lunedì 14 marzo 2016

"Ci sono tutti i colori del mondo, e per lo sfondo, chico: solo il blu"

'a bologna non c’è più blu'

Il cielo si fa grigio come un muro dipinto da Blu mentre arrivo all'XM24. Non c'è più nessuno, tranne una ragazza che sta fotografando la fotocopia del comunicato appesa all'angolo e un signore con i capelli bianchi che cerca di accendersi una sigaretta. Tira parecchio vento, sembra che stia per rimettersi anche a piovere. Sono venuto a vedere quello che rimane di "Occupy Mordor" dopo che Blu ha deciso di cancellare le sue opere da Bologna. Nelle ultime ventiquattr'ore non ho letto e ascoltato altro che commenti intorno a questo clamoroso gesto (trovate un esaustivo recap in tempo reale curato da Simone su Frizzifrizzi) e mi sono sentito in dovere di compiere un piccolo pellegrinaggio personale.
Non lo faccio per l'artista, né per dimostrare niente a nessuno. Mi sembra di doverlo fare per te, che nonostante tutto sei ancora la mia città. Sono lì sul marciapiede accanto alla rotonda, il muro grigio si alza davanti a me, e mi chiedo perché da ieri mi gira in testa l'idea che Bologna sia (una volta ancora) più triste e povera. Ma sarà vero? Sono forse anche io uno di quelli del partito "Blu non doveva, non poteva, è un egoista!"? Diventerò anche io rintronato come Philippe Daverio (che mestizia leggere tante superficialità con la sua firma). Non mi sento di essere d'accordo con Leo questa volta: "vedo muri grigi dove prima c'erano opere straordinarie (e angosciose, va detto), e mi sembra una prepotenza nei confronti dei cittadini che fruivano di quelle opere ogni giorno". Ora che mi ci fai pensare, non ho mai creduto che la street-art servisse semplicemente ad abbellire la città, a rendere la nostra esperienza estetica urbana più "gradevole". Per il valore del gesto di Blu, questo muro grigio è altrettanto efficace e forte del disegno che ha coperto, proprio perché c'era quel disegno da coprire e proprio perché lo ha coperto. Ecco, magari sono le scritte apparse poco dopo, a mettermi un po' in imbarazzo, ma quello forse è un problema mio.
Sono davanti a questo muro alto e mi guardo intorno. L'orizzonte dei lavori verso ovest, tra la ferrovia, il Navile e la nuova gigantesca sede del Comune, è impressionante. C'è il disordine dei cantieri, ci sono un po' di rovine dell'XM, c'è un sacco di vuoto, che sembra ancora peggio del muro grigio. Se mai avverrà questa invocata gentifricazione della Bolognina, spero faccia passare in fretta tutto questo smarrimento. Come hanno già previsto molti, potrebbe arrivare presto anche lo sgombero dell'XM, ora che lo scudo del murales di Blu è scomparso, e per la felicità di tanti cittadini si potrà ripulire il quartiere.
Mi incammino lungo Via Fioravanti. Anche qui c'era una lunga opera, se non sbaglio realizzata insime a Dem (e ad altri?) in occasione di uno dei primi Anti-Mtv Day, ormai una dozzina di anni fa. Anche questa oggi è cancellata. Eravamo qui mentre la creavano, ricordo che guardavamo la vernice correre veloce sul muro, ero incantato dalla rapidità con cui venivano armeggiati quei bastoni lunghi diversi metri mentre disegnavano. Le figure sembravano prendere forma da sole. Oggi, in cambio, abbiamo la forma dei pensieri che il vuoto di quelle figure ci consegna. Dovresti riempirlo tu quel vuoto, Bologna. Sei capace? O sei già chiusa nel tuo genus? Finisce tutto con lo spietato conto delle vittorie e delle sconfitte, lucidamente elencato da Lucio, o possiamo sperare in qualcosa di meglio?
Torno a recuperare la bici. Mi fermo un'ultima volta davanti al muro grigio. Fisso l'unico frammento che Blu ha deciso di non ricoprire: il cassero di Porta Santo Stefano, la vecchia Atlantide, all'epoca ancora occupata. Come ha notato anche Alberto Ronchi, quel piccolo segno di Blu riesce a dire molto sulla nostra città di oggi. Per me è grande come il disegno che vedevamo fino a ieri. È un assedio del grigio, e anche Atlantide sta per soccombere? Oppure quella è la prima cellula da cui ripartirà il nuovo disegno che ricoprirà a sua volta il grigio? Un po' come i mattoni sulla porta del minuscolo cassero, dove siamo entrati cento volte per ascoltare un concerto e prendere una birra, quei mattoni che fanno venire un groppo in gola ogni volta che ci passi davanti, chiudono l'Atlantide e sono l'ulteriore conferma del modo di pensare e agire di una Bologna ormai soltanto ostile, oppure ti costringono a voltarti indietro e vedere che hai tutta la città davanti? "A Bologna non c'è più blu" scrive l'autore, e ha ragione, e so che ci fa male. Quello che resta a noi è capire se ci sei ancora tu, Bologna.

(mp3) Sangue Misto - Fattanza blu

Una foto pubblicata da @polaroidblog in data:



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