venerdì 20 dicembre 2013

"Blogs are for 40-somethings with kids"

Chromewaves - blog

Per una curiosa coincidenza, dopo undici anni di blog ad alto livello, Chromewaves ha chiuso i battenti nello stesso giorno in cui Jason Kottke pubblicava un articolo dall'eloquente titolo "The blog is dead, long live the blog".
Sono sinceramente dispiaciuto per il blogger Frank Yang: ho cominciato "polaroid alla radio" pochi mesi dopo di lui, e l'ho sempre guardato come un tipo dalle idee molto più chiare in materia di blog, dotato di invidiabile costanza oltre che di ottimi gusti musicali. È stato un riferimento fisso per news e link interessanti. Inoltre, a differenza di molti altri "sopravvissuti" dell'era pre-feed, non è diventato un professionista dell'informazione/marchette, né si è trasformato in una webzine solo a caccia di link, ma ha mantenuto la voce "personale", competente e appassionata al tempo stesso che mi è sempre piaciuto cercare in un blog musicale.
Eppure il suo commiato sembra essere un perfetto esempio per la tesi di Kottke: la "general tiredness, industry fatigue, declining metrics, a lack of interest" sono il risultato, da un lato, dell'erosione della forma blog da parte dei social network; dall'altro il superamento stesso delle vecchie idee intorno allo scrivere di musica che arriverà nell'epoca post-social.
E a sua volta, la tesi di Kottke è in fondo solo una sintesi di qualcosa che conosciamo abbastanza bene da ormai un paio d'anni o forse più: "the function of the blog, the nebulous informational task we all agreed the blog was fulfilling for the past decade, is increasingly being handled by a growing number of disparate media forms that are blog-like but also decidedly not blogs. [...] The primary mode for the distribution of links has moved from the loosely connected network of blogs to tightly integrated services".
Per qualcuno la sfida ovviamente è "restare al passo", spingere, aggregare, pubblicizzare... Per altri come Yang è venuto il momento di "dedicarsi alla vita reale". In mezzo, proveremo a restare (almeno ancora per un po') noi, qualcosa tra gli happy few e soliti quattro sfigatissimi gatti, per l'anacronistico amore della musica.

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