mercoledì 31 ottobre 2007

Pete and the Pirates in Italia!

 Pete and the Pirates
Nell'estate del 2006 l'etichetta americana Catbird pubblicò un piccolo grande album dal curioso titolo di Lanzafame. Del gruppo che lo firmava, i Tap Tap, non si sapeva quasi nulla, se non che si trattava del side project di un tale Sir Thomas Sanders. La faccenda poteva suonare abbastanza ridicola, dato che la band "principale" di Sanders rispondeva all'ancora più sconcertante nome di Pete and the Pirates e aveva registrato poco più di un demo per la misconosciuta label britannica Stolen Recordings, guadagnando poche citazioni persino sulle pur attente pagine di Drowned in Sound e Sound XP. Qualche tempo dopo, i Tap Tap conquistarono anche un buon 7.7 su Pitchfork e arrivarono sugli scaffali di Insound.
Mi appassionai alla cosa perché, al di là dei fortunosi modi in cui queste canzoni vedevano la luce, erano una forza strepitosa, quelle che mi fanno saltare per la stanza al primo ascolto e agitare un bel po'.
La migliore descrizione del loro sound delle due band l'ha data lo stesso Thomas: "jangly punk-infused pop song about shit relationships, dancing and trying to get home". Prendete un po' di Clap Your Hands Say Yeah, una buona dose di sfrontatezza da pub inglese, chitarre fredde che grattano, melodie aperte e veloci alla Futureheads (con il cui produttore Gareth Parton i Pirates stanno registrando il prossimo album, yeah!), ma anche piccole poesie di Arcade Fire etilici e squattrinati. Tutto infuso in quella vaga aria da nobili decaduti e gloriose tradizioni d'altri tempi che sempre contraddistingue le migliori sorti della musica d'Albione.

Quando ieri ho saputo che Pete and The Pirates sarebbero finalmente venuti in Italia (in concerto al Covo di Bologna il prossimo 22 febbraio - non sono ancora note altre date) mi è sembrata una bellissima notizia, ed è stato molto divertente il febbrile passaparola di mail e sms con i quattro gatti che sapevo l'avrebbero apprezzata. Non so se di questa band importerà mai a qualcuno, se queste canzoni vi sembreranno troppo scarne o poco fashion. Sono quelle che mi strappano sempre un sorriso e mi fanno ballare e cantare in coro parole che ancora non conosco.
Ci si vede sotto al palco ad augurarci di poter dire alla fine "You've had a very good weekend / but you can't remember where you've been".


>>> Pete and The Pirates - Knots - (mp3) / (video)
>>> Gli sconclusionati episodi del tour diary
>>> Un paio di videoclip:





venerdì 26 ottobre 2007

Non fidarti mai dei lamponi gialli
Intervista ai Clever Square

Non so cosa stia succedendo a Ravenna, ma da quelle parti sembra che tirino su i ragazzini a pane e indie.
Dopo quei "nerds on the dancefloor" dei Calcutta Bubbles, intervistati su queste pagine qualche mese fa, ora saltano fuori questi due songwriter minorenni che si fanno chiamare The Clever Square.
Li vedo da sempre in prima fila a tutti i concerti, ogni volta che capito sul loro myspace hanno un nuovo ep da scaricare, e l'ultima notizia è che domani sera suoneranno al Bronson in apertura per Pelle Carlberg (a seguire, tra gli altri, ci sarò anch'io a mettere un po' di dischi insieme a Pullo).
Dopo aver ascoltato il loro ultimo lavoro, Never Trust Yellow Raspberries (in free download sul sito della netlabel francese Les Diks Qui Sautent), pieno di una la bassa fedeltà contagiosa, mi sono detto che era il caso di conoscerli meglio.

The Clever Square
Cominciamo dalle presentazioni: da chi è composta la band? Siete davvero così giovani come sembra su myspace?

In realtà abbiamo 56 anni, con l'aiuto di programmi di fotoritocco ci modifichiamo le facce nelle foto così da farci sembrare 17enni e 15enni. Gec scrive le canzoni, suona la chitarra e canta. Ste suona il basso, la batteria, la tastierina, la chitarra, il kazoo... un po' di tutto, ma niente per bene. Seguiamo la filosofia DIY e lo-fi. Siamo punk insomma.

Com'è successo che avete cominciato a scrivere canzoni tra il folk e il pop, invece di mettere su la solita cover band da adolescenti? C'è una scena intorno a voi a Ravenna di giovani gruppi pronti a vedere la luce?

