argomento gli occhi non ti si riempiano di lacrime rigandoti irrimediabilmente le guance di mascara. Non c’è waterpoof che tenga, ma puoi sempre dire che ti è morto il coniglio da appartamento che avevi chiamato Cauchy, che è un escamotage sensato e divertente, nonché un nome bellissimo.
Congedandosi il mio vecchio amico mi ha detto: continua così che abbiamo bisogno di strutturisti! e solo allora ho capito che si era trattato di un intervento divino, alla Giobbe per intenderci.
Nel tempo della conversazione avevo perso e recuperato salute moglie raccolto bestiame e dovevo affrettarmi all’ultima messa, seppure in Santo Stefano, che è un po’ come andare in cooperativa a Cortina, due dei luoghi prescelti per l’imminente insurrezione di zibellini e cincillà.
Parte IV: il vero e unico canto di Natale

Il vangelo (Lc, 1, 39-48) è quello che finisce col Magnificat, in cui Maria va alla montagna per far visita a sua cugina Elisabetta che era sterile ma ora porta Giovannino nel grembo. In due quadri di Leonardo (no, non quello), Giovanni da capretto diventa San Giovannino (deve averci speso qualche parola anche Freud) e poi in un terzo, grazie alla dieta di locuste e miele nel deserto, un ragazzo fichissimo coi ricci e lo sguardo di bacco. A pensare a detta iconografia, per distrarmi durante l’omelia, mi è sovvenuto che nei primi due quadri c’è Sant’Anna che è la mamma di Maria (il fatto, seppure intuibile di certo non è immediato), personaggio di nicchia nei vangeli, che gode di grande notorietà negli apocrifi. Ciò detto, strette le mani inanellate delle vicine e lasciatami benedire, sono corsa a casa (senza soffermarmi ulteriormente al mercatino dell’antiquariato), con l’urgenza felice di ascoltare La Buona Novella (1970), che io possiedo qui solo su cassetta, registrata da vinile (quello oro), coi frusci e gli schiocchi di serpi e di merli che conseguono.

Sbiadì l'immagine, stinse il colore, ma l'eco lontana di brevi parole, ripeteva d'un angelo la strana preghiera, dove forse era sogno ma sonno non era - lo chiameranno figlio di Dio - parole confuse nella mia mente, svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.



venerdì 19 dicembre 2003

Refresh, refresh, refresh.... Pitchfork!

Ho tenuto tutto il giorno una finestra aperta ridotta a icona sul fondo del mio desktop. La Top 50 del 2003 secondo la webzine Pitchfork era annunciata per oggi e alle 15.55 è finalmente apparsa.
Dopo la proclamazione ieri di Hey Ya! degli Outkast come miglior singolo dell'anno (e tanto per épater les bourgeois al secondo posto e terzo posto c'erano Beyonce e Justin Timberlake), avevo davvero voglia di leggere cosa avrebbero combinato con gli album.

Passare dalla posizione cinquanta alle prime dieci è stato come ogni volta un calvario: conosco a malapena un paio di tutti quei nomi, ma nonostante ciò mi sono divertito un mondo a leggere le loro battute intraducibili, i loro giochi di parole in slang stretto, i motti di spirito sempre più criptici.
Perché Pitchfork è insopportabilmente snob e tutto quel che volete (e quei decimali nei voti sono ridicoli), ma resta un sito scritto da persone intelligenti e brillanti che quando si mette in testa di stroncare/disintegrare qualcosa lo fa senza pietà, e che però è anche capace di farsi prendere da entusiasmi selvaggi, nonché di riportare opinioni contrarie da parte di altri redattori (e questa classifica, che siate d'accordo o meno coi suoi futili risultati, lo dimostra ancora una volta).
Non vi anticiperò chi è in vetta ("we will remember this album: nothing says 2003 more", scrivono, anche se io non ci credo così tanto), ma devo essere stato un po' precipitoso ad arrivare in fondo: dovevano ancora finire di caricare la pagina. Mi sono sentito un po' più nerd del solito.
Sigarette gelide

Baustelle - 'La moda del lento'Di ritorno dal concerto dei Baustelle al Renfe di Ferrara avevo voglia di cantare le parole delle canzoni che non avevo mai ascoltato, avevo voglia di comprare una giacca di gessato, avevo voglia di regalare il disco a mio padre perché mi erano tornati in mente quei suoi album degli anni Settanta. Roberto Vecchioni, Patty Pravo e Don Backy stanno ancora sotto il Marantz a casa e io li ho sempre snobbati.
Poi è partita la Réclame e ho pensato che forse mia sorella l'avrebbe apprezzato di più, lei che all'epoca delle Vacanze dell'Ottantatre ballava le domeniche pomeriggio e da qualche parte conserva l'autografo di Riccardo Fogli. Lei sì che riconoscerebbe subito Nada dietro Alain Delon.
Ma alla fine, quando ho sentito "essere depressi oggi / provoca troppi dibattiti / essere depressi oggi / dura solo pochi attimi", ho capito che mi non sarei separato volentieri da La Moda del Lento.

mercoledì 17 dicembre 2003

I Dischi Dell'Anno di polaroid

Nelle stesse ore in cui Pitchfork pubblica il suo "year-end feature", quelli di polaroid già in clima natalizio vi regalano la loro impaziente e duplice classifica (stereofonica!), in attesa di scrollarsi di dosso consuntivi e stelle filanti, e sperando che a gennaio si possa ritornare in radio.
Un brindisi, prego.

