martedì 30 giugno 2015

I don't want to hurt no one, but I will

Elvis Depressedly - New Alhambra

Giro tutti gli angoli della mia testa, ti cerco ancora. Mi sento inutile, alla deriva, ho bisogno di te, ma nella mia testa. Sono soltanto parole di una canzone, se vuoi. Potresti leggerci una tristezza sconfinata, una solitudine che schiaccia. Oppure potresti pensarle come l'espediente ultimo di chi vuole sfuggire con ostinazione alla felicità. Molte recensioni del nuovo disco di Elvis Depressedly insistono su quanto suoni positivo e ottimista rispetto alla produzione precedente (sia con questa denominazione che sotto l'alter ego Coma Cinema). Nonostante un paio di titoli in scaletta come No More Sad Songs o New Heaven, New Earth possano trarre in inganno, e anche se qualche melodia sembra arrivare più rotonda e luminosa del solito (Big Break su tutte), quello che io leggo in questo magnifico, evasivo e profondamente desolato New Alhambra continua a essere un'amarezza che non ha fine, nemmeno quando si rende conto di non fare altro che raggomitolarsi dentro sé stessa ("My cage is beautiful, but insincere"). Ogni cosa sembra sospesa, ogni decisione rimandata: "days come and go without saying goodbye / someday never came so i keep waiting". Voglio continuare ad aspettare perché rimanere aggrappato a quest'attesa è tutto quello che mi rimane di ciò che ho aspettato. Soltanto l'ennesimo pretesto. Perché quando passerà questa dolore non avrò davvero più nulla.
Mat Cothran innesta su questo discorso, in pericoloso bilico sulla morte, una serie di immagini che finiscono per formare una sorta di bizzarro senso religioso. "Jesus died on the cross / so I could quit my job". Tra i versi emergono riflessioni sul Vangelo e su Satana, per esempio, ma mi sembra servano come passaggi di una ricerca del senso della vita, diventata ormai necessaria: "violate my world / I'm not a person". Il tono appare a tratti ancora disperato ("I have failed at everything that I ever tried "), a tratti invece rasserenato e in pace con tutto e con tutti: "I owe the world nothing / I've been strung along too long to really care [...] I love everyone that I have ever known".
Forse sta qui la positività che alcuni hanno visto in questo album: nel pieno comprendere che tutto passerà, ciò che ci sta attorno e ciò che portiamo dentro e ci causa pena. Passeremo anche noi, e quello che dovremo riuscire a capire sta dentro quel passare, non nel restare aggrappati a ciò che passa, e che pure amiamo e ci fa vivere. La conclusiva Wastes Of Time riesce in maniera meravigliosa a parlare allo stesso tempo, e con una semplicità disarmante, d'amore e del nostro essere vivi nonostante tutto:

it's a sad world we were raised in
you could hate it but what's the use?
if you try I will try
when we fuck up it's alright
there is always more to life
than all these wastes of time


Elvis Depressedly - Big Break


Elvis Depressedly - Wastes Of Time

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