giovedì 23 giugno 2011

Some of us don't want to be saved / The music will save us again

HOWL OF THE LONELY CROWD - THE NEW ALBUM BY COMET GAIN
Oh, be young, be someone,
be someone rebel, vicious and dumb


L'ingannevole consuetudine dei giorni di correre avanti e indietro senza luce, in un affannoso spreco di energie, tempo e bellezza, a volte toglie il respiro e la voglia di continuare a tenere in piedi tutta la recita. Sette lunedì alla settimana, parola chiave: update. Non avrai indietro i tuoi anni perduti, ma ormai non hai più bisogno di farne una tragedia romantica di seconda mano. Altre volte, però, ti suonano dentro canzoni capaci di tornare a pomparti sangue nelle vene, di passarti un braccio intorno alle spalle e restare insieme a te "after midnight, after it's all gone wrong". Le canzoni dei Comet Gain sono così. La fuga nei propri sogni e la tenacia di restare a combattere e difenderli. La desolazione urbana e il piccolo personale pantheon in bianco e nero che ti salva. Sul loro nuovo album, intitolato Howl of the Lonely Crowd , è stampato il motto “we could be a glorious failure”. Mentre un verso della portentosa traccia di apertura Clang Of The Concretes Swans recita "you can't hide your hate forever": doppio salto mortale, perché rimanda al loro storico singolo You Can Hide Your Love Forever, che a sua volta ribaltava il titolo del primo album degli Orange Juice. E guarda caso, alla produzione di questo album arriva proprio Edwyn Collins, assistito tra gli altri da Ryan Jarman dei Cribs e Alasdair MacLean dei Clientele. Questa volta i Comet Gain spingono parecchio sul loro lato più arrabbiato. Un po' meno indiepop e Motown e un po' più Dexys e Velvet Underground. La quota di Television Personalities è sempre stabile, ovvero molto alta. E quale altra band potrebbe dedicare un pezzo alla tastierista della prima formazione dei Fall (Yoona Baines)? E poi tutto il resto non riesco più a dirlo a parole, perché non si scioglie il nodo tra un titolo come Some Of Us Don't Want To Be Saved e il ritornello della canzone successiva, "the music will save us again". I Comet Gain restano sempre loro, un "atheist glimpse of heaven", sempre pronto ad accoglierci.

(mp3): Comet Gain - Clang Of The Concretes Swans

2 commenti:

F ha detto...

E' davero un bel disco ed i Comet Gain per me sono un pezzo di cuore. Eppure non riesco a scacciare la sensazione che questo album non sia all'altezza di "Realistes", "City Fallen Leaves" e "Broken Record Prayers". Anche la title track del singolo precedente "I Never Happened" è un pezzo da 90 (il pezzo in collaborazione con Love Is All e Crystal Stilts per me è una fetecchia). Riguardo alla produzione non credo che tanta altisonanza abbia giovato, ma nemmeno nociuto. Mi pare sostanzialmente irrilevante.

e. ha detto...

Scusa se rispondo solo ora, non avevo visto il commento, chissà se a tua volta vedrai mai questa risposta, vabbè.
Sull'essere all'altezza dei precedenti aspetto a rispondere. Gli altri hanno dalla loro una fetta di storia maturata in un certo modo. Oggi un disco non può più invecchiare com quelli. Vedremo tra un po' di tempo.
Sulla produzione sì, in un certo senso sembra che sia stato Collins a dover venire incontro al suono dei Comet Gain, come sempre bello carico e a tratti anche sporco. Però a me fa piacere che ci sia, per quanto magari non così incisivo come uno poteva immAginare.
grazie, ciao,
e.