(entrando, sulla sinistra, La Laura. Di conseguenza, Enzo):


10. Nina Nastasia, Run to ruin (Southern Records)
«Talking cake crumbs move toward the edges of your mouth and fleck off in all directions all i see: flying bits. I begin to count them».
Lei è, a suo modo, un genio.

9. Deerhof, Apple o’ (Kill Rock Star)
Si rimanda all'inconfutabile playlist di Davide.

8. Califone, Quicksand/Crandlesnakes (Thrill Jockey)
C'è solo Ben Massarella! E un video di struggente amore per l'archeologia industriale! E Francis, ovvero della nonna e dell'orso.

7. Damien Jurado, Where shall you take me? (Secretly Canadian)
Perchè Control di Pedro the Lion è dell'anno scorso.

6. Libby Kirkpatrick, Goodnight Venus (Heart music)
Che di cantautrici, niente che mi soddisfacesse. Eppoi lei non la conosce nessuno. E' un po' come fosse il mio asso nella manica.
Adorabile per me, decisamente inutile per il resto del mondo.

5. Bonnie Prince Billy, Master & everyone (Dragcity)
Ochei, il fatto di ballare era tipo uno scherzo. Nella mia stanza solo "the way", che di fatto io sono un tipo allegro ma non troppo.
Che poi sta a dire: Love me the way I love u.

4. Hot hot heat, Make up the breakdown (Sub Pop)
Il mio riempipista. Così, per aggirare l'annosa querelle Strokes, White Stripes.
Che forse in Canada non si balla nel 2003 (vabbè 2002)?

3. Postal Service, Give up (Sub Pop)
Translanticism l'ho ascoltato troppo poco (anche se di sicuro era più fico). E perchè la prima volta che senti Such great heights, d'istinto le accordi tutta la fiducia che merita (o di più) fino alla fine dell'anno. Il resto è sua conseguenza.

2. Pernice Brothers, Yours, mine & ours (Ashmont)
Per The Weakest Shade of Blue, anche, che sembra Olympian dei Gene. Il numero uno, fosse stato il novantacinque.

1. Daniel Johnston, Fear yourself (Gammon)
Perchè è il disco più bello dell'anno. Tautologico? Allora eccovi l'ossimoro: il disco d'amore più indie. Cosa domandare in più?

10. Pulseprogramming, Tulsa for one second (Aesthetics)
La prima promessa mantenuta del 2003 (con e senza l'adorabile Lindsay Anderson). Come recitava il frenetico video durante il loro concerto, "it was an intense year".

9. The Hidden Cameras, The Smell of Our Own (Rough Trade)
Ovvero sesso in musica, con molta poesia, ancor più divertimento, e senza un briciolo di malinconia. Finalmente.

8. AAVV. - Everything is ending here - A tribute to The Pavement (Homesleep)
Perché proprio non era possibile scegliere uno solo tra gli ultimi dischi di Yuppie Flu, Julie's Haircut, Giardini di Mirò e Fuck. Quindi riconoscimento collettivo all'etichetta degli "indierock warriorz" per la compilation dedicata a uno dei gruppi da sempre nel nostro cuore.

7. Daniel Johnston, Fear yourself (Gammon)
Per la ragazza più bella del mondo a cui tenta di non pensare, per quel finale sguaiato che ti lascia con la pelle d'oca, e perché Arturo quando mi ha passato il disco non credeva che mi sarebbe mai piaciuto.

6. The Strokes, Room on fire (Bmg)
Perché con loro mi diverto, tutto qui.

5. Pernice Brothers Yours, mine and ours (Ashmont)
Alla fine è diventato il mio disco dell'estate, anche se è strano associare a una stagione precisa un disco così classico e senza tempo come questo.

4. The Postal Service, Give up (Sub Pop)
Perché dal primo momento sapevamo che sarebbe stato tra i migliori dell'anno, perché non sapevamo che Rossano ci aveva fatto una promessa, perché sapevamo che da allora avremmo sempre ballato Such great heights al Covo.

3. Belle & Sebastian, Dear Catastrophe Waitress (Rough Trade)
Proprio quando temevo il peggio, i nostri amati scozzesi agguantano il podio grazie a uno sprint negli ultimi metri.

2. Broken Social Scene, You forgot it in people (Mercury)
Sì, c'è l'escamotage per averli tra i dischi del 2003, ma è un'opera talmente ricca e monumentale che tanto la ritroveremo anche nelle classifiche del decennio.

