martedì 28 giugno 2016

If there ain't no headache, it wasn't fun

Petite League - NO HITTER

Tu sei il mio il colore preferito, il mio numero fortunato, il maglione che non toglierei mai. D'amore parlano tutti, d'amore parleremo poi: questa è solo la nostra storia, questa è l'unica cosa che conta ora. La maniera travolgente in cui ti sbattono addosso le canzoni dei Petite League ha, per me, qualcosa di unico e risaputo al tempo stesso, e non voglio smettere di ascoltarle, come non si smette mai di pensare all'estate o al sorriso di qualcuno. Chitarre a perdifiato, parole sincere di inesauribile adolescenza e sanguigno indie rock da cantina. Ci si innamora in un attimo, ci si perde e non ci si dimentica più. Questa è l'età in cui anche i rimpianti hanno il sapore della cosa nuova, "I fell in love the morning you left me", e ci si guarda intorno in questi inconsueti costumi da adulti, senza risolversi ancora a decidere quale sarà la strada. La prima volta che avevo scritto dei Petite League ero semplicemente incantato dalla loro giovinezza. Nel suo nuovo album No Hitter Lorenzo Cook si conferma capace di mettere a fuoco quei meravigliosi istanti di esitazione che rendono la vita degna di essere vissuta: "Maybe I fall in love with the same thing in everyone / but maybe it’s just better to have nothing with no one". Pop punk irresistibile (Annie) che ti fa venire voglia di ballare e scappare via tenendosi per mano (Tylenol). E anche se la grammatica emo è stata metabolizzata ormai del tutto, c'è una nuova consapevolezza scritta in grande a pennarello sul muro: "There ain't no crying in Petite League, no", come recita la title track. Ci sono sempre feste, sbronze, la ragazza che indossa la tua maglietta tra le lenzuola la mattina dopo . Ci sono sempre amici francesi che abitano a New York e che ti ospitano sul divano pieno di polvere. Ci sono sempre le cicatrici e i ricordi che fanno venire il singhiozzo e che ho ricoperto con tre strati di vernice quando sei andata via. C'è anche una bonus track come Guetta che porta verso territori quasi Cloud Nothings ("David Guetta don’t get us / David Guetta don't care": LOL), e che mostra come Cook sappia anche spingere sull'acceleratore quando vuole. Questo disco non racconta la giovinezza, questo disco è la giovinezza, e suona forte esattamente come quella stagione in cui le mille idee, i mille pensieri, i mille innamoramenti che ti centrifugano ogni secondo cuore e cervello sono ancora un racconto, il tuo, il mio, il tuo e il mio.



Petite League - Tylenol


Petite League - No Hitter

1 commento:

seo12 Soft ha detto...

having nice information to read.
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