mercoledì 30 aprile 2008

Could it be the start of something?

Due prime fondamentali segnalazioni per il lungo fine settimana che si avvicina. Le prossime arriveranno in corso d'opera, o come passatempo durante gli hangover:

The Lodger- Questa sera il primo tour italiano dei britannici The Lodger fa tappa al Mattatoyo Club di Carpi. La band di Ben Siddal, dopo l'ottimo esordio Grown Ups dell'anno scorso, viene a presentare l'ultimo contagioso singolo The Good Old Days, e ci sarà da ballare.
In questi anni il trio di Leeds, pur cambiando varie formazioni e sempre con quest'aria da outsider, non ha mai smesso di sfornare piccole perle di pop, muovendosi con competenza e sincera passione tra influenze classiche come Smiths, Wedding Present e TV Personalities. Il nuovo pezzo ha un umore un po' eighties, vedremo che combineranno dal vivo.
Ricordo che l'ingresso è gratuito con tessera Arci. A seguire, insieme a SoneekMX, ci sono anchio a mettere un po' di dischi.

>>>(mp3): The Good Old Days
>>>(read): L'intervista di Indiepop.it


Handmade Festival- Dopo un anno esatto si torna sulla scena del crimine. L'Handmade Festival giunge alla seconda edizione e alza la posta. A questo giro, infatti, sono in scaletta anche due ospiti stranieri di tutto rispetto: Hot Club De Paris, in data unica italiana, a presentare in anteprima le canzoni dell'imminente nuovo album Live at Dead Lake, e poi Costa Music, in prima assoluta per l'Italia, nuovo progetto per Joseph Costa dei L'Altra.
Davvero un bel colpo per un festivalino tutto DIY, o meglio, "fatto a mano".
Anche la scuderia delle band di casa nostra è davvero notevole: Redworms' Farm, Le Man Avec Les Lunettes, Nuccini, Seebha, Clever Square, Leggins, Claim e Phidge.
Lasciatemi citare a parte gli A Classic Education, che proprio all'Handmade l'anno scorso debuttarono ed emozionarono tutti con un memorabile set. Sarà una bella occasione per festeggiare tutti assieme il loro primo compleanno.
Anche in questo caso, non c'è biglietto d'ingresso, e ai giradischi avrò il piacere di accompagnare MarinaP, per uno speciale Vitaminic Back 2 Back dj set, prima dei padroni di casa Le Casio.
Ci si vede a banco!

>>>(mp3): Hot Club De Paris - Hey! Housebrick
>>>(mp3): A Classic Education - Badlands & Owls

lunedì 28 aprile 2008

The Wave Pictures, I love you like a madman


Vorrei scrivere che quello dei Wave Pictures è per me l'esordio più importante dell'anno, ma non sarebbe corretto. Il trio del Leicestershire esiste da quasi una decina d'anni e, nonostante la Moshi Moshi presenti il loro nuovo Istant Coffe Baby come un "debut album", ne ha già realizzati altri sei, tutti più o meno in casa.
Quello che potete aspettarvi dalle loro folgoranti canzoni credo stia nella riga della loro biografia che spiega come "the band learned to play together by covering Jonathan Richman". E poi ci sono dentro i Velvet Underground e gli Hefner, il Bob Dylan verboso a rotta di collo e la schiettezza di Ballboy, il nonsense dei Pavement e le chitarre graffiate dei Television.
Tra i loro sostenitori si contano già Herman Düne, Jeffrey Lewis e Darren Hayman, per il quale hanno fatto anche da backing band, così come per John Darnielle dei Mountain Goats. Darren ha ricambiato dirigendo questo assurdo video e partecipando alle registrazioni del nuovo disco.
Credo che scriverò e suonerò canzoni dei Wave Pictures ogni settimana fino a quando qualcuno non si deciderà a portarli in Italia. Per cominciare vi lascio qui sotto il primo loro singolo che pubblicò la Moshi l'anno scorso. Era davvero da un pezzo che non rimanevo così frastornato da una canzone d'amore.
Amateli come matti anche voi.

>>>(mp3): Now You Are Pregnant

(I don't have any bad memories, only bitter regrets)

sabato 26 aprile 2008

Parer Lewis back in Italy!

Parker LewisRubo la prima pagina all'ultimo fantastico Londonwatch soltanto per due righe di una rapida segnalazione, che in realtà è abbastanza affine alle sonorità di The European. Questa settimana è tornato in tour in Italia Parker Lewis, il giovane cantautore svedese che da un paio d'anni ci siamo presi a cuore.
Non ripeterò quello che le sue piccole, indolenti e dolci canzoni sanno regalarmi. Ricordo però che questa sera Parker Lewis sarà in concerto all'Edera di Codroipo (UD) e domani, per l'ultima data, al Mattatoyo Club di Carpi. Presenterà il suo nuovo ep Written and Directed By, liberamente scaricabile dal sito della net label Madforit. Non mancate.

>>>(mp3): Wasting Time
>>>(mp3): Risky Dancing by Alvy Singer
(foto: Lucio)
Primo! (ci riprovo)



Stavolta ho fatto un giro preventivo sia su Google che su Hype Machine e non ho trovato un tubo, per cui sono abbastanza convinto.
Siamo al Windmill di Brixton, serata Stolen Recordings.
Il primo a salire sul palco è un tizio vestito da gelataio.
Anzi no: eccolo che tira fuori una vestaglia Luigi XIV, appiccia il laptop e imbraccia un synth a tracolla, mentre al resto pensa il ciuffo spostato. È un dandy coi controfiocchi.
Si chiama Simon Break: prima era negli Icebreaker International (tra il '99 e il 2003 sotto l'etichetta di Andrew Lloyd Webber - gulp) e poi brevemente nei The Temporary Shelters (un singolo su una compilation Stolen Recordings); ora e' da solo e si fa chiamare The European.
Quello che propone è un pop elettronico minimalista dai testi ironico-malinconici: lui sta fermo, attende che le basi partano da sole e racconta le sue piccole storie, permettendosi giusto un paio di brevi assoli di synth che tradiscono la sua quasi decennale esperienza nel campo.
E le sue melodie, a metà tra un modesto Jens Lekman e dei Pet Shop Boys lo-fi, sono di quelle che catturano e si incollano subito senza pietà.

>>>(mp3): The European - Wet Dream

Poi io in realtà ero lì per gli Screaming Tea Party, ma sono stati una discreta delusione. I pezzi soft e melodici che occupano mezzo ep e che tanto mi avevano incantato, dal vivo vengono strangolati da continui assalti di rumore, pose da terroristi del rock, caos, distruzione ed esecuzioni svogliate e scollatissime. E allora di roba così ce n'è già tanta in giro, e fatta meglio. Mi dispiace, stavolta non basta essere giapponesi.

giovedì 24 aprile 2008

Welcome to the Jingle!


Venerdì 25 e sabato 26 aprile il club For Sale di Piacenza ospiterà la prima edizione del festival Welcome to the Jingle: due palchi, tanti nomi che suoniamo spesso anche da queste frequenze, un botto di simpatici banchetti del merchandising e pure un biglietto dal prezzo decisamente basso.
Ci si vede a banco!

Qualche bonus tracks per il ripasso:
Annie Hall - Ghosts' Legs (live on MAPS)
Ex-Otago - Amato the Greengrocer (live on polaroid)
Isabel At Sunset - Meet the Gang (live on polaroid)
København Store - We Came Down From the North
My Awesome Mixtape - The Giant Squid (live on polaroid)
Fall like fireflies / riot like rats

Hatcham SocialHatcham era il nome medievale del distretto di New Cross, zona sud est di Londra, e da qui provengono gli Hatcham Social, trio che vede in formazione anche Finnigan Kidd, ex batterista dei Klaxons.
Hanno registrato già tre sette pollici, tutti sold out, e rivelano una passione per le raccolte su cassetta, tanto che ne hanno già realizzate due. In studio hanno potuto contare anche sull'assistenza di un personaggio come Tim Burgess dei Charlatans, band che proprio in queste settimane accompagnano in tour in Gran Bretagna.
Il mese scorso è uscito il nuovo singolo So So Happy Making e il suono degli Hatcham Social si è definito in maniera ancora più nitida. Abbandonate certe radici post-Libertines, qui siamo dalle parti degli Anni Ottanta degli Smiths (vedi il falsetto di Till the Dawn o i languori della b-side Pocket Sized) e della Scozia degli Orange Juice. Non a caso Alan McGee li suona nei suoi dj set e li ha passati alla nuova label del figlio Dan.
Non mancano poi le dichiarate influenze Sixties, visto che nei concerti sono frequenti gli omaggi a Byrds e Beach Boys. A dire il vero, però, sembra che dal vivo gli Hatcham Social si divertano anche a essere parecchio più aggressivi, e una cronaca del Guardian tira in ballo addirittura le ruvidezze dei primi Pavement.
Al momento sono in studio a registrare il prossimo singolo con Faris Badwan, cantante della garage band The Horrors, ma io non vedo l'ora che finalmente si decidano a mettere insieme un bell'album come si deve.

>>>(mp3): Penelope (Under My Hat)
>>>(mp3): So So Happy Making

mercoledì 23 aprile 2008

"Everyone who walks through our door is a motherfucker"

Club Motherfucker - London
Seguite la redazione di polaroid avventurarsi insieme a una guida d'eccezione nei più torbidi scantinati di Londra...


>>>(mp3): Lonely Ghosts - The Unpopular Future
>>>(mp3): Partyshank - Kids of the Future (demo)

martedì 22 aprile 2008

I can't see if things are getting any better


Ringraziamo la redazione del fan-site ufficiale di Valido per questo nuovo esaltante video dei Let's Wrestle, il gruppo al quale più di ogni altro quest'anno associo la parola "esaltante".

