venerdì 29 aprile 2016

"C'è gente che ci scrive e noi non rispondiamo" (cit.) - Aprile 2016

Sporadica rubrica fatta con le vostre email e i miei sensi di colpa


FLOWERS OR RAZORWIRE - SUMMERISE

Basterebbe scorrere la lista dei titoli delle canzoni: Malibu Dream, Coconuts, Champagne Riviera... I Flowers Or Razorwire, quintetto proveniente da Trani, hanno intenzione di portarci già tutti in vacanza. Non a caso il loro nuovo album (co-prodotto con il Fabio Nirta) si intitola Summerise, e viaggia spedito tra beat morbidi e melodie assolate. Il primo riferimento che viene in mente è quello dei Phoenix, ma i Flowers Or Razorwire virano verso un funk elettronico colorato di synth sognanti (li vedrei bene in una serata assieme ai Welcome Back Sailors). Nota bene, Summerise è in free download!





Credo si possa dire senza timore di essere smentiti che sono pochi in Italia a confezionare dischi così belli e prodotti con tanta dedizione (sia a livello di grafica sia di cura dei dettagli - il tipo di carta o la costruzione del booklet...) come gli A Minor Place. Dopo un cofanetto di 45 giri che assomigliava più al regalo di qualcuno innamorato di te che a un'uscita discografica, arriva questo album in vinile trasparente, The Youth Spring Anthology, raccolta di dodici racconti, ognuno con la propria copertina e il proprio "personaggio". Un oggetto fantastico da avere per le mani, un lavoro che lascia incantati per l'enorme passione che emana da ogni particolare. Dal punto di vista musicale, gli A Minor Place suonano un indiepop molto nitido, classico (Belle and Sebastian, Go-Betweens, Wedding Present mi sembra siano tra le influenze principali di questa scrittura), con qualche tocco di arrangiamenti elettronici, mai invadenti. Paradossalmente, rispetto alla collezione Staying Home, forse qui si avverte un po' meno omogeneità, un paio di passaggi nella scaletta mi convincono meno (Funk, legnosa nonostante il titolo, o l'elusiva Nazi Twins), ma sono dettagli, gusto personale: nel suo complesso si tratta di un'opera che trabocca amore e che, cosa ancora più importante, lo trasmette in maniera forte e chiara.





Sky of Birds - Blank Love

Blank Love è il primo e vero album per gli Sky of Birds, dopo l'EP di due anni fa Rivers Flow Free, Lakes Just Agree. Indie rock sanguigno, con alcune aperture a cadenze ipnotiche e atmosfere più psichedeliche, e dalle radici saldamente piantate nella migliore tradizione americana (prendiamo i Wilco come punto di riferimento un po' generico, ma che rende abbastanza bene l'idea). Suoni di chitarre carichi di pathos ma al tempo stesso sempre molto calibrati, e una voce che sa raccontare bene sia su registri più malinconici (Every Vampire) sia su quelli rabbiosi (Deceivers). Garantisce Mia Cameretta Records.




Nobody Cried For Dinosaurs

Nuovo EP per i milanesi Nobody Cried For Dinosaurs, allegri portabandiera di un indiepop sintetico e sbarazzino, saltellante e molto estivo. Come la colonna sonora di un vecchio videogioco da bar (vedi l'azzeccato artwork) rifatta dai Vampire Weekend, le quattro tracce di Ten Billion Years Later scorrono via fin troppo in fretta, fresche fresche e dissetanti. Ritmi sempre sostenuti e melodie a presa rapida. Non si chieda, per una volta, altro che puro divertimento: quello, dai Nobody Cried For Dinosaurs, possiamo sempre aspettarcelo.



So davvero poco di cantautrici italiane, tanto meno giovani. Dove sono? Che posti frequentano? Come parlano e quali riferimenti hanno? Quando mi sono ritrovato davanti a Una settimana difficile, l'EP di debutto di Chiara Monaldi, ero abbastanza scettico, è più forte di me: sono sempre molto più critico nei confronti di chi canta in italiano. Chiara Monaldi è una ragazza "cresciuta tra i lotti popolari della Garbatella", che racconta le sue storie della metà dei vent'anni, tra le schegge di poesia che solo a quell'età si posso intercettare, "luci e ombre dell'innocenza", e la doverosa mancanza di modestia, che solo a quell'età ci si può permettere. Come la cover di Lived In Bars di Cat Power, che è francamente irraggiungibile, qui restituita in un sussurro, un biglietto d'amore pieno di sottintesi, e messa giù così non solo gliela concedi, ma ti immagini anche di capire benissimo perché lo sta facendo (se volete su DLSO c'è un bel "Disco raccontato"). In altri momenti non mi coinvolge troppo l'eccessiva accuratezza di un certo cantato, una certa compostezza dei modi. Ma trovo comunque molto interessante la capacità di Chiara Monaldi di catturare e rendere in pochi tratti un momento di passaggio e un punto di vista femminile: "e vado alle serate con scarsa sobrietà / e intavolo discorsi su questa nuova età / e fingo sia interessante / avere accanto un regista e un cantante / e vado alle serate e reggo fino a che / non mi chiudo in macchina a urlare / e mi è sembrata un'altra vita / e mi è sembrato come se / questa libertà non fa per me".


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