1. The Radio Dept., Lesser matters (Labrador)
Perché un innamoramento così a prima vista non mi capitava da un sacco di tempo, e certi entusiasmi bisogna premiarli e goderseli come meritano.
Nonostante sappia che già l'anno prossimo se li ricorderanno in pochi, il mio titolo di Disco Dell'Anno 2003 va a loro, con tutto l'affetto e la sincerità, le uniche cose che contano in una classifica di dischi su un blog.

domenica 14 dicembre 2003

Polaroid d’epoca

... se non era tardi ci si fermava volentieri a fare le polaroid spiritose nel primo Getty Museum, la famosa Villa Dei Finti Papiri, epitome allora del Kitsch più divertente e ridicolo. Eccole ancora qui, ingiallite o arrossite per la stampa casual, in compagnia delle più exclusive «da brunch fine», scattate e firmate sulle terrazze Volpi al Quirinale da Andy Warhol. (Quando arrivò per la prima volta a Roma, e rimase muto parecchi giorni, come contemporaneamente il ministro Bisaglia alle prime uscite nei salotti romani, fu accompagnato direttamente da Fiumicino all'Aracoeli, perché era deceduta in quel frangente la principessa mamma del fidanzato della sua brava sponsor. Lui scattò una polaroid al feretro).Così rieccoci in pose e basette sfrontate e collane e bermudas d'epoca tra quegli ameni marmi e bronzi falso-tardoromani e le aiuole «botanicamente storiche» e i cespugli «storicamente autentici» in un candido peristilio ercolaneo tutto abbagliante di colonnati e criptoportici nuovissimi. Rieccoci come stupendi Poseidoni capelloni e aurighi basettoni dalle lunghe ciglia ed Eracli tiburtini in calzoncini bianchi e occhialoni neri e ‘polo’ stampate a Cadillac e Chevrolet del Trenta comprate dal Saks di Beverly Hills, tutto travertino romano già allora. Come il Getty Center d'oggidì. Con Laocoonti di Camp Snoopy e gladiatori a baffo pendulo da Chinese Teather negli angolini Winckelmann (vasche e bronzetti di scavi balordi, bacche e zucche citate da Plinio) in canottiere acriliche rosse a bordi bianchi, o gialle a lampi blu, con un Superman o un gelato sulla schiena. (E ci si ‘polaroidava’ di straforo in compagnia del discussissimo ‘efebo’ bronzeo mediterraneo, forse falso ma simpatico per la posa ruffiana: più complice e ‘soft’ che nel suo celebre collega di Berlino, riprodotto in infiniti multipli come premio di profitti scolastici nell'incosciente età Guglielmina).
Forse soltano certi scatti e ciak d'allora in stile «absolutely pompier» fra gli archi e stucchi ‘Beaux-Arts’ frananti messicani e moreschi nel Palace of Fine Arts di San Francisco (Panama-Pacific International Exposition, 1915...) possono tuttora evocare una tale aura di résistance, décadance, insolence. E un ancora innocente «blithe spirit» che dalle spontanee fruste e istintive catene e impulsive cere colorate allegramente ribollenti nei rozzi e naïf backrooms di tutti quei Tool Box e Ramrod e Badlands e Detour e Underworld e No Name e Arena e Faultline e Falcon Lair e Eagle Nest e Rusty Nail e Powerhouse e Rawhide e Plumbers e Butch e Stud nemmeno badava, francamente, a rivoltarsi indietro con musini di circostanza verso la provincia ristretta dei maoismi trucibaldi e infantili, col popolare e familiare gesto del tiè. (Non si era signorili? No, non si era per nulla signorili. E meno che meno, elitari o snob. Solo Provocazione & Trasgressione verso feticci e tabù di stretta prammatica: vaffa, signore compagne e compagni signori, vaffa. Ce ne n'est que le Zeitgeist, baby: tout se tiè).

Alberto Arbasino, Le Muse a Los Angeles, Adelphi, 2000, pagg. 23-25



Ho trovato in questa pagina di Arbasino un movimento in qualche modo analogo a quello delle parole di Coupland che usavamo leggere all’inizio di ogni puntata in radio (e perciò ve l’ho ricopiata): il passaggio dallo sfogliare vecchie polaroid al prendere in esame (con ben altro atteggiamento, è ovvio) lo spirito dei tempi che ce le ha tramandate, e di conseguenza il presente.
Un gesto (là metaforico, qui forse più reale) che arriva a essere politico partendo dalla più effimera delle immagini.
(I'm) The end of the family line

Fino a qualche anno fa conoscevo a memoria qualche risposta abbastanza autoironica a domande tipo "ma voi quando vi sposate", "quando andate a vivere assieme" ecc.
Ora, dopo tutto questo gin e questo rum, non sono più così brillante.
Mentre ragazzi più giovani e ragazze più carine nel resto dell'appartamento semibuio ballano musica che non riconosco, mi trovate in cucina a fare pessimi interminabili discorsi, nemmeno coraggiosamente nichilisti, appena mediocri.
E come ogni anno, dopo la stagione in cui si tornano a tirare fuori i maglioni pesanti e i dischi degli Smiths, arriva anche il momento per quelli di Morrissey solista, i primi, le cose più incerte,

Our frank and open deep conversations
they get me nowhere
they bring me down, so
give it a rest, won't you
give me a cigarette
God give me patience
just no more conversation
Give us a drink
and make it quick
or else I'm gonna be sick...

venerdì 12 dicembre 2003

Definitely lost

Devo dirlo, ne sento l'urgenza: quanto è crudele perdere la vista e non potersi permettere una montatura di Mikli?

