lunedì 23 ottobre 2017

Nobody has a heart without some holes

JAKE BELLISSIMO - THE GOOD WE’VE SEWN

Poco più di un anno e mezzo fa capitavo per caso sul Bandcamp di un giovane cantautore americano, restavo incantato al primo ascolto, mi emozionavo forte, compravo all'istante un sette pollici e scrivevo le mie solite due righe emo sul blog.
In seguito accadde quello che ogni tanto (mai abbastanza) accade, quando un sovraccarico di entusiasmo si intreccia a una forte dose di ingenuità e a un sincero desiderio di condividere con tutti la musica bella: Jake Bellissimo mi mandò le sue nuove canzoni, le suonai alla radio, qualcun altro si innamorò, mi scrissero, le feci ascoltare a qualche altro amico, lui venne anche in Italia per un tour e mezzo (che fatica!) e ora - finalmente! - esce il primo album a suo nome: The Good We've Sewn. E posso dire con molta soddisfazione che lo pubblica quello sgangherato collecttivo a cui ogni tanto provo a dare una maldestra mano pure io, quelli della We Were Never Being Boring. Ascoltatelo quando avete un po' di tempo: spero con tutto il cuore che vi piaccia.

C'è un desiderio che vorrei vedere esaudito, uno e un solo desiderio per tutta la vita: vorrei non perdere mai la capacità di provare meraviglia. E che sia la meraviglia per un vasto cielo vuoto di nubi, o per come certe parole messe in fila possono riempirti gli occhi di lacrime, la meraviglia per il tempo che cambia la forma di un amore, o quella per un incontro inatteso che ti tiene sveglio a camminare e parlare tutta una notte: vorrei poter dire un giorno “di tutte le cose che mancano in ogni vita, in questa non è mai mancata la meraviglia”. E sarei felice.
Io credo che un sentimento molto vicino a questo sia quello che è possibile sentire palpitare nella musica di Jake Bellissimo. Giovane compositore newyorkese, dopo una prima parte di carriera con lo pseudonimo di Gay Angel, e dopo un EP nel 2016 (Piece Of Ivy, Drunk With Love Records), arriva ora alla prima prova sulla lunga distanza, mostrando già una maturità fuori del comune.
Immaginate un elegante pop orchestrale che tenga assieme la poesia di Andrew Bird con l’urgenza drammatica di Bright Eyes, riuscendo a distendersi in sontuosi arrangiamenti che possono ricordare i Belle & Sebastian o Jens Lekman, frutto della formazione da musicista classico di Jake. Un suono che riesce a essere prezioso sia nei suoi momenti più accesi e trascinanti (il singolo Indipendence Day), come in quelli più delicati e idilliaci (In Weston), sia quando si presenta scarno e acustico (Noise War), o quando arriva a sfiorare i colori del musical, come nella title track. Un album che ti travolge e che ti parla da vicino, un’opera prima capace come poche altre di donare meraviglia. 




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