>>>(mp3): Let's Wrestle - Tanks (live - Huw Stephens session)

sabato 19 aprile 2008

I know that you want the candy


Da Bologna a Siena, da Siena a Portland, semplicemente alzando il volume e spingendo sui feedback.
Le redazioni di Radio Blow-Up su Radio Facoltà di Frequenza e La Belle Epop, ovvero quegli sciagurati di Courtney, Gina, Fede e Cat, hanno organizzato questa meravigliosa festa, e se stasera siete nella zona del Chiantishire il consiglio è di raggiungere il Cambio (in Via Pantaneto 48, a Siena) e di fiondarvi in pista.
Io non posso che ringraziare dell'invito e cercare di ricambiare portando tutta la balotta che la valigia dei dischi può tenere.
Ci si vede a banHo!

>>>(mp3): The Raveonettes - You Want the Candy
>>>(mp3): The Mourning Reign - Satisfaction Guaranteed

venerdì 18 aprile 2008

A polaroid from Milan
("For zombies" wannabe)

MDW 2008Lunedì notte, passando in taxi lungo Via Tortona vedevo le gallerie aperte piene di operai alle prese con gli allestimenti del Salone del Mobile, alla vigilia dell'inaugurazione. Era un cantiere sotto la pioggia. Tutti correvano come pazzi scaricando casse da imballaggio, allacciando cavi, spostando scale, tirando teloni, montando grappoli di neon. Rumeni, africani, vietnamiti in tuta la lavoro. Corrieri senza più pazienza si sbracciavano dai finestrini dei furgoni in doppia fila. Dall'altra parte, luminosi cubi bianchi, smaltati caratteri Helvetica alti due metri, sinuosi legni scandinavi, fari ovunque. Lì c'erano operai di notte, di là quella che chiamiamo arte o design, e poi sono casse, cavi, camion e bolle di consegna. Mi ha fatto tornare in mente la riapertura un po' surreale del Museo d'Arte Contemporanea di Sarajevo, nell'estate del 2000.

>>>(mp3): The Pink Rays - Modern Life
>>>(mp3): The Bloody Beetroots - Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

ps: da Andrea, intanto, è in corso un'interessante discussione.
pps: e alla faccia di Milano, sabato allo Juta Cafè di Modena c'è Massimo Coppola in reading + dj set.
A hot mess in a designer dress



Dopo una riunione di redazione si è deciso di cedere l'accoppiata Twee As Fuck / Club Motherfucker a Vitaminic, per cui, visto che fondamentalmente ho passato il resto della settimana a ribeccarmi, questo venerdì vi beccate a mo' di intervallo la top ten di Agyness Deyn:

- Moldy Peaches - Lazy Confessions (video)
- The Clash - This Is Radio Clash (video)
- The Paddingtons - Mr.Crackers
- Adam Green - Blue Birds (video)
- Tourismo - Eskimo
- X-Ray Spex - Identity (video)
- The Holloways - Happiness And Penniless (video)
- Mariah Carey - All I Want For Christmas Is You
- Nancy Sinatra - These Boots Are Made For Walking (video)
- Elastica - Vaseline (video)

Trivia: il vero nome di Agyness Deyn è Laura Hollins. Poi ha deciso che era troppo facile, troppo memorizzabile, quasi bello, e allora l'ha cambiato gettando il gatto sulla tastiera.

Trivia 2: i Paddingtons sono in classifica perchè Aggy esce col chitarrista

Trivia 3: no, non lo so perchè è in classifica anche Mariah Carey, e non mi interessa

giovedì 17 aprile 2008

We build today

Three In One Gentleman Suit
325 copie numerate per 180 grammi l'una: queste le cifre del nuovo vinile sfornato dai Three In One Gentleman Suit che esce ufficialmente oggi. Il loro terzo album, intitolato We Build Today, pubblicato da Black Candy, li vede alle prese con un suono più diretto, quasi aggressivo, meno legato a quei caldi stilemi post-rock che che da ormai più di cinque anni li ha fatti conoscere, dalle nebbie della Bassa fino a mezza Europa.
La maturità quindi come processo di semplificazione? È quello che verificheremo con il concerto di questa sera, sul palco del Locomotiv Club di Bologna.

>>>(mp3 - solo per oggi): A Transition Era
>>>(mp3): La sessione acustica a MAPS

mercoledì 16 aprile 2008

Polaroids from London
No to pop culture

No to pop cultureA Londra, dove i Vampire Weekend sono musica da centro commerciale, i ragazzini portano papillon o cravatte sottili sopra polo di seconda mano, meglio se con il colletto rigido.
In certi scantinati molte cose sembrano fluire senza alcun nesso: pallidi e giovani gruppi post-punk ritagliati da una foto in bianco e nero del 1979 elettrificano un pubblico pronto per una serata Ed Banger, e sembra del tutto coerente trovare in prima fila un tizio con la maschera da lottatore messicano.
Si avverte la mancanza del negozio Rough Trade di Neal's Yard. Quello nuovo in Brick Lane, "the largest record shop in the UK", è troppo silenzioso e pulito, troppo deferente verso la gentrificazione equosolidale della zona.
Ci si diverte di più a lasciarsi guidare da Valido per le sporche strade di Dalston la notte, quando i treni della Overground hanno smesso di passare e si cammina sperando che qualche double-decker bus conceda la grazia di investirci ancora.
La domanda che mi resta al ritorno è: ma da quando la Peroni è di moda?

