martedì 13 aprile 2010

"Listen to these amazing tunes, the sound is so cool"

Drink To Me
Il primo contatto con questo Brazil era stato il concerto visto il mese scorso al Locomotiv di Bologna, e devo ammettere che non era stata proprio un'ottima impressione. Per la prima volta, i Drink To Me dal vivo sembravano indecisi su quale direzione prendere. Tante buone idee, ma poca forza a tenerle assieme.
In tutta evidenza, dopo molti ascolti del loro secondo album, si è trattato soltanto di una serata storta, perché la potenza, la coesione e l'ambizione di queste dieci tracce sono notevolissime. Anzi: puntare al grandioso, al monumentale senza mezzi termini è uno dei pregi indiscutibili di questo disco.
Brazil è il classico ascensore che sale, continua a salire, prende velocità e sfonda il tetto del palazzo, fiondandosi in cielo con la dichiarata intenzione di bucare anche quello. Prendi ad esempio il disperato crescendo della seconda parte di David's Hole, da ascoltare possibilmente a bordo di un razzo terra-aria, o Amazing Tunes, che comincia facendoti credere di essere la hit carina e danzereccia di metà playlist e poi libera una muta di synth rabbiosi, oppure la tormentata B1, che si dibatte e cresce abnorme come un Tetsuo in forma di canzone, fino alla conclusione dell'ossessivo mantra "All alone with my new mobile, still waiting for an answer".
In mezzo ci sono momenti più nebulosi, alienati e kraut come The End of History o l'ipnotico finale dei sette minuti di Paul & Kate. E poi l'irrequieta We're Human Beings, forse la canzone che ricorda più da vicino i Drink To Me dell'esordio Don’t Panic Go Organic, e a un certo punto, all'inizio di B9, risuona per davvero anche il motivetto originale di Brasil. Ma forse nessuno saprà mai perché.

>>> (mp3): Drink To Me - B1 / (video)

UPDATE: Francesco mi segnala che in realtà del perché di "Brazil" la band ne ha parlato a MAPS.

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