I Clever Square nascono dalle ceneri di un gruppo di cover di Eels e Neutral Milk Hotel in versione punkeggiante, quindi in realtà siamo passati anche noi dalla fase "cover band di adolescenti". Diciamo che ci siamo spostati su qualcosa di più tranquillo rispetto a ciò che gira normalmente per Ravenna perché siamo dei tranquilloni, ma soprattutto perché siamo pigri e poi con troppe chitarre distorte e trumpà-trumpà ci fa male la testa.
Non conosciamo altri gruppi della nostra città e della nostra età che suonano il nostro stesso genere, ed è un peccato: abbiamo sempre sognato di creare un collettivo, ed è finita che quel collettivo eravamo noi due.

The Clever Square
Nonostante si possa dire che i Clever Square sono ancora totalmente in mezzo alla loro formazione musicale, quali sono stati finora i vostri riferimenti?

A proposito di collettivi, andiamo matti per la Elephant 6 (soprattutto Neutral Milk Hotel, Olivia Tremor Control, Apples In Stereo, Elf Power, Of Montreal).
Siamo abbastanza aperti verso ogni genere di musica. Quest'estate ci siamo innamorati di un po' tutto ciò che hanno fatto i fratelli Kinsella (Joan Of Arc, American Football, Owls, Make Believe), pur non avendo nulla a che fare con quello che suoniamo noi. Tutto ciò che è targato USA Anni Novanta inevitabilmente ci piace.
Sì, insomma, siamo due nerd terribili e rompicoglioni senza pari per quanto riguarda la musica, e tutto ciò che facciamo ruota attorno ad essa (il fatto che questa sia la risposta più lunga ne è un esempio).

The Clever Square
Mi raccontate qualcosa di quel piccolo inno che è "I Did Not Mean To Fall Asleep While We Were Having Sex"? E in generale, cosa raccontano le vostre canzoni?

Eh eh, non auguriamo a nessuno di avere quel pezzo come inno... Comunque è pura invenzione, stavamo scrivendo un pezzo assieme ed è stata la prima frase che ci è venuta in mente.
Le canzoni in generale parlano di continui fallimenti amorosi e fallimenti nella vita di tutti i giorni, ogni tanto con una punta di ironia. I titoli sono spesso messi a caso.
Abbiamo una serie di frasi che ci piacciono e che assegniamo alle canzoni solo dopo averle scritte: è difficile trovare un titolo che sintetizzi il contenuto di un testo senza scadere nel banale.



>>>(mp3) I Did Not Mean To Fall Asleep While We Were Having Sex
>>>(mp3) My Beloved Star, Part 2 (Light #3)

giovedì 25 ottobre 2007

Like something worth remembering

Mixtapes and CellmatesAvrei voluto avere più tempo per scrivere, ancora una volta, quanto mi piacciono i Mixtapes and Cellmates, giovane band svedese che seguo sin dai primi fragorosi esordi su Bedroom Records, alcune estati fa.
Avrei voluto avere più tempo per invitarvi al concerto di questa sera al Locomotiv, con i Mersenne in apertura, oppure a quello di lunedì al Mattatoio Club, per la secret gig meno segreta della storia (e in mezzo ci saranno Roma, Padova e l'Arci Ponterotto, vicino a Firenze).
Ma ora viene sera presto e probabilmente ripeterei le solite parole: "saturo di feedback", Radio Dept., shoegaze, Postal Service, la sua ex lo lascia prima del concerto e lui piange mentre canta sul palco di Emmaboda.
Perciò metto soltanto il link all'intervista appena pubblicata da Ondarock, un mp3 di una vecchia canzone e uno rubato al live acustico che hanno fatto oggi pomeriggio a MAPS.
Ci si vede stasera sotto al palco.

>>>(mp3) Distance, Blinding Lights
>>>(mp3) Like Something Worth Remembering (acoustic live)
Dente live a polaroid!

A un certo punto della puntata di venerdì scorso Dente ha detto qualcosa tipo "non penso che il futuro avrà bisogno di parlare di me".
Cari lettori venuti dal futuro, io invece vi auguro di avere sempre bisogno di canzoni belle come quelle che ci ha regalato dal vivo:

Baby Building
Canzone di non amore
Diecicentomille


Qui trovate la puntata intera da scaricare o ascoltare in streaming, e qui il feed per il podcast.
Poi, per non essere da meno delle varie Blogotheque e Behind Closed Doors, non ci siamo accontentati delle "polaroid blog sessions", e quindi eccovi il primo "live sulla blogmobile" (e se mai ci sarà un secondo esperimento, promettiamo di portare una torcia), con l'imprescindibile cover di Che m'importa del mondo di Rita Pavone. Dente è davvero un personaggio, e se ne sono accorti anche quelli del Circolo degli Amici del Biliardo.


