martedì 30 ottobre 2018

I think I'm somewhere in between

The Goon Sax - photo by Elliott Lauren

Proprio in mezzo a We're Not Talking, il nuovo album dei Goon Sax, c'è uno scarno e singolare intermezzo soltanto piano elettrico e voce. Louis Forster (sì, per chi ancora non lo sapesse è il figlio di Robert Forster dei Go-Betweens: sgomberiamo subito il campo da questa inevitabile precisazione), pone un paio di domande nella maniera più diretta e franca possibile: "Would you rather see me as the person you loved and then left you? Would you rather see me as someone you feel like you never knew?". La breve traccia ha questa forma di interludio sospeso e lo-fi perché è finita nel disco nella prima versione, appena un appunto sul laptop, senza ulteriori arrangiamenti. Ma la cosa che mi sembra più interessante è il ritornello che funziona da risposta: "I think I'm somewhere in between".
Credo si possa dire che è un'osservazione valida per buona parte del disco e di quello che cercano di raccontare oggi i Goon Sax: storie di qualcuno che cresce e sta imparando a affrontare relazioni complicate, ma che deve ancora capire come gestire allo stesso tempo aspettative, malintesi, rimpianti, desideri e indifferenza. "I don't know how to think about me" proclama disarmata She Knows. "It's so hard to be who you want me to be" confessa con molto candore Love Lost, e la giovane band australiana, qui in un vestito estivo e Talking Heads, sembra quasi non accorgersi di centrare una questione fondamentale, a cui non è semplice trovare soluzione con una canzone. We Can't Win si apre con due versi che sembrano istruzioni per qualcuno che non ha molta dimestichezza con il genere umano e la vita sulla Terra: "I was told to distance myself from a situation when it makes me nervous / but we don't want distance, when distance always seems to be the thing that comes and hurts us". Eppure le distanze e le ferite, la perdita e la solitudine sono tutti elementi indispensabili con cui va attraversato quel "in between". Non dimentichiamo che dai diciassette anni dell'album d'esordio ai quasi venti di oggi, "in between" c'è praticamente un abisso.
E io che ascolto in continuazione i Goon Sax, e mi innamoro ancora perché questi ragazzini hanno proprio tutto per far innamorare l'ascoltatore di mezza età (l'eleganza scintillante Postcard, le giravolte beffarde Flying Nun, certe inaspettate dolcezze di archi Belle & Sebastian, un'innocenza Jonathan Richman ma anche un'arguzia un po' primi Delgados), io che "in between" non ci sono più da un pezzo, forse credo di capire bene questa musica perché, in fondo, dentro qualche "in between" ci siamo sempre, e amo i Goon Sax che ancora credono di dover imparare come poterne uscire, e invece con questo clamoroso nuovo disco mostrano di avere già tutte le qualità per saperci stare dentro magnificamente.






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