>>>(mp3): Factory Floor - Francis Francis

lunedì 14 aprile 2008

Patient one
Intervista agli Yuppie Flu

Come molti di voi già sapranno, Fragile Forest, il nuovo album degli Yuppie Flu è uscito ed è disponibile in diversi formati, fra cui anche quello del download dal sito della band con la possibilità di decidere il prezzo, e quindi anche zero euro.
Si tratta di un segnale e di un esperimento importante per la scena musicale indipendente italiana, e così ho pensato fosse il caso di rivolgere qualche domanda a Matteo Agostinelli, voce della band, per fare un po' il punto della situazione.
Per quanto riguarda la vera e propria recensione del disco vi rimando a quella collettiva che sarà presto pubblicata su Vitaminic.



Partiamo dalla notizia principale che riguarda il nuovo disco, e cioè la sua distribuzione. La possibilità del free download era stata pianificata sin dall'inizio della sua lavorazione, o negli ultimi mesi la mossa dei Radiohead ha modificato il vostro punto di vista sul mercato discografico?

Quando abbiamo cominciato a lavorare al disco, due anni fa circa, ovviamente non abbiamo pensato ad aspetti diversi dalla creazione delle canzoni. Non sapevamo nemmeno se saremmo riusciti a finirlo il disco. Dopotutto l'abbiamo finito di mixare e masterizzare il giorno prima di quando è stato messo sul sito in distribuzione digitale.
Posso dire però che da circa un anno stavamo pensando di metterlo online gratuitamente in mp3 e di vendere la versione fisica direttamente dal nostro sito. Non era necessario essere dei geni per capire che la gente l'avrebbe comunque scaricato dai peer2peer.
Sicuramente l'evento Radiohead ci ha aiutato a focalizzare e sviluppare la modalità del fai-tu-il prezzo. La nostra idea iniziale era mettere un pulsante per una donazione.

Questo esperimento anticipa le prossime strategie di un'etichetta "storica" come Homesleep, o pensate che essere un gruppo con una base consistente e una storia importante come gli Yuppie Flu sia in qualche modo necessario per poter distribuire un nuovo album anche in "free download"?

Homesleep non ha ancora piani ben precisi su come affrontare il futuro. Dovremo anche verificare come andrà questo esperimento, cioè se alla fine ci saranno dei margini per almeno ripagare le spese sostenute.
Quello che è certo è che la discografia vecchio stampo è stata da noi abbandonata ormai definitivamente. Con essa, tutto quello che vi stava intorno, cioè pensare che una label possa pagare registrazioni in studi megagalattici o pagare anticipi o spendere migliaia di euro in promozione, pubblicità, video ecc.
Tutto questo ovviamente è da dimenticare se si vuole approcciare il sistema di download ad offerta e packaging speciali a bassa tiratura. Di questi tempi sarebbe impossibile coprire tali le spese con i ricavati delle vendite dei cd.
Urge quindi tagliare i costi ormai inutili, a mio parere, e puntare sul web, sul passaparola, sulla qualità della musica stessa, mandando in pensione l'aspetto puramente estetico e di marketing.

Il disco come oggetto - che sarà disponibile tra un mese - come sarà concepito? Chi ha curato grafica e contenuti? Sono previsti degli extra per la versione "fisica" dell'album?

Il disco è un cd in un packaging cartonato di dimensione simile ad un libro rettangolare che noi abbiamo chiamato "kids book", 18x13cm. La grafica è stata interamente disegnata da Francesco [bassista degli YF] e contiene un booklet con illustrazioni realizzate a mano e tutti i testi delle canzoni, che sarà presto visibile sul nostro sito.
L'unica plastica presente è quella del cd stesso. La versione fisica non contiene extra al momento, ma ci sarà una sorpresa più avanti per chi avrà acquistato quella versione.
C'è anche una terza versione che sarà disponibile in un semplice e poco costoso jewel box. Sarà realizzata e distribuita da Audioglobe nei negozi da maggio in poi.

Veniamo alla musica di questo nuovo disco. La prima impressione è che il mood generale sia molto più rilassato e dilatato rispetto a Toast Masters, tornando in parte a certe atmosfere di Days Before The Days. Come sono gli Yuppie Flu del 2008? Oltre a un nuovo cambio di formazione, ci sono altre differenze?

Per quello che riguarda l'organico è lo stesso di Toast Masters ma con un nuovo batterista, Simone.Il nostro batterista originario Otto ci ha aiutato a registrare una parte delle batterie, mentre Simone ha registrato le batterie di 3 brani praticamente una settimana prima dell'uscita del disco sul nostro sito.
Questo è il bello di questo esperimento: il disco è stato finito venerdì 28 marzo, e sabato 29 è uscito. Ancora ricordo che Days Before the Day fu finito a metà del 2002 ed uscì circa 9 mesi dopo, nel 2003, per motivi di scheduling promozionali e distributivi (di cui al tempo si occupava una major).
Riguardo al mood generale dell'album io personalmente lo trovo vicino alle atmosfere di At the Zoo, il nostro secondo disco, ma l'utilizzo così massiccio di strumenti acustici è piuttosto inedito per noi.