Grazie a Sabrina per le foto e il supporto tecnico.

mercoledì 24 ottobre 2007

The band and the light

Settlefish - Oh Dear!Metà delle persone che leggeranno queste righe hanno già ascoltato questo disco da un mese, e quindi (con buone ragioni) non sono affatto interessate a quello che ne penso. L'altra metà è quella che dirà che parlo di questo disco soltanto perché "sono amico della band".
Questo giusto per inquadrare la Scena fuori di qui. Poi dimenticarsela alle spalle, premere play, e andare incontro a queste canzoni con il mio sorriso migliore.
Perché quando ho sentito per la prima volta Oh Dear!, il nuovo album dei Settlefish, ho avvertito quel fremito sotto pelle che, nelle occasioni fortunate, ci lascia sperare di intuire qualcosa oltre la musica. Ci fa saltare via dalla sedia e ballare nella stanza, cantando parole che ancora non conosciamo. Ci fa intuire gioia, ciò che nella musica spero sempre di trovare.
Oh Dear! non è solo il disco più Pop dei Settlefish, è anche il loro disco più luminoso. Non intendo semplicemente solare, o più aperto. Intendo dire che i riferimenti più diffusi e noti (Modest Mouse, At The Drive-In, Joan Of Arc) sembrano qui presi aggiungendo alla musica uno scintillio differente, riflessi più smaglianti. L'energia è al massimo, ma non è mai forza bruta, non si ripiega mai su sé stessa. Diventa stile.
Già il modo con cui il canto di battaglia dell'apertura di Head Full of Dreams riesce a scrollarsi di dosso un certo umore minore ("... a twisted form of shapes!...") segna lo scarto. Balloons è una mattina di primavera, e nello sciorinare le sue immagini lascia emergere quello che sembra uno dei temi ricorrenti tra le righe del disco: l'infanzia e l'adolescenza che stanno per spiccare il volo.
Poi arriva il piano elettrico di Summer Drops, così Death Cab For Cutie come i Settlefish non erano mai stati. La melodia morbida ha quello stacco al centro che non te la levi più dalla testa. E il fragore di tutte le chitarre cariche dopo il coro.
I Go Quixotic! scalpita, mi fa pestare i piedi ("I guess we all fall in a statical category") ed è solo il vigoroso preludio alla perla di questo album, la traccia che da tempo conoscevamo già dai live dei Settlefish, The Boy and the Light, dal passo quasi british, pronta per l'heavy rotation e per ritagliarsi un posto fisso in pista. "Give me light"!

Per ora mi fermo qui, nemmeno a metà disco. C'è molto altro dentro i quaranta minuti di Oh Dear!. Scopritelo da voi se incrocerete la band nel tour che sta per cominciare (venerdì insieme ai CUT al Vox di Nonantola, e poi release party a Bologna il primo dicembre).

Settlefish - The Boy and the Light

martedì 23 ottobre 2007

Nervi e Pelle
Stasera in concerto al Locomotiv Club

Frog Eyes
Quello che mi è sempre piaciuto nella musica dei Wolf Parade è il suo essere fatta di nervi, il suo accanirsi su pianoforti fracassati e voci strappate, vibrante di tendini e carne viva. Passatemi l'immagine un po' banale, ma non trovo parole più vicine a descrivere quello che sento in quelle epiche canzoni elettriche.
Il rock dei Frog Eyes, che dei Wolf Parade sono in qualche modo "cugini", dato che Spencer Krug milita in entrambe le formazioni, accentua queste caratteristiche, le esaspera verso qualcosa di ancora più pomposo, nevrotico e grandioso. Una certa componente teatrale dentro Tears of the Valedictorian, ultimo album della band canadese, sembra davvero presente: "most of this stuff is about Shakespeare. It's at least a half-truth", dichiara il cantante Carey Mercer.
Ed è poi palpabile l'influenza di David Bowie e dei Television (in Idle Song oppure Reform the Countryside, soprattutto), fino ai dieci tormentati minuti di Bushels, quasi springsteeniani.
I Frog Eyes arrivano ora per la prima volta in Italia, e questa sera sono in concerto qui a Bologna, al Locomotiv Club (Via Serlio 25/2 - h.22).

Frog Eyes - Evil Energy



Pelle Carlberg
Sempre questa sera, nel più curioso dei "double bill", aprirà per i Frog Eyes il cantautore svedese Pelle Carlberg, che ha da poco pubblicato il suo nuovo album In a Nutshell, ancora una volta (l'ultima?) per Labrador.
Chi lo ha visto nel suo primo tour italiano, lo scorso inverno, ha avuto modo di costatare lo stile, l'eleganza e il sense of humour dell'ex frontman degli Edson, e assaporare il suo pop di classe, profondamente debitore dei Belle & Sebastian.
Le sue canzoni raccontano storie all'apparenza semplici, come l'autobiografica Middle-class Kid, ma è il modo in cui riescono a mescolare arguzia e malinconia a renderle irresistibili.
Pelle Carlberg sarà anche sul palco del Bronson di Ravenna sabato sera. Ad aprire per lui i giovani Clever Square (di cui riparleremo presto) e, a seguire, insieme a Pullo e alla Len, anche il sottoscritto a mettere un po' di dischi.