Ma il punto è un altro, ovvero: le Black Candy avevano scritto la scaletta con un pennarello rosso sul cartone della pizza.
Non dico altro.
Si meriterebbero tutte le copertine di tutto il pianeta. Tutte.
Nuove frontiere dell'Alta Fedeltà

Lost in translationAvrei voluto scrivere qualcosa di convincente per rispondere a La Laura che, qui sotto, sembra essere rimasta insensibile alla poesia di Lost in translation (anche se capisco che non si riesce mai a persuadere qualcuno a "farsi piacere" qualcosa: al massimo puoi continuare a mostrare, illuminare aspetti, senza arrivare a capo di nulla).
Avrei voluto argomentare con leggerezza il risaputo: che non si tratta di una storia d'amore né d'amicizia semplice semplice, ma che mi è sembrata una storia sul bisogno d'amore e d'amicizia, bisogno che i due personaggi, così incastrati nella loro incredibile bolla spazio-temporale (Tokyo-insonnia), sono fin troppo consapevoli di non poter soddisfare.

Mentre le commedia d'amore presentano di solito il momento iniziale di una storia, e dopo la parola fine non c'è più niente da raccontare, cioè i due personaggi vivranno felici e contenti, qui si resta sospesi (guardiamo la città dall'alto, con la faccia di chi non riesce ad addormentarsi), non è possibile afferrare il cuore della questione per le mille differenze che li separano.
E forse da questa sospensione consegue la sensazione di superficialità che La Laura accusava. Allora le risponderei che di questa superficialità non è però vittima il film, e si andrebbe avanti un pezzo, tornando in macchina di notte dopo un concerto.

Ma dopo aver letto oggi il post di Fabio, dove viene illustrato il concetto di "rimasterizzazione emotiva", non so: non ne ho più la forza.
Aggiungo soltanto che anch'io, la mattina dopo, ho cercato subito la colonna sonora, e l'ho ascoltata tutta diverse volte, e non ci potevo credere quando alla fine di Just like honey, dopo cinque minuti di silenzio (non skippati) ho sentito la voce annunciare "Ladies and gentlemen, Mr. Bob Harris"...

giovedì 11 dicembre 2003

Problems

Alla visita della patente mi han detto che sono cieca e io non lo sapevo.
C'è un bel libro di Guimaraes Rosa, Miguilim, il bambino protagonista alla fine scopre che non ci vede perchè gli mettono gli occhiali (mh: vi ho svelato il mistero) e tutto il tempo tu non lo capisci, ed è un bel twist, se si può dire (l'introduzione di tabucchi, che mi aveva soddisfatto allora, introduce un poco di questioni filosofiche che sono autorizzata a non capire).
Sono sicura che è per questo che non ho amato Lost in translation pur spifferando i trailer e le recensioni i presupposti per essere il mio (e di miliardi di altri, per carità) film.
Ecco vedi, c'è lei che dice all'amica di essere andata al tempio, e di non essersi emozionata (commossa, non ricordo esattamente).
Beh, è proprio quello, credo.
E così ero dispiaciuta e invidiosa che tutti entusiasti e io no.
Io no.
Io condannata allo spot trenitalia, per sempre.
Sob.
Aiuto.
Contro la noia della tivù...

Devo avere dei problemi, tutta sta matematica non può non aver lasciato traccia.
A me piace lo spot trenitalia. Dico sul serio.
Dico c'avete presente le pubblicità dei profumi (anche se Ilya, thème musical de la campagne du parfum Cacharel. Amor, amor, fhh).
E mi piace prendere i treni, perchè è l'unico momento che sei costretta a leggere.
Sono anche stata in prima classe, una volta, per sbaglio.
I treni sono sempre in ritardo è vero, ma francamente, io dove è che devo correre?
Però lo spot non piace a nessuno. Dico sul serio.
Pure al cinema commentavano, nonostante le pubblicità dei profumi.
Nonostante la pubblicità al cinema.
Quindi ho dei problemi di sicuro.
Sob.
Teletrasporto per Olympia, WA

Per quanto mi riguarda, oggi c'è una sola cosa importante da comunicare:
Black Candy live, questa sera al Renfe di Ferrara, ore 22 circa.
Non sarà fisicamente spiegabile la vostra assenza.

La band di Mara The Queen of Rock'n'roll, Poison Aly e DJ Amarezza ha finalmente ultimato le registrazioni del primo album Candinista (atteso per il 21 dicembre), e ci regalerà il solito furibondo casino. Se non ci credete, sentite qua.

A seguire, The Rippers, "oscuro e malvagio garage punk da quella terra di peccato e di vampiri che si chiama Sardegna". Il loro nuovo Lp (e non cd) è appena uscito.

