venerdì 4 ottobre 2013

Asettici e indipendenti

10 anni di nuovo Hip Hop italiano - Matteo Leonardon / Noisey

Dai tempi di Hating Line mi piace lo stile di Matteo Leonardon aka Bucknasty. Sembra stia lì solo a prendere per il culo l'universo, ti fai una risata secca, pensi di ripetere la battuta e ti accorgi che invece stava spiegando qualcosa di te. Difficile imitarlo, difficile attaccarlo senza tirarsi la zappa sui piedi.
L'altro giorno su Noisey, sezione musicale di Vice ora anche in italiano, ha pubblicato un reportage sul compleanno di Hip Hop Tv, a quanto pare un megaevento che si è tenuto al Forum di Assago, una di quelle situazioni che per i non milanesi sembrano sempre un po' aliene. Dalle foto pare ci fosse un botto di gente.
L'occasione serve a Leonardon per tracciare un riassunto della "nuova" scena hip-hop e del suo ruolo nella cultura in Italia. Ok, mi fido, e mi fa ridere quando dice che "i rapper di oggi sono delle fashion blogger". Però per completare il discorso gli occorre fare un paragone con la scena indie:

Oggi i rapper italiani [...] sono gli unici indipendenti in grado di camminare con le loro gambe. A differenza degli asettici "artisti indie" —indie come branding e basta— tipo Colapesce o I Cani, hanno la capacità di comunicare con qualcuno che non sia solo carlopastore o qualche giornalista che dorme dentro tshirt dei Sonic Youth e degli Slint [e] che si commuove, fermo, nel traffico di Milano. E di farlo riuscendo a vendere —gasp— degli mp3. Come Rocco Hunt, un ragazzo del 1994 partito a 11 anni dalla provincia di Salerno e arrivato oggi, completamente da solo, a pubblicare album con la Sony BMG. Il mondo dell'indie italiano è così terrorizzato dall'influenza attuale dell'Hip Hop in Italia proprio perché si trovano nella stessa posizione in cui stava il rap negli anni Novanta: capaci solo di parlare di loro stessi e delle persone che li ascoltano.

Mi chiedo quanto abbia ragione e quanto invece gli sia utile l'immagine del "gruppo indie" come un contrappeso comico su cui far ricadere la battuta mentre illustra altro. Ma se anche così fosse, questo già mostrerebbe a che livello di macchietta è percepita fuori questa scena oggi. Anche perché la prima cosa che si potrebbe replicare suonerebbe del tipo che "mentre tu parli ci sono alcune delle migliori band italiane che stanno pubblicando dischi in UK e USA e vanno in tour in Europa". E per di più band nuove che non hanno niente a che vedere con l'eredità non proprio fortunata degli Anni Novanta. Certo, il confronto con le foto dell'articolo è duro: i nostri giovani eroi riempirebbero così un Forum? Ma d'altra parte: perché dovrebbe essere quello un metro di giudizio accettabile? Una risposta me l'ha data lo stesso Leonardon:

Matteo Leonardon twitter

L'idea sembra quindi essere che la cultura è (anche) una questione di massa critica. Se rimane sotto un certo livello, sia di quantità sia di qualità e partecipazione, non spinge abbastanza e va considerata soltanto un fossile, una nicchia circoscritta, che probabilmente finirà per diventare appena materiale per un articoletto stanco e riciclato su IL al limite della parodia. Oppure è solo questione di "puntualità delle mode musicali", e prima o poi il rock tornerà a esprimere nuovi significati, non ho idea. Non so nemmeno perché nessun commento al pezzo di Leonardon che ho letto in giro mi è sembrato capace di ribaltare la questione. Forse davvero a nessuno interessa l'indie e si prende la briga di rispondere. Forse a nessuno interessa Noisey (viste anche le cantonate che prende).
Anche se personalmente trovo ridicole certe pose tutte fashion e ghetto, e non capisco bene cosa mi dovrebbero raccontare, nel dubbio proverò ad ascoltare questo Rocco Hunt per cominciare. Alla fine per me resta sempre la stessa storia: quella di "kids are coming up from behind", e ogni volta mi sento di aggiungere "e per fortuna".

(mp3) Luchè feat. Marracash - GVNC
(mp3) Rocco Hunt - Pane e Rap (prod. Fabio Musta)

2 commenti:

Nur ha detto...

Molto banalmente, penso che questa storia che la musica per essere ritenuta "cultura" o comunque qualcosa di valido debba per forza far da collante a una generazione o generare un senso d'appartenenza tra chi l'ascolta sia una grande cazzata. Più che altro mi sembra che sia un meccanismo, quello di cui si sta parlando, che scatta più facilmente tra i giovanissimi (sono loro, più degli altri, che hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo conformato). Quindi quello che forse è omesso nell'articolo (e che ne è alla base, secondo me) è che l'indie non arriva agli adolescenti, l'hip hop sì, e quindi è capace di muovere un sacco di soldi. A me piace un sacco Colapesce e mi piace un sacco Clementino, ma non mi sento rappresentata da nessuno dei due e mi sembra normalissimo
https://www.youtube.com/watch?v=eIzj7i6EYRY

Anonimo ha detto...

l'hiphop italiano vende e va in radio - tutto qui. forse 'cultura' andrebbe sostituito con 'mercato' nel tweet di Bucknasty.

Per il resto la cantonata di Noisey mi ha costretto a cliccare e ricliccare il link à la homer simpson (doh!).

e ce ne fossero di HipHop kids di 38anni che scrivono lucidamente come te e come Nur nel commento sopra...

saluti

giac