Pelle Carlberg - Clever Girls Like Clever Boys Much More Than Clever Boys Like Clever Girls


Oggi pomeriggio, sia Frog Eyes che Pelle Carlberg saranno ospiti di MAPS!, in onda dalle 16 alle 17.30 sulle frequenze e sullo streaming di Città del Capo Radio Metropolitana.

venerdì 19 ottobre 2007

Pushing the agenda forward
Let's spend the weekend on the floor

Don Turbolento / Dente - Questa sera a polaroid alla radio andrà in onda un assortimento che più curioso non potrebbe essere (oltre a quello dei conduttori).
Avremo infatti ospite al telefono la band bresciana dei Don Turbolento e live in studio il cantautore parmense Dente.
Con i primi parleremo del loro fenomenale ep di esordio, Spend the Night on the Floor (ne riassume le vicende Inkiostro qui), in attesa di vederli finalmente sul palco del Locomotiv Club domenica sera (Via Serlio 25/2, h.22).
Il secondo invece verrà a presentare il suo ultimo album Non c'è due senza te e ci regalerà un po' di canzone dal vivo. Per vederlo in concerto qui in città, invece, basterà aspettare l'8 di novembre.
On air e in streaming, a partire dalle 21, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana (e c'è anche il podcast su Vitaminic).

>>>(mp3) Don Turbolento - Spend the Night on the Floor
>>>(mp3) Dente - Baby Building



 Beatrice Antolini - Sabato sera sarò a mettere dischi al Vibra di Modena, dopo il concerto di Beatrice Antolini, in compagnia dei ragazzi di AntennaUno Rockstation.
Mi divertirò a sperimentare su pista le rasoiate degli Screaming Tea Party (ne parla Giuseppe qui), e non vedo l'ora di suonare il nuovo remix delle Gite Fuori Porta degli Amari (qui, grazie al Pasta), gli ultimi arrivi della Cloudberry e il contagioso singolo degli scozzesi The Royal We.
Se fossi però dalle parti di Milano seguirei il consiglio di Valido, perché il rock'n'roll dei Düna Diesel, sua ultima scoperta, sembra parecchio interessante.

>>>(mp3) Beedroom Eyes - Motorcycle Dreams


- Domenica sera, come detto, sarò al Locomotiv per i Don Turbolento. In giro però c'è veramente di tutto: al Bronson di Ravenna i redivivi Kula Shaker (proprio mentre il Guardian si chiede se è già revival Britpop), da Zuni a Ferrara gli Annie Hall e al Mattatoio di Carpi il gradito ritorno di Pelle Carlberg.

Tra l'altro, la notizia dell'ultim'ora è che il cantautore svedese aprirà per i canadesi Frog Eyes martedì prossimo al Locomotiv, in occasione del ritorno sulle scene delle Murato nights, ma avremo modo di parlare ancora.
Come sempre, ci si vede a banco.

martedì 16 ottobre 2007

The love will never find you

Bearsuit
Mi piace questa foto che i Bearsuit si sono fatti, ritraendosi come astronauti naufragati. Suggerisce bene l'idea di totale smarrimento che alla lunga comunicano le loro canzoni, e in particolare il loro ultimo frenetico album OH:IO, pubblicato da Fantastic Plastic.
In nemmeno mezz'ora ridi, corri a perdifiato, fai a cazzotti, baci bocche sconosciute, scopri di avere More Soul Than Wigan Casino, comandi una parata di bande militari ubriache, cammini sopra una corda sospesa, perdi una fortuna e alla fine salvi il mondo. Una frenesia allucinata e fragorosa che non trova tregua nemmeno negli episodi all'apparenza più malinconici (Mission IO Must Not Fail oppure Look A Bleached Coral Faced Crow With Jewels For Eyes, che cito qui solo per il piacere di ricopiarne il titolo).
La solita e al tempo stesso imprevedibile accozzaglia di chitarre grattuggiate, fanfare, synth analogici, batterie forsennate, cori sguaiati e paroline sottovoce. Ci si perde in vicoli stretti, non sai cosa ti aspetta dietro l'angolo della prossima strofa, poi ti rendi conto di essere in mare aperto e comincia a piovere. La vecchia Inghilterra è un'astronave che prende il volo e ti abbandona al tuo destino.
A sorpresa, OH:IO è distribuito anche in Italia.