Se volete, sulla blogmobile dei polaroidi c'è ancora posto.

mercoledì 10 dicembre 2003

Say hello to download

In attesa del loro prossimo album (con comodo), su Citizen Erased, sotto il menù "listen" si può scaricare un concerto degli Interpol registrato a Denver il 23 settembre scorso.
C'è anche "Strangers in the night" o "Song Seven" o... "quella nuova" insomma...
Lui sa tutto quello che vuoi tu

Steve Jobs, patrono di Apple, in un'intervista a Rolling Stones spiega la sua visione del futuro della musica.
L'unico modo per combattere la diffusione della musica peer to peer non è la repressione, ma la competizione:
"They bought 45s, then they bought LPs, they bought cassettes, they bought 8-tracks, then they bought CDs. They're going to want to buy downloads".

("They" siamo noi.)
Centrifugato numero due

Mi dicono dalla regia che è già pronto il secondo numero di Stirato.
Scaricatevi pure quello!
(se ne escono un altro paio prima della fine dell'anno, La Laura si presenterà al Covo con una minigonna di fanzine: altro che Suicide Girls).
Shake it like a polaroid picture

Stavo cercando in rete qualcosa sulla canzone che tutti balleremo a Capodanno, quando mi sono imbattutto in Season's Greetings!: accendete le casse e shakerate tutto.
Stampa rassegnata

ho scaricato un programma per salvare file di streaming in real audio,
l'ho crackato,
ho "registrato" un GR di Radio1 in .ra (presumibilmente protetto da copyright),
ho scaricato un programma per convertire i file real in altri formati audio,
ho trovato il serial number in rete e ho sprotetto il programma,
ho convertito il .ra in .wav,
l'ho editato,
l'ho riconvertito in .mp3 per alleggerirlo,
l'ho spedito al capo in meno di un'ora.

tutto questo per lavoro.
la mia laurea in filosofia (ti ricordi? Wittgenstein non era il nome di un blog) si sta rivoltando nella tomba.

(grazie a ink per i tips&tricks)

martedì 9 dicembre 2003

Riserva indie-iana

Robert Christgau, celebre firma del Village Voice, se la prende con lo stile di scrittura delle recensioni all'epoca di internet: "Why should indie-rock bands go pop when webzines everywhere think they’re so cool?" (e nella seconda parte dell'articolo parla dei Wrens).
Si può essere d'accordo su molti punti, ma trovo l'affermazione "Indieland broke off relations with the actually existing pop world years ago" parecchio superficiale.
Signor Loser, si indigni! Alex, mandagli un cd!
Natale a Omaha

Come passano le feste in casa Saddle Creek?
Il signor Bright Eyes Conor Oberst arrangia e interpreta canti tradizionali natalizi. L'album è acquistabile solamente su internet e i proventi saranno devoluti al Nebraska AIDS Project.
Rilo Kiley, invece, si guarda il filmino di Paris Hilton.
Qualcuno ha detto "classifica" e non è ancora finito dicembre?

Per la prima volta un disco della Rough Trade è al primo posto della classifica di fine anno del negozio Rough Trade. Scoprite quale qui.
Su Amazon, invece, ce ne sono due: quella aziendale e quella dei clienti.
Infine, la metaclassifica per eccellenza: i best reviewed albums of 2003 secondo Metacritic.
Ehi amico: non c'è problema
(Questa notizia temo interesserà solo Valido)

Se siete fans di Andrew W.K. sarete contenti di sapere che presto avrà uno show tutto suo su MTV2.
Potrete scrivergli (c'è il form on line), raccontando i vostri problemi e chiedendo consigli...

Andrew WK: quest'uomo vi darà degli ottimi consigli
Andrew WK: quest'uomo vi darà degli ottimi consigli

La meglio gioventù VS La peggio musica

Geri Halliwell, Gianluca Grignani, Dido o forse era Lene Marlin, non l'ho riconosciuta...
no, non è la scaletta del mio prossimo contributo ad Arte del Nastrone, ma la musica che Radio 2 trasmetteva domenica sera durante gli spazi pubblicitari dentro La meglio gioventù.
L'iniziativa a favore dei non vedenti di mandare in onda (in AM) il sonoro di film e sceneggiati che passano alla tivù (con una voce a fare da raccordo nelle scene senza dialoghi) è senza dubbio lodevole. La scelta della musica per coprire intervalli non pagati un po' meno.
Semplicemente, la scelta non è stata fatta. Si mixava con un nastrone di sottofondo e via, senza nemmeno un dlin dlon d'avvertimento.
Nonostante lo sceneggiato non mi sia sembrato un'opera d'arte, il brusco passaggio da una conversazione tra due ragazzi del 1966 al finale di una canzone (giuro, neanche l'hanno messa dall'inizio) di una ex Spice Girls risultava parecchio sgradevole. Mentre guidavo ho cambiato canale proprio come se fossi stato sul divano a casa.