Come mai avete scelto Cold Device, forse una delle tracce più psichedeliche dell'album, come singolo per anticipare Fragile Forest? È conseguenza degli ascolti che hanno influenzato la lavorazione del disco? E se sì, quali sono stati?

Non è stata una scelta propriamente calcolata. Di base non esistono singoli su Fragile Forest o almeno non ci abbiamo ancora pensato. È l'album più istintivo e sincero che abbiamo mai realizzato, noi allo stato puro, quello che siamo e quello che sentiamo dentro. Cold Device lo abbiamo scelto fra quelli che erano già pronti e finiti e anche perché volevamo introdurre Fragile Forest con qualcosa di non convenzionale, un brano che il nostro pubblico non si sarebbe aspettato.
Riguardo gli ascolti durante la lavorazione io personalmente ho davvero ascoltato poca musica nell'ultimo anno, devo anche dire che fra la musica recente c'è poco che mi ha colpito.
Per quello che posso ricordare... aspetta che do un occhiata al contatore degli ascolti di itunes... ah ecco qua, ho ascoltato i Wilco, Bob Dylan del periodo 65-66, David Pajo, John Lennon, Sparklehorse, Spinto Band, Vetiver.

Di cosa parlano le canzoni di questo disco? I testi degli Yuppie Flu spesso procedono più per immagini che per narrazioni lineari e immediate, questa volta come sono nati?

I testi sono molto personali, guardano molto dentro di noi, alle nostre esperienze presenti e passate. Anche quando procedono per immagini hanno un significato che scava nel nostro profondo, una sorta di confessione verso noi stessi.
In Fragile Forest la parte relativa alle liriche è molto istintiva più vicina alla poesia che alla narrativa se vuoi, senza pretese però, non siamo scrittori, non ci interessa.
I testi si trovano qua: http://www.yuppieflu.net/blog/testi-copertina-tracklist

sabato 12 aprile 2008

What else have I to spur me in to love

 fagottismi


Sospesi tra giornate così, sembra davvero impossibile iniziare a raccontare una qualsiasi cosa senza precipitare nella contestualizzazione stagionale, quasi d'obbligo. Perché la primavera ti risucchia, si insinua nei polmoni e si scioglie come un veleno dolce nel sangue. E vorrei scampare a questo ineluttabile destino, almeno per parlare di una voce che nella storia del cantautorato italiano ha incarnato più spesso i primi brividi dell'inverno, con un timbro caldo e un modo di intendere la musica che pur partendo dalla Sicilia è proiettato sempre più verso il nord.
Quando si accenna a Cesare Basile i primi riferimenti sono Catania e subito dopo Berlino. Uno strano ponte che attraversa la penisola e finisce lassù dove probabilmente la primavera non è ancora arrivata. Eppure le canzoni di Basile potrebbero raccontare di tantissimi altri posti, è come se le tante mani accorse ad aggiungere tasselli in queste 12 storie di mancanza e attesa infinita avessero davvero scardinato ogni riferimento spaziale. Eppure -ancora- spazio e tempo si accavallano, e l'atteggiamento folk blues che fa capolino in Storia di Caino, in uscita in questi giorni, paradossalmente sembra di primavera vestito, più solare di quel nerissimo Hellequin Song che lo ha preceduto.
Si parla d'amore, del resto. Senza più tempesta.

Cesare Basile verrà a presentare Storia di Caino domenica 13 marzo, all'Arteria, in Vicolo Broglio 1.


>>>(mp3): Cesare Basile feat. Robert Fischer (Willard Grant Conspiracy), What Else Have I to Spur Me in to Love

venerdì 11 aprile 2008

Clamoroso al Cibali



Caso forse unico nella storia, Repubblica arriva prima di Polaroid (ma dopo Valido TV, che oh, c'è un limite a tutto) e lancia il fenomeno Soko.
La redazione del qui presente blog promette che rimedierà prestissimo con un probabile eccezionale post a quattro mani, a seguito della data di domani della suddetta cantantattrice francese al Barden's.
Se fa Gatto Rognoso aziono la videocamera.

Soko
Niente, Londonwatch oggi va in onda così, in edizione ridotta, in quanto il sottoscritto è ancora fuso da tre ore di concerto dei Black Crowes (di cui due di assoli) e non crede che sia il caso di ripetervi che quando in città arrivano Shout Out Louds e Brunettes insieme (visti alla Bush Hall) bisogna CORRERE.

