giovedì 31 gennaio 2019

There's not a lot going on in my town

HOBBY CLUB - FOR MAURICE

Scapperemo da questo posto un giorno o l'altro, e tutte le mille storie che ci riempiono la testa e il cuore, tutti i libri e i sogni che abbiamo raccolto e che aspettano soltanto noi scoppieranno via, e la nostra vita comincerà. Gli Hobby Club, duo basato a Londra e formato da Beth Truscott e Joe Rose, esordiscono così, con un inno travolgente al resistere in una piccola città di provincia, all'essere sé stessi nonostante tutto e tutti, al cercare la propria libertà. Il loro primo singolo si intitola For Maurice, "named after a local celebrity in Joe’s hometown Barrow, the brash and absurd, yet sensitive and creative Maurice G. Flitcroft, who at all times was striving for something more than his humble origins would allow by studying art and literature and becoming the self-professed best at anything he put his mind to".
Mi hanno davvero colto di sorpresa: pop celestiale che ha un evidente debito con le chitarre dei primi Smiths, ma con una voce che sa raggiungere brividi degni dei Flowers. Sono sicuro che la scena indiepop sentirà ancora parlare di loro. For Maurice fa parte dell'EP Video Days in arrivo il prossimo otto di marzo su Hit Or Heist.

mercoledì 30 gennaio 2019

Première: Baseball Gregg - "Toursong"

Première: Baseball Gregg - Toursong

Il 2019 dei nostri cari Baseball Gregg è cominciato con il migliore dei buoni propositi: pubblicare una nuova canzone ogni mese, e a dicembre raccoglierle tutte in un disco, che sarà al tempo stesso nuovo e "antologico". Il progetto ha precedenti illustri: penso, per esempio, a Jens Lekman con le Postcards e il Calendar a quattro mani con Hello Saferide, ai Flaming Lips (che ovviamente persero presto la cognizione del tempo), o più di recente al Patreon lanciato da Spencer Krug di Wolf Parade e Moonface.
Oggi, 30 gennaio, i Baseball Gregg segnano sulla mia agenda la prima data con un grosso cuore rosso e la prima canzone tutta nuova. Sotto le parole introduttive di Samuel Reagan, la metà californiana della band, e da sempre compagno di strada del nostro Luca Lovisetto, ecco in una prestigiosa première per voi su "polaroid - un blog alla radio", Toursong:
Il prossimo marzo andremo in tour dalla California ad Austin per il SXSW! Sono davvero molto carico al pensiero di trascorrere una ventina di giorni coi miei migliori amici, esplorando nuovi posti, facendo tutti quanti la cosa che amiamo di più: suonare. Ho sentito l'urgenza di scrivere una canzone per comunicare agli altri quanto fossi carico all’idea di partire con loro: non ci sono altre persone al mondo con cui preferirei condividere questa avventura in tour.
Toursong segna anche l’inizio di un’altra avventura. Io e Luca abbiamo deciso che nel 2019 vogliamo approcciare la registrazione e la pubblicazione di musica in maniera un po' diversa rispetto al passato. Ogni mese pubblicheremo un brano e a mano a mano queste canzoni finiranno per diventare parte di un album. Il disco, intitolato Calendar quindi prenderà corpo a poco a poco, un brano alla volta: ogni mese si potrà voltare pagina e ascoltare la nuova fotografia sonora che abbiamo scelto per rappresentare il mese. Ogni uscita includerà anche una copertina realizzata da uno dei miei artisti preferiti, nonché uno dei miei più vecchi amici, Eli Wengrin.
Toursong parla anche dell’emozione di esplorare questo nuovo terreno musicale con Luca. Per i nostri primi quattro anni come band ci siamo sempre concentrati molto sulla creazione di album ed EP interi e coesi (e ne abbiamo fatti ben cinque!). Oggi, però, lo stato attuale della musica (e il suo consumo) sembrano suggerire che l’era degli album sia prossima alla fine: comunque andrà, per noi sarà una sfida elettrizzante scrivere, registrare e pubblicare una nuova canzone ogni mese.
Il ritornello di Toursong, tra l’altro, parla di suonare in tour la prima canzone mai pubblicata da noi, Mathdance, e quella canzone in qualche modo profetizzava già anni fa questo nostro prossimo viaggio lungo la West Coast ("together we will mathdance through the West")!