venerdì 5 dicembre 2003

L'albero di natale tradizionale non è indie

Mh, l’attuale dibattito sui blog (me l’ha letto Ebi al telefono), pare incentrarsi sull’attendibilità o meno delle playlist di fine anno compilate a fine novembre.
E mi verrebbe da dire, di solito ho da far cose più serie, invece mi tocca in sorte che non ho un cazzo da fare e così faccio la scaletta (e ne discuto pure, diomio), giusto perché c’ho una fotta incredibile che finisca questo confortevole e gradevolissimo duemilatre.
E poi a dicembre si ascolta Salomon Burke che canta Present for Christmas, si va trovare le amiche che fanno le commesse agli ipermercati anche la domenica, a vedere la rassegna delle scuole di danza che tua cugina balla lo Schiaccianoci, devi evitare che la tua famiglia si accoltelli a cena, devi trovarti un posto davvero indie dove suicidarti l’ultima notte dell’anno che in bagno al covo c’è già la lista, devi prepararti al fatto che la tua taglia ai saldi non ci arriverà mai.
E poi e che cazzo, a dicembre bisogna far l’albero di natale, no le playlist.
Per me in cima alla playlist degli alberi di Natale duemilatre c’è quello tradizionale, gli altri, tipo monocolore, con i limoni seccati, la pasta di sale, i biscotti al cioccolato, il polistirolo ricoperto di stoffa a forma di delfino, e qualsiasi altro meschino succedaneo della pallina di vetro colorato (ho detto vetro, no plastica), sono solo uno spreco inutile di energie, un complotto contro il Natale.
Ce ne deve essere uno molto rappresentativo in Fanny e Alexander, quando l'han dato in tivù io ero piccola (tipo che erano i primi anni ottanta) e il primo episodio non mi fu sottoposto a censura perchè c'erano le decorazioni natalizie, ma no lo ricordo, comunque (Alexander che vomita? boh).
E mentre fai l’albero di Natale non puoi ascoltare niente perché c’è Harry ti presento sally in tivù, oppure Tutti insieme appassionatamente che ti ricorda di nuovo che se non avessi studiato dalle suore adesso saresti diversa e avresti un blog antagonista anziché collaborare ad uno buonista.
Eppoi l’albero lo fai con i tuoi compagni di appartamento, e a Natale devi essere più buona, vuoi quindi infligger loro ancora una volta la pena e lo strazio della tua musica uscita alla fine del duemilatre?
Quella la rimandiamo a gennaio, e finisce nella playlist di novembre prossimo che sarà di sicuro un anno migliore per tutti. Molto meno indie vivaddio.


Il malato immaginario

«Un blog musicale che nasce dal disgusto per i blog musicali, per la loro inutile autoreferenzialità, per l'ostentato fighettismo indie, per le playlist compilate a fine novembre, per il buonismo, per gli awards e tutte le cazzate che ne seguono».

(grazie a Loser per la segnalazione)

giovedì 4 dicembre 2003

It's the end of the year as we know it

Le classifiche dei dischi del 2003 secondo polaroid & Glamorama saranno svelate questa sera, a partire dalle venti, sul confortevole mono dei centotre punto cento in fm di Radio Città 103 (si accettano scommesse sulla tenuta dello streaming).
Due ore e mezza torrenziali di trasmissione a quattro microfoni, farcite con quanto di meglio si è ascoltato in questi dodici mesi.
E qualcosa da bere, ovviamente.
Non mancate :-)
Shins live!

Ho scoperto con ritardo questi Shins, ma vedo in giro che il buon Chutes too narrow è presente in molte classifiche di fine anno.
Qui si può scaricare un loro intero concerto registrato a Austin lo scorso settembre.

(e aggiungo anche la bonus track: se proprio vi piacciono i Radiohead...)
Fa tutto lui (2)

Problemi di playlist? In questa stagione vi si ingolfano le classifiche?
Gecco, il nostro uomo al php, ha risolto tutto e ha creato La Macchina Che Raccoglie Le Classifiche Di Fine Anno.
Cliccate qui:

disco bravo 2003


Un po' come fanno quelli di Rate your music, che però infilano nelle prime quattro posizioni Neil Young, gli Who, Led Zeppelin e Pink Floyd.
Wow! il 2003 è stato un anno memorabile, non trovate?

Ne volete ancora? Ecco A List a Day.
Avete esaurito le idee per un qualsiasi cavolo di elenco? Il Random List Generator è quello che fa per voi.
Basta così, che poi quelli di Dispenser si fregano tutti i link...
Thank you for the music (8)
Una polaroid di musica in nice price

The Velvet Underground - 'Loaded'Il fatto che l'essenziale della discografia dei Velvet Underground si trovi tutto nella fascia più bassa di prezzo potrebbe essere preso come un buon segno dei tempi.
Tralascio considerazioni sul se e come poi certe cose purtroppo cadano nel vuoto.

Il fatto è che mi metto nei panni di chi oggi comincia a masticare musica e si chiede chi siano mai questi padri fondatori, e perché debbano occupare uno scaffale intero tra box, compilation, rarità e ristampe.
La mia opinione è che Loaded sia il disco migliore per avvicinarsi ai VU e cominciare a orientarsi, anche se pare essere quello a cui loro (soprattutto Lou Reed) tenevano di meno.
D'accordo, il "disco con la banana" è fondamentale, mentre i due successivi sono quelli più sanguigni e ruvidi. Ma Loaded è quello che con più leggerezza riesce a mostrarti cosa sapevano fare i VU e perché sono ancora così importanti oggi, almeno per chi ascolta un certo tipo di musica.