>>>(mp3): Bearsuit - The Love Will Never Find You
For all the parties

Gorillella (o anche Maolillaz)Dopo il concept-album su Waterloo e le sconfitte sentimentali (ma sapevate che Maolo, il cantante dei My Awesome Mixtape, è nato lo stesso giorno di Napoleone?), pare che anche il prossimo disco dei MAM avrà la forma di un concept, e che la loro città ne farà da sfondo.
Quanto i ragazzi abbiano a cuore Bologna era evidente al concerto di sabato scorso al Covo. Nonostante giocassero in casa, in mezzo al loro giovanissimo e appassionato pubblico, hanno vissuto la serata come una specie di esame arrivato alla fine di un anno abbastanza incredibile. E mi sento di dire che i My Awesome Mixtape lo hanno superato in maniera brillante, dimostrando una determinazione e una grinta che, in certi momenti, era addirittura eccessiva per il loro suono. Piccoli dettagli ancora da sistemare (la scaletta è il primo che mi viene in mente, o l'intensità delle voci in alcuni pezzi), ma nel complesso si è vista una band capace di far ballare e cantare, toccare corde più emotive e spingere sul divertimento. Gran finale con una sorprendente Diderot in versione acappella e una Me and the Washing Machine tiratissima. Le spille di panno a forma di cuore erano tutte commosse e sudate. Ora che la formazione dei My Awesome Mixtape pare finalmente stabile, lasciamo passare le brezze dell'hype e del backlash, e godiamoci soltanto queste belle canzoni, come l'inedito qui sotto.

My Awesome Mixtape - I've Dropped My 13th Party (demo)


(il ritratto di Maolo stile Jamie Hewlett è di Ema, che ringrazio)

lunedì 15 ottobre 2007

They give you simpatia


Ecco il video di Amato the Greengrocer degli Ex-Otago, la mia canzone italiana preferita di questo 2007.
Il video è risultato vincitore del Qoob contest. Qui l'immancabile strascico di polemiche in stile forum e qui la replica della Riotmaker.
È in arrivo una pioggia di dischi

Vitaminic.it - lavori in corso

Teenage Fanclub - Have You Ever Seen the Rain?


(Ci sono un po' di lavori in corso a Vitaminic e la redazione si sta facendo in quattro per voi. La canzone c'entra e non c'entra, ma c'è questo bel disegno, l'autunno è alle porte, e mi piace un sacco.)

venerdì 12 ottobre 2007

Abbracciando Annie Hall

 Annie Hall - Cloud Cuckoo Land Esce oggi Cloud Cuckoo Land, esordio sulla lunga distanza per gli Annie Hall dopo un paio di begli ep. Proprio questa sera li intervisteremo all'interno di polaroid, in onda (e in streaming) a partire dalle 21 su Città del Capo Radio Metropolitana. Se avete domande da suggerire, potete segnarle nei commenti qui sotto.
La banda bresciana, che prende il nome dalla nota commedia di Woody Allen, è in tour a presentare l'album con una lunga serie di concerti (dopodomani sarà al Mattatoio di Carpi), e approderà a Bologna, al Locomotiv il prossimo 22 novembre.

Cloud Cuckoo Land è un disco intenso e sereno al tempo stesso, pieno di folk pop dai toni caldi, capace di entrare subito in confidenza. La semplicità di una gita in buona compagnia, una domenica d'autunno.
Suoni che rimandano tanto a grandi maestri come Elliott Smith e Nick Drake, quanto a nomi più contemporanei come Lucksmiths, Sodastream e Badly Drawn Boy.
C'è un bel cielo terso sopra queste canzoni, quella luce che si porta negli occhi dopo Hugs & Kisses a lungo attesi, e intorno i colori di un plaid steso sulla riva del fiume, come canta l'apertura di Ghosts' Legs.
Menzione speciale per la confezione dell'album, sorta di digipack con trame all'uncinetto dall'aria seventies, a ribadire l'atmosfera crepuscolare dell'intero lavoro.

>>>(mp3) Annie Hall - Hugs & Kisses
Polaroids From the Web
"Why would you rub it when it already hurts?"

- Pare che i lettori del Village Voice non apprezzino molto la prosa di Everett True.

- «The words will gather dust»: ha chiuso la webzine Tangents, ed è un gran peccato.

- «We falter like the others, enjoying the stories put in front of us today and forgetting the rest. How can we resist the new story, the one that everyone else is listening to, linking to, cueing up at parties?» (via Vitaminic). L'articolo è molto lungo, ma merita la lettura. Parla delle band che si ritrovano sotto i riflettori dei blog per cinque minuti e poi spariscono.

- Finalmente pubblicata la prima parte del programma del Bronson.

- Whatever You Want, il nuovo video dei Club8, mi sembra un po' sprecato.

- «The gayest record I've ever heard» (segnalato da Valido). Però poi DiS si rifà con questa bella intervista.

- Arrivano per la prima volta in Italia i Tellers, con due date a novembre: il 23 all'Hiroshima di Torino e il 24 al Corallo di Scandiano (Reggio Emilia).
>>>(video) The Tellers - Second Category

- «Autumn is here but the memory of brighter days is still alive»: scarica l'ep Last Day of Summer di Celestial

- E d'autunno Bologna si ricopre di velluto...