Baseball Gregg - Toursong

martedì 29 gennaio 2019

Certain frantic quality

TALLIES // polaroid - un blog alla radio // podcast

"polaroid - un blog alla radio" S18E08

Jesse The Faccio – Beach
Tomorrows Tulips – Certain Frantic Quality
Tallies – Mother
Makthaverskan – Demands
Westkust – Swebeach
Eggs – I Feel In Love
The Stroppies – Cellophane Car
Hand Habits – Placeholder
Blue Jeans – Baby You Can’t Fake It
Mick Trouble – End Of The Lion
Vampire Weekend – Harmony Hall



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giovedì 24 gennaio 2019

Baby, isn’t this the afterlife?

Rosie Tucker

If you told me that we’d died
And gone to the gay bar
I woulda said “that seems right”


Quasi un secolo dopo l'intramontabile classico degli Electric Six, una nuova canzone torna ad accompagnarmi a una memorabile festa in un gay bar. Stavolta la guida è una fanciulla e si chiama Rosie Tucker, giovane cantautrice di Los Angeles. All'epoca del suo esordio Lowlight si era fatta conoscere per un folk acustico asciutto, risoluto ma poetico. Ora, a distanza di oltre tre anni, sta per tornare con un nuovo album intitolato Never Not Never Not Never Not, in cui scopriamo che il progetto si è trasformato in una vera band (con l'ingresso di Anna Arboles alla chitarra e Jessica Reed alla batteria). Questo primo singolo rivela che la sua musica, per usare la semplice ma efficace definizione del produttore Wolfy, è diventata un indie rock "with music for the heart and lyrics for the brain". Se amate l'indiepop di Frankie Cosmos o una band come Girlpool qui dovreste sentirvi abbastanza a casa.
La storia dentro Gay Bar è semplice: "having a good time at a cowboy gay bar in the Valley, celebrating the incredible spectrum of characters dressed to impress at your average regional queer watering hole. I’m aiming for innocence and bliss here — the joy of looking really good and dancing with people who already like you a lot".
Qualcosa che sarebbe bello riuscissimo tutti a fare più spesso.

lunedì 21 gennaio 2019

"I fell in love with a girl she didn't even know I exist then I formed my own band"

EGGS (PARIS) - HOWLIN BANANA RECORDS / HELLZAPOPPIN RECORDS

"Volevamo suonare come i Television Personalities, ma allo stesso tempo volevamo anche le chitarre Anni Novanta dei Guided By Voices": qualcuno potrebbe sostenere che i ragazzi non hanno le idee chiare, ma io sono convinto che invece abbiano un'idea precisa e fortissima della tensione che può nascere da quella specie di contraddizione. Loro sono gli Eggs (niente sito o social, a quanto pare, e anche poche foto in giro: trovo solo una pagina mezza vuota ma già abbastanza eloquente su YouTube), vengono da Parigi e facevano parte di alcune altre giovani band della capitale, come Bootchy Temple e Joujou Jaguar. Se li avessi scoperti in tempo, appena era uscito il loro EP d'esordio, poco prima di Natale, li avrei molto probabilmente infilati last minute nella classifica dei dischi di fine anno, nonostante Eggs sia composto soltanto da quattro canzoni. Perché tutte le classifiche dovrebbero tenere conto soltanto di questi innamoramenti fulminei, totali e intransigenti. Quattro canzoni in cui l'esito di quella tensione scatena un suono molto Flying Nun: a volte fanno venire in mente proprio i Clean più scintilanti, strati di chitarre jangling che si perdono dentro organi ostinati e cori che sembrano buttare via tutta la casa, la storia, il senso delle parole. Una musica così impetuosa e sentimentale che non ti accorgi quanto la superficie possa apparire lo-fi, ruvida e irregolare. Dentro, invece, dentro è tutto uno scalpitare e fremere ("I'm asking to myself why don't you wanna beat on my heart to change?"), proprio come scalpitavano e fremevano certe canzoni Sarah o Postcard sotto il loro vestito curato ma poco appariscente. E l'unica cosa che chiedo ora è che gli Eggs facciano presto un nuovo disco e non spariscano subito come "tutti quei gruppi che dovevano pubblicare soltanto un 45 giri e poi dire addio".

(via Hellzapoppin Records / Howlin Banana Records)



domenica 20 gennaio 2019

Kings And Queens Of The Do It Now!

 Kings and Queens of the Do it Now!