Il 1970 era un momento di stress per la band: John Cale era stato allontanato da un pezzo, Maureen Tucker stava per avere un figlio, cinque sere la settimana (per dieci settimane) i VU suonavano al Max's Kansas City, Doug Yule reclamava maggiore spazio e Lou Reed subiva le pressioni della nuova etichetta discografica, la Atlantic, abbastanza timorosa delle tematiche dei suoi testi (Reed avrebbe poi lasciato la band prima dell'uscita del disco).
Che nello stesso periodo abbiano potuto scrivere gemme della storia della musica come Who Loves the Sun o Sweet Jane è semplicemente un miracolo. Ma la canzone che amo sopra ogni altra di Loaded resterà sempre l'impetuosa Rock & Roll: la storia più universale per chi ascolta musica, talmente semplice e banale che non vi linko nemmeno il testo. Lo conoscete già, è quello che è successo a voi, un sacco di tempo fa.

Queste le parole di Reed: "Se non avessi mai sentito il rock & roll alla radio, non avrei mai pensato che ci fosse vita su questo pianeta. Sarebbe stato devastante pensare che tutto quanto, dappertutto, fosse come il posto da cui provengo. Sarebbe stato profondamente scoraggiante. Il cinema non faceva per me. La TV non faceva per me. Era la radio che faceva per me".

... you know my life was saved by rock & roll...
Preparando il Christmas Martini e le olive sotto l'albero

Non lo facciamo mai, ma dato che nella nostra puntata di supplenza del mercoledì ci siamo divertiti parecchio, oggi vi segnaliamo volentieri i pezzi in mp3 che per una settimana potete scaricare: 1 (nei primi cinque minuti il finale di quei folli all'Overlook Hotel), 2 e 3.

Siamo partiti lenti e in generale abbiamo sproloquiato non poco (io colpevolmente dei Velvet Underground, La Laura di cinema - come se non sapessimo che il suo sogno è di andare a Seconda Visione), ma sarebbe bello se le serate di polaroid fossero più spesso così.

mercoledì 3 dicembre 2003

Polaroid: doppia in doppia coppia

Grazie Ginka, grazie Albert per essere andati nel Regno Unito.
Voi ve la spassate e noi recuperiamo il tempo perduto. Il tempo rubato (a buon diritto oppure no, poco importa) dal namedropping bolognese del consiglio comunale.
Questo per dire che stasera sui centotrepuntouno, polaroid sostituisce Beatbox (non ce ne vogliano gli ascoltatori per il salto - nel vuoto - della qualità).
Stasera quindi dalle 21.00 alle 22.30 si recupera.
Mezz'ora in più a disposizione per organizzare una puntata delle tradizionali, rubriche comprese, aperitivi, polaroid al cinema, thank you for the music e sommario (ei placet).
Tranquilli, si prevede l'intervento della redazione di Glamorama, di cui è certo il sopraggiungere ad una certa ora.
Ciò detto, resta fisso l'appuntamento di domani, giovedi quattro dicembre.
Domani, puntata speciale, in osmosi con Glamorama, dalle 20.00 alle 22.30.
Puntata finale se non definitiva, stanti gli schedulati appuntamenti del consiglio comunale di qui alla fine dell'anno.
Bilanci anticipati dunque, scalette a pioli del glam duemila e tre (anche se sarà difficile resistere alla tentazione di farci ospitare da Airbag, un qualche prossimo venerdì).
A stasera.
Dormire sui cartoni per strada sarà abbastanza indie?

Non ho potuto essere della balotta al M.E.I.
Per fortuna c'erano Marco e Carlo :-)

update: c'erano anche Zazie ed Giulia. E come poteva mancare il Presenzialista?
Chi l'avrebbe mai detto

indiepop
You're an Indie Pop Kid. You like songs about
relationships and the prettiness of nature.
You're sentimental, but not certainly not emo.
Oh, and if you aren't an English Major, you
should be.


You Know Yer Indie. Let's Sub-Categorize.
brought to you by Quizilla
(via inkiostro)

avviso

(avviso presente su 101ism)

martedì 2 dicembre 2003

Lista attesa
(un titolo sottile)

Aspettando che il nostro aggregatore umano (più affidabile della Listmania di Amazon) passi le vacanze di Natale a computare la Classifica definitiva dei dischi del 2003 preferiti dagli indieblogger, eccone un paio interessanti già apparse in rete: quella di Tasty Fanzine (con la partecipazione di membri degli Spearmint e dei The Loves) e quella di Largehearted Boy.
Tutto il resto si troverà prima o poi su un sito da maniaci come Listology.com (tra perle quali la "Lista delle canzoni con i nomi dei giorni nel titolo" o la "Lista dei cd che mio marito si vergogna a lasciare in bella vista sulla mensola dei cd").
Essere unhip costa troppo

Volete mettere quanto è figo lavorare gratis per Vice Magazine o gli Strokes?
Ermeneuti di Labranca, fatevi avanti.
Cento di questi download

Per il suo trentacinquesimo compleanno Martin Carr (ora noto come Bravecaptain) ha deciso di fare un regalo al suo pubblico: il nuovo ep è scaricabile gratuitamente dal suo sito, con tanto di copertina.
"I'm still looking for that same sound I've always looked for, and every batch of music I make takes me a little closer".

lunedì 1 dicembre 2003

Quello che ho imparato la prima volta che ho fatto il dj

Ogni festa ha il proprio luogo.
I muri del Covo hanno quella forma lì, e le cose che ci stanno dentro le conosciamo.
A volte ci sono novità, sorprese e scarti inattesi. Ma ogni dettaglio finisce per diventare parte di quel corpo di fenomeni (per nulla accidentali) che vanno sotto il nome di "una serata al Covo".
A volte ti diverti, altre volte ti chiedi cosa ci fai ancora da quelle parti. Ma ormai potresti riconoscere una serata al Covo a occhi chiusi, come un intenditore di whiskey.

