martedì 11 ottobre 2016

We're running out of things to hurt

PREOCCUPATIONS

Scende il buio sempre più in fretta. Il quieto grigiore delle abitudini, vivere ogni giorno imitando la propria vita, guardandosi da sempre più lontano, con sempre minore interesse. Chi l’avrebbe detto che tu saresti diventato così. È fragile il confine che si affaccia sullo sconcerto dell’ossessione, e ormai è vicino, ma la cosa peggiore è che non ti fa paura. Giri a vuoto e la persistenza della monotonia uccide qualunque forma di vita. Anche il disagio dell’ansia diventa a poco a poco un costume. Prevedibile e senza obiettivi, ti lasci trascinare da un tempo che si deteriora in maniera sempre più violenta. Trovare un senso a tutto questo si è trasformato in una farsa. Tutti intorno stanno guardando e giudicando.
L’ascolto del disco dei Preoccupations può scaraventare in uno stato simile a quello di una lettura intensa di Philip Dick o addirittura Kafka. Soffocante e cupo, solenne e spietato, riesce a farmi sentire il peso di colpe incomprensibili. Musica da ascoltare a capo chino, post-punk ruvido che non lascia scampo, né quando la band canadese si scatena frenetica (Stimulation), né quando procede dura e marziale, come nell'apertura programmatica di Anxiety. Nessuna luce lungo queste nove tracce, se non forse nel movimento centrale di Memory, macigno di undici minuti che ti ritrovi legato al collo mentre precipiti verso il fondo di questo disco. Dopo una sezione introduttiva opprimente e lugubre (“Your favourite feeling was the ground falling out from beneath your feet”), si passa all’improvviso da sonorità Fall / Wire / Joy Division a un glorioso e incalzante crescendo in pieno stile New Order, e alla voce tetra di Matt Flegel subentra quella vibrante e tesa di Dan Boeckner (Wolf Parade, Handsome Fur, Divine Fit...), un innesto opportuno e riuscitissimo. Ma si tratta di uno spiraglio di cui non ci si pù fidare davvero, se l'obiettivo sembra essere quello di "erase your memory".
La strada scelta dai Preoccupations, passati per mesi difficili, quando non addirittura grotteschi, a causa del loro precedente nome Viet Cong, è quella più aspra, che porta a un'oscurità per nulla accogliente. A giudicare dalla forza e dalla tenacia di questo disco, si può dire con una certa sicurezza che il quartetto saprà affrontarla a testa alta.



Preoccupations - Memory


Preoccupations - Stimulation

1 commento:

delio ha detto...

abbastanza straniante per un europeo vedere i vietcong definiti come "a a notoriously brutal insurgent group" nell'articolo di pitchfork.