In quest'epoca di streaming, algoritmi e home-assistants, le etichette discografiche (e quelle indipendenti in maniera ancora più esasperata) inventano ogni giorno nuove e creative maniere per spingerci ad ascoltare la loro musica. Per esempio, la nostra amata Emotional Response ha addirittura messo assieme una compilation! In streaming e download su Bandcamp! Pieno di band e i musicisti che pubblicheranno per loro un nuovo album in questo 2019! In pratica un nastrone di anticipazioni: whoa, non è sorprendetemente fantastico?
Kings and Queens of the Do It Now!, curata dalla label fondata da Stewart Anderson e Jen Turrell dei Boyracer, raccoglie undici canzoni "from upcoming releases due in this glorious year of 2019. Most releases will also feature a limited run on fancy colour vinyl", e tra queste c'è anche una demo degli stessi Boyracer.
Segnalo qui al volo un terzetto di tracce tra quelle che mi hanno incuriosito di più:

▶️ Seablite - Heart Mountain
Quartetto da San Franciso che definisce il proprio suono "odd pop" e che si era fatto notare un paio d'anni fa per un notevole EP d'esordio. Se avete un debole per quell'indiepop molto Nineties alla Tiger Trap e All Girl Summer Fun Band vi divertirete. Questa canzone, dai contorni un po' sognanti, è una delle mie preferite della playlist. Grass Stains and Novocaine (con una copertina che è puro modernariato indie) è già in cima ai dischi che attendo di più in questo nuovo anno.



▶️ Mick Trouble - End of the Lion
Una delle grandi band britanniche dimenticate degli Anni Ottanta, una di quelle che, per usare una citazione non a caso, "could have been bigger than the Beatles" e poi scomparve all'improvviso, salvo essere un meraviglioso "plagio consapevole" creato un paio di anni fa da Jedediah Smith dei nostri amati My Teenage Stride, Jeanines e vari altri progetti. L'obiettivo evidente è quello di dimostrare, una volta di più, il suo immenso amore per i Television Personalities e Dan Treacy. A maggio 2019 arriverà l'album di debutto insieme alla ristampa in vinile dell'ottimo EP del 2017, accoppiata imperdibile.



▶️ Neutrals - Hate The Summer Of Love
Phil Benson, bassista nei Terry Malts, insieme ad Allan McNaughton e Philip Lantz (che suonavano negli Airfix Kits), ha messo in piedi da qualche anno i Neutrals, già autori di un paio di promettenti cassette. In primavera faranno uscire Kebab Disco (le prime cento copie con fanzine allegata), album che promette di essere pieno di suoni alla Pastels e Shop Assistants, ritmi serrati e senza fronzoli, approccio molto lo-fi. Questa incalzante Hate The Summer Of Love aggiunge anche qualche sfumatura pop-punk Buzzcocks.


venerdì 18 gennaio 2019

Musica Per AperiTweevi (gennaio 2019)


Per la mia personale #tenyearschallenge ho fatto una cosa che facevo identica dieci anni fa, e che mi diverte oggi come allora, ovvero suonare un po' di musica all'ora dell'aperitivo.
In diretta su Radio Raheem con una playlist tutta targata 2019, per quelli che sostengono che l'indiepop è soltanto passato e nostalgia!

lunedì 14 gennaio 2019

"Non mi frega cosa faccio"

