giovedì 11 gennaio 2018

"I'm kinda pissed if this is the real me"

SIDNEY GISH

Eccoti qui, e il ricordo di un anno tutto nuovo e di nuovi buoni propositi appena confezionati già comincia a sbiadire. Sempre la solita vecchia te stessa da portare a spasso ogni mattina. Ti libererai mai di questa sensazione di essere ovunque fuori posto? E odi quello che fai, e odi non fare niente, e in ogni caso trovi la maniera di lamentarti. "I don’t know who I am, I don’t know what to do but I’m not a lot like you". Bene, almeno cominciamo da qualche parte.
Sidney Gish racconta con incantevole acutezza la vita quotidiana di una quasi ventenne dalle idee chiare e multiformi, ricca di talenti e immaginazione, e al tempo stesso non può fare a meno di annotare il proprio farsi strada nel mondo per tentativi, a volte comici (Sophisticated Space), a volte più faticosi e dolorosi (Rat Of The City). Alzi la mano chi non si potrebbe riconoscere in una strofa schietta e disarmante come: "every other day I’m wondering / what’s a human being gotta be like / what’s a way to just be competent".
Ci può consolare almeno l'amore? Dipende. Lungo le canzoni del nuovo magnifico album di Sidney Gish No Dogs Allowed forse quello che risulta più assente (e di cui, tutto sommato, non si percepisce troppo la mancanza) è proprio una consistente figura di interlocutore. Ma anche in questo caso la scrittura della Gish non si arresta: "and despite a past of bad ideas and advice / I sit still and wonder why I ever tried / to think that you were any different".
Sidney scherza a più riprese sulle proprie tendenze alla misantropia: "I think in all regards I’ve found a welcome home / amongst the people made of stone", ma non le credo davvero. Qualcuno capace di analizzarsi e cantare "maybe I wanna see him / but then again I'm an isolationist" non può avere una sensibilità disposta ad arrendersi tanto facilmente. E non c'è nessuna pretesa di coolness in questo: solo il racconto colorato e sovrabbondante di una giovinezza che sta mettendo assieme i pezzi di sé.
Quello che è certo è che Sidney Gish fa tutto da sola anche quando si tratta della propria musica. Dopo aver pubblicato un ottimo album d'esordio appena dodici mesi fa (Ed Buys Houses), ha scritto, suonato e registrato tutto No Dogs Allowed nei ritagli di tempo del suo corso di music business alla Northeastern University di Boston, e ormai ha messo a punto un indiepop già maturo e personale. Ovvio, alla prima nota vengono subito in mente nomi come Frankie Cosmos o Adult Mom (entrambe apertamente citate tra le righe dei suoi versi) o le Girlpool, ma tracce come I'm Filled With Steak, and Cannot Dance oppure I Eat Salads Now rivelano certe melodie più articolate, come Of Montreal da cameretta. Altrove, l'innesto a volte buffo di sample mi ha ricordato il primissimo Jens Lekman, il quale avrebbe potuto cantare anche la piccola ballata acustica in chiusura di disco, New Recording 180 (New Year's Eve).
Sono felice che il primo disco di cui mi sono follemente innamorato in questo 2018 sia di una giovane cantautrice come Sidney Gish: in qualche modo mi ricorda che, nonostante "these sweet instincts ruin my life", ci sono ancora un sacco di cose belle che possiamo fare.




Nessun commento: