giovedì 23 maggio 2013

Almost undone

«È solo che stiamo crescendo»: intervista alle Lovecats

The Lovecats

Ieri è uscito per la diNotte Records un piccolo ep intitolato Almost Undone: appena quattro canzoni , eppure mi hanno colpito più di tante altri dischi "importanti" di queste settimane. Si tratta del debutto delle Lovecats, giovane duo proveniente da Verona ma che suona un dolcissimo folk (qui e là colorato di indiepop) che guarda già lontano, per ora da qualche parte tra Omaha e la Svezia. L'ep lo trovate in streaming su Rockit e devo dire che mantiene tutte le promesse di alcuni bei demo che ci avevano fatto già amare le Lovecats l'anno scorso.
Così mi è venuta voglia di conoscere meglio queste fanciulle e ho voluto scambiare due chiacchiere con Cecilia Grandi e Adele Nigro: mettetevi comodi perché le Lovecats hanno parecchio da raccontare.

(mp3) The Lovecats - Anna

The Lovecats
Cominciamo dalle presentazioni, ma incrociate: Adele introduce Cecilia e poi viceversa! A voi decidere quanto il ritratto debba essere fedele.
Cecilia - Ho conosciuto Adele due anni fa quando è venuta a dormire a casa mia. Cioè, non sapevo chi fosse ma ha dormito nella mia stanza. Quella sera siamo andate in una sala prove tutta sgangherata di una band della zona. Non mi ricordo il nome. Abbiamo provato a suonare qualcosa insieme. Io avevo una chitarra orribile e Adele una splendida voce. Comunque è stato love at first sight. Ridevamo per le stesse cose e ci piacevano le stesse canzoni. Abbiamo suonato qualche pezzo di Bright Eyes, il tutto nella mia cameretta. Lei era una persona che cercavo da tempo. Che mi desse una sorta di riconoscimento. Insomma non solo un’amica ma anche una persona con cui condividere cose che sembravano soffocate dentro me sola. Tutto quanto sembrava collaborare alla nascita di qualcosa di bello. Eravamo emozionate per qualcosa che ancora non esisteva ma stava arrivando.
Adele - L’incontro con Cecilia è stato molto importante per me perché in lei ho trovato molte cose: la mia migliore amica, una sorella, una ragazza con cui condividere il lato più sincero di me senza dovermi mettere troppe maschere addosso. È una ragazza che ha i miei stessi interessi e soprattutto capisce al volo come vedo le cose io perché lei le vede nella stessa identica maniera – e a 16 anni, quando l’ho conosciuta, soprattutto se entrambe siete un po’ piene di casini, non è facile incontrarsi. La reputo una ragazza molto intelligente e piena di potenzialità e sono convinta che le nostre qualità migliori emergano solo quando stiamo e lavoriamo insieme.

Da quanto tempo suonate assieme? Avevate altri progetti prima delle Lovecats?
Ci siamo conosciute che avevamo 16 anni e ora ne abbiamo 19. Prima di conoscerci eravamo orientate verso ambiti in realtà non così lontani. Io verso la fotografia, Adele verso il cinema. E anche per questo sogniamo una collaborazione in ambito cinematografico per gli anni avvenire, speriamo! Comunque prima di entrare in contatto eravamo entrambe abbastanza spaesate sulle strade da prendere. La band e la nostra amicizia ci hanno aiutate anche a definire meglio le nostre idee per il futuro.

Nella vostra bio infatti scrivete "erano tempi bui però insieme riuscivamo a scaldarci un pochino": la molla giusta per la vostra musica è stata quella? Qualcosa che un po' consola e un po' serve da rifugio?
Sì. Era inverno quando cominciammo a suonare insieme. Stavamo vivendo periodi abbastanza bui che ben si addicevano al panorama di Verona e provincia. Una vera e propria "Waste Land" coperta di nebbia. Anche i maglioni più pesanti si ricamano di brina in dicembre. In questa specie di "comunione d’intenti" che è la band abbiamo potuto trovare una sorta di focolare, al riparo dal gelo esterno ed interno.


The Lovecats
Il vostro nuovo EP sembra dividersi tra aperture più pop (in particolare Anna) e altri più folk e intimi: rispecchia in qualche modo due poli della vostra formazione oppure fa tutto parte del vostro "suono da cameretta"?
Le canzoni nascono dalle più disparate influenze. Soprattutto ricordo che ci piacevano molto i Beatles rocn'n'roll dei primi Sessanta, affiancati a sonorità più "pop" in senso ampio, da Kymia Dawson agli Smiths. Il folk più intimistico rimanda sicuramente a Bright Eyes e soprattutto a Bob Dylan. Anna è sicuramente più pop delle altre canzoni soprattutto perché è stata scritta più di un anno fa, quando conoscevamo meno dischi. Per esempio, Feb. 13th è stata scritta qualche mese più tardi, precisamente dopo che Adele si era fissata con Something To Write Home About dei Get Up Kids. Al momento ascoltiamo artisti molto diversi tra loro, come Dylan e i Fugazi allo stesso tempo! Insomma: fa tutto parte di noi, è solo che stiamo crescendo, quindi impariamo e scopriamo cose nuove e il nostro modo di comporre sta un po' cambiando.

Come avete registrato il disco? E come è nata la collaborazione con Dinotte?
Almost Undone è stato registrato con la collaborazione di Luciano Ermondi (Tempelhof) ed altri musicisti della famiglia diNotte Records. Abbiamo conosciuto Elia e Filippo una sera a Brescia. Non ci aveva cagato nessuno durante un live, a parte loro due e mio padre. Poi, mentre stavamo raccattando le nostre quattro cose dal palchetto, Elia e Filippo si sono presentati. Ricordo che Elia aveva proprio una maglietta di Bright Eyes, ahahah. Ecco da quel momento è nata la collaborazione. Siamo anche andate a suonare a casa loro per la festa di compleanno. Poi ci hanno proposto di registrare qualche traccia e una cosa tira l’altra. Ora abbiamo il nostro primo EP.


C'è questa foto molto bella dove state suonando tra i tavolini di un bar: mi parlate un po' della vostra città? Mi piacerebbe sapere se conoscete altre band, che amici avete nella musica, se c'è qualche posto che sentite vostro, qualcosa che si possa dire rappresenti la vostra "Scena". Premesso che abitiamo in due città diverse, io ti parlerò di Legnago. È un comune in provincia di Verona dove sono nata e cresciuta. Ho sempre provato un certo astio nei confronti di questa città anche se ultimamente, dovendomene allontanare, la sto guardando con occhi un po’ diversi. Ci sono pochi piccoli luoghi preziosi che hanno assunto con il tempo un valore affettivo enorme. La mia casa, la stazione, il fiume e i campi coltivati. Ho fatto conoscere anche ad Adele questi luoghi e un po’ ci si è affezionata. Ma casa è dov’è il cuore. Per quanto riguarda le amicizie strette con altre band, beh, non sono molte in effetti. Siamo sempre state un po’ in disparte soprattutto perché siamo molto timide. In ogni caso speriamo col tempo di conoscere altri simili!

E per ultima, la domanda più banale: il nome della band è un omaggio ai Cure vero?
Sì, il nome arriva dall'omonima canzone dei Cure. E sì: ci piacciono i gatti, come i cani, i lupi, le foche, gli elefanti eccetera. Tutto a parte i calamari e i totani giganti, quelli no.





1 commento:

lievito ha detto...

beh, dal vivo sono magiche.
ed è vero, cresceranno: sono piene di germogli.