Jesse The Faccio - I soldi per New York

Avevo visto Jesse The Faccio dal vivo per la prima volta una bella sera dell'estate scorsa, su in collina al Rudere. Non li conoscevo e se non sbaglio all'epoca non avevano fatto ancora uscire praticamente nulla: mi aveva incuriosito il loro primo video 19.90, bello fai-da-te e schietto, con quell'atmosfera vagamente disgraziata ma non priva di poesia, e il resto era stato merito di Davide Brace, loro entusiasta sostenitore, che a banco evangelizzava tutti quelli che salivano dalla città per la musica e le birrette dopo il tramonto.
Il concerto mi aveva spiazzato: l'idea di suonare oggi quell'indie rock in italiano e con quell'atteggiamento così esplicitamente slacker, senza tentare di risultare simpatico a tutti i costi, appariva talmente fuori contesto che non poteva non entusiasmarmi. Me ne tornai a casa e per un po' di tempo non mi levai dalla testa quel ritornello che diceva "Meno persone più parole / Meno parole più tensioni". I ragazzi erano decisamente promettenti, e non vedevo l'ora che pubblicassero un album. Arrivò l'autunno e in effetti qualcosa uscì, ma sembrava reperibile soltanto su Spotify e da anziano poco socievole non fui capace di ricordarmene. Poco prima di Natale la band padovana tornò a Bologna per fare da spalla alle Altre Di B al Locomotiv Club, e fu una serata ancora più carica. Questa volta avevano preparato un po' di cd e cassette, e così finalmente misi le mani su I soldi per New York (prodotto da una cordata di etichette: Mattonella Records, Dischi Sotterranei, Stradischi, Wooden Haus e Pioggia Rossa) e devo dire che l'album diede soddisfazione a tutte le attese.
Se prima mi si era conficcato in testa un solo ritornello, ora avevo una quantità di versi incastrati come piccoli labirinti dentro cui perdermi ("Cosa viene dal basso / Parole senza dove": esattamente!). Nonostante le storie di queste otto canzoni, a prima vista, non diano l'impressione di voler andare da nessuna parte, Jesse The Faccio si rivela molto bravo a infilare i contorni di piccoli racconti sfuggenti in mezzo a certi scioglilingua che sembrano fluire un po' per caso sull'orlo del nonsenso (la noia di Beach, il ricordo delle vacanze da bambino di Inverno, l'impazienza giovanile di Rasami).
Jesse racconta di essere un grande fan dell'indie rock statunitense contemporaneo (nelle sue interviste ritornano nomi come Beach Fossils, Alex G, Mac De Marco), ma a dargli una certa originalità sono, da una parte, il modo in cui questo gusto filtra nel suo cantato in italiano e, dall'altra, l'approccio nettamente a bassa fedeltà che caratterizza la sua musica. Io chiamerei più in causa suoni Anni Novanta, come dei Sebadoh di provincia, più scarni e adolescenti, con una certa grinta ma al tempo stesso con quella tipica indolenza nel non volerla dispiegare ("Non mi frega cosa faccio / Se gli accordi son sbagliati").
Il concerto di Bologna culminò in una travolgente cover di Gennaio dei Diaframma che sembrava passata per le mani dei primi New Order, e chissà se in quella riuscita combinazione sta la chiave per capire cosa aspettarsi prossimamente da questa band. Per ora, metto da parte i soldi per New York e attendo fiducioso.




venerdì 11 gennaio 2019

Indiepop Jukebox - Gennaio 2019

400

"Let’s get out of bed / Let’s go for a road trip honey!" mi sembra il migliore invito con cui inaugurare l'anno qui sul blog, e quindi scrolliamoci di dosso la pigrizia, lasciamoci prendere la mano dai Nah e dal twee-pop squillante del loro ultimo singolo Road Trip e partiamo. Avevamo già fatto la conoscenza del duo diviso tra Amsterdam e Münster per il bell'EP della scorsa primavera Summer's Failing, e soprattutto per l'ottima compilation Reverse Play - C86 Re(dis)scovered, curata dalla stessa Estella Rosa, che dei Nah è la voce. Le due nuove canzoni racchiuse in questo singolo sprigionano quella spensierata freschezza di certe uscite classiche della Elefant (so che qualcuno ricorda le Nosoträsh, i Cooper o i Juniper Moon, per esempio) e quindi anche se siamo solo all'inizio del gelido gennaio, senti come suona bene questa primavera!




Tullycraft - Passing Observations

La canzone copertina di "polaroid - un blog alla radio" della settimana scorsa era tratta da un disco che uscirà tra un mesetto, l’8 di febbraio per la precisione, e che segna il ritorno degli storici Tullycraft, longeva e fondamentale band indiepop di Seattle, attiva ormai dal 1995. The Railway Prince Hotel sarà pubblicato da Happy Happy Birthday To Me, altrettanto storica label di Athens, Georgia. Ad anticipare questo settimo lavoro per i Tullycraft, prima era uscito il singolo Passing Observation (con la non-album B-side Stop Press Girl), e ora, a scaldare ancora di più gli animi, da qualche giorno è apparso anche la ballata inedita Touch Me, I'm Sick (Over You), traccia risalente alle session di Lost in Light Rotation. Attenzione anche al resto, dato che il mini EP racchiude anche una cover di Bad Connection degli Yaz (twee synth-pop!) e una demo proprio di Lost in Light Rotation.






Gentle Ivanhoe Death Skulls

Vedevo il loro nome girare da tempo (anche perché è un nome che non passa inosservato, diciamo così) e finalmente, ora che è uscita questa nuova raccolta sulla label francese Hidden Bay Records, intitolata Beaches, ho ascoltato i Gentle Ivanhoe Death Skulls di cui parlavano tutti. Sorpresa! Ho scoperto che la band svedese è in realtà un progetto nato dalle ceneri di Robet Church & The Holy Community, duo di Stoccolma che qui in Italia ricordiamo anche perché aveva pubblicato una cassetta per la nostra cara e indimenticata Best Kept Secret. Il marchio di fabbrica resta lo stesso: un indie rock a bassa fedeltà che ogni tanto prende sfumature più shoegaze, ogni tanto si colora di synth, e che in generale non sembra stare fermo un attimo, regalando anche un paio di tracce da ballare in cameretta, persi tra i riverberi, come Hairdresser e Heavyweight (ricordi quando ballavamo l'indie svedese?). Beaches in pratica è un'antologia di tutti i singoli finora sparpagliati in giro, tra rete, compilation e un singolo per la Shiny Happy Records, più l'aggiunta di qualche inedito, ma funziona bene anche come album vero e proprio.