Così quando venerdì scorso, sull'onda dell'euforia, dopo ore di Smiths Pixies Pavement Cure Housemartins Strokes Hefner Jam Interpol eccetera eccetera eccetera, mi sono lasciato andare e ho infilato ABC dei Jackson 5, gli Specials e infine i Clash, e la pista si è svuotata come per incanto, non avrei dovuto sorprendermi.
Mi ricordavano altre feste, pensavo vi piacesse... hey, dove andate...

Ma i giradischi sono tondi e girano in avanti, proprio come gli orologi. Non bisogna dare nulla per scontato, né perdere la concentrazione (che non coincide con la sobrietà, come l'Uomo dell'Anno dimostra): cogliere l'attimo e capire al volo quanti bpm ha. Soprattuto alzare le testa e tenere d'occhio Fabio, la metà con gli occhiali di Glamorama, vero termometro delle danze.

Vorrei poter dire d'aver imparato qualcosa da questo fantastico venerdì, ma non ne sono sicuro: del resto, gli Outkast (thanx Airbag crew!) subito prima dei Postal Service erano stati presi con la giusta ironia. Ma poco importa, non voglio ragionarci più di tanto: certe serate riescono talmente bene che non riesci a rovinartele nemmeno con le peggiori figure, tutto qui.

Ci ha poi pensato Mr. Unhip a calare le braghe del tutto e a riportare l'ordine. E allora sono corso dall'altra parte del banco e ci siamo sudati tutti addosso agli altri (proprio così). Ricordo distintamente che sulla cover di Blister in the sun fatta dagli Wannadies ho gridato "tutti giù" come in Animal House. E le ragazze lo hanno fatto, per poi saltare quando la canzone ricomincia. Un sogno diventava realtà.
Certi momenti valgono più di mille playlist. Come cantare "Cause it feels like we’re always falling away" insieme a Spiral Stairs a fine serata, come vedere i tuoi amici sorridere quando riconoscono in meno di un decimo di secondo l'attacco di This Charming Man, o quando la gente si stacca dal bar se fai partire i Beat Happening e si butta in mezzo sollevando i bicchieri.

Certo, rimane il problema delle richieste: il tizio che a locale ancora vuoto, mentre io mi destreggiavo in una sequenza All Girl Summer Fun Band - Aislers Set - All Girl Summer Fun Band - Dealership, è venuto a chiedermi gli Stone Roses. O la simpatica ragazza che mi domandava in continuazione solo roba Dischord (chiaramente un'inviata di Seconda Visione con il compito di sabotare il mio arcaico set). E che dire della bellezza che verso le tre e mezza voleva a tutti i costi Downloading porn with Dave dei Moldy Peaches e io li avevo lasciati a casa? (diomio, perché?)

Un grazie a chi è passato (e magari veniva da lontano), a chi ho conosciuto per la prima volta e a chi ho rivisto volentieri, a chi ha consumato ancora un po' di più le vecchie mattonelle rosse, e a chi come l'IngegnIere si è fatta più di sei ore di Covo solo perché volevo fare finta di essere un dj.
Un impegno concreto: più Indie Blog Awards per tutti

Vi sarete accorti che spesso quelli di polaroid sono off line nel week-end.
E non vi siete mai chiesti perché negli stessi giorni nemmeno Pitchfork viene aggiornato? Se fate due più due...
By the way, con il nostro consueto ritardo siamo qui per ringraziare Delio, che ha magistralmente organizzato questi Indie Blog Awards come nemmeno Tony Renis avrebbe saputo.
Inoltre, vorremmo esprimere tutta la nostra riconoscenza al nostro produttore Arturo (Maestro, anche lei c'è dentro fino al collo), e abbracciare Sergio Palladini, il regista di tutti i nostri video, e soprattutto vorremmo dire grazie a voi, nostro adorato e folto pubblico, la migliore conventicola che ci poteva capitare.
E' per merito vostro se ora, sulla porta del nostro ufficio a Radio Città 103, possiamo appiccicare commossi queste targhette:



indieblog che ha saputo imbastire la polemica più inutile e pretestuosa



miglior indieblog domiciliato in bologna (e borgo panigale non vale)



indieblog che ha perso maggiormente la testa per i radio dept. e per i postal service (media pesata)



migliore descrizione di un concerto indiepop visto all'estero



indieblog che meno sta a fare il precisino e lo scetticino quando si parla dei gruppi con il the davanti e la s in fondo, e gira tutto intorno alla stanza, mentre si danza (prezioso rmx)