martedì 14 giugno 2016

You have no right to be depressed

Car Seat Headrest: Teens of Denial

Chi è giovane deve mirare al cielo. L'ambizione perfetta assomiglia all'abilità di saper prendere a spallate da un lato l'arroganza ottusa e dall'altra lo sterile desiderio. Riuscire a farsi largo nel mezzo, restare in equilibrio per arrivare di fronte a sé stessi e reggere lo sguardo. L'ambizione non si concede dubbi. Joe Gets Kicked Out of School For Using Drugs With Friends (But Says This Isn't a Problem) è un titolo quanto meno ambizioso. Si trova dentro Teens Of Denial, il nuovo disco di Car Seat Headrest. A un certo punto della canzone compare addirittura Gesù. È parecchio arrabbiato con Joe, il personaggio interpretato da Will Toledo lungo tutto l'album. A una festa, imbottito di droga, davanti a tutti i suoi amici Joe si becca una dura predica: "Chi sei tu per disobbedire alle parole del Padre mio? Chi ti credi di essere? Tu, feccia della Terra". Non male come punto di partenza. Ce ne sarebbe abbastanza per deprimersi e non riprendersi mai più.
Ma è la domanda che mi interessa, e che muove sia questa canzone, sia il resto del disco. Teens Of Denial è una lunga, barocca, verbosissima e straripante storia che racconta la ricerca della risposta al "chi sei tu". Joe non è ancora un adulto, i suoi errori glielo ricordano a ogni passo ("How the hell was I supposed to steer this ship? It was an expensive mistake" - da The Ballad Of Costa Concordia), e d'altra parte non è più un ragazzino, nemmeno un "ragazzino stiloso / al passo con lo stile dei tempi moderni".
Il disco si apre proprio quando Joe si rende conto che il suo vanitoso nichilismo potrebbe diventare universale ("I’m so sick of - fill in the blank") ma che questo non lo porterebbe da nessuna parte. "I have nothing but questions / I need answers, those would fill me up" ribadisce disperato in Not What I Needed. Le risposte non sono gratuite, e Joe sperimenta una sofferenza che lo tormenta sia nel cuore sia nel mondo là fuori: "If you really wanna know yourself / It will come at the price of knowing no one else" (Cosmic Hero). Mi ha ricordato quasi una frase da La vita dopo Dio di Coupland. Ma sopratttuto, nella trama del disco, sembra di assistere in diretta, una strofa dopo l'altra, alla dolorosa formazione di un Super-Io da manuale. Unforgiving Girl tira le somme senza tanti complimenti: "Well, everyone learns to live with themselves / And you're not the only one who's been through hell". Non è un caso che nell'ultima canzone di Teens Of Denial, la più breve in scaletta, Joe si veda all'improvviso da fuori. Un momento sospeso, del tutto casuale, un'immagine qualunque del mondo in cui l'unica cosa che conta è l'intenzione di un gesto (sentimentale e disinteressato), e non più il continuare a chiedersi quale sia il proprio posto e la direzione da seguire. 
Will Toledo, con la sua voce roca e lamentosa, la sua faccia quasi impassibile e la sua aria da nerd un po' distratto, ha realizzato un disco monumentale, capace di riassumere e fondere la potenza sonica delle chitarre dell'indie rock classico (Built To Spill e Modest Mouse i primi nomi che vengono in mente), la letterarietà di certi National o certi Okkervil River, con un'urgenza post-adolescente, sincera e bruciante, che è unicamente sua e della sua ambizione.



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