WESTKUST - SWEBEACH

E a proposito di Svezia, sono passati ormai sei anni da quando abbia conosciuto i Westkust, e tre da quando abbiamo avuto l'onore di ospitarli in radio a polaroid per un live unplugged e molestissimo. Insomma, cominciavo a sentirne la mancanza. Per fortuna, la band di Göteborg è tornata ieri a farsi sentire con un nuovo singolo intitolato Swebeach, anticipazione di un album che porterà il loro nome, atteso per il primo marzo (su Run For Cover negli USA e Luxury resto del mondo). Nel frattempo, la formazione è cambiata, con Brian Cukrowski alla chitarra (già con Guggi Data e gli Happy Hands Club) e Pär Karlsson al basso. Il risultato comunque non cambia: Swebeach riesce a stipare in due minuti e mezzo esplosivi tutta la magniloquenza delle loro più caratteristiche melodie e tutta la pomposità delle loro chitarre sature. Non vedo l'ora di ascoltare il resto.




THE STROPPIES - WHOOSH

Un po' di buone notizie from down under. I nuovi arrivati in casa della londinese Tough Love Records sono il collettivo di Melbourne The Stroppies, che raccoglie musicisti passati per una serie di band che qui a polaroid amiamo (Twerps, Dick Diver, Boomgates, Blank Statements, The Stevens...) e che quindi ci rendono già gli Stroppies molto simpatici. Dopo l'ottimo EP della scorsa primavera, sta per arrivare il primo vero e proprio album, intitolato Whoosh (un nonsense che per la band "conjures up images of something absurd and transient - two things fundamental in the experience of listening to or making good pop music") e che con il primo singolo Cellophane Car si annuncia carico di chitarre jangling e melodie storte Flying Nun. La descrizione che la band dà del proprio lavoro mi piace molto: "modest, idiosyncratic pop songs that reward with repeated listening", e così infatti è.




Business Of Dreams - Ripe For Anarchy

Corey Cunningham, che già conoscevamo come chitarrista di Terry Malts, Magic Bullets e Smokescreens, da un paio d'anni ha un progetto solista chiamato Business Of Dreams, con il quale si dedica anche a musica un po' meno tirata e aggressiva. Sta per arrivare il secondo album, intitolato Ripe For Anarchy (ovviamente sulla nostra cara Slumberland), un lavoro "about living in the moment, shedding neurosis, and the desire to discard the general societal malaise we’ve been roped into". Il singolo che lo anticipa è proprio la canzone che chiude la scaletta e che dal titolo mi auguro alluda a una specie di riscatto finale: Keep The Blues Away.




BLUE JEANS - ADULT HITS

Se avete mai cercato recensioni di dischi indiepop in rete, con molta probabilità avrete incontrato la firma di Tim Sendra della Allmusic Guide. Ho da poco scoperto che Sendra, insieme a Fred Thomas (dei Saturday Looks Good To Me e pure lui collaboratore del sito) insieme ad altri due redattori ha formato una band. Si chiamano Blue Jeans, fanno base ad Ann Arbor, in Michigan, e sono arrivati già al secondo album. Questo Adult Hits è un eccellente lavoro di indiepop classico, con momenti agrodolci Sarah e altri più arruffati alla Beat Happening e Pastels. "The songs fly by short and sweet but the feeling is colorful, melancholy and lasting": spirito super DYI, gran divertimento ma, com'è logico aspettarsi da "addetti ai lavori" di questo livello, molta consapevolezza dei propri mezzi.




La Casa De Emma - Refugio Invernal EP

Un po' di orotodossia twee pop Made in Chile direi che a questo punto del jukebox ci sta benissimo. La Casa De Emma provengono dalla città di Temuco e suonano canzoni indiavolate e squillanti da un minuto e mezzo che sembrano arrivare direttamente da qualche mixtape delle Talulah Gosh. Hanno da poco fatto uscire Refugio Invernal EP, cinque tracce in cassetta per la Junko Records, ed è proprio il genere di imprese folli e adorabili per cui vive questo blog.