- Non si sa più cosa inventare: i British Sea Power avrebbero plagiato i Clap Your Hands Say Yeah? E addirittura, per il suo nuovo video, M.I.A. avrebbe copiato le coreografie dai Giochi Paralimpici del 2004? (con ironia, si vous plait)

- E per finire, della serie "vestivamo alla zuava": ecco Draw in the Reins, il nuovo bucolico video dei Cats On Fire:

giovedì 11 ottobre 2007

Antelope live @ Locomotiv

AntelopeDisco strano questo degli Antelope (stroncato a suo tempo da Pitchfork). Passato abbastanza inosservato all'uscita, quando ho saputo che il trio americano stava per arrivare qui a Bologna, me lo sono andato a riascoltare e l'ho trovato molto più ricco di quanto non si legga in giro.
La band, che vede al suo interno Justin Moyer, già di El Guapo e SuperSystem, sembra determinata a scrollarsi di dosso tutti i riferimenti alla scena cittadina da cui proviene, ovvero Washington, e alla tradizione della label che li pubblica, la storica Dischord. Nonostante in molte recensioni gli Antelope siano proprio accostati agli Evens, l'ultima formazione di Ian MacKaye, mi pare che dentro Reflector si possano sentire altre influenze. Su Vitaminic le ho sparate così: "certi lunatici Talking Heads, o dei Joy Divison senza rabbia e senza angoscia, o certi Cure degli esordi ma senza spleen, o dei PIL sotto pesanti sedativi".
Quasi tutto negli Antelope sembra giocato sulla sottrazione, la staticità e la ripetizione: loop minimali, ritmi meccanici, voci ipnotiche e alienate. Sono curioso di vedere come saranno dal vivo stasera al Locomotiv. Prima e dopo il concerto metto un po' di dischi. Ci si vede a banco.

>>>(mp3) Antelope - Mirroring
>>>(mp3) Antelope - Wandering Ghost

mercoledì 10 ottobre 2007

Tiger Tiger! live a polaroid!



Venerdì scorso è ricominciato polaroid alla radio, in onda (e in streaming) da Bologna sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana. È la settima stagione e, data l'età del programma, di questo blog e del suo titolare, ho pensato che quest'anno ci fosse bisogno di un po' di compagnia ai microfoni. Così il 5 ottobre ha segnato il debutto della provvidenziale Alessandra, nota anche come "La Fagotta", che coprirà il delicato e doppio incarico di diligente stagista e assistente sociale. E non vedo l'ora che arrivi anche su queste pagine.
Poi, per riprendere la tradizione delle "polaroid blog sessions" nel migliore dei modi, sono venuti a trovarci i Tiger Tiger!, di cui c'eravamo subito innamorati ascoltando appena qualche demo la scorsa primavera. Ora i ragazzi stanno registrando il primo album, atteso per l'anno prossimo su MyHoney.
Brindisi, chiacchiere, foto, un sacco di consuete inesattezze, una frivola atmosfera da vernissage e qualche canzone unplugged per cominciare al meglio una nuova annata.
L'mp3 della puntata intera lo trovate su Vitaminic (con relativo podcast), mentre qui sotto ci sono le tre canzoni che ci hanno regalato i Tiger Tiger!

Cats Eat Birds
Take Care
Premarin


(thanks Lucio per le foto)

lunedì 8 ottobre 2007

Polaroids From the Web
Premarin edition

- «It's time to find someplace where I feel like it's home»: una lunga e dettagliata intervista di Pitchfork a Jens Lekman.

- A proposito della webzine americana: ammetto di avere esultato come per un goal della Nazionale leggendo la recensione super positiva ai giovani Black Kids.

- Il photoset delle sessioni di registrazione per il nuovo album degli Offlaga Disco Pax.

- Sono sempre più perplesso riguardo agli Envelopes. Il seguito del magnifico Demon si prospetta abbastanza ostico. Non modifica il giudizio il remix di Party segnalato da Bibadidi.

- Nel fantastico mondo degli Amari anche Mariottide odia le gite fuori porta.

- Lo spazio Artista della Settimana su Vitaminic è meritatamente tutto per i Trabant.

- La Peteran Records ha finalmente messo on line il nuovo lavoro dei Calcutta Bubbles (già intervistati qui). Questa volta il giovanissimo trio ravennate si diverte a giocare con brani altrui. Ecco a voi They Remix!

