martedì 11 dicembre 2001

Ci hanno fatto giustamente notare che Polaroid web è un po’ avaro di info su Polaroid radio. Perciò questa mattina, dopo la rubrica a sorpresa su kung-fu e cinema francese (thanx to Leonardo & Jonathan), vi ricopio la playlist della puntata scorsa.

Per cominciare, c’è stata la nostra sigla, Palid di Animals On Wheels, un drum&bass frantumato con sfumature jazz. In mezzo, come al solito, abbiamo letto il pezzo di Douglas Coupland da Memoria Polaroid.
Poi, dato che la nomination su nme.com era ancora calda, abbiamo aperto con gli Strokes di Last nite (la versione del primo, glorioso ep: secondo me quella con il miglior tiro).
“Last nite”, nelle recensioni più deep, è sempre stata associata a un vecchio pezzo dei Jam, A town called Malice e così l’abbiamo messa.
La disputa letteraria se fosse migliore il Paul Weller del periodo Jam o quello successivo, negli eleganti ma con impegno Style Council, ci ha suggerito di ripescare da “Our favorite shop” la classica Walls come tumbling down.
Qui Fabio (che sostituiva Arturo in regia) è intervenuto con un suo remember dell’85 o giù di lì, a proposito di un concerto degli Style Council visto a Ferrara. C’era andato in Vespa, sfidando le intemperie in compagnia di Giancarlo (che poi ci ha anche telefonato) ed era tornato con un sombrero e molta tequila in corpo.
Walls come tumbling down, dunque, crollano i muri e, ricordando quel che si scriveva su queste pagine la settimana scorsa, ho letto una pagina di De Carlo (pliz, non il romanziere). Poi abbiamo chiuso la parentesi architettura con Paolo Conte e la magnifica Architetture lontane.
Dato che già stavamo ballando, abbiamo voluto tenere il ritmo con la cara vecchia Happy hour degli Housemartins (concedetecela). Sorrisi e brindisi in studio.
Intanto una Moon river cha-cha di Henry Mancini introduceva la rubrica dell'aperitivo. Questa volta La Laura ha presentato la ricetta del Demisec in rosa e noi abbiamo cercato di imparare (ma speriamo che la posti qui al più presto: non so ancora dove mettere il pompelmo).
Abbiamo proseguito con ritmi languidi: Tropicalia di Beck andava bene per sorseggiare i nostri esperimenti e chiacchierare dell’ultima volta che l’abbiamo visto dal vivo e di quanto era fico ecc.
Venerdì scorso era anche la serata Pandemonio al Mafia di Reggio Emilia e quindi abbiamo introdotto Santos e la sua ormai nota Camels. Fabio Merighi non ascoltava tutta quella house dai tempi di "Pump Up The Volume".
In finale ci siamo regalati qualche dedica: i Belle & Sebastian di The state I’m in alla Laurina che ha contribuito con un po’ di web art (speriamo di mettere quanto prima la gif tres retrochic sul sito), e Schneider TM con The light 3000 (che poi è una cover dal futuro di “There is a light that never goes out” degli Smiths) alla Peruz che stava arrivando in treno a Bologna e ci ascoltava col walkman.
Finale epico, con baci e ringrazimenti e saluti, su You can’t always get what you want dei Rolling Stones (lasciata per tutti e sette i minuti e passa, ovviamente).
Alla prossima :-)

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