>>>(video): Soko - I'll Kill Her

P.S.: urgh, ho detto "Black Crowes" su Polaroid

giovedì 10 aprile 2008

The good old days


Ecco il video di The Good Old Days, nuovo singolo della band di Leeds The Lodger e prima uscita dopo il loro ottimo album d'esordio Grown-Ups dell'anno scorso.
I Lodger verranno per la prima volta in concerto in Italia il 30 aprile al Mattatoio Club di Carpi (Modena) e il primo maggio all'Epicentro Festival di Leno (Brescia). Ne parleremo ancora nelle prossime settimane.

mercoledì 9 aprile 2008

Lightspeed Champion Football Club


Ho fatto un gol, un autogol, salvato qualche tiro sulla linea e portato un paio di blocchi al momento giusto. Date le premesse, non posso lamentarmi del mio contributo al "second team" del Bronson.
La mia migliore azione è stata conficcare il naso contro il gomito di Dev Hynes, che poi mi ha ripetuto "oh shit, man, I'm sorry, man, oh shit" per mezz'ora.
Giocare a calcetto alle 3 del mattino dentro il locale vuoto, nonostante i Lightspeed Champion alla fine abbiano vinto proprio 10 a 9, respingendo anche la nostra agguerrita rimonta, è una di quelle piccole cose che me li rende ancora più simpatici.
Ce ne sono state molte altre nella serata di ieri a Ravenna: una versione da almeno venti minuti di Midnight Surprises - con tanto di introduzione dello Star Wars Theme - che ci ha preso per mano e portato a spasso per l'universo, la Len chiamata sul palco a suonare le maracas su una canzone nuova che sembrava quasi un omaggio a Island In the Sun, una perfetta Galaxy of the Lost, con quelle parole ancora più spietate, e una ostinatissima Salty Water.
Formazione essenziale, chitarra, basso, batteria e violino, con qualche concessione al piano, per un pop venato di country che sa di tradizione nella giusta misura. Come ha riassunto qualcuno fra i presenti, "riesce a ricordare tanto Costello quanto Bright Eyes", prendendo quindi il meglio delle due sponde dell'oceano e delle due scuole musicali.
Gli A Classic Education in apertura, impeccabili come sempre, hanno colpito anche Dev; vedremo se succederà qualcosa venerdì. Il pubblico invece è stato al di sotto delle aspettative, colpa forse del martedì, colpa della solita pigrizia di questa regione. Nonostante la pista vuota, Pullo e io abbiamo comunque fatto festa al mixer tra i palloncini.
Davvero una bella serata, però la prossima stagione vogliamo la rivincita.

(grazie alla Len per il filmato
e al Mister Chris per la consueta ospitalità
)

>>>(mp3): Tell Me What It's Worth (live acoustic on WXPN)

martedì 8 aprile 2008

Lightspeed Champion live!

Questa sera avrò il piacere di mettere un po' di dischi insieme a Pullo prima e dopo il concerto che i Lightspeed Champion terranno al Bronson di Ravenna. Devonte Hynes e soci verranno a presentare il loro acclamato album d'esordio Falling Off The Lavender Bridge, pubblicato da Domino.
Quasi non ci si crede che, dopo mesi di chiacchiere, link, foto con le modelle e appostamenti del nostro Londonwatcher di fiducia, stasera finalmente vedremo "Dev" dal vivo.
Ad aprire per i Lightspeed ci saranno i nostri A Classic Education, e potremo sentire quanto sono carichi per la nuova trasferta londinese di venerdì al Twee As Fuck. Li accompagnerò pure io e così, purtroppo, mi perderò il weekend tutto femminile in programma proprio al Bronson, con Holly Golightly e Theoretical Girl. Per consolarmi, vi metto qui una cover di quest'ultima fatta proprio da Lightspeed Champion l'estate scorsa.
Ci si vede a banco.

>>>(mp3): Another Fight (Theoretical Girl cover)
>>>(mp3): Lightspeed Champion intervistato da MAPS
She & Him

  She & Him  Sono baci in bianco e nero, d'altri tempi ed eleganti, le canzoni di questo Volume One, album di debutto per She & Him, nuovo progetto che vede riuniti il cantautore M. Ward e l'attrice Zooey Deschanel.
Basta un rapido giro su Wikipedia a farmi tornare in mente che Zooey è la Trillian della Guida Galattica per Autostoppisti (qui lasciatemi sospirare) e che aveva esordito con Almost Famous.
Già compagna di scuola di Jake Gyllenhaal e Kate Hudson, è stata poi fidanzata per anni con Jason Schwartzman, di cui ora non ricorderemo la passata militanza nei Phantom Planet, bensì la sua faccia in Rushmore e Marie Antoinette (ovvio, Jason è proprio il cugino di Sofia Coppola). E tra le altre cose, Schwartzman ritorna in questo disco come co-autore di una canzone, la super sweet Sweet Darlin' posta in chiusura.
Ma stiamo trascurando la musica. Perché Volume One non sembra affatto il frivolo divertimento di una starlette di Hollywood. La Deschanel ha scritto e cantato tutte le canzoni, e il risultato riesce anche a far perdonare la scelta delle due cover di tributo: You Really Got a Hold on Me di Smokey Robinson e I Should Have Known Better dei Beatles, un poco appiattite sullo sfondo.
Pare invece sia stato merito di M. Ward, incantato da una precedente collaborazione per il film indipendente The Go-Getter, se le piccole composizioni retrò della giovane attrice hanno finalmente visto la luce.
Per i due, l'album intende essere "a love letter to the musicians who inspired it", e ricollegarsi a tutti quei dischi "that most DJ's aren't playing anymore: Les Paul and Mary Ford, The Ronettes, Nina Simone, Chet Atkins, Linda Ronstadt, the Carter Family and about a hundred others".
E la Deschanel, grazie ai misurati arrangiamenti di Ward e dei musicisti coinvolti (tra cui Mike Mogis della Saddle Creek), riesce a mescolare a meraviglia toni più sentimentali con allegre aperture spectoriane da Sixties girl group (il singolo Why Do You Let Me Stay Here? ne è un brillante esempio), finendo per affascinare e convincere allo stesso tempo.
Io mi sono preso una bella cotta.
Volume One esce su Merge Records, non si sbaglia.