>>>(mp3) My Awesome Mixtape - The painter and the Anthropologist - (Calcutta Bubbles edit)

giovedì 4 ottobre 2007

Pushing the agenda forward
E siamo solo all'inizio

 Locomotiv Club - Parte questa sera la stagione dei concerti del nuovo Locomotiv Club (Via Serlio 25/2, nel Parco del Dopolavoro Ferroviario).
Si aprono le danze con i Rosolina Mar, trio veneto dedito a un forsennato mix di prog rock e funk selvaggio, che verrà a presentare il nuovo split ep con i Trumans Water, in uscita per Robotradio Records. Chi li ha visti dal vivo non è uscito indenne dal loro infuocato set.
Al Locomotiv poi si prosegue domenica con l'accoppiata Uncode Duello + Fuzz Orchestra (il concerto è alle 19), per arrivare al super appuntamento di giovedì prossimo con gli Antelope di Justin Moyer degli El Guapo.

>>>(mp3) Rosolina Mar - Flesh Dance


 polaroid blog - Riprendono domani sera, a partire dalle 21, le trasmissioni di polaroid sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana (lo streaming è qui, il podcast arriva presto).
È la settima stagione e nonostante l'età sono numerose le novità in cantiere, tra collaboratori, rubriche, stagiste e assistenti sociali. Insomma, le solite migliori intenzioni, poi subito smentite dai fatti.
Già dalla prima puntata ci saranno dei graditi ospiti dal vivo in studio: arrivano infatti a trovarci i Tiger Tiger!, che già avevo intervistato qui. Brindisi, chiacchiere e qualche canzone unplugged per proseguire la tradizione delle "polaroid blog sessions" e cominciare al meglio una nuova annata.

ps: domenica sera i Tiger Tiger! saranno in concerto al Mattatoio di Carpi(MO)

>>>(mp3) Tiger Tiger! - The First Woman on the Moon
>>>(mp3) Johnny Balera VS polaroid blog


- Infine, sabato 6 ottobre a Villa Serena (Via della Barca 1) c'è "Non si uccidono così anche i DeeJay!", la festa per i vent'anni di Radio Città del Capo.
A partire dalle dieci, per proseguire ancora oltre sei ore, una maratona musicale su due sale con tutti i dj e le voci storiche della radio di ieri e di oggi. In scaletta, fra gli altri, si segnala anche il ritorno del nostro FedeMc. Gruva!
The Lodger remix

 The Lodger Dopo un paio di anni di ottimi sette pollici ed ep, a giugno The Lodger hanno fatto uscire Grown-Ups (qui la recensione di Indiepop.it, qui quella di Ondarock), album che tira le somme di una ancora breve quanto già promettente carriera: un "Single of the Week" con Steve Lamacq, tour con Long Blondes e imminente sbarco negli USA. La loro ricetta è semplice: guitar pop con melodie accattivanti e vorticose, erede della migliore tradizione brit.
Ora il trio di Leeds pubblica sul proprio myspace un remix di Getting Special, la canzone dedicata "to all the obvious people in this town", e lo curano proprio i concittadini Heads We Dance. Lavoro che non stravolge la natura della canzone, ma la puntella e la rinforza ai fianchi. Forse resta ancora troppo malinconica per la pista, ma magari si può spingere un po' sul tempo. «Can I just sit in my bedroom for the rest of my life?»


>>>(mp3): The Lodger - Getting Special (Heads We Dance remix)

mercoledì 3 ottobre 2007

Give Me Just A Little More Glitch

Viktor SjöbergConoscevo il nome di Viktor Sjöberg soltanto per il bel remix di Stockholm Doesn't Belong To Me dei Most Valuable Players, presente nella compilation Are You Scared To Get Happy? dello scorso anno.
Ma poi, vederlo tenere il palco con quello stile ubergeek disinvolto, in mezzo a tutte quelle donne e accanto a uno del calibro di Jens Lekman, mi ha fatto venire un po' di curiosità.
Ho scoperto che ha già una discografia dentro cui è impossibile non perdersi, tra radici hip-hop, influenze jazz, glitch, sperimentazione elettronica e, a quanto mi è dato capire, pure una band con un taglio folk più tradizionale.
Per Lekman fa scoppiare i campionamenti come un bambino i petardi, e alla fine di The Opposite of Hallelujah, mentre la band ancora suona, piazza un vecchio classico Motown, Give Me Just A Little More Time dei Chairmen Of The Board, e tu a quel punto avresti voglia di abbracciare chiunque hai vicino e ballare tutta la notte.
Viktor sta tenendo anche un diario del suo tour con Lekman e fa un sacco di foto molto carine.

