martedì 14 settembre 2010

Everybody was well dressed, and everybody was a mess


Sono stato a vedere il film di cui tutti hanno parlato male nell'ultima settimana.
Devo dire che nel cinema dove ero, subito prima dei titoli di testa, è passato il trailer di Benvenuti al Sud (Directed by Luca Miniero - With Claudio Bisio, Alessandro Siani and Angela Finocchiaro), per cui alla fine non me la sento di giudicare in maniera troppo severa Sofia Coppola.
Somewhere mi è sembrato un film abbastanza noioso, e non sono troppo convinto che sia all'altezza di un Leone D'Oro. In qualche modo, però, il fatto stesso che lo abbia vinto quando era presidente della giuria l'amico ed ex Quentin Tarantino sembra quasi proseguirne, confermandolo, l'indolente racconto. Come se il premio consegnato al Lido fosse una scena negli extra del dvd, ancora tra quel fasullo luccicante e l'apertamente triste di alcuni momenti della storia.
Ma anche detto questo, non riesco a provare l'antipatia che questo film si è attirato. Riconosco che in Somewhere "non succede nulla", nessuno si sforza per farlo succedere, e questa volta mancano anche le ruffianate romantiche di Lost In Translation. Ma credo anche che, proprio perché più spoglio del film con Bill Murray e Scarlett Johansson (amato invece da tutti), Somewhere proceda più risoluto verso quello che alla Coppola sta a cuore raccontare: qualcosa tra la noia, l'incapacità di scrollarsela di dosso, lo smarrimento, la negligenza più snob, una certa vanitosa pigrizia. Insomma, la superficialità, se non fosse che anche a questa parola diamo spesso un significato superficiale.
Da questo punto di vista, Somewhere non mi sembra superficiale né (quasi mai) così compiaciuto come poteva rischiare di essere, trattando una materia tanto evanescente. Semplicemente scorre, come i giorni dei suoi personaggi (che possono permetterselo), forse come il cinema della Coppola.
Vaghe chiacchiere, silenzi, un po' di indifferenza, nessuna richiesta di spiegazioni. Un solo attimo di dramma, presto allontanato. Tutto per arrivare alla scena immobile e piena di luce in cui risuona la canzone degli Strokes. La Coppola, proprio come Tarantino, ha un talento formidabile per infilare le canzoni nei film. In fondo, basta quel minuto per farmi ricordare l'intero Somewhere con un mezzo sorriso.
Ed è stato lì che mi sono reso conto di quanto in Somewhere la musica sia stata lasciata in secondo piano, come mai era successo nei suoi film precedenti. Non può essere trascuratezza. Certo, c'è quella specie di Tumblr vivente che è Elle Fanning a riempire lo schermo, tutta vestitini azzurri mentre prepara la colazione e volteggi sul ghiaccio con i pattini. Ma è una fatina sfuggente. C'è un vuoto (di tempi, di spazi, di movimenti, di desideri, di motivi) che ci resta davanti agli occhi.
Non so, forse è quello il "somewhere" del titolo: quel ritrovarsi "da qualche parte", senza altra determinazione, senza ragioni che si possano dare davvero a parole, e che quindi si doveva raccontare in quella maniera.
Ma allora: il finale è sbagliato?

>>>(mp3): The Strokes - I'll Try Anything Once ("You Only Live Once" Demo)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

si, il finale è sbagliato, tutto il resto no. io sono andato alla prima e uscito dal cinema non capivo, fondamentalmente non mi era piaciuto ma dipendeva dal fatto che avevo riposto troppe aspettative da Sifia. Oggi, dopo dieci giorni mi è tutto chiaro, il film è bello, cioè è brutto ma è quello che voleva lei quindi è fico. capito?


lorenzo

Anonimo ha detto...

D'accordo su tutto, ma aggiungerei i personaggi messi lì a cazzo di cane (l'amico con cui gioca alla Wii, il cameriere che suona il pianoforte...): cosa ci stanno a rappresentare... Un po' come le donne che si fa o non fa, tutte abbastanza intercambiabili.
Bel post, ciao, Fede

a. ha detto...

non ho visto il film e non credo lo vedrò presto però: "Come se il premio consegnato al Lido fosse una scena negli extra del dvd, ancora tra quel fasullo luccicante e l'apertamente triste di alcuni momenti della storia." è un'osservazione molto bella

Anonimo ha detto...

usare il termine " a cazzo di cane" è splendido. io lo uso spesso da buon fiorentino ma scritto fa un altro effetto, mi piace.

Lorenzo