>>>(mp3): I Was Made For You
>>>(mp3): Sweet Darlin'
>>>(streaming): Change Is Hard (acoustic live on NPR)
>>>(pics): le foto della sessione di NPR

lunedì 7 aprile 2008

Polaroids From the Web
"Zooey, please, marry me" edition

- È appena cominciata la primavera e qui si pensa già all'estate: domenica inaugura la spiaggia dell'Hana-Bi e i primi concerti in programma sono tutti da cerchietto rosso sull'agenda.

- Anche Bologna però non scherza: a fine maggio, nella stessa settimana arrivano Why?, Vampire Weekend e Envelopes.

- Non proprio a proposito di Vampire Weekend ma quasi: "Preppies are the new hippies".
>>>(mp3): Vampire Weekend - Oxford Comma (live @ Daytrotter Session)

- Un paio di notizie dal sempre interessante Coolfer: il file sharing illegale come forma di promozione degli artisti, secondo l'opinione di Douglas Merrill (EMI) e il calo delle vendite delle etichette indie.

- Si venderanno anche meno dischi ma, a giudicare dall'assortimento di Fantastic Blognanza, pare che invece le "indie t-shirt" vadano alla grande.

- Su Vitaminic sono cominciati i report (con video) dall'ultimo SXSW curati da Marina.

- E qui potete ascoltare il live acustico di Jens Lekman.

- Notizia che interesserà 4 (quattro) persone in Italia: la Cosy Recordings e la Cloudberry uniranno le forze per pubblicare un'antologia postuma delle mie amate Never Invited To Parties (a quanto mi risulta, le opere complete contano due canzoni più una cover dei Siddeleys).
Grazie ad Ale per la segnalazione.

sabato 5 aprile 2008

Why pamper life's complexities
when the leather runs smooth
on the passenger seat?


>>>(mp3): Stars - This Charming Man
>>>(mp3): Iggy Pop VS Peggy Lee - Passenger Fever

venerdì 4 aprile 2008

Audience, please!



Tre punti:

- i Be Your Own Pet, visti martedì allo Scala, sono deludenti. Si preoccupano talmente di trasmettere immediatezza e ruvidità punk che finiscono per appiattire tutti i pezzi in un muro di scriteriate distorsioni, rendendoli virtualmente indistinguibili, e prestando attenzione esclusivamente all'intensità del pogo (alta, ma non straordinaria). E nessuno si era portato cibo da lanciare durante Food Fight. E nonostante due album hanno suonato appena 45 minuti (ma fatti in quel modo la metà erano più che sufficienti). Jemina Pearl poi che si diverta a fare la ribelle finchè ci crede, tanto lo sappiamo tutti che da grande diventa la nuova Gwen Stefani.
Molto meglio gli immeritati supporter Future Of The Left, ovvero gli ex McLusky incattiviti. Per me era la seconda, graditissima volta. Post punk secco e tagliente, pezzi che ti trapanano la testa e poi ci si barricano dentro, testi come al solito impareggiabili, presenza scenica da veterani. Una lezione su come si fanno "le cose" che purtroppo, con un pubblico composto all'80% da minorenni in vacanza mentale, in pochi hanno colto (e qui mi aspetto, che so, un Chris del Bronson che mi dice che li sta portando giù).

- novità su Alexa Chung! In un'intervista al Guardian ha dichiarato che mai e poi mai si spoglierà per una rivista maschile - i cosiddetti "lads' mags" - perchè sente che ciò le impedirebbe di realizzare il suo sogno, che sarebbe quello di presentare una rubrica letteraria su Radio 4 (gulp).
Sì Alexa, ok, è solo una fase, capita a tutte, tranquilla, passerà (e quando passerà, Londonwatch sarà in agguato - è una promessa)

- infine: vi ho dedicato un Muxtape. Proprio a voi lettori di Polaroid. Ma sarò carino?
Nel titolo c'è scritto "valido", ma la compilation in realtà si chiama "Darsi un tono alle feste".
Funziona così: c'è un po' di adolescenza, un po' di irruenza, stranezza, tenerezza, funk, punk, prog, smug, roba nuova, meno nuova, ballate, ballabili, elettronica, elettricità, intellettualità, sensibilità, felicità, ecc...
L'ultimo brano è per quando tornate a casa da soli, all'una, in macchina, gettando la cravatta fuxia dal finestrino.
Fatemi sapere dove ho sbagliato.

