lunedì 15 febbraio 2016

I split the difference of lonesome and lonely

Pinegrove - Cardinal

Se anche tu, mentre scende la sera sulla città e sul coro della timeline, e un'altra domenica finisce nel cassetto dei rimpianti, continui a sentirti in una specie di provincia della tua vita, sempre un po' alla periferia di qualcosa di meglio che sta succedendo da qualche altra parte, dentro Cardinal, l'album di debutto dei Pinegrove, ti sentirai un po' a casa.
"If I did what I wanted, then why do I feel so bad?"
Band proveniente da Montclair, New Jersey, guidata dal cantautore Evan Stephens Hall, con un indie rock sanguigno dalle radici folk i Pinegrove fanno riaffacciare al cuore quei sentimenti che provavi all'epoca in cui non si parlava d'altro che del suono di Omaha. E davvero la voce di Hall, la prima cosa che colpisce di questo disco, ha quegli stessi strappi alla Conor Oberst che all'improvviso ti fanno diventare gli occhi lucidi ("How long will I wander by your side?”). Ti fermi di colpo e ti chiedi dove hai già sentito quei versi: "how come every outcome's such a comedown?".
C'è quello stesso bisogno urgente di raccontare, di riempire ogni strofa con quante più parole possibile, storie suburbane di cuori spezzati e vecchi amici che se ne sono andati (o siamo stati noi ad andarcene?). Nonostante lo stile di Hall possa sembrare a prima vista schietto e diretto, un diario aperto e sincero, la qualità della sua scrittura è tale che mi fa venire voglia di leggere questi racconti tanto quanto mi piace ascoltarli in forma di canzoni. Mi succedeva la stessa cosa con gli Okkervil River, e anche se i Pinegrove non hanno (per ora?) la stessa raffinatezza, le qualità sembrano esserci già tutte.
Soprattutto, nei Pinebox mi piace il modo in cui ogni sentimento amaro si sforza di inseguire la propria redenzione, il riscatto dopo ogni pigra arrendevolezza da perdente. La conclusione di Size Of The Moon riassume bene lo spirito di questo disco:

Do you want to die?
Fine you're right
But I wonder what it feels like
To stop feelin so alive
What if we could wake up in five years and things'd be feelin alright?
I wanna visit the future and dance in a field of light!








2 commenti:

101ism ha detto...

Lacrimuccia. E quel banjo in sottofondo che fa tanto Lullaby for the working class.
Ah, quanto mi manca il Nebraska.
Cheers :)

polaroidblog ha detto...

vabbè, lacrimuccia anche per te che mi lasci questo commento :)
Nebraska sempre nel cuore e distese di pianure infinite tipo San Martino Spino.
cheers mate,
e.