martedì 24 gennaio 2017

"Do I even need to be here? And why does this hurt?”

Fred Thomas - Changer

«Well, you’re moving around constantly, but you’re also playing the same venues that you played, like, three years ago, and they have the same stickers in the bathroom. [...] The people that stuck around and kept going to shows are still there, and my friends are still there, but they’re changing, while we’re at the same venues where we met 10 or 15 years ago. That’s an amazing thing, but you don’t have a chance to catch your breath. In a way, it’s like, wow, this backdrop is always going to be there. It’s like you’re a character in this play that takes place at the punk show.» [*]
Eccolo qui, il tipo di polaroid che parla di un altro disco indiepop: due analogie, una citazione e un link. Quanti dischi, quanto tempo. Quanti anni saranno ormai che va avanti? Quindici? Perché lo fa? Siamo ancora a questo punto? Cos'è questa recita? Sembra una recita che parla di cambiamenti e in un certo senso di speranza, che però rimane sempre identica, e non ha nessuna speranza di cambiare. Aspetta: qui sta parlando del disco di oggi o invece, tipo, della vita? Ehi, questo è indiepop: dovrebbe essere modesto, rassicurante, consolatorio, prevedibile. Fred Thomas non è un tipo prevedibile, e non sta mai fermo. Mille progetti, una carriera solista, produzioni e musicista per altri. Ne è passata di acqua sotto i ponti dall'epoca dei cari vecchi Saturday Looks Good To Me. Changer è un disco nato in un periodo cruciale della vita di Fred Thomas: "in a matter of months, I quit my job, started the insane paperwork process that it takes to move to Canada, got married, and left. I was doing tours the entire time and recording bands". Quella stagione si riflette nei versi queste nuove canzoni:

Like, I remember standing out in front of the Northern, after another 15-paid gig, getting harassed by Olympia street punks (the worst!) for looking like a hipster. I wanted to be like, "Man I’m probably a couple years younger than your father. And I’ve traded any chance at stability for this community of people who, like, know what Black Flag is or whatever". And look a little closer: his outfit is amazing! (da Open Letter to Forever)
La musica diventa il veicolo a cui Thomas consegna veloci e incalzanti polaroid di ognuno di questi momenti di passaggio. "There was something I was trying to say" sono le parole con cui si apre il disco, ed è come se la voce del narratore si trovasse a rincorrere di continuo la frenetica girandola di eventi, il tempo che passa, il peso degli anni, la leggerezza che ti mette addosso la perseveranza nel raccontare. Intorno, gli amici spariscono ("obsessed with taking pictures of their children"), i sogni non si avverano, il mondo non diventa più giusto, la noia delle lunghe estati da ragazzo te la porterai dentro per sempre. "All those left-behind feelings": rimane altro? Qualcuno dice di avere trovato l'amore. Siamo sinceri: "Love is always looming, but it's tired of your attention / It feels like an excuse you use to rename old conventions". Non per questo Thomas abbandona il suo impeto. Anche quando August Rats, Young Sociopaths sembra soccombere sotto "another garbage year", quando "fuck man, can't something be kinda good before it's kinda gone?", anche in quel momento Thomas è lì a compilare il suo lungo elenco, a tenere nota di tutto, a trattenere e a inseguire, al tempo stesso, il cambiamento.
Dopo le chitarre scarne ed energiche, nella seconda parte della scaletta affiorano alcune tracce più sperimentali ed elettroniche. La migliore è Oval Beach che, come sintetizza alla perfezione Pitchfork, suona "like Boards of Canada making dream pop". Credo che questo cambio di passo rappresenti la maniera in cui Fred Thomas si vede nel mezzo della corrente del cambiamento: le parole si quietano e cedono il posto agli interludi sintetici strumentali, il ritmo passa da convulso a trasparente e sereno, ed è come se il disco stesso si sospendesse e si preparasse al ritorno delle parole, ora sovrapposte alle altre, consapevoli ma non per questo meno risolute. L'esperienza è quella che ti guida fuori dal cambiamento, e il cambiamento è quello che ti serve per guadagnarti esperienza, nonostante tutto quello che succede intorno a te, nonostante quello che dicono gli altri: "every ugly part of everything that people keep on telling you are... They aren't yours. They're just wrong".


Fred Thomas - Mallwalkers

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