>>>(video): Be Your Own Pet - The Kelly Affair
>>>(video): Future Of The Left - Manchasm

giovedì 3 aprile 2008

Here comes the Envelopes

Envelopes - Here Comes the WindHere Comes the Wind, il nuovo album degli Envelopes, circolava in rete da almeno un paio di mesi, e da qualche tempo la stessa band lo aveva messo in streaming integrale, ma io avevo preferito evitare di ascoltarlo troppo presto.
Ero stato fra i più appassionati sostenitori del loro esordio Demon, e due anni fa ero anche andato in Svezia per vedermeli dal vivo. Eppure, questa volta alcuni segnali mi preoccupavano.
La data di uscita del disco continuamente posticipata non prometteva bene. Quattro canzoni e mezzo su undici in scaletta erano già uscite. Il 45 giri Smoke In the Desert, Eating the Sand, Hide In the Grass della primavera scorsa e il successivo Life On the Beach facevano intendere un netto distacco dalle sonorità che mi avevano fatto innamorare degli Envelopes...
E invece, sono felice di dirlo, Here Comes the Wind è il disco fantastico che aspettavo. Spigoloso, intelligente, imprevedibile e con un notevole senso dello humour. Proveniente da un mondo a sé, in cui gli Envelopes sembrano divertirsi un bel po'.

Envelopes - Here Comes the WindÈ vero, l'equazione "Pavement + Svezia" non è più così adatta, ma in fondo loro stessi ci avevano confessato di non averli mai ascoltati molto, i Pavement. L'amore per i Pixies invece è sempre forte, e una canzone come Heaven va oltre il semplice omaggio.
Perfino i due singoli, ascoltati qui uno dopo l'altro, nonostante mi risultino ancora abbastanza indigesti, trovano la loro giustificazione, come un riflesso acido e allucinato dei Talking Heads con annessa citazione stravolta di Bonnie Tyler: "once upon a time I was falling in love / now I'm only falling apart / totally fucked from the start".
Al centro del disco, un'accoppiata formidabile a fare da colonna portante. Prima arriva la struggente Boat, con la voce di Audrey Pic accompagnata solo dalla chitarra, quasi una versione 2008 di Your Fight Is Over aggiornata all'amore familiare: "when I saw the light I was already too far..."
E poi prende il sopravvento Put On Hold, un'accozzaglia di esperimenti con sequencer da rigattiere dove non si conclude una frase che sia una. Semplicemente entusiasmante.
A quel punto, quando esplode l'inno I'd Like 2 C U, in cui Henrik Orrling spiega "if it's like this, I think I'll never get old", realizzo che gli Envelopes hanno finalmente scritto la canzone che farà volare in mare quella tettoia davanti alla spiaggia e affondare ogni pista da ballo degna di questo nome. E alla fine, tutto ciò che è incongruo trova armonia, si ricompone e risplende, anche il vocoder di What's the Deal, anche i calci alla polvere di I'm In Love and I Don't Care Who Knows It.
Gli Envelopes sono ancora quei piccoli e acuti sabotatori del pop, folli, lucidi e divertenti che avevamo conosciuto. E io sono ancora innamorato di loro.


>>>(mp3): I'd Like 2 C U
>>>(mp3): Boat
>>>(video): Party
>>>(video): Life On the Beach

martedì 1 aprile 2008

My soul was on a mixtape

The RGBsChiunque abbia già ascoltato il nuovo album dei Long Blondes sa che forse è il caso di cercarsi dei nuovi Long Blondes.
Così, quando ho sentito il demo di Cassette Tape, avevo pensato che le londinesi The RGBs potessero essere le prime candidate possibili.
In realtà, la band (tre ragazze ai synth e un ragazzo francese alla batteria elettronica) sembra avere in mente ben altro: un'electro-pop scarno e diretto, che si ispira più a certi gruppi femminili R'n'B degli anni passati (dalle Salt'n'Pepa in giù, specie per le voci) che al pop sofisticato di Kate Jackson e Dorian Cox.
Non a caso, i Groove Armada le hanno prese sotto la loro ala protettiva, e Andy Cato ha da poco finito di registrare alcune tracce con loro.

Ma saranno quei falsetti un po' da Kate Bush che la front-woman Becky Jones si concede qui e là, saranno quei versi sulla ben nota "poetica perduta delle cassette miste" ("why did I put so much into it?..."), alla fine mi sono comunque innamorato di questo fragile abbozzo di canzone, del suo ossessivo finale, che racconta ancora di quando si tenevano i propri sogni magnetizzati su nastro.
Proprio ora che "pare andare di moda dematerializzare anche i mixtape" (*).

fast forward
don't go back cos it's not to question
press play
listen to the sound as it is today...


>>>(mp3): The RGBs - Cassette Tape