>>>(mp3) Chairmen Of The Board - Give Me Just A Little More Time
>>>(mp3) Viktor Sjöberg - A Year and More
>>>(video) Viktor Sjöberg live in Göteborg

lunedì 1 ottobre 2007

You put your songs around me

«What's broken can always be fixed
what's fixed will always be broken
you put your arms around me
»


Se non sai come dovrai vestirti, metti sempre in valigia qualcosa di nero. Se ti trovi in compagnia a tavola, non parlare mai di quanto è noioso e stressante il tuo lavoro. Ecco il genere di piccole cose che impari quando diventi grande.
Quando diventi grande non sono molte le cose che sai fare meglio di prima. Abbastanza spesso hai la sensazione che diventare grandi sia soltanto un maggiore grado di disinvoltura nel gestire la mancanza di competenze. Si può diventare grandi per abitudine.
Con i sentimenti non sembra andare in maniera diversa. Il senso complessivo continua a sfuggire, eppure in alcune occasioni si può scoprire di avere imparato ad amministrarli, a mettere in pratica una rudimentale forma di economia. Ciò non risponde né toglie significato a domande del tipo "come ti sei innamorato?", "com'è finita?", "succederà ancora?", "quanto durerà?". Piuttosto, tenta di ridurre il danno e tende a dare un aspetto più user-friendly alla paura.

Jens Lekman, nella canzone Sipping On The Sweet Nectar, teme di vedersi un giorno, sul letto di morte, rimpiangere "I wish I would have loved less". Eppure, ho l'impressione che uno dei modi in cui è possibile leggere il suo ultimo meraviglioso album Night Falls Over Kortedala sia proprio quello di prenderlo come un racconto sulle difficoltà del provare sentimenti. Passano le primavere e ancora "every heartbeat needs a reason". Sappiamo come vanno le cose e al tempo stesso non le capiamo. Non siamo sicuri se farle funzionare. A volte ci basta qualche buona imitazione.
"Things get more complicated when you're older" annuncia l'apertura di And I Remember Every Kiss, con la sua impossibile pretesa che ogni bacio sia come il primo bacio. Kanske Är Jag Kär I Dig sente il bisogno di temperare la dichiarazione d'amore con un "maybe". Rincara la dose I'm Leaving You Because I Don't Love You, sfuggendo al confronto con il passato cancellando il futuro.
Qualcosa è accaduto: "I know we've lost the final battle / I know we are prisoners", spiega Into Eternity, che pure sembrerebbe lasciare aperta una porta: "I have a love for this world / a kind of love that will break my heart / a kind of love that reconstructs and remodels the past".
Si resta così sospesi in un limbo, un po' lontani da ogni cosa. Si cammina in una città straniera senza provare nulla di particolare, né entusiasmo né solitudine, e non si sente la pioggia cadere. Al centro della tracklist campeggia un titolo come If I Could Cry (It Would Feel Like This), che nella sua magniloquenza orchestrale Anni Settanta non aggiunge altre parole.

Ma non intendo dipingere un quadro troppo cupo. È soltanto l'amore che, oramai, sembra essere diventato qualcos'altro. Una commedia brillante come quella di A Postcard to Nina e il suo gioco leggero degli equivoci. La sorridente aspirazione a una ritrovata spontaneità dentro un Friday Night At The Drive-In Bingo. Pura tenerezza per Shirin. Una serie di tranquilli momenti surreali che fanno dire: It Was a Strange Time in My Life.
Oppure il ricordo domestico e pieno di luce di un abbraccio d'estate in Your Arms Around Me, una delle grandi canzoni di Jens Lekman, sulla scia di Maple Leaves e I Saw Her at the Anti-War Demonstration (canzone che, ovvio, non ho potuto fare a meno di continuare a cantare nella mia testa a Medborgarplatsen, in mezzo alla manifestazione per la Birmania).

Dal vivo Lekman presenta uno show meticoloso e compatto, emotivo ma in qualche modo sereno. La cosa più vicina al sentirsi a casa che ancora mi capita di provare. La band tutta al femminile (l'inossidabile sezione ritmica con Tammy e Terese, i due violini, i due fiati e la fascinosa Ulrika "Compute") vede ora l'eccezione di Viktor Sjöberg in versione Mod. Ballando serissimo dietro al laptop lascia partire samples, percussioni e arrangiamenti (quanto vorrei sapere quale vecchio pezzo di Northern Soul si è innestato sul finale di The Opposite of Allelujah), con grande gioia di Jens, che sorride tutto il tempo. Durante i momenti più "Love Boat" del set, la platea del Södra Teatern si trasforma nel lucido ponte di uno yacht la sera di gala, e intorno proprio nessuno rimane fermo.
La scaletta è implacabile, senza un cedimento, a partire dall'attacco di Black Cab fino all'ultimo bis, il refrain estenuato di Pocketful of Money con il pubblico a schioccare le dita nella parte di Calvin Johnson. Faccio bom-bo-bom battendomi il petto anch'io per quelle Sweet Summer's Night On Hammer Hill e mi viene risparmiato il colpo di grazia di Higher Power. Non chiedo altro. The night falls.

I'm Leaving You Because I Don't Love You
(live in